Tracce svolte della prima prova di Maturità 2014 - Tema di ordine generale, Prove svolte di Maturità di Italiano
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Tracce svolte della prima prova di Maturità 2014 - Tema di ordine generale, Prove svolte di Maturità di Italiano

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Prima prova di maturità anno 2013 - 2014. Traccia e svolgimento del tema di Italiano. Per questa prova è stato svolto il Tema di ordine generale
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#SalvaMaturità

Tracce svolte della Prima

Prova di Maturità

Anno 2013-2014

Tipologia: Tema di ordine generale

Questa prova di Maturità è stata risolta dai Tutor di Docsity.com

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PROVA DI ITALIANO - TIPOLOGIA D – TEMA DI ORDINE GENERALE

TRACCIA

ARGOMENTO: «Siamo un Paese straordinario e bellissimo, ma allo stesso tempo molto

fragile. È fragile il paesaggio e sono fragili le città, in particolare le periferie dove nessuno

ha speso tempo e denaro per far manutenzione. Ma sono proprio le periferie la città del

futuro, quella dove si concentra l’energia umana e quella che lasceremo in eredità ai nostri

figli. C’è bisogno di una gigantesca opera di rammendo e ci vogliono delle idee. […] Le

periferie sono la città del futuro, non fotogeniche d’accordo, anzi spesso un deserto o un

dormitorio, ma ricche di umanità e quindi il destino delle città sono le periferie. […] Spesso

alla parola “periferia” si associa il termine degrado. Mi chiedo: questo vogliamo lasciare in

eredità? Le periferie sono la grande scommessa urbana dei prossimi decenni. Diventeranno

o no pezzi di città?»

Renzo PIANO, Il rammendo delle periferie, “Il Sole 24 ORE” del 26 gennaio 2014

Rifletti criticamente su questa posizione di Renzo Piano, articolando in modo motivato le

tue considerazioni e convinzioni al riguardo.

Svolgimento

“…sono proprio le periferie la città del futuro, quella dove si concentra l’energia umana…”

Renzo PIANO, Il rammendo delle periferie, “Il Sole 24 ORE”. Il più importante architetto

italiano ha intuito bene: la periferia è la città del futuro, ma è anche il futuro della città.

Nonostante nella pianificazione urbanistica si trovi ai margini di un complesso abitativo e

nonostante nell’immaginario collettivo la periferia è il sobborgo degradato di una città più

o meno ampia, essa però garantisce, in molte circostanze, la ricchezza della città stessa. È

in questo piccolo e grande “quartiere” delle new cities che si concentra la maggior parte

dell’attività economica di un Paese. Essa è il “quartiere” dello sviluppo economico con

agglomerati di industrie, di centri commerciali e, quindi, della intrinseca dialettica

economica della produzione-consumo.

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Inizialmente nasce come risultato di processi di sviluppo demografico e urbanistico, quindi

ha un primario fine di costituire la parte in cui la popolazione di una città viene “smistata”.

Ma, grazie ai processi economici, diviene centro in cui si concentra il potere economico e

che permette alla città e ai suoi cittadini, compresi quelli dell’interland di arricchirsi, in

quanto le nuove strutture economiche (industriali e commerciali) offrono occasioni di

lavoro e quindi ricchezza.

Ma, dall’altro lato, purtroppo la periferia è la parte più degradata della città perché in essa

non si investe dal punto di vista architettonico. Nell’ organizzazione urbanistica bipolare,

centro-periferia, è il centro che vince, in quanto in esso si concentra il gruppo di cittadini

più abbienti, benestanti. Il costo della vita in centro è molto più alto che in periferia poiché

è la diretta conseguenza di una svalutazione urbanistica di quest’ultima. Infatti è nella

periferia che vengono costruiti i palazzi “popolari”, le cosiddette case popolari, acquistati

con vantaggi da chi economicamente è più svantaggiato. Ciò comporta “un’omologazione”

nella architettura dei palazzi per scopi economici, ma anche il relegare di questi gruppi

sociali ai margini non solo della città ma anche della società. Le case popolari, proprio

perché costruite ai margini periferici della città, non hanno nessun intenzione di

integrazione, cioè, se nella mentalità comune la periferia è il degrado, allora in essa abitano

i poveri e quindi il processo di esclusione sociale diviene purtroppo automatico. È in

questo che, a mio parere, Renzo Piano vuol dire quando sostiene “Siamo un Paese

straordinario e bellissimo, ma allo stesso tempo molto fragile. È fragile il paesaggio e sono

fragili le città, in particolare le periferie dove nessuno ha speso tempo e denaro per far

manutenzione.” Piano è consapevole che le politiche sociali dell’Italia non hanno puntato

mai all’integrazione tra gli individui economicamente distanti, e questo è la causa della

stigma “periferia=degrado”. La soluzione a questo pregiudizio ormai ampiamente diffuso è

investire per migliorare e abbellire la periferia, con distese verdi e con distese di bellezze

architettoniche che possano rivalutare la periferia, strapparla dallo comune stereotipo e

riconsegnarla alle future generazioni rinata, una seconda nascita, questa volta, all’insegna

della bellezza, dell’integrazione, del recupero.

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