Tesina Maturità "Oltre l'orlo, verso il futuro"
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luca-bellanzon15 novembre 2017

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Tesina Maturità "Oltre l'orlo, verso il futuro"

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Oramai l’uomo ha antropizzato tutti gli ambienti vivibili della Terra e il problema dello sfruttamento del pianeta è di scottante attualità. E’ proprio questo il punto che cercherò di snocciolare: potrà in futuro il...
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OLTRE L’ORLO,

VERSO IL FUTURO

Tesina maturità 2013/2014

Luca Bellanzon V°A TGA

Imparare dagli errori della storia per cogliere

l’opportunità di un nuovo futuro dove prosperare ancora

“L'umanità ha le stelle nel suo futuro, e il futuro è troppo

importante per essere perso a causa della sua follia infantile e

della superstizione che la mantiene nell’ignoranza.”

Isaac Asimov

I. Introduzione

II. Vocazione per la conquista

III. Uno scomodo inquilino

IV. Un piccolo passo per l’uomo, un gigantesco balzo per l’umanità

V. Conclusione

I. Introduzione

Fin dall'avvento del primo Homo erectus, la razza umana si è dimostrata

padrona di una capacità di raziocinio ampiamente superiore a quella di tutte le

razze che abbiano mai calcato il pianeta Terra. D'altro canto, al raziocinio si

sono sempre accompagnate prerogative negative, su tutte l’avidità e

l’insaziabile brama di sempre maggior potere, terre e ricchezze. Non a caso i

primi gruppi di uomini organizzati, oramai classificabili come sapiens, non si

limitarono a regimi di sussistenza, cominciarono a posare lo sguardo sui domini

altrui e inaugurarono politiche di sfruttamento territoriale sempre più intensive.

Questa tendenza ha avuto una quanto mai ovvia continuazione lungo tutto il

corso della la storia del genere umano ed ha raggiunto i suoi massimi picchi

nella nostra epoca. Oramai l’uomo antropizzato tutti gli ambienti vivibili della

Terra e il problema dello sfruttamento del pianeta è di scottante attualità.

E’ proprio questo il punto che cercherò di snocciolare: potrà in futuro il pianeta

Terra continuare a sostenere certi ritmi di crescita demografica e di

sfruttamento delle risorse? Quali sono le teorie di economisti, storici e

sociologici? Quali invece le ipotesi formulate nel corso degli anni dai più

celebri autori di letteratura fantastica e dalla comunità scientifica? E infine,

quali sono le soluzioni più plausibili per tentare di risolvere il problema?

II. Vocazione per la conquista

Breve excursus delle tappe che hanno scandito il processo di Colonialismo

e più in generale di espansione della razza umana

Prima di metterci in cerca di risposte esaustive, è necessario innanzitutto sviluppare una premessa ben approfondita sul piano storico, al fine di poter

meglio comprendere le cicatrici che segnano la nostra specie e

conseguentemente il nostro pianeta. Più specificamente andremo a vedere quali sono state le origini e le tappe fondamentali di processi come il colonialismo e

l’imperialismo.

Come già trattato, fin dagli albori è sempre esistito nella specie umana il desiderio di ricchezze e risorse sempre maggiori alimentato da una costante

brama di potere, che è poi sfociato in violenze, scontri e conflitti. Col dilagare della razza

umana, anche la risonanza degli eventi si è notevolmente amplificata, tanto da poter

arrivare a parlare di colonialismo. L’origine di

questo fenomeno non avrebbe una precisa

collocazione temporale, ma si può provare a farla coincidere con i primi moti di espansione

della civiltà fenicia che iniziò ad allargare i propri orizzonti in tutto il Mediterraneo e

addirittura sulle coste europee dell’Atlantico principalmente per scopi

commerciali, celebri infatti sono le storie che vedono le navi fenice attraversare

le colonne d’Ercole alla ricerca di beni preziosi quali l’ambra grigia ricavabile

dai cetacei per la produzione di profumi ; o ancora, più successivamente si può far riferimento all’opera delle prime poleis greche che fondarono numerosi

insediamenti nel meridione della penisola italica, andando a creare quella che è conosciuta appunto come Magna Grecia, e sulle coste della penisola anatolica

stabilendo quelle che sono conosciute come città ioniche. Forte caratteristica delle colonie greche era un forte attaccamento alle tradizioni della madre patria,

che ha ovviamente comportato una forte espansione soprattutto della cultura

ellenica, cultura che ha influenzato clamorosamente la civiltà occidentale che conosciamo oggi. Di tutt’altro stampo sono invece le forme di espansione di

tipo politico-militare, caratterizzate dall’uso della forza bruta al fine di

conquistare quante più terre possibili fino a formare veri e propri imperi. Tra gli esempi più classici troviamo l’impero persiano, poi annesso in quello ancor più

immenso di Alessandro Magno, l’impero romano che è sicuramente il più celebre della storia occidentale, e l’impero mongolo del quale si può dire la stessa cosa per quanto riguarda la storia

del mondo orientale.

Un evento di rilevanza mondiale fu, nel

1453, la caduta di Costantinopoli. Questo

determinò il passaggio ai Turchi del

controllo delle preziose merci che

giungevano in Europa dall'Asia. Nacque

così in tutto il continente l'esigenza di

trovare vie alternative per giungere in

India e in Cina. La prima nazione a

promuovere il commercio tramite nuove

rotte fu il Portogallo che con Bartolomeo

Diaz, nel 1487, circumnavigò il punto

più meridionale dell’Africa per giungere sino al porto di Calicut. Ma è con la

scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo nel 1492 che ha inizio la

grande migrazione dei popoli europei alla conquista del mondo fino ad allora

sconosciuto. E’ l’inizio di quello che è stato definito colonialismo moderno,

suddivisibile in varie fasi riconducibili al periodo che va dal 1492 al 1945.

• 1° FASE (1492-1815)  Sono gli spagnoli che alla ricerca di una via alternativa per l’oriente si trovano di fronte alla possibilità di esplorare e sfruttare le infinite ricchezze di un nuovo mondo.

Questi inviarono una accozzaglia assortita di feccia della società europea, più comunemente conosciuta come Conquistadores, che si rivelò comunque sufficiente per distruggere e assoggettare le civiltà indigene. In seguito fu la volta delle altre superpotenze europee di inviare forze armate

per assicurarsi un ruolo nel nuovo mondo. Partì così un processo di sfruttamento selvaggio e incontrollato che portò alla quasi totale estinzione degli indios e alla conseguente importazione dal continente

africano di manodopera, andando a creare la celebre tratta degli schiavi.

Sfruttata per il lavoro nelle piantagioni o nelle ricche miniere d’oro e

d’argento. Le Americhe del sud furono utilizzate principalmente con

scopi agricoli e minerari, mentre la parte settentrionale del continente fu

meta di emigranti inglesi, francesi e olandesi alla ricerca di una nuova

terra per potersi costruire una vita migliore.

• 2° FASE (1815-1874)  Fase in cui la spinta all’espansione viene dagli interessi europei già radicati nelle periferie degli imperi. L’ondata di colonizzazione si sposta dalle Americhe all’Africa e all’Asia.

• 3° FASE (1874-1914) IMPERIALISMO  Fase che si sviluppa come nuovo colonialismo e consiste nell'azione da parte dei governi ad imporre

la propria egemonia su altri paesi per sfruttarli dal punto di vista

economico assumendone un controllo monopolistico delle fonti

energetiche ed esportazione soprattutto di capitali. Il termine Imperialismo

assunse il suo significato più noto cioè la tendenza di una nazione ad imporre il suo dominio economico e ad influenzare la politica interna di

altri paesi con l'obiettivo di avviare la costruzione di imponenti imperi

economici.

• 4° FASE (1914-1945)  Fase di trasformazione, tramonta l’ideologia della missione civilizzatrice e protettrice della colonizzazione precedente e

si profila un nuovo modello di penetrazione economica senza

responsabilità politiche ne coinvolgimento militare, una forma di controllo indiretto che favorisce i vantaggi della dominazione coloniale

abbattendone al contempo i costi, cioè il neocolonialismo.

Quando poi le colonie iniziarono il processo di decolonizzazione acquistando

l’indipendenza credettero di aver risolto i loro problemi iniziando un’era di

prosperità e giustizia. La realtà risultò diversa e furono costretti loro malgrado a cercare l’aiuto dalle vecchie potenze colonizzatrici che in questo modo seppero

sfruttare la situazione a loro vantaggio.

III. Uno scomodo inquilino

Il difficoltoso rapporto tra uomo e Terra tramite gli occhi di economisti,

sociologici, storici e scienziati

Il culmine del Colonialismo può essere individuato nella Globalizzazione, cioè l'estensione a livello mondiale di un modello unico di cultura, pensiero e

modello economico i cui effetti negativi e positivi hanno una rilevanza

planetaria. Tra

quelli negativi si

possono individuare

molteplici aspetti

che riguardano il

fondamento e

l’origine della

distruttività umana verso l’ambiente.

Infatti, nel tentativo

di rendere il proprio

habitat più confortevole e

adatto ai propri

bisogni, l’uomo ha

esercitato la sua azione antropizzante sulla natura, stravolgendo dunque alcune

componenti essenziali per l’equilibrio uomo-ambiente. Un equilibrio delicato,

precario, minacciato e irreversibilmente compromesso dallo sviluppo delle aree

urbane e, soprattutto, di quelle industriali. Oggi il rapporto tra ambiente naturale

e ambiente antropizzato è in forte controtendenza rispetto a quello dei secoli precedenti. Una controtendenza da sempre non con il massimo del rispetto per

un’ambiente continuamente maltrattato. Da questa base si diramano numerose

teorie catastrofiste secondo le quali la Terra tenderebbe a riprendersi terreno

manifestandosi appunto sotto forma di catastrofi naturali non arginabili da parte

dell’uomo.

Uno dei maggiori sostenitori di questa teoria catastrofista è l’ex vicepresidente degli Stati Uniti d’America Al Gore, il quale con il film documentario del 2006

“Una scomoda verità” denunciò il problema mondiale sui cambiamenti climatici e il riscaldamento globale. Il documentario fece scalpore passando in

rassegna i dati e le previsioni degli scienziati sui cambiamenti del clima.

Attraverso una presentazione diffusa in tutto il mondo, Gore riesamina la

posizione degli scienziati, discute le implicazioni politiche ed economiche della

catastrofe, e illustra le probabili conseguenze del riscaldamento del pianeta se

non si interverrà immediatamente e a livello globale per ridurre le

emissioni di gas serra. Il film

integra scene in cui vengono

confutate le tesi di coloro che

sostengono che il riscaldamento

globale sia una falsa minaccia. Per

esempio, Gore discute dei rischi

che comporterebbe lo scioglimento

dei ghiacci Antartici e della

Groenlandia, come l'innalzamento

delle acque oceaniche di circa 6 metri, che costringerebbe oltre 100 milioni di

persone ad abbandonare la propria terra. I ghiacci sciolti della Groenlandia, a

causa della loro minore salinità, potrebbero interrompere la Corrente del Golfo

e scatenare un drammatico calo delle temperature in tutto il nord Europa.

Nell'impegno a spiegare il fenomeno del riscaldamento globale, vengono

mostrate le variazioni di temperatura e dei livelli di CO2 nell'atmosfera negli

ultimi 600.000 anni. L'Uragano Katrina

viene stigmatizzato come caso limite di

questo catastrofismo. Le basi scientifiche su

cui lo studio e la presentazione di Gore si

fondano - cioè che il riscaldamento globale è un fenomeno reale e grave, e dovuto in massima parte alle attività umane - sono confermate da molteplici ricerche. Inoltre il

documentario tratta, anche se limitatamente

il problema della crescita demografica a

fronte di sempre meno risorse pro capite.

Quest’ultimo è un tema comunque molto dibattuto da grandi autorità in campo economico e scientifico. Su tutti

l’economista inglese Thomas Robert

Malthus. Questi, nel 1798, suscitò l’interesse di molti tramite alcune pubblicazioni, nelle quali sostenne che

l'incremento demografico avrebbe spinto a coltivare terre sempre meno fertili

con conseguente penuria di generi di sussistenza per giungere all'arresto dello

sviluppo economico, poiché la popolazione tenderebbe a crescere in progressione geometrica, quindi più velocemente della disponibilità di alimenti, che crescono invece in progressione aritmetica. Queste teorie furono di

ispirazione per altri economisti che arriveranno ad ipotizzare l’esaurimento del

carbone prima, e del petrolio poi. La teoria malthusiana si fa assertrice di un

energico controllo delle nascite e auspica il ricorso a strumenti tesi a

disincentivare la natalità, al fine di evitare il deterioramento dell'ecosistema

terrestre e l'erosione delle risorse naturali non rinnovabili. Malthus afferma che

mentre la crescita della popolazione è geometrica, quella dei mezzi di sussistenza è solo aritmetica. Una tale diversa progressione condurrebbe a uno

squilibrio tra risorse disponibili, in

particolar modo quelle alimentari, e

capacità di soddisfare una sempre maggiore crescita demografica. La

produzione delle risorse non potrà sostenere la crescita della popolazione:

una sempre maggiore presenza di esseri

umani produrrà, proporzionalmente, una

sempre minore disponibilità di risorse sufficienti a sfamarli. Tutto ciò può portare, secondo Malthus, a un

progressivo immiserimento della

popolazione. Per prevenire tale povertà possono essere efficaci freni "preventivi"

che pongano impedimenti morali alla riproduzione. Di parere opposto alle

malthusiane teorie catastrofiste sono gli abbondantisti, i quali trovano nel

dilagante aumento demografico la svolta alle problematiche del pianeta. Tra

questi assertori spiccano personaggi come lo scienziato Stephen Hawking e

l’economista Julian Simon i quali osservano che più esseri umani significano infatti più idee, più divisione del lavoro, più specializzazione e più scambi. Simon avvalora le proprie tesi sostenendo che appunto che queste non esistono

in natura ma solo in potenza nella mente umana. Il ferro, ad esempio, non è stato una risorsa durante tutta l´era della pietra; il carbone non è mai stato considerato una risorsa prima della rivoluzione industriale; il petrolio non era

una risorsa fino alla metà del XIX secolo, ma era addirittura considerato come una passività inquinante; l’alluminio, il radio e l’uranio sono diventati una risorsa solo agli inizi del XX secolo; il silicio è diventato una risorsa solo negli

ultimi decenni, quando si è trovato il modo di utilizzarlo per la realizzazione delle fibre ottiche. Gli esempi potrebbero continuare fino ad includere tutte le

risorse naturali utilizzate dall’uomo nel passato e tutte quelle che userà in futuro, la cui esistenza ci è oggi per la massima parte sconosciuta, e risulta quindi impossibile misurarne o prevederne l’entità. A tal riguardo scrisse

persino Carlo Cattaneo, circa un secolo e mezzo fa: "Quando le cose giacciono

ancora non curate o ignote in seno alla natura, è l´intelligenza che comincia l´opera, e imprime in esse per la prima volta il carattere di ricchezza […] difatti

il valore che hanno le cose non si rivela da sé, è il senno dell’uomo che le discopre. Gli inglesi e i fiamminghi calpestarono non curanti le stratificazioni di

carbon fossile accumulate sotto i loro piedi per tutta la superficie di vaste

province, anche alcuni secoli dopo che Marco Polo lo aveva descritto come

d’uso antico e popolare presso i cinesi. I peruviani ignoravano l´uso del ferro,

che i nostri libri sacri sanno antico più di Noè, ma viceversa conoscevano l’uso del guano, dal quale i nostri navigatori s´avvidero solamente ai nostri giorni, tre

secoli dopo che avevano preso vano possesso delle isole che ne sono ricoperte”.

Strettamente parlando vi è quindi un’unica vera risorsa, superiore e più preziosa, che può moltiplicare all’infinito il valore di tutte le altre: il cervello umano. La civiltà umana, nei suoi pochi millenni di sviluppo, ha appena iniziato a grattare una piccola parte della superficie del pianeta, e nulla più. Le

immense profondità della terra e degli oceani ci sono ancora del tutto inaccessibili, così come lo spazio cosmico esterno alla terra, con tutte le sue infinite risorse potenziali, come i metalli presenti sugli altri pianeti o l’idrogeno,

l’elemento più abbondante dell’universo che potrebbe un giorno diventare il successore naturale degli idrocarburi.

A tale riguardo anche Hawking è fermamente convinto della necessità di attuare entro i prossimi 200 anni una vera e propria colonizzazione dello spazio al fine

di evitare l’estinzione della razza umana.

Questi si è per ora limitato esclusivamente a lanciare un appello senza affrontare le possibili soluzioni pratiche affinché questo avvenga; ritiene infatti che la terra diverrà inospitale per l’uomo a causa dell’aumento della popolazione e dell’esaurirsi delle risorse, affermando che:

“La razza umana non deve mettere tutte le sue uova in un solo paniere né su un solo pianeta”. Ed è proprio quest’ultima eventualità che in ultima istanza cercherò di approfondire per capire se e come si rivelerà attuabile.

IV. Un piccolo passo per l’uomo, un gigantesco balzo per

l’umanità

L’uomo e il cosmo, dalle idee della fantascienza alla corsa allo spazio

Da sempre l’uomo, mosso da un’irrefrenabile sete di conoscenza, ha volto con

curiosità un occhio verso gli astri. Da principio, l’astronomia ha avuto utilizzi pratici, al fine ad esempio di creare mappe, rotte marittime o addirittura

calendari. Già gli antichi egizi e persino i fenici cominciarono a fare uso di rudimentali strumentazioni, le quali si sono poi evolute nel corso dei secoli

passando per i primi telescopi, concepiti nei Paesi Bassi ma perfezionati

dall’italiano Galileo Galilei, fino ad arrivare al più moderno Hubble. Non solo gli astronomi si sono rivolti con curiosità al cielo: le profondità dello spazio hanno infatti stimolato la fantasia di grandi autori di letteratura. Nel Novecento

venne a crearsi un vero e proprio movimento di narrativa popolare

comunemente conosciuto come science fiction, che tramite calco linguistico è riconducibile al termine italiano di fantascienza. Tra i più celebri del genere impossibile non nominare Jule Verne e Isaac Asimov. Jule Verne (1828-1905)

fu scrittore di avventure fantascientifiche per ragazzi, e con il suo fare

visionario ha ispirato scienziati ed applicazioni tecnologiche delle epoche

successive. Tra i suoi romanzi più celebri “dalla Terra alla Luna”, pubblicato nel 1865,

dove già immaginava ipotetici viaggi compiuti dall’uomo fuori dal proprio pineta

natio; “Ventimila leghe sotto i mari” nel quale narrò le vicende del sottomarino

Nautilus ed illustrò tecnologie e tecniche di

navigazione al tempo assolutamente

fantasiose ma che oggi sono realtà. Sulla

falsa riga di questi, si potrebbero nominare

decine di altri romanzi tra i quali “viaggio al centro della terra” e “intorno alla Luna”. Il vero caposaldo ed ispiratore della

fantascienza moderna è stato invece Isaac Asimov. Isaac Asimov (1920 –1992), è stato un biochimico e scrittore russo naturalizzato

statunitense. Le sue opere sono considerate una pietra miliare sia nel campo

della fantascienza sia nel campo della divulgazione scientifica. Nelle sue

numerose opere, Asimov ha dipinto uno scenario galattico socialmente

complesso: descrive un pianeta Terra dilaniato da un’apocalisse atomica

scatenata dall’uomo, per il quale è stato necessario darsi alla fuga ed emigrare verso nuovi mondi, dapprima nello stesso sistema solare ed in seguito fino agli

angoli più remoti della galassia attuando un vero e proprio processo di colonizzazione. Asimov affrontò negli anni ’50 tematiche ancora oggi di scottante attualità, quali lo scriteriato utilizzo delle risorse del pianeta Terra da

parte della razza umana, la progressiva robotizzazione della forza lavoro e le

conseguenti difficoltà riscontrate dall’uomo nell’accettare socialmente rivali di fattura meccanica, e problemi legati all’integrazione tra nuclei coloniali distinti

ma appartenenti alla stessa razza.

Abbiamo visto il tempo dare ragione alle teorie visionarie di Verne, e sono in

costante salita le probabilità che in qualche modo si vedano realizzate le teorie di Asimov.

E’ necessario a questo punto trattare storicamente le esperienze non più fantascientifiche realizzate dall’uomo in ambito spaziale, partendo da quella che

è conosciuta come la corsa allo spazio.

Il processo conosciuto come corsa allo spazio pone le sue radici nel periodo

della guerra fredda, diretta conseguenza della seconda guerra mondiale. In quel

periodo gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica dettero il via ad uno scontro tra

superpotenze costituito

principalmente da operazioni di

spionaggio e propaganda.

L'esplorazione spaziale e la

tecnologia dei satelliti artificiali

confluirono in questa

competizione su entrambi i fronti

sia come manifesto di potenza

che come strumenti di offesa e

spionaggio. L'equipaggiamento

satellitare poteva infatti spiare

una nazione nemica mentre i

successi spaziali potevano invece evidenziare le capacità scientifiche acquisite e il potenziale militare. Gli stessi missili Dual-Use erano in grado sia di inviare

un uomo in orbita che colpire un particolare punto della luna, ma potevano

anche scagliare un attacco nucleare su una città nemica. Andando più nello

specifico, la causa scatenante della guerra è da imputare al lancio con successo dello Sputnik 1, il primo satellite artificiale ad essere messo in orbita attorno

alla terra da parte sovietica nell’ottobre del 1957. Tutto ciò comportò implicazioni militari ed economiche, dibattiti e timori politici nel governo degli

Stati Uniti, incitando

l’amministrazione Eisenhower ad

approvare varie iniziative, tra cui la

costituzione della NASA. Il popolo

sovietico seguì con grande interesse il lancio, interpretandolo come un

importante successo e motivo di

orgoglio e incoraggiamento per una

nazione che si stava riprendendo

dalla devastazione della guerra.

Dall’altra parte invece, l’americano

medio era convinto che gli Stati Uniti

fossero leader in tutti i campi scientifici, per questo in risposta allo Sputnik, il

governo americano iniziò con grandi sforzi economici ad investire per recuperare la superiorità tecnologica al fine di mantenere intatta la propria reputazione difronte al resto del mondo, reazione oggi nota come Crisi Sputnik.

Circa quattro mesi dopo, nonostante il susseguirsi di numerosi fallimenti in fase

di lancio, anche gli USA riuscirono, il 31 gennaio 1958, a spedire in orbita il

loro primo satellite, l’Explorer I. L’Unione Sovietica non si limitò al successo dello Sputnik ma anzi raggiunse un ulteriore importante traguardo quando il

cosmonauta Yuri Gagarin divenne il primo essere umano a raggiungere lo

spazio quando il 12 aprile 1961 entrò in orbita terrestre sulla navetta Vostok 1. Questa data viene ricordata ancora oggi in Russia come festa nazionale. La

risposta americana si ebbe con la successiva missione Freedom 7, quando il 5

maggio 1961 Alan Shepard entrò nello spazio sub orbitale e John Glenn con la missione Friendship 7 divenne il primo americano a orbitare con successo

attorno alla Terra, completando tre orbite il 20 febbraio 1962. A questo punto il

presidente degli Stati Uniti John Kennedy e il vice presidente Johnson

cercarono un progetto eclatante che catturasse l’immaginazione collettiva.

Questo risultò essere il programma Apollo, che aveva l’obbiettivo finale di far sbarcare il primo uomo sulla luna entro il decennio successivo.

Il 20 luglio 1969 nel Mare della Tranquillità, la scommessa di Kennedy divenne

realtà, l’uomo infatti riuscì nell’intento di approdare sulla luna. Stando alle parole pronunciate al momento dello sbarco da Neil Armstrong, comandante

della missione Apollo 11: “Questo è un piccolo passo per l’uomo, ma un balzo da gigante per l’umanità” si nota bene l’importanza che ha avuto questa impresa. L'astronauta emozionatissimo venne raggiunto quasi subito da Aldrin,

altrettanto ansioso

di posarsi sul suolo

lunare, e, insieme, i

due camminarono

per due ore sulla

superficie della

Luna, quasi come

due bambini,

sperimentando una

forza di gravità pari a un sesto di quella

terrestre; raccolsero

21 kg di campioni

del suolo, scattarono fotografie e installarono un apparato sperimentale per

l'analisi del vento solare, un riflettore laser e un laboratorio per misure

sismiche; piantarono quindi una bandiera statunitense e comunicarono, via

satellite, con il presidente Richard Nixon. I due astronauti lasciarono la Luna

utilizzando lo stadio superiore del LEM (Modulo

di atterraggio lunare) e sfruttando quello inferiore

come rampa di lancio. Il modulo di risalita venne

abbandonato dopo l'agganciamento con il

modulo di comando e i due astronauti si

trasferirono di nuovo nella navicella. Il volo di

ritorno dell'Apollo 11 non presentò inconvenienti e la navicella ammarò il 24 luglio nell'oceano Pacifico, nei pressi delle Hawaii, dove venne

agevolmente recuperata. Un’impresa storica

senza precedenti, che, secondo i vari commenti

dell’epoca, è stata la più fantastica di tutta l’umanità. Lo sbarco dell’uomo sulla Luna

rimane la più grande impresa tecnologica del XX secolo. Finalmente, dopo vari tentativi falliti,

l’intera umanità era riuscita a conquistare la dimensione cosmica. Questa infatti era stata sempre un’aspirazione insita nell’uomo, vale a dire cercare a tutti i

costi di allargare i propri confini, di spingersi sempre più in là alla ricerca del

nuovo, a dimostrazione di quanto affermato nell’introduzione.

Vorrei concludere ricordando la targa lasciata su una delle zampe della parte

inferiore del LEM rimasto sulla Luna: "Qui uomini del pianeta Terra posero

piede sulla Luna per la prima volta, luglio 1969 d.C. Siamo venuti in pace, a

nome di tutta l’Umanità”.

I sovietici cercarono di recuperare in parte il prestigio inviando sulla Luna nel

1970 la sonda Luna 16, che riportò sulla Terra campioni di suolo lunare, non riuscendo però a colmare il gap nei confronti americani. Mentre dall’URSS potrebbero affermare che la corsa è stata vinta dalla stessa Unione con l'invio del primo uomo nello spazio, gli americani di contro

potrebbero ribattere di aver vinto la competizione con lo sbarco sulla Luna. In

ogni caso, con il rallentarsi della guerra fredda e con il progressivo sviluppo dei

programmi spaziali di altre nazioni, il livello di competizione tra le due

superpotenze divenne sempre più debole ed anzi si trasformò in una discreta collaborazione, al fine di dimezzare le spese. E mentre possiamo dire che il

lancio dello Sputnik 1 fu sicuramente l'evento che innescò la corsa spaziale, non altrettanto certamente possiamo determinarne una fine.

V. Conclusione

Dalla fine degli anni ’70 si sono susseguiti lanci e missioni, su tutte quelle delle

navicelle Shuttle e Voyager, per non lasciare più spazio a dubbi sull’indissolubilità del destino della razza umana dalla conquista dello spazio. Checché ne dicano gli abbondantisti, le risorse in utilizzo sulla Terra sono destinate ad esaurirsi nel medio-lungo periodo così come la popolazione mondiale è destinata a continuare la propria crescita esponenziale. Se pur con obiettivi inizialmente diversi, le superpotenze della guerra fredda avevano avuto

buon occhio, inaugurando una tradizione dai risvolti sempre più positivi e costruttivi con il passare degli anni. Sarebbe un errore imperdonabile infatti non fare più ritorno, per poi proseguire, dove già siamo arrivati. Ci viene incontro qui anche l’osservazione di Alberto Moravia il quale scrisse che “L’importanza

del viaggio di Cristoforo Colombo non stette nella scoperta dell’America, ma

nel fatto di essere rimasto sul posto. I vichinghi fecero la stessa scoperta

nell’anno 1000, ma ciò non ebbe effetti rilevanti perché essi tornarono indietro.” L’esperienza dell’uomo sulla Luna infatti non può considerarsi esaurita. Grandi eminenze del mondo scientifico ritengono che questa possa

svolgere il ruolo di avamposto in un futuro processo di espansione nello spazio.

Dalla Luna, l’attenzione della comunità scientifica si è spostata su Marte; il pianeta rosso infatti è considerato tra i più papabili luoghi dove instaurare una prima colonia umana. Le migliorie tecnologiche infatti sono continue, si

investono sempre più fondi nella ricerca, vengono fondate associazioni propagandistiche e già si redigono le prime liste di volontari pronti a partire alla volta delle profondità spaziali. E’ chiaro a questo punto che la conquista della Luna prima e di Marte poi, si impongono per motivi di risorse, di spazio vitale e di mera sopravvivenza. Di

risorse perché la conquista di nuovi territori permetterebbe l’acquisizione di ingenti quantità di risorse minerarie e non, di spazio vitale perché i disagi dovuti alla sovrappopolazione si faranno sempre più pressanti, e di sopravvivenza per tutto ciò di cui abbiamo già trattato finora. I padri del pensiero fantascientifico l’hanno auspicato, adesso tocca a noi ed ai

posteri realizzare quella che sembra l’inevitabile linea evolutiva della specie.

Nonostante siamo ancora relativamente lontani dall’ottenere risultati rilevanti,

quantomeno pare che l’umanità stia finalmente trovando una causa comune per la quale unirsi: la propria salvezza e sopravvivenza.

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