Tesina di maturità sulle donne fatali
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Tesina di maturità sulle donne fatali

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tesina di maturità di liceo artistico. comprende italiano,storia dell'arte,filosofia ed un elaborato pittorico
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DONNE FATALI L’idea della donna nella belle èpoque

Mercante Erica 5 AA Anno scolastico 2010/2011

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Introduzione

Ho voluto parlare dell’idea dell’uomo nei confronti della donna di fine Ottocento inizio Novecento. La visione non è maschilista come si potrebbe dedurre,ma invece,l’uomo risulta quasi succube di questa “nuova donna” emancipata e soprattutto con una fortissima personalità. In quest’epoca libri,romanzi e dipinti sono popolati da queste figure di donne voraci,mangiatrici di uomini e fatali. La figura femminile è essenzialmente negativa, di fronte a lei l’uomo soccombe,preda di un’attrazione-repulsione. E’ proprio della femme fatale che in un qualche modo parlerò: dell’idea che l’uomo di fine ottocento si era fatto di questa donna così pericolosa. Questo è il periodo della belle epoque;anni di gioia e spensieratezza,dove non c’erano conflitti e non se ne sentiva neanche il bisogno. Quindi perché in anni così tranquilli questa figura viene sollecitata da autori come D’Annunzio e pittori come Klimt? La risposta è semplice secondo il mio punto di vista: ogni epoca,ogni storia deve avere un suo antagonista, basti pensare anche ai giorni d’oggi: a fine Aprile è stato ucciso il maggior pericolo mondiale,sembrava che tutto ora potesse andare per il meglio,invece a distanza di un mese i media ci danno la notizia di un nuovo batterio killer che si trova dentro il nostro cibo. Forse solo coincidenze? Fatto sta che sembra quasi che bisogni sempre “movimentare” la vita delle persone. Ecco che forse la femme fatale può essere stata un’invenzione del tempo per continuare a mettere in guardia le persone. Ma forse non è neanche vero,perché in quegli anni le donne hanno preso in mano i loro diritti e hanno cominciato a lottare per la propria emancipazione. Queste sono solo considerazioni,intanto cercherò di vedere come gli artisti che ho scelto hanno visto e descritto questa nuova donna,facendo poi riferimento a dei pensieri del professore Galimberti a riguardo dell’idealizzazione e del possesso in amore.

Indice

-D’Annunzio e il “Piacere” : Andrea e le relazioni con la candida Maria e la femme fatale Elena

-Klimt e la visione delle donne

-Galimberti “Le cose dell’amore” :amore come possesso e idealizzazione

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-Elaborato pittorico: la femme fatale oggi

D’Annunzio e il “Piacere”

Gabriele D'Annunzio nasce a Pescara nel 1863, a undici anni fu mandato al Collegio "Cicognini"di Prato e qui frequentò gli studi liceali. L'iscrizione alla facoltà di lettere di Roma lo mise a contatto con la società più salottiera e gaudente della Capitale. Roma offrì al giovane D'Annunzio un'infinità di stimoli. A Roma pubblicò volumi di poesie e collaborò a diversi giornali.

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Nel 1910, a causa di debiti insolvibili si "trasferì" in volontario esilio in Francia. Allo scoppio della I guerra mondiale e alla vigilia del nostro intervento tornò in Italia e partì volontario per il fronte: fu soldato, marinaio e pilota di aerei e si distinse per gesta eroiche o particolari. Nel 1919 occupò militarmente la città di Fiume.

Si ritirò sul lago di Garda nel Vittoriale dove trascorse la sua vita di artista, esteta e poeta fino alla "misteriosa" morte avvenuta improvvisamente il 1° marzo 1938.

La personalità di D'Annunzio si mostra subito, sin da giovane, molto eclettica e tendente a grandi cose. Ebbe un carattere diverso da tutti gli altri letterati del tempo: voglia di conoscere, di superare i limiti, di fare, di vivere la vita in tutti i suoi molteplici aspetti, possedere e non essere posseduto, esaltare la forza e tutto quanto di pericoloso vi potesse essere, dare libero sfogo ad ogni tipo di passione.

Gabriele D'Annunzio vuole penetrare nelle infinite manifestazioni della natura e spingersi oltre: vuole immergersi o meglio trasfondersi con la natura, nel bosco, nel mare, nei fiori, nella sabbia, nella pioggia. Vuole moltiplicarsi e vivere le sensazioni che vivono o non vivono le cose sia animate che inanimate.

D'Annunzio nelle sue opere è raffinato, intellettuale, sensuale, esteta della parola: descrive corpi femminili, vesti, acconciature, ville, mari, profumi, amori, corpi, scene di orrore e crudeltà, colori. È attratto dall'animalità vigorosa, dalla sofferenza ma non manca il posto per l'ironia e il sorriso.

La produzione di D'annunzio si pone in un clima tardo-romantico decadente che egli esprime al meglio e diffonde in Italia più di chiunque altro, usa sapientemente il verso libero e si allontana dalle forme tradizionali. Egli però esprime più nell'ampiezza che nella profondità lo spirito decadente, difatti egli coglie ogni stimolo sensibile, ma è quasi assolutamente privo di interiorità, D'annunzio declama e non suscita nel lettore ulteriori riflessioni intime, per lui tutto si risolve e si limita nella continua sperimentazione della vita letteraria e sensoriale. La sua arte celebra continuamente l'Ego e la vita.

Il rapporto di D'Annunzio con le donne è argomento complesso: rientra non solo nelle particolari doti seduttive di un uomo intelligente e affascinante, ma anche nella nuova sensibilità prodotta dal clima culturale di fine '800.

Il fascino oscuro delle donne, frivole e fragili,quelle che la Belle Epoque vive attraverso il ritmo spassoso e spensierato dei cafè. Per Gabriele D'Annunzio l'amore è seduzione è vita che pulsa, sensualità, devozione, consacrazione.

La nuova sensibilità esasperante dell'uomo di questo periodo, da vita a un nuovo personaggio femminile, un'eroina che si nutre dell'uomo del suo amore e del suo corpo,la donna fatale diventa un clichè sfruttato moltissimo in quel periodo e in quelli a seguire. In D'annunzio c'è un continuo sfilare di donne fatali "sintetiche", cioè sintesi dell'esperienza sensuale di tutte le epoche. D'annunzio prende dal decadentismo europeo il tema della superiorità femminile e lo fa suo, l'uomo è debole,fragile, sottomesso la donna lo domina, gli succhia energia, è lussuriosa, perversa, crudele esercita sull'uomo un potere a cui lui non può sfuggire e che lo porta inevitabilmente alla follia o alla distruzione. La donna è nemica, la figura forte, che come un antagonista si oppone all'uomo fragile dove proietta la sua potenza perduta, esprime quindi un conflitto profondo e viene pertanto paragonato ad un mostro, una sorta di vampiro dai tratti diabolici, un conflitto che è dato dalla lotta tra la volontà di potenza e affermazione dell'uomo e il senso d'impotenza che egli vive in questo periodo

Uno dei suoi romanzi più riusciti fu “Il Piacere” pubblicato nel 1889. Il romanzo racconta la vicenda umana di un giovane intellettuale, Andrea Sperelli. Ricco, aristocratico, intenditore di cose d'arte ed egli stesso poeta ed incisore, Andrea giunge a Roma

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nell'ottobre 1884. A Roma è arrivato, attratto dal fascino della grande tradizione barocca della città là, una sera di Novembre, a una cena, conosce la contessa Elena Muti, una giovane vedova. I due in breve si innamorano e vivono un'intensa relazione che dura fino al marzo 1885, quando Elena inaspettatamente, annuncia ad Andrea la sua intenzione di porre fine alla relazione e, senza un motivo apparente lo lascia e parte da Roma. Il giovane reagisce al brutto colpo ricevuto, dandosi ad una vita depravata, passando di donna in donna, alla ricerca di un particolare che rievocasse Elena in ognuna di esse. Nel maggio, cercando di sedurre Donna Ippolita Albonico entra in conflitto con Giannetto Rutolo, che lo sfida a duello e lo ferisce gravemente. Durante la convalescenza nella villa della cugina Francesca D'Ateleta, Andrea conosce Maria Ferres, in vacanza con la figlioletta Delfina e, affascinato dalla bellezza spirituale della donna ben presto se ne innamora. Anche Maria ricambia l'amore di Andrea, ma tutti i suoi tentativi di resistergli risultano inutili. Alla fine di ottobre Maria lascia la villa e poco dopo parte anche Andrea. Di ritorno a Roma, il giovane si lascia riprendere dalla corruzione dell'ambiente e si abbandona ancora una volta ai piaceri della vita mondana. Sempre a Roma, il 30 dicembre, Andrea rincontra Elena, tornata dall'Inghilterra e ormai sposata con un nobile inglese che non ama ma che è molto ricco. Egli vorrebbe riprendere la relazione con la donna, che non ha mai smesso d'amare, ma ella lo respinge. Andrea si propone di riconquistare la donna, ma nel frattempo giunge a Roma anche Maria, ed egli sentendosi attratto da ambedue decide di farle sue entrambe. Elena non cede, quindi Andrea decide di dedicarsi soltanto a Maria, con la quale riesce finalmente ad instaurare un'intensa relazione. L'uomo, però, non riesce a dimenticare Elena e alla fine, proprio quando Maria avrebbe più bisogno di Andrea, perché il marito è stato coinvolto in uno scandalo, egli in un momento di smarrimento, distrutto dal fatto che Elena avesse un nuovo amante, la chiama con il nome dell'altra. Maria, sconvolta, scappa via senza dire una parola e lo lascia per sempre.

Il protagonista del romanzo,Andrea Sperelli, si ritrova ad incarnare la vita,le emozioni ,i desideri ,l’estetismo e l’antipatia per la borghesia dello stesso D’annunzio. Andrea Sperelli “vive nella splendida ricchezza di palazzo Zuccari su Trinità dei Monti,in una suntuosa raffinatezza di arredi e suppellettili,accanto a donne che esse stesse sono creature d’arte nel fisico e nell’abbigliamento omologabili ad opere d’arte,statue viventi,ritratti d’autore”. Andrea ama Elena Muti, una “donna fatale”,aristocratica,sensuale e travolgente, sa apprezzare la bellezza,le opere d’arte raffinate ed insolite. La relazione tra i due si svolge sempre in luoghi maestosi bellissimi come chiese,ville e galleria d’arte. Il binomio tra erotismo ed estetismo è quindi presente in tutto il romanzo. Quando Elena fuggirà da Roma,Andrea tenterà di sostituirla con Maria Ferres, una donna tenera,sensibile,con la quale tenterà di dimenticare la storia con Elena. A causa di questo,sentendosi usata, Maria abbandonerà Andrea. Elena,in quanto donna fatale è riuscita a sottomettere Andrea con il suo fascino,annientandolo psicologicamente ed emotivamente. Gli ha causato la perdita di u’equilibrio interiore: al momento della separazione dei due, nel protagonista avviene una frantumazione interiore,la perdita della propria identità. La donna fatale è quindi pericolosa per l’uomo non solo per il suo potere di seduzione . Alla fine del romanzo Andrea si aggira per le stanze vuote di un antico palazzo nobiliare ormai spoglio dei mobili a causa di debiti. Il fallimento della propria vita amorosa coincide con la fine del suo essere aristocratico.

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In un brano dell’antologia intitolato “un ritratto allo specchio: Elena Muti “ la protagonista viene descritta come “uno spirito senza equilibrio in un corpo voluttuario”,egoista,amante del lusso,elegante,bella,capricciosa era “la donna dalle passioni fulminee. Ella copriva di fiamme eteree i bisogni erotici della sua carne “1,con lei era più facile provare un piacere fisico che una dolcezza spirituale. In un altro brano,intitolato “una fantasia in bianco maggiore”,Maria Ferres,viene descritta come una “donna angelo”2 l’antitesi di Elena. Maria è così pura che Andrea la paragona alla neve caduta su Roma in una notte di luna piena, ma sono più che altro considerazioni platoniche visto che il suo cuore,ma soprattutto, il suo corpo desiderava Elena.

Infine si arriva alla sovrapposizione tra due donne, che rappresentano anche il classico conflitto tra la donna angelica e la donna sensuale, difatti in un incontro amoroso Andrea chiama la spirituale Maria Ferres, che ha finalmente deciso di concederglisi, con il nome di Elena,finisce quindi con perderle entrambe.

Klimt

Il periodo vitale dell'Art Nouveau si colloca tra il 1880 e il 1910. L'Art Nouveau si esprime grazie alla linea fluida e dinamica. Disegni e architetture partecipano a questa moda,abolita la staticita' e l'armonia si passa all'asimmetria, al movimento pensando anche all’estetica dei vari oggetti. Si arriva così a curare le opere in ogni loro dettaglio,traendo ispirazione dall’ambiente naturale e animale,creando a sua volta oggetti quasi dinamici.

Movimento reso possibile, in architettura, dall'uso sempre piu' vasto del ferro. Nelle nazioni d'Europa il nuovo stile assume nomi diversi : in Italia diventa il Liberty, in Inghilterra Modern Style, in Spagna Modernismo,in Austria secessione,in Francia Art Nouveau e in Germania Jungenstijl

Gustav Klimt nasce nel 1862 a Vienna da un padre con formazione da orafo,questa particolarità e questo gusto per i metalli lo si ritroverà nelle

sue opere.

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1 “Dal testo alla storia dalla storia al testo” pp.18-19 2 “Dal testo alla storia dalla storia al testo” pp.20-21

Fu ammesso a frequentare la scuola d’arti e mestieri del museo austriaco per l’arte e l’industria fino al 1876. Poi cominciò a collaborare con il fratello fino a guadagnare la stima dei cittadini Viennesi fino alla commissione dei primi ritratti

Nel 1898 si inaugura la prima mostra della Secessione viennese, movimento artistico costituitosi l'anno prima con Klimt presidente. La secessione pubblica una propria rivista, Ver Sacrum (primavera sacra).

La seconda mostra inaugurerà il Palazzo della Secessione progettato da Joseph Maria Olbrich. All'ingresso venne collocata la frase A ogni tempo la sua arte, all'arte la sua libertà.

Nel 1894 l'università di Vienna aveva commissionato all'artista la decorazione del soffitto dell'aula magna sul tema del trionfo della Luce sulle Tenebre, da sviluppare su tre facoltà: Filosofia, Medicina e Giurisprudenza. quando i pannelli verranno presentati, rispecchiano il mutamento stilistico del giovane pittore, influenzato dalla Secessione che egli stesso aveva fondato. (Tutti e tre i pannelli,vennero distrutti da un incendio del Castello di Immerdorf nel 1945, e ne rimangono solo foto in bianco e nero e una foto a colori del bozzetto di Medicina).

Filosofia, Medicina e Giurisprudenza verranno duramente contestate dai committenti, che avevano immaginato una sobria rappresentazione del progresso della cultura, ma che si ritrovano un turbinio di corpi sensuali. A questo punto, Klimt decide di rompere il contratto.

Medicina 1900

Elemento chiave dei lavori di Klimt è la figura femminile. Anche quando rappresentano figure allegoriche, le donne sono visibilmente ritratte da personaggi della vita quotidiana; talvolta si tratta di prostitute che, anche se ingentilite dalle citazioni classiche nel contesto del quadro, vengono raffigurate ad esempio con acconciature vaporose e trucco pesante. Oppure vengono rappresentate come femmes fatales,.

Nonostante lo scandalo tra i benpensanti, Klimt trova i suoi mecenati tra le ricche famiglie della borghesia viennese, che amano l'arte d'avanguardia. Alle mogli di questi influenti personaggi, Klimt dedicherà dei famosi ritratti.

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Ritratto di Adele Bloch-Bauer I, 1907 (Vienna Osterreichische Galerie)

Nel 1903 Klimt si reca due volte a Ravenna, dove conosce lo sfarzo dei mosaici bizantini: l'oro musivo, eco dei lavori del padre in oreficeria.

Danae 1907/08 Graz collezione privata

La donna vista da Klimt

Il denominatore comune della produzione kantiana è la rappresentazione della figura femminile; la donna si “impossessa” della mano dell’artista. Di fatto l’ideale della bellezza per Klimt era la donna giovane e seducente nei confronti dell’uomo. La donna della cultura di fine secolo è definita come “femme fatale” cioè colei che domina l’uomo fino ad annientarlo ed è cosciente del suo potere e ne fa un uso spietato. La donna è un pericolo:incarna il disordine naturale ed è una creatura infida. Le donne dipinte da Klimt non sono la variazione del tema della donna vipera, bensì la rappresentazione del femminio inteso come forza naturale: l’artista sente la paura verso una creatura sconosciuta, così avvicina questo pericolo perché ne sente l’attrazione.

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"Giuditta" (Judith I) 1901, olio su tela, Österreichische Galerie, Vienna

Klimt non si sottrae al fascino della donna assassina,alla tentazione dell’atto gratuito: la rappresentazione di Giuditta la vede con un volto estasiato,il corpo è seminudo appena coperto donne,la mano che regge e contemporaneamente accarezza. Il volto incastonato dal fondo oro e ornato da un prezioso collier esprima un fascino conturbante,il volto lievemente indietro come in trance,l’occhio languido appena dischiuso e la bocca semiaperta nell’erratico sorriso non-sorriso. In questa donna fatale,la fierezza per la coraggiosa vittoria ottenuta si traduce un sensuale abbandono erotico ed è un inno alla bellezza femminile.

Giuditta II (Salomé), (1909) Venezia, Ca' Pesaro - Galleria Internazionale d'Arte Moderna

Otto anni dopo Klimt dà un’interpretazione più aggressiva,manierista e pungente dello stesso soggetto. La donna è girata di tre quarti e avanza verso sinistra. Il volto è scavato,smagrito dall’imperversare delle passioni,l’espressione tesa,gli occhi semichiusi sono quelli di una

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predatrice famelica,le mani febbrili come artigli trascinano la testa dell’uomo. Che pare sprofondare nei tessuti del vestito di lei. Essa rivela l’isteria che la consuma e incede sottraendosi a ogni rapporto diretto con l’osservatore.

Il Bacio, 1907/1908 (Vienna Osterreichische Galerie)

E’ il momento della fusione amorosa dei corpi, ma l'abbandono reciproco è solo apparente. Non c'è possibilità di comunicazione tra i due sessi, la donna ha le mani contratte, i piedi che si aggrappano disperatamente al terreno, l'espressione del suo delicatissimo viso è malinconica, perché nell'unione c'è la perdita del proprio essere, la negazione di sé come individuo. I due amanti sono teneramente abbracciati e circondati da un'aureola d'oro che li isola dal mondo. In bilico su un tappeto fiorito, essi si annullano in un'unità al di là del tempo e dello spazio. Così l'amore acquista una dimensione cosmica, come se la felicità, la fusione estatica tra uomo e donna, fosse possibile solo al di là del mondo reale. Il predominio degli elementi decorativi si rivela negli abiti: all'uomo sono attribuite forme spigolose, mentre la donna è avvolta da elementi curvilinei e colorati. Le scelte formali di Klimt, suggeriscono le profonde differenze tra l'uomo e la donna che minano la serenità dell'idillio, evocando la precarietà dell'amore.

L'opera di Gustav Klimt, famosa ed amata soprattutto per il lato intimo e quasi privato dei suoi lavori, quel mondo femminile espresso dai ritratti e dai disegni erotici, è d'altra parte nata dalla sua forte necessità di offrire la bellezza ad un pubblico sempre più vasto, attraverso le tecniche moderne della grafica e del design. Utilizzando sistematicamente il fondo d'oro e i motivi decorativi, se ne serve come una corazza, per proteggere le sue creature da un mondo ostile.

Al ritorno da un viaggio a Roma, l'11 gennaio 1918, viene colpito da un ictus che lo condurrà alla morte il 6 febbraio

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Umberto Galimberti

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Umberto Galimberti è nato a Monza il 3 maggio 1942,tutt’ora vivo è filosofo, psicoanalista e docente italiano all’università Cà Foscari a Venezia.

Ha collaborato con Il Sole 24 Ore dal 1987 al 1995, e successivamente con La Repubblica sia con editoriali su temi d’attualità sia con approfondimenti di carattere culturale. Cura inoltre la rubrica epistolare di “D, La Repubblica delle Donne”, inserto settimanale de La Repubblica. Nel 2002 gli è stato assegnato il premio internazionale “Maestro e traditore della psicanalisi”.

“Le cose dell’amore” è una raccolta di saggi che analizzano, o provano ad analizzare, il rapporto tra l’amore e altre parole importanti nella vita di ognuno di noi, come sacralità, sessualità, perversione, solitudine. I 19 capitoli sono dedicati ognuno ad un rapporto diverso, con l’amore sempre al centro a svelare le parti che rimangono coperte delle 19 aree analizzate. E’ un libro che parla di amore in tutte le sue sfaccettature, in tutti i suoi rapporti conflittuali, in tutte le contraddizioni vere e apparenti che l’amore nasconde. E’ un tentativo di analisi quello che l’amore rappresenta in tutti i contesti presentati, di spiegare che parte abbia l’amore nella sessualità, nella perversione, nell’odio, nel tradimento, nella gelosia tutte cose che dell’amore fanno parte.

L’uomo, troppo spesso, tende a definire l’amore legandolo a significati che, in realtà, non gli appartengono completamente. Galimberti, attraverso un’attenta analisi, s’introduce all’interno del sentimento più incomprensibile di tutti i tempi. Egli non definisce l’amore, ma associa a questo i tanti sinonimi che gli vengono attribuiti:

I CAPITOLO: L’amore non può esistere senza un raggio di trascendenza.

II CAPITOLO: C’è una profonda affinità tra il sacrificio e l’atto d’amore.

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III CAPITOLO: L’amore non rinnega il sesso e l’erotica.

IV CAPITOLO: L’amore deve sapere accettare anche la perversione.

V CAPITOLO: La masturbazione è segno di solitudine.

VI CAPITOLO: Con la prostituzione ciò che si vuole comprare non è il sesso ma il potere su un altro essere umano.

VII CAPITOLO: E’ importante saper conciliare il bisogno di sicurezza (l’amore) e il desiderio di avventura (la passione).

VIII CAPITOLO: L’idealizzazione amorosa influenza la nostra percezione della realtà.

IX CAPITOLO: La vera seduzione è possibile solo quando il corpo non si riduce a quel significato univoco che è il sesso.

X CAPITOLO: Il pudore è quel sentimento che difende l’individuo dall’angoscia di perdersi nella genericità animale.

XI CAPITOLO: La gelosia è il rovescio della passione, dell’intimità e della dedizione che caratterizzano l’amore.

XII CAPITOLO: Il tradimento è il lato oscuro dell’amore, che però è ciò che gli conferisce il suo significato e che lo rende possibile.

XIII CAPITOLO: L’odio è il compagno inevitabile dell’amore, perché esso è la risposta a quella minaccia che è l’amore.

XIV CAPITOLO: A differenza dell’amore, la passione non conosce limite e regole.

XV CAPITOLO: L’amore non prevede la rinuncia di sé.

XVI CAPITOLO: L’amore come passione è il desiderio di potenza assoluta su di una persona.

XVII CAPITOLO: Il matrimonio non è supportato da alcuna buona ragione, perché nelle cose dell’amore la ragione non ha gran voce in capitolo.

XVIII CAPITOLO: L’amore si affida al linguaggio per esprimere l’intreccio della nostra anima.

XIX CAPITOLO: L’amore è un cedimento dell’Io per liberare in parte la follia che lo abita.

in questi vari capitoli ho scelto di analizzare i due capitoli che meglio potevano essere collegati a Klimt e a D’Annunzio,essi sono “l’amore e idealizzazione” e “l’amore e possesso”:

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-VIII CAPITOLO “Amore e idealizzazione”: questa idealizzazione la possiamo trovare nel pensiero di Klimt: lui aveva idealizzato e dipinto un particolare tipo di donna: la femme fatale. Questa figura era l’idea che la belle epoque si era fatta della donna;sensuale e vorace. A proposito di questa idealizzazione Galimberti,nel capitolo,afferma che la percezione della realtà è una costruzione attiva, dove l’immaginazione, la fantasia, il desiderio, di cui l’idealizzazione amorosa è una figura, intervengono a trasfigurare i dati della realtà. Da ciò si deduce che l’oggettività è un’ideale impossibile, e infatti la convinzione di conoscere l’altro in modo oggettivo è una delle tante illusioni create dalla passione per evitare la delusione:” Non ci si può innamorare se non si idealizza la persona amata.(…)la convinzione di conoscere realmente l’altro in modo oggettivo,affidabile e prevedibile è una delle tante illusioni promossa da quella passione che non vuole mai incontrare la delusione.(…)L’amore è innanzitutto attiva creazione”3.

-XVI CAPITOLO “Amore e possesso”: quest’altro capitolo lo associo alla figura di Andrea Sperelli e alle sue storie d’amore,oserei dire“platonico” con Elena e Maria. Andrea non ricercava l’amore vero,ma solo delle avventure passionali. A proposito di ciò Galimberti scrive che la passione, quando non approda nell’immedesimazione con la persona amata, si indirizza verso il possesso, che riduce le relazioni della persona amata, e in cui l’amante non ama propriamente l’altro, ma solo il potere che esercita sull’altro. Dunque, chi ama per possesso non si accontenta del possesso del corpo e del godimento sessuale che ne deriva, ma pretende che la persona amata lasci per lui tutto il suo mondo, e che lo ami non solo per la sua identità, ma per le sue qualità nascoste. Solo a questo punto il suo desiderio di possesso è soddisfatto ma, con la sua soddisfazione, anche la sua passione si estingue, perché non era amore per l’altro, ma era perverso amore di sé: “ Il possesso si esaurisce con il possedere.(…)Quando l’amante ha l’impressione di aver raggiunto anche l’ultima piega dell’anima dell’amato,la passione svanisce,perché a promuoverla era la bramosia del potere(…)perciò non si accontenta del possesso del corpo e del godimento sessuale,ma pretende che la persona amata lasci per lui tutto il suo mondo”4.

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3 U. Galimberti “Le cose dell’amore” p.71 p.73 p75 4 U. Galimberti “Le cose dell’amore” p.129 p.130

Elaborato pittorico

Infine ho voluto provare ad immaginare la femme fatale di oggi: per me è colei che non si ferma davanti a niente,veste in modo elegante e provocante nello stesso tempo,è composta e sfrutta tutto ciò che possiede per vincere e far cadere ai propri piedi per poi disintegrare l’uomo. Ho scelto di rappresentarla in bianco e nero per far cogliere i particolari di pelle del vestito e della borsa e per non mettere troppo in luce la pistola nella mano sinistra. Perché la donna fatale uccide l’uomo ma solo psicologicamente,ecco perché ho scelto la pistola come arma metaforica.

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Sitografia

-www.7doc.it

-www.psychostore.it

-www.loschiaffo.org

-www.IBS.it

-wwwamazingreaders.it

-www.iklimt.it

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-www.wikipedia.it

-www.paginerosa.it

Bibliografia

-“La Repubblica”

-“Le cose dell’amore” Umberto Galimberti Feltrinelli editore

-“ArtDossier” Feltrinelli editore

-“ArtDossier Klimt e le donne” Feltrinelli editore

.-“L’opera completa di Klimt” Classici dell’arte Rizzoli

-“Klimt” inserto de “Il Corriere della sera”

-“dal testo alla storia dalla storia al testo” G. Baldi S. Giusso M. Razzetti G. Zaccaria Paravia editore

-“Itinerario nell’arte volume 3 dall’età dei lumi ai giorni nostri” G. Cricco F. Di Teodoro Zanichelli editore

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