Tra romanticismo e realismo, Dispense di Letteratura Tedesca. Università degli Studi di Palermo
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Riassunto del periodo romantico-realistico dal libro di letteratura tedesca Dallapiazza
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TRA ROMANTICISMO E REALISMO

1- Il contesto storico-sociale nel periodo tra il 1815 e il 1848 Il periodo compreso tra il Congresso di Vienna (1814-15) e il 1848 (anno della rivoluzione di marzo) fu un periodo pieno di contraddizioni. Con il Congresso di Vienna si era tentato di riordinare l’Europa dopo le guerre napoleoniche e di creare le premesse per una pace duratura. Nei vari stati tedeschi, nonostante il rigido controllo esercitato dalle forze delle restaurazione, cresceva la pressione rivoluzionaria che sfociò nel 1848 in una rivolta contro una situazione politica non più tollerabile. Per riportare l’Europa alla situazione pre-rivoluzionaria, gli stati interessati crearono la Santa Alleanza tra impero AUSTRIACO (potenza più forte dell’Europa centrale), impero ZARISTA-RUSSO e la PRUSSIA. Tutte le monarchie europee aderirono all’alleanza, ma le conseguenze del controllo instaurato dall’alleanza furono disastrose per lo sviluppo della Germania. Il ministro austriaco Metternich riuscì a riunire l’area di lingua tedesca nella Deutscher Bund (Confed. Tedesca) composta da 41 stati con a capo la Prussia e l’Austria che dovevano provvedere al mantenimento dell’ordine dell’Europa. L’opposizione borghese e liberale, animata dal desiderio di unità territoriale nello spirito della libertà costituzionale, si raccolse nello Junges Deutschland (Giovane Germania) e nel 1817 si espresse per la prima volta quando le associazioni studentesche di orientamento liberale organizzarono una festa all’interno del Maniero della Wartbung e ciò rappresentò un allarme per le forze conservatrici. Nel 1819 l’uccisione per motivi politici del drammaturgo Kotzebue da parte di uno studente portò l’Alleanza ad introdurre una severa censura. Il controllo delle università e i focolai di disordine provocarono rassegnazione e stagnazione, ma con l’insurrezione francese del 1830 anche l’opposizione tedesca rialzò la testa nel 1832 organizzò una manifestazione nella cittadina di Hambach (Hambacher fest o festa di Hambach); il Deutscher Bund rispose vietando tutte le associazioni che avessero scopo politico e nel 1835 bandì tutti gli scritti dello Junges Deutschland. Molti intellettuali e autori tedeschi dovettero andare in esilio in Francia, Inghilterra e Svizzera che fu la base delle insurrezioni del 1848. La Germania ne era uscita economicamente e politicamente in rovina e ne risentì anche la cultura tedesca. Nel 1848, anno della rivoluzione borghese fallita, venne pubblicato il Manifesto del partito comunista che costituì la base del socialismo e il testo fondamentale del materialismo (teoria che influenzò i confronti ideologici del 900). Il confronto ideologico tra liberalismo borghese e materialismo socialista pose le sue radici negli sviluppi politici e nelle trasformazioni nel campo delle scienze naturali. La filosofia dell’idealismo si dimostrò inadeguata ad affrontare la discussione con il nuovo sapere e seguendo il pensiero di Kant, si pensava che la realtà si fondasse su un’idea intuibile attraverso le categorie della conoscenza. Hegel, il più importante filosofo dell’800 sostituì le categorie della conoscenza con l’idea che la razionalità del mondo si rivela nel processo storico dispiegando il disegno del Weltgeist (spirito universale) nella concretezza del percorso storico. Il sistema hegeliano fu accolto con molto favore, diede una visione del futuro chiara e rassicurante e diede nuove speranza. Tra i seguaci si delineano due visioni: 1. DESTRA: considerava lo stato come l’unico organo a cui l’individuo doveva sottomettersi; 2. SINISTRA: riprese il concetto hegeliano di AUFHEBUNG (sollevamento, superamento) e vide nell’ordine costituito uno stato che doveva essere superato; parteciparono alla lotta per cambiare la società e simpatizzava per il Vörmarz. La caratteristica fondamentale di questo periodo era la presenza della RESTAURAZIONE e dell’OPPOSIZIONE, motivo di disagio per l’elite intellettuale dell’area tedesca. La tradizione culturale del classicismo e del romanticismo si rivelò inconciliabile con le nuove idee progressiste e man mano aumentarono confusione e disorientamento di un’intera generazione che si abbandonò al Weltschmerz (dolore universale) fino a trasformarsi in dolore cosmico e trovò spazio nell’opera di Schopenhauer (Il mondo come volontà e rappresentazione): S. vedeva come principio fondamentale del mondo la volontà dell’uomo di imporsi senza riguardo sugli altri e di seguire l’istinto di sopravvivenza. La vita fisica non può produrre altro che contesa e lotta, bisogno e dolore, ma l’ascesi e la contemplazione possono riuscire a dominare l’infelice volontà e avvicinarsi ad uno stato di “libertà dalla volontà”. Il primo stadio verso la libertà spirituale è la compassione. La completa liberazione può essere raggiunta solo attraverso la contemplazione o attraverso il potere liberatorio dell’arte. Nel clima culturale della

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restaurazione egli lancia un messaggio di redenzione tramite l’arte; nel 48, quando la rivoluzione fallisce, le forze progressiste si gettarono verso il messaggio di Schopenhauer. La sua opera, orientata al disprezzo della realtà sociale e al desiderio di immergersi nell’arte, visto come un mezzo per raggiungere la verità, influenzò tutta la letteratura dell’800 e primo 900 ed ebbe anche grande importanza nel dibattito sul ruolo sociale dell’arte e dell’artista che era in pieno svolgimento in quell’epoca. Quando sotto la pressione della restaurazione crollò la fiducia nella possibilità di cambiare il mondo, il Weltschmerz tardo-romantico si sovrappone alla disperazione per la rivoluzione fallita e il dolore cosmico del romanticismo si placò nelle dolci malinconie del Biedermeier. Il termine BIEDERMEIER iniziò ad entrare in uso all’inizio del 900 e indicava originariamente la letteratura che si sarebbe sviluppata in maniera apparentemente indipendente in Austria dopo il 1815; all’inizio, il Sig. Biedermeier era una caricatura dell’uomo piccolo borghese diffusa nelle riviste satiriche pubblicata intorno al 1850, ma presto il concetto di “mentalità a la Biedermeier” si trasformò da caricatura della borghesia in orgoglio per le conquiste culturali, come la pratica della vita di società, il gusto per l’arte, l’autocompiacimento per valori alti e nobili (come la cultura e la rinuncia alle pretese di felicità). Nella mentalità del BIEDERMEIER fondamentali sono: la predilezione per l’idillio, condizione indispensabile per la felicità dell’uomo; la famiglia patriarcale; lode della casa; rispetto del capofamiglia; glorificazione della madre come centro emozionale; venerazione del bambino come immagine di innocenza; osservanza diligente delle usanze e delle leggi; devozione ai precetti religiosi che costituiscono le idee fondanti dell’esistenza idilliaca di tipo Biedermeier; rapporti sociali sono coltivati all’interno di una cerchia di amici selezionati con cui condividere interessi artistici e letterari insieme ai quali si esegue musica da camera e liederistica, ciò si può osservare nel pacato stile narrativo di autori come MÖRIKE e STIFTER. Opposta alla mentalità del Biedermeier, si sviluppa un’altra corrente per la quale si usa il concetto di Vormärz. I letterati del V., a differenza degli autori del B., non intendevano abbandonare l’idea di una letteratura al servizio del cambiamento sociale e prendevano le mosse da un intento politico; ma entrambi non avevano un programma poetico. La definizione di VORMÄRZ si impose subito dopo la rivoluzione fallita del 48. Il concetto fu coniato dallo scrittore austriaco GRILLPARZER, per riferirsi alla situazione esplosiva VORMÄRZLICH (il periodo prima della rivoluzione di Marzo) da lui accolta dal punto di vista morale, ma respinta a causa di considerazioni politiche. In seguito il concetto di VORMÄRZ si estese a tutte le forze liberali in opposizione alla restaurazione dopo il congresso di Vienna, insofferenti della situazione di ristagno politico e culturale e pronto alla ribellione. Gli autori della giovane Germania (di cui faceva parte anche Heine) si schierarono per una letteratura di buona qualità e di facile fruizione che potesse raggiungere il lettore. Lo scopo della letteratura era il confronto concreto con l’attualità politica e il ruolo fondamentale dell’autore era quello di creare il materiale utile all’orientamento dell’opinione pubblica. Durante il periodo della Restaurazione, il tentativo di ottenere uno stato nazionale tedesco si fece pressante. La scelta cadde sulla Prussia, visto che l’Austria asburgica si ritirò dall’area centrale della Germania per spostarsi verso l’Europa orientale e i Balcani, e inoltre seppe presentarsi come Stato squisitamente tedesco, l’esatto contrario dell’Austria multietnica e quindi predestinata ad assumere il ruolo predominante nel processo di unificazione dei territori tedeschi. In questo modo, la richiesta di uno stato nazionale venne assorbita dello Stato prussiano e portò alla fondazione del Reich nel 1870- 71. La formazione di uno Stato tedesco avvenne come risultato della politica di espansione della Prussia.

2- Letteratura tra Vormärz e Biedermeier Tra il 1815 e il 1848 si assiste ad un’improvvisa crescita della produzione letteraria: opere in prosa, liriche, testi teatrali dimostrarono quanto fossero in aumento i bisogni culturali di strati sempre più ampi della popolazione.

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Accanto al classicismo si era affermata una letteratura di consumo, senza pretese, ma non priva di valore. Negli ambienti in cui si svolgeva la vita di società si sviluppò un nuovo genere, il BELLETRISTIK, un tipo di prodotto letterario di non troppe pretese ma neanche di infimo livello. Una “letteratura per i lettori” che riempì lo spazio vuoto tra la letteratura alta (borghesia colta) e la produzione di massa (che mirava al semplice intrattenimento). Anche il mercato delle riviste dell’epoca riflette questa tendenza: si diffondono i calendari, gli annuari, che offrono a tutta la famiglia una varietà di storie, racconti, liriche, canti e detti. Questi calendari, oltre a rivelare l’inclinazione del Biedermeier alle forme minori, si riallacciavano alla tradizione romantica dell’universalità artistica. La molteplicità formale del Biedermeier nacque dal bisogno di rimuovere la triste realtà quotidiana cercando consolazione e piacere spensierato nelle cose belle. Questa letteratura “da calendario” conobbe un grande sviluppo soprattutto dopo il 1848 e conta anche opere garbate come le “DORFGESCHICHTEN” (novelle campestri) dello svizzero JEREMIAS GOTTHELF, la cui novella IL RAGNO NERO regge il confronto con le grandi novelle del realismo. Il genere della novella campestre fu anche la forma preferita di narrazione di Annette von Droste- Hülshoff. Oltre alla produzione lirica va ricordata la sua opera principale “Il faggio dei giudei”. Scritta nello spirito biedermeier e dedicato alla natia Westfalia, la novella è carica di segni simbolici, atmosfera inquietante e groviglio di eventi reali e processi oscuri dell’anima, su cui grava l’inesorabile destino. Nella prosa “il faggio dei Giudei” tipica del primo realismo, si narra di Friedrich Mergel, un bravo ragazzo che dopo la morte del padre, subisce l’influenza di uno zio senza scrupoli. Senza validi motivi uccide un ebreo e fugge per evitare la giusta punizione. I membri della comunità ebraica collocano sotto il faggio, luogo dove si è consumato il delitto una scritta: “se ti avvicini a questo luogo ti succederà ciò che tu hai fatto a me”! Dopo anni Friedrich torna sotto il nome di “Giovanni nessuno” e di li a poco sarà ritrovato impiccato sotto il faggio. Solo in questo momento il lettore scopre che la scritta riporta il comandamento biblico della giusta vendetta (“se ti avvicini a questo luogo ti succederà ciò che tu hai fatto a me”), e quindi è probabile che la legge arcaica del taglione sia stata esaudita. Certa e reale è solo l’esistenza concreta del Faggio, simbolo tangibile dell’albero della conoscenza, ma come si sia effettivamente svolta la storia non è dato sapere. Molte domande restano aperte e il lettore ha ampie possibilità di interpretazione. Dietro un’analoga facciata di apparente serenità “a la Biedermeier” si cela la profonda malinconia di Mörike. Autore svevo, malinconico. Ricordiamo il popolarissimo idillio “Il vecchio gallo del campanile”(la banderuola sul tetto del campanile), che adesso sta dietro la stufa e racconta la vita in versi briosi e rappresenta la rinuncia alla prospettiva che si apre dalla cima del campanile e il ripiego nella sicurezza e calore della famiglia. Il gallo predica l’umiltà, la tranquillità, la pace in Dio. Per quest’opera Mörike fu etichettato come il poeta Biedermeier per eccellenza. All’interno della sdolcinata poetica del Weltschmerz, del dolore cosmico, fa eccezione la poetica del conte August von Platen. La sua venerazione per l’arte e per la bellezza, fondendosi nel rigore del verso, lo portano a produrre poesie di grande fascino. Si recò in Italia e realizzò i “Sonetti veneziani” (1825): furono un vero e proprio contributo alla nascita di un vero e proprio “mito di Venezia” che si conquistò un ampio spazio nella letteratura tedesca FIN DE SIECLE. Accanto alla letteratura intimista del Biedermeier esisteva una letteratura politica impegnata, legate ai fatti attuali. La letteratura impegnata produsse liriche di tendenze, canzoni politiche, brevi appelli, diffusi tra il popolo attraverso volantini, manifesti e giornali. Heine fu un maestro del genere giornalistico. La poesia al servizio dell’impegno politico diede origine ad una tendenza popolare che produsse una grande quantità di canzoni politiche. La letteratura politica di grande qualità venne anche prodotta da Georg Büchner, ma il significato di queste opere va oltre le problematiche politiche del Vormärz. Tutti gli intellettuali tedeschi che si riconoscevano nell’eredità dell’impegno politico del Vormärz, erano estremamente preoccupati quando nel 1870 prese forma il sogno della fondazione del

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REICH: infatti il primo stato nazionale tedesco nasceva dalla conclusione del processo anti-liberale iniziato col congresso di Vienna.

3- Heinrich Heine (1797-1856) Fu un autore che visse con particolare sensibilità le contraddizioni dell’epoca tra il 1815-1848. Le sue liriche consentono di cogliere tendenze profonde di uno dei periodi più cruciali della cultura tedesca. Heine nacque a Düsseldorff nel 1797, proveniente da una famiglia di commercianti ebrei. Tra il 1827- 1830 fece lunghi viaggi in Inghilterra e in Italiae scrisse diverse cronache di viaggio che lo resero molto popolare. Nel 1835, le opere della Giovane Germania, di cui era uno dei maggiori rappresentanti, furono vietate nell’area di lingua tedesca. Il poeta francese Nerval definì Heine un autore in bilico tra spirito satirico e sentimento romantico, “ROMANTIQUE DEFROQUE”, ovvero un romantico evaso, il cui dolore cosmico non scaturiva tanto dal disagio nei confronti del mondo e della vita, ma dalla concreta disperazione per la miserevole condizione della Germania durante la Restaurazione. A Parigi HEINE ebbe l’occasione di assistere in prima persona agli sconvolgimenti della prima industrializzazione che stava cambiando il mondo. Egli guardava con nostalgia ai “bei tempi dell’arte”, nonostante ciò non era per nulla un nemico del progresso, ma era molto attento alle conseguenze sociali dello sviluppo economico. Heine riteneva che la condizione di miseria in cui verteva la Germania, era stata causata dagli uomini e solo questi potevano eliminarla. La lotta contro la miseria sociale caratterizzò tutta la sua opera ma ebbe il suo culmine negli anni intorno al 1840, quando vi furono numerose rivolte a causa della fame e della povertà. Compose la poesia “I tessitori slesiani” in occasione della rivolta dei tessitori slesiani del 1844 e termina con la maledizione delle truppe che soffocano nel sangue la ribellione. Era vicino al movimento socialista con il suo impegno sociale, tuttavia rifiutava l’atteggiamento di marcata ostilità nei confronti dell’arte. H. preferisce una forma di organizzazione sociale basata su criteri di meritocrazia. Sosteneva che ci fosse bisogno di una rivoluzione per liberare le masse della miseria e oppressione . Temi fondamentali della sua lirica sono la libertà e il benessere comune. H. aveva una profonda competenza letteraria e secondo lui l’arte mediocre sarebbe rimasta tale anche se ideologicamente dalla parte giusta. Difese a spada tratta il valore intrinseco dell’arte, convinto che solo un’arte spiritualmente indipendente potesse trovare la forza di esprimere nuove idee. Deve la sua fama di poeta al “libro dei canti”, un ciclo di liriche che lo rese famoso in tutta Europa come cantore dell’amore e della ZERISSENHEIT (lacerazione romantica). Alcune liriche vengono messe in musica e una parte entrò a far parte dell’arte liederistica romantica come per esempio la canzone della “Lorelei”; la popolarità di questa canzone era tale che perfino il nazionalsocialismo, nonostante avesse dato fuoco alle opere dell’ebreo Heine, non osò bandirla dalle antologie tedesche e sopravvisse alle barbarie del nazismo. Una lirica molto apprezzata da H. fu il Volkslied (canzone della tradizione popolare), non è per nulla di facile fruibilità e il suo tono semplice è un miscuglio di sentimento autentico e scintillante ironia. L’opera però su cui i pareri sono maggiormente discordanti è “La Germania. Un racconto d’inverno”, l’opera più importante di H, una sorta di cronaca di viaggio in versi che ha come sfondo un viaggio dell’autore ad Amburgo nel 1843. L’opera attacca spietatamente il nazionalismo a buon mercato, smaschera i miti fasulli di cui la Prussia si serviva per conquistare il predominio nell’area di lingua tedesca, attacca il militarismo prussiano e l’atteggiamento servile del suddito prussiano. Heine, arrivato al confine, saluta la sua patria tedesca; le sue quartine sono pervase da una sottile ironia, ma in realtà traspare l’amore profondo verso la sua lingua madre. Il poeta analizza, pensieroso, i luoghi dei miti nazionali e vede quanto sono stati strumentalizzati e messi al servizio di interessi ambigui e sospetti. Descrive una Germania con due facce: accanto all’odiato stato autoritario feudale, attaccato con rabbia feroce, vi si trovano strofe di struggente nostalgia, versi semplici che parlano dell’amore per la patria perduta e dell’immensa eredità culturale.

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Tramite la strofa liederistica, agile e duttile, e la tecnica delle rime incrociate, giochi di parole audaci, H. riesce a fondere insieme contenuti seri e ironici, il pessimismo del presente e l’ottimismo del futuro. Di Heine merita di essere ricordato il tentativo di mediazione culturale tra la Francia e la Germania. Infatti, quando si trasferì a Parigi nel 1831, cominciò a confrontarsi con la cultura francese, scoprendo che i due paesi, Francia e Germania in realtà conoscevano poco l’uno dell’altro. Fu capace di vedere le grandi differenze tra la tradizione politica reazionaria della Germania e quella progressista della Francia, offrendo articoli e saggi sulla cultura francese al mercato editoriale tedesco e viceversa. Legato agli avvenimenti del tempo e destinato al mercato francese è il saggio di critica letteraria “Lascuola romantica” che si proponeva di ridimensionare l’entusiasmo per la cultura tedesca, presentata in una luce troppo rosea dall’opera di M. De Stael “De l’Allemagne”. In questo saggio H. si scaglia contro gli eccessi di cattivo gusto del sentimentalismo tardo-romantico e libera il romanticismo jenense dalla platina con cui il movimento Biedermeier l’aveva coperto. Attacca anche il classicismo di Weimar, risvegliando la discussione sul ruolo dell’arte sostenendo che l’arte dovesse intervenire negli avvenimenti politici e sociali.

4- Franz Grillparzer (1791-1872)Con Grillparzer, il processo di separazione dell’Austria dall’area tedesca a dominanza prussiana si fece sempre più tangibile a livello letterario. Già con il secondo romanticismo, Vienna era un centro culturale importante. Tuttavia i romantici della cerchia di Schlegel non erano ben visti nell’Austria multietnica in quanto perseguivano il sogno di uno stato nazionale e l’Austria tentava di reprimere i nazionalismi. Essendo esponenti del WELTSCHMERZ dovevano fare i conti, nell’Austria cattolica, con la tradizione del barocco europeo. La storia della dinastia degli ASBURGO, che solo nel 1806 con la caduta del Sacro romano impero divenne casa regnante d’Austria, deve essere considerata in relazione all’area tedesca e anche inserita nello sviluppo dell’intera Europa. La cultura austriaca era pervasa dal senso della vita pessimistico del barocco e quando al barocco subentrò l’illuminismo, l’Austria accolse le idee riformatrici nell’organizzazione statale. Vienna era molto attenta all’evoluzione culturale nell’area di lingua tedesca, sotto il governo dell’imperatrice Maria Teresa, venne fatto allestire uno spazio per il teatro, che poi sarebbe divenuto il celebre “Burgtheater”, nella sala da ballo della Hofburg. Il nuovo teatro non fu pensato come teatro di corte bensì come teatro borghese, rivolto alla borghesia colta. Prediletti dal pubblico erano i generi della farsa popolare e della fiaba teatrale. La BURG, come fu chiamato il teatro di nuova istituzione, doveva servire soprattutto per rappresentare opere del teatro tedesco colto; qui vi andarono in scena le opere di Grillparzer. Grillparzer era un “austriaco incallito” e concepì i suoi testi solo per metterli in scena alla Burg. Al centro della sua poetica non vi era tanto la lacerazione romantica tra libertà umana e sorte fatale, ma la conciliabilità tra l’ordine tradizionale e le sue inclinazioni personali. Seguendo il modello del Tasso goethiano, G. collegò questo tema alla problematica artistica e creò con il secondo dramma, “Saffo”, una specie di “classicismo viennese” collocato nell’antica Grecia, che aveva in comune con i drammi filosofici di Goethe e SCHILLER solo la forma del BLANK VERSE, l’endecasillabo sciolto. Il dramma della poetessa “Saffo” è la tragedia, umana, della donna creativa che per amore dell’arte è costretta a soffocare i bisogni elementari di affetto e di vita femminile finché cede allo strazio non più sopportabile, cercando sollievo nella morte. Le protagoniste dei suoi drammi Saffo, Medea, Ero non personificano delle idee, ma rappresentano figure femminili con differenti psicologie, il cui fallimento è dovuto al conflitto tra l’aspirazione alla propria felicità e le sacre leggi dell’ordine. Il conflitto tra ordine esteriore e aspirazioni interiori è un tema centrale della sua opera, è influenzato dal classicismo di Weimar, ma trovò le radici nella tradizione barocca. Il dramma “Il sogno è una vita” (dall’opera di Calderon De La Barca “La vida es sueno”) mostra l’interesse di G. per il barocco.

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Trama: G. fa guardare il protagonista Rustan, in sogno nello specchio del suo vero io. Rustan si ravvede e rinuncia al sogno di libertà e di avventura, dopo aver vissuto in sogno le conseguenze orribili delle sue aspirazioni. Rustan non torna alla vita pacifica di prima perché convinto della ragionevolezza della scelta, ma perché scosso dal profondo terrore per gli abissi che ha intravisto nell’anima. Il sogno costituisce la presa di coscienza della propria dimensione demoniaca. Rinuncia ad ogni sogno di gloria e di avventura e preferisce la saggezza del BIEDERMAIER.

Altra opera fondamentale di G. è “Fortuna e rovina del re Ottokar di Boemia”. Qui le tematiche che emergono sono le tragiche conseguenze dell’agire umano nel momento in cui si superano i limiti imposti dall’ordine divino. Allude alle origini della casa imperiale austriaca, sono evidenti i paralleli con la storia di recente: nell’ascesa e nella caduta di Ottokar si riflettevano le vicende di Napoleone. Come Rodolfo, il primo esponente della dinastia asburgica a essere incoronato sacro romano imperatore che aveva vinto l’autocratico Ottokar, anche il potere dinastico degli Asburgo aveva trionfato nel congresso di Vienna sulla Francia rivoluzionaria.

Trama: Il soggetto, preso dalla storia della Boemia, si riferisce al destino di Ottokar II, sovrano di Boemia dal 1253 al 1278. A causa del matrimonio con Margherita, vedova del re tedesco Enrico VII, è entrato in possesso dell’Austria, vuole separarsi da lei per sposare la nipote del re ungherese Bela. La sua politica arrogante e spregiudicata desta altre preoccupazioni. La scelta della nuova moglie, ferisce l’orgoglio della nobiltà boema, che vorrebbe imparentarsi con Ottokar e il ripudio di Margherita offende i principi elettori, che non confermano la sua candidatura ma eleggono Rodolfo D’asburgo, il primo degli Asburgo a portare la corona imperiale. Il conflitto è inevitabile. Per riportare Ottokar alla ragione, Rodolfo gli ricorda che egli non chiede nulla in quanto R. D’Asburgo, bensì in quanto imperatore, garante delle leggi eterne di ordine e buon governo. Ottokar si sottomette non tanto perché convinto del ragionamento di Rodolfo, ma perché la ragion di Stato è dalla parte dell’imperatore. Il fiero Ottokar, in cuor suo, non si rassegna alla sconfitta: spinto dalla sete di vendetta, riprende la guerra contro Rodolfo, ma trova la morte sul campo di battaglia. Rodolfo si comporta da vero imperatore in quanto rinuncia al diritto di vincitore e rispetta la tradizione dando in feudo i diversi territori ai legittimi eredi. L’Austria che invece è rimasta senza sovrano, la consegna al proprio figlio, dando inizio al dominio degli Asburgo su questo paese.

In questo dramma appare per la prima volta nella letteratura la messa in scena del “mito asburgico”; G. era profondamente legato all’Austria ed è considerato l’autore nazionale austriaco per eccellenza, diffidava dell’idea francese di nazione, a cui egli attribuiva la colpa del caos e delle guerre che avevano dilaniato l’Europa. Nella monarchia asburgica il significato dell’dea nazionale era molto diverso da quello della Germania, ciò che Grillparzer pensava veramente della modestia a la Biedermeier lo si capisce nella novella “Il povero suonatore”.

Trama: Durante tutto l’800 e buona parte del 900 il protagonista della novella, il povero suonatore, era considerato come una variante borghese del modello della “nobile semplicità e serena grandezza”. Il suonatore non appare per niente un puro sognatore, ma un bizzarro “outsider”, che non ha scelto volontariamente l’esilio interiore, ma vi è stato costretto da una società brutale e autoritaria. Al suonatore maldestro che vive dell’elemosina dei passanti viene contrapposto un narratore caratterizzato da un atteggiamento di ironia e di distanza. Nel racconto viene messa in atto una doppia prospettiva: viene mostrato sia ciò che il suonatore pensa di se stesso, sia l’impressione che egli fa sulle persone che lo circondano. Il narratore osserva il maldestro suonatore, a cui la vita ha giocato brutti tiri, ma fa anche capire anche

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quanto disapprovi la sua cattiva musica, ma anche quanto lo irritino le sue eccessive pretese nei confronti di un’arte che non padroneggia. Il suonatore si ostina a seguire la musica più difficile senza esserne realmente capace, e non fa altro che mettere in pratica ciò che il mondo pretende da lui, obbedire gli ordini e comandi disumani e assurdi, atteggiamento che aveva causato il tragico fallimento della sua esistenza. Più avanti il narratore scoprirà che il suonatore era nato da una buona famiglia ma , essendo un po’ tardo di comprendonio non era riuscito a soddisfare le ambizioni del padre. Umiliato e abbandonato non gli era stato dato ne tempo ne la tranquillità di trovare la propria strada, relegato in una appartata casa paterna e messo a copiare documenti. Il narratore, meravigliato, getta uno sguardo sugli spartiti, sui quali il vecchio annota le partiture da eseguire e rimane colpito dalla scrittura accurata ma disgustosamente rigida. Il suonatore, relegato al suo ruolo di copista, si era rassegnato in silenzio al suo destino ma meditava una rivincita. Aveva avuto un’occasione con la morte del padre perché finalmente disponeva di cospicui mezzi finanziari e Barbara, ragazza povera e sensibile, figlia di vicini le aveva mostrato interesse ed era disposta a guidarlo con il suo senso pratico. Egli però , per leggerezza ed imprudenza, aveva perso il patrimonio e di conseguenza la possibilità di sposarla, che per colpa sua e contro la propria volontà dovette sposarsi con un macellaio benestante e quindi gli era rimasto solo che suonare per strada. Durante tutto questo racconto dolente, il vecchio suonatore non si fa sfuggire un lamento, ma non appena ha finito il racconto e l’io narrante dovrebbe riprendere il discorso, il violinista allontana irritato il visitatore. Il narratore tornerà una seconda volta alla ricerca del violinista ma è troppo tardi; un’inondazione ha sommerso il quartiere e il vecchio suonatore, che incurante di se aveva aiutato gli altri a salvare denaro e cose; è morto per un raffreddamento riportato durante la sua opera di soccorso. Il narratore incontrerà Barbara che, ancora fedele al suo amore giovanile, fa prendere ai figli lezioni di musica e custodirà il violino con cui il vecchio aveva voluto suonare la musica di Dio.

È evidente lo studio accurato delle tecniche romantiche dell’ironia, della compenetrazione poetica della realtà, del gioco degli specchi e dei progetti alternativi che dissolvono ogni fiducia nella possibilità di conoscenza. Grillparzer va oltre il soggettivismo romantico, avvicinandosi già al nuovo ideale letterario proprio del realismo europeo.

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