Tesina: il ruolo dell'empatia, Prove svolte di Maturità di Italiano
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Tesina: il ruolo dell'empatia, Prove svolte di Maturità di Italiano

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La tesina tratta un viaggio attraverso l'arte, la letteratura, la storia e le relazioni internazionali con un solo filo conduttore: l'empatia.
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Istituto di istruzione superiore “G. Antonietti” di Iseo

Anno scolastico 2016/2017

L’EMPATIA

Attraverso lo specchio.

Ilaria Liko

Classe 5°C RIM

2

INDICE

0)PREFAZIONE………………………………………………………………………………………….…….PAG. 3

1)ETIMOLOGIA ED EVOLUZIONE DEL CONCETTO DI EMPATIA………………..…PAG. 4

2) IL CONTRIBUTO DI EDITH STEIN……………………………………………………..………..PAG.8

3)L’UMORISMO PIRANDELLIANO…………………………………………………..…………...PAG. 12

4)EMPATIA NEI PROCESSI DI COMUNICAZIONE INTERCULTURALE……..PAG. 14

5)TRA ARTE ED EMPATIA: KANDINSKIJ………………………………………………….PAG. 18

6) BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA……………………………………………………………..PAG. 21

3

PREFAZIONE

Con la consapevolezza di trattare un tema al di fuori dei programmi svolti e che si distacca

completamente dal mio indirizzo di studi, quando mi è stato chiesto di cosa volessi trattare

nella mia tesina non avevo alcun dubbio quando ho scelto l’empatia. Sono sempre stata

poco pragmatica, e trattare di un argomento tanto complesso che riguarda la psiche

umana, piuttosto che numeri, contabilità e bilanci aziendali è stata una scelta

perfettamente in linea con la mia persona. Estrinseco oltre ogni misura dal mio percorso di

studi, ma che ha acceso in me la voglia di continuare ad indagare sui processi che ogni

giorno regolano i nostri comportamenti, su ciò che ci spinge a sostenerci a vicenda, la

decisione di trattare dell’empatia è stata perciò istintiva.

Spesso siamo oppressi dall’individualismo e dall’alienazione, ed in un contesto dove

l’egoismo e la paura del diverso rischiano di attanagliarci ritengo che sia importante porre

un accento su ciò che ci rende uomini: la capacità di sostenerci l’un l’altro.

In questa sede il mio lavoro è volto a evidenziare come l’empatia sia onnipresente in ogni

aspetto regolatore della vita umana, compiendo un viaggio attraverso l’etimologia del

termine, i pensieri e considerazioni delle grandi menti quali Freud ed Edith Stein, in

particolare; attraverso la letteratura, con una riflessione sul valore etico dell’umorismo

pirandelliano; attraverso l’arte, soffermandomi sul rapporto tra arte e spettatore secondo

Kandinskij; attraverso la psiche umana, riflettendo su come l’empatia sia influente nei

processi di comunicazione interculturale, soprattutto in una realtà caratterizzata da un

crescente multiculturalismo.

E, primariamente questa tesina è per me un viaggio attraverso lo specchio: alla scoperta di

me stessa, l’immedesimazione e la comprensione degli altri che mi ha portato a

decodificare parte della mia complessa interiorità è stata per me una fonte di ispirazione

inesauribile nella scrittura della mia tesina.

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1) Etimologia ed evoluzione del concetto di empatia.

Il concetto di empatia non è nuovo storicamente: ha avuto rilievo nel pensiero estetico e

filosofico, ma restò per molto tempo un concetto vago.

<<Empatia>> significa letteralmente <<ciò che si prova dentro>>, <<sentire dentro>>.

La parola deriva dal greco "εμπαθεία" (empatéia, a sua volta composta da en-, "dentro", e

pathos, "sofferenza o sentimento"). Il termine era usato nell’antichità per indicare il

rapporto emozionale di partecipazione che legava nell’antica Grecia l’autore – cantautore

(aedo)- al suo pubblico. Empatia significava sentirsi dentro l’altro, sperimentare il modo in

cui l’altra persona vive un’esperienza.

Il neologismo <<emphaty>> venne impiegato per la prima volta nel 1909 da E. Titchner,

nel tentativo di tradurre il vocabolo tedesco <<einfühlung>>, <<sentire dentro>>, usato

alla fine dell'Ottocento nell'ambito della filosofia estetica e introdotto in psicologia da T.

Lipps.

In precedenza R. Vischer, studioso di arti figurative e di problematiche estetiche,

riprendendo le riflessioni del padre sulla fantasia e sul valore simbolico della natura, aveva

usato il termine einfühlung per indicare la capacità di sentir dentro e di con-sentire, ossia

di cogliere la vita della natura interna, cioè del proprio corpo. L’entrare in contatto dentro

è il movimento fondamentale della contemplazione estetica della natura. Rappresenta

quindi la capacità di proiettare i sentimenti da noi agli altri e alle cose, che percepiamo.

La nozione di empatia è stata oggetto di numerose riflessioni da parte di intellettuali come

Edith Stein, Antoine Chesì, Max Scheler, Sigmund Freud o Carl Rogers.

A partire dalla fine dell’Ottocento, i cosiddetti filosofi “empatisti” iniziarono a sostenere che

la principale fonte di godimento estetico sia l’einfuhlung, ossia l’empatia con l’opera d’arte

– nella convinzione che l’uomo sia un “animale empatico” – derivante da una sorta di

connessione che il corpo è in grado di instaurare con l’immagine.

Il concetto di empatia acquista piena cittadinanza nella riflessione filosofica ed estetica dei

primi anni del Novecento grazie a Lipps, che adotta la definizione di Vischer e parla di una

partecipazione profonda all’esperienza di un altro essere, egli sostiene che questa

esperienza è completa quando non c’è distinzione tra la persona stessa e l’altro sé, si crea

cioè un unico Io, la prospettiva è identica. Secondo lo studioso <<nulla può essere

oggetto di contemplazione estetica se non viene appunto contemplato, cioè appreso,

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fatto proprio interiormente […]. In questo processo sono presenti un moto e una mia

attività interiori. Sono il mio moto e la mia attività.>>

Successivamente, Lipps estese il concetto di empatia all'ambito della relazione

interpersonale. Egli individua quattro tipi di empatia: l'empatia generale, l'empatia mentale,

l'empatia empirica e l'empatia basata sulla consapevolezza dell'esistenza di altri esseri

viventi. L'imitazione dei movimenti altrui e la riproduzione degli atteggiamenti creerebbero

le condizioni per sperimentare gli stati emotivi che l'altro prova: ripercorrendo i movimenti

altro possiamo <<sentire>> ciò che l'altro sente e proiettarci in lui fino ad essere

<<uno>> con lui. Le riflessioni di Lipps agevolano il passaggio del tema dell’empatia dal

piano estetico a quello filosofico e psicologico nel tentativo di ridare senso non solo alla

relazione soggetto-natura ma anche alla relazione interpersonale.

A partire dagli studi di T. Lipps, il concetto viene impiegato in diversi ambiti della ricerca e

della pratica clinica in psicologia: nell’ambito della riflessione psicoanalitica, già nel 1899 S.

Freud aveva espresso un concetto simile, descrivendo la capacità di fare propria

l’esperienza di un’altra persona attraverso l’identificazione isterica. Mediante tale processo

identificatorio, il soggetto può esprimere, con il sintomo nevrotico, le esperienze di altre

persone e soffrire ciò che gli altri soffrono. Nel 1921, Freud descrive l’empatia (o

immedesimazione) come il processo <<che più di ogni altro ci permette di intendere l’Io

estraneo di altre persone >>. Freud scrive che «dall'identificazione parte la strada che,

passando per l'imitazione, giunge all'immedesimazione, ossia all'intendimento del

meccanismo mediante il quale ci è comunque possibile prender posizione nei confronti di

un'altra vita psichica». Questa presa di posizione è per Freud una sorta di intuizione che

consente di accedere a quei campi e a quei processi della vita psichica dell'altro estranei

alla propria esperienza diretta.

Oggigiorno, nell’uso comune, per empatia si intende la capacità di un essere umano di

percepire lo stato d’animo ed i sentimenti di un’altra persona, realizzando una sintonia

emotiva nei suoi confronti, la quale permette di condividerne i vissuti interiori e le

emozioni. L’empatia è la focalizzazione sul mondo interiore di un’altra persona. È la

capacità di intuire ciò che si sta muovendo nell’interiorità del nostro interlocutore,

percependo le sue emozioni ed i suoi stati d’animo autentici, spesso differenti da quelli

espressi verbalmente e gestualmente, al di là dei differenti schemi mentali e percettivi.

L'empatia è quella capacità di intendere l'altro al di là della comunicazione esplicita.

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L'Impiego così ampio di questo concetto ha fatto sì che questo assumesse ogni volta una

connotazione diversa, con il risultato di una difficile formulazione di una definizione

univoca e valida per tutti i contesti di applicazione e conseguentemente con la difficoltà

della costruzione di uno strumento di misurazione di tale costrutto.

Il problema infatti è impalpabilità della dimensione empatica in quanto si tratta di

un’esperienza di natura interna ed inferenziale privata non è una condotta né si evidenzia

con comportamenti specifici.

Con il proseguire degli studi sull'empatia, si è giunti ad un approccio di tipo

multidimensionale, sia in campo teorico che applicativo, che meglio riporta la complessità

di tale costrutto.

In base ai campi di applicazione e all’approccio considerato, l’empatia può essere vista

sotto svariati punti di vista: in base al metodo ALM si può parlare di

1. Empatia comportamentale: capire i comportamenti e le loro cause, capire il perché

del comportamento e le catene di comportamenti correlati.

2. Empatia emozionale: riuscire a percepire le emozioni vissute dagli altri, capire che

emozioni prova il soggetto (quale emozione è in circolo), di quale intensità, quali

mix emozionali vive l’interlocutore, come le emozioni si associano a persone,

oggetti, fatti, situazioni interne o esterne che l’altro vive.

3. Empatia relazionale: capire la mappa delle relazioni del soggetto e le sue valenze

affettive, capire con chi il soggetto si rapporta volontariamente o per obbligo, con

chi deve rapportarsi per decidere, lavorare o vivere, quale è la sua mappa degli

“altri significativi”, dei referenti, degli interlocutori, degli “altri rilevanti” e

influenzatori che incidono sulle sue decisioni, con chi va d’accordo e chi no, chi

incide sulla sua vita professionale (e in alcuni casi personale).

4. Empatia cognitiva (o dei prototipi cognitivi): capire i prototipi cognitivi attivi in un

dato momento del tempo, le credenze, i valori, le ideologie, le strutture mentali che

il soggetto possiede e a cui si ancora

La questione è stata in questi ultimi anni riportata alla ribalta in seguito alla scoperta, da

parte dell’équipe di neurologi dell’Università di Parma raccolta intorno a Giacomo

Rizzolatti, degli ormai celebri neuroni-specchio, che costituirebbero la base biologica della

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nostra capacità di relazionarci intersoggettivamente agli altri. In particolare uno di questi

ricercatori, Vittorio Gallese, ha avviato in collaborazione con lo storico dell’arte David

Freedberg una serie di studi volti a verificare il comportamento del sistema neuronale a

specchio quando di fronte al soggetto sta non tanto un altro soggetto in carne ed ossa,

quanto piuttosto un soggetto raffigurato in immagine, una traccia dell’attività motoria

dell’artista (è il caso dei tagli di Fontana). L’idea che sostiene tali ricerche è che anche di

fronte a corpi umani meramente raffigurati, e agli effetti dei loro movimenti precipitati sulla

tela, il corpo del fruitore reagisca “come se” fosse esso stesso direttamente coinvolto nella

scena raffigurata, o “come se” avesse esso stesso compiuto i gesti necessari a tracciare

quelle figure e forme rappresentate nell’opera: una vera e propria “simulazione incarnata”.

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2) Il contributo di Edith Stein

Vita

Edith Stein, nata a Breslavia il 12 ottobre 1891, è tra le intelligenze più brillanti nella filosofia

tedesca degli anni Venti, elemento di spicco nel

circolo fenomenologico di Gottinga, assistente di

Husserl, ordinatrice dei suoi manoscritti e

collaboratrice dello “Jarbuch”, docente all’Istituto

superiore di Pedagogia scientifica di Münster è stata

una monaca, filosofa e mistica tedesca dell'Ordine

delle Carmelitane Scalze. L’avvento del nazismo

interrompe la sua promettente carriera e la costringe

a lasciare l’insegnamento a causa delle sue origini;

entra in un convento carmelitano al termine di un

tormentato cammino di ricerca e conclude la sua vita

in una camera a gas del lager di Auschwitz nel 1942.

In un contesto socio-politico in cui ha subito sulla sua pelle il pregiudizio e la

discriminazione per l’essere donna ed ebrea (prima il mancato conseguimento della

cattedra universitaria, poi il ritiro forzato dall’attività di insegnamento ed infine, raggiunta

nel nascondimento della vita monacale, la deportazione nel campo di concentramento di

Auschwitz-Birkenau assieme alla sorella Rosa , anch'ella monaca carmelitana scalza, e la

morte), Edith Stein ci appare, attraverso le sue riflessioni sulla conoscenza dell'altro,

profetica ed autorevole.

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❖ L’influenza di Husserl

Edith Stein, seguendo il seminario di Husserl del semestre estivo del 1913 sulla natura e lo

spirito, rimane colpita dalla sua tesi riguardante il problema della conoscenza oggettiva del

mondo esterno. Questi ritiene che tale conoscenza sia conseguibile solo in maniera

intersoggettiva, cioè da un numero di individui che si trovano fra loro in uno scambio

reciproco di conoscenze. Husserl, rifacendosi al lavoro di Theodor Lipps, chiama empatia

(Einfühlung) l’intuizione che ha come oggetto gli altri individui.

Chiedendo al maestro Husserl di poter sostenere con lui la tesi di laurea la Stein individua

con immediatezza l’argomento: l’empatia. Questo termine, già utilizzato da Theodor Lipps,

mancava infatti di una adeguata spiegazione contenutistica e, soprattutto, di una analisi

che dimostrasse se era o meno il termine più appropriato per definire quella particolare

modalità di conoscenza del vissuto altrui, nel contesto fenomenologico che ella ha ormai

fatto proprio.

❖ L’empatia secondo Edith Stein

La Stein, nella sua tesi di laurea, decide perciò di studiare approfonditamente l’atto di

empatia. Lo spiega come quell’atto attraverso il quale si coglie un vissuto estraneo in

modo non-originario.

Con l'atto empatico il soggetto assume l'angolo di visuale dell'altro, ma non si confonde

con lui: l'Io e il Tu restano distinti e paradossalmente proprio tale distinzione rende

possibile l'incontro. Come è stato messo in luce nella concezione steiniana <<empatia vuol

dire allargare la propria esperienza, renderla capace di accogliere il dolore, la gioia altrui,

mantenendo la distinzione tra me e l'altro, l'altra.

Empatia è "rendersi conto", cogliere la realtà del dolore, la gioia di altri, non soffrire in

prima persona, immedesimarsi.>>

Su questo punto centrale del irriducibilità dell'io si concentrano anche le critiche della Stein

agli studi sull'empatia di T. Lipps e M.Scheler.

Lisps presuppone una piena identificazione dell'Io con il Tu. Egli, descrivendo il fenomeno

dell'empatia, porta l'esempio dello spettatore che assiste allo spettacolo dell'acrobata

immedesimandosi nei suoi movimenti fino a diventare un'unica persona con l'acrobata

stesso.

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Tale impostazione è criticata dalla Stein, che sottolinea l'autonomia e la diversità dello

spettatore, che non viene <<uno>> con l'acrobata, ma è presso di lui.

La Stain rifiuta quindi l'inclusione dell'empatia nel concetto di percezione interna, usato

indistintamente per designare sia il proprio sia l'altrui vissuto. L'Io e il Tu restano distinti, io

non mi confondo con l'altro, e l'altro non mi appartiene.

Se l’esperienza empatica è originaria in quanto avviene nel soggetto che la vive, il suo

contenuto non è originario perché si origina nell’Io altrui. Si tratta di una specificazione

non scontata. Sarebbe, infatti, possibile un sentimento non empatico di gioia in occasione

della gioia di un altro: entrambi i vissuti sarebbero allora altrettanto originari. Si immagini,

ad esempio, che qualcuno concordi con un amico di compiere un viaggio con lui, dopo

che questi abbia superato un esame. Quando egli lo supera, entrambi gli amici gioiscono,

e lo fanno per lo stesso motivo, ma non si tratta di empatia, piuttosto di un con-gioire

(genericamente cosentire), un vissuto egualmente originario in entrambi i soggetti. I tre

gradi dell’empatia sopra riportati consentono di evitare un grave errore e la confusione

dell’empatia con l’unipatia. Quanto all’errore, esso è presente nella teoria di Lipps, secondo

cui nell’empatia un io si fonde con l’altro. Ma, obietta Stein, la teoria di Lipps dimentica

l’esperienza della connessione psicofisica, secondo cui la connessione con il corpo che

dico mio non è né casuale, né contingente. L’Io dunque non si unisce a un altro io, ma

rimane sempre se stesso. Quanto all’unipatia, in essa l’Io scopre nell’altro lo stesso

sentimento che egli sperimenta. La Stein fa l’esempio secondo cui alcuni concittadini

gioiscono alla notizia che una fortezza nemica è capitolata. Ciascuno di loro si accorge che

anche gli altri provano la stessa gioia. Nell’unipatia si forma, tra l’Io e il Tu, un Noi. È

proprio questa forma di unità superiore che manca al co-sentire.

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• I gradi dell’empatia

L’autrice distingue tre gradi di attuazione dell’empatia:

1) l’emersione del vissuto;

2) la sua esplicitazione riempiente;

3) l’oggettivizzazione comprensiva del vissuto esplicitato.

Il primo grado consiste nella lettura di un’espressione emotiva sul volto di qualcuno; il

secondo consiste nel dirigersi intenzionale dell’attenzione verso lo stato d’animo dell’altro.

L’oggetto del vissuto non è più l’espressione emotiva, quanto piuttosto lo stato d’animo

dell’altro, con il quale ci si immedesima. Il terzo grado pone attenzione al dolore dell’altro,

colto, a questo livello, come oggetto, come vissuto altrui. Se il secondo grado era un

«essere presso» il vissuto altrui, questo grado comporta una riguadagnata distanza,

arricchita però dalla consapevolezza conseguita nel grado precedente. Va, in ogni caso,

tenuto presente che l’empatia non consiste necessariamente nel raggiungimento del livello

più alto ma, anzi, spesso si limita all’attuarsi del livello più basso.

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3) L’umorismo pirandelliano

In certi momenti di silenzio interiore, in cui l’anima nostra si spoglia di tutte le

finzioni abituali, e gli occhi nostri diventano più acuti e più penetranti, noi vediamo

noi stessi nella vita, e in sé stessa la vita, quasi in una nudità arida, inquietante; ci

sentiamo assaltare da una strana impressione, come se, in un baleno, ci si chiarisse

una realtà diversa da quella che normalmente percepiamo, una realtà vivente oltre

la vista umana, fuori delle forme dell’umana ragione.

Luigi Pirandello, [L’umorismo, Parte Seconda, cap. V]

❖ LA POETICA DELL’UMORISMO

• FLUSSO VITALE E FORMA

Sulla scia dell’intuizionismo di Bergson, per Pirandello la realtà si presenta come vita in

continuo divenire, un perenne caotico flusso in movimento e trasformazione, nel quale è

immerso anche l’uomo. Per affermare la propria personalità, l’uomo tende però a staccarsi

da quel flusso indistinto e così finisce per separarsi dal resto della vita, diventa così

individuale, si irrigidisce, comincia a morire. L’individuo si cristallizza in una <<forma>>, e

crede di essere uno per se stesso e per gli altri, ma in realtà acquisisce anche tutte le

<<forme>> che gli altri gli attribuiscono, dal momento che ciascuno interpreta alla propria

maniera il modo in cui ci poniamo.

• L’UMORISMO

"L'umorismo" di Pirandello Il saggio è del 1908, posteriore dunque a quello di

Bergson da cui risulta parzialmente influenzato. Pirandello vi ha lavorato dal 1904,

anno di pubblicazione di Il fu Mattia Pascal; le due opere (il romanzo ed il saggio)

sono espressione di un'unica maturazione artistica ed esistenziale che ha coinvolto

lo scrittore siciliano all'inizio del Novecento e che vede come centrale proprio la

poetica dell'umorismo. L'originalità di questa concezione sta nella distinzione tra

"comico" ed "umoristico" in senso stretto; se il primo viene inteso come

«avvertimento del contrario», quindi come pura intuizione di una contraddizione (e

qui sta l'eco di Bergson), l'umorismo è inteso come «sentimento del contrario»,

l'elaborazione razionale e successiva del comico, una riflessione che porta ad un

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sentimento di identificazione e compassione nei confronti della persona di cui ci si

prende gioco. Tale sentimento ha le sue radici nella natura del "contrario"

analizzato dall'umorista: anche qui si tratta del conflitto tra la forza profonda della

vita e le cristallizzazioni della forma; tuttavia qui la vita appare irrimediabilmente

soffocata dalla forma, incarnata dall'ideologia, dalle convenzioni, dalle leggi civili e

dal meccanismo stesso della vita associata. Anche Bergson aveva notato che

«proprio come la vita dello spirito può essere ostacolata nel suo realizzarsi dalle

esigenze della macchina corporea, così la forma della vita sociale può soffocarne il

senso», ma per Pirandello questo soffocamento è intrinseco e strutturale nella vita

associata. D'altronde lo stesso "slancio" che permea la vita ha perso le connotazioni

positive dello spiritualismo francese, per assomigliare più ad un caos cieco ed

oscuro, più vicino alle concezioni irrazionaliste di fine Ottocento ed alla

caratterizzazione dell'inconscio. La "meccanizzazione" dunque non è più l'anomalia

sociale da correggere, ma l'autoinganno con cui l'uomo cerca di dare un senso

all'informità della vita; in particolare, nel rapporto con gli altri l'autoinganno prende

la forma della 'maschera', dell'(auto) imposizione del soggetto di un'identità fissa e

predefinita dai valori morali e culturali, un'identità necessariamente percepita come

estranea ed inautentica. Ecco allora che sottolineare questi autoinganni, descrivere

l'erompere saltuario della vita dalla forma significa partecipare del dramma

dell'uomo, combattuto tra bisogno di certezze e il bisogno di aderire alla realtà

autentica della vita: il "sentimento del contrario" è paragonato al dio Giano

bifronte, in quanto è riso e pianto insieme.

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4) Empatia nei processi di comunicazione

interculturale

❖ EMPATIA INTERCULTURALE

Tra i vari aspetti e campi di applicazione dell’empatia è mia intenzione porre particolare

importanza alla cosiddetta empatia interculturale, intendendo come tale la capacità di

percepire il mondo come esso viene percepito da una cultura diversa.

La letteratura in materia distingue quattro livelli di empatia (Trevisani, 2005) che qualificano

le dimensioni utili per applicare una componente empatica sul piano interculturale:

• Empatia comportamentale: comprendere i comportamenti di una cultura diversa e

le loro cause, capire le ragioni più profonde dei comportamenti e le catene di

comportamenti correlati.

• Empatia emozionale: riuscire a percepire le emozioni vissute dagli altri, anche in

culture diverse dalle proprie, capire che emozioni prova il soggetto (quale

emozione è in circolo), di quale intensità, quali mix emozionali vive l'interlocutore,

come le emozioni si associano a persone, oggetti, fatti, situazioni interne o esterne

che l'altro vive.

• Empatia relazionale: capire la mappa delle relazioni del soggetto e le sue valenze

affettive nella cultura di appartenenza, capire con chi il soggetto si rapporta

volontariamente o per obbligo, con chi deve rapportarsi per decidere, lavorare o

vivere, quale è la sua mappa degli “altri significativi”, dei referenti, degli

interlocutori, degli “altri rilevanti” e influenzatori che incidono sulle sue decisioni,

con chi va d'accordo e chi no, chi incide sulla sua vita professionale (e in alcuni casi

personale).

• Empatia cognitiva (o dei prototipi cognitivi): capire i prototipi cognitivi attivi in un

dato momento del tempo in una certa cultura, le credenze di cui si compone, i

valori, le ideologie, le strutture mentali che il soggetto culturalmente diverso

possiede e a cui si ancora"

Nella comunicazione interculturale una strategia empatica potrebbe risolvere molte

incomprensioni che derivano esclusivamente da un malriposto assunto di similarità.

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Un esempio di empatia interculturale è la fotografia apparsa su tutti i quotidiani che

ritraeva Henry Kissinger, segretario di Stato degli Stati Uniti d'America in carica dal 1973, e

l’allora presidente egiziano Anwan Sadat che si tenevano la mano. Kissinger si stava

ovviamente comportando in

modo appropriato

all’esperienza di Sadat

relativamente al tenersi per

mano tra uomini, piuttosto

che reagire a quella che era

la propria esperienza,

culturalmente condizionata,

di quell’evento.

Tale gesto presuppone uno

spostamento di prospettiva,

necessariamente

condizionato dalla volontà

di voler essere partecipe dell’esperienza personale dell’interlocutore. Per far sì che

vengano abbattute le barriere culturali è infatti necessaria una sospensione della nostra

visione di mondo e partecipare più profondamente possibile alla visione dell’altra cultura.

L’empatia interculturale facilita la comunicazione nelle transazioni culturali, oltre che essere

un elemento fondamentale in tutte le esperienze di transizione: con l’empatia, e solo con

l’empatia abbiamo il privilegio di vivere brevemente nella terra più impenetrabile di tutte:

l’esperienza di un’altra persona.

❖ REFLECTION ON MULTICULTURALISM AND GLOBALISATION

Nowadays, it is obvious that cultural diversity is an inescapable fact of modern life.

The value of cultural empathy has become increasingly important in the last few decades,

mostly due to increases in immigration, globalization, and international business. People of

different cultures are having to interact more frequently on a personal and professional

level. Cultural empathy makes for smoother and more pleasant interactions and working

relationships. There has always been a sharing of goods, services, knowledge and cultures

between people and countries, but in recent years improved technologies and a reduction

Il segretario di stato Henry Kissinger ed il presidente egiziano Anwar

Sadat al Tahira Palace di Cairo durante il loro incontro sulla crisi del

Medioriente Nov. 7, 1973.

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of barriers means the speed of exchange is much faster. It is like moving towards living in a

borderless world.

Multiculturalism is an attractive and persuasive notion. It suggests a human being whose

identifications and loyalties transcend the restriction of nationalism and whose

commitments are pinned to a larger vision of the global community.

Nation, culture, and society exert influence on each of our lives, structuring our values,

engineering our view of the world, and patterning our responses to experience. Human

beings cannot hold themselves apart from some form of cultural influence. No one is

culture free. We are reminded daily of this phenomenon. In the corner of a traditional

Japanese home sits a television set tuned to a baseball game in which the visitors, an

American team, are losing. A Canadian family, meanwhile, decorates their home with

sculptures and paintings imported from Pakistan, India, and Ceylon. Teenagers in

Singapore and Hong Kong pay unheard of prices for used American blue jeans while high

school students in England and France take courses on the making of traditional

Indonesian batik.

Around the planet the streams of the world's cultures merge together to form new

currents of human interaction. Though superficial and only a manifestation of the shrinking

of the globe, each such vignette is a symbol of the mingling and melding of human

cultures. Communication and cultural exchange are the basic conditions of the twentieth

century.

The impact is enormous. Human connections through communication have made possible

the interchange of goods, products, and services as well as the more significant exchange

of thoughts and ideas.

Globalisation provides opportunities and challenges. Bigger markets can mean bigger

profits which leads to greater wealth for investing in development and reducing poverty in

many countries. Weak domestic policies, institutions and infrastructure and trade barriers

can restrict a country’s ability to take advantages of the changes. Each country makes

decisions and policies that position them to maximise the benefits and minimise the

challenges presented by globalisation.

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❖ ADVANTAGES AND DISADVANTAGES OF GLOBALISATION

As previously said, globalisation is a process of interaction and integration among the

people, companies, and governments of different nations. This process is having a

dramatic effect, for good or bad, on the world economy and on people’s lives.

Considering the advantages of globalisation, we can note that:

o Free trade between nations is increased.

o Companies have greater flexibility to operate across borders.

o Poor countries and their citizens can develop economically and raise their

standards of living.

o Key information can be shared among individuals and companies around the

world.

o The transportation of goods and people has never been so high

o There is more mixing with people and cultures from all over the world. People can

share ideas and lifestyles and experienced foods and products not previously

available in their countries.

On the other hand, we must consider:

o The increase the flow of skilled and unskilled jobs from developed countries to

developing countries and companies seek out the cheapest labour. This causes

more unemployment in the developed world

o The increase the probability of economic problems in one nation affecting all

missions

o The richest countries continue to dominate world trade at the expense of

developing countries.

o No guarantees that the wealth from which countries will benefit the local

community.

o Multinational companies may operate in a way that would not be allowed in their

countries

o Threat to the world’s cultural diversity: local economies, traditions and languages

will be replaced by lifestyle in developing countries.

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5) Tra arte ed empatia: Kandinskij

«Il colore è la tastiera, gli occhi sono il martelletto, l’anima è un pianoforte con

molte corde. L’artista è la mano che suona, toccando un tasto o l’altro, per

provocare vibrazioni nell’anima”.

Wassilij Kandinskij

❖ L’AUTORE

Wassilij Kandinskij (Mosca, 1866 - Neuilly-sur-Seine, Francia, 1944) è considerato il creatore

dell'astrattismo, movimento artistico nato a Monaco nel 1910. Dopo gli studi alla facoltà di

legge a Mosca compie viaggi in Europa, dove comincia a interessarsi alla pittura.

Trasferitosi a Monaco frequenta i corsi di Franz Stuck all’Accademia. Nel 1911 fonda con

Franz Marc il gruppo "Il cavaliere azzurro"(Der blaue Reiter). L’obiettivo dei pittori era

trasmettere empaticamente all’osservatore le loro sensazioni interiori attraverso il colore e

la forma, puntando all’essenza spirituale della realtà. L’anno successivo Kandinskij pubblica

"Lo spirituale nell’arte" e "L’almanacco del Cavaliere azzurro". Nel 1922 viene nominato

professore alla Bauhaus, dove insegna fino al 1932. Nel 1926 pubblica "Punto, Linea,

Superficie", testo in cui tenta un’analisi della percezione degli elementi astratti della pittura.

È intorno al 1911 che in alcune opere di Kandinskij si sostituisce ai colori e alla prospettiva

piana della pittura fauve un fioco di colori attraversati da strisce scure, a zig-zag o ad

angolo acuto o a spirale. Questo procedimento corrisponde al suo approfondimento delle

teorie dell’“Einfühlung” (empatia), interpretate nel senso più astrato: non sono la forma

degli oggetti della natura, ma le loro sagome astratte a colpire la sensibilità dell’artista e a

essere “ricreate” secondo le stesse leggi intrinseche, che ne rendono possibile la

trasmissione di una sensazione interiore.

19

Così nella composizione IV

(Battaglia) del 1911 le due lance

dei cosacchi, il profilo della

cittadella e le curve dei cavalli al

galoppo diventano segni

stenografici, mentre l’arcobaleno

e a forma solare nascono dal

puro colore senza disegno;

nella Composizione V, inoltre,

appare per la prima volta la

grande striscia nera spiraliforme,

poi ripetuta in un’infinità di

dipinti.

❖ LO SPIRITUALE NELL’ARTE

Nell’agosto nel 1910, a Murnau in Baviera, Wassily Kandinskij pubblica uno degli scritti più

visionari del nostro secolo intitolandolo “Lo Spirituale Nell’Arte”. Con un’inesorabile ed

immediata dichiarazione di indipendenza dal passato, questo saggio si presenta come una

riflessione sull’effetto metafisico dell’arte. Il percorso di Kandinskij si snoda tra un’esigenza

espressiva di impronta nettamente spiritualistica e la ricerca di una forma liberata dal

mondo esteriore e in grado, di per se stessa, di trasmettere direttamente l’impulso

interiore.

Si riscopre tra queste pagine l’essenza dell’astrattismo pittorico di Kandinskij dove l’arte

pare nasce dalla necessità di dar significato nel comunicare la propria interiorità in quanto

“La bellezza del colore e della forma […] non è un fine sufficiente in arte”

Da parte sua, nello Spirituale nell’arte Kandinskij sostiene che ogni colore intrattenga un

rapporto significativo con l’anima, condividendone il ritmo vitale. Nell’indagare la

“somiglianza fisica e morale” tra stati psichici e colori, Kandinskij parla esplicitamente di

Composizione V (1911).

Composizione IV (1911).

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un’“azione sensibile e morale del colore”, in virtù della quale esso esercita un’azione sul

senso della vista e insieme sull’animo, anche a prescindere dagli oggetti che il colore

dipinge.” È quel che più tardi l’estetica psicologica avrebbe designato quale effetto psico-

fisico dell’immagine: Lipps riconosce esplicitamente che i colori non sono mai sono

semplici colori, ma sempre al contempo qualcosa di serio o di allegro, di tranquillo o di

vivace, cioè qualcosa di simile a una vera e propria personalità.

Per contro Kandinskij ritiene che siano il colore e la forma a fornire una sonorità interiore

che viene trasmessa mediante il quadro, attraverso la vibrazione spirituale.

Ogni qual volta pittore riesce ad esprimere le vibrazioni della sua anima nella sua opera,

quest'ultima acquista una sua vita spirituale autonoma e ha la capacità di suscitare

analoghe vibrazioni nello spettatore.

L’ empatia è perciò possibile al di là della rappresentazione figurativa: i colori e le linee

stesse dell’opera veicolano le nostre emozioni. Esse infatti non hanno forma, perciò il

miglior modo per esprimerle non è altro che una linea un colore senza figurazione.

Per illustrare l’effetto del colore Kandinskij si basa non solo sulla teoria di associazione tra i

sensi, per la quale si parla del sapore, del profumo, del suono dei colori, ma anche dello

stretto rapporto tra fisico e mente e della risonanza che ha il corpo sull’anima e viceversa.

Un giallo limone può dare una sensazione di acido, come un rosso cinabro ci infiamma lo

spirito e ci affascina nello stesso modo in cui l’uomo è da sempre affascinato dalla fiamma.

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BIBLIOGRAFIA

o Edith Stein, Sull’empatia

o Milton Bennet, Principi di comunicazione interculturale

o B. Panebianco, M. Gineprini, S. Seminria. LetterAutori

o Jolanda Nigro Covre, Kandinskij

o T. Lipps, Estetica

o Contini, La comunicazione empatica

SITOGRAFIA

o https://www.riflessioni.it/riflessioni-filomatiche/valore-etico-umorismo-letterario-

teatrale.htm

o http://www.educational.rai.it/materiali/file_lezioni/53841_635661675745371956.pdf

o https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia

o http://www.treccani.it/enciclopedia/empatia/

o http://www.stateofmind.it/tag/empatia/

o https://it.wikipedia.org/wiki/Vasilij_Vasil%27evi%C4%8D_Kandinskij

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