Tracce svolte della prima prova di Maturità 2016 - Tema di ordine generale, Prove svolte di Maturità di Italiano
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docsity22 giugno 2016

Tracce svolte della prima prova di Maturità 2016 - Tema di ordine generale, Prove svolte di Maturità di Italiano

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Prima prova di maturità anno 2015 - 2016. Svolgimento del tema di Italiano. Per questa prova è stato svolto il tema di ordine generale
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#SalvaMaturità

Tracce svolte della Prima

Prova di Maturità

Anno 2015-2016

Tipologia: Tema di ordine generale

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PROVA DI ITALIANO - TIPOLOGIA D – TEMA DI ORDINE GENERALE

Svolgimento

Confine, letteralmente cum-finis, è ciò che separa e allo stesso tempo unisce due

realtà contigue che hanno in comune una linea che le divide. Il termine porta con sé anche

il concetto di limite e di frontiera. Dalla storia greca fino ad arrivare alla storia a noi

contemporanea, i confini non hanno regolamentato la vita dei popoli ma hanno generato lo

stimolo ad oltrepassarli. Varcare il confine è semplice desiderio di conoscenza: si pensi ad

Odisseo, protagonista di una delle prime grandi opere che la letteratura ricordi, colui che ha

sfidato i pericoli della natura pur di «seguire virtute e canoscenza» (Dante, Inferno, canto

XXVI), che si è spinto verso l’ignoto e l’inconoscibile pagando per questo suo «folle volo»

(Dante, Inferno, canto XXVI) con dieci anni di peripezie e con la perdita di tutti i suoi

compagni; si pensi a Cristoforo Colombo, il primo europeo ad aver visto e toccato le sponde

del Nuovo Continente, sebbene sia morto nella convinzione di aver scoperto le Indie,

seguendo le orme del viaggiatore per eccellenza, Marco Polo. Varcare il confine è segnale

di attacco: si pensi a Cesare che attraversando il Rubicone scatena nientemeno che una

guerra civile; si pensi all’arrivo delle popolazioni dell’est (vandali, visigoti, ostrogoti) che

varcano il limes posto dall’imperatore Adriano lungo il confine renano-danubiano e

attaccano l’impero romano portandolo alla graduale disgregazione. Varcare il confine è

desiderio di conquista: si pensi ai conquistadores portoghesi e spagnoli del ‘500 e alle loro

imprese transoceaniche finanziate per assoggettare ciò che stava al di là dell’immensa

distesa di acqua. Varcare il confine è stato ed è tuttora un modo per sfuggire alla guerra o

alla miseria, sperando di trovare al di là della linea una realtà migliore.

L’Italia è tra i paesi europei più interessati dalla migrazione, sia come immigrazione

che come emigrazione. È importante guardare al problema non in senso unidirezionale: gli

italiani che oggi accolgono sono gli stessi italiani che in passato sono stati accolti da altri

Paesi. Così come gli emigrati italiani contribuirono (e contribuiscono) con il loro lavoro al

benessere dei paesi di insediamento, così gli immigrati in Italia contribuiscono al benessere

economico e sociale nel nostro paese. La presenza di lavoratori immigrati si è consolidata

soprattutto nelle regioni del Nord e del Centro del paese tanto che istituzioni quali la Banca

d’Italia sottolineano il loro contributo fondamentale alla nostra economia. Certamente

esistono ancora delle discriminazioni esplicite o implicite nei loro confronti: quelli che sono

stati licenziati per effetto delle crisi in corso si trovano, da disoccupati, in condizioni di

reddito e di esistenza ben peggiori di quelle degli italiani. Oltre che alle necessità

dell’economia, il lavoro degli immigrati viene incontro alle esigenze della società. Le

lavoratrici addette alla cura degli anziani (le cosiddette badanti) svolgono un ruolo sempre

più importante nelle famiglie italiane. La richiesta di lavoro di cura, alla quale si dedicano, è

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dovuta a diversi fattori a cominciare dall’invecchiamento della popolazione e dalla riduzione

delle dimensioni delle famiglie e a finire con le carenze del sistema italiano di welfare in

questo campo. A ciò va aggiunta la ricchezza rappresentata dagli elementi di diversità

culturale portata dagli immigrati, così come gli emigranti italiani l’hanno portata nei loro

paesi di destinazione. Pertanto, la storia delle Grandi emigrazioni italiane nei paesi

transoceanici seguite ai periodi postbellici, unita alla realtà dei fatti appena descritta, non

devono essere dimenticate ora che l’Italia è diventata la meta degli sbarchi extracomunitari.

Noi siamo stati e siamo tutt’ora (basti pensare alle migliaia di giovani che lasciano l’Italia

sperando di realizzare i propri sogni all’estero) gli altri, i diversi, gli stranieri per le Americhe,

l’Australia, l’Inghilterra etc. e siamo stati bravi a cercare l’integrazione e la comprensione da

parte dei Paesi che hanno aperto e aprono a noi le loro frontiere. Perché allora non siamo

mai altrettanto bravi a stare dall’altra parte? Forme di xenofobia supportate da profonda

ignoranza dominano, purtroppo, nel nostro paese che ha grandi colpe relativamente a questi

pregiudizi. Infatti, sottovalutando le prime ondate migratorie, l’Italia ha gestito male

l’accoglienza, tanto da non riuscire più a tenere sotto controllo i numeri dei migranti, gran

parte clandestini, fomentando, anche attraverso immagini distorte passate dai mass-media,

paure e preoccupazioni nella popolazione. Qui si inserisce bene il concetto di frontiera, cioè

di confine di un’entità statale. Questa non deve essere una barriera, un muro con filo spinato

che impedisca il passaggio; deve essere la porta sempre aperta ma custodita in modo da

riuscire a gestire ed identificare chi la attraversa. E sia chiaro che il controllo deve essere

effettuato per chiunque la varchi, senza differenza di età, lingua o paese di appartenenza

perché quando si è sulla linea di confine non si è più italiani, o tedeschi o americani ma si è

cittadini del mondo. L’ambiguità del termine confine, infatti, che è racchiusa già nel suo

etimo, è dovuta proprio alla sua artificiosità e convenzionalità. Il confine, il limite, la frontiera

non sono che barriere mentali create per regolare, attribuire e sottrarre proprietà, dominare.

A meno che non si tratti di grandi ostacoli naturali, infatti, i confini sono tracciati

arbitrariamente dall’uomo stesso: è sempre stato lui a decidere dove dividere, dove unire e

chi considerare ξένος, barbarus, straniero.

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