Tesina sul terremoto
Luisa.Nardecchia
Luisa.Nardecchia

Tesina sul terremoto

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TESINA INTERDISCIPLINARE

”TERREMOTI E REAZIONI UMANE”

2

INDICE

1. INTRODUZIONE

2

2. MAPPA CONCETTUALE 3

3. FENOMENOLOGIA E CAUSE DEI TERREMOTI 5

4. IPOCENTRO, EPICENTRO, ONDA SISMICA 8

5. LE SCALE DI MISURAZIONE 9

6. IL LESSICO SCIENTIFICO DEI TERREMOTI: L’INGLESE E L’ITALIANO 12

7. LE ONDE SISMICHE 13

8. LA PERICOLOSITA’ SISMICA 15

9. IL RISCHIO SISMICO 16

10. RIFLESSIONI DI KANT SULLE CATASTROFI NATURALI 18

11. LEOPARDI E IL TEMA DEL DISASTRO NATURALE 20

12. CONCLUSIONI 21

13. SITOGRAFIA 22

3

4

FENOMENOLOGIA E CAUSE DEI TERREMOTI

A seconda dell'origine si distinguono tre tipi di terremoti:

1. Terremoti di origine vulcanica, che precedono o accompagnano le eruzioni e che

si possono spiegare con le spinte a colpo d'ariete date dai gas e dalle lave per

sfuggire da camini vulcanici ostruiti. Anch'essi interessano un'area ristretta e

possono essere catastrofici (eruzione del Krakatoa, 1883). I terremoti vulcanici

sono collegati all’attività vulcanica, che spesso accompagnano o precedono.

Sono in una percentuale limitata: solo il 7% dei terremoti ha questa origine.

L’attività sismica che accompagna i fenomeni vulcanici è in genere debole e si

intensifica solo occasionalmente, in particolare quando si verificano eruzioni

improvvise.

2. Terremoti di sprofondamento e di assestamento, dovuti ad esempio a un crollo

subitaneo e brusco di una cavità sotterranea. Talvolta sono violenti, ma

interessano un'area molto limitata. Questi terremoti causati da crolli avvengono in

regioni ricche di grotte sotterranee (carsismo) o di miniere. Oppure si verificano a

seguito di esplosioni di dispositivi chimici o nucleari sotterranei.

3. Terremoti di origine tettonica, che sono di gran lunga i più numerosi e i più

disastrosi proprio per l'ampiezza della zona interessata. Essi si verificano nelle

zone della crosta terrestre o della parte superiore del mantello in cui non è

ancora stato raggiunto l'equilibrio isostatico per cui vi si originano movimenti di

compensazione o si accumulano tensioni in seguito a lenti e impercettibili

scivolamenti delle masse interne lungo grandi e profonde faglie della crosta

terrestre che portano poi a una rottura subitanea. Si spiega così il fatto che le

regioni maggiormente interessate dai terremoti (regioni sismiche) sono situate

lungo le catene montuose di origine più recente o lungo le grandi fosse

oceaniche e corrispondono anche alle regioni vulcaniche. Questi terremoti sono

vibrazioni della crosta terrestre provocate da un'improvvisa liberazione di energia

in un punto profondo della crosta terrestre; da questo punto si propagano in tutte

le direzioni una serie di onde elastiche, dette "onde sismiche". Ho deciso di

prendere in considerazione solo i terremoti tettonici, che sono i più comuni e

spesso quelli più violenti, non quelli vulcanici o quelli provocati da crolli

sotterranei. 1.

1 La tettonica delle placche o tettonica a zolle (dal greco τέκτων, tektōn che significa "costruttore") è

il modello sulla dinamica della Terra, su cui concorda la maggior parte degli scienziati che si occupano

di scienze della Terra. Questa teoria è in grado di spiegare, in maniera integrata e con conclusioni

interdisciplinari, i fenomeni che interessano la crosta terrestre quali: attività sismica, orogenesi, la

disposizione areale dei vulcani, le variazioni di chimismo delle rocce magmatiche, la formazione di strutture

come le fosse oceaniche e gli archi insulari, la distribuzione geografica delle faune e flore fossili durante le

ere geologiche e di come le zone interessate da attività vulcanica e quelle di attività sismica siano

concentrate su determinate zone. Questo modello ha parzialmente inglobato la precedente teoria

della deriva dei continenti,

5

Sulla base di studi geofisici si è riconosciuto che la crosta terrestre, insieme alla

parte più esterna del mantello superiore sottostante, forma la cosiddetta litosfera, un

involucro caratterizzato da un comportamento “fragile”, con uno spessore che va da 0 a

100 km per la litosfera oceanica e un massimo di 200 km per quella continentale. La

litosfera è suddivisa in una decina di "zolle" (o "placche") principali di varia forma e

dimensione, più numerose altre micro zolle; queste zolle si possono paragonare a

zattere che "galleggiano" (in equilibrio isostatico) sullo strato immediatamente

sottostante del mantello superiore, l'astenosfera. Per effetto combinato delle elevate

temperature, pressioni e dei lunghi tempi di applicazione degli sforzi l'astenosfera, pur

essendo allo stato solido, ha un comportamento plastico, ovvero si comporta come un

fluido ad elevata viscosità, i cui movimenti sono significativi su scala geologica, ovvero

per tempi dell'ordine dei milioni di anni. Le zolle tettoniche si possono muovere e

collidere, scorrere l'una accanto all'altra o allontanarsi fra loro. Per tale motivo, nel corso

della storia della terra, l'estensione e la forma di continenti ed oceani hanno subìto

importanti trasformazioni

Non sono dimostrate scientificamente alcune ipotesi che si sono diffuse dopo gli

ultimi eventi sismici.

Per L’Aquila, per esempio, si è parlato di una qualche influenza degli esperimenti

nucleari condotti dal Prof. Zichichi nel Laboratorio di Fisica Nucleare del Gran Sasso2.

A Ferrara invece si è parlato di influenza da parte delle centrali di produzione del

gas metano3, il cosiddetto fracking, Ma si tratta, come detto, di teorie non dimostrate

scientificamente.

Vediamo ora come esempio un’immagine del famoso esperimento dei neutrini,

particelle di recente scoperta utili ad elaborare nuove teorie sulla velocità della luce. I Un

Un fascio di neutrini viene “sparato”, come dicono i fisici, dal mega acceleratore di

2 L’istituto nazionale di fisica nucleare, in sigla INFN, è l’istituto italiano che promuove, coordina ed effettua

la ricerca scientifica nel campo della fisica nucleare, subnucleare e astroparticellare. Opera in stretta

connessione con l’Università e nell’ambito della collaborazione e del confronto internazionale. Nati da

un'idea del Prof. In Fisica Antonino Zichichi, la loro costruzione ebbe inizio nel 1982 in concomitanza con la

realizzazione del traforo autostradale che unisce L’Aquila a Teramo. Cinque anni dopo vi si tenne il

primo esperimento. I laboratori sotterranei contengono tre "sale" (sala A, sala B e sala C) le cui dimensioni

tipiche sono di 100 m di lunghezza per 20 m di larghezza e 20 m di altezza. La collocazione sotto la

montagna permette di ridurre notevolmente il flusso dei raggi cosmici (anch'essi studiati) e consente di

semplificare il rilevamento di particelle come il neutrino o la ricerca della materia oscura.

3 Il terremoto in Emilia secondo alcune fonti, del tutto discutibili o comunque non-governative, sarebbe stato

provocato dal FRACKING o fratturazione idraulica, un metodo usato per incrementare la produttività dei

giacimenti petroliferi o di gas pompando acqua pressurizzata, sabbia ed altre sostanze chimiche per aprire delle

fessure nella roccia e facilitare la risalita del flusso dei combustibili. Questa tecnica è stata aspramente criticata

e additata da più parti come correlata ai terremoti. L’EPA (Environmental Protection Agency, il principale ente

di protezione ambientale degli Stati Uniti, ha spiegato per ora soltanto che il fracking in alcuni casi provoca

l’inquinamento delle falde acquifere.

6

particelle LHC del CERN di Ginevra, fino a bombardare un regolo di grafite sito sotto al

Gran Sasso, presso l’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) dell’Aquila, al fine di

studiare la velocità di queste particelle in relazione alla velocità della luce.

Questo attraversamento della terra da parte delle particelle ha fatto “sospettare”

un sommovimento tettonico. E’ una teoria finora non comprovata da scienziati.

Allo stesso modo, la pratica del fracking, applicata a zone del ferrarese, ha fatto

pensare ad analoghi sommovimenti tettonici. (Fonte: www.estense.com ). Anche in questo

caso, non esistono prove scientifiche della relazione tra fracking e terremoti.

7

IPOCENTRO, EPICENTRO, ONDA SISMICA

Vediamo dunque ora il terremoto di origine tettonica come fenomeno osservabile

scientificamente. Gli effetti distruttivi dei terremoti sono dovuti alla propagazione

delle onde sismiche, che si originano sia dall'ipocentro, sia dall'epicentro. Le onde

sismiche sono onde elastiche, che hanno bisogno di un mezzo attraverso cui

propagarsi; la propagazione avviene attraverso un meccanismo di deformazione delle

rocce e di "forze di richiamo" che si oppongono a tali deformazioni.

I terremoti di maggiore magnitudo sono di solito accompagnati da altri eventi secondari

(e non necessariamente meno distruttivi) che seguono la scossa principale e si

definiscono repliche (spesso definite in modo non corretto scosse di assestamento).

Quando si verificano contemporaneamente o quasi, allora si tratta di terremoti indotti

(quando il sisma innesca la rottura di altra roccia che era già prossima al punto critico di

rottura).

La fonte del terremoto è distribuita su un'area significativa -nel caso dei terremoti più

devastanti, ha un raggio di oltre un migliaio di chilometri- ma è normalmente possibile

identificare un punto preciso dal quale le onde sismiche sono apparentemente partite.

Questo si chiama "ipocentro" e qui si è originato il movimento della frattura (faglia) o la

sua improvvisa generazione. La proiezione verticale dell'ipocentro sulla superficie

terrestre viene invece detta "epicentro", ed è il punto in cui si verificano i maggiori

danni.

Si possono individuare due tipi principali di

deformazioni: la compressione pura, che

provoca variazioni di volume nelle rocce, ma

non di forma, e lo sforzo di taglio, che causa,

invece, variazioni di forma, ma non di volume,

delle rocce. A causa della coesione

esistente fra le

particelle

costituenti, nelle rocce, durante la

compressione e lo sforzo di taglio a cui sono

sottoposte, si generano "forze di richiamo", che

tendono a opporsi alle deformazioni stesse e

a riportare il volume e la forma della massa

rocciosa alla situazione iniziale.

(Immagini tratte da Wikipedia alla voce: “Terremoto”)

8

LE SCALE DI MISURAZIONE

Gli strumenti utilizzati per la registrazione di un sisma vengono chiamati sismografi, i

quali sono in grado di rilevare con precisione l'ora, la direzione e la durata di una

qualsiasi scossa, per quanto lieve. Ne deriva un sismogramma, elaborazione incrociata

dei dati di più sismografi sparsi su un territorio ad una certa distanza dal sisma. Un

sismogramma consente di stimare in maniera abbastanza accurata l'intensità,

l'epicentro, e l'ipocentro del sisma.

Le scale di misurazione dell’intensità di un sisma sono principalmente di due tipi:

1. La scala di magnitudo, atta a misurare la forza originaria o energia di un terremoto.

Si misura in termini di energia sprigionata. Si esprime in numeri arabi.

2. La scala di intensità, atta a misurare l'intensità della scossa in ogni punto sulla

superficie terrestre: si misura in termini di danni provocati. Si esprime in numeri

romani.

La Scala Richter (o, più correttamente, la scala della magnitudo locale M L) è un

sistema usato per la misurazione dell'energia meccanica sviluppata da un terremoto,

e consiste nel confronto dell’ampiezza della misurazione con un indice, chiamato

magnitudo. Nella definizione data da Richter, la scala non fa altro che paragonare

l'energia liberata dal sisma a un'equivalente ed ipotetica esplosione di dinamite nel

sottosuolo. Detto nei termini scientifici riportati dai libri, piuttosto incomprensibili per i

profani: “la magnitudo M L di qualsiasi terremoto è data dal logaritmo in base dieci

del massimo spostamento della traccia (rispetto allo zero, espresso in micrometri) in

un sismografo a torsione di Wood-Anderson calibrato in maniera standard, se

l'evento si fosse verificato a una distanza epicentrale di 100 km, ove lo zero della

scala equivale ad una energia liberata pari a 1 chilogrammo di dinamite”.

La scala Mercalli indica la misura l'intensità di un terremoto tramite gli effetti che

esso produce su persone, cose e manufatti. Questa scala venne riveduta e

aggiornata nel 1883 e nel 1902. Nello stesso anno la Scala Mercalli di 10 gradi

venne espansa a 12 gradi dal fisico italiano Adolfo Cancani. Essa fu in seguito

completamente riscritta dal geofisico tedesco August Heinrich Sieberg e divenne

nota come scala Mercalli-Cancani-Sieberg, abbreviata con MCS e detta brevemente

Scala Mercalli. La scala fu modificata e pubblicata in Inghilterra nel 1931 come

scala Mercalli-Wood-Neuman (MWN). Questa fu dopo perfezionata da Charles

Richter (il padre della scala di magnitudo omonima) ed è attualmente usata negli

Stati Uniti con il nome “Scala Mercalli Modificata”.

Negli anni settanta fu sviluppata la scala di magnitudo del momento

sismico (MMS), spesso chiamata semplicemente magnitudo momento,

un’estensione della scala Richter, anche la scala MMS misura le dimensioni

dei terremoti in termini di energia scatenata in scala logaritmica.

9

Vediamo ora la descrizione della scala Mercalli modificata:

MM MAGNITUDES

Description

I. Instrumental Not felt by many people unless in favourable conditions.

II. Feeble Felt only by a few people, especially on the upper floors of buildings.

Delicately suspended objects may swing.

III. Slight Felt by people indoors, especially on the upper floors of buildings. Standing

motor cars may rock slightly. Vibration similar to the passing of a truck.

Duration estimated.

IV. Moderate Felt indoors by many people, outdoors by few people during the day. At

night, some awakened. Dishes, windows, doors disturbed; walls make

cracking sound. Sensation like heavy truck striking building. Standing motor

cars rock noticeably. Dishes and windows rattle alarmingly.

V. Rather Strong Felt outside by most. Dishes and windows may break and large bells will

ring. Vibrations like large train passing close to house.

VI. Strong Felt by all; many frightened and run outdoors, walk unsteadily. Windows,

dishes, glassware broken; books fall off shelves; some heavy furniture

moved or overturned; sometimes fallen plaster. Damage slight.

VII. Very Strong Difficult to stand; furniture broken; damage negligible in building of good

design and construction; slight to moderate in well-built ordinary structures;

considerable damage in poorly built or badly designed structures; some

chimneys broken. Noticed by people driving motor cars.

VIII. Destructive Damage slight in specially designed structures; considerable in ordinary

buildings with partial collapse. Damage great in poorly built structures. Fall of

chimneys, factory stacks, columns, monuments, walls. Heavy furniture

moved.

IX. Ruinous General panic; damage considerable in specially designed structures.

Damage great in most buildings, with partial collapse. Buildings shifted off

foundations.

X. Disastrous Some well built wooden structures destroyed; most masonry and frame

structures destroyed with foundation. Rails bent.

XI. Very Disastrous Few or none masonry structures remain standing. Bridges destroyed. Rails

bent greatly.

XII. Catastrophic Total damage - Almost everything is destroyed. Lines of sight and level

distorted. Objects thrown into the air. The ground moves in waves or ripples.

Large amounts of rock may move position.

Il terremoto dell’Aquila ha raggiunto il IX-X grado di questa scala.

10

Ed ecco la scala Richter:

(FONTE: Wikipedia)

Due terremoti di magnitudo identica possono avere diversa intensità, se per esempio

hanno ipocentri posti a differenti profondità, oppure si verificano in zone con una diversa

antropizzazione. L'esempio classico è quello del terremoto di altissima magnitudo che

però avviene in mezzo al deserto, dove non ci sono costruzioni e che potrà avere

intensità minore (quindi un Grado Mercalli inferiore) rispetto ad un altro, di magnitudo

inferiore che però avviene in una zona rurale densamente abitata, dove le costruzioni

non sono antisismiche. Questa, per esempio, la definizione del terremoto dell’Aquila

riportata da Wikipedia:

La localizzazione dell'epicentro.

Data 6 aprile 2009

Ora 3:32:39 (CEST)

MagnitudoRichter 5,9

Magnitudomomento 6,3

Profondità 8,8 km

Epicentro L'Aquila, Italia

42°22′N 13°28′E

Nazioni colpite Italia

IntensitàMercalli IX-X[1]

Tsunami No

Vittime 308 morti,[2] 1500 feriti e 65.000

sfollati circa[3]

11

IL LESSICO SCIENTIFICO DEI TERREMOTI: L’INGLESE E L’ITALIANO

La Scienza internazionale parla in Inglese, quindi non è facile districarsi nella

terminologia scientifica reperibile sia in rete che sui libri a disposizione, anche di testo.

Ho pensato perciò di proporre un agile glossario, che mi ha consentito almeno di

comprendere i termini più importanti che incontravo in rete:

earthquake. This term is used to describe both

sudden slip on a fault, and the resulting ground

shaking and radiated seismic energy caused by the

slip, or by volcanic or magmatic activity, or other

sudden stress changes in the earth.

Terremoto

mainshock. The largest earthquake in a sequence,

sometimes preceded by one or more foreshocks,

and almost always followed by many aftershocks

Scossa principale. Rappresenta la scossa più

intense di una sequenza sismica, alcune volte può

essere preceduta da scosse preliminari, più spesso

viene seguita da repliche

aftershocks. Earthquakes that follow the largest

shock of an earthquake sequence. They are smaller

than the mainshock and within 1-2 fault lengths

distance from the mainshock fault. Aftershocks can

continue over a period of weeks, months, or years.

In general, the larger the mainshock, the larger and

more numerous the aftershocks, and the longer they

will continue

Replica. Evento sismico che segue una scossa

principale e che si origina nella, zona di rottura

dell’evento principale o in sua prossimità. In genere,

terremoti di alta magnitudo sono seguiti da un gran

numero di repliche la cui frequenza diminuisce con il

tempo

amplitude. The size of the wiggles on an

earthquake recording

Ampiezza. Dimensioni delle oscillazioni nel grafico di

registrazione di un terremoto.

body wave. A seismic wave that moves through the

interior of the earth, as opposed to surface

waves that travel near the earth's surface. P and S

waves are examples. Each type of wave shakes the

ground in different ways.

Onde di volume. Onde sismiche che si propagano

all’interno del terreno, sono differenti dalle onde di

superficie, che si spostano in superficie. Le onde P e

le onde S, ad esempio sono onde di volume. Ogni

tipo di onda scuote il terreno in maniera differente

earthquake hazard. Anything associated with an

earthquake that may affect the normal activities of

people

Pericolo sismico

foreshocks. Foreshocks are relatively smaller

earthquakes that precede the largest earthquake in

a series, which is termed the mainshock. Not all

mainshocks have foreshocks

Precursore o scossa preliminare. Eventi di non

elevata magnitudo che precedono in serie una

scossa principale. Non tutti i terremoti hanno scosse

preliminary

Love wave. A type of seismic surface wave having

a horizontal motion that is transverse (or

perpendicular) to the direction the wave is traveling

Onde di Love. Un tipo di onde di superficie aventi un

moto orizzontale di taglio o trasversale alla direzione

di propagazione.

LE ONDE SISMICHE

Gli effetti distruttivi dei terremoti sono dovuti alla propagazione delle onde sismiche, che

12

si originano sia dall'ipocentro, sia dall'epicentro.. Si distinguono tre tipi di onde sismiche:

3.1 Onde longitudinali o di compressione (P)

Le onde P (onde primarie) fanno oscillare la roccia avanti e indietro, nella stessa

direzione di propagazione dell'onda. Esse generano quindi "compressioni" e

"rarefazioni" successive nel materiale in cui si propagano. La velocità di propagazione

dipende dalle caratteristiche elastiche del materiale e dalla sua densità. Poiché le onde

P si propagano più rapidamente, sono anche le prime (P = Primarie) a raggiungere i

sismometri, e quindi ad essere registrate dai sismografi. Nella crosta terrestre tali onde

viaggiano a una velocità che può raggiungere anche i 10 km/s.

3.2 Onde di taglio o trasversali (S)

Le onde S, ovvero onde "secondarie" muovono la roccia perpendicolarmente alla loro

direzione di propagazione (onde di taglio). Esse sono più lente delle onde P, viaggiando

nella crosta terrestre con una velocità fra 2,3 e 4,6 km/s. Le onde S non possono

propagarsi attraverso i fluidi perché questi non oppongono resistenza al taglio.

3.3 Onde superficiali (R e L)

Le onde superficiali, a differenza di quello che qualcuno potrebbe pensare, non si

manifestano dall'epicentro, ma solo ad una certa distanza da questo. Tali onde sono il

frutto del combinarsi delle onde P e delle onde S, sono perciò molto complesse. Le onde

superficiali sono quelle che provocano i maggiori danni.

Le onde di Rayleigh, dette anche onde R, muovono le particelle secondo orbite ellittiche

in un piano verticale lungo la direzione di propagazione, come avviene per le onde in

acqua. Le onde di Love, dette anche onde L, muovono invece le particelle

trasversalmente alla direzione di propagazione (come le onde S), ma solo sul piano

orizzontale.

13

Commento:

Analizzando un sismogramma è facile risalire al tipo di sorgente sismica che lo ha

generato e conoscere tutte le caratteristiche necessarie ad individuarla con precisione.

Questo permette di distinguere quindi un terremoto generato da un movimento

tettonico, da una frana, da un vulcano o un'esplosione.

Una grande spinta allo studio dei sismogrammi si è avuta negli anni della guerra

fredda, nell'ambito della ricerca militare. Durante la Guerra fredda, le onde P sono

state studiate per tenere sotto controllo le nazioni che praticavano esperimenti nucleari.

Ognuno dei due blocchi studiava i progressi nucleari del blocco contrapposto, grazie

all'utilizzo dei sismometri, al punto che i test nucleari (sotterranei o in atmosfera) furono

usati sia dagli USA sia dall'URSS come una sorta di avvertimento — o comunicazione

indiretta — nei confronti del nemico (Fonte Wikipedia).

14

LA PERICOLOSITÀ SISMICA

La pericolosità sismica di un territorio è rappresentata dalla frequenza e dalla forza dei

terremoti che lo interessano, ovvero dalla sua sismicità; essa viene definita come la

probabilità che in una data area ed in un certo intervallo di tempo si verifichi un

terremoto che superi una soglia di intensità, magnitudo o accelerazione di picco (PGA)

di nostro interesse.

Gli studi di pericolosità sismica vengono utilizzati nelle analisi di sito, ovvero nelle

valutazioni della pericolosità di un’area ristretta, al fine di localizzare opere critiche dal

punto di vista della sicurezza, del rischio o dell’importanza strategica (come centrali

elettriche, installazioni militari, o ospedali). Valutare la pericolosità, in questo caso,

significa stabilire la probabilità di ricorrenza di un terremoto di magnitudo (o PGA)

superiore al valore di soglia stabilito dagli organi politici/decisionali, portando dunque

all’eventuale scelta di aree diverse. Soprattutto negli ultimi anni, questi studi sono stati

impiegati nelle analisi territoriali e regionali finalizzate a zonazioni (classificazione

sismica) o microzonazioni. In quest’ultimo caso, la valutazione della pericolosità

comporta l’individuazione delle aree che, in occasione di una scossa sismica, possono

essere soggette a fenomeni di amplificazione. Infatti, il terremoto determina effetti

diversi in funzione delle condizioni geologiche e geomorfologiche locali, fornendo utili

indicazioni per la pianificazione urbanistica.

N.B.: il Peak ground acceleration (PGA) è la misura dell'accelerazione del terremoto,

ossia l'intensità di un terremoto in una singola area geografica. Il PGA si può misurare in

g (l'accelerazione di gravità) o, più correttamente anche se usato con meno frequenza,

in m/s².

15

Con l'ordinanza P.C.M. n. 3274 del 20 marzo 2003, in base al valore massimo del PGA

misurato o prevedibile, il territorio italiano è suddiviso in quattro zone sismiche:

Zona 1

E' la zona più pericolosa, dove possono

verificarsi forti terremoti.

Comprende 725 comuni. 0.25g < PGA ≤ 0.35g

Zona 2

Nei comuni inseriti in questa zona possono

verificarsi terremoti abbastanza forti.

Comprende 2.344 comuni0.15g < PGA ≤ 0.25g

Zona 3

I Comuni interessati in questa zona

possono essere soggetti a scuotimenti

modesti.

Comprende 1.544 comuni 0.05g < PGA ≤ 0.15g

Zona 4

E' la meno pericolosa. Nei comuni inseriti in

questa zona le possibilità di danni sismici

sono basse.

Comprende 3.488 comuni PGA ≤ 0.05g

IL RISCHIO SISMICO

Il rischio sismico è determinato da una combinazione della pericolosità, della

vulnerabilità e dell’esposizione ed è la misura dei danni che, in base al tipo di

sismicità, di resistenza delle costruzioni e di antropizzazione, ci si può attendere in un

dato intervallo di tempo.

In Italia possiamo attribuire alla pericolosità sismica un livello medio-alto, per la

frequenza e l’intensità dei fenomeni che si susseguono. La Penisola italiana, però,

rispetto ad altri Paesi, come la California o il Giappone, nei quali la pericolosità è anche

maggiore, ha una vulnerabilità molto elevata, per la notevole fragilità del suo

patrimonio edilizio, nonché del sistema infrastrutturale, industriale, produttivo e delle reti

dei servizi. Il terzo fattore, l’esposizione, si attesta su valori altissimi, in considerazione

dell’alta densità abitativa e della presenza di un patrimonio storico, artistico e

monumentale unico al mondo.

L’Italia è dunque un Paese ad elevato rischio sismico, inteso come perdite attese a

seguito di un terremoto, in termini di vittime, danni alle costruzioni e conseguenti costi

diretti e indiretti.

Un edificio localizzato in una regione di alto pericolo sismico è a più basso rischio se

essa è costruita secondo i principi dell'ingegneria sismica. D'altra parte, un edificio in

mattoni localizzato in una regione con una storia di minore sismicità, su un terreno

soggetto a frane, può essere ad alto o a più alto rischio.

16

17

RIFLESSIONI DI IMMANUEL KANT SULLA CATASTROFE NATURALE E SULLE

FORZE DELLA NATURA

“Gli eventi di grande portata, che toccano il destino di tutti gli uomini,

suscitano curiosità che è destata da tutto ciò che è straordinario

e che si volge ad indagare le cause che l‘ hanno prodotto”

Questa è la frase programmatica con cui Immanuel Kant apre il suo trattato “Sulle cause

dei terremoti in occasione della sciagura che ha colpito le terre occidentali d’Europa verso

la fine dell’anno trascorso “(1756). Fu appunto il devastante terremoto di Lisbona,

avvenuto nel 1755, ad ispirare al filosofo tedesco una serie di saggi che, nati dalla sua

volontà di approfondimento, indagano sulle cause scientifiche delle catastrofi naturali e

riflettono sul rapporto tra la natura e l’uomo. Innumerevoli sono i terremoti raccontati negli

annali di Storia romana e medievale. Lunghissima la lista contenuta su Wikipedia4 ma

Kant fu tra i primi a cercare di darne una interpretazione in termini filosofici. Prima di lui

anche Rousseau e Voltaire avevano riflettuto sui disastri naturali, ma dominante era la

chiave interpretativa della “punizione divina”. Alcuni fecero risalire la causa del terremoto

alla punizione divina per il massacro degli indios nelle riduzioni sud americane dei gesuiti.

Kant cercò di comprendere tutti gli aspetti del disastro lusitano. Il giovane filosofo,

affascinato dall'avvenimento, ne raccolse tutte le informazioni disponibili, per poi

formularne una teoria sui terremoti, espressa in tre scritti successivi. La sua teoria si

basava su gigantesche caverne presenti nel sottosuolo terrestre riempite di gas caldi,

teoria smantellata in seguito, da varie scoperte scientifiche. Essa resta pur sempre un

primo tentativo di spiegare i terremoti attraverso un approccio scientifico e non come

una punizione divina. Dal punto di vista filosofico due sono gli assi principali attorno ai

quali si snoda l’argomentazione di Kant: la potenza e magnificenza della natura in

rapporto alla finitezza e limitatezza dell’uomo, la totale impossibilità di controllare

razionalmente le forze naturali.

Secondo il pensatore, gli uomini abitano tranquilli su un suolo le cui fondamenta vengono

di tanto intanto scosse, edificano senza darsi troppo pensiero su volte le cui colonne

talvolta vacillanominacciando di crollare, incuranti del destino che potrebbe

abbattersi su di loro. Il fatto che gli esseri umani non siano turbati dalla paura di simili

fatalità è senza dubbio l’ennesimo dono benevolo della provvidenza, visto che nulla di

quello che un “piccolo” e limitato uomo, potrebbe minimamente contribuire ad evitarle.

Del resto Kant sa bene che questo tipo di catastrofi naturali è inevitabile: “se gli uomini

edificano su un suolo saturo di materiali infiammabili, prima o poi tutta la

magnificenza delle loro costruzioni si trasformerà in macerie a causa delle scosse

sismiche. Forse che per questo dobbiamo ribellarci ai decreti della provvidenza?

Non sarebbe più giusto giudicare così: era necessario che si verificassero talvolta

terremoti sulla terra, mentre non lo era affatto che noi vi costruissimo lussuosi

4 http://it.wikipedia.org/wiki/Terremoti_in_Italia_nell%27antichit%C3%A0_e_nel_Medioevo

18

palazzi? È l’uomo che deve adattarsi alla natura, mentre egli pretenderebbe che

avvenisse il contrario.”

Ciò che di fronte ai turbamenti naturali egli può fare è esclusivamente indagare e riflettere,

poiché l’osservazione di simili eventi terribili è istruttiva. Tuttavia è proprio in virtù di questa

riflessione che l’uomo sente tutta la sua impotenza e finitezza di fronte all’elemento

naturale, che egli scopre essere del tutto incontrollabile razionalmente.

La conclusione a cui l’uomo giunge dopo questa riflessione lo umilia, mostrandogli come

egli non abbia diritto o, per lo meno, l’abbia perso di attendersi solo conseguenze

gradevoli dalle leggi naturali che Dio ha fissato, inoltre, per questa via, egli apprende a

riconoscere che questo regno dei suoi desideri non esaurisce semplicemente lo

scopo a cui è tutto intento”.

Di fronte a queste conclusioni in parvenza negative Kant comunque non si ferma, ma

cerca di dare una lettura utilitaristica anche delle grandi catastrofi naturali generate dai

movimenti sotterranei dalla terra. Egli infatti scrive:”

Si inorridirà nel vedere apprezzata dal punto di vista dell’utile una calamità tanto

spaventosa per il genere umano[…] I danni che, per un verso, l’uomo può aver subito

talvolta a causa delle catastrofi naturali sono agevolmente compensati da altrettanti e

maggiori vantaggi. Sappiamo che le acque termali che nel corso dei secoli si sono

rivelate utili a una consistente parte dell’umanità per salvaguardare la propria salute,

devono le loro proprietà naturali alle stesse cause che determinano le conflagrazioni

sotterranee che sommuovono il sottosuolo terrestre. Da tempo si presume che le vene

metallifere delle montagne siano effetto dell’azione lenta del calore sotterraneo che porta

gradualmente alla formazione dei metalli. La nostra atmosfera ha bisogno però anche di

un certo principio attivo, di sali e componenti fluide che contribuiscono alla crescita delle

piante facendole vivere e sviluppare[…] ma da dove potrebbe dunque provenire questa

materia piena di energia, senza tregua consumata e mai rinnovata, se una fonte esterna

non alimentasse il suo fluido? E questa fonte è probabilmente la scorta di elementi fluide

attivi racchiusi nelle caverne sotterranee che, di tanto in tanto, ne spargono una parte

sulla superficie terrestre. Di fronte all’evidenza di tanta utilità basterà il danno prodotto dal

genere umano dalle saltuarie sventure che comporta per esimerci dalla gratitudine che

dobbiamo alla provvidenza per tutto ciò che ha disposto?”.

E’ evidente lo spirito positivo di Kant, ovviamente figlio della fede nel raziocinio imperante

dell’Illuminismo, di cui fu figlio.

Ma non possiamo non stabilire, a questo punto, dei paragoni e dei confronti con il pensiero

del grande poeta/filosofo dell’Ottocento italiano, Giacomo Leopardi.

19

GIACOMO LEOPARDI E IL TEMA DEL DISASTRO COME MANIFESTAZIONE DELLA

POTENZA DELLA NATURA

Nell’opera del Leopardi la Natura ha un’importanza di tipo filosofico: nella prima fase del

suo pensiero, che va sotto il nome di pessimismo storico, la Natura è concepita come

madre benigna e provvidenziale poiché è attenta al bene delle sue creature, è conscia

dell’infelicità dell’uomo e pertanto ha offerto un rimedio a quest’ultimo: l’immaginazione e

l’illusione. Per tale ragione, gli uomini primitivi, più vicini alla Natura, erano felici; il

progresso della civiltà ha allontanato l’uomo da quella condizione privilegiata. Gli antichi

erano anche più forti fisicamente e questo favoriva la loro forza morale; la loro vita era più

attiva e ciò contribuiva a far dimenticare il vuoto dell’esistenza. La colpa dell’infelicità

presente è dunque attribuita alla storia, poiché essa si è rivelata un progressivo sottrarsi

degli uomini alle leggi della Natura, pietosa e amorevole madre. Con l'evoluzione del suo

pensiero filosofico, però, egli, in seguito, dal pessimismo storico approda al cosiddetto

pessimismo cosmico. Infatti, superato il momento dell’esaltazione della Natura quale

madre benevola, ispiratrice di grandi ideali, di generose illusioni che nascondevano i limiti

dell’esistenza, giunge alla concezione opposta della Natura matrigna, che nega all’uomo

ogni possibile felicità, coinvolgendolo nel suo moto inesorabile e incomprensibile di

trasformazione della materia. La Ragione, rifiutando poco per volta le “consolazioni

dei miti e della religione e rivelando la nullità di ogni cosa, conduce il poeta verso una

lucida e disincantata analisi. È questo il periodo più “lucreziano” di Leopardi, quello della

più risoluta negazione dell’antropocentrismo e del finalismo. La persuasione dell’infelicità

radicale di tutti gli esseri viventi fa apparire inutile e vano ogni sforzo volto a migliorare la

sorte degli uomini.

Questo stralcio del Dialogo della Natura e di un Islandese ricorda il De rerum natura,

per quanto riguarda l’inevitabile presenza di male nel mondo, causata dal perpetuo ciclo di

produzione e di distruzione della materia e testimonia l’eroica accettazione della

condizione umana di Leopardi: “Natura. Tu mostri non aver posto mente che la vita di

quest'universo è un perpetuo circuito di produzione e distruzione, collegate ambedue tra

sé di maniera, che ciascheduna serve continuamente all'altra, ed alla conservazione del

mondo; il quale sempre che cessasse o l'una o l'altra di loro, verrebbe parimente in

dissoluzione. Per tanto risulterebbe in suo danno se fosse in lui cosa alcuna libera da

patimento”. L’evoluzione eroica di questo pensiero confluirà nella “Ginestra”.

20

Conclusioni

Da quanto illustrato è evidente che in Italia il fenomeno “terremoti” è parte del

paesaggio umano: la nostra società deve farsi carico delle caratteristiche di un territorio

altamente sismico. Fare i conti con questa realtà significa agire in termini di prevenzione

dei danni: livelli di costruzione, materiali, pianificazioni urbane, tecniche di costruzione

antisismica. Tutte le istituzioni e gli Enti dovrebbero cooperare per stabilire una sinergia:

Istituti di ricerca, Esercito, Protezione Civile, Volontariato, possono essere impiegati in una

direzione di prevenzione dei disastri, più che di sostegno dei danni verificati. Al momento,

essi invece operano in estrema difficoltà, in forme di aiuto di disastri purtroppo già

avvenuti.

“È l’uomo che deve adattarsi alla natura,

mentre egli pretenderebbe che avvenisse il contrario”

(I. Kant)

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SITOGRAFIA

Per la teoria generale dei terremoti:

www.treccani.it Enciclopedia della Scienza e della Tecnica. Voce: terremoti, aspetti generali, a cura

di Rodolfo Console

Portale Delle Scienze Della Terra: http://it.wikipedia.org/wiki/Portale:Scienze_della_Terra

Sito della Protezione civile: http://www.protezionecivile.gov.it/

Il Galileo: http://www.ilgalileo.eu/0211-terremoti.html

Sulle differenze tra la Scala Richter e la Scala Mercalli:

http://www.focus.it/scienza/L8217uomo_dei_terremoti_C12.aspx

Sul TERREMOTO DELL’AQUILA del 6 aprile 2009

http://it.wikipedia.org/wiki/Terremoto_dell'Aquila_del_2009

Sui Centri Italiani di studio degli eventi sismici per i fenomeni di intensità e magnitudo:

sito ufficiale dell’INGV (Istituto nazionale di Geofisica e Vucanologia): http://cnt.rm.ingv.it/

sito ISIDE (Italian Seismological Instrumental and parametric DatabasE

http://iside.rm.ingv.it/iside/standard/index.jsp?page=faq

Sull’esperimento dei neutrini: www.focus.it/neutrini e il filmato:

http://www.focus.it/scienza/tunnel-dei-neutrini-201109262000_C7.aspx

Sulla microzonazione della pericolosità sismica:

http://emergenza.egov.regione.abruzzo.it/index.php/informazioni-sul-sisma/1317-

microzonazione-sismica-indirizzi-e-criteri

Sulla storia dei terremoti nell’antichità e nel Medioevo:

http://it.wikipedia.org/wiki/Terremoti_in_Italia_nell%27antichit%C3%A0_e_nel_Medioevo

Sul terremoto di Lisbona, Kant e le interpretazioni illuministiche:

http://it.wikipedia.org/wiki/Terremoto_di_Lisbona_del_1755

http://www.nonsololink.com/modules.php?name=News&file=article&sid=1799

http://www.fondazionemonteparma.it/sitofondazione/pubblicazioni/societa-n31-articoli.htm

http://fazzolettodicleopatra.wordpress.com/2012/05/30/il-re-dei-terremoti-il-terremoto-di-

lisbona-1-novembre-1755/

Su Leopardi:

Operette morali, “Dialogo della natura e di un islandese”, passim - Libro di testo

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