Tesina sulle dipendenze
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Tesina sulle dipendenze

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Tesina per la maturità con argomento centrale le dipendenze e il loro sviluppo.
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COS’E’ LA DIPENDENZA?

Per dipendenza si intende un processo attraverso il quale si ha un’alterazione del comportamento che da semplice e comune abitudine diventa una ricerca patologica del piacere attraverso mezzi, sostanze o comportamenti che sfociano nella condizione patologica (malattia). Inizialmente può avere la funzione di procurare piacere e di alleviare un malessere interiore. Successivamente la dipendenza si sviluppa per perdita del controllo dell’abitudine e per la sua persistenza. Per dipendenza, non si intende soltanto abuso di alcool e sostanze stupefacenti: si può essere dipendenti da qualsiasi minimo gesto, azione, comportamento, purché questo produca uno stato di felicità nell’individuo sempre più difficile da raggiungere che richiede un incremento della dose.

Il fatto che una persona sviluppi una dipendenza, verso per una specifica forma di essa, ci da informazioni fondamentali sui problemi che stanno alla base di quel comportamento. Dunque il fenomeno non ha una causa definibile in maniera univoca, in quanto ha radici legate alla storia evolutiva, alle abitudini di vita quotidiana e alle modalità comportamentali. Si tratta di una patologia caratterizzata da uno sviluppo e da un decorso che richiedono tempi lunghi, infatti non insorgono in maniera repentina, ma sono frutto di un lento, quasi impercettibile, processo. Se non si comprendono pienamente i motivi per cui una persona ha sviluppato una forma di dipendenza non è possibile inibire lo stimolo verso un determinato comportamento o uso di sostanze. La psicoterapia per la cura alla dipendenza lavora propriamente sull’intera personalità dell’individuo.

DAL PIACERE ALLA DIPENDENZA

Il piacere e dipendenza son due concetti estremamente collegati tra loro: il passaggio da uno all’altro avviene quando il desiderio, trasformandosi in un bisogno assoluto di assumere una particolare sostanza o di compiere una determinata azione, diventa prioritario su tutti gli interessi. Dal momento in cui l’oggetto scatenante appare totalmente scollegato da ogni forma razionale del piacere, e quando l’esperienza gratificante continua ad essere ripetuta, giorno dopo giorno, si è totalmente dipendenti da essa, senza poterne fare a meno.

Essa si può sviluppare mediante il cibo (anoressia – bulimia), verso sostanze stupefacenti (tossicodipendenza), in cui rientrano anche l’alcolismo e il fumo, verso il sesso (dipendenza sessuale), verso il partner (dipendenza affettiva), verso il lavoro (work-a-holic) o verso comportamenti come il gioco (gioco d’azzardo patologico), oppure anche videogame. Quindi nasce dal consumo regolare di una sostanza oppure nelle attività sulle quali la persona perde il controllo sulla sua stessa vita, e perdendo anche ogni possibilità di controllo sull’abitudine.

In realtà siamo tutti dipendenti da qualcosa, chi più chi meno. D’altro canto possiamo distinguere due modalità di comportamento. La prima, più “normale”, si esprime in un atteggiamento di attaccamento, che può essere anche forte ma senza perderne il controllo. Si ha bisogno della sostanza gratificante, ma in alcuni casi si può fare anche a meno, vi si può rinunciare anche se costa sofferenza. L’altra modalità pone al centro di tutto l’oggetto in questione, esprimendo affermazioni quali “non so vivere senza”, “mi è indispensabile per vivere” e si manifesta verso spinte compulsive incontrollabili, manifestando delle “crisi d’astinenza”. Essa si verifica nel soggetto dal momento in cui non è in grado di soddisfare quegli interessi che l’organismo riconosce come prioritari. Ne esistono di due tipi:

1. Psicologica: interessata alla sfera psichica, come il desiderio ossessivo (craving), ansia, irritabilità, depressione, malessere mentale. In questo caso il discorso della dipendenza diventa più complesso. Alcune parti del cervello vengono dominate dal sistema di gratificazione costringendo il paziente a ripetere l’uso della droga in modo abituale. È molto subdola ed insidiosa, resta anche quando il fisico viene disintossicato e si manifesta attraverso il desiderio della sostanza o la convinzione di non poter andare avanti senza essa.

2. Fisica: riguardanti il corpo, dalla semplice stanchezza muscolare, al vomito, diarrea, tachicardia, convulsioni, allucinazioni (visive e d uditive)

Ai fini della cura il problema più importante è la dipendenza psicologica, in quanto i meccanismi che la provocano difficilmente possono essere risolti completamente in breve periodo, e nella maggior parte dei casi, occorrono numerosi anni, ma la prioritaria è quella fisica.

CHI NE FA USO?

L’uso di queste sostanze è frequente tra i giovanissimi ed è anche grave per i rischi che porta, provocando serie conseguenze. Solitamente a farne uso sono i ragazzi che vanno a scuola, ma c’è anche chi le usa in ambito lavorativo. La maggior parte della popolazione mondiale adulta ingerisce alcool occasionalmente e caffeina quotidianamente, un adulto su tre assume abitualmente nicotina ed un numero inferiore, ma non trascurabile, tranquillanti o psicostimolanti, marjuana, oppiacei, allucinogeni, ecc.

Talvolta l’uso di tabacco e di alcool tra gli adolescenti è il primo passo che porta verso sostanze come marijuana, cocaina, allucinogeni, inalanti ed eroina. Ed è stimato che l’età in cui ci si fa la prima “canna” si abbassa costantemente, infatti nel 12% dei casi l'età è di 14 anni e la maggior parte dei decessi (incidenti, omicidi o suicidi) tra i giovani di età compresa tra 15-24 anni è causata dall’abuso di alcool, fumo o droghe. Quasi un adolescente su due, il 42% di ragazzi tra i 14 e i 19 anni, ha già fatto uso di droghe; nella maggioranza dei casi il 90%, si tratta di marijuana, ma vi sono anche ragazzi consumatori di cocaina. I valori si elevano di molto per tutte le tipologie di sostanze, soprattutto per i soggetti con età inferiore ai 35 anni.

È un comportamento a rischio che contagia i ragazzi nelle loro scelte, nei percorsi di crescita e di costruzione alle loro multiformi identità. Le condotte a rischio aumentano in maniera consistente tra i giovani, specie per impatto sociale ed individuale.

RAGIONI PER CUI SI FA USO DI SOSTANZE

-Livello teorico Esiste durante l’adolescenza tutta una serie di momenti che fa di questa età un’epoca critica con rischi specifici. (Jammet, 1992). L’adolescenza è un periodo fisiologicamente critico che pone il problema del rapporto fra normalità e patologia; questa fase evolutiva infatti è caratterizzata dal rimodellamento di sé e da un processo di individuazione che comporta inevitabilmente notevoli modifiche, dell’incertezza esistenziale e della separazione. Ciò che prende senso in questo periodo di vita è l’immagine di sé e l’autostima, la cui perdita risulta un elemento causale importante nella necessità di trovare risposte di gratificazione immediata di fronte alle frustrazioni e alle situazioni che inducono ansia. La necessità psicologica di mantenere l’autostima può condurre alla ricerca di scorciatoie che ottengano quanto desiderato, portando ad appagamento rapido seppure momentaneo. Questo percorso dell’uso di sostanze si compie all’interno della cornice ambientale/sociale e viene fortemente influenzato da essa. Secondo Beck la biografia dell’individuo è sempre plasmata e dipendente dalla moda, dalle relazioni sociali, dalle congiunture economiche e dai mercati. Questa situazione rafforza la spinta degli adolescenti, nel processo di costruzione dell’immagine di sé e nel mantenimento della autostima, ad attribuire grande importanza al risultato che ci si propone di raggiungere, mentre l’eventuale non raggiungimento è vissuto come un fallimento personale, di dimensioni quasi catastrofiche. Il fenomeno di dipendenza si inscrive in un insieme di condotte di abuso dagli effetti più o meno patologici: uso/abuso e dipendenza da sostanze psicostimolanti, disordini della condotta alimentare, abuso di farmaci, condotte di assunzione di rischi. I fattori che intervengono nella genesi di queste condotte sono molteplici e complessi; si impone pertanto un approccio multidisciplinare che consideri oltre agli aspetti neurobiologici e psicopatologici anche quelli sociali e culturali. L’inquadramento teorico relativo alla problematica della dipendenza dovrebbe considerare l’importanza dell’inquadramento diagnostico dal momento che non esiste nessuna struttura psichica profonda e stabile specifica della condotta dipendente. Qualunque struttura può condurre a comportamenti dipendenti in determinate situazioni affettive e relazionali. Le condotte di dipendenza si palesano dopo la pubertà e durante l’adolescenza, nel momento in cui il soggetto deve rendersi autonomo e non può più beneficiare della stessa protezione dei genitori. Dunque, la dipendenza viene messa in relazione con la problematica dell’attaccamento di Bowlby, considerando la dipendenza come un fallimento del processo dell’attaccamento che presuppone una forma di autonomia, poiché i genitori mantengono una funzione di “base sicura”, soprattutto nei momenti di disagio e di stress.

Ma anche l’esperienza di relazioni poco soddisfacenti, in contesti poco disponibili o imprevedibili, rischia di provocare un’attitudine di dipendenza relazionale. La condotta dipendente, in qualche modo, potrebbe costruire una protezione contro l’angoscia. Jeammet, inoltre, ha descritto la condotta dipendente come la ricerca di un apporto esterno, in questo caso le sostanze, di cui il soggetto ha bisogno per il proprio equilibrio, e che non può trovare a livello delle sue risorse interne. Tale legame tra il soggetto e l’oggetto si instaura per il carattere di necessità: si tratta di un bisogno fisiologico indispensabile alla conservazione del psiche. “si tratta di condotte agite, per le quali la dimensione comportamentale predomina su quella dell’attività mentale”. Zizek invece afferma che una dipendenza si manifesta a seguito di una crisi di identità individuale. Secondo lui l’individualizzazione estrema si rovescia nel suo contrario, portando ad una definitiva crisi d’identità: i soggetti si sentono radicalmente insicuri, senza una “facciata appropriata”, cambiando continuamente da una maschera imposta all’altra, dato che ciò che sta dietro di essa è il nulla, un vuoto spaventoso che tentano di riempire con le loro attività obbligatorie o scegliendo hobby sempre più dionisiaci, destinati ad accentuare la loro identità individuale. È possibile leggere in questa ottica il ricorso a comportamenti a rischio o francamente deviati come il tentativo disperato di riempire il vuoto che sta dietro alla maschera o il desiderio di afferrare una propria identità peculiare e significativa. I comportamenti a rischio svolgono così una funzione centrale rispetto all’accettazione nel gruppo dei coetanei, al sentirsi più grande, libero dal controllo degli adulti, capace di fronteggiare l’ansia e la frustrazione, in grado di definire la propria identità. (statistica: tra gli italiani giovani fra 14 – 22 anni il rischio è vissuto soprattutto come sfida personale, per l’autoaffermazione con livello di scolarità medio-alto). I consumatori hanno dichiarato i motivi per cui fanno uso di sostanze, ed è emerso che i “fattori di soddisfazione” sono i seguenti: ci si sente meglio quando si è depressi, si diventa euforici, ci si sballa per rilassarsi per evadere dalle preoccupazioni, si perde peso, si migliorano le prestazioni sessuali, si apprezza meglio la compagnia degli amici facilitando confidenza e perdita di inibizioni, si cerca distacco dalla realtà. Dunque i fattori di rischio posso essere individuali, relativi al gruppo dei pari, alla famiglia e all’ambiente sociale; questi riflettono influenze sia genetiche che ambientali. Viene attribuito un certo peso anche all’aspetto evolutivo ad esempio alla sensazione, comune in adolescenza, di ritenersi invulnerabili, ricercare l’autonomia ed essere influenzati dai coetanei; si rileva come un cattivo esito del trattamento legato a fattori psicosociali come criminalità ed un basso livello di studi.

-Livello pratico La vulnerabilità alle “malattie del piacere” è spesso alimentata dal malessere psicologico. I fattori che possono causare la dipendenza sono dunque molteplici, di carattere sociale e/o ereditario ed agiscono anche sulla capacità individuale di far fronte alle differenti situazioni con cui ci si confronta. Un individuo che ha avuto un vissuto di sofferenze, delusioni, impedimenti, disagi, non può che cercar la felicità in questo “mare di gratificazione”. I dispiaceri in qualche modo annegano in questo mare, lasciando spazio agli appagamenti. La dipendenza che ne scaturisce è un modo per nascondersi, per alienarsi, come una maschera. A volte capita proprio per curiosità o per la propensione al rischio, o anche per le pressioni sociali che impediscono all’adolescente di rifiutare la droga. Gli adolescenti con precedenti in famiglia di abuso di alcool o di droghe, privi inoltre di attitudini sociali, sono quelli più a rischio, ma il problema comunque interessa anche adolescenti senza precedenti in famiglia. Dunque in ogni caso non sarà possibile stabilire con certezza chi abuserà di sostanze o ne diventerà dipendente.

TEORIE PATOGENICHE NELL’USO DI SOSTANZE Secondo Jeamment le condotte dipendenti riflettono l’instabilità dell’organizzazione psichica soggiacente; testimoniando una vulnerabilità della personalità ed un’instabilità del funzionamento mentale. Dunque si instaura una dipendenza a livello psichico perché…

Dipendenza come via di fuga: “guardandomi allo specchio mi vedevo grassa, non accettavo, più il mio corpo. Così ho iniziato a drogarmi” Ciò ci fa capire come le dipendenze possano nascere da una serie di problematiche che mettono in discussione il benessere mentale del soggetto. Egli sarà propenso a fuggire, scappare, evadere dai propri

disturbi mentali, come una sorta di “ritirata” per limitarne i danni ed evitare un peggioramento della situazione. Dunque facendo così mette da parte i suoi problemi, evitandoli piuttosto che risolverli. Le difficoltà che ogni adolescente incontra normalmente nel processo di costruzione dell’identità possono portare a deficit nella stime di sé e a sentimenti depressivi.

Dipendenza come integrazione “se lo fanno tutti, allora lo faccio anch’io” Questo è un caso tipicamente adolescenziale: in questa fase di vita, il ragazzo vuole apparire diverso da quello che è, oppure più adulto rispetto alla norma, per sentirsi integrato nel gruppo, apprezzato dagli altri perché molti dei suoi coetanei, considerati a volte più popolari, lo fanno.

Dipendenza come automedicazione: “da quando mia figlia è morta ho iniziato a bere. Solo così riesco a scacciare la tristezza che mi opprime” Una dipendenza di questo tipo è una sorta di “automedicazione” dal malessere e dei dolori, secondo cui si comincia l’assunzione come sorta di autoterapia per migliorare i sintomi negativi di una condizione patologica in atto come l’ansia o la depressione. Si beve per dimenticare, si fuma una canna per essere felici, insomma si cerca di anestetizzare le sofferenze che opprimono la persona. Gli stimoli gratificanti, di qualsiasi tipo, funzionano come farmaci che attenuano il dolore mentale (molto più intollerabile di quello fisico), senza fornire un appagamento duraturo. Una condizione di questo tipo può facilmente far scaturire una dipendenza, dal momento in cui si verificano le crisi d’astinenza date dal dolore, ansia, irritabilità che ritornano. Tra essi troviamo anche il gioco d’azzardo e lo shopping.

Dipendenza come riscatto “mi piaceva correre in bici, ma soprattutto l’idea di vincere. I buoni piazzamenti sono arrivati solo con la cocaina”. Nella società odierna puntare al successo e ottimizzare le prestazioni sono obbiettivi sempre più diffusi. Molte sostanze migliorano le proprie performance nello sport, nello studio, nel lavoro, ma anche nei rapporti con gli altri. I soggetti colpiti da una dipendenza di questo tipo sono coloro che assumono atteggiamenti di narcisismo e di onnipotenza: il primo individuo ritiene di essere speciale, superiore agli altri o pertanto di dover apparire tale; il secondo presume essere in grado di compiere tutto, spingendosi oltre i limiti umani, proprio come un Dio.

PERCHE’ SI INSTAURA UNA DIPENDENZA A LIVELLO NEUROLOGICO? Quando il corpo assume una sostanza le cellule nei centri di gratificazione entrano in attività, e pertanto producono piacere, quando vengono liberate dal cervello delle sostanze chiamate neurotrasmettitori (endorfine, dopamina, serotonina etc.). Nella gratificazione naturale stimoli sensoriali periferici (ad esempio il gusto del cibo, dalla bocca il messaggio giunge al cervello) giunti al cervello, a livello dei centri di gratificazione, provocano il rilascio di neurotrasmettitori, che attiveranno le cellule addette a produrre il piacere. Le droghe, a determinati dosaggi, una volta giunte al cervello attivano direttamente i centri di gratificazione o perché simili a neurotrasmettitori (ad esempio eroina – endorfine) o favorendo il rilascio degli stessi (ad esempio cocaina – dopamina) e di conseguenza provocano effetti piacevoli di intensità variabile (da un leggero stato di benessere ad un piacere paragonabile ad un orgasmo o ad un magico distacco della realtà).

Dunque il centro del piacere è una struttura situata nel diencefalo (parte profonda del cervello), il quale produce sensazioni gratificanti, causata dal neurotrasmettitore ( un segnale biochimico che consente ai neuroni di comunicare tra loro) dopamina: la cosiddetta “molecola del piacere”. Essa viene liberata da un’altra struttura cerebrale: VTA (area ventrale tegumentale). Dai neuroni del VTA vi sono collegamenti con alcune regioni del centro del piacere, tra cui il nucleo accumbers. Quando la dopamina aumenta di concentrazione in queste zone, si avvertono sensazioni di appagamento e di piacere, ogni qual volta stiamo facendo qualcosa che ci piace fare, che ci gratifica o ci rende felici. Quando si assumono sostanze stupefacenti come cocaina, oppiacei, anfetamine, alcool esse vanno ad agire proprio in quest’area, alterandone il corretto funzionamento essendo un organo estremamente sensibile. I sistemi di regolazione e limitazione di dopamina, se danneggiati provocano un aumento di questa che verrà rilasciata nel centro del piacere. In qualche modo i sistemi di produzione di dopamina vengono messi fuori

uso e la concentrazione di questa aumenta a dismisura nel nucleo accumbers. È proprio così che nasce una dipendenza: il centro del piacere si abitua a quantità di dopamina sempre più grandi, alla quale corrisponde un attaccamento allo stimolo gratificante sempre più morboso con di conseguenza un’assunzione più elevata.

Se chiedessimo a persone con qualsiasi problema di dipendenza il motivo del loro attaccamento, sentiremmo la solita risposta “perché mi piace”. Com’è possibile che dipendenze da alcool, droga, sesso e gioco d’azzardo, producono piacere nello stesso modo, pur essendo diverse? Per dare una risposta a questa domanda è opportuno osservare cosa succede nel cervello. Già negli anni ’50, dei neurologi come James Olds e Peter Milner, con degli esperimenti sui ratti, studiarono le strutture neurologiche coinvolte nel sistema della gratificazione.

Rat park (causa della dipendenza: noia) Cos’è che fa sì che ci sia gente tanto ossessionata da una droga, o da un determinato comportamento, da non riuscire più a fermarsi? “qual è l’origine della dipendenza? Beh la droga no?” La teoria in qualche modo è stata codificata compiendo esperimenti sui topi. (’80, Partnership for a Drug- Free America). Gli studiosi misero un topo in una gabbia, da solo, con due bottiglie d’acqua, una contente solo acqua, l’altra anche eroina o cocaina. Quasi ogni singola volta, in cui l’esperimento veniva ripetuto, il topo finiva ossessionato dall’acqua drogata, e tornava a chiederne ancora fino al momento della sua morte. Tuttavia negli anni ’70 un docente di psicologia a Vancouver, Bruce Alexander notò che il topo veniva messo in una gabbia da solo. Non ha altro da fare che somministrarsi la droga. Dunque costruì un “parco topi”: una gabbia di lusso all’interno della quale i topi avrebbero avuto a disposizione tutto il necessario per loro. Notò che nel “parco topi” tutti finivano per assaggiare entrambe le bottiglie. Ma i topi, facendo la “bella vita”, non apprezzavano l’acqua drogata. Perlopiù la evitavano, consumandone meno di un quarto rispetto ai topi isolati. Nessuno di loro morì. E mentre tutti i topi tenuti isolati ne facevano uso pesante, ciò non accadeva a quelli immersi in un ambiente soddisfacente. Il professor Alexander ritenne che la dipendenza fosse una forma d’adattamento: non sei tu, è la tua gabbia. Dopo la prima fase dell’esperimento portò avanti il test. Tornò a ripetere gli esperimenti originari, quelli in cui i topi venivano lasciati da soli e facevano compulsivamente uso della droga. Lasciò che ne facessero uso per cinquantasette giorni. Poi li portò fuori dall’isolamento collocandoli all’interno del “parco topi”. Voleva capire se, una volta sviluppata una dipendenza, il cervello risultasse talmente alterato da non potersi più riprendere. Ciò che accadde risultò stupefacente, i topi mostravano qualche problema di astinenza, ma smettevano presto di fare uso intensivo, tornando a vivere una vita normale: la gabbia buona, in qualche modo, li aveva salvati.

Peter Cohen da ciò sostenne, a fine di tutto ciò, che la causa è data dalle relazioni umani. Gli esseri umani hanno una profonda necessità di formare legami ed entrare in contatto gli uni con gli altri, poiché è così che ci gratifichiamo. Se non siamo in grado di formare legami ed entrare in contatto con gli altri, entreremo in contatto con qualsiasi altra cosa che ci gratifichi.

L’inclinazione naturale alle dipendenze nei circuiti cerebrali Il comportamento di ricerca compulsiva di una sostanza d’abuso dipende dallo sviluppo e dalla forza relativa di due circuiti cerebrali, che si distinguono per il tipo di recettore della dopamina dei loro neuroni. Uno dei due circuiti aumenta fortemente il rischio di dipendenza, mentre l’altro conferisce una maggiore capacità di resistervi. Il rischio di diventare dipendenti dall’abuso di sostanze è legato alla stabilità e all’efficienza delle sinapsidi alcuni circuiti cerebrali, situati in una specifica regione del cervello: il nucleo di accumbens. (un centro deputato alla rielaborazione delle risposte dei stimoli gratificanti) A stabilirlo è una ricerca condotta da neuroscienziati e biologi dei National Institutes of Health a Bethesda. L’esposizione a sostanze d’abuso innesca comportamenti caratterizzati da una forte motivazione e perseveranza nella ricerca della droga. Tuttavia, questi comportamenti si manifestano con una facilità ed intensità diversa da individuo a individuo con una maggiore o minore probabilità di diventare dipendenti. Per comprendere questo meccanismo cellulare hanno addestrato un gruppo di topi a far in modo che si autosomministrassero cocaina, per poi controllare la quantità di lavoro che i singoli animali erano disposti a sobbarcarsi per ottenere la ricompensa. I ricercatori hanno così scoperto che nei topi più inclini a una ricerca compulsiva della droga, alcuni circuiti neuronali del nucleo accumbens erano caratterizzati per la minore stabilità e minore efficienza delle sinapsi fra i loro neuroni rispetto alla norma.

All’interno delle sinapsi sono presenti i ricettori per il neurotrasmettitore di dopamina. Esse presentano due tipi differenti di recettori per la dopamina, indicati come D1 e D2: i neuroni che esprimono sinapsi con recettori D1 hanno collegamenti diretti con le aree cerebrali del mesencefalo, mentre i neuroni che esprimono i recettori D2 sono collegati indirettamente. I topi in cui erano particolarmente stabili ed efficienti le sinapsi dei circuiti neuronali della via diretta (D1) erano quelli che mostravano un comportamento compulsivo nella ricerca della droga, al contrario di coloro in cui erano più sviluppate le sinapsi in D2, che tendevano a non manifestare il comportamento o a manifestarlo solo in misura modesta. Insomma la dipendenza dipende dalla presenza di ricettori D1 o D2 e questi dipendono dall’attivazione di geni differenti (dipendenza come causa genetica).

SOSTANZA STUPEFACENTE Una sostanza proveniente dal mondo esterno provoca il piacere chimico, alterando lo stato d’animo, la percezione e l’attività mentale dell’individuo che ne abusa. L’incontro con tali sostanze, a causa del loro effetto gratificante, porta alla nascita di dipendenze, anche i comuni farmaci se usati in modo incongruo possono causare una dipendenza. Il piacere chimico usura facilmente i freni della “sazietà”, esponendo il soggetto a diversi stadi di avvelenamento.

• Tossico-filia (attrazione per gli effetti appaganti della sostanza) • Tossico-dipendenza (incapacità di staccarsi dalla sostanza) • Tossico-mania (attaccamento maniacale alla sostanza, unica ragione di vita, tutto ruota intorno ad

essa)

Per droga, nel linguaggio comune, si intende una sostanza stupefacente, psicoattiva, psicotropa una sostanza chimica farmacologicamente attiva, capace di alterare l’attività mentale, procurando effetti euforizzanti (=piacevoli, gratificanti). Nella quotidianità viene riferito sostanzialmente a sostanze illegali ritenute responsabili delle tossicodipendenze, indicando delle situazioni caratterizzate da comportamenti deviati e socialmente pericolosi. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, si definiscono “droghe” tutte quelle sostanze in grado di causare:

• Dipendenza: necessità di assumere tali sostanze per evitare la crisi di astinenza; • Tolleranza: necessità di aumentare la dose per produrre lo stesso effetto della dose precedente; • Assuefazione: impossibilità di raggiungere lo stesso effetto della dose precedente anche aumenta la

dose esponenzialmente.

Molte sostanze sono capaci di indurre, in diverso grado, fenomeni di dipendenza, tolleranza e assuefazione. Alcune di queste sostanze, invece, non creano alcun tipo di assuefazione o dipendenza.

[L’uso di sostanze, dunque, se finalizzato alla ricerca di effetti piacevoli, comporta dosi e vie di somministrazioni differenti da quelle terapeutiche. E il corpo, poi, entrando in assuefazione richiede dosi sempre più elevate della stessa sostanza. Di notevole rilievo è la via di somministrazione in quanto può consentire effetti differenti a parità di dosi. Un farmaco assunto per via orale può essere solo parzialmente assimilato (la quota assorbita prima di arrivare al cervello potrebbe venire in parte inattivata dal fegato); per via venosa l’effetto sarà maggiore, effetti intermedi se “sniffate” o “fumate”. La frequenza di assunzione, è un altro fattore di rilievo, perché può determinare nell’organismo un accumulo della sostanza, il che porta l’organismo in uno stato di tolleranza ad essa. La tolleranza esprime l’adeguamento progressivo delle cellule agli effetti prodotti dal farmaco, con il risultato che per ottenere gli stessi effetti occorreranno dosi crescenti. Questa, varia individualmente, e raggiunto un valore massimo tende a stabilizzarsi: ad esempio ci sono fumatori che abbisognano di 15 sigarette al di, altri di 40 o più.]

Possono essere classificate in droghe naturali, semi-sintetiche e sintetiche.

Droghe naturali: Sono sostanze psicoattive che si trovano in natura, ricavandole generalmente da vegetali. Anche se vengono lavorate, non si hanno modifiche sostanziali del principio attivo.

Oppio: lattice diseccato per incisione delle capsule del Papaver somniferum. Contiene più di 20 alcaloidi, tra cui la morfina (utilizzata anche in ambito medico).

Cocaina: alcaloide che si ottiene dalle foglie di coca (Erithroxylon Coca), mediante trattamento con acido solforico e carbonato di sodio (in soluzione). Ha un colore biancastro e può essere fumata, sniffata, iniettata. Da essa deriva il crack (semisintetica).

Derivati dalla cannabis: dalla pianta di cannabis si ricava la marjiuanamiscela di inflorescenza e foglie essicate) e hashish (impasto di resina e polline dalla pianta). Il principio attivo di essa è il THC.

Funghi allucinogeni: vi sono vaste varietà, ma contengono tutti i principi attivi coma la psilocina o psilocibina. Vengono prevalentemente mangiati.

Nicotina: alcaloide stimolante contenuta nelle foglie del tabacco (Nicotina Tabacum). Attualmente è coltivata in quasi tutto il mondo.

Alcool: pur essendo legale, come le sigarette, è una droga naturale. Essa è una sostanza psicoattiva, ottenuta mediante la fermentazione (come il vino o la birra), oppure mediante distillazione (nel caso dei superalcolici). I principali prodotti di fermentazioni sono l’uva (vino) e malto (birra). Mentre quelli di distillazione sono vino e derivati (acquavite, brandy, cognac, grappa), cereali (whisky), patata e grano (vodka) ginepro (gin), canna da zucchero (rum), agave azzurra (tequila).

Droghe semisintetiche Queste si ricavano dall’elaborazione chimica di alcune sostanze naturali. Il principio attivo viene modificato in laboratorio, in modo da esaltarne le proprietà.

Eroina: viene ricavata dalla morfina che è in grado di penetrare facilmente il cervello e di agire su esso. Per questo motivo le dipendenze da eroina sono tra le più diffuse, e si instaura con quantitativi molto bassi. Il rischio di overdose è pertanto elevato.

LSD: potente allucinogeno sintetizzato a partire dall’acido lisergico (contenuto in un fungo parassita della segale -ergot-). Alla fine degli anni ’60 spopolò tra i giovani, come negli hippy e in tutti quei movimenti che contestavano il sistema.

Droghe sintetiche Tali sostanze vengono prodotte dalle industrie farmacologiche, per poi essere dirottate sul commercio illegale. Spesso vengono prodotte anche in laboratori clandestini. Sono tra le più diffuse in quanto possono essere ottenute a seconda delle esigenze del consumatore:

Metadone: viene definito il “farmaco sostitutivo” dell’eroina, in quanto viene somministrato per combattere la dipendenza da eroina, in sostituzione ad essa. Una volta persa la dipendenza da eroina, il metadone viene diminuito gradualmente, fino a che il paziente non ne sente più il bisogno.

Anfetamine: danno al cervello degli effetti gratificanti. Durante la 2° guerra mondiale si diffusero enormemente tra i soldati, per incrementarne l’efficienza ed abbattere la tensione. In seguito divenne popolare tra i giovani negli anni ’60-’70, in seguito alla nascita delle metamfetamine, anfetamine con effetti gratificanti ed euforici più pronunciati.

Ketamina: anestetico ad uso veterinario derivato dalla fenciclidina (PCP),in quanto il PCP era neurotossico e causava danni permanenti ai neuroni. Anch’essa però produce reazioni post anestetiche indesiderate come allucinazioni e stati confusionali, infatti viene utilizzata per “uso psiconautico” (ovvero per compiere viaggi interiori, alla scoperta di se stessi e della propria anima)

Ecstasy: è una sostanza sotto forma di compresse, è una delle droghe più moderne e diffuse tra i giovani d’oggi. Conosciuta come MDMA, è la droga del “sabato sera”, in quanto facilita le persone a rapportarsi con gli altri rendendole meno timide e più sicure di sé stesse.

EFFETTI INDOTTI ALLE DROGHE Il criterio comune per classificare le sostanze stupefacenti è quello di elencarle in base agli effetti che esse producono. Tuttavia tra gli effetti sul cervello la sensazione appagante, il piacere, è un elemento comune a tutte le sostanze. Saranno ben più importanti altri effetti psicoattivi, che consentono alle droghe di essere suddivise in:

A. Deprimenti (depressoria dell’attività mentale (es. oppioidi, barbiturici, etanolo)); B. Stimolanti ( eccitatoria dell’attività mentale (es. anfetamine, caffeina, cocaina));

C. Allucinogene (capace di alterare il tono psichico (percezione, lo stato di coscienza, comportamento - es. cannabinoidi, psichedelici)).

A. Deprimenti Quando vengono assunte sostanze di questo tipo l’attività cerebrale tende a spegnersi, perché esse agiscono rallentando la trasmissione degli impulsi nervosi. Agiscono su tutto il sistema nervoso centrale e sui recettori dei sistemi deputati alla trasmissione del dolore, sull’emotività e sulla sfera degli istinti. Gli effetti caratteristici sono quello:

• Calmante (miorilassante) • Sedativo • Analgesico • Euforico

L’eroina è la droga deprimente per eccellenza, come anche gli oppiacei di sintesi. Oltre alla riduzione del dolore, altri effetti sono il deteriorarsi dei sentimenti e dei legami effettivi verso i propri cari, il progressivo degrado sociale, in quanto l’unico scopo della propria esistenza consiste nell’ottenere eroina a tutti i costi. Un altro esempio è l’alcool, in quanto avviene un rallentamento dei riflessi, annebbiamento, sbalzi di umore improvvisi, nausea, vomito, fino a giungere al coma etilico nella peggiore delle ipotesi. La tossicità derivata dall’abuso di alcool è elevata, poiché mette a repentaglio sia la salute fisica (epatiti, cirrosi, ulcera…) sia quella mentale (amnesie, allucinosi, demenza alcolica). A livello sociale può portare alla rottura dei legami familiari e all’emarginazione sociale.

B. Stimolanti Queste sostanze accelerano la trasmissione dell’impulso nervoso, provocandone uno stato di maggiore vigilanza e lucidità mentale, riducendo così il senso di fatica e stanchezza, poiché appunto stimolano il sistema nervoso centrale. In questa classe si includono sostanze diverse per tipologie di effetti, ma accomunate dal fatto di aumentare la permanenza in circolo di qualche neurotrasmettitore, in modo tale da aumentare le prestazioni psicofisiche ed alcune funzioni biologiche. Generalmente hanno effetti di vaso- costrizione e tendono a provocare un innalzamento della pressione sanguigna, della respirazione, eventualmente anche delle capacità di attenzione e/o della reattività emotiva e percezione. La droga stimolante per eccellenza è la cocaina, la quale è in grado di aumentare la quantità di dopamina e noradrenalina in circolo. L’eccesso della dopamina causa benessere ed euforia, mentre un eccesso di noradrenalina causa iperstimolazione e conseguente resistenza al sonno e alla fame. Tra gli effetti collaterali più comuni si ha la tachicardia, ipertensione fino alla possibilità di morire per insufficienza cardiovascolare e aritmie. Sospendendo la sostanza si genera una gravissima crisi di astinenza determinata da un intenso carving e forte depressione (fino al suicidio).

C. Allucinogeni Sono sostanze che modificano il sistema percettivo, alterando le percezioni in diversi modi:

• Intensità (aumentando o diminuendo i riflessi) • Qualità (provocando un cambiamento nel colore, volume delle cose) • Percezioni falsate (apparizioni, illusioni…)

Agiscono direttamente sugli impulsi nervosi nella fase di elaborazione delle sensazioni: uditive, visive, tattili; intaccano dunque diversi organi sensoriali contemporaneamente. Inducono profonde alterazioni dello stato di coscienza, deliri, allucinazioni, depersonalizzazione, tuttavia questi effetti sono occasionali e temporanei. Diversamente dalle altre classi di droghe non provocano assuefazioni e si sviluppa un’elevata tolleranza che svanisce in un breve lasso di tempo. Le droghe più rappresentative sono la ketamina, LSD e la cannabis.

EFFETTI SULLA SOCIETÀ La droga è uno dei maggiori pericoli che attentano alla integrità psico-fisica dell’uomo. La droga infatti, esercita un’azione autodistruttiva sia sull’organismo che sul sistema nervoso. Quest’ultimo agendo sui neuro- trasmettitori, altera la trasmissione degli impulsi nervosi determinando gravissime conseguenze quali: perdita della capacità di reagire agli stimoli, incapacità di valutare e controllare le proprie azioni, sdoppiamento della personalità, alterazioni mentali, distorta percezione dello spazio e del tempo e alterazione di tutte le funzioni

fondamentali. È una potenziale scelta di morte per trasmissione di malattie, per overdose, per violenza, suicidio, incidenti. L’alterazione dei riflessi e delle percezioni, che si possono avere per effetto dell’alcool, dei tranquillanti, della cannabis o ecstasy, ecc. sono risaputi essere alla base di almeno un terzo degli incidenti stradali gravi e degli incidenti sul lavoro che quotidianamente avvengono. Sull’organismo la droga è in grado di arrecare danni irreversibili a diversi molteplici organi ed è, in taluni casi, causa di tumori o patologie similari. Inoltre la devianza derivata dall’uso di queste sostanze può portare il soggetto a compiere reati di natura violenta, come rapine e abusi sessuali. A conferma della stretta correlazione fra uso di sostanze e comportamenti criminali, in un recente studio condotto da Mc Clecelland e collaboratori viene affermato che presso i giovani detenuti l’uso multiplo di sostanze è comune: interessa quasi la metà dei giovani con gravi reati.

LE DROGHE POSSONO MODIFICARE LA PERSONALITÀ DI CHI NE FA USO? Il problema non è il tipo di dipendenza , ma la personalità che sta alla base delle forme di dipendenza. Comunque l’assunzione di una sostanza psicoattiva non modifica gli aspetti della personalità, non può indurre cambiamenti nel modo di fare o agire, ma può inibire o attivare aspetti già presenti nel soggetto. Si può dire che se in un soggetto sono presenti aspetti comportamentali potenzialmente “a rischio”, è possibile che l’assunzione di una certa sostanza vada ad aumentare ed incrementare tali comportamenti. Ecco che, ad esempio, un’intossicazione da cocaina può favorire il ricorso ad uno schema aggressivo potenziandolo, se questo fa già parte dell'indole propria di una persona. Quando si parla di effetti delle sostanze psicoattive si deve considerare anche l’interazione che esse intrattengono con la psiche, il comportamento o il contesto a cui appartiene un individuo, a dimostrazione del fatto che l’azione dello stesso è influenzata dalla condizione emotiva e cognitiva di chi le assume, ma non solo, lo stato emotivo iniziale di una persona influisce enormemente sulla variabilità degli effetti soggettivi prodotti dall’assunzione di una specifica sostanza. Ad esempio se da una parte è legittimo pensare che alcuni psicostimolanti come la cocaina non generino di per se atti e condotte aggressive, un’intossicazione acuta o cronica può far affiorare configurazioni paranoidi, il cui tratto di fondo dell’individuo è la paura, e non l’aggressività. Inoltre il tipo d’identità che un individuo attribuisce a se stesso, in uno specifico contesto, evocherà adeguati sentimenti, pensieri e stati emotivi che possono essere accentuati o inibiti dall’utilizzo di una specifica droga. Ci sarà, dunque, chi utilizzerà la cocaina per commettere un reato, chi per ottenere prestazioni sessuali soddisfacenti, chi per cercare di rendersi più estroverso. Solitamente le persone definiscono chi assume una droga il soggetto reo e pericoloso. I consumatori delle droghe invece pensano di vivere esperienze piacevoli e gratificanti. Da qui si può introdurre il concetto di tossicofilia, che rimanda alle intenzionalità del soggetto nella scelta di assumere una droga, anziché di tossicodipendenza, che invece vede gli assuntori di sostanze come vittime passive il cui drogarsi non dipende dalla propria volontà. Per tossicofilia quindi si intende la ricerca da parte delle persone degli effetti gratificanti delle sostanze, utilizzate per modificare intenzionalmente il proprio stato corporeo e mentale ricavandone esperienze cognitive ed emotive dotate di senso e significato. Tali esperienze però mascherano i gravi effetti collaterali dell’intossicazione e il pericolo di sviluppare una forte dipendenza psicologica. La tossicofilia, motivata dalla ricerca del piacere fisico e mentale diversamente dalla tossicodipendenza legata al voler evitare la sofferenza da astinenza, rappresenta una parte pervasiva dell’identità personale e sociale, costitutiva dell’esperienza di sé e del sistema di conferme, ricompense e riconoscimenti su cui poggia. DEVIANZA Pe devianza si intende comunemente ogni atto o comportamento (anche solo verbale) di una persona o di un gruppo che viola le norme di una collettività e che di conseguenza va incontro a una qualche forma di sanzione, disapprovazione, condanna, discriminazione. Un atto viene definito deviante non per la natura stessa del comportamento, ma per la risposta che suscita nell’ambiente socioculturale in cui ha luogo. Durkheim “non bisogna dire che un atto urta la coscienza comune perché è criminale, ma è criminale perché urta la coscienza comune”. Bisogna tener conto del fatto che le risposte della collettività a uno stesso atto variano nello spazio e nel tempo: per questo motivo si parla di “relatività” dell’atto deviante rispetto al contesto storico/politico/ culturale e alla situazione. Si può essere devianti:

• Per fini (pedofilia)

• Per mezzi (mafia) • Per fini e mezzi (terrorismo)

In generale un atto può essere considerato deviante in riferimento al contesto socio-culturale in cui ha luogo. Definiamo devianza ogni atto o comportamento di una persona che viola una data norma sociale e che conseguentemente va incontro a una sanzione.

Sanzione esterna (istituzionale, può essere pecuniaria, penale, carceraria; a seconda della gravità del reato commesso, stabilito dalle norme)

Sanzione interna (è il giudizio della comunità nella quale la norma viene violata o la propria coscienza; talvolta è molto più efficace la paura del giudizio che una sanzione penale per dissuadere qualcuno a deviare)

TEORIE DELLA DEVIANZA (inerenti al contesto)

Teoria della tensione (Durkheim): spiega come la devianza sia indotta dall’anomia (mancanze che regolano e limitano i comportamenti individuali). Merton aggiunge che l’anomia riscontrata nei soggetti considerati devianti dipende dagli obbiettivi che un soggetto si prefigge e dai mezzi che ha a sua disposizione per perseguirli, sia che questi ultimi siano culturali, sociali ed economici. Quindi si individua nel contrasto tra struttura culturale e struttura sociale la fonte delle condotte devianti: la prima definisce i fini e i mezzi attraverso i quali raggiungerli; la seconda determina la distribuzione reale delle opportunità necessarie per raggiungere quei fini con i relativi mezzi.

Teoria della subcultura (Edwin Sutherland): esplica come l’isolamento sociale di certi individui costituisca una subcultura criminale con norme e valori differenti rispetto a quelli della società istituzionalizzata. Da tale ambiente ne deriveranno per forza individui devianti, che hanno appreso comportamenti poco consoni alla società tramite la comunicazione con altre persone, che a loro volta porteranno tali deviazioni nella società dalla quale erano stati esiliati. (identifica nelle norme e nei valori della comunità criminale nella quale è cresciuto il soggetto deviante la causa primaria della devianza).

Teoria della scelta razionale: si sostiene che la volontà dell’individuo sia determinante: una persona ha la libertà di scegliere se violare o meno la norma. (le condotte criminali non sono considerate in funzione delle influenze esterne, bensì esito di una scelta interna razionalmente in risposta al contesto e ai bisogni).

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