Traduzione Five to midnight - prof Ingenito - unisa, Domande di esame di Nozioni Giuridiche. Università degli Studi di Salerno
LaTuaCoscienza
LaTuaCoscienza
Questo è un documento Store
messo in vendita da LaTuaCoscienza
e scaricabile solo a pagamento

Traduzione Five to midnight - prof Ingenito - unisa, Domande di esame di Nozioni Giuridiche. Università degli Studi di Salerno

DOCX (61 KB)
25 pagine
258Numero di visite
Descrizione
Traduzione di TUTTE le CINQUE sezioni del libro scritto dal prof. Ingenito. Ho seguito il corso e ho tradotto ogni passo volta per volta, seguendo le indicazioni del Professore titolare di cattedra. In sede d'esa...
7.99
Prezzo del documento
Scarica il documento
Questo documento è messo in vendita dall'utente LaTuaCoscienza: potrai scaricarlo in formato digitale subito dopo averlo acquistato! Più dettagli
Anteprima1 pagina / 25
Questa è solo un'anteprima
1 pagina mostrata su 25 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
1 pagina mostrata su 25 totali
Scarica il documento

Cinque minuti allo scoccare della mezzanotte

PARTE PRIMA Il 2 Giugno 2002 vi fu un grande ricevimento incentrato completamente sulle premesse dell’Ambasciata Italiana a Berlino. Il mondo era in tumulto: devastato dalla Guerra in Iraq e dagli imprevedibili, orribili episodi di terrorismo che a distanza di un anno - l’11 Settembre 2001- avevano raso al suolo le “Torri Gemelle” di New York. La festa aveva lo scopo di celebrare l’anniversario della Repubblica Italiana e molti rappresentanti del Medio Oriente (compreso il paese arabo simpatizzante per Bin Laden) con il consenso del Ministro degli Esteri erano stati inclusi nella lista degli ospiti dell’ Ambasciatore Frescobaldi, nonostante il turbolento clima internazionale e le tiepide relazioni tra gli Stati Arabi e gli USA, la Gran Bretagna e l’Israele. Tuttavia, l’Ambasciatore italiano nel corso del ricevimento, chiacchierò amabilmente con la sua controparte siriana. Stretto parente del Presidente della Syria, l’Ambasciatore era innamorato dell’Italia, soprattutto di Firenze dove aveva studiato da giovane. Lo stesso Frescobaldi, un originario di Firenze, si stava avvicinando all’età del pensionamento. (il siriano) Accettò con gioia il suo suggerimento di incontrare il politico più tardi lì – in quella meravigliosa città d’arte casa del meglio conosciuto regista del film cattolico italiano—(a tal punto Frescobaldi) rende note le sue opinioni criticando fortemente il terrorismo arabo- musulmano - riguardo le quali (opinioni) l’Ambasciatore siriano non avrebbe avuto nulla da ridire. Durante la cordiale conversazione – seguita con grande attenzione anche se con ostentata nonchalance da un nuovo membro dello staff politico dell’Ambasciatore siriano, un ufficiale chiamato Ahmed Abu Shaat – Frescobaldi, scrollandosi di dosso il protocollo diplomatico – confidò al suo collega straniero che il regista di cui avevano parlato, aveva intenzione di vendere la sua stupenda villa di Positano, posta magnificamente su una costa “divina” (dichiarata dall’ONU Patrimonio Mondiale) di Amalfi, uno dei luoghi più affascinanti e pacifici nel mondo, a un eminente leader politico italiano. Il riferimento al Primo Ministro italiano multi – milionario era chiaro. Egli possedeva anche molteplici, splendide e lussuose ville adorate in tutto il pianeta. Frescobaldi, dando per scontato che la vendita sarebbe andata fino in fondo, accennò al suo collega siriano che il Primo Ministro aveva una natura molto superstiziosa, il che probabilmente spiegava perché: “avrebbe aperto le porte della sua villa l’estate successiva per un’ occasione privata, riservata solo per sé e la sua famiglia.” Nessuno dei diplomatici,nel frattempo, aveva notato lo strano comportamento dell’ ufficiale Ahmed Abu Shaat, intento a origliare, drizzò le orecchie soprattutto quando l’Ambasciatore riferì delle recenti esemplari sentenze deliberate per gli episodi di

1

terrorismo Arabo – internazionale, ma anche delle segrete novità riguardanti il Primo Ministro Italiano, le sue abitudini e le sue vacanze programmate sulla Costa Amalfitana con la famiglia. Non sarebbe stata una sorpresa sapere che, nella veste di diplomatico, Ahmed Abu Shaat era in verità, niente di meno che il principale ufficiale, intermediario e legato per l’organizzazione terroristica musulmana di Bin Laden nell’Europa Settentrionale. Il suo compito era organizzare nuovi attacchi terroristici e avendo udito l’Ambasciatore rivelare queste informazioni confidenziali, decise al momento di cogliere l’occasione per programmare al volo un clamoroso attacco terroristico internazionale contro l’Italia, uno Stato pro-americano e tra i migliori alleati di Bush. Dopo varie settimane di programmazione e cospirazioni per il fatidico evento, Ahmed Abu Shaat vola di nascosto verso l’Afghanistan, al quartier generale del suo mentore il cui rifugio è un bunker scavato sotto le montagne del Kunar, praticamente impenetrabile dall’esterno. Lì è in corso un vertice che coinvolge i membri del commercio di droga mondiale. Questa volta gli americani non sono stati invitati. E’ banale ma vero che tra motivazioni apparentemente ispirate da ideali, denaro e potere sono quasi sempre le forze trainanti. Ahmed riesce a farsi ammettere al quartier generale del suo capo nonostante l’importanza dell’incontro in corso e gli riferisce le informazioni confidenziali raccolte durante l’incontro all’Ambasciata italiana a Berlino, allo stesso tempo gli comunica le sue intenzioni di sfruttare il vantaggio della circostanza insospettabile per pianificare un attacco terroristico contro il Primo Ministro italiano e la sua famiglia l’estate seguente. Dopo che il suo piano è stato approvato dal capo di tutti i capi, Ahmed ritorna a Berlino per cominciare a lavorare. E’ Agosto 2002. Un mese più tardi si trova sulla strada per Karachi nelle vesti di un mercante di riso. Lì incontra alcuni membri della fratellanza musulmana che lo aiutano nel trovare una nave da carico, in apparenza destinata a trasportare riso in Europa. L’intento è di rinforzare la nave e l’equipaggio, la prima con un gruppo di terroristi addestrati, all’inizio come appoggio nella fase di esplorazione della missione in seguito per avviare sul posto l’attacco in sé. Il nostro uomo nel Karachi avvia i motori. Nel frattempo nello stesso mese, la CIA a Washington sta tenendo un vertice per definire un quadro generale dello scenario internazionale seguendo le voci che corrono riguardo le organizzazioni terroristiche Arabe che educendo le loro oscure menti sono pronte per altri attacchi in Europa. Uno degli speaker al meeting, responsabile per la CIA in Florida Gabriel O’Cronnolly, consiglia di sottoporre a un stretta osservazione tutte le Ambasciate Arabe in Europa, soprattutto quelle dell’Arabia Saudita, Iraq, Iran, Syria e Yemen.

2

L’Ambasciata siriana a Berlino, così come le Ambasciate nelle capitali europee minacciate, vengono controllate dalla CIA dalla mansarda fino allo scantinato. (Intanto) Tornato nel Karachi, il mercante di riso “Mohammed Al Jafar” (Ahmed Abu Shaat) è impegnato nel trasporto di 10 uomini armati – pronti per qualcosa che ancora non conoscono - a eccezione del loro giovane leader Hamid Sruji Okal – per l’obiettivo della loro missione. Hamid che per primo è entrato a far parte dell’armata terroristica musulmana dopo che suo fratello minore è stato ucciso dagli Israeliani, è l’unico informato circa la destinazione della nave e riguardo l’obiettivo dell’operazione. La destinazione non è la Germania ma l’Italia – il Mar Tirreno per essere precisi. Ahmed in seguito, intraprende la strada di ritorno verso Berlino. Sul finire di Ottobre, al giovane Capitano della nave Pakistana la Jamila, viene ordinato di togliere l’ancora e salpare. La parola d’ordine è di massima segretezza. La nave getterà l’ancora nel Cairo dopo aver navigato verso Alessandria per attendere ulteriori ordini. Salpano il 26 Ottobre 2002. Ahmed procede con estrema attenzione, soprattutto dopo aver saputo degli impedimenti “tecnici” che sono sopraggiunti durante la sua assenza, presso l’ambasciata a Berlino hanno richiesto una ditta specializzata dalla capitale per risolverli. In realtà, la CIA è all’erta sulla base delle informazioni provenienti dall’Ambasciata di Berlino circa l’intercettazione di un strana telefonata dall’ambasciata siriana verso una nave da carico pakistana mentre navigava nelle acque del Medio Oriente. Le notizie sono state trasmesse al quartier generale della CIA a Washington e da lì verso ogni altro dipartimento della CIA negli Stati Uniti. A Miami, dove si trova O’Cronnolly, è stata impiantata una rete che lo tiene in contatto diretto con altri colleghi, l’informazione top secret in suo possesso riguardante recenti episodi di terrorismo arabo, doppi agenti, risorse segrete, ecc., si è ampiamente diffusa. O’C. riesce a collegare gli eventi con la questione di Berlino e identifica il Capitano della nave pakistana sulla strada dal Medio Oriente verso il Mediterraneo. Intanto, il 15 Novembre 2002, Ahmed sta viaggiando verso il Cairo. Accolto all’aeroporto dai membri dell’organizzazione terroristica con dovuta pompa e circostanza, viene velocemente trasportato dalla città verso un’oasi per essere ospitato. Pochi giorni dopo, riparte di nascosto, questa volta è diretto ad Alessandria, accompagnato da un gruppo di terroristi professionisti come guardie del corpo di fiducia. Nello stesso giorno la Jamila getta l’ancora nel porto de Il Cairo, in attesa di istruzioni. Dopo pochi giorni al Capitano viene ordinato di salpare in direzione Alessandria. L’incontro avrebbe avuto luogo lì. All’attracco, uno sconosciuto si avvicina ad Hamid e suggerisce di uscire fuori dal bar, nell’area di aggancio per parlare. A mezzogiorno i due uomini giungono a una caffetteria affollata. Seduto a un

3

tavolo c’è un uomo dall’aria misteriosa con il capo coperto, indossa una lunga tunica bianca e dei grandi occhiali da sole, intento a bere the. Con meraviglia Hamid riconosce Mohammed, il mercante di riso del Karachi. I due uomini si siedono con deferenza e durante il loro breve incontro Hamid riceve le istruzioni per riempire la stiva della nave con scorte di cibo a sufficienza per i successivi 6 mesi. Il Capitano balbetta un’obiezione, facendo notare l’inutilità di un così grave carico per una destinazione a breve termine, ma Mohmmed fermamente sostiene la sua ragione. Alla fine la moneta cade (è un modo di dire inglese) in favore di Hamid che non fa ulteriori commenti nonostante il mercante di riso annunci che la nave sarebbe partita di nuovo in una settimana- destinazione Mediterraneo- e che si sarebbe attraccata in concomitanza con la tempesta – prevista dall’Ufficio meteorologico nel loro bollettino a lungo termine. Il Mercante di riso, il cui tono imperativo convince Hamid di quali grandi operazioni sono in corso, istruisce il Capitano affinché sia portata subito una cabina a bordo per un altro passeggero, un tipo riservato e severo che arriverà poche ore prima che loro ripartano. Alla fine Mohammed lascia il suo posto, si guarda intorno con circospezione e prende la sua strada, i due uomini si salutano con rispetto. Nel frattempo, dall’altra parte della stanza, nascosto alla vista, qualcun altro stava osservando la scena. Nella tarda mattinata del 22 Novembre 2002, il falso mercante di riso si imbarca. Il Ramadan è quasi finito. A bordo il rituale è seguito in modo rigoroso. In realtà l’equipaggio non è altro che un gruppo di militari di Al Qaeda trainato dalla sua unità terroristica nel sud-ovest d’Europa sotto il controllo di uno dei suoi fratelli. L’arrivo di Mohammed è calcato con la solita deferenza e discrezione che gli sono riservati. La sua cabina è spartana. La nave salpa intraprendendo la sua strada, sfiorando le coste della Libia e della Tunisia. Il mare è abbastanza calmo. Come previsto, cinque o sei giorni più tardi una tempesta violenta si abbatte sul Mediterraneo e una folta nebbia rende la navigazione quasi impossibile. Intanto, una scialuppa libiana si avvicina alla nave, in apparenza per respingere (eventuali) sbarchi di clandestini. Ovviamente questo è solo un pretesto sapendo che la Libia non è certo una destinazione fortemente desiderata per gli esili da più di metà dei paesi del mondo. Concludendo con una cospicua mazzetta il Capitano della scialuppa autorizza la nave più piccola a proseguire. Procedendo verso la Costa meridionale italiana, Mohammed impartisce istruzioni ad Hamid. Gli viene detto di buttare l’ancora nel Golfo di Salerno, non lontano da Napoli in concomitanza con la tempesta. Hamid trova il tutto molto misterioso, comunque si astiene dal fare domande sulle istruzioni. All’alba del 3 Dicembre 2002, nel mezzo di una tempesta e in una forte burrasca, la Jamila si trovò a combattere nel Golfo di Salerno. Prima dell’arrivo della nave, il

4

Capitano ebbe dei problemi con il timone. Le autorità di bacino di Salerno suggerirono loro di proseguire verso il più sicuro porto di Castellamare di Stabia, vicino Napoli. A tal punto ciò è fuori questione e dopo aver ottenuto il permesso di restare nelle acque di Salerno, Mohammed rivela al Capitano la vera ragione del viaggio: fingere di naufragare, approdare di nascosto e portare a termine un’ottima missione per il Principe di Imam. L’operazione riesce con successo, il capitano comincia a condurre la nave verso la riva. A questo punto (Ahmed) si tuffa in mare e nuota in direzione di una delle spiagge più vicine. Dopo una notte infernale, alla fine in un piccolo paese della Costa, Vietri sul mare, il relitto della nave straniera – nonostante abbia trasmesso un inutile S.O.S – appare minaccioso e spettrale all’orizzonte. Gli abitanti del luogo cominciano a radunarsi nonostante il cattivo tempo; fortunatamente la tempesta sembra si stia calmando. Nessuno nota lo straniero che furtivamente si libera dell’attrezzatura, combatte e accoltella un giovane uomo che, così innocentemente, era sceso sulla spiaggia per trascinare la sua barca e salvarla. Ahmed si avvantaggia della confusione, clandestinamente si unisce alla calca di astanti e si avvia verso un piccolo bar sulla spiaggia per mangiare. Rinfrescatosi, sale al villaggio e prende il pullman per Amalfi alle 8.20. Nel pullman, fischiando (dallo stupore) in una curva mozzafiato della straordinaria costa amalfitana, il terrorista si Al Qaeda osserva dall’alto la nave capovolta su un fianco, a pochi metri dalla riva una folla si raduna fissando lo spettacolo inusuale. Ad Amalfi, il mercante chiama un taxi per l’Hotel “Santa Caterina”. Situato a un paio di Km da Amalfi, è uno dei più belli Hotel della Costa. Il tempo sta cambiando in meglio. Comunque, com’è prevedibile il mercante non lo nota. All’hotel giunge con fatica, dorme fino all’1p.m. quando riceve una chiamata dall’Ambasciata da parte del fidato ufficiale Mohaud. In ogni caso diffidente, il terrorista lo congeda subito. Ciò non è nei programmi, tronca la chiamata per non essere intercettato dalla CIA. Dopo aver pranzato un delizioso risotto al limone, ammira l’eccezionale bellezza del resort del sud - Italia e alle 14.00 prende un altro taxi per Positano. Ha intenzione di fare una ricognizione del posto dove è pianificato l’attacco al Primo Ministro e la sua famiglia per la prossima estate, nella villa vicina. Impegna tutto il pomeriggio per visitare Positano e ancora una volta, Ahmed è colpito dalla sbalorditiva, incomparabile bellezza e calma del posto. Perfetto per un attacco imprevisto. Il giorno dopo fa un giro dei paesi vicini in taxi: Amalfi, di nuovo Positano (per ragioni tattiche) e poi Sorrento. Il suo autista e allo stesso tempo un tipo allegro e intraprendente, Ahmed comunque cerca di chiacchierare con lui solo per fare un test.

5

In ogni caso è la persona migliore per estrapolare informazioni senza creare sospetti. Gli chiede riguardo l’acquisto di una villa nelle vicinanze e, prevedibilmente, l’autista menziona le vendita della villa del famoso regista, anche se molto probabilmente è già stata venduta è accessibile dal mare. Un viaggio in barca è combinato con l’autista per il giorno successivo, una scusa perfetta per identificare l’esatta posizione della nuova villa del Primo Ministro italiano. Come stabilito l’autista passa a prendere Ahmed, che lo aspetta fuori dell’Hotel, alle 9.00 in punto e lo porta a Positano. Lì prendono una piccola e confortevole scialuppa e partono in direzione Amalfi. Lungo il tragitto passano accanto ad alcune tra le più belle zone della costa: affascinanti baie, spiagge piccole come gemme, ville si alti faraglioni o sulla riva del mare - limpide acque e mare libero. L’ultimo nella stagioni invernale! Chiacchierando amabilmente, arrivano alla villa proprio mentre Ahmed diceva che appartiene al Primo Ministro Italiano. Nient’altro gli interessa eccetto la bellezza del posto che lo attrae come ogni altro turista, egli non fa eccezione. Giungono a Conca dei Marini, superando la villa che una volta apparteneva all’attrice Sofia Loren. Intorno a mezzogiorno, l’autista pensò di far vedere ad Ahmed la stupenda isola che una volta apparteneva al danzatore di balletto russo N. - l’Isola dei Galli- e nelle vicinanze i due uomini furono felici di mangiare un piatto delizioso: spaghetti con vongole e pesce fresco. Fu una giornata deliziosa, ma soprattutto utile, dal punto di vista di Ahmed. Il giorno seguente Mimì, erano ormai entrati in confidenza tanto da chiamarsi per nome, l’autista accompagnò Ahmed all’aeroporto di Capodichino a Napoli. L’uomo di Al Qaeda aveva completato con successo la prima fase della sua missione, di nascosto e senza intoppi. Ora il politico riprendeva la strada per tornare a Berlino, passando per Milano, senza provocare il minimo sospetto.

PARTE SECONDA Florida, dicembre 2002. Nei primi del dicembre 2002, il diplomatico siriano con sede a New York Ali Bin Talal prese un volo per Miami. Dopo essere stato coinvolto in una rissa, un suo connazionale era stato arrestato dagli americani in quanto sospettato di trafficare droga con la vicina Cuba. In verità, lo stato di accentuata tensione tra gli U.S.A. e la Syria, così come con altri paesi arabi sospettati di aver preso parte al recente attacco alle “Torri Gemelle”, aveva reso le relazioni particolarmente difficili. Il diplomatico fu accompagnato alla Prigione di Stato di Miami, dopo una breve sosta all’hotel per cambiarsi d’abito. Indossava abiti occidentali – sua madre era americana,

6

una Taylors – nonostante lei e suo padre avessero divorziato da molto tempo ormai – il giovane Alì aveva assimilato molti dei valori occidentali per i quali nutriva grande rispetto. Per anni, fino alla morte di sua madre – alla vigilia della sua laurea – era andato a trovarla con regolarità in America, in modo da consolidare la sua educazione in stile occidentale. In prigione, il suo sfortunato connazionale, il peggior vestito, era stato confinato in infermeria. Secondo la versione dei fatti raccontata ad Ali sembrava che l’incidente fosse stato provocato da una ballerina del ventre che aveva venduto i suoi sensi con movimenti lenti, sensuali e ritmici. Ondate di alcol e l’inebriante bellezza della sensuale ballerina fecero il resto. Andando contro il suo buon giudizio, non riuscì a desistere dall’afferrarla in uno stretto abbraccio. A quel punto, fu colpito alla testa e ferito in volto da un coltello, perse i sensi letteralmente. Al risveglio si ritrovò in ospedale e non poté ricordare altro. In effetti, il giovane siriano rischiava cinque anni di prigione: il ricordo delle “Torri Gemelle” stava ancora sanguinando in abbondanza e Bush e la sua America non avrebbero concesso sconti a chiunque o qualunque cosa provocasse o rievocasse la violenza araba. C’era un’infinita sete di vendetta. All’incontro era presente un agente della polizia locale insieme a un consulente dello Stato della Florida, un rappresentante del procuratore distrettuale e un avvocato. Ali li ignorò tutti, nonostante fosse segretamente colpito dalla elevata statura del rappresentante dello Stato della Florida. Anche se stava facendo del suo meglio per ristabilire un senso di proporzione all’azione legale in corso contro il suo compatriota Ali Bin Talal, Ali si rese conto di avere poche possibilità di successo. Cinque anni per una rissa – era il verdetto. Ali Bin stesso ne era convinto e abbracciò piangendo il suo compatriota dicendogli addio. Dopo aver lasciato la prigione, Ali andò a Downtown. Più tardi, dopo una doccia rinfrescante in hotel, si fermò in un locale in voga, uno dei suoi preferiti, il “Niki” al n. 1 di Ocean Drive, che soddisfava sia una clientela giovane sia una meno giovane. Il giorno seguente, dopo lo jogging mattiniero lungo l’Ocean Drive, seguito da un caldo bagno nella Jacuzzi, Alì decise di pranzare allo Smith & Wolleski sulla Washington Road. Durante il pasto Ali non riuscì a capire chi lo stesse osservando. Alzando lo sguardo, fissò insistentemente la persona che sedeva al tavolo di fronte. Quindi riconobbe l’uomo: non era altri che il consulente dello Stato della Florida che aveva assistito all’incontro con il suo compatriota in prigione. I due intrapresero una conversazione. La sentenza estremamente ingiusta di 5 anni che attendeva il prigioniero rappresentò il principale argomento, la loro lunga discussione acquisì toni accesi.

7

Ad ogni modo, Ali non era convinto del ragionamento del misterioso straniero. Gradualmente l’estraneo sollecitava la sua attenzione e la sua curiosità. Da una discussione complessa piena di riflessioni su valori comuni in un contesto di barbarici conflitti tra due civiltà in guerra, quella Occidentale e quella Musulmana, cominciarono a emergere interessi e giudizi comuni. Infine, lo sconosciuto si presentò. Un’ agente della CIA di nome Gabriel O’ Cronnolly. Originario dell’Irlanda, era il responsabile di una sezione speciale dell’Organizzazione, la quale si occupava di reclutare uomini e donne da ogni parte del mondo animati dal medesimo interesse: promuovere e sostenere la pace – ma senza l’aiuto di metodi tradizionali come paragonati al passato. In altri termini pace senza armi. Ali d’accordo con O’ Cronnolly - possedeva i requisiti ideali per divenire parte di quell’esercito senza confini. Il solo riferimento a un intimo dettaglio della vita privata di Ali fu sufficiente per convincerlo di quante altre informazioni fosse in possesso la sezione speciale della CIA. Qui risiede la chiave per la svolta decisiva sulla storia globalmente intesa e i suoi infiniti, inaspettati e drammatici avvenimenti carichi di tensione, violenza e morte. Sulla base di tali presupposti, ispirati da due fedi radicate in una sola e comune identità, la forza necessaria e non meno possente verrà fuori per combattere il mondo del male grazie alla pietà e alla fede, all’unità e alla speranza. In una fredda mattina del Gennaio del 2003, Abdullah lasciò la prigione di Miami pronto per essere deportato dagli Stati Uniti. La polizia lo accompagnò in aeroporto dove avrebbe preso il primo aereo per la Syria. Era riuscito ad evitare cinque anni di carcere duro e sentiva un grande e caloroso senso di gratitudine per il diplomatico del suo Paese, Ali Bin Talal. Una volta giunto a Damasco, fu sopraffatto dal desiderio di ringraziare la famiglia di Ali personalmente. Riuscì a contattare i suoi nonni che gli promisero di riferirgli della sua visita. Il caso di Abdullah fu riportato dal bollettino dell’Ufficio del Ministero degli Esteri Siriano e inviato a tutte le Ambasciate del mondo. Nessuno prestò molta attenzione alla notizia, fatta eccezione per una persona all’Ambasciata a Berlino. Due mesi dopo Ali Bin Talal fu promosso e trasferito. Nonostante l’iniziale trepidazione (intravedendo l’invisibile zampino della CIA) per questa inaspettata nuova nomina, riflettendo attribuì questo suo trasferimento da New York in Germania come una tappa della carriera di un diplomatico. Nel frattempo, ai primi di Febbraio, l’ufficio immigrazioni dell’Ufficio degli Esteri Siriano registrò una richiesta di permesso di lavoro all’estero da parte di un meccanico chiamato Abdullah Kahamal Hassan. Non altri che il soggetto coinvolto nella rissa di Miami. La notizia fu subito trasmessa all’Ambasciatore Siriano a Berlino, come conforme ai precedenti regolamenti approvati.

8

Con gran gioia, a sorpresa, Abdullah apprese subito dopo che la sua richiesta di permesso lavorativo all’estero era stata accettata – destinazione Berlino – dove sarebbe avvenuto il colloquio conclusivo. Gli eventi si succedono uno dopo l’altro, complotti e tradimenti vengono elaborati con lucida determinazione e acume da parte dell’ufficiale dell’Ambasciata Ahmed. Il suo carattere è stato plasmato dall’infanzia e influenzato dagli aspri ricordi e dall’odio che nutriva per un suo giovane amico gay la cui amicizia provocò severe ripercussioni su Abdullah da parte delle sua famiglia, con precisione da parte di suo padre. Nel frattempo nell’aprile del 2003, un facoltoso magnate tedesco, che intratteneva rapporti d’affari con la Syria, offrì un viaggio di 15 giorni come ricompensa allo staff diplomatico siriano a Berlino, ognuno di loro aveva la facoltà di scegliere qualunque destinazione al mondo. Ovviamente Ahmed scelse l’Italia e la Costa amalfitana. Schutz, il magnate tedesco che adorava l’Italia, decise di raggiungere il gruppo con sua moglie. Ad un’incontro con l’Ambasciatore descrisse la straordinaria bellezza dei luoghi. Il diplomatico si offre di visitare Amalfi e unirsi a loro quando saranno lì per organizzare il viaggio per il Presidente della Syria e sua moglie. Ciò non piace ad Ahmed per ovvie ragioni. Tutti i suoi piani sono messi a repentaglio grazie a questa inaspettata interferenza. L’ostacolo deve essere rimosso così da non compromettere la complicata organizzazione di un attacco terroristico contro il Primo Ministro italiano. E’ necessario un incontro con i vertici dell’organizzazione segreta, per abiurare la visita. Pochi giorni dopo Ahmed vola verso Damasco, da lì procede verso il Karachi per il Pakistan. Se possibile intende parlare con il grande Imam. In ogni caso non può decidere di agire senza l’autorizzazione del capo dei terroristi. Un incontro preliminare avviene in una Moschea; breve e riservato, l’incontro (avviene) con un uomo più anziano con una lunga barba bianca, in verità non è altri che il principale responsabile della sezione internazionale del movimento terroristico Arabo. Ahmed gli chiede di incontrare il Capo dei capi- il sommo - dell’organizzazione. Al contrario, gli viene ordinato di dirigersi a Sofia, dove dovrà incontrare un nuovo contatto. Per ragioni di sicurezza, questo incontro avverrà in modo molto prudente. Ad ogni modo, nella capitale bulgara probabilmente tratterà con l’emissario del capo. Arrivato a Sofia pochi giorni più tardi, Ahmed viene contattato. L’incontro ha luogo nel pomeriggio, in un edificio del Centro. Ahmed è stupito: il suo contatto è un americano di origini libano – musulmane, un ex marines ora fervente fautore della causa islamica. Segue un ricco e dettagliato discorso, descrizioni di scenari orribili dove abbondano episodi e tradimenti da parte dell’ex marine nei confronti della sua ex – compagine ingaggiata in missioni antiterroristiche. Sebbene egli stesso fosse una persona

9

violenta e crudele, Ahmed rabbrividiva ascoltando i dettagli circa gli episodi di guerra che lo avevano elevato al vertice dell’organizzazione terroristica nel mondo, direttamente a contatto con il Capo dei capi. Al termine della loro lunga e, in certi punti, terrificante discussione, Ahmed riceve istruzioni, sta ancora aspettando indicazioni per completare la missione. Non deve aspettare a lungo. Il giorno seguente il New York Times pubblica tra i suoi annunci un messaggio in codice. Per Ahmed è la conferma di quali piani aveva dovuto fare il giorno precedente. Soddisfatto, ora può tornare a Berlino. Intanto, l’Ambasciatore ignaro al momento del fatto che né lui né il Presidente sarebbero riusciti a visitare l’Italia, è vicino a scoprire che – per ragioni politiche o contingenti – l’Italia è troppo lontana amichevolmente dall’America e troppo distante dall’essere un nemico per il mondo arabo – che il loro viaggio non sarà mai possibile. Nel frattempo, mentalmente e fisicamente esausto, Ahmed si concede una breve e rilassante vacanza a Schilieere, a sud della Germania. Nello stesso tempo all’Ambasciata, Ali ascolta per caso una conversazione al telefono tra uno dei fidati collaboratori di Al - Mahmoud e uno sconosciuto. Fanno riferimento a un attentato che dovrà avvenire contro l’Ambasciatore siriano mentre si trova sulla Costa amalfitana (nessuno eccetto Ahmed stesso – che non ne ha fatto parla con nessuno – sa della sua decisione di cancellare la visita nel sud Italia) o di un fondamentale coinvolgimento del Governo italiano.

PARTETERZA Il 28 Giugno 2003, i sei giovani arabi provenienti da Cambridge che viaggiano – di nascosto - nella seconda classe dell’Eurostar, da Nice, raggiungono la loro destinazione: Roma Termini. Abdullah è lì per incontrarli. La polizia pattuglia le aree all’interno e all’estero della stazione. Il mondo è sull’attenti, i servizi segreti dei Paesi occidentali non stanno calando l’attenzione vacillante per quanto concerne eventuali attacchi terroristici da parte di Al Qaeda. Non appena il gruppo si avvia verso la piattaforma che conduce a Fiumicino dove dovranno prendere uno yacht diretto verso il sud, due poliziotti li fermano per un controllo di routine. I nervi sono allo stremo, ma il gruppo riesce a tenere a bada la tensione. Dopo le formalità prendono il treno. Trascorsa un’ora i sei giovani uomini raggiungono la destinazione. Un taxi li conduce all’attracco dove lo yacht , prenotato a nome Schutz, ormeggiato e completamente equipaggiato, il gruppo è attento e pronto per salpare. Abdullah spiega al rappresentante del proprietario dello yacht che il suo equipaggio non è necessario perché i giovani uomini che lo accompagnano (figli di facoltosi

10

Sceicchi e abituati a navigare in tutto il mondo) sono ben allenati ed esperti marinai. Il rappresentante è stato persuaso. La barca intraprenderà la navigazione non appena il gruppo di passeggeri attesi dalla Germania arriverà. Intorno alle 8.00 della stessa sera, tre coppie sbarcano a Fiumicino da un volo diretto proveniente da Berlino. Gli Schutze, Ahmed, Ali, due splendide donne Rania e Shaista, accompagnati da un sorprendentemente spettacolare tramonto. La ragione ufficiale del loro viaggio è una crociera mediterranea delle baie di Napoli e dei dintorni più seduttivi. Rania era la compagna di Ahmed ormai da molto tempo. Donna di una bellezza da togliere il fiato, la sua vita era stata un inferno fin quando aveva incontrato il diplomatico siriano. Vittima di un padre incestuoso, a 16 anni era stata venduta a una banda nazionale di commercianti di droga che vendevano le loro merci in Albania e Germania. Il capo del gruppo che l’aveva presa sotto la sua ala era finito con la gola tagliata. Lei volò in Germania trovando rifugio a Berlino, da un’amica stilista, altra rifugiata dall’Albania. Ahmed era l’unica persona in grado di contrastare Rania. Lei si affezionò subito a lui e non avrebbe mai immaginato di tradirlo. Ahmed aveva architettato i suoi piani con molta cura. L’arrivo di Rania e Shaista, una modella di Berlino, era parte del suo piano. Difatti, facendo finta di essere in Italia in vacanza, la loro presenza nella Costa amalfitana avrebbe camuffato il vero motivo, si stava avvicinando il grande giorno quando il Primo Ministro italiano stava per aprire la sua nuova villa a Positano per le vacanze della sua famiglia. Una volta a bordo le coppie recitarono le loro parti nelle rispettive cabine. Intanto, Yasser, il più vecchio tra il gruppo di Cambridge, divenne pallido in volto vedendo Ahmed, il quale era stato il suo contatto a Cambridge. Il loro appuntamento all’Anchor aveva fornito ad Ahmed l’occasione per impartire le istruzioni in merito allo loro imminente missione. Yasser promise di non dire nulla a nessuno dei suoi compagni, come stabilito. Il 2 Giugno 2003, lo yacht lentamente si avvicina a una piccola baia luccicante. Al vertice della scogliera, liberandosi sopra, era appollaiata una manciata di abitanti del Mediterraneo. La baia era piena di differenti barche pronte per l’estate italiana. Volgendo lo sguardo verso la parte superiore, la villa che una volta era appartenuta a Sofia Loren, si innalzava in tutta la sua grandezza. A destra della baia, richiamando l’orgoglio del posto, c’era l’enorme residenza che apparteneva ai famosi proprietari della casa di produzione del vino “Moet & Chandon.” In una piccola barca da pesca attraccata accanto alla spiaggia di fronte a un grande hotel costruito negli anno ’60, due pescatori navigati stavano parlando nel loro dialetto stretto di ciò e, nostalgici per il passato splendore della Costa, di quanto fosse stata degradata dalle costruzioni abusive saltate fuori dopo pochi anni dalla prima. Il più vivace dei due, Costabile conosciuto come “il Kaiser”, stava rievocando gli anni trascorsi in mare, lontano da casa, navigando in torno al mondo in una nave da carico;

11

un mondo di valori ancora intatti dove l’eco della guerra in Iraq e i conflitti tra Occidente e Medio Oriente non trovarono posto. Notando il “Dominatore” che attracca, il Kaiser riporta indietro la memoria ai tempi del suo lavoro, mentre trasporta i nuovi arrivati sul lido verso un minuscolo ristorante caratteristico sulla spiaggia e poi al loro hotel sulla cima dello scoglio. La baia, scintillando alla luce del sole era incredibilmente bella, un naturale e unico dipinto di molteplici colori incorniciati dal mare, che le parole non sono in grado di descrivere. Uno ad un aiutò gli ospiti a scendere dalla sua barca. Restò senza parole dalla bellezza di Rania, gli ricordava la Valentina del famoso Crepax, convinto com’era, che fossero tutti membri d una trup cinematografica, che lei fosse la principale attrice e Mr. Schutz il produttore. Ahmed mitigò un po’ il suo atteggiamento accondiscendente. Ma alla sua età, Ahmed era la minore delle sue preoccupazioni. Il Kaiser era solo interessato ad arrotondare la sua magra pensione con un po’ di lavoro in nero. L’estate era il periodo migliore per questo e come al solito negoziò il suo compenso per il servizio in barca con il Direttore dell’hotel e con il suo stesso nipote, proprietario del ristorante. L’hotel aveva riservato agli ospiti tre magnifiche suite. Lo scenario era mozzafiato, romantico, travolgente. Rania non si era mai sentita così bene. Per la prima volta nella sua vita credette di essere innamorata di Ahmed e il pensiero fece scendere lacrime dai suoi occhi. In ogni caso per Ali e Shaista fu leggermente differente. Le confidò il suo segreto con la promessa che non avrebbe rivelato a nessuno che lui era gay. In realtà, Shaista era un’altra pedina di Ahmed; egli voleva una prova dei sospetti che nutriva in Ali. Ali sapeva che avrebbe pagato a caro prezzo la sua imprudenza. La cena fu servita alle 20.00 precise. Come al solito Rania fu ammirata da tutti. Addirittura un bambino del nord Italia chiese a un cameriere di fargli ottenere un autografo. Rania, Ahmed e gli altri erano stupefatti, non comprendevano il perché. Era l’incredibile somiglianza di Rania al principale personaggio del fumetto Crepax ad aver provocato tutta quella confusione. Anche se l’hotel non era così affollato, il gruppo aveva bisogno della sua privacy. La cautela regnava suprema, nonostante nessuno conoscesse la missione di Ahmed, la sua vera identità, il suo ruolo nell’Organizzazione islamica fondamentalista in Europa. Solo Ali ne aveva una vaga idea grazie alla telefonata che aveva origliato all’Ambasciata qualche tempo prima. Forse anche gli altri ospiti, ma non fu detta al riguardo alcuna parola. Il giorno seguente fu disposto un viaggio lungo la Costa. Alla fine (si trattava di un viaggio almeno) per gli altri. Mentre per Ahmed e i suoi uomini fu soltanto un’occasione per esplorare questo paradisiaco angolo di terra per pianificare i dettagli dell’attacco. Gustando la sua colazione di primo mattino, la

12

signora Schutz assaporò il panorama celestiale dal terrazzo dell’hotel “Saraceno”. Alle 9.30 si trovarono tutti nell’atrio dell’hotel pronti per il viaggio. Il Kaiser fece loro da guida. Sulla strada verso Amalfi, passarono oltre il Santa Caterina Hotel, dove Ahmed aveva soggiornato nell’inverno dell’anno precedente, seguendo il naufragio della nave da carico nelle acque del Golfo di Salerno, di fronte a Vietri sul mare. Navigarono intorno la Costa superando Atrani, Minori, Maiori dominato dall’alto da Rovello, fu possibile vedere solo di sfuggita la villa di Gore Vidal. A distanza, sembrava una nicchia scavata nella roccia. Lasciando Maiori, si diressero verso Capodorso. Sulla montagna che era loro di fronte c’era il “dormiente”, una massa di rocce enormi plasmate in modo da prendere la forma della testa di un uomo, un simbolo che rievocava il grossolano progenitore dell’uomo più bello al mondo, il Davide di Michelangelo. La naturale espressiva bellezza del posto era completamente ammaliante. Ogni estate, le montagne verdi e profumate erano ancora assediate dall’assalto di speculatori pronti a darle fuoco per interessi economici o di altra natura. Durante il viaggio Shaista, di nascosto, rivelò la verità ad Ahmed riguardo Ali. Così facendo lei sapeva di avergli garantito la morte. Nessuno sulle varie barche o yacht ai quali si avvicinarono avrebbe creduto che si trattasse di un gruppo di terroristi islamici intenti a esplorare l’area, pronti per un attacco terroristico. Un’ora più tardi erano sulla strada per Capri, mentre lasciavano Positano e la straordinaria “Isola dei Galli” accanto. La straordinaria bellezza del mare, interrotto da verdi montagne, le luccicanti baie simili a gemme, erano straordinariamente fuori da questo mondo. Fingendo, Ahmed informò tutti gli altri dell’imminente arrivo dell’Ambasciatore. Come previsto Ali fu profondamente turbato, tuttavia restò impassibile. Sapeva esattamente cosa stava per succedere. Quando la loro imbarcazione fu attraccata al porto di Capri, uno sceicco arabo che aveva notato le due belle donne mentre prendevano il sole sullo yacht di fianco al suo, si presentò in fretta e li invitò per un viaggio alla Grotta Azzurra nel primo pomeriggio, suggerendo loro in anticipo di prendere un aperitivo. Sarebbe stato sgradevole rifiutare nonostante i presentimenti di Ahmed che era sempre sull’allerta. In tal caso, ogni cosa andò per il meglio. Dopo aver visitato la Grotta, furono scambiati i saluti e i numeri di telefono – in particolare quello di Rania interessava molto lo sceicco. Mezz’ora più tardi, vicino l’Isola del Galli, lo yacht lanciò l’ancora per consentire agli ospiti di ammirare le incredibili acque trasparenti come cristallo. Solo Ahmed era impaziente e ansioso di andare via. La sua tensione crebbe quando notò un piccolo yacht simile a uno che avevano già visto nella mattina, vicino Amalfi. Forse si trattava di una coincidenza, non era sicuro. Era veramente in tensione. Si calmò solo quando vide una coppia di giovani amanti a bordo. E’ prevedibile in periodo di vacanze che due imbarcazioni si ritrovino vicine due volte

13

nello stesso giorno, se hanno una direzione in comune. Dopo pochi minuti il Dominatore riprese la navigazione per Conca dei Marini. Il resto della serata fu veramente dedicato al riposo, dopo una così stancante giornata. Dopo cena ognuno andò a letto, fatta eccezione per Ahmed, il quale restò sveglio assorto nei suoi pensieri, sull’enorme balcone guardando il mare vellutato oltre il buio oscuro.

PARTE QUARTA Alle 18 in punto di una sera d’estate, nel Luglio 2003, ancora troppo presto ancora per l’alba, Atrani si scaldava all’ultima delle ore più calde della lunga giornata di sole. All’orizzonte i suoi remi si tuffavano dentro e fuori le acque tranquille, era possibile notare una piccola imbarcazione che remava. Nella barca una giovane coppia era uscita per dedicare una serata alla battuta di pesca. Più tardi, una volta calata l’oscurità, con la loro torici e con la canna da pesca sarebbero andati in cerca di totani armati di pazienza. Remando abilmente, Alberto costeggia Amalfi dirigendosi verso Conca dei Marini, l’imbarcazione oltrepassa la ben conosciuta spiaggia di Santa Croce e successivamente scivola sotto l’arco di pietra conosciuto come “Il ponte degli innamorati”. Superando la villa di Sofia Loren, guardano la spiaggia di Conca dei Marini che hanno di fronte. Raggiungendo la baia isolata, piena di yacht splendidi e barche a motore, Alberto si diverte a fare lo slalom dentro e fuori la loro rotta. Ciò rallegra alcuni dei proprietari delle imbarcazioni che lo salutano con cura; altri, leggermente preoccupati che possa provocare una qualche collisione, si rilassano quando lo vedono riprendere la sua strada. Alberto è allegro e spensierato. Sarebbe in grado di percorrere questa strada perfino al buio. Una volta fuori dalla traiettoria di sguardi indiscreti, fissò lo sguardo negli occhi della sua amata, Virginia. Sulla via del ritorno da Capri, due giorni più tardi, Ahmed fu l’unico restare sveglio fino a mezzanotte sul terrazzo dell’hotel. Lì, in segreto, convocò Abdullah per impartirgli nuove istruzioni. Gli riferì l’omosessualità di Ali e, più importante di ogni altra cosa, il suo tradimento all’Islam, gli disse che Ali era stato scoperto mentre spiava all’Ambasciata e in un’altra occasione era stato trovato mentre parlava con un americano. Ne aveva le prove: una foto ritraeva il giovane diplomatico seduto a un tavolo con uno sconosciuto in un pub. Abdullah riconobbe l’uomo di Miami che era stato presente al suo interrogatorio tenuto dalla polizia. Ahmed ora è fermamente convinto che Ali sia un traditore: il mezzosangue arabo. Americano era completamente indegno dell’Islam, della sua cultura, della sua religione. Abdullah in accordo con il suo superiore, decise che da quel momento in poi non avrebbe più provato alcuna lealtà nei confronti del suo antico benefattore (sebbene innocente). Il mattino del 4 Luglio, Ahmed decise che avrebbero navigato lungo la costa verso Amalfi. Il Kaiser suggerì di intraprendere il viaggi con il suo gozzo, poiché in questo

14

modo avrebbero potuto navigare più vicino al litorale, il che sarebbe stato molto più spettacolare e interessante. Volle prenderli alla spiaggia di Santa Croce, attraverso il ponte di roccia conosciuto come il “Ponte degli Innamorati”. Ahmed accettò nonostante Ali e Abdullah sembrassero incerti. Una volta lì il terrorista si tuffa in acqua e con poche bracciate entra all’interno di una grotta, l’entrata di una minuscola spiaggia, di grandezza pari a un francobollo, per non più di due o tre persone. Soddisfatto della scoperta Ahmed non ebbe intenzione di rivelarla al resto del gruppo. Abdullah che era comparso all’interno della grotta, fu persuaso nel fare ritorno alla baia con Ahmed. Lì sullo yacht, dopo una doccia, gustarono un delizioso pranzo fatto in casa di produzione locale che il Kaiser aveva espertamente cucinato. Dopo pranzo, mentre stavano tutti oziando sul ponte del Dominatore, il cellulare di Ahmed squillò. Voltandosi verso Ali, lo informò che l’Ambasciatore sarebbe arrivato il giorno seguente. Trovando una debole scusa per tornare nella sua camera d’albergo Ali, sicuro che l’attacco contro l’Ambasciatore fosse imminente, riuscì a contattare O’Cronnolly al numero speciale che gli aveva affidato per le emergenze. Con inquietudine riferì i suoi sospetti agli americani. Ora la situazione non era più sotto il suo controllo ma, molto sollevato, venne a sapere che l’Ambasciata era sotto la protezione della CIA. Più tardi, rinfrescato e calmatosi dopo una doccia, andò a letto e cadde nel sonno. Shaista entrò in camera. Dopo aver preso il suo cellulare dal comodino, strisciò fuori sul terrazzo e pigiò il tasto “ripeti”, visto il numero, riportò indietro il telefono dove lo aveva preso e sgattaiolò fuori dalla stanza silenziosamente come un topolino. Una volta fuori diede ad Ahmed il numero del telefono che Ali aveva contatto. Per fortuna dall’altra parte della linea rispose qualcuno da parte di una grande catena di negozi. Ovviamente Ahmed non ne fu convinto, ma aveva le mani legate. In ogni caso contattò il suo assistente all’Ambasciata, Mo. E gli ordinò di fare delle ricerche. Mo. Confermò che si trattasse si una catena di negozi giapponesi. Questa volta Ahmed non ebbe prove del tradimento di Ali, ma ciò che già possedeva era più che sufficiente. La stessa sera Ahmed informò il Direttore dell’albergo che sarebbero andati via dopo cena. Pagarono il conto e si imbarcarono sullo yacht nell’oscurità, ancora no si intravedeva la luna. Erano le 21.00 e cominciavano a scorgersi le prime lanterne da pesca, mentre i pescatori (inclusa la giovane coppia) stavano gettando le loro reti pronte per i totani. Erano all’incirca le 22.00 quando le turbine del Dominatore furono finalmente messe in moto. Ciò era normale per i facoltosi vacanzieri, abituati a fare escursioni al chiaro di luna per ammirare esclusive baie scintillanti nascoste alla vista. Comunque, a bordo dello yacht l’atmosfera fu stranamente fredda e silenziosa. Tutti i membri dell’equipaggio effettuavano i propri lavori come automi, senza mai tradire

15

sentimenti o emozioni di serenità e ottimismo come ci si sarebbero spettati. Ali era preoccupato, per quanto non lo desse a vedere. Improvvisamente un brivido gli percorse la schiena: << Stai tremando>> gli disse Ahmed con una voce priva di espressione, subito lo raggiunse. Scesero in cabina mentre le forti turbine del Dominatore ruggirono e guidarono in direzione di Capri, così, inoltre, non rendevano possibile una conversazione sul ponte. Ali si sentì in trappola. Messo sotto tortura, fu sottoposto a un intenso interrogatorio da parte di Ahmed che gli mostrò le prove del suo tradimento. Ahmed fece un cenno col capo in segno di assenso verso Abdullah, che aspettava nascosto nell’ombra, per procedere con il lavoro. Ali fece giusto in tempo a guardare il volto di Abdullah riflesso nello specchio di fronte a lui, prima che Ab. gli tagliasse la gola come se fosse un agnello sacrificale. Erano le 23.45. Il primo testimone della missione, traditore e nemico dell’Islam era stato eliminato. Ora la missione poteva dirsi avviata. Lo yacht procedette per la sua strada verso Conca dei Marini, lasciando scure tinte rosso sangue al chiaro di luna. Ahmed esplorò la costa con il binocolo del Capitano a infrarossi. La notte d’estate era tranquilla, il mare senza onde; mentre si avvicinavano alla costa. Nessuno, incluso il Capitano della scusa imbarcazione che navigava, né la giovane coppia intenta a pescare fecero caso al ritorno della grande nave a meno di un’ora dalla sua stessa partenza. In più questa volta lo yacht non si accostò alla baia, preferendo gettare l’ancora nelle acque profonde fuori dal litorale. La stessa notte, a poche miglia distanza, una coppia americana, ospiti dell’Hotel San Pietro a Positano si stavano in apparenza divertendo in un locale ben noto sulla spiaggia del villaggio cosmopolita. Lui, un uomo d’affari texano ben costruito (robusto) aveva circa 45 anni; la donna,la sua giovane e attraente segretaria che era coinvolta con lui ormai da un anno, dopo il divorzio. Nella incantevole, impetuosa atmosfera della sera mediterranea, il texano assaporava il suo champagne, bicchiere dopo bicchiere, mentre la donna, cercava ardentemente di porgli un freno, ora stava veramente cominciando a preoccuparsi. L’americano fu presto ubriaco e alla donna fu chiesto con discrezione di lasciare il locale. Mentre raggiungevano la loro auto, parcheggiata in un garage al centro del villaggio, il texano, nonostante lo stato in cuoi era, insisté nel guidare la sua nuova, potente Mercedes. Anche se il loro hotel distava solo poche miglia, il texano spinse i piedi sul pedale e cominciò a zigzagare, particolarmente lungo i tornanti della strada che dava sulla costa. Era quasi mezzanotte, M. era terrificata e non si aspettava di far ritorno al loro hotel. Proprio quando l’hotel era a vista, sull’ultimo breve tratto di strada (fortunatamente in rettilineo), tutte le sue inibizioni erano state sciolte dallo champagne, il texano sfruttando al massimo la voce cominciò a cantare il ritornello di una famosa canzone napoletana: “O sole mio!”

16

Furono le ultime parole che emise, l’auto come un razzo si schiantò contro il guardrail e volò oltre il precipizio nella notte, completamente fuori controllo. Fu un balzo devastante. Trascorse qualche secondo prima che potesse udirsi il tonfo del veicolo che toccava terra. Prevedibilmente la coppia morì all’istante, mentre un occhio testimone – un’anziana signora tedesca che, ancora sveglia, stava guardando dal suo balcone – subito diede l’allarme. L’auto le era quasi passata davanti agli occhi, nella sua terribile discesa. Pochi minuti più tardi, un’imbarcazione proveniente dall’Autorità del Porto di Salerno si era già avviata verso la scena dell’incidente. Contemporaneamente, una piccola barca a motore stava aspettando vicino allo yacht dei terroristi. Un telo copriva il corpo di Ali, fu messo rapidamente a bordo. L’ombra della sagoma della barca del Guardacoste a distanza, allarmò i terroristi. Ahmed e i suoi uomini si mossero velocemente e con determinazione. Se la nave li avesse avvicinati per un controllo di routine, non avrebbero avuto altra scelta se non usare le armi e dirigersi verso le acque internazionali, dove non sarebbero stati toccati. Ahmed prima di tutto decise di sbarazzarsi del cadavere ,appena possibile, nella spiaggia vicina di Santa Croce. Ordinò ad Abdullah e a un altro membro dell’equipaggio di portare il corpo nella piccola grotta che avevano visitato pochi giorni prima. Era il luogo ideale per nascondere il cadavere; sarebbero passati giorni prima della sua scoperta e ciò avrebbe dato loro tempo in abbondanza per scappare. La piccola barca a motore scivolò in direzione del litorale portando il suo macabro carico. All’ingresso della minuscola cava che menava nella grotta, Abdullah e il suo compagno depositarono abilmente il carico e risalirono agilmente a bordo del battello. La barca delle Autorità portuali aveva appena raggiunto lo yacht. Ognuno attendeva col fiato sospeso che avvenisse il peggio. Intanto, il Signor Schutz stordito e imponente, per la prima volta capì cosa stava esattamente per accadere. Il giovane Ufficiale della barca a motore istintivamente aveva intuito che qualcosa non andava bene sullo yacht, immaginò che ci fossero problemi al motore e di conseguenza i passeggeri avessero bisogno d’aiuto. Aveva cominciato a cambiare rotta mentre aspettava l’autorizzazione dai suoi superiori per aiutarli. Tuttavia, questo non gli fu concesso anzi, gli fu ordinato di procedere come stabilito in direzione del luogo dell’incidente a Positano. L’equipaggio del Dominatore tirò un sospiro di sollievo. Ahmed e Rania erano frettolosamente saltati a bordo di un piccolo sottomarino; era stato messo in acqua dalla Jamila prima del naufragio ed era stato tenuto nascosto, come convenuto, fin quando ce ne fosse stato bisogno per l’azione. Protetto dall’imponente taglia dello yacht nessuno avrebbe captato alcun segnale del sottomarino, grazie a una tecnologia estremamente avanzata installata a bordo. Come prevedibile, Ahmed diede precise istruzioni all’equipaggio per continuare a navigare fin quando avessero raggiunto le acque internazionali e poi per allontanarsi come possibile. Il gruppo di terroristi avrebbe saputo cosa fare. Dopo tutto erano stati allenati per simili situazioni e faceva

17

parte della loro missione. Mentre tutto questo proseguiva, la giovane coppia aveva allegramente continuato la pesca di totani durante la notte. Decisero che era arrivato il momento di andare via. Alberto, stanco ma felice, soddisfatto della cattura, comincia a remare con bracciate abbastanza larghe tra Conca dei Marini e Atrani. Mezz’ora più tardi, vicino alla piccola grotta di S. C. dove avevano deciso di restare per un po’, dove tra l’altro urtarono un piccolo sommergibile che a gran velocità si dirigeva in mare aperto facendo increspare le onde sulla sua scia. La giovane coppia non ci fa molto caso, nulla li preoccupa. Nulla infrange la calma del mare, ospitale perfino di notte. Raggiungendo l’ingresso della grotta, Alberto con destrezza manovra la piccola barca a remi nella cava sulla soffice e umida sabbia. Il ragazzo aiuta Virginia a uscire dalla barca ed esausti, entrambi restano sul letto di sabbia della grotta con gratitudine. Pochi minuti dopo, Virginia avverte una strana sensazione. La sabbia al di sotto di lei sembra molto calda e umida. Con suo orrore si accorge che stava sgorgando sangue caldo da un corpo sulla spiaggia e le aveva bagnato le gambe durante il processo. La scoperta del cadavere di Ali fu traumatica per la coppia. Ora freddi e spaventati, tutto ciò che potevano fare era dare l’allarme. La zona fu subito piena di poliziotti e Ufficiali navali; fu terrificante, come la scena di un film. La base della NATO di Napoli era stata informata e la CIA posta in allerta, mentre fu stabilito che un aereo speciale portato fuori dagli USA guidasse in direzione dell’Italia con a bordo O’Cronnolly. Nel frattempo, la polizia era di guardia lontano ormai di molti nodi per il Dominatore. Lo yacht doveva essere fermato a tutti costi. Ciò fu fatto grazie a due Apache che erano volati fuori da Napoli e avevano accerchiato i terroristi appena all’interno delle acque internazionali. I terroristi, ad ogni modo, non avevano intenzione di arrendersi senza lottare. Sentendosi in trappola, spararono violentemente contro gli elicotteri. Fu tutto vano. Accerchiati da ogni lato dalle imbarcazioni della marina che si avvicinavano, i ragazzi di Cambridge erano disposti a morire piuttosto che arrendersi- morire per Allah, per il Corano, per l’Imam. Furono tutti uccisi, tranne i signori Schutz, Shaista e Abdullah, il quale nascondendosi sottocoperta era stato catturato. Abdullah fu portato nella prigione della NATO con sede a Napoli, pronto per l’estradizione negli USA. Inizialmente non volle dir nulla. Tuttavia, la prospettiva di ritornare nelle carceri americane piuttosto che a Guantanamo, cominciarono prima a riempirlo di pensieri, poi a sciogliergli la lingua.

PARTEQUINTA Alla fine Abdullah capì quale sentenza e trattamento significasse. Fino ad allora era stato tenuto a Bagnoli presso la base della NATO, dove aveva goduto degli stessi diritti di ogni altro prigioniero, ma ora all’alba, enormi e alti marines lo stavano tirando su per le ascelle e gli furono concessi 5 minuti per

18

prepararsi per l’interrogatorio. Dopo di che, incalzato, fu trasferito con una jeep a una minuscola cella situata dall’altra parte del campo NATO. La cella, priva di ogni confort di ogni tipo, vantava un pavimento umido e bagnato, e un letto da campo spogliato di materasso e lenzuola. Improvvisamente una doccia ghiacciata sgorgò fuori da larghi fori nelle mura, facendo rinvenire completamente i suoi sensi. Questo trattamento fu congiunto ad altre forme di crudeltà ininterrotti per tre giorni fin quando, Abdullah decise di averne avute abbastanza e si offrì di collaborare con le autorità. La nobile causa in nome della quale aveva tradito e ucciso il suo antico benefattore, era ben lontana dalla sua mente al momento. Abdullah non fu del tutto sorpreso di vedere l’uomo di Miami, l’agente speciale della CIA, nonostante decise di fingere di non conoscerlo. Dall’altra parte Gabriel O’Cronnolly comprese che stava fingendo, trattandolo con apparente bontà gli consigliò di fare una bella dormita nelle poche ore che precedevano l’interrogatorio. Rinfrescato dal riposo e da un’appetitosa colazione per ricaricare la batteria, Abdullah si sentì molto meglio. Il tentativo di farla franca fingendo di non conoscere l’agente della CIA fu del tutto vano; in primis cominciò a parlare dell’incontro di Miami e poi gli mostrò una foto di Ali alla prigione di Miami. Anche se tentennò qualche istante, Abdullah non gliela diede vinta. In ogni caso la minaccia di trascorrere il resto dei suoi giorni a Guantanamo lo sconvolse abbastanza. La CIA sapeva già tutto quello che ci fosse da conoscere, nel racconto non c’era spazio per le bugie. Di conseguenza, decise di confessare. Il ricordo dell’amico che aveva tradito alla fine convinse Abdullah, ammise, quando O’C. gli mostrò un’altra foto di Ali con la gola tagliata stava quasi per svenire. Confessò il ruolo che aveva ricoperto negli eventi e disse a O’C. ogni cosa sapesse riguardo Ahmed. Durante questi drammatici momenti di verità, il traditore cercò di trovare una giustificazione per l’orrendo omicidio. Consolò se stesso col pensiero che alla fine, anche Alì aveva tradito l’Islam e di conseguenza, meritava di morire. O’C. da parte sua, faceva attenzione ai dettagli drammatici della confessione di Abd.; riferì tutti gli eventi verificatisi nella calda notte d’estate, quando Ahmed e Rania fuggirono di nascosto nella barca a motore. Tuttavia, non riuscì a far luce sul piano di Ahmed, poiché non gli era mai stato confidato qualcosa che, un giorno, avrebbe potuto lasciarsi scappare con qualcun altro. L’interrogatorio si concluse, O’C. realizzò che Ahmed era un nemico temibile e dannoso e concluse che nulla lo avrebbe fermato dal catturarlo, a qualunque costo. Nel frattempo, Abd. fu detenuto in una base segreta degli USA in Italia per successivi interrogatori. Durante tale periodo O’C. incontrò l’Ufficiale di polizia incaricato di scoprire chi fosse il nativo della Costa amalfitana. Il giovane era familiare con la mentalità locale e aveva accumulato molta esperienza nel suo lavoro. I due investigatori andarono d’accordo sin dall’inizio, sembravano avere molto in comune

19

e la fiducia istintiva dell’uno verso l’altro solidificò la loro amicizia anche di più, il che fu loro molto utile per tutta la durata del caso. I loro compiti erano abbastanza diversi: Gigano era responsabile di un selezionato gruppo di agenti di polizia che doveva porre sotto stretto controllo porti, aeroporti, e aree di frontiera. Inoltre, collaborando con i vari servizi dell’intelligence dovevano rinforzare le precauzioni poste a disposizione del Primo Ministro e delle più alte cariche dello Stato. Al Qaeda era sospettata di organizzare un attacco terroristico in Europa e per qualche tempo, ora la vigilanza era la prima priorità. Al contrario O’C. doveva occuparsi della caccia ad Ahmed e la sua complice, ovunque fossero nascosti. I due ufficiali riuscirono a stabilire un contatto e a collegare qualunque cosa considerassero di principale importanza: informazioni, terroristi sospetti e ogni altra cosa fosse necessaria per coordinare le operazioni. Nel cuore della notte il cellulare di O’C cominciò a suonare, era in linea Gigano, il suo contatto italiano. Grazie alle sue risorse confidenziali, era riuscito a rintracciare il memorandum strettamente riservato che l’Ambasciatore Frescobaldi (con sigillo) aveva inviato al Ministro riguardante la conversazione tenuta con il collega siriano il 2 Giugno 2002. Gigano stava controllando tutte le comunicazioni e aveva trovato di particolare interesse una chiamata intercettata dai Servizi Segreti tra un arabo e un afgano, rintracciato presso una cabina telefonica in Germania. Durante la loro breve conversazione, fu menzionato in modo esplicito un attacco che coinvolgeva i “due Presidenti”. Non c’era nessun’altra info disponibile. O’C. mezzo addormentato ringraziò Gigano e con gratitudine ritornò alla piacevole compagnia della sua attuale ragazza italiana. Ad ogni modo, il giorno dopo, rinfrescatosi e ben sveglio, l’americano si soffermò a lungo sul riferimento ai due Presidenti. Era ancora perplesso per la frase, anche se lentamente, i pezzi del puzzle stavano andando al loro posto. Fu presto illuminato. Fortuna volle che, nel pomeriggio, nel suo ufficio riservatogli a Bagnoli dalla NATO per i Servizi Segreti, gli fu recapitato un memo. Scorrendo rapidamente le comunicazioni, apprese la temporanea (anche se abbastanza certa) data disposta per le vacanza del Primo Ministro sulla Costa amalfitana. Sobbalzando dalla sedia con stupore, persuadendo la sua mente con domande O’C. realizzò di essere sulla giusta traccia(…). La sua mente obiettava, ogni ipotesi era plausibile. Non c’erano dubbi, era sulle giuste tracce, Aveva solo bisogno di far incastrare l’ultimo pezzo del puzzle. Era solo questione di tempo, i terroristi avrebbero presto raggiunto le loro brutte teste! Diede l’ordine alla sua segretaria di riservare una prenotazione a una piccola locanda a Positano. Preferì non soggiornare in hotel; sarebbe stato meglio mantenere un basso profilo mentre coordinava le sue indagini lì. Più tardi, mentre si rilassava dopo cena con la ragazza italiana. Alle 20.00 giunsero nuove notizie. La coppia stava casualmente discutendo della politica italiana fino a che, lei esclamò: <<Povero Presidente, non è abbastanza per lui governare l’Italia, ora dovrò governare anche

20

l’Europa!.” >>Per O’C. fu un’illuminazione. Continuò cortesemente a impegnar la compagna nella conversazione, esortandola a chiarificare i fatti del giorno. La ragazza tradusse agilmente gli annunci. Intanto, O’C. in apparenza privo di espressione, gongolava tra se e se per l’eccitazione. Doveva pensare in fretta, aveva bisogno di una scusa per ritornare negli USA(…) Il giorno seguente l’americano accompagnò la donna a prendere il primo volo per Milano. Lui fece finta di prendere l’aereo per Roma, per poter prendere l’aereo coincidente per Miami – New York. Al contrario, nel tardo pomeriggio incontrò il collega italiano in un celebre bar in Via Veneto nella capitale. Nonostante non avesse parlato della sua scoperta, O’C. accennò che era sulla giusta pista e, senza scendere nei particolari, avvertì Gigano di tenere gli occhi aperti. Gigano disapprovava e lo diede a vedere, ma così non andava da nessuna parte. Ovviamente O’C. cercò di motivare la sua discrezione. Non aveva prove per cui i suoi non erano altro che sospetti. Lo esortò a intensificare la sorveglianza lungo la costa d’Amalfi, soprattutto tra Amalfi e Positano. Comunque Gigano scavò nei suoi punti deboli, non comprendeva perché il collega non lo stesse informando sul reale stato delle cose e cosa avesse scoperto di importante annesso a ciò. Il loro parlare fu lungo e intenso. Alla fine l’americano gliela diede vinta e raccontò al suo collega tutto ciò aveva appreso riguardo il caso. Gli mostrò le foto dell’incontro all’Ambasciata italiana avvenuta l’anno precedente e identificarono il loro uomo. In più avrebbero preso Valentina in custodia, così avevano telefonato all’hotel a Conca dei Marini sulla base del rapporto redatto dalla polizia dopo la scoperta del corpo di Ali. Da quel momento in poi, le indagini sarebbero state concentrate sui due fuggitivi della barca, presumibilmente responsabili di un nuovo attacco al Primo Ministro, le conseguenze e il clamore certo non sarebbero stati inferiori a quelli dell’11 Settembre. Il 2 Agosto 2003 da Parigi giunge un aereo, verso le 12.00 all’aeroporto napoletano di Capodichino. C’era una strana coppi che si teneva distante dalla folla di passeggeri. La donna non raffinata, bionda, circa trentenne, formosa. L’uomo, più piccolo e molto più vecchio le cingeva il braccio come per paura che potesse essere trascinata via. L’equipaggio di cabina, la polizia affascinati dalla donna, la fissavano. Il suo compagno, un delegato della Federazione mondiale di navigate si trovava a Napoli per incontrare le Autorità sportive locali per discutere della possibilità che la città potesse ospitare l’ American Cupa 2004. Anche un’altra coppia aveva attratto una buona quantità di attenzioni. L’uomo pressappoco quarantenne, ben fatto e bello, la donna piccola e robusta, ma estremamente raffinata, il segno delle coppie mal assortite durante il periodo delle vacanze, d’altronde è una ricorrenza abbastanza comune. Il delegato internazionale e la compagna, una volta incontrati i committenti ufficiali, sarebbero stati sulla loro strada per la Cosata amalfitana, diretti al lussuoso

21

hotel San Pietro, rinomato in tutto il mondo, dove una camera era stata riservata per loro. Nel frattempo dovevano restare in uno splendido Hotel in via Partenope, dove giunsero con una lussuosa Mercedes fornita loro. Una volta concluse le formalità, la coppia fu scortata nella stanza da un cameriere. Con discrezione, la donna gli diede come mancia per lo sforzo una fresca banconota da 50 euro. Per quanto fosse abituato a mance generose il bel ragazzo fu stordito e grato da tale occasione. Ringraziando la donna, le disse di essere a sua completa disposizione. Durante la cena il giovane uomo era intento a lavorare fugacemente tra i tavoli della sala da pranzo e la donna stava gustando con calma la sua squisita zuppa di pesce fresco, scambiarono amichevoli sguardi di complicità. Il giorno dopo la coppia godè di un delizioso viaggio a Procida e al ritorno all’hotel la donna, indugiando nell’atrio dove il ragazzo era impegnato, riuscì a bisbigliare che lo avrebbe aspettato in camera il mattino seguente alle 11.00. Laruosse, il suo compagno geloso per natura, percepì che stesse per succedere qualcosa di insolito, ma decise di non dir nulla. Il giorno seguente lasciò l’hotel alle 9.oo. Come poteva immaginare, la donna e il cameriere non esitarono a sfruttare il vantaggio della sua assenza. Il solo pasticcio del cameriere fu darsi appuntamento alle 11.00. Immediatamente era andato nella stanza della donna, avrebbe potuto evitare la scena estremamente spiacevole che seguì. Al suo arrivo, M.F.D. lo lasciò un istante per fare una chiamata in bagno. Non fu lunga, fu solo una breve chiamata. Una volta ritornata dal ragazzo, la sua bellezza gli mozzò il fiato. Il giovane ebbe il tempo di immaginare tutte le gioie che ne sarebbero derivate, quando d’un tratto la porta si aprì ed entrò Larousse. La situazione era chiara come il giorno. Sfortunatamente, aveva dimenticato alcuni documenti ufficiali in hotel ed era ritornato a prenderli. La sua compagna pagò subito un alto prezzo per la sua infedeltà. Lo stesso pomeriggio Larousse fece ritorno a Parigi, avendo trovato un posto sul volo dell’air France, rinunciando a tutti i piani era andato a Napoli per negoziare. Il cameriere fu licenziato in tronco e la donna obbligata a spostarsi in una pensione vicino a Positano e Praiano, per continuare da sola la vacanza. La polizia dell’aeroporto, che aveva ampiamente aperto bocca al segno della voluttuosa donna al momento dell’arrivo della coppia, alla fine non fu sorpresa di assistere alla frettolosa dipartita di Larousse per Parigi il giorno seguente. Non furono particolarmente sorpresi neanche di essere testimoni della immediata dipartita della bassa, robusta e (estremamente vecchia) matura donna che era arrivata tre giorni prima con il suo bell’uomo quarantenne. In qualche luogo doveva esserci una morale! Era il 9 Agosto 2003 quando un taxi si arrestò all’ingresso di fronte l’entrata principale del più esclusivo hotel sulla Costa amalfitana, San Pietro. L’usciere preparò il suo bagaglio mentre l’ospite si dirigeva verso la Reception. Pochi secondi più tardi Mimì, il conosciuta taxista del luogo, oltrepassò a grandi passi la porta automatica del prestigioso hotel: nel tempo aveva portato lì molti famosi passeggeri, inclusi

22

Jacqueline Kennedy e gli Agnelli, Jean Paul Sartre e Hillary Clinton. Gli occhi dei due uomini si incrociarono entrambi perplessi. Il taxista era sul punto di riconoscere l’uomo dagli scuri e ricci capelli, il quale avvertì il suo sguardo; i suoi occhi mostrarono ricognizione, ma era chiaro che non intendeva rinnovare la loro conoscenza. All’illustre ospite fu caldamente dato il benvenuto dal proprietario. Era stato in precedenza il Ministro messicano dell’Economia,ma anche un famoso poeta. Dopo aver concluso le formalità e ammirato la vista mozzafiato oltre l’Isola dei Galli e vicino Positano, il signor Fernández si ritirò nella sua splendida suite. A poche miglia di distanza, nel frattempo, in una piccola pensione vicino Positano, un altro ospite era arrivato in autobus da Napoli pochi giorni prime. Una splendida ma appariscente bionda proveniente dalla Francia. Nonostante l’apparenza, il suo comportamento era molto discreto. Non scendeva in spiaggia, non aveva contatti con le persone del luogo, soprattutto con i bei giovani uomini che si pavoneggiavano in spiaggia. Preferì prendere il sole sul piccolo terrazzo della sua camera, preferendo una passeggiata nel pomeriggio. Aveva lasciato intendere al proprietario che stava attendendo l’ arrivo del suo compagno il 16 Agosto. Ciò servì molto a scoraggiare l’ entusiasmo e affievolire le speranze di eventuali nuovi candidati per la sua compagnia. Nel pomeriggio del 10 Agosto, la “ragazza Francese” , come ora era nota, fece una passeggiata su una salita ripida verso Positano. 24 minuti dopo si ritrovava di fronte alla villa un tempo appartenuta al famoso regista italiano e ora proprietà di qualcun altro. Registrò a mente quanto tempo aveva impiegato per raggiungere la villa. Nei giorni seguenti, avrebbe nuovamente avuto il tempo per passeggiare, una volta a passo normale un’ altra con andamento più lento. All’ improvviso un turista che si era perso, mantenendo tra le mani un giornale, le chiese se sapesse di una piccola pensione nei dintorni. Convinta di essere stata scambiata per una persona del luogo, presto rispose in inglese. Lo sconosciuto, circa trentenne e con un abbigliamento differente da lei, la ringraziò e proseguì in un’ altra direzione. La stessa sera in una indefinita locanda a Positano, O.’C. e Gigano stavano progettando su uno schermo improvvisato una foto che ritraeva la donna Francese, la quale non aveva sentito il click appena percettibile della fotocamera nascosta di un anonimo turista; questi le aveva scattato la foto appena prima di fermarla per chiederle informazioni riguardo una pensione. Inutilmente il giovane poliziotto chiese all’ agente della CIA come avesse scoperto i due sospetti. D’ altra parte, si sentiva colpevole per il fatto che i suoi uomini in servizio a Capodichino erano stati presi in modo così lampante dalle due coppie male assortite, che non avrebbero mai immaginato di quale situazione si trattasse in realtà. Gigano sorrise amaramente, avrebbe voluto rimediare al pasticcio appena possibile. Intanto, Heriberto Fernandez stava per essere inquietato dalla proprietaria dell’ hotel. Ad un certo punto, divenne un po’ troppo personale offrendo un consiglio in merito a un problema dello scalpo di cui soffriva l’uomo, che

23

coinvolgeva l’uso del mascara grazie al cui uso nascondeva le chiazze di calvizia. Il suo interesse lo aveva ereditato molto più che un po’. Guardando la fredda reazione di Ferdinando forse lei era andata un po’ troppo lontana, velocemente se la svignò e si fece i suoi affari. Nel frattempo, sulla spiaggia, una giovane coppia che occupava le due sdraio sotto i loro ombrelloni da spiaggia, in apparenza prendevano il sole, in verità stavano tenendo Fernandez ogni momento sotto controllo. Due giorni dopo il messicano chiese alla proprietaria riguardo escursioni notturne in barca a motore. Di notte, nessuno avrebbe fatto caso al colore dei suoi capelli che il suo mascara fosse stato o meno a prova d’acqua. La donna suggerì di prenotare uno dei sottomarini che facevano escursioni programmate della costa di notte ad Amalfi tre volte a settimana, per portare i turisti intorno in modo da fargli ammirare le bellezze della costa. Comunque, Fernandez, odiando le calche – preferì noleggiare una barca privata per il proposito, che la proprietaria riuscì a procurare per quella sera stessa. Alle 21 il messicano scese in spiaggia senza tanta preoccupazione. Seduti nell’ atrio i due poliziotti in borghese, lì per tenerlo sotto osservazione, erano convinti che volesse solo fare un bagno come molti turisti che soggiornano in hotel lungo la costa come spesso fanno. Prima di lasciare l’hotel Fernandez ordinò una calda e leggera zuppa in camera. Poi si avviò all’ ascensore. Al piccolo pontile raggiunse l’Aprea, una bella barca locale, guidata da un giovane, intraprendente skipper – marinaio. Una volta a bordo, la barca si avvicina verso la sua destinazione, l’Isola dei Galli successe tutto in una volta. Mentre il poeta stava indossando la sua tuta da sub, il ragazzo si sentì osservato e fu in quel momento che all’ improvviso si ritrovò nella traiettoria di un coltello che volava attraverso la notte, che con una precisa, feroce anche se in remoto controllata fece un taglio attraverso la gola del giovane. Nonostante ciò, non morì all’instante ma tremò e il suo corpo fu percorso da spasmi come se avesse subito uno shock elettrico. Era la fine. Il messicano rimosse il trucco e velocemente riassunse la sua normale identità, quella di un assassino: Ahmed Abu Shaat. Ricoprì la vittima con una coperta, legò il collo con una corda. Poi corse a tutto vapore per prendere il suo appuntamento fuori costa. In hotel intanto, i due giovani poliziotti cominciarono a divenire un po’ nervosi. Alla 22.30 p.m., cominciarono a cercare il messicano. Nessuna fortuna. Ancora una volta il farabutto era riuscito ad andare via, imbrogliandoli per la seconda volta. Diedero l’ allarme e la ricerca fu nel giusto sopra l’Isola dei Galli. Senza alcun risultato. Nel frattempo O’C. e Gigano erano scesi dall’hotel; non poterono far altro che prender nota delle circostanze. Con rammarico e umiliazione al giovane poliziotto fu ancora una volta ricordato l’incompetenza dei suoi uomini. D’altra parte Ahmed aveva raggiunto il luogo dell’ incontro. Era mezzanotte e 20 minuti. Riuscì giusto in tempo a legare i resti della sfortunata vittima alla porta della cabina motore confidando che non sarebbe mai rimasta traccia di lui. Pochi secondi più tardi fu quasi abbagliato

24

dalle luminose luci della barca a motore, lì prima di lui. Un gioiello della nuova generazione di navi tecnologiche, a prova di suono, apparteneva al rango degli U- Boot ed era non più lungo di 20 metri. All’ interno vantava di una schiera di armi letali, numerosi siluri per non menzionare un missile imbottito capace di colpire qualunque tipo di terreno o nave nel raggio di 30 miglia. Ahmed era sopraffatto e super contento. Fu sopraffatto da un senso di onnipotenza e grande delirio, ora era convinto che nulla lo avrebbe trattenuto dal provocare la distruttiva missione di compiacimento. Fu salutato a bordo con grande rispetto e gli fu dovuto onore dai membri dell’ equipaggio. Dopo esser stata affondata, l’Aprea (con il suo sfortunato marinaio)…

25

non sono stati rilasciati commenti
Questa è solo un'anteprima
1 pagina mostrata su 25 totali
Scarica il documento