Tesina "Lo Stato del benessere - l'evoluzione dello Stato dal 1929 ad oggi"
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Tesina "Lo Stato del benessere - l'evoluzione dello Stato dal 1929 ad oggi"

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Tesina sul Welfare State, che affronta i temi della previdenza ed assistenza sociale, le origini dello Stato sociale ed il "New Deal"
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LO STATO DEL BENESSERE

L’EVOLUZIONE DELLO STATO DAL 1929 AD OGGI

Materie coinvolte:

Economia politica

Storia

Inglese

Percorso multidisciplinare

Indice

Introduzione ........................................................................................................ 4

1. La tutela previdenziale e assistenziale .......................................................... 5

1.1 La previdenza sociale ................................................................................. 5

1.1.1 Il sistema pensionistico ....................................................................... 7

1.1.2 Le prestazioni previdenziali a sostegno del reddito ............................ 9

1.1.3 L’assicurazione contro infortuni e malattie professionali ................. 11

1.2 L’assistenza sociale .................................................................................. 12

2. La grande depressione e il New Deal .......................................................... 14

2.1 La politica economica degli anni ’20 e il boom della Borsa .................... 14

2.2 La crisi del 1929 ....................................................................................... 16

2.3 Roosevelt e il «New Deal» ....................................................................... 17

2.4 Meriti e critiche ........................................................................................ 20

3. The Welfare State ......................................................................................... 21

3.1 The Labour Government .......................................................................... 21

3.1.1 Labour reforms – the Welfare State 1945 – 1951 ............................. 22

3.2 How is the Welfare budget spent? ............................................................ 24

3.3 The biggest public spending programs in the UK .................................... 25

Bibliografia e Sitografia ................................................................................... 26

Introduzione

Il tema trattato dal mio percorso multidisciplinare è lo Stato del benessere (o

Welfare State nell’originale versione anglosassone), vale a dire il complesso di

politiche pubbliche messe in atto da uno Stato per garantire l’assistenza e il

benessere dei cittadini, modificando in modo deliberato e regolamentato la

distribuzione dei redditi generata dalle forze del mercato stesso.

L’espressione «Stato del benessere», entrata nell’uso in Gran Bretagna negli anni

della Seconda guerra mondiale, è tradotta di solito in italiano come Stato

assistenziale (che ha però sfumatura negativa) o Stato sociale.

Gli obiettivi perseguiti dal welfare sono fondamentalmente tre: assicurare un

tenore di vita minimo a tutti i cittadini; dare sicurezza agli individui e alle

famiglie in presenza di eventi naturali ed economici sfavorevoli di vario genere;

consentire a tutti i cittadini di usufruire di alcuni servizi fondamentali, quali

l’istruzione e la sanità.

Nello sviluppo del mio percorso multidisciplinare ho ritenuto opportuno partire

da economia politica, esaminando i settori dell’intervento statale ossia la

previdenza e l’assistenza sociale.

Successivamente mi sono concentrata sulle origini e sulla nascita dello Stato

sociale. Per quanto riguarda storia, sono partita dalla grande depressione per poi

soffermarmi sul primo intervento statale in economia, il “New Deal”.

Infine ho scelto inglese per sviluppare la nascita del Welfare State,

soffermandomi sulle riforme apportate al sistema, ma anche esaminando gli

elevati costi necessari per sostenere e aiutare i più bisognosi.

1. La tutela previdenziale e assistenziale

1.1 La previdenza sociale

4

La previdenza sociale è un particolare sistema di tutela, il cui scopo è quello di

impedire che le conseguenze di tipo economico o sanitario dell’evento futuro che

colpisce o potrebbe colpire il lavoratore, ricadano sul lavoratore o sul datore di

lavoro.

La previdenza sociale è espressamente prevista dall’art. 38, comma 2 della

Costituzione, secondo cui:

«I lavoratori hanno diritto che siano preveduti e assicurati mezzi adeguati alle

loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia,

disoccupazione involontaria».

Il sistema previdenziale funziona come una specie di assicurazione contro i

rischi, in cui l’assicurato, in cambio di premi versati periodicamente

all’assicurazione, riceve determinati prestazioni qualora si verifichi l’evento

assicurato.

Tuttavia, l’assicurazione non è facoltativa ma è obbligatoria e i pagamenti dei

premi, i contributi, vengono fatti ricadere anche su un soggetto diverso

dall’assicurato.

Gli assicuratori poi sono enti pubblici, le assicurazioni sociali. Tra i più

importanti enti previdenziali vanno ricordati l’Inps (Istituto nazionale della

previdenza sociale) e l’Inail (Istituto nazionale delle assicurazioni contro gli

infortuni sul lavoro).

I soggetti dell’assicurazione sociale sono:

• il lavoratore, soggetto assicurato;

• il datore di lavoro, soggetto assicurante;

• l’ente previdenziale, soggetto assicuratore.

Tra questi soggetti viene a instaurarsi un vero e proprio rapporto giuridico,

denominato rapporto giuridico previdenziale.

I datori di lavoro sono obbligati a versare periodicamente una somma di denaro

(contributi), a favore dell’ente previdenziale. La misura della contribuzione

dipende dalla retribuzione del dipendente. I contributi sono per una minima parte

anche a carico del lavoratore; tuttavia il versamento viene materialmente eseguito

5

dal datore di lavoro il quale, provvede a trattenere dalla retribuzione del

dipendente i contributi versati, cosiddetta trattenuta.

Anche i lavoratori autonomi devono versare i contributi. Assumono così la

duplice veste di assicurato e assicurante e sono integralmente responsabili del

versamento dei propri contributi.

Sebbene l’obbligo di pagare i contributi spetti prevalentemente ai datori di

lavoro, si assiste a interventi statali di finanziamento contributivo volti da un lato

a risanare i deficit degli enti previdenziali e, dall’altro, a far ricadere sullo Stato

una parte degli oneri dei datori di lavoro.

L’intervento dello Stato può essere di due tipi:

• sgravi contributivi, che consistono nella riduzione temporanea degli oneri

contributivi dovuti all’Inps per certe aziende in determinare aree del

Paese. Questo tipo di intervento mira a sviluppare certi settori produttivi o

alcune Regioni più in crisi ed è quindi rivolto a ridurre gli squilibri e a

incrementare l'occupazione;

• fiscalizzazione degli oneri sociali, che consiste nel finanziamento pubblico

dei contributi obbligatori a carico delle imprese. In questo caso l’obiettivo

è la riduzione del costo del lavoro per favorire l'occupazione.

Le agevolazioni contributive sono spesso utilizzate per favorire l’occupazione di soggetti svantaggiati sul mercato del lavoro, come per esempio i lavoratori iscritti alle liste di mobilità, i disoccupati da un certo periodo di tempo, i lavoratori disabili, gli apprendisti.

1.1.1 Il sistema pensionistico

La principale prestazione previdenziale è la pensione.

6

Il sistema pensionistico è da decenni al centro di polemiche e di progetti di

riforma. La vecchia gestione aveva provocato una divergenza sempre più marcata

tra le entrate e le uscite, contribuendo a incrementare notevolmente il debito dello

Stato italiano.

Così il legislatore ha provveduto a riformare il sistema. L’intento del riformatore

è stato quello di rendere il sistema più efficiente e meno costoso.

A seguito delle riforme è venuto a delinearsi un sistema previdenziale che poggia

su tre pilastri:

• pilastro pubblico, attuato tramite il tradizionale sistema delle assicurazioni

sociali e finanziato principalmente con i contributi obbligatori dei

lavoratori e dei datori di lavoro;

• pilastro previdenziale complementare, costituito dai fondi pensioni

(organismo che investe le somme versate dai lavoratori iscritti nei mercati

finanziari al fine di produrre un rendimento che si aggiunge alle

contribuzioni versare dai lavoratori) principalmente finanziati dalle quote

del TFR in base alla scelta effettuata dal lavoratore;

• pilastro previdenziale facoltativo individuale, formato da assicurazioni

private stipulate facoltativamente dal lavoratore.

Esistono due principali tipi di pensioni, quella di vecchiaia e quella anticipata, un

tempo denominata di anzianità.

La pensione di vecchiaia è quella corrisposta a favore di lavoratori che hanno

raggiunto un limite minimo di età e che hanno versato contributi per un certo

numero di anni.

Essa va distinta dalla pensione anticipata (un tempo detta di anzianità) che trova

applicazione al raggiungimento di un certo numero di anni di contribuzione

indipendentemente dall’età anagrafica.

La pensione di anzianità è stata ritenuta una delle principali ragioni del dissesto

finanziario del sistema previdenziale, soprattutto a causa delle leggi che, in

passato, riconoscevano ingiustificati privilegi ad alcune categorie di lavoratori e

prevedevano metodi di calcolo e requisiti del tutto incompatibili con le risorse e

le possibilità del sistema previdenziale.

7

La prima importante riforma del sistema pensionistico si è avuta con la legge n.

335/1995 (Riforma Dini) che introdusse un nuovo sistema di calcolo delle

pensioni di tipo contributivo, sostituendolo a quello precedente di tipo

retributivo.

Secondo il metodo retributivo la pensione veniva calcolata sulla base di due

elementi: l'anzianità contributiva, data dal numero delle settimane coperte da

contribuzione, fino a un massimo di 40 anni, e la retribuzione annua

pensionabile, costituita da una parte delle retribuzioni lorde percepite dal

lavoratore in costanza del rapporto di lavoro. Questo sistema presentava

l’inconveniente di non determinare un collegamento tra contributi versati e

somma erogata, impedendo di gestire in modo assennato la spesa previdenziale.

Per ovviare ai difetti del sistema retributivo, la riforma del 1995 ha introdotto il

metodo contributivo. L’ammontare della pensione si determina moltiplicando la

somma dei contributi accantonati durante la vita lavorativa (cui si aggiungono gli

interessi) per un numero, detto coefficiente di trasformazione, rapportato all’età

in cui si decide di cessare l’attività lavorativa.

Più il lavoratore ritarda questo momento, più elevato sarà il coefficiente, e di

conseguenza l’importo della pensione corrisposta.

Tuttavia, la legge del 1995 aveva previsto un regime di calcolo delle pensioni

differenziato in base all’anzianità di servizio maturata dai lavoratori alla data del

31 dicembre 1995. Per chi, a quella data, aveva maturato 18 anni o più di

contributi si applicava esclusivamente il regime retributivo, anche per gli anni

successivi; per chi ne aveva maturati meno di 18 si applicava il retributivo fino al

31 dicembre 1995 e quello contributivo per gli anni successivi; per chi a quella

stessa data non aveva maturato anzianità contributiva, si applicava

esclusivamente il regime contributivo.

La riforma delle pensioni del 2011 (Riforma Fornero), a decorrere dal 1° gennaio

2012, ha esteso a tutti i lavoratori il sistema di calcolo retributivo.

Questa riforma ha profondamente modificato i requisiti per l’accesso ai due tipi

di pensione.

I lavoratori hanno diritto alla pensione di vecchiaia generalmente se hanno

versato almeno 20 anni di contributi. L’età pensionabile è stata fissata a 66 anni,

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indifferentemente per i lavoratori del settore privato e pubblico, con diritto al

mantenimento del posto di lavoro fino a 70

anni.

Tuttavia, è consentito ai lavoratori andare in pensione anche prima dei 66 anni, qualora ricorrano i requisiti della cosiddetta pensione anticipata, vale a dire il versamento di un certo numero di anni di contributi previdenziali.

Il lavoratore che sceglie la pensione anticipata subisce tuttavia una

penalizzazione.

1.1.2 Le prestazioni previdenziali a sostegno del reddito

La legge ha predisposto forme previdenziali obbligatorie anche per tutelare i

lavoratori da quegli eventi che possono far venir meno o far diminuire la loro

capacità di guadagno (disoccupazione involontaria, licenziamento, nascita di

figli).

In tali circostanze lo Stato interviene con una serie di strumenti previdenziali che

hanno lo scopo di assicurare al lavoratore una fonte di reddito sufficiente per

provvedere al suo sostenimento e quello della sua famiglia.

Questi interventi vengono comunemente denominati ammortizzatori sociali.

Le principali forme previdenziali di questo tipo sono:

• l’assicurazione contro la disoccupazione;

• le integrazioni salariali;

• la mobilità;

• l’assegno per il nucleo familiare;

• l’assegno sociale.

L’assicurazione contro la disoccupazione protegge il lavoratore dal rischio della

perdita di guadagno in conseguenza di una condizione di disoccupazione

involontaria causata dalla mancanza di lavoro.

9

Tuttavia, questa assicurazione non riguarda né i soggetti in cerca di prima

occupazione, né chi si trova senza lavoro per scelta o per motivazioni puramente

soggettive.

L’assicurazione si finanzia esclusivamente con i contributi dei datori di lavoro.

L’ente gestore, l’Inps, eroga, su domanda dell’avente diritto, un’indennità

ordinaria di disoccupazione calcolata in misura percentuale alla retribuzione

percepita nei tre mesi anteriori alla disoccupazione per un periodo di tempo

limitato.

Le integrazioni salariali sono indennità corrisposte dalla Cassa integrazione

guadagni ai lavoratori in determinati casi e in presenza di particolari requisiti

previsti dalla legge. Infatti, l’impresa può trovarsi in determinate circostanze a

non essere in grado provvisoriamente di garantire la retribuzione e il posto di

lavoro ai propri dipendenti.

È bene precisare che gli interventi della Cassa presuppongono la prospettiva di

una ripresa dell’attività produttiva.

Durante questo periodo il rapporto di lavoro permane, ma vengono sospese le

obbligazioni principali, quali lo svolgimento del lavoro e il pagamento della

retribuzione. Una volta cessato questo periodo, il rapporto riprenderà

regolarmente.

L’istituto della mobilità intende favorire il passaggio dei lavoratori licenziati dalle

imprese in crisi alle imprese che hanno bisogno di manodopera, garantendo nel

frattempo un trattamento di integrazione salariale.

I lavoratori licenziati potranno chiedere di essere inseriti nella lista di mobilità.

L’iscrizione è necessaria per poter beneficiare dell’indennità di mobilità.

Affinché la retribuzione sia sufficiente ad assicurare al lavoratore e alla sua

famiglia «un’esistenza libera e dignitosa», come richiesto dall’art. 36 della

Costituzione, è necessario tener conto delle esigenze familiari di ogni singolo

lavoratore.

Per adeguare la retribuzione al carico familiare la legge ha predisposto una

particolare forma di assicurazione sociale il cui scopo è tutelare il lavoratore

dall’aggravio di oneri derivanti dall’esistenza di un nucleo familiare a suo carico.

10

Essa consiste nel corrispondere ai lavoratori che ne hanno i requisiti un assegno per il nucleo familiare di importo variabile in relazione al numero di componenti la famiglia e al reddito complessivo del nucleo familiare.

L’assegno è a carico dell’Inps, ma il pagamento viene anticipato dal datore di

lavoro, unitamente alla retribuzione.

1.1.3 L’assicurazione contro infortuni e malattie professionali

Un altro importante settore della previdenza sociale è rivolto alla protezione dei

lavoratori dal rischio derivante da incidenti e malattie che possono capitargli

nello svolgimento dell’attività lavorativa.

L’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie

professionali si prefigge di garantire il risarcimento del lavoratore che subisca

danni alla salute a causa di un infortunio sul lavoro o di una malattia

professionale.

Il soggetto assicuratore è l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli

infortuni sul lavoro (Inail).

Sono obbligati al pagamento dei contributi i datori di lavoro. Nell’industria i

contributi prendono la denominazione di premi la cui misura varia in relazione

alla retribuzione percepita dal dipendente e alla natura e pericolosità dell’attività

lavorativa.

L’assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali riguarda soltanto i

lavoratori maggiormente esposti ai rischi. Tuttavia, la giurisprudenza estende la

sua applicazione anche agli impiegati ugualmente esposti ai rischi delle

lavorazioni pericolose.

Si ha infortunio sul lavoro quando per una causa violenta si è verificato un evento

lesivo, che determina la morte o riduce la capacità lavorativa del dipendente.

La malattia professionale deriva da una lenta e progressiva azione nociva

sull’individuo di fattori dannosi utilizzati nell’attività lavorativa.

Il lavoratore infortunato o ammalato ha diritto alle prestazioni, sanitarie ed

economiche da parte dell’Inail.

Le prestazioni sanitarie consistono nelle cure mediche, chirurgiche e riabilitative

dirette al ristabilimento della salute e della capacità lavorativa dell’assicurato.

11

Le prestazioni economiche consistono nel pagamento di somme di denaro a titolo

d’indennizzo per la perdita economica subita dal lavoratore in conseguenza

dell’inabilità.

1.2 L’assistenza sociale

L’assistenza sociale è l’attività dello Stato e degli altri enti pubblici diretta a dare

protezione e aiuto a tutti i cittadini che si trovano in una situazione di debolezza.

Indipendentemente dalla loro condizione di lavoro.

Il suo riferimento normativo fondamentale è contenuto nell’art. 38, comma 1

della Costituzione secondo cui:

«Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto di mezzi necessari per vivere ha

diritto al mantenimento e all’assistenza sociale».

A differenza della previdenza, che previene eventi futuri, l’assistenza interviene

quando si verificano le condizioni di bisogno.

Le prestazioni assistenziali hanno come obiettivo quello di rimuovere e superare

le situazioni di bisogno e di difficoltà che i singoli individui incontrano nel corso

della loro vita. Tuttavia, esse sono erogate soltanto alle persone e alle famiglie

che effettivamente si trovano in difficoltà. Per valutare la situazione del soggetto

che richiede la prestazione e accertare se abbia o meno i requisiti per

beneficiarne, vengono utilizzati criteri tecnici che consentono di appurare con

sufficiente approssimazione la situazione globale, economica e sociale, del

richiedente.

Grazie a questo accertamento la persona acquista una determinata posizione nelle

graduatorie che solitamente vengono predisposte per individuare i destinatari

delle prestazioni.

In primo luogo, il cittadino in condizione di bisogno deve compilare una

dichiarazione sostitutiva unica nella quale dichiara il proprio reddito, i propri

beni e la propria situazione familiare e indica le varie prestazioni o servizi di cui

intende beneficiare nel corso dell’anno. Sulla base di queste dichiarazioni l’Inps

calcola due importanti indicatori della condizione di disagio, l’indicatore della

situazione economica (Ise) e l’indicatore della situazione economica equivalente

12

(Isee). Quest’ultimo non considera soltanto il reddito e il patrimonio della

persona, ma anche l’aiuto che il nucleo familiare può dare nelle situazioni di

difficoltà. L’Isee ha durata annuale, è unico per ciascun componente il nucleo

familiare e vale per tutte le prestazioni sociali agevolate che si possono

richiedere.

Numerosi sono i soggetti impegnati nell’offrire l’assistenza sociale: enti

istituzionali, quali Stato, Regioni, Province e Comuni; associazioni private, di

volontari, onlus, enti non profit, cooperative sociali, fondazioni ecc., singoli

cittadini.

La distribuzione delle funzioni assistenziali è incentrata sul principio di

sussidiarietà, verticale e orizzontale, cui si ispira la legge n. 328/2000.

Per il principio di sussidiarietà verticale, le funzioni amministrative devono

essere attribuite all’ente istituzionale più vicino ai cittadini in quanto ritenuto in

grado di comprendere meglio i bisogni e le esigenze della popolazione. Pertanto,

l’ente principale a cui sono affidate le funzioni assistenziali è il Comune.

Per il principio di sussidiarietà orizzontale, si tende ad affidare a soggetti della

società civile, come familiari, associazioni, volontari, ecc., le attività assistenziali

propriamente spettanti ai pubblici poteri. I soggetti privati, opportunamente

autorizzati e accreditati dagli enti locali, partecipano in modo attivo, insieme a

quelli pubblici, alla gestione e all’offerta dei servizi.

2. La grande depressione e il New Deal

Alla fine degli anni ’20 l’Europa e il mondo sembravano avviati a superare i

traumi e le ferite del primo conflitto mondiale. L’Occidente capitalistico aveva

ripreso a svilupparsi con discreta regolarità, quando su di esso si abbatté una crisi

economica tanto imprevista quanto catastrofica.

2.1 La politica economica degli anni ’20 e il boom della Borsa

13

Durante la Grande Guerra gli Stati Uniti non sono avevano rinsaldato la loro

posizione di primo paese produttore, ma avevano anche concesso cospicui prestiti

ai loro alleati in Europa, divenendo il maggior esportatore di capitali.

A guerra finita, il dollaro era la nuova moneta forte dell’economia mondiale.

Il superamento della depressione postbellica segnò per il sistema economico

statunitense l’inizio di un periodo di grande prosperità: gli Stati Uniti erano

diventati la prima potenza economica mondiale ed avevano raggiunto livelli di

ricchezza molto più alti di quelli dell’Europa.

Fra il 1922 e il 1928 la produzione industriale era cresciuta del 64% rispetto al

magro 12% del decennio precedente. La diffusione della produzione in serie e

della razionalizzazione del lavoro in fabbrica favorì notevoli aumenti di

produttività, crebbe l’occupazione nel settore dei servizi, mentre la larga

diffusione dell’automobile e degli elettrodomestici trasformò gli Stati Uniti in un

laboratorio dove per la prima volta fu sperimentato un nuovo modo di vita.

Di fronte a questa imponente crescita economica i presidenti repubblicani Warren

G. Harding, Calvin Coolidge e Herbert Hoover agirono sulla base di un dogma

classicamente liberista: lo Stato doveva fare un passo indietro di fronte agli

interessi privati.

Pertanto, essi, per favorire gli investimenti:

• rinunciarono a qualsiasi forma di controllo sulle grandi concentrazioni

finanziarie emergenti;

• diminuirono la spesa pubblica;

• ridussero al minimo le imposte sui redditi;

• mantennero basso il tasso di interesse, in modo da favorire l’accesso al

credito da parte delle imprese.

Tuttavia, così facendo, si originarono preoccupanti derive ideologiche.

La distribuzione dei redditi era fortemente sperequata e comportava

l’emarginazione di consistenti fasce della popolazione, furono introdotte leggi

limitative dell’immigrazione, si inasprirono pratiche discriminatorie nei confronti

della popolazione di colore.

14

Questa realtà sociale non intaccava il sostanziale ottimismo della borghesia

nordamericana e la sua fiducia in una continua moltiplicazione della ricchezza e

in un indefinito processo di crescita.

La conseguenza più vistosa di questo clima fu la frenetica attività della Borsa di

New York (chiamata Wall Street dal nome della via in cui tuttora ha sede).

Nel corso degli anni venti l’investimento in borsa era diventato un fenomeno di

massa: sempre più persone, incoraggiate dalla prospettiva di facili guadagni,

investivano i propri risparmi acquistando azioni per poi rivenderle poco dopo

incassando la differenza. Nel 1925 nella Borsa di New York si trattavano 500.000

azioni salite a 1.100.000 nei primi mesi del 1929.

Questa incontenibile euforia speculativa poggiava in realtà su fondamenti assai

fragili.

Mentre una parte della popolazione investiva fiduciosa in borsa, milioni di

americani vivevano in condizioni di sofferenza: i salari degli operai crescevano

ad un ritmo molto più blando della produzione e gli agricoltori dell'est

assistevano impotenti ad una drastica discesa dei prezzi dei prodotti agricoli,

causata dalla forte sovrapproduzione. L'aumento del reddito e della prosperità

aveva coinvolto solo una parte della popolazione (ad esempio il 5% degli

statunitensi possedeva un terzo dell'intero reddito nazionale), mentre il 71% della

popolazione possedeva un reddito annuo inferiore a 2500 dollari l'anno, lo stretto

necessario per vivere in maniera dignitosa. Ciò significava che la maggioranza

degli americani, pur avendo migliorato la propria condizione, non era ancora in

grado di assorbire tutta la produzione industriale e agricola. Altro elemento che

stava contribuendo a rendere instabile l'economia statunitense era la forte

frammentazione del sistema bancario che rendeva le banche, quasi tutte piccole,

vulnerabili nei periodi di crisi.

L’industria statunitense aveva ovviato a questa difficoltà con l’aumento delle

esportazioni nel resto del mondo in particolare con il vecchio continente. Così

l’espansione americana finanziava con un cospicuo afflusso di prestiti la ripresa

europea e quest’ultima, a sua volta, alimentava con le sue importazioni lo

sviluppo degli Stati Uniti.

15

2.2 La crisi del 1929

Quando, nel 1928, molti dei capitali americani, erogati fin allora da banche

private per finanziare la ripresa del vecchio continente, furono dirottati verso le

più redditizie operazioni speculative di Wall Street, le conseguenze

sull’economica europea si fecero sentire immediatamente, ripercuotendosi subito

dopo sulla produzione industriale americana.

In una situazione già incerta e carica di segnali allarmanti, si abbatterono gli effetti catastrofici del crollo della Borsa di New York. Il corso dei titoli a Wall Street raggiunse i livelli più elevati all’inizio del settembre 1929. Seguirono alcune settimane di incertezza durante le quali cominciò a emergere la tendenza degli speculatori a liquidare i propri pacchetti azionari per realizzare i guadagni fino ad allora ottenuti.

Il 24 ottobre, il “giovedì nero”, furono venduti

13 milioni di titoli, il 29 ottobre 16 milioni. La

corsa alle vendite determinò naturalmente una

precipitosa caduta del valore dei titoli. A metà

novembre le quotazioni si stabilizzarono su

valori più o meno dimezzati.

Il crollo del mercato azionario colpì in primo

luogo i ceti ricchi e benestanti, ma finì con l’avere conseguenze disastrose

sull’economia di tutto il paese e sull’intero sistema economico mondiale, che

ormai dipendeva in larga parte da quello statunitense.

Il forte periodo di depressione che seguì provocò un forte aumento della

disoccupazione, il crollo dei consumi e della produzione industriale. Il tracollo

delle importazioni, inoltre, colpì anche gli stati che esportavano materie prime

negli Stati Uniti (ad esempio il Cile che forniva rame agli USA).

Il governo statunitense, nonostante le buone intenzioni del presidente Herbert

Hoover, non riuscì a risolvere o quantomeno a tamponare la forte depressione

economica. I provvedimenti economici varati si rivelarono inconsistenti e non

all'altezza della situazione. Infatti, il governo cercò innanzitutto di difendere la

16

propria produzione inasprendo il protezionismo e contemporaneamente ridusse

l’erogazione dei redditi all’estero, inducendo così gli altri paesi ad adottare

misure analoghe.

Solo nell'inverno 1931-32, quando gli Stati Uniti avevano vissuto già due anni di

profonda crisi, Hoover autorizzò alcune misure economiche più incisive

(creazione di un ente per erogare prestiti alle banche in crisi, stanziamenti vari a

sostegno delle attività produttive). Queste iniziative rinforzarono le strutture

finanziarie, ma non riattivarono l'economia: la disoccupazione arrivò a toccare

punte del 20%, le industrie chiusero e licenziarono, mentre migliaia di banche,

non rimborsate dei prestiti concessi, fallirono, scatenando il panico fra i

risparmiatori.

2.3 Roosevelt e il «New Deal»

Alle elezioni presidenziali del novembre 1932 il presidente americano uscente, il

repubblicano Herbert Hoover, che non aveva conseguito alcun successo nella

lotta contro la crisi, fu nettamente sconfitto dal democratico Franklin Delano

Roosevelt, governatore dello Stato di New York.

Eletto presidente, già nel discorso inaugurale della sua presidenza, Roosevelt

affermò:

« Sono convinto che, se c'è qualcosa da temere,

è la paura stessa, il terrore sconosciuto,

immotivato e ingiustificato che paralizza.

Dobbiamo sforzarci di trasformare una ritirata

in una avanzata. […] Chiederò al Congresso

l'unico strumento per affrontare la crisi. Il potere

di agire ad ampio raggio, per dichiarare guerra

all'emergenza. Un potere grande come quello

che mi verrebbe dato se venissimo invasi da un

esercito straniero. » (Discorso inaugurale del 4 marzo 1933)

17

Roosevelt annunciò così di voler iniziare un

«New Deal» («nuovo corso») nella politica

economica e sociale: un novo stile di governo che si sarebbe caratterizzato

soprattutto per un più energico intervento dello Stato nei processi economici. Il

«New Deal» fu avviato immediatamente con una serie di provvedimenti che

dovevano servire da terapia d’urto per arrestare il corso della crisi: fu ristrutturato

il sistema creditizio, sconvolto da cinquemila fallimenti bancari che avevano

polverizzato i risparmi di milioni di americani; fu svalutato il dollaro per rendere

più competitive le esportazioni; furono aumentati i sussidi di disoccupazione e

furono concessi prestiti per consentire ai cittadini indebitati di estinguere le

ipoteche sulle case. A questi provvedimenti di emergenza, il governo affiancò

provvedimenti più organici e qualificanti, caratterizzati dall’uso di nuovi e

originali strumenti d’intervento. L’Agricoltura Adjustment Act si proponeva di

limitare la sovrapproduzione nel settore agricolo, assicurando premi in denaro a

coloro che avessero ridotto coltivazioni e allevamenti. Il National Industrial

Recovery Act imponeva alle imprese operanti nei vari settori dei “codici di

comportamento” volti a evitare le conseguenze di una concorrenza troppo

accanita, ma anche a tutelare i diritti e i salari dei lavoratori. Particolare rilievo

ebbe, infine, l’istituzione della Tennessee Valley Authority rimasta come un

modello di intervento organico sul territorio da parte del potere centrale.

L’ente aveva il compito di sfruttare le risorse idroelettriche del bacino del Tennessee, producendo energia a basso costo a vantaggio degli agricoltori, ed era anche impegnato in opere di sistemazione del territorio e di conservazione della natura.

Negli anni successivi il governo potenziò

ulteriormente l’iniziativa statale, varando vasti

programmi di lavori pubblici destinati a creare

nuovi posti di lavoro e a offrire nuovi sbocchi agli

investimenti industriali.

18

Parallelamente, venne intensificato l’impegno nel campo delle riforme sociali:

nel 1935 furono varate una riforma fiscale, una legge sula sicurezza sociale, che

garantì alla maggior parte dei lavoratori la pensione di vecchiaia e riorganizzò

l’assistenza statale a favore dei bisognosi, e una nuova disciplina dei rapporti di

lavoro, che favorì le attività sindacali e tutelò il diritto dei lavoratori alla

contrattazione collettiva.

Le linee di intervento attuate da Roosevelt trovarono sistemazione teorica nel

volume Occupazione, interesse e moneta, dell’economista inglese John Maynard

Keynes, pubblicato nel 1936. Keynes aprì un capitolo nuovo nella storia della

scienza economica confutando alcune proposizioni fondamentali della teoria

economica classica, in particolare quelle secondo cui il mercato tenderebbe

spontaneamente a produrre l’equilibrio fra domanda e offerta e a raggiungere la

piena occupazione delle unità di lavoro disponibili. Egli riteneva invece che i

meccanismi spontanei del capitalismo non fossero in grado di consentire da soli

un’utilizzazione ottimale delle risorse, per cui attribuì allo Stato il compito di

accrescere il volume della domanda effettiva manovrando in senso espansivo la

spesa pubblica.

2.4 Meriti e critiche

L’azione di Roosevelt mutò radicalmente i rapporti fra economia e politica, fra i

cittadini e lo Stato.

Il New Deal gettò le basi del "Welfare State", un sistema in cui lo Stato

assicurava alla popolazione dei diritti fondamentali come l'assistenza e la vita

dignitosa in caso di disoccupazione o vecchiaia.

Mutò anche il ruolo dello Stato nell'economia e il ruolo dei sindacati che fino ad

allora venivano visti dagli imprenditori, come pericolosi nemici da combattere.

Così facendo Roosevelt se da un lato smentì i dogmi liberisti dimostrando che

l’intervento statale era indispensabile per arrestare il corso della crisi, dall’altro

non riuscì tuttavia a conseguire completamente il fine ultimo che si era proposto:

quello cioè di ridare slancio all’iniziativa economica dei privati.

19

Per tutti gli anni ’30 l’economia americana ebbe bisogno di continue iniezioni di

denaro pubblico. Sarebbe giunta a una piena ripresa solo durante la seconda

guerra mondiale, con lo sviluppo della produzione bellica.

Con il New Deal gli americani percepirono l'era Roosevelt come un periodo

caratterizzato da forte fiducia e ottimismo, e "come una fase in cui la politica

aveva saputo dare risposte efficaci alla crisi economica e alle difficoltà dei

cittadini". Non a caso Franklin Delano Roosevelt fu l'unico presidente

statunitense che governò per ben quattro mandati essendo stato sempre rieletto

con ampie maggioranze di voti.

3. The Welfare State

In 1942, William Beveridge set out his vision to banish poverty from a post-war

society. It would provide economic security for every British citizen, from the

cradle to the grave, through a scheme of National Insurance. The incumbent

Labour government pledged to make Beveridge’s proposals a reality, and the

welfare state was born.

By the 1960s it seemed the battle against poverty had been won. Britain had a

fully functioning welfare state, and bomb-damaged houses and slums had been

replaced with modern buildings.

After the war in Europe had ended, elections were held in Britain to choose a

new government.

The election was fought mainly between the Conservative and Labour Parties.

The Conservative Party was led by Winston Churchill, while the Labour Party

was led by Clement Attlee. In July 1945, the Labour Party won the election with

a majority.

20

3.1 The Labour Government

The Labour Party formed the Government in July 1945.

Clement Attlee became Prime Minister and Aneurin Bevan became Minister for

Health.

(Clement Attlee) (Aneurin Bevan)

Between 1945 and 1951, the Labour Government passed a series of measures

which became known as the “Welfare State”.

This refers to the fact that the Government took responsibility for looking after

the well-being of all its citizens.

The reforms made were designed to take care of the British people “from the

cradle to the grave”.

The Labour Government introduced a number of reforms and changes in order to

attempt to tackle the Five Giants - disease, want, squalor, ignorance and idleness.

3.1.1 Labour reforms – the Welfare State 1945 – 1951

Reforms to address disease:

National Health Service Act 1948

The successes of this were:

• the National Health Service (NHS) was established in 1948 - it provided

free access to doctors, dentists, opticians and hospitals;

• doctors, dentists and opticians were inundated with patients queuing up for

treatment that they had previously been unable to afford.

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Reforms to address want:

National Insurance Act 1946

The successes of this were:

• it provided financial protection in the event of unemployment and

sickness- workers received 26 shillings a week or 42 shillings for married

men;

• the elderly received pensions;

• financial assistance with funeral arrangements was provided;

• it established standardised minimal living conditions for the employed.

Industrial Injuries Act 1946

The successes of this were:

• it provided financial relief for those who were temporarily absent from

work, due to injury;

• it also provided financial relief for those absent long-term.

National Assistance Act 1948

The successes of this were:

• it provided financial assistance for the unemployed or those who had not

paid enough contributions into the National Insurance scheme;

• it provided for the elderly who had not been paying into the National

Insurance scheme during their lives;

• it established standardised minimal living conditions for the unemployed.

Reforms to address squalor:

New Towns Act 1946

The successes of this were:

• twelve new towns were planned in order to reduce overcrowding.

22

Housing Act 1949

The successes of this were:

• councils could buy houses in disrepair and make improvements;

• householders could apply for assistance to make improvements.

Reforms to address ignorance:

Education Act 1944

The successes of this were:

• it was implemented by 1947;

• all local authorities had to provide primary, secondary and further

education;

• free education was available for all until the age of 15.

Reforms to address unemployment:

The Labour Government nationalised industries in Britain in order to create and

maintain job levels. This included industries such as:

• steel

• iron

• gas

• coal

• electricity

• railways

This helped to keep unemployment rates very low - unprofitable industries were

provided with Government money to keep them in business and to avoid job

losses.

3.2 How is the Welfare budget spent?

How much do we spend on welfare for retired people and on working age

people?

23

Welfare covers a number of benefits, and many people don’t realise that the

largest amount is actually spent on pensions at £108 billion.

In fact, life expectancy has been steadily increasing, so state pensions are being

claimed for longer.

£44 billion goes on family benefits, income support and tax credits. This includes

benefits such as child benefit and support for people on low income.

Around £3.5 billion goes to the unemployed.

In 2013 there were many people in in-work poverty: this meant their household

income was below the poverty threshold.

3.3 The biggest public spending programs in the Uk

In 2016, the three biggest government programs are health care, state pensions,

and welfare.

As can be seen from the table and from the corresponding pie chart, the total

spending of the government is about £760 billion.

Function - yr 2016 + yr

Pensions £153.3 billion

Health Care £137.9 billion

Education £89.4 billion

Defence £45.1 billion

Welfare £110.5 billion

Total spending £759.5 billion

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BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

Bibliografia

Economia Pubblica: una questione di scelte, S.Crocetti, M.Cernesi

Guida alla Storia 3, dal Novecento a oggi, A.Giardina, G.Sabbatucci, V.Vidotto

Sitografia

www.wikipedia.it

www.bbc.co.uk

www.visual.ons.gov.uk

www.ukpublicspending.co.uk

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