Tesina di maturità sullo sfruttamento minorile
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Tesina di maturità sullo sfruttamento minorile

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L'infanzia rubata: lo sfruttamento minorile
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Tesina di maturità

anno scolastico 2008-2009

Liceo Socio Psico Pedagogico A. Manzoni di Varese

L'infanzia rubata -Lo sfruttamento minorile-

Introduzione

Giunta all'ultimo anno di scuola superiore mi sono trovata davanti alla scelta dell'argomento della tesina riguardante l'esame di Stato:dopo alcune riflettute ipotesi sono arrivata a scegliere un argomento di importanza fondamentale: lo sfruttamento

minorile. Quest'argomento mi ha colpito molto in quanto nella nostra società occidentale sembra un problema così lontano,quasi impensabile,riguardante solo una brutta e vecchia

pagina di un libro di storia. Ma invece non è così: ancora oggi, anno 2009,sentiamo parlare di questo enorme problema, talvolta quasi sottovalutato,in tutto il mondo. In numerosi paesi la concezione del bambino è molto diversa rispetto alla nostra:non è possibile che un bambino con la sua innocenza e la sua fragilità possa a pochi anni utilizzare tutto il suo tempo prezioso dell'infanzia dietro a un lavoro. Talvolta questi

bambini vengono messi al mondo solo per lo scopo di portare a casa un profitto, sin dalle più tenere età; bambini che già a 5/6 anni sono costretti a lavorare 10/15 ore al giorno in

mezzo al traffico e, se dovessero ribellarsi o tornare a casa la sera con pochi soldi, vengono picchiati selvaggiamente dai loro padri padroni. Le loro mamme sono ancora bambine ( 12-13 anni incinte!). Oppure sentiamo bambini reclusi in locali, privi di ogni controllo ,in cui questi sono obbligati a sostituire alcuno lavori che possono risultare

complicati per gli adulti. Risultato? Un salario quasi inesistente e una considerazione del proprio essere pari a zero. Per fortuna nel corso della storia ci sono state combattute lotte

per abolire questa problematica,ma nonostante molte campagne e una approfondita informazione mondiale,continua a esistere. In questa tesina ho cercato di illustrare una

panoramica del lavoro minorile dalle origini ai giorni d'oggi,evidenziando alcune figure che nella loro trattazione letteraria,filosofica e pedagogica hanno utilizzato queste tematiche.

Proprio per l'attualizzazione di questo problema,ho riportato anche una delle tante testimonianze,che a mio parere,è importante non dimenticare nella storia.

...Cominciamo da

...LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE...

Per cominciare a identificare quanto detto precedentemente bisogna partire dalle origini di questa problematica. Si può ricondurre tutto alla 1° Rivoluzione industriale che scoppiò in Inghilterra intorno alla metà del XVIII secolo e si diffuse, nel secolo seguente, in altri Paesi Europei e negli Stati Uniti d'America. Questa rivoluzione venne subito denominata l'era di innovazioni tecnologiche in cui si sviluppò un nuovo sistema di produzione dei beni manifatturieri e in tutti i settori della vita economica e sociale. Questo era stato possibile realizzarsi grazie all'utilizzo di nuovi apparecchi ,materiali e fonti di energia,Questo permise anche un'ampia diffusione dell'industria, insieme a una nuova organizzazione del lavoro,dei sistemi di comunicazione e di trasporto,e della vita quotidiana. Ci fu un incremento sul piano commerciale reso possibile anche dalla creazione di alcuni canali (Canale di Suez, aperto nel 1869) che misero in comunicazione mari e oceani. Ebbero un grande impulso i grandi complessi industriali, la divisione del lavoro,i sistemi di produzione basati su cicli continui,sulla produzione in serie e poco più tardi sull'organizzazione scientifica sul lavoro. Il nuovo sistema industriale, invece, prevedeva l'impiego di operai che lavoravano all'interno delle fabbriche e la sostituzione delle fonti di energia tradizionale (animali, vento e acqua) con fonti combustibili (carbone) che permisero l'introduzione delle macchine a vapore. Inoltre le macchine a vapore vennero applicate ai telai delle industrie tessili ed ai mantici delle fonderie sostituendo parte del lavoro umano e permettendo la realizzazione di prodotti a basso costo. Nei paesi industrializzati si verificò un miglioramento delle condizioni di vita sopratutto per alcune categorie di lavoratori,come i tecnici e gli operai qualificati,ma verso la fine del XIX i ceti contadini furono i più sacrificati. A causa di ciò crebbero le distanza tra aree territoriali e tra ceti sociali. L'aumento demografico creò la nascita della città industriale, che si popolò di artigiani e contadini che abbandonarono le campagne per lavorare nelle fabbriche dando origine al fenomeno dell'inurbamento. Si costruirono alle periferie delle grandi città abitazioni fatiscenti e insane, prive di servizi igienici. Il lavoro subì una radicale trasformazione: nelle fabbriche all'operaio non era richiesta una particolare capacità come invece era richiesta all'artigiano; inoltre la lavorazione a catena (Taylor) costringeva il lavoratore ad atti ripetitivi e stressanti per 12 - 14 ore giornaliere. La società, che stava attraversando una dura crisi economica (1873- 1896) si divise nettamente in due ceti: -I Capitalisti caratterizzati dalle classi alto-borghesi che posseggono i mezzi di produzione. - I Proletari (ricchi di prole, con bassi salari e privi di tutela nel rapporto di lavoro). Si diffuse così il Lavoro infantile specialmente nelle fabbriche dove i piccoli per la loro minuta costituzione potevano infilarsi in spazi angusti (es: pulizia di cunicoli, pulizia di parti interne di macchinari oppure per tenere in funzione i telai anche quando la lavoratrice adulta si assentava per il pranzo, perché era meno dispendioso per il padrone pagare un bambino che spegnere e riaccendere la macchina). Una delle conseguenze più disumane dell'industrializzazione fu il lavoro minorile. Bertrand Russeli, pensatore inglese dei XX secolo, così descrive le sofferenze patite dai bambini in una filanda (uno stabilimento per la lavorazione delle fibre tessili: «I fanciulli entravano dai cancelli della filanda alle cinque o alle sei di mattina, e ne uscivano alle sette o alle otto di sera. (unica sosta durante questa reclusione di 14 0 15 ore era costituita dai pasti, al massimo mezz'ora per la colazione e un'ora per la cena. Ma questi intervalli significavano unicamente un mutamento di lavoro: anziché badare a una macchina in azione, pulivano una macchina ferma, sbocconcellando il loro pasto come meglio potevano in mezzo alla polvere e alla lanugine che soffocava i loro polmoni. Le 40 0 50 ore di reclusione per sei giorni la settimana erano ore regolari, ma nei momenti di gran lavoro l'orario diventava elastico e talvolta si allungava a un punto quasi incredibile. il lavoro dalle tre del mattino alle dieci di sera non era sconosciuto. Era materialmente impossibile mantenere intatto questo sistema se non con la forza del terrore. I sorveglianti non negavano che i loro metodi fossero brutali, ma dovevano o esigere la quantità completa di lavoro, o essere licenziati, e in queste condizioni la pietà era un lusso che padri di famiglia non potevano permettersi. Le punizioni per il ritardo la mattina dovevano essere così crudeli da vincere la tentazione,

nei fanciulli stanchi, di restare a letto più di tre o quattro ore. In alcune filande a malapena un'ora in tutta la giornata passava senza rumore di battiture e grida di dolore. I padri picchiavano i figli per salvarli da battiture peggiori da parte dei sorveglianti. Nel pomeriggio lo sforzo diventava così pesante che il bastone di ferro usato dai sorveglianti per picchiare era continuamente in attività, e anche allora non era raro il caso che un fanciullo più piccolo, nell'addormentarsi, rotolasse dentro la macchina accanto alla quale lavorava, in modo da rimanere storpio tutta la vita o, se era più fortunato, da trovare la morte».

La rivoluzione industriale comportò un generale stravolgimento delle strutture sociali dell'epoca, attraverso una impressionante accelerazione di mutamenti che portò nel giro di pochi decenni alla trasformazione radicale delle abitudini di vita, dei rapporti fra le classi sociali, e anche dell'aspetto delle città, soprattutto le più grandi. Fu infatti prevalentemente nei centri urbani, specie se industriali, che si avvertirono maggiormente i mutamenti sociali, con la repentina crescita di grandi sobborghi a ridosso delle città, nei quali si ammassava il sottoproletariato che dalle campagne cercava lavoro nelle fabbriche cittadine. Si trattava per lo più di quartieri malsani e malfamati, in cui le condizioni di vita per decenni rimasero spesso al limite della vivibilità. Una simile situazione, sia pure con diverse varianti e aspetti peculiari a seconda dell'epoca e dei Paesi industriali, si è protratta fino a tempi più recenti, e ha dato spunto per una vasta letteratura, politica, sociologica, ma anche narrativa : In Gran Bretagna,Charles Dickens aveva più volte ritratto nei suoi romanzi una umanità disperata e incattivita dagli spietati meccanismi produttivi imposti dalla rivoluzione industriale. Nel verismo italiano è assente la realtà industriale, in quanto il meridione si poggiava essenzialmente su un sistema agricolo, sostituita dalla presenza di tanti personaggi di contadini oppressi e affamati dal monopolio della nobiltà rurale. In campo politico-filosofico è indubbio che siano state le condizioni umane e sociali delle masse operaie dell'epoca ad aver stimolato le opere di Karl Marx e Friedrich Engels, che avranno nel secolo successivo una fondamentale importanza nel panorama politico mondiale. Anche i rapporti fra le classi sociali furono profondamente modificati: l'aristocrazia, già messa in crisi dalla Rivoluzione francese, perse definitivamente, con la Rivoluzione industriale, il suo primato, a favore della borghesia produttiva. Parallelamente si formò per la prima volta una vasta classe, che sarà definita da Karl Marx "classe operaia" che solo a distanza di decenni, lentamente e faticosamente, riuscirà a conquistare un suo peso sociale e politico nella vita dei paesi industrializzati. Le agitazioni popolari per ottenere delle riforme aumentarono allora in modo costante. La prima, importante legislazione britannica sul lavoro entrò in vigore nel 1878, quando l'età minima di impiego fu portata a dieci anni, e ai datori di lavoro fu richiesto di ridurre l'utilizzo di fanciulli tra i dieci e i quattordici anni, facendoli lavorare a giorni alterni o a mezza giornata. Oltre a rendere il giorno del sabato per metà festivo, questa legislazione limitò anche la giornata lavorativa dei minori tra i quattordici e i diciotto anni a dodici ore, con una pausa di due ore per i pasti e il riposo. La legislazione adottata a fine Ottocento da molti paesi per contenere l'analfabetismo fra i fanciulli lavoratori stabilì l'età lavorativa minima e il numero massimo di ore giornaliere e vietò il lavoro minorile all'interno di fabbriche dove si trattavano materiali pericolosi. La prima Conferenza internazionale del lavoro, tenuta a Berlino nel 1890, costituì il primo tentativo internazionale concertato per elaborare delle norme sull'impiego dei minori. In Italia, soltanto nel 1886 si stabilì l’età minima per l’impiego a 12 anni, infine con la legge del 1967 venne prefissata l’età d’avvio al lavoro a 15 anni, fatta eccezione per agricoltura dove potevano essere impiegati anche i ragazzi di 14 anni. I bambini impiegati nell'industria erano molti, ma la cifra precisa è impossibile da stabilire perché il loro lavoro veniva pagato ai genitori, per cui non è rimasto alcun documento che possa attestarne il numero. Già nel 1796 il dott. Percival, direttore di una commissione per l'igiene pubblica di Manchester aveva fatto appello all'intervento dello stato in materia di legislazione sociale, ma il " manifesto " non aveva avuto conseguenze perché il provvedimento varato dal ministro Peel nel 1802 a favore dei giovani apprendisti, fu boicottato dai suoi colleghi ministri, capitalisti e proprietari di fabbriche. Nel suo appello, il medico elencava le malattie e i pericoli di varia natura a cui andavano incontro i piccoli:

 febbri contagiose,

 azione debilitante dell'aria insana,  mancanza di esercizio fisico necessario all'adolescente,  esclusione dalla possibilità di istruirsi e di ricevere un'educazione morale e religiosa,

favoreggiamento della pigrizia dei genitori e incitamento allo sfruttamento minorile.

In Italia, fu lo scoprire bambini di 6 anni impegnati nelle miniere o nelle filande che costrinse il legislatore ad affrontare il problema, nel 1859, con la legge Casati (per altro mai rispettata) che vietava l’impegno dei minori nelle miniere. All’inizio del XIX i riformatori sociali cercarono di ottenere restrizioni legislative per ovviare agli aspetti più negativi del lavoro minorile, ma con risultati molto scarsi. Le agitazioni popolari per ottenere delle riforme aumentarono allora in modo costante. La prima importante legislazione britannica entrò in vigore nel 1878, quando l’età minima d’impiego fu portata a 10 anni, e ai datori di lavoro fu richiesto di ridurre l’ utilizzo di fanciulli tra 10 e 14 anni, facendoli lavorare a giorni alterni a mezza giornata. Oltre a rendere il giorno del sabato per metà festivo, questa legislazione limitò anche la giornata lavorativa dei minori tra 14 e 18 anni a 12 ore, con una pausa di 2 ore per i pasti e riposo. Lo sviluppo del sistema industriale generò anche in altre nazioni uno sfruttamento del lavoro minorile simile a quello che si verifica in Gran Bretagna. Durante i primi anni del XIX secolo i bambini tra 7 e 12 anni costituivano ad esempio 1\3 della manodopera delle fabbriche statunitensi. La legislazione adottata a fine 800’ da molti paesi per contenere l’analfabetismo fra i fanciulli lavoratori stabilì l’età lavorativa minima e il numero massimo di ore giornaliere e vietò il lavoro minorile all’interno di fabbriche pericolose. La prima conferenza internazionale del lavoro tenuta a Berlino nel 1890, costituì il primo tentativo internazionale concertato per elaborare delle norme sull’impiego dei minori.

... nella letteratura

Giovanni Verga

Giovanni Verga nacque il2 settembre del 1840 a Catania in una famiglia di agiate condizioni economiche e di origine nobiliare. Nel 1860,all'arrivo di Garibaldi in Sicilia,lasciò gli studi universitari alla facoltà di legge di Catania e partecipò agli avvenimenti storici come sostenitore dell'unità d'Italia. Cominciò intanto a dedicarsi al giornalismo e alla letteratura. Dopo la morte del padre, nel 1865 si stabilisce a Firenze dove frequenta l'ambiente letterario. Qui pubblicò alcuni romanzi di genere psicologico e sentimentale,ambientati nel mondo dell'alta società borghese,ma non ottenne molto successo. Nel 1872 si trasferisce a Milano,vera capitale della cultura e dell'industria editoriale. Fu nel 1874 che avvenne la svolta decisiva : scrisse infatti un racconto,Nedda, la cui protagonista e la cui ambientazione appartengono al mondo popolare siciliano. Nella

seconda metà degli anni Settanta la sua scrittura diventa una scrittura narrativa come "ricerca di verità". Nel 1880 pubblicò la raccolta di novelle “Vita nei campi”e l'anno seguente il suo capolavoro,il romanzo “I malavoglia”.Successivamente nel 1883 uscirono le “Novelle rusticane”,nel 1888 il secondo grande romanzo “Mastro don Gesualdo”.Nel 1893 si stabilisce definitivamente a Catania, con brevi soggiorni a Milano e a Roma dove, nel 1895 si incontra, insieme a Capuana, con Zola, maestro del Naturalismo francese. Prosegue la produzione per il teatro: La Lupa è rappresentata a Torino nel 1896. Con l'andare degli anni si fa sempre più vivo in lui l'interesse per le vicende politiche: fedele alle sue idealità patriottiche e unitarie, si oppone al movimento separatista dei "Fasci siciliani" e nel 1896 si fa sostenitore della necessità, per l'Italia, di una rivincita africana e di una più incisiva politica coloniale. Nel 1911 accoglie con entusiasmo la decisione della campagna libica e nel 1912 aderisce al partito nazionalista. Nel 1911 riprende a lavorare alla Duchessa di Leyra, il terzo romanzo del "ciclo dei vinti" ma scrive un solo capitolo che sarà pubblicato postumo. Negli anni che precedono la prima guerra mondiale, in un clima letterario che continua a preferire autori del post–verismo, le opere di Verga perdono interesse, ma dopo la guerra, in seguito al saggio "Giovanni Verga" di Luigi Russo (1919), il riconoscimento dei suoi meriti si fa sempre più largo e unanime e l'arte verghiana comincia ad essere apprezzata in quello che ha di più originale e di più vivo. Nel 1920 è solennemente festeggiato a Roma e a Catania in occasione del suo ottantesimo compleanno: le onoranze hanno il loro coronamento nella nomina a senatore il 3 ottobre. Muore a Catania il 27 gennaio 1922, colto da una paralisi cerebrale.

...LA POETICA...La fase verista Per riprodurre la società nel modo più "vero", Verga la osserva scrupolosamente, studiando l'ambiente fisico ed il dialetto, documentandosi sui mestieri e sulle tradizioni; inoltre usa uno stile impersonale in modo che il lettore si trovi - come dice lui stesso - «faccia a faccia col fatto nudo e schietto, senza stare a cercarlo fra le linee del libro attraverso la lente dello scrittore». Così sembra che i personaggi e le vicende si presentino da sé, e chi legge ha l'impressione di essere messo a diretto confronto con la realtà di cui si parla.

Per ottenere l'impersonalità Verga adotta il punto di vista della gente, di chi fa parte dell'ambiente che sta descrivendo, evita cioè di esprimere il suo personale giudizio e i suoi sentimenti. E per rendere ancora più vera e impersonale la rappresentazione, lo scrittore costruisce una lingua nuova: è la lingua nazionale (non usa il dialetto siciliano perché vuole che le sue opere siano lette in tutta l'Italia) arricchita di termini di origine dialettale, di modi di dire e proverbi, di una sintassi modellata sul ritmo della lingua parlata dal popolo. Alla base della visione di Vera stanno posizioni radicalmente pessimiste:la società umana è per lui dominata dal meccanismo della “lotta per la vita”,un meccanismo crudele,per cui il più forte schiaccia necessariamente il più debole. Gli uomini non sono mossi da motivi ideali,ma dall'interesse economico,dalla ricerca dell'utile,dalla volontà di sopraffare sugli altri. Questo è quanto prescrive la legge della natura,che governa qualsiasi società;Quella della natura è una legge dura e spietata – che già Darwin aveva intuito e formulato nella legge della selezione naturale e che il darwinismo sociale aveva fatto propria – e ad essa non ci sono alternative. Per cui Verga ritiene che non si possano dare alternative alla realtà esistente. Quindi se è impossibile modificare l'esistenza allo scrittore non resta altro che riprodurre la realtà così com'è, lasciare che parli da se senza alcuna modifica. Verga non è però indifferente ai problemi del suo tempo, in quanto conservatore, galantuomo del Sud e non socialista: è significativo infatti che parli dopotutto dei vinti e non dei vincitori. Il suo

linguaggio lucido e disincantato lo porta però a scrivere della realtà denunciandone la crudeltà senza mitizzazioni: non c'è pietismo, ma solo osservazione lucida del vero. È questa la concezione pessimistica di Verga circa la condizione umana nel mondo, una condizione che l'uomo non può modificare perché gli è fondamentalmente propria. Egli, alla pari di chi scrive, deve solamente limitarsi alla nuda constatazione di uno spettacolo immutabile, in cui ogni giudizio o proposta di cambiamento si rivelano vani ed insignificanti. In questo senso, le possibilità umane nel mondo sono pesantemente limitate. Nelle sue opere effettivamente l'autore si “eclissa” , si cala “nella pelle” dei personaggi, vede le cose “coi loro occhi” e le esprime “colle loro parole”. A raccontare infatti non è il narratore onnisciente tradizionale, che riproduce il livello culturale, i valori, i principi morali, il linguaggio dello scrittore stesso ed interviene continuamente nel racconto ad illustrare gli antefatti o le circostanze dell'azione, a tracciare il ritratto dei personaggi, a spiegare i loro stati d'animo e le motivazioni psicologiche dei loro gesti, a commentare e giudicare i loro comportamenti, a dialogare col lettore, ma un occhio che osserva i fatti senza darne interpretazione; starà poi al lettore, sulla scorta delle proprie idee e convinzioni, dare un significato a ciò che l'autore ha riportato sulle pagine del libro. In questo modo, la letteratura verghiana si configura come scientifica ed oggettiva, capace di esporre delle vicende senza l'intrusione teoretica dello scrittore. Egli, inoltre, insistette in modo particolare sull'impersonalità narrativa, affermando che lo scrittore deve restare assolutamente invisibile, e il romanzo deve avere l'impronta dell'avvenimento reale, e l'opera d'arte deve apparire un fatto naturale, senza serbare alcun punto di contatto con la personalità dell'autore. Nelle opere del Verga, il narratore è calato della vicenda per mentalità, linguaggio, cultura, canoni di giudizio, valori etici, consuetudini e si rivolge, apparentemente, ad ascoltatori appartenenti a quella stessa società. In “Rosso Malpelo”,si può, ad esempio, parlare di narratore corale. Questa novella è anche significativa per evidenziare le condizioni della società siciliana ai tempi dello sfruttamento infantile nelle cave di rena rossa. E' stata pubblicata per la prima volta sul “Farfulla” nell'agosto del 1878;successivamente venne raccolto in” Vita dei Campi”nel 1880.

“ Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo, che prometteva di riuscire un fior di birbone. Sicché tutti alla cava della rena rossa lo chiamavano Malpelo; e persino sua madre, col sentirgli dir sempre a quel modo, aveva quasi dimenticato il suo nome di

battesimo."

Rosso Malpelo è un ragazzo dai capelli rossi, che nel pregiudizio popolare indicava il suo modo di essere "malizioso e cattivo"; da qui il soprannome "Rosso Malpelo". A causa di ciò Malpelo è maltrattato da tutti e non trova affetto neanche in famiglia: la madre non si fida di lui, infatti, tornato dal lavoro gli chiede se avesse sottratto dei soldi dallo stipendio, e per sicurezza la sorella lo accoglieva picchiandolo. L'unica persona che gli donava affetto era suo padre Mastro Misciu che purtroppo morì durante un crollo nella stessa cava in cui lavora anche Malpelo. Dopo la morte del padre Malpelo divenne ancora più cattivo agli occhi di chi lo osservava e riprese a lavorare alla cava proprio nella galleria dove era morto il padre. Qualche tempo dopo alla cava venne a lavorare un ragazzino piccolo e debole che prima faceva il muratore, ma fu costretto ad abbandonare il mestiere a causa di una caduta da un ponteggio in cui si era lussato il femore. Il ragazzo, soprannominato Ranocchio per il modo in cui cammina, diventa oggetto di sfogo di Malpelo che lo tormenta: lo picchia, lo insulta, e se Ranocchio non si difende, lui

continua, perché vuole che impari a reagire. In realtà il motivo di tale cattiveria è dato dal fatto che Malpelo gli vuole bene e vuole che impari la dura lezione della vita; Malpelo infatti spesso gli dà la sua razione di cibo pur di non farlo morire di fame, oppure lo aiuta con i lavori pesanti. Dopo qualche tempo viene ritrovato il corpo di Mastro Misciu: per lo shock Malpelo si allontana per qualche giorno dalla cava e quando torna decide di andare a lavorare in un'altra galleria. Tutto ciò che gli rimane dal padre sono i suoi pantaloni, che la madre di Malpelo

sistema per adattarli all'altezza del figlio, il piccone e un paio di scarpe, che Malpelo custodisce come tesori. Quando un asino grigio muore di patimenti e il carrettiere lo getta nella Sciara, Malpelo trascina Ranocchio con lui a vedere i cani mangiarselo. Secondo Malpelo la morte è la liberazione di tutto, e per i deboli sarebbe meglio non essere mai nati. Ranocchio invece gli spiega del Paradiso, il posto dove i vivi che sono stati brave persone vanno a riposare in eterno. Non molto tempo più tardi Ranocchio, il quale deperiva da un po', si ammala di tubercolosi e muore in breve tempo. Malpelo adesso è effettivamente solo, dato che la madre ha trovato un nuovo compagno e la sorella ha un marito e nessuno lo vuole più in casa. Alla fine Malpelo muore alla cava: gli era stato infatti affidato il compito di verificare un tratto di una galleria ancora inesplorato. Nessuno voleva prendersi un simile compito, ma Malpelo accetta subito dato che non ha nessuno che possa rimpiangerlo. Prese gli attrezzi del padre e partì, nessuno seppe più nulla di lui e nemmeno le sue ossa furono ritrovate. Oramai Malpelo non è altro che una leggenda della cava, i ragazzi hanno infatti paura a parlare del ragazzo per il timore di vederselo comparire davanti. Alcuni videro anche il suo corpo come un fantasma.

Racconto denso, documento storico sullo sfruttamento del lavoro minorile nell'Ottocento, Rosso Malpelo ci spiega i meccanismi sociali e psicologici che possono costituire l'origine di comportamenti violenti e devianti. Malpelo è cattivo, a volte persino crudele, ma nello stesso tempo è vittima di pregiudizi, un perseguitato, un oppresso, un ragazzo che della vita ha conosciuto solo gli aspetti più duri, è un emarginato che vive in un deserto affettivo. Le uniche forze positive, umane che lo muovono sono, oltre all'istinto di conservazione, il ricordo e la nostalgia del padre. Grazie al ricordo del padre, che qualche volta lo carezzava, tutte le violenze subite non riescono a spegnere in lui una scintilla di umanità. Egli odia Ranocchio per la sua debolezza, per la sua incapacità di sopravvivere in un mondo in cui vige la legge del più forte. Ma lo ama, perché nelle debolezze di Ranocchio, scorge le proprie e , nonostante cerchi di indurirsi il cuore per meglio proteggersi dall'aggressione del mondo esterno, non riesce a soffocare la pietà e la partecipazione nei confronti della sofferenza. Nel racconto di Verga, dove persino la natura e le cose inanimate mostrano un volto ostile, il lavoro assume, per le classi inferiori, i connotati di una maledizione che si tramanda di padre in figlio. Sono gli istinti elementari a muovere gli esseri viventi e fra loro vigono rapporti ispirati al semplice utilitarismo, alla strumentalizzazione gli uni degli altri. Malpelo non ha neppure la possibilità di ribellarsi: infatti gli sfruttati non trovano compassione o comprensione neppure presso i propri simili ,perché essi per primi accettano la logica secondo cui la povertà non deriva da una condizione storica sociale,ma risponde a una legge immutabile,una fatale necessità a cui bisogna necessariamente conformarsi.

...nella filosofia...

Karl Marx

Karl Heinrich Marx (Treviri 5 maggio 1818 – Londra 14 marzo 1883), grande filosofo, economista e pensatore politico tedesco. Le sue teorie analitiche sullo sfruttamento dei lavoratori diedero alle rivendicazioni del movimento operaio solide basi teoriche, sia filosofiche che economiche. Insieme a Engels è considerato il padre del socialismo scientifico. Ha scritto il Capitale e il Manifesto del Partito Comunista. Nel 1836 parte per studiare Diritto in un austero ateneo di Berlino, dove aveva insegnato Hegel. A Berlino la politica gli scorre già nel sangue e, constatata la precarietà in cui vivono i lavoratori dell'epoca, vorrebbe che per loro vi fosse un modo migliore per vivere. Entra

così a far parte del circolo dei giovani della "sinistra hegeliana", trovando subito un'intesa con i suoi componenti, con cui condivide la passione per gli studi filosofici. La sua tesi di laurea - che verrà in seguito pubblicata – riguarda la "Differenza fra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro"; ma al suo conseguimento 1841 preferirà all'insegnamento della filosofia la professione di giornalista. Marx scrive articoli che vanno dalla libertà di stampa alla denuncia di frodi, furti di legname e questioni riguardanti le lottizzazioni terriere. Il giornale avrà vita breve e verrà chiuso dopo poco tempo a causa della censura. Nella capitale francese, Marx conosce Friedrich Engels che diventerà suo amico per la vita e da cui riceverà sempre un aiuto morale e materiale. Ma poco tempo dopo Marx viene espulso anche dalla Francia, poiché il governo francese non tollerava gli scritti rivoluzionari (soprattutto i Manoscritti economico filosofici, nei quali Marx descriveva l'alienazione del lavoro industrializzato); pubblicano insieme "La sacra famiglia" e iniziano a scrivere "Ideologia tedesca", un'analisi filosofica sul rapporto fra l'uomo pensante, e quindi spirituale, e la vita materiale (materialismo storico).Nel 1847 Marx scrive il Manifesto del Partito Comunista (che pubblicherà a Londra l'anno successivo) ; Intanto, Edgar, uno dei suoi figli, muore a causa dell'ambiente malsano in cui è costretto a vivere con la famiglia; Siamo giunti alla fine del 1858 e Marx si accinge a scrivere i Lineamenti fondamentali della critica dell'economia politica, lavoro preparatorio in vista della ormai progettata stesura del primo libro de Il Capitale. Marx, nonostante questi eventi tumultuosi, continua nella sua attività di analisi della società del suo tempo e redige il programma e lo statuto, della Prima Internazionale dei lavoratori appena fondata (1863).

A Parigi, durante la Comune, Marx elabora una precisa analisi del Capitale in "La guerra civile in Francia del 1871". Quattro anni dopo scrive "Critica al programma di Gotha".Il 2 dicembre 1881 muore la moglie Jenny: Marx non si riprenderà più da questa grave perdita; si ammala di bronchite iniziando a tossire sempre più intensamente; a gennaio perde anche la sua primogenita, di soli 38 anni; alle già sue precarie condizioni di salute si aggiunge un'ulcera polmonare e il 14 marzo del 1883 alle 14,45 Marx muore. Viene sepolto tre giorni dopo, a Londra nel cimitero di Highgate.

Marx nella sua teoria e attraverso le sue opere principali analizza la società di mercato,e pone alla base della storia il lavoro, che è ciò che distingue l’uomo dall'animale. La storia si configura, dunque, come un processo di produzione in cui bisogna individuare due elementi fondamentali:La storia si configura, dunque, come un processo di produzione in cui bisogna individuare due elementi fondamentali: le forze produttive (gli uomini che producono, il modo in cui producono e i mezzi di cui si servono per produrre) e i rapporti di produzione (le relazioni che si instaurano fra gli individui durante la produzione). Questi due elementi costituiscono la struttura della società. Questa è l'impalcatura che determina l'ordine e i cambiamenti sociali. La società verrebbe determinata non dal modo di agire degli uomini,ma dai modi di produzione che sono indipendenti dalla volontà. Su una struttura si costruisce una sovrastruttura che rielabora a livello di pensiero i rapporti sociali dipendenti dalla struttura. Il rapporto tra struttura e sovrastruttura è dialettico. La struttura determina la sovrastruttura, mentre questa può influenzare la struttura solo con la prassi (cioè qualcosa di concreto); in caso contrario il pensiero rimane ideologia , ossia riflesso sulla struttura e giustifica o maschera i concreti rapporti di sfruttamento.

Modo di produzione

influenza la

società

caratterizzata dal rapporto tra

Struttura Sovrastruttura

Una parte consistente dell’opera di Marx è dedicata all’analisi della struttura economica della società capitalista. Tale analisi trova il momento più elevato di espressione ne' "Il Capitale".Marx parte definendo la merce come ciò che deve possedere un valore d’uso, ossia essere utile. Inoltre, la merce ha un valore di scambio, che permette di scambiarla con altre merci e che deriva dalla quantità di lavoro socialmente necessaria per produrla, vale a dire dal tempo che in media è impiegato dal lavoratore per produrla. Nella società capitalista il fine della produzione non è il consumo, ma l’accumulazione di denaro: il capitalista investe una quantità di denaro D, per ottenerne un’altra, D’=D+p, maggiore della prima. Ma da dove deriva p, il cosiddetto plusvalore, ovvero la quantità di denaro in più che si origina con la produzione? La risposta è abbastanza semplice: dallo sfruttamento del lavoro operaio. Il capitalista, infatti, acquista, pagando l’operaio, la sua forza- lavoro, il cui valore corrisponde a quello dei mezzi necessari per vivere, ossia al salario. Ma l’operaio è in grado di produrre un valore maggiore di quello del salario, lavorando per un tempo più lungo di quello che sarebbe sufficiente.

“Il plusvalore discende quindi dal pluslavoro dell’operaio, e si identifica con l’insieme del valore da lui gratuitamente offerto al capitalista"

Quindi il plusvalore può essere identificato come lavoro non pagato e questo provoca la lotta di classe. Lo sfruttamento è una conseguenza diretta della proprietà privata dei mezzi di produzione, su cui si fonda la società capitalista. La tematica dello sfruttamento è quella su cui più hanno insistito i movimenti operai, guidati dai partiti marxisti, assieme al problema dell'alienazione. Questa riguarda l'oggetto del lavoro ,cioè il prodotto in cui il lavoro si oggettivizza: poiché l'oggetto non appartiene al lavoratore ,l'oggettivazione è in realtà un'espropriazione. Marx distingue tre tipi di alienazione:

1. Alienazione dell'attività lavorativa:in cui il lavoro alienato non è più momento di realizzazione dell'uomo, ma di perdita di esso,non più fine ,ma mezzo.

2. Alienazione del genere umano:in cui nel lavoro alienato l'uomo perde quella che è la caratteristica più propria della sua essenza, il poter trasformare la natura secondo un progetto consapevole.

3. Alienazione dell'uomo: in cui l'oggetto e quindi la produzione e la vita stessa dell'operaio,divengono proprietà di un altro,del capitalista.

Se l’alienazione deriva dal regime di proprietà privata, la dis-alienazione si identifica, secondo Marx, con la sua abolizione, cioè con il comunismo.

… nella pedagogia..

L’influenza del marxismo sulla pedagogia

Dopo la seconda guerra mondiale, nel momento in cui si doveva pensare alla ricostruzione delle città e dei cittadini, alcuni maestri si unirono attorno all’idea di un’alfabetizzazione culturale e sociale, basata sulla cooperazione. Provarono a costruire una scuola nuova attenta alle relazioni centrata sulla comunicazione intesa come crescita e integrazione sociale. Karl Marx (1818-1883), che di questa scuola di pensiero n’è il precursore individua in questo progetto sociale la libertà, in cui il libero sviluppo di ciascuno e la condizione per il libero sviluppo di tutti. L’educazione, dunque, rientra tra i primi provvedimenti del proletariato per fondare la società senza classi. In Marx,nonostante non si occupò di pedagogia, si possono intravvedere tratti pedagogici sopratutto dal “manifesto del partito comunista” del 1848 e dal “Manifesto” del 1867.Nel sistema capitalistico la scuola fa parte dell'apparato con cui la classe dominante,legata alla “struttura” economica della società, si legittima e si rafforza

attraverso le “sovrastrutture” culturali,politiche,artistiche,politiche. Diventa quindi necessario trasformare la scuola da apparato di riproduzione dell'ideologia dominante a fattore di cambiamente.Scartata così la possibilità di eliminare del tutto il lavoro minorile nelle fabbriche,di istituire una scuola unica per tutte le classi sociali e di mettere a disposizione una scuola superiore gratuita per tutti,Marx propone nelle linee essenziali alcune direttive sulla concezione dell’istruzione del popolo :

1. Un'istruzione di base pubblica e gratuita alla quale affiancare scuole tecniche per una formazione superiore adeguata alle necessità della società industriale che non avesse ingerenza ne dalla chiesa ne dallo stato ( in quanto Marx coglie nel Capitalismo il fatto che la borghesia si sia servita della scuola per perpetuare le ideologie politiche).

2. Formazione culturale

3. Avviamento industriale: il lavoro non dev'essere più considerato come attività pratica,ma dev'essere inserito come componente fondamentale nella formazione del fanciullo. Quindi al centro del curricolo è da porre il “lavoro”, inteso come rivalutazione delle attività pratiche che, in una pedagogia equilibrata, contro ogni eccesso di accademismo e intellettualismo, devono affiancare le attività teoriche.

Così nella pedagogia vista in ottica marxiana è affermato come il bambino stesso sia un esempio di "forza lavoro" e tenda a essere plasmato a immagine e somiglianza della realtà in cui vive. Infatti gli schemi che la società propone si riproducono in maniere inconscia e vengono assoggettati a se stessi dai singoli che li assimilano in maniera inconscia. Spezzare questa catena ed insegnare nuovi schemi alla classe operaia è uno dei principali aspetti della pedagogia socialista. Attraverso l'insegnamento le classi subalterne possono emanciparsi dando vita a modelli di collaborazione collettiva in grado di rafforzare l'elemento di classe comune velocizzando, così, il percorso storico e dialettico di affermazione del proletariato. La scuola diventa, quindi, un momento importante ed è per questo che essa deve essere popolare e gratuita in quanto permette l'accesso a tutti e insegnare a tutti un corretto modo di vita. Corretto modo di vita che vuole dire lavorare collettivamente alla costruzione di un mondo liberato e privo di sfruttamento e di subordinazione. Sono questi gli aspetti principali della pedagogia marxista. Tutto il marxismo è intrinsecamente pedagogico perché ha come compito l'elevare l'uomo-proletario dandogli gli strumenti per capire la propria situazione e il proprio ruolo storico emancipatore mettendo così in moto l'azione della storia.

A nessun genitore e a nessun datore di lavoro può venir dato dalla società il permessi di usare del lavoro di fanciulli o di adolescenti ,se non a patto che quel lavoro produttivo sia

legato con l'istruzione.(...) Per istruzione noi intendiamo tre cose:Prima:formazione spirituale. Seconda: educazione fisica. Terza: istruzione politecnica che trasmetta i

fondamenti scientifici generali di tutti i processi di produzione ,e che contemporaneamente introduca il fanciullo e l'adolescente nell'uso pratico e nella capacità di maneggiare gli strumenti elementari di tutti i mestieri.(...) L'unione di lavoro produttivo rimunerato ,formato spiritualmente,esercizio fisico e addestramento politecnico innalzerà

la classe molto al di sopra delle classi superiori e medie.” (istruzione ai delegati del Consiglio generale provvisorio su singole questioni ,in M.A. Manacorda, il Marxismo e

l'educazione, Armando ,Roma 1971,vol 1 p,84)

A nessuno deve essere concesso di far lavorare un bambino,a meno che quell'occupazione non abbia un collegamento con l'istruzione : in queste poche righe Marx condensa il significato della lunga battaglia condotta nel corso dell'Ottocento da formazione sindacali e politiche di indirizzo contro lo sfruttamento minorile. Allo stesso tempo sottolinea l'importanza della connessione tra lavoro e istruzione. Inoltre l'antropologia marxista non nega il valore di una formazione ,ma la integra con l'educazione al fare e al sapere scientifico e tecnico,in cui Marx vede la possibilità del

superamento del classicismo e dei pregiudizi della cultura umanistica. Non viene dimenticata l'educazione fisica,che dovrà anche avere il compito di preparare militarmente alla lotta rivoluzionaria.

… nella letteratura inglese

Charles Dickens:Oliver Twist

Oliver Twist was published between February 1837 and April 1837 in a magazine called Bentley’s Miscellany in instalment. It’s Dickens' second novel and possibly his most famous. Oliver Twist focussed social problems: the spread of crime, maltreatment of children and the immorality of institutions, supposed to help the poor,in particular after the creation of workhouses with the New Poor Law, of 1834. Oliver Twist is the first English novel with a child as protagonist and it is also notable Dickens' unromantic portrait of criminals and their sordid lives.Considered as an early example of the social novel, the book calls the public’s attention on various social evils, including the abovementioned workhouses. In one of those, Oliver Twist, came to life and his mother died immediately after his birth. Infact he was brought up as an orphan in workhouse,pubblic istitution were poor family sent their children and they eaten,lived but they had to work.After he is sold to an undertaker but the cruelty of his master force him to run away to London. There he falls into the hand of a gang of young pickpockets,but the boy is helped by an old gentlement.But Oliver is again kidnopped by the thieves;during the job he is wounded.But a middle-class family adopts

Oliver and shows affection towards him.After some investigations,is discovered that Oliver has noble origins.The gang of pickpockets and Oliver's half- brother,who paid the thieves in order to ruin Oliver and have their father's property all for himself ,are arrested in the end. In the first passage,Oliver in workhouse and he is very frightened because he sees in front of him many gentlemen,and so he started to tremble and he started to cry.The gentleman asked him what is his name and then he asked him also if he knew that he was an orphan. They treat him very badly and a gentleman says that he is a fool ,because Oliver doesn't understand very well. So another man says Oliver that he is an orphan and he is brought up by the parish and asked also Oliver if he remembers to pray everynight for people that give him food and a place to live.Oliver stammered yes,but he couldn't do it because nobody had tought him to be a good Cristian.Then they tell him his job : he must pick oakum and he must wake up at six o'clock.Oliver bowed in front of them and than he was hurried away to a ward were he started to cry fell as sleep.The gentleman are not presented with their name but with particoular deteil: a gentleman is wearing a white waistecoat, another man is set in a high chair.This because Oliver was a child and he identify people by this particoular details; infact the scene is presented by the eyes of Oliver,because Dickens wants to underline the situation that Oliver is living.

...attualizzando

anche oggi esiste il problema del lavoro minorile:Secondo i dati forniti dall'UNICEF (Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia) e dall'ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro), il numero dei bambini che lavorano nel mondo è di circa 250 milioni distribuiti un po' dovunque: Asia, Africa, America ed Europa.Anche in Italia è presente il lavoro minorile: il nostro paese occupa il 3° posto in Europa tra i paesi con più alto numero di bambini lavoratori (circa 250.000-300.000) dopo Portogallo ed Albania.Sfogliando le pagine di quotidiani, settimanali, riviste varie, ascoltando la radio, guardando la TV, si viene a scoprire che numerosi bambini, invece di andare a scuola, di giocare e di divertirsi, vengono impiegati in mestieri pericolosi e nocivi per la loro salute. Infatti sono costretti a fare i mestieri più svariati: cercatori di smeraldi, lavoratori di pelli, minatori, spaccapietre,

agricoltori, tessitori di tappeti...L'Unicef, per combattere il lavoro minorile e per sensibilizzare tutto il mondo verso questo grave problema, ha realizzato un film: "La vera storia di Iqbal".Il film ha per protagonista un bambino sfruttato che ha avuto il coraggio di ribellarsi.Iqbal nacque nel 1983

e già a quattro anni cominciò a lavorare in condizioni di schiavitù, dopo che il padre l’aveva venduto per ottenere un prestito di 12 dollari (la famiglia doveva pagare un debito contratto per il matrimonio del fratello).Iqbal fu costretto a lavorare incatenato a un telaio per circa dodici ore al giorno, al salario di 1 rupia al giorno, l'equivalente di 3 centesimi di euro attuali. Cercò parecchie volte di sfuggire al direttore della fabbrica, che lo puniva gettandolo in una sorta di pozzo nero quasi senza aria, che Iqbal chiamava "la tomba".Nel 1992 partecipò di nascosto a una manifestazione del Fronte di Liberazione dal Lavoro Schiavizzato (BLLF) e improvvisò un discorso che denunciava la condizione di lavoro dei bambini della fabbrica di tappeti in cui lavorava. Gli avvocati del sindacato contribuirono a liberarlo dal lavoro minorile e il segretario del BLLF, Eshan Ullah Khan (che un giorno aveva trovato il bambino rinchiuso nella cavità sotterranea e per questo aveva fatto arrestare il direttore della fabbrica), lo indirizzò allo studio e all'attività in difesa dei diritti dei bambini.Dal 1993 Iqbal cominciò così una serie di conferenze internazionali sensibilizzando l’opinione pubblica mondiale sui diritti negati ai bambini nel suo paese e contribuendo al dibattito sulla schiavitù mondiale e sui diritti internazionali dell’infanzia. Nel dicembre del 1994 ottenne un premio di 15.000 dollari sponsorizzato dall’azienda calzaturiera Reebok, con i quali Iqbal avrebbe voluto finanziare una scuola nel suo paese.In una conferenza a Stoccolma affermò che "Nessun bambino dovrebbe impugnare mai uno strumento di lavoro. Gli unici strumenti di lavoro che un bambino dovrebbe tenere in mano sono penne e matite".Ricevette una borsa di studio dalla Brandeis University di Waltham, Massachussets, ma la rifiutò, nella speranza di aiutare ancora i bambini del Pakistan e rendere utile la propria esperienza, sfidando le continue intimidazioni dei fabbricanti di tappeti, che vedevano in Iqbal una minaccia.Nel gennaio 1995, partecipò ad una Convention contro la schiavitù dei bambini a Lahore. Grazie a lui, circa tremila piccoli schiavi poterono uscire dal loro inferno: sotto la pressione internazionale, il governo pakistano chiuse decine di fabbriche di tappeti.A causa del duro lavoro e dell'insufficienza di cibo, Iqbal non era cresciuto correttamente: all'età di 10 anni aveva già il volto di un vecchio e le mani devastate per il lavoro ininterrotto cominciato dall'infanzia; a dodici anni pesava e misurava come un bambino di sei.Il 16 aprile del 1995, domenica della festa cristiana della Pasqua, Iqbal Masih venne assassinato mentre giocava in bicicletta davanti a casa sua, nella zona di Chapa Kana Mill vicino a Lahore. Il processo che vide imputati gli assassini materiali non chiarì del tutto i dettagli della vicenda, sebbene appare certo che il suo omicidio sia stato opera di sicari della locale "mafia dei tappeti". La polizia pakistana, molto probabilmente collusa con tale mafia, aveva scritto nella sua relazione: «l'assassinio deriva da una discussione tra un contadino ed Iqbal».La sua morte ebbe una forte eco in tutto il mondo. Numerose sono le scuole intitolate a suo nome in Italia e nel mondo.

Questa è solo un esempio ci questo grave problema,ma potrebbero essere raccontate centinaia di storie .Infatti alcuni dati dimostrano che:

STATI TIPI DI LAVORO N° BAMBINI SFRUTTATI

Pakistan cuciture di palloni di cuoio 8.000.000

Perù spaccapietre, miniere 400.000

Bolivia aiuto anziani, adulti per strada

500.000

Brasile(meninos) raccoglitori di spazzatura, lavoratori nelle strade

7.000.000

Tanzania lavamacchine 100.000

Bangladesh fabbrica vestiti 1/4 della popolazione

India sigarette, tappeti 44.000.000

Bisognerebbe riconominciare e dare molta importanza alla Dichiarazione Universale dei diritti del fanciullo.E' un documento approvato dall'assemblea generale dell'ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite) il 20 novembre del 1959 che riconosce a tutti i bambini del mondo alcuni diritti fondamentali che ogni stato deve rispettare.La Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo pubblica dei principi per cui un bambino abbia una infanzia felice e possa godere, nella interesse suo e di tutta la società, dei diritti e delle libertà che sono enunciati; invita genitori, gli uomini e le donne,le autorità locali e i governi nazionali a riconoscere questi diritti e a fare in modo di assicurare il rispetto per mezzo di provvedimenti legislativi e di altre misure da adottarsi gradualmente in applicazione dei seguenti principi:

 Ogni bambino ha diritto all'uguaglianza, senza distinzioni di razza, religione, nazionalità o sesso.

 Ogni bambino ha diritto di crescere nel rispetto della sua salute fisica, psichica, morale, spirituale e sociale.

 Ogni bambino ha diritto di avere un nome e una nazionalità.  Ogni bambino ha diritto ad un'alimentazione sana, ad avere una casa e cure

mediche e sanitarie.  Il bambino portatore di handicap ha diritto ad un'assistenza particolare.  Ogni bambino ha diritto di essere amato, compreso e protetto.  Ogni bambino ha diritto ad un'istruzione gratuita, al gioco e al tempo libero.  In situazioni di calamità i bambini hanno diritto di essere soccorsi per primi.  Ogni bambino deve essere protetto dall'abbandono, dalle violenze e dallo

sfruttamento.  Ogni bambino ha il diritto di crescere in un mondo di tolleranza, fratellanza e pace.

Oltre a questa convenzione altre organizzazioni hanno cercato di dare il loro contributo contro lo sfruttamento minorile: l'OIL ,Organizzazione internazionale del lavoro,che ha sede a Ginevra e alla quale sono associati 175 paesi,ha come obbiettivo l'eradicazione delle forme peggiori del lavoro minorile(infatti è stato creato una sorta di programma per l'abolizione del problema con il nome di Ipec).Il direttore generale dell'organizzazione sottolinea che il lavoro minorile ,specie nelle sue forme peggiori,è dannoso per la salute fisica e morale,e controproducente:”Come esperienza professionale vale zero,e come tirocinio non serve a nulla se non è accompagnato da una formazione scolastica. E' un abuso di potere ,che fa leva sullo sfruttamento di una manodopera giovane,ingenua ,innocente,debole,vulnerabile.E' un flagello che va

combattuto con tutti i mezzi,l'indifferenza morale non è ammissibile”.Su 250 milioni di bambini,più dei due terzi lavorano in condizioni pericolose per la saluta fisica e morale.Tra quelli “venduti” dalle famiglie a padroni e padroncini,e quelli costretti a prostrituirsi ,spacciare droga ed esibirsi nelle videocassetti pornografiche,quasi 20 milioni sarebbero ridotti in stato di semischiavitù.Si sospetta anche che in alcuni paesi gli eserciti reclutino illegalmente i minorenni per mandarli a scavare trincee, o addirittura a confezionare esplosivi e munizioni.Se si preferisce reclutare minorenni anzicè adulti ,è perchè la manodopera infantile è a buon mercato ,docile,sottomessa,flessibile.L'Oil pensa a una soluzione non certo ideale,ma pragmatica: alleggerire gli orari di lavoro ,in modo da conciliare un minimo di guadagno con la possibilità di frequentare la scuola.

Penso che i dati e le immagini bastino per

sottolineare la crudeltà e la violenza che esista ancora nel mondo odierno...bisogna cercare di eliminare questo problema e di non rubare in questo modo il periodo più bello della vita di un uomo: l'infanzia.

Ho trovato significativo inserire il testo di questa canzone scritto da Laura Pausini dedicata all'UNICEF.

“Quante volte ci ho pensato su, Il mondo sta cadendo giù

Dentro un mare pieno di follie, ipocrisie.

Quante volte avrei voluto anch'io Aiutare questo mondo mio,

Per tutti quelli che stanno soffrendo Come te.

RIT.: il mondo che vorrei Avrebbe mille cuori,

Per battere di più avrebbe mille amori. Il mondo che vorrei Avrebbe mille mani

E mille braccia per i bimbi del domani, Che coi loro occhi chiedono di più

Salvali anche tu. Per chi crede nello stesso sole

Non c'è razza non c'è mai colore Perché il cuore di chi ha un altro Dio

è uguale al mio. Per chi spera ancora in un sorriso, Perché il suo domani l'ha deciso Ed è convinto che il suo domani

è insieme a te. RIT.: Il mondo che vorrei

Ci sparerebe i fiori, Non sentiremmo più Il suono dei cannoni. Il mondo che vorrei, Farebbe più giustizia Per tutti quelli che

La guerra l'hanno vista E coi loro occhi chiedono di più

Salvali anche tu Come si fa a rimanere qui,

Immobili così Indifferenti ormai A tutti i bimbi che

Non cresceranno mai Ma che senso ha ascoltare e non cambiare

Regaliamo al mondo quella pace Che non può aspettare più

Nel mondo che vorrei uh uh uh RIT.: Nel mondo che vorrei

Avremo tutti un cuore. Il mondo che vorrei

Si chiamerebbe amore. Stringi forte le mie mani

E sentirai il mondo che vorrei Uh uh uh il mondo che vorrei”

BIBLIOGRAFIA:

 DAL TESTO ALLA STORIA, DALLA STORIA AL TESTO La scapigliatura, ilVerismo, ilDedadentismo -Guido Baldi , Silvia Giusso , Mario Razetti , Giuseppe Zaccaria. Edizione Paravia.

 STORIA DI MILLE ANNI 3 Dall'imperialismo alla globalizzazione. -Francesco Traniello-Alberto Guasco. Editrice Sei.

 LIT&LAB From the Early Romantics to the Present Age. Marina Spiazzi -Marina Tavella. Edizione Zanichelli.

 I FILOSOFI E LE IDEE -L'ottocento e il primo Novecento- Cioffi , Luppi, Vigorelli, Zanette, Bianchi, De Pasquale. Edizione Mondadori.

 AVALLE MARANZANA “PENSARE ED EDUCARE”-ED.PARAVIA VOL.3

 SITI VARI.

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