Trattato di psicologia della personalità (Carotenuto), Sintesi di Psicologia Dinamica. Università degli studi dell'Aquila
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Trattato di psicologia della personalità (Carotenuto), Sintesi di Psicologia Dinamica. Università degli studi dell'Aquila

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Riassunto dei capitoli più importanti del libro "Trattato di psicologia della personalità" Capitolo 1 -Freud Capitolo 4 - Winnicott Capitolo 5 - Erikson Capitolo 6 - Kohut Capitolo 10 - Jung Capitolo 11 - Neumann ...
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Capitolo 1 Sigmund Freud

La struttura della personalità

Per strutturare la personalità, Freud ha introdotto due topiche. Per topica si intende la descrizione

della struttura psichica.

Nella prima topica descrive i concetti di:

Inconscio

Sistema Pre-Conscio/Conscio

L'inconscio è controllato dal principio di piacere, che permette all'energia di fluire liberamente al

suo interno secondo la legge del desiderio.

Il sistema preconscio/conscio, invece, è controllato dal principio di realtà, che vincola l'energia

psichica.

La seconda topica descrive:

Es: parte oscura e inaccessibile della personalità. Opera tramite il principio di piacere, infatti si esprime tramite il soddisfacimento dei bisogni pulsionali;

Io: mediatore tra Es e mondo esterno. Segue le intenzioni dell'Es;

Super-Io: si forma grazie all'introiezione psichica delle ingiunzioni che i genitori ci fanno da piccoli. Per introiezione si intende il processo mediante il quale gli oggetti esterni e le

loro caratteristiche vengono assunti in noi e divengono parte integrante di noi stessi.

La dinamica dello sviluppo psichico

Per spiegare la dinamica dello sviluppo psichico, Freud ricorre al concetto di libido, vale a dire

energia psichica, che per lui ha essenzialmente un carattere sessuale.

La libido non assorbe l’intero campo pulsionale.

Egli spiega che le tappe attraverso le quali l'uomo evolve psicologicamente siano correlate al

fondamento biologico dell'organismo e che alla base si trova la sfera istintuale che si manifesta

nell'esercizio somatico e successivamente simbolico delle zone erogene.

Lo sviluppo psicosessuale avviene nei primi cinque anni di vita.

Fase orale (primo anno di vita): Il piacere sessuale si incentra nella regione della bocca e nelle attività di suzione, morsicamento e nutrizione. Il significato simbolico è la nutrizione;

Fase anale (due-quattro anni di vita): l'investimento libidico si sposta nella zona erogena anatomicamente collegata con la bocca. Il significato simbolico è trattenere-espellere;

Fase genitale: l'investimento libidico si sposta sul proprio organo sessuale. La carica libidica in senso autoerotica e narcisistica si dirige verso un oggetto totale distinto da sé.

L'unico organo sessuale riconosciuto è il pene, per cui l'opposizione tra i sessi è valutata come

opposizione tra un soggetto fallico e un soggetto castrato, che vivono rispettivamente un’angoscia

di castrazione e l'invidia penis.

Capitolo 4 Donald Winnicott

L'operato di Winnicott si concentra sul tema della dipendenza, intesa come dipendenza dal materno.

Si avvicinò alle concezioni della Klein, ritenute da lui indispensabili per comprendere il mondo

psichico dei bambini, soprattutto alle sue formulazioni sulla posizione depressiva.

Secondo la Klein, nella posizione depressiva il bambino compie l'esperienza del riconoscimento

della madre come persona intera, scoprendo la propria impotenza, la totale dipendenza da lei e la

gelosia verso le altre persone.

Ciò che la Klein chiamò posizione depressiva, venne tradotta da Winnicott come fase della

preoccupazione responsabile.

Partendo dal concetto di riconoscimento della dipendenza dal materno, Winnicott afferma che il

bambino vive l'esperienza dell'abbandono, intesa come una percezione soggettiva di una realtà

psicologica. L'abbandono rappresenta uno degli stati psicologici nei quali l'individui è più

vulnerabile, ma allo stesso tempo rappresenta un processo vitale dell'esistenza, senza la quale è

impossibile giungere alla consapevolezza.

Tale esperienza viene tradotta nei termini di “cadere a pezzi”, di conseguenza bisogna sviluppare

un'immagine interna, “una madre che ci abbracci nei momenti più difficili”. È proprio in questo

momento che si sviluppa la capacità, appunto, di contenerci dall'interno, capacità che ci permette di

opporci alla disgregazione della personalità, mantenendo il pericolo sotto controllo ed evitare di

cadere negli stati angosciosi dell'ansia.

Lo sviluppo della personalità

Alla nascita il neonato è in uno stato di non integrazione, nel quale non vi è differenziazione tra

l'Io e il non-Io, inoltre l'unità e rappresentata dalla coppia individuo-ambiente.

In questo primo stato bisogna tener conto della dipendenza assoluta che il bambino ha verso

l'ambiente.

Il discorso di Winnicott si concentra in particolar modo sul rapporto madre-bambino e sugli aspetti

della sua dipendenza.

La madre permette al piccolo un sano sviluppo psichico attraverso il contenimento (holding), che

può essere compromesso dall'ansia o dall'inquietudine da parte della madre.

Compito della madre sarà quindi cogliere gli specifici bisogni del lattante senza che egli invii dei

segnali specifici. Ciò viene comunemente attribuito all'istinto materno, ma Winnicott preferisce

chiamare in causa il meccanismo dell'identificazione, che permette alla madre di spostare il proprio

Io al bambino, dando così vita alla preoccupazione materna primaria, che permette lo sviluppo e

il rafforzamento dell'Io del piccolo.

La ricerca di Winnicott si incentra anche sulle relazioni oggettuali e le relative strutturazioni: egli

afferma che il neonato si trovi in rapporto con oggetti parziali (esempio il seno) che vengono da lui

intesi non come una parte di una persona intera, ma come una parte di sé stesso, a causa di una

illusione che la madre fornisce. In questo caso il compito della madre sarà quindi quello di

disilludere gradualmente il bambino.

Il punto nodale è dunque rappresentato dal passaggio dall'illusione alla disillusione: se prima il seno

veniva percepito dal bambino come parte di sé stesso, quindi sotto il suo controllo, in questo

momento la madre deve porre il bambino davanti a ciò che è reale, dando vita al rapporto tra ciò che

viene percepito oggettivamente e ciò che viene concepito soggettivamente. Questa parte dello

sviluppo viene chiamata area intermedia, ovvero l'area che è consentita al bambino tra la creatività

primaria e la percezione oggettiva basata sulla prova di realtà.

L'area intermedia porta quindi all'evento dello svezzamento, nel quale si possono trovare i

presupposti di quei fenomeni e di quegli oggetti da lui definiti transizionali.

L'oggetto transizionale è un possesso. Ha una funzione di transizione tra sé e il mondo esterno, la

cui separazione potrebbe diventare fonte di angoscia, di conseguenza assume la funzione di

contenimento.

Winnicott sottolinea che non è l'oggetto a essere transizionale, bensì l'oggetto rappresenta la

transizione del bambino da uno stato di fusione a uno stato di rapporto con la madre come persona.

Nella fase dello svezzamento il bambino sano perviene alla posizione depressiva attorno alla

seconda metà del primo anno di vita.

L'angoscia, che caratterizza questa fase, viene considerata l'origine del sentimento di colpa, che

inizi quando il bambino riesce a riunire le due madri, intese come amore quieto e amore eccitato

(amore e odio).

Secondo Winnicott il sentimento di colpa è il motore dell'esperienza creativa.

Capitolo 5 Erik H. Erikson

Dopo la morte di Freud, Erikson sentì la necessità di rielaborare la teoria psicoanalitica, da lui

definita in futuro come la teoria psicosociale dello sviluppo della personalità, nel quale egli cerca

di comprendere come i conflitti, i complessi e le crisi di un individuo possano tradursi nel corso

dell'esistenza in un'azione efficace, in grado di costituire uno stimolo per tutti.

Questa teoria studia il rapporto tra individuo e ambiente e comprende l'interno ciclo della vita.

La teoria psicosociale dello sviluppo

Erikson suddivide lo sviluppo psicosociale in otto fasi, di cui le prime quattro comprendono

l'infanzia (orale-sensoriale, anale-muscolare, genitale), la quinta l'adolescenza (periodo di latenza) e

le ultime tre l'età adulta (età adulta, generatività, vecchiaia).

La prima fase è quella orale-sensoriale. ed è incentrata intorno all'acquisizione della fiducia di

base/sfiducia di base, modulate dalla speranza: grazie alle esperienze sensoriali di appagamento e

rilassamento, il bambino acquisisce una fiducia che gli consente di tollerare la provvisoria assenza

della figura materna e le inevitabili frustrazioni.

La seconda fase è quella anale-muscolare, ed è incentrata sulle esperienze di controllo/disciplina,

modulate dalla volontà (sperimentata come limite alla possibilità di esercitare controllo e come

espressione del proprio potere), strettamente correlate al sentimento di vergogna: il bambino impara

gradualmente a sottoporre i desideri e bisogni al principio di realtà e a stemperare l'egocentrismo

nella considerazione della presenza degli altri. Se gli adulti sono eccessivamente severi e punitivi,

ogni cedimento della volontà e del controllo susciterà nel bambino un'eccessiva mortificazione e

denigrazione di sé, mentre ogni esercizio di autocontrollo ispirerà un orgoglio e una

sopravvalutazione della volontà.

In questa fase il bambino comincia ad assumere una coscienza etica, che si esprime nel giudizio su

ciò che è bene e su ciò che è male. La funzione del giudizio può però generare il pregiudizio,

definito da Erikson come la degenerazione di questa fase, che porta a ciò che viene definito

legalismo, vale a dire la soddisfazione nel punire piuttosto che nel comprendere e compatire.

La terza fase è quella genitale. Il bambino consolida l'autocontrollo, la volontà e l'autonomia in un

atteggiamento di padronanza delle situazioni e iniziativa autonoma. In questa fase emerge la

fermezza di propositi, vale a dire la capacità di tener fede a un progetto e di portare a termine un

compito.

In questa fase l'attività principale è il gioco, vissuto come sperimentazione delle proprie capacità:

attraverso il gioco il bambino mette in atto i propri desideri e inscena ruoli diversi, imparando così

l'imitazione e l'identificazione con l'altro da sé, che permette la percezione e la conoscenza della realtà. Tutto ciò è reso possibile grazie alla drammatizzazione.

Tipico di questa fase è l'instaurarsi di un senso di colpa, originato dal perseguimento dei propri

scopi, che contempla anche l'uso di mezzi aggressivi e manipolativi per raggiungere il fine.

La quarta fase viene definita periodo di latenza. In questa fase si vede emergere nel bambino

senso di competenza e di efficacia che si integra alle precedenti acquisizioni. Ciò che emerge,

quindi, permette al bambino di indirizzarsi verso compiti più maturi come la scuola, lo sport ecc.

Ciò che modula gli eventi appartenenti a questa fase è la motivazione interna.

Questo periodo di sviluppo è anche caratterizzato dal ricevere un educazione formale e

dall'imparare a dominare le proprie reazioni in virtù della presenza degli altri.

La quinta fase è quella dell'adolescenza, che comprende problematiche di identità. L'individuo si

trova di fronte al compito di acquisire un senso di identità stabile e integrato con la consapevolezza

dei tratti della propria personalità. Questa fase è modulata dall'identificazione con i pari.

L'individuo si trova di fronte a una doppia visione della vita: da una parte mostra una riluttanza ad

abbandonare le sicurezze e le garanzie del mondo infantile, mentre dall'altro prova un irresistibile

richiamo verso il mondo degli adulti, anche se viene percepito come complesso e inquietante.

A questo proposito Erikson parla di crisi d'identità, intesa come il superamento della confusione e

dell'ambivalenza, che può essere ostacolata dalla percezione del negativo in sé stessi, che porta a

una condizione psicologica conosciuta come identità negativa.

In questa fase l'individuo integra il senso di fedeltà ai propri valori, vale a dire un atteggiamento di

coerenza. L'esito negativo di questa fase, ovvero il non raggiungimento di un senso di fedeltà ai

propri valori, porta al totalitarismo.

La sesta fase è quella dell'età adulta, e consiste nella ricerca di relazione e di amore. L'amore è

quindi la virtù acquisita in questa fase: permette di legare la propria individualità a quella di un altro

essere umano. Tipica di questa fase è la tendenza affiliativa, vale a dire la compartecipazione nel

lavoro, amicizia e amore, il cui risvolto negativo è la creazione di gruppi esclusivi.

La settima fase è quella della generatività, ovvero l'esplicazione di una capacità produttiva o

creativa nel lavoro, impegno sociale, delle idee, famiglia e della nascita dei figli. Quando la

possibilità di generare non trova spazio in nessuno di questi ambiti, la personalità regredisce verso

un senso di vuoto, impoverimento e ristagno. La virtù che quindi emerge è la sollecitudine: il

patrimonio culturale necessita di essere trasmesso e trasformato.

L'aspetto negativo di questa virtù è l'autoritarismo.

L'ottava fase è quella della vecchiaia, che comprende il momento della meditazione sulla propria

vita. L'individuo è in cerca di un'affermazione dignitosa della propria individualità, da Erikson

chiamata integrità. In questa fase si può andare in contro alla dispersione che la vita ci mette di

fronte, soprattutto a causa dell'evento della morte. Ciò che permette di evitare la disperazione è la

virtù della saggezza, che permette di recuperare una certa vitalità e che non deve però sfociare nella

supponenza, ovvero nella convinzione di essere davvero saggi.

La revisione della concezione psicoanalitica dell'Io

Erikson passa da una visione di un Io difensivo alla visione di un Io creativo, il quale cui si impegna

a trovare nuove e funzionali soluzioni per i conflitti di cui egli si nutre.

Al fine di descrivere l'identità, Erikson si avvale di tutta la terminologia disponibile nel capo

psicoanalitico, ovvero Io, Sé ed Ego. Egli afferma: “Quello che l'Io riflette quando vede o

contempla il corpo sono i vari sé che costituiscono il nostro sé composito”.

Per ego, invece, egli intende ciò che per Freud è l'Io inconscio.

Capitolo 6 Heinz Kohut

Kohut è il fondatore della psicologia del sé.

La teoria dello sviluppo del sé si può suddividere in due fasi distinte:

Sviluppo dell'amore oggettuale: riprende la visione classica dall'autoerotismo -> narcisismo -> amore oggettuale;

Sviluppo del narcisismo: dura per tutta la vita anche se in forme diverse parallelamente all'amore oggettuale

Ciò che accomuna Kohut con Freud è il fatto di aver affermato che esiste una prima fase di

narcisismo primario dove l'investimento libidico è verso sé ed è sostenuto dalla madre che

risponde ai suoi bisogni. La fase viene superata quando il bambino si rende conto che il

sostentamento viene da una fonte esterna e non interna a sé. L'investimento emotivo viene quindi

fatto sulla madre.

Al contrario di Freud, per Kohut la formazione del sé ha un inizio pre-psicologico grazie all'attività

caregiver empatico che tratta il bambino come se questo fosse un sé. La funzione dell'oggetto sé è

quella di sostentamento che consiste nel riconoscimento in stati nascenti del bambino.

Per Freud il complesso edipico è connesso a problematiche pulsionali, mentre per Kohut il

complesso edipico è connesso a risposte genitoriali carenti. Le manifestazioni edipiche sono quindi

conseguenze di fallimenti dell'adulto nel rispondere e comprendere ai bisogni normali del bambino

nel ricevere ammirazioni, affetto e riconoscimento.

Per Kohut la psicoanalisi è l'introspezione del paziente e l'empatia dell'analista verso, appunto, il

paziente, vale a dire pensare e sentire sé stessi nella vita di un'altra persona.

Il bambino necessità di un'empatia attenuata e non totalizzante.

Secondo Kohut il Sé è uno dei componenti dell'apparato psichico, il centro dell'universo psicologico

dell'uomo.

Le sue concezioni circa il sé sono:

– Non esiste dalla nascita, in quanto all'inizio esiste un Sé rudimentale, che si evolve col tempo grazie al riconoscimento del figlio da parte del genitore;

– Il ruolo centrale è attribuito agli oggetti sé che sono persone in grado di rispecchiare il sé potenziale del bambino;

– se il bambino non riceve dall'ambiente risposte sufficienti, per quanto riguarda il suo narcisismo, può verificarsi un offesa narcisistica che porta a una menomazione

dell'autostima;

– grazie ai processi di inclusione ed esclusione selettiva di strutture psichiche, intorno ai due anni si sviluppa il Sé nucleare, che è concepito come quello principale. Non è immutabile,

ma è inteso come una tendenza evolutiva modificabile grazie a fattori interni o esterni.

I contenuti del sé nucleare sono influenzati dal flusso due poli. Da una parte si trovano le ambizioni

nucleari non frustrate, presenti fin dalla nascita, incoraggiate dalla madre già dal sé rudimentali,

mentre dall'altra vi sono gli ideali nucleari, che si presentano verso i 4-6 anni.

I continui scambi tra i due poli permettono di comprendere se l'orientamento della persona è verso

un sé ambizioso o un sé idealistico, debole o forte.

Per Kohut la psicopatologia corrisponde alla indisponibilità genitoriale verso i bisogni narcisistici

del bambino. La conseguenza è quindi l'Impossibilità di creare un sé coeso e coerente. Dalla fase di

narcisismo primario si sviluppano due fasi:

Sé grandioso: il bambino sviluppa una percezione di sé, appunto, grandiosa. La sua autostima è altissima. Successivamente i genitori sottopongono il bambino a una

frustrazione ottimale, grazie al quale il bambino ridimensiona il suo se grandioso,

sostituendolo con l'autostima idealistica.

Imago paterna: idealizzazione di un genitore che avviene quando il genitore è disponibile all'idealizzazione. Il genitore deve rispondere in maniera empatica all'idealizzazione,

mantenendo sempre un livello di frustrazione ottimale, facendo sì che il bambino piano

piano rinunci all'idealizzazione. L'imago viene gradualmente abbandonata, mentre

l'immagine del genitore viene interiorizzata come un insieme di ideali a cui il bambino

aspira.

Attraverso l'interiorizzazione e la trasformazione dell'imago idealizzata in un io ideale, si crea un

processo chiamato interiorizzazione trasmutante.

Quindi la psicopatologia si verifica nel momento in cui vi è un'indisponibilità genitoriale verso i

bisogno narcisistici del bambino. Quindi vi è l'assenza di un sé coerente e coeso.

Il trattamento terapeutico prevede il riprendere il percorso evolutivo interrotto durante l'infanzia,

dando la possibilità al paziente di sperimentare nel transfert il ruolo evolutivo di cui aveva bisogno,

attraverso risposte empatiche.

Capitolo 10 Carl Gustav Jung

Jung ha conosciuto il mondo dell'inconscio attraverso l'esperienza della propria sofferenza psichica,

ciò che verrà poi chiamata malattia creativa, caratterizzata da un'idea e dalla ricerca di una certa

verità.

Tale esperienza ha portato Jung a ipotizzare due tipi di inconscio:

Inconscio personale: tutto ciò che riguarda la storia del singolo individuo;

Inconscio collettivo: correlato ai concetti di archetipo e al processo di individuazione, si intende un tipo di coscienza che presenta una psiche oggettiva ereditaria per tutti gli

individui. Jung sostiene che l'inconscio collettivo sia una sorta di memoria inconscia, che

rappresenta il sentimento delle esperienze fondamentali dell'uomo nella sua storia evolutiva.

Le strutture archetipiche della mente

L'archetipo è uno dei temi principali delle teorie junghiane. Esso presenta una realtà tra lo psichico

e il somatico: da un lato ha radici nell'istinto, dall'altro presenta una dimensione immaginifica e

spirituale. In quanto collegata all'istinto, l'archetipo è innato, e in quanto collegato alla sfera

spirituale, è una categoria a priori della coscienza, quindi una dimensione.

Letteralmente, per Jung, l'archetipo è una struttura strutturante, in sé non rappresentale, e non è da

confondere con l'immagine archetipica, vale a dire l'aspetto fenomenico condizionato dalla storia e

dalla cultura da cui si può desumere per via ipotetica l'esistenza di una struttura archetipica della

psiche.

Come già accennato il concetto di archetipo è strettamente collegato al concetto di inconscio

collettivo, che sembra avere la funzione di attivare le risposte di adattamento che consentono alla

specie umana di sopravvivere. Si può quindi affermare che l'inconscio collettivo rappresenta una

funzione adattiva della psiche umana di fronte ad angosce che minaccerebbero di disintegrare la

nostra identità.

La teoria dei complessi

Jung afferma che l'inconscio personale è la sede dei complessi.

Il complesso viene definito da Jung come l'insieme delle rappresentazioni che si riferiscono a un

determinato avvenimento a tonalità affettiva, e che quindi costituisce la base della nostra

dimensione inconscia.

Spesso nascono in seguito a eventi particolarmente traumatici avvenuti in età infantile.

Rapporto tra Jung e Freud

Tutto il lavoro di Freud si incentra sull'analisi dell'inconscio personale, ed egli sostenne che in esso

si presenta un materiale psichico così vasto che on c'è alcun bisogno di assumere l'esistenza di altri

tipi di inconscio, ma dal momento in cui si verificano eventi che non possono essere compresi in

una certa costruzione di realtà, secondo il pensiero di Jung, è necessario formulare delle nuove

ipotesi. Ed ecco arrivare, infatti, il concetto di inconscio collettivo seguito dal concetto di archetipo.

L'archetipo viene inteso come un modello di comportamento istintuale, ed essendo il centro

dell'inconscio collettivo (comune a tutti gli uomini), ciò che viene ereditato non è l'immagine, ma la

possibilità di strutturare determinate immagini ed esperienze.

Fondamentalmente l'archetipo è un elemento vuoto, e va considerato come una possibilità data a

priori della forma di rappresentazione.

Ereditarie non sono le rappresentazioni, bensì le forme, che sotto quest'aspetto corrispondono

esattamente agli istinti.

La “persona”, ovvero del rapporto individuo-società

Un importante argomento del pensiero junghiano è quello dell'analisi del ruolo.

La definizione di ruolo è socialmente utile, regola i rapporti di lavoro e le interazioni superficiali.

Questo aspetto della personalità, viene da Jung chiamato persona.

Per Jung la persona è un segmento dell'inconscio collettivo, ed essendo un segmento dell'inconscio

collettivo, non è identificabile con l'intera personalità, anche perché un'identificazione dell'Io con la

persona porterebbe il soggetto ad appiattirsi completamente nel ruolo e nel pensiero collettivo,

facendo in modo di perdere l'identità personale. L'identificazione totale con il ruolo è quindi causa

di nevrosi.

La scelta del ruolo, però, ha un fondamento nevrotico, ovvero è sempre legata a una particolare

sofferenza psicologica.

La Persona, quindi, non ci è semplicemente imposta dall'esterno, ma riflette una scelta inconscia

che a sua volta esprime un'esigenza difensiva.

In poche parole, la Persona è un complesso di funzioni, che per motivi di adattamento, deve essere

integrata alla personalità, pur non essendo che un aspetto molto superficiale della nostra totalità

psichica.

L'archetipo dell’“Ombra”

L'Ombra è l'archetipo più importante, esso appartiene all'oscurità psichica, è una dimensione

mefistofelica, e come tale, non può mai essere completamente risolta.

Per Ombra, quindi, si intende tutti quegli aspetti della personalità che sono deplorati dal Super-io e

dalla coscienza collettiva, e che sono soggettivamente penosi, per cui generano colpa, vergogna,

senso di impotenza e autosvalutazione.

Esso viene rimosso dalla coscienza e difensivamente proiettata all'esterno, su oggetti o situazioni

che ne forniscano l'aggancio. In poche parole, l'Ombra, racchiude il negativo della personalità.

Per Freud la coscienza del male sembra agire attraverso una disillusione, un ridimensionamento, e

un tentativo di neutralizzazione del negativo. In Jung, invece, la coscienza del male in noi stessi

rappresenta l’inizio di un processo di ampliamento della personalità, dal momento che l'Ombra, una

volta elaborata, è portatrice di valore individuale, che la coscienza personale e collettiva hanno

rifiutato ed estromesso.

Una caratteristica fondamentale dell'archetipo dell'ombra è quello di avvicinare L'Io all'inconscio,

spesso attraverso un sintomo o una sofferenza, che in tale funzione può essere riletta in positivo,

come un primo disperato tentativo di cambiamento.

Essa corrisponde all'inconscio personale freudiano, ma dal momento che è anche un archetipo,

rappresenta la problematica assoluta del bene e del male, che ogni essere umano vivrà attraverso i

contenuti della sua storia infantile.

L'individuo può entrare in contatto con l'Ombra, in genere attraverso le immagini oniriche, in cui la

problematica è rappresentata dall'archetipo dell'Antagonista, che presenta le caratteristiche di segno

contrario alla personalità dell'Io.

L'Ombra rappresenta anche la creatività, in quanto esprime i contenuti rimossi dalla coscienza

collettiva e quindi tutto quanto permette una differenziazione dai canoni culturali dell'epoca: da qui

si afferma che l'Ombra rappresenta anche l'origine del nuovo.

L'esperienza della propria Ombra è fondamentale per conoscere sé stessi e il mondo; nella funzione

superiore della coscienza si trovano gli alti valori collettivi, ma se la persona si identifica

completamente con essi si verifica un fallimento sul piano dell'individualità. Nella zona inferiore,

nell'Ombra, si cela il più alto valore individuale dotato di una grande forza propulsiva e creativa,

benché possa essere giudicato di nessuna importanza dal collettivo.

“Anima”/”Animus”: La psiche e la sua dimensione eterosessuale

Jung ha affrontato il tema della relazione tra maschile e femminile attraverso i concetti di:

Anima: immagine del femminile che ogni essere umano di sesso maschile ha interiorizzato;

Animus: immagine del maschile che ogni essere umano di sesso femminile ha interiorizzato.

Jung attribuisce all'Anima tre componenti:

Componente archetipica: l'anima esprime una dimensione psichica universalmente diffusa, appartenente a ogni collettività;

Componente esperienziale: l'anima trae origine dalle prime esperienze infantili con figure femminili affettivamente significative (es. la madre)

Componente biologica: l'anima è probabilmente una manifestazione psichica di quella minoranza di geni femminili che ha sede in un corpo maschile;

La componente biologica permette di postulare che l'Anima ricompone l'ermafrodito, che rimanda

alla fantasia mitica universale dell'androgino. Questa fantasia può essere intesa come un'inconscia

aspirazione verso la completezza e la totalità, anche se presenta una paura ancestrale della perdita

dei conflitti e dell'identità, archetipicamente il ritorno al grembo materno: per ciascun sesso la

presenza dell'altro costituisce una fonte di inquietudine, una minaccia.

Si ha così il doppio effetto prodotto dall'androginia mitica, ovvero “orrore e sacro”, “repulsione e

adorazione”.

Essendo un simbolo della totalità, l'androgino racchiude il senso di un percorso psicologico ideale,

vale a dire: da una totalità originaria indifferenziata a una totalità integrata, dove sono state portate a

compimento tutte le disposizioni originarie, passando attraverso una serie di separazioni tra cui

quella fra i sessi.

Il mitema dell'androgino è strettamente collegato al motivo del doppio, spiegato in modo esemplare

grazie al mito di Narciso, ci fa chiarezza sul tema centrale, ovvero il riflesso.

La motivazione all'autoconoscenza è sostenuta dalla fantasia del doppio, poiché qualunque

movimento di riflessione psichica è un “entrare in rapporto con”.

Le immagini dell'Anima e Animus appaiono nel mondo onirico, come una figura del sesso opposto

a quello del sognatore, al contempo il doppio e la controparte che realizza l'ermafroditismo

psicologico.

“Principium individuationis”: una teologia dell'esistenza

L'individuazione è un processo che permette all'individuo, tramite una pulsione alla realizzazione

della personalità individuale, di emanciparsi dai valori collettivi e quindi conquistare una sua

soggettività.

Nella prima definizione Jung afferma che l'individuazione porta un certo grado di opposizione alle

norme sociali, ma non implica per questo l'isolamento sociale o il disadattamento rispetto ai valori

collettivi.

Bisogna distinguere individuazione e individualismo:

Individualismo: mettere intenzionalmente in rilievo le proprie presunte caratteristiche in

contrasto coi riguardi e gli obblighi collettivi;

Individuazione: migliore e più complesso adempimento delle finalità collettive dell'uomo.

Legato al concetto di Anima e Animus, e legato anche al concetto di individuazione, essendo un

processo mirato a conquistare una certa soggettività, è il concetto del junghiano.

Per Jung, il Sé è un concetto empirico, l'archetipo a cui si attribuisce il massimo potenziale

espressivo dell'individuo e il raggiungimento della totalità psichica, l'estensione che comprende la

coscienza e l'inconscio.

Capitolo 11 Erich Neumann

Il lavoro di Neumann si concentra su due temi centrali: la psicologia femminile e la creatività

artistica.

Neumann ritiene che l'uomo creativo ha conservato un rapporto benefico con il mondo femminino,

non solo nelle manifestazioni esterne, ma anche nell'aspetto psichico, ciò che Jung chiama Anima.

Il femminino, secondo Neumann, si presenta con due caratteri:

Elementare: tende a trattenere tutto ciò che da esso si genera;

Trasformativo: si oppone all'azione conservatrice spingendo verso il cambiamento, trasformazione e creazione.

Secondo Neumann la guarigione psichica comporta un processo trasformativo della personalità

chiamato evento creativo.

Il terapeuta ha il compito di rappresentare per il paziente quella totalità creativa che egli ha

smarrito, ed ecco che sviluppo psichico, creatività e relazione con il femminile appaiono

strettamente connessi.

Collegandosi al concetto di inconscio collettivo, Neumann sviluppa un'ipotesi genetica

dell'evoluzione psichica, dove gli elementi strutturali sono rappresentati dagli archetipi, le cui

attivazioni, che avvengono in maniera autonoma, determinano sia le tape dello sviluppo della

conoscenza sia quelle dello sviluppo psichico. L'evoluzione psichica procede verso differenziazioni

dall'inconscio e conduce alla formazione della coscienza.

Alla nascita il bambino vive in uno stato che Neumann chiama stadio uroborico, nel quale

l'individuo è completamente inconscio, ed è configurabile come dimensione del materno.

Da questo stato emerge l'io embrionale, caratterizzato da debolezza e dipendenza dalla grande

madre.

La dipendenza dalla grande madre rappresenta il secondo stadio di sviluppo, dove l'archetipo,

appunto, della grande madre contiene in sé un aspetto distruttivo e uno protettivo. In poche parole,

esistono tendenze regressive a permanere in una condizione di inglobamento psichico e una

tendenza propulsiva alla differenziazione.

Neumann afferma che la tendenza a reimmergersi nell'indifferenziazione è descritta come incesto

uroborico, che rappresenta simbolicamente la morte, la dissoluzione del figlio della madre.

L'autore evidenzia un potenziale effetto negativo di un cattiva relazione precoce con la madre, nella

sensazione radicata di essere indegni di amore a causa di un senso di colpa primario.

All'incesto uroborico segue l'incesto matriarcale, che coincide con l'età psichica dell'adolescenza.

L'incesto matriarcale rappresenta la castrazione, una dissoluzione della coscienza egoica, di cui può

cadere vittima un Io adolescenziale che non è ancora in grado di fronteggiare le forze simboleggiate

dalla grande madre. Affinché l'io possa sostenere il confronto con la madre archetipica deve

consolidarsi autonomamente come coscienza di sé, ed essere sufficientemente forte da scindere la

situazione originaria di indifferenziazione in coppie di opposti. La prima scissione è tra la parte

conscia, l'Io, e quella inconscia della personalità.

L'Io si identifica solo con un lato dell'opposizione, mentre le altre polarità degli opposti cadono

nell'ombra.

I fenomeni che sorgono in questa fase sono legati a stati di sofferenza e sentimenti di colpa. L'evoluzione umana opera un necessario distacco dal mondo della natura, ed è l'Io eroico che si

assume questa responsabilità.

Secondo Neumann esistono tre tipi di eroi: il primo è estroverso, tende all'azione e il suo operato

cambia il mondo, il secondo è introverso e portatore di cultura (entrambi agiscono creativamente in

funzione della conquista del tesoro, contro la madre archetipica che devono uccidere, ovvero la

rappresentazione del nuovo. Il terzo tipo è proiettato verso una modificazione di sé stesso.

Un altro evento è quello dell'uccisione del padre, necessaria per lo sviluppo della coscienza e della

personalità. La castrazione patriarcale dell'eroe si realizza attraverso due forme:

Prigionia: impedisce all'io di disancorarsi dai valori del padre terreno portatore della norma collettiva e lo rende incapace di prendere contatto con le proprie forze creative;

Possessione: impedisce all'eroe di avere coscienza della sua duplice natura e gli fa perdere contatto con la propria parte terrena.

Per quanto riguarda lo sviluppo psicologico femminile, il pensiero neumanniano afferma che la

creatività e femminile e che l'artista deve sviluppare in sé la propria dimensione femminile.

Neumann differenzia lo sviluppo psicologico femminile e quello maschile:

– lo stadio uroborico è attraversato da entrambi i sessi, ed è contraddistinto da un'unità psichica dove predomina la fusione, il non-essere-ancora-diviso dell'Io dall'inconscio.

Il rapporto originario della figlia con la madre si differenzia però sostanzialmente da quello del

figlio maschio: la bambina vive la madre come un tu simile e familiare, con il quale si identifica. Il

secondo stadio, quello Dell'autoconservazione, rappresentato dall'uccisione della madre, vede la

bambina che rimane all'interno del gruppo delle donne. Questa condizione rappresenta una

separazione dal maschile e impedisce alla bambina di uscire dal dominio paterno. Si può notare una

proiezione d'ombra sul maschile. Solo la fase successiva, l'irruzione dell'uroboro patriarcale,

consente una rivalutazione dell'elemento maschile, che però l'individuo di sesso femminile vive

come un essere prigionieri del drago.

Il passaggio evolutivo, quello dell'incontro, la donna deve assumersi il compito e la responsabilità

di confutare i valori patriarcali espressi dalla poligamia del maschio e dalla fedeltà della donna.

Il tradimento si può configurare come l'unica strada possibile per connettersi alla propria

individualità.

Capitolo 12 James Hillman

A Hillman si devono forse i più originali sviluppi della psicologia junghiana.

Secondo lui il compito principale della psicologia è quello di creare uno spazio nel quale contenuti

dell'anima possano continuare a esistere e a manifestarsi nella loro forma immaginale.

Egli propone agli psicologi un metodo di lavoro basato sulla riflessione e sull'autoriflessione,

seguito da un tentativo di ri-definizione dei concetti psicologici.

L'importante concetto di teologia del sé postula un orientamento monoteistico della nostra cultura

che pone un freno alla psicologia, impedendo così il compito di interrogarsi su di sé e sullo sfondo

archetipico che sorregge le proprie formulazioni.

L'approccio politeistico di Hillman permette di guardare in modi svariati a un'unica condizione

psichica.

La psicologia archetipica o politeistica

Il lavoro di Hillman viene studiato sotto il profilo della psicologia archetipica o politeistica.

Egli afferma che la psiche umana si manifesta sotto una molteplicità di forme che vanno accolte.

Il suo pensiero ha inizio dal concetto junghiano di complesso, vale a dire un insieme di immagini e

di idee contraddistinte da una comune tonalità affettiva. Tali immagini si raggruppano attorno a un

nucleo derivante da uno o più archetipi e vanno a costituire quella che si potrebbe chiamare una

personalità parziale per cui i complessi si comportano come esseri autonomi.

Secondo Hillman, se a ogni complesso fosse dato uno sfondo mitico, di rappresentazione, si

troverebbe lo spazio, uno scenario, che renderebbe rilevanti e significativi i sintomi, le fantasie e le

immagini psichiche. Quindi ciò che è necessario è ricercare nella mitologia classica lo sfondo

archetipico della psiche occidentale.

La psicologia archetipica di Hillman viole apprendere un arte della memoria discorsiva e capace di

raccogliere gruppi di simboli e di immagini psichiche. Chi si occupa di questo compito, ovvero di

raccogliere gruppi di simboli e di immagini psichiche, è l’Io immaginale, in quanto sembra sentirsi

a proprio agio con tutto ciò che consideriamo "irreale".

La personalità immaginativa

La psicologia archetipica si occupa di reimmaginare il mito per farlo rivivere.

In primo luogo, essa reimmaginerà il fondamento di ogni psicologia: la personalità, ovvero il

tramite attraverso cui parla l'anima.

Non si parlerà di un unico Io, ma di più Io: Io eroico (Io cosciente) e Io immaginale (Io inconscio).

L'inconscio viene considerato come un'aberrazione della coscienza monoteistica, che dopo aver trasformato l'Ade, ovvero il luogo archetipico del mondo infero, in Inferno, luogo peccaminoso, si è

vista costretta a ricercare un nuovo sito infernale: l'inconscio; quindi le manifestazioni di quella che

si definisce parte inconscia della personalità non saranno più lette in base ai concetti di rimozione o

compensazione, ma come preparazione dell'anima alla morte, viaggio nel regno di Ade.

La psicologia archetipica usa una visione politeistica della personalità secondo la quale non siamo

più artefici della nostra esistenza, ma siamo su un palcoscenico sul quale più dei inscenano i loro

drammi, quindi non si può più parlare di intervento teso al rafforzamento dell'Io, ma si tenderebbe a

dare ascolto e sovrastimare solo il complesso dell'Io, dell'Uno, lasciando in disparte tutti gli altri

complessi.

La diversa visione della psicologia comporta anche una diversa visione dell'attività terapeutica.

La sofferenza dell'anima troverà uno sfondo adeguato solo nel mito, che contiene in sé la propria

possibilità individuativa.

Leggere la patologia del mito per mezzo della somiglianza archetipica, consente di gettare nuova

luce sulla psicopatologia: "Il compito è in primo luogo quello di reimmaginare la psicopatologia

esaminando il comportamento con un occhio mitico e ascoltando i racconti come favole".

Gli sviluppi di una psicologia così intesa tendono alla creazione di una psicologia dell'intuizione e

dell'evocazione.

Capitolo 13 Ambraham Maslow

Nel 1962 un gruppo di psicologi si riunirono sotto la guida di Maslow per fondare l'Associazione

della psicologia umanistica. Maslow definì questa scuola la "terza forza" della psicologia

americana, che si metteva a confronto tra comportamentismo e psicoanalisi.

Il principale obiettivo di questa organizzazione era quello di indagare le caratteristiche

comportamentali e la dinamica emozionale di una vita umana piena e sana.

Gli umanisti affermano che la psicologia si è concentrata, in modo troppo unilaterale, sui disperati

sforzi messi in atto dall'uomo per sopperire alla sofferenza, piuttosto che sulle possibilità costruttive

insite nell'essere umano, sul potenziale di benessere, felicità e autorealizzazione.

Gli elementi innovativi della psicologia umanistica

La psicologia umanistica ritiene che la psicologia debba:

– basarsi primariamente sull'esperienza che coinvolge la persona e il significato che riveste per essa;

– orientarsi al livello di qualità specificatamente umane (capacità di scelta, creatività, valutazione e autorealizzazione), in opposizione alla classica visione riduzionistica e

meccanicistica dell'uomo;

– Orientarsi verso problemi che abbiano rilevanza e senso per la personalità umana;

– Promuovere interesse e apprezzamento per la dignità e il valore dell'uomo e assumere un impegno intenso a sviluppare tutto il potenziale espressivo inerente a ogni persona.

Il quarto punto esprime il principio più saliente della psicologia umanistica, quale la concezione del

fine ultimo di una persona sana nella vita. Tale scuola di pensiero critica l'idea psicoanalitica

secondo la quale un essere vivente tende a mantenere l'omeostasi del suo sistema energetico,

ritenendo che l'omeostasi sia uno stato transitorio dal quale la persona sana si dirige attivamente

verso realizzazioni soddisfacenti.

La teoria principale a cui fanno riferimento è la teoria dell'auto attualizzazione proposta da

Goldstein e da Maslow, ridefinita come teoria dell'autorealizzazione. L'idea centrale è che l'uomo

ha il compito di realizzare il senso della propria individualità. L'uomo adempie il proprio intrinseco

valore elaborando le proprie potenziale originarie.

A tale proposito, la psicologia umanistica parla di una colpa personale, distinta dai sentimenti di

colpa condizionati socialmente.

La colpa si genera nell'inadempimento di questa finalità ultima dell'esistenza, ovvero nel tradimento

del Sé. Allo stesso tempo, la realizzazione della propria individualità, ovvero l'adesione al Sé,

comporta anch’essa l'elaborazione di un vissuto di colpevolezza, poiché si assume una distanza dai

valori collettivi e superegoici.

La psicologia umanistica inoltre assegna un ruolo primario alla creatività, una caratteristica umana

strettamente coinvolta nel processo di autorealizzazione. In questo senso, la creatività viene

collocata nel contesto di una dinamica motivazionale ed emozionale.

La teoria della motivazione umana

Maslow ha incentrato la sua ricerca su bisogni fondamentali.

Tra i bisogni fondamentali non bisogna dimenticare di includere le aspirazioni più elevate della

persona, ovvero l'autorealizzazione.

La soddisfazione di queste tendenze evolute permette di evitare la psicopatologia.

In linea generale, la motivazione è una condizione psicofisica di squilibrio omeostatico

dell'organismo che spinge a una determinata performance allo scopo di ripristinare l'equilibrio

stesso.

Maslow propone una teoria motivazionale che distingue tra:

Bisogni: stati di deprivazione legati a mancanze. Seguono la legge dell'omeostatica dell'organismo;

Metabisogni: spinte verso la crescita e l'evoluzione.

Si può riconoscere quindi una gerarchia delle motivazioni, in cui i bisogni fisiologici sono

dominanti rispetto a tutte le altre esigenze dell'organismo.

In virtù dell'approccio olistico, Maslow ritiene che a fame insoddisfatta pervada l'intero organismo,

che è quindi affamato e pone tutte le sue risorse al servizio di questo scopo primario. La fame

diventa, cioè, un organizzatore, quasi esclusivo del comportamento.

Conseguentemente, nella teoria motivazionale di Maslow la gratificazione assume una funzione

fondamentale per lo sviluppo dell'individui, poiché libera l'organismo dal dominio di un bisogno

fisiologico o di base e permette l'emergere di altre finalità più creative e sociali.

Nella sua teoria, dopo i bisogni fisiologici si hanno i bisogni di sicurezza. I bisogni di sicurezza

sono di estrema importanza nella vita del bambino, e se non vengono soddisfatti adeguatamente

domineranno anche la vita dell'adulto. E a proposito del bisogno di sicurezza che Maslow osserva:

Il bisogno di sicurezza è alla base anche dell'adesione incondizionata alla fede politica o al credo

religioso, quali sistemi di principi e di valori che ordinano il mondo. Tanto maggiore è la

motivazione della sicurezza più l'atteggiamento fideistico sarà rigido e acritico.

Il bisogno coattivo di sicurezza si accompagna a un atteggiamento profondamente radicato definito

come psicologia della catastrofe.

Nella scala motivazione a questo punto si inseriscono i bisogni di affetto e di appartenenza.

Maslow parla di uno spirito gregario, ovvero della tendenza ad appartenere a un gruppo di simili.

Questo bisogno spiega il senso di disagio e di sradicamento che proviamo quando siamo costretti a

un'eccessiva mobilitazione, che impedisce l'instaurarsi di affetti solidi e stabili.

Tutto ciò sembra rispondere a bisogni di affetto, di contatto e di appartenenza. Inoltre, egli rileva

come dato culturale occidentale, una grossa ambivalenza verso le manifestazioni affettive, parlando

così di tabù della tenerezza.

Al quarto posto troviamo il bisogno di stima; infatti per la persona è importante stimare sé stessa in

maniera stabile e corrispondente al principio di realtà e sentirsi stimata anche agli altri.

Queste esigenze sono centrali per un adeguato sviluppo della personalità.

La frustrazione di queste esigenze produce un complesso di inferiorità e un sentimento di fragilità e

abbandono, che sono alla base di gravi stati di sofferenza psichica.

Il punto fondamentale della sua teoria è il bisogno di autorealizzazione, che si riferisce al desiderio

dell'uomo di auto compimento, cioè alla tendenza che egli ha ad attualizzare ciò che è potenziale.

Questa ipotesi valorizza la componente individuale della personalità umana, perché ognuno è

portato a realizzare la propria diversità, e senza giudizi di valore, dal momento che per Maslow non

è importante cosa si realizza ma solo il fatto che ciò si realizza sia corrispondente alla propria

natura.

Nel suo saggio verso una psicologia dell'essere, egli commento la sua ricerca, definendo inoltre tre

tipi di creatività.

Innanzitutto, come si è già accennato, trovò necessario distinguere la creatività derivante da speciale talento dalla creatività derivante dall'autorealizzazione (SA, self-actualizing), la quale

scaturiva assai più direttamente dalla personalità, e si manifestava ampiamente nelle faccende

ordinarie della vita.

Per descrivere gli elementi che maggiormente caratterizzano la creatività SA bisogna soffermarsi su

tre aspetti dominanti:

– Una certa libertà dal pregiudizio con cui accostiamo al reale;

– Capacità di integrazione tra gli opposti: "nella misura in cui la creatività è costruttiva, sintetizzatrice, unificatrice e integrativa, in quella medesima misura essa dipende in parte

dall'integrazione interiore della persona". Grazie a questa affermazione Maslow giunse al

fatto che i soggetti autorealizzantesi sono capaci di superare i dualismi e le dicotomie,

trovano una soluzione unitaria. Possiamo dire che la psiche umana funziona secondo due

categorie dicotomiche e che percepiamo il mondo operando delle continue scissioni. Questo

è il risultato di una coscienza dominata dal processo secondario, che ordina, razionalizza e

quindi scinde;

– Maggiore apertura della personalità creativa al processo primario. Nella cultura e nella società occidentali questa dimensione psichica viene repressa e quindi rimossa dal soggetto,

che viene piuttosto educato secondo le modalità di funzionamento del processo secondario.

I bisogni cognitivi sono stati trascurati nella teoria motivazionale umana, eppure si possono

riconoscere nel comportamento di alcuni primati, qualora siano soddisfatti i bisogno fisiologici.

Strettamente legati ai bisogni cognitivi sono i bisogni estetici, presenti fin dalla preistoria

dell'umanità e fin dall'infanzia dell'individuo. La ricerca del bello pare che sia una spinta

fondamentale dell'uomo sano e conosciamo tutti il potere depressivo di un ambiente che frustra

questa esigenza.

Nella teoria motivazionale i bisogni fondamentali si dispongono in una ben definita gerarchia sulla

base del principio di forza relativaa fronte della frustrazione, il bisogno più forte è quello che

nella scala precede l'altro bisogno.

Maslow parla anche di motivazioni carenziali e di motivazioni di accrescimento, concetti che

possono considerati anch'essi come estensioni delle precedenti distinzioni tra bisogni e metabisogni,

bisogni bassi e alti.

La motivazione carenziale risponde alla necessita di saturare una mancanza, la motivazione di

accrescimento esprime un'intrinseca tendenza allo sviluppo della personalità verso forme di

organizzazione più evolute. I primi quattro livello possono essere definiti come motivazioni

carenziali.

Capitolo 15 Alfred Adler

Le divergenze teoriche da Freud portarono Adler a fondare una propria scuola, la psicologia

individuale.

Mentre Freud e Jung hanno considerato l'inconscio come elemento centrale della dinamica psichica,

Adler non vi dedica altrettanta attenzione, al punto che non risulta chiaro quale peso la dimensione

inconscia venga ad avere nella sua teoria della personalità.

L'interesse di Adler è invece rivolto al campo della Mentschenkenntnis, cioè della conoscenza

concreta, pratica dell'uomo.

L'attività medica costituì per Adler il fondamento del suo interesse per la psicologia.

Nella pratica clinica egli aveva la possibilità di osservare molti soggetti affetti da una debolezza

organica specifica che si manifestava in una predisposizione a contrarre frequenti malattie in uno

stesso organo nel corso della vita. Tale predisposizione, secondo la sua ipotesi, doveva essere di

origine costituzionale.

Adler formula pertanto il concetto di compensazione,avendo notato come in un'ampia percentuale

di casi il paziente menomato tenti di aggirare la propria difficoltà compensandola nello stesso o in

altri settori del comportamento.

Queste considerazione portarono alla conclusione che l'inferiorità d'organo, può diventare un

potente incentivo per superare la propria deficienza.

Si tratta di una rappresentazione ancora legata al somatico, che però ha dato ad Adler le basi di una

psicologia generale incentrata sul sentimento di inferiorità, comunemente chiamata complesso di

inferiorità, che si verifica nel momento in cui una persona si sente inadeguata e carente, anche se

tale vissuto non è giustificato da un reale handicap fisico o mentale.

Un individuo che si vive come “inferiore” è destinato o a una nevrosi conclamata oppure ad

acquisire uno stile caratteriale improntato in misura prevalente alla compensazione.

Adler sostiene che il senso di inferiorità spinge la persona a porsi degli scopi fittizi. Durante lo

sviluppo si strutturerebbe la tendenza a camuffare il proprio sentimento di inferiorità,

identificandosi con immagini e valori aventi la funzione di compensare e risarcire la ferita

narcisistica. Ciò viene a scapito della personalità reale, che viene sommersa da quello che Winnicott

ha chiamato falso Sé, una personalità fittizia che si è adeguata alle richieste genitoriali,

profondamente interiorizzate o a modelli esistenziali socialmente approvati.

Adler parla anche di aspirazione alla superiorità, vale a dire la tendenza umana a superare il

proprio handicap, che inizialmente era compresa nei termini di un'inferiorità organica.

Come spinta propulsiva all'affermazione di sé, l'idea adleriana di motivazione al superamentopuò

essere accostata al processo di individuazione di Jung, nella misura in cui entrambe le teorie

prevedono la necessità per il singolo di distaccarsi dal collettivo al fine di acquisire un'identità

propria e inalienabile.

Nella teoria junghiana inoltre si possono rintracciare elaborazioni di numerosi ipotesi adleriane:

– Idea di un ermafroditismo psichico che Jung svilupperà nei concetti di Anima e Animus;

– Il rapporto tra l'uomo e la società, variamente articolato nei suoi effetti formativi, patologici, esistenziali e politici, che in Jung si ritrova come rapporto tra individuale e collettivo;

– La modalità compensatoria dell'aspirazione alla superiorità e della protesta virile, dove in Jung la compensazione rappresenta una fondamentale funzione dell'inconscio;

– Il concetto di finzione, che è possibile ritrovare sia in Jung che in Winnicott nei termini, rispettivamente, di Persona e Falso Sé.

Complementare alla problematica dell'inferiorità è la reazione di protesta virile, ovvero la reazione

della donna al ruolo subordinato che la struttura sociale continua ad assegnarle.

Secondo la sua teoria, quindi, il femminile mette in atto una protesta virile nei confronti

dell'universo maschile.

Il comportamento sessuale assume per Adler un carattere simbolico: anche il concetto di invidia del

pene viene a essere letto in senso più generale come invidia del maschile.

Adler afferma che l'invidia della donna non può essere attribuita a una mancanza anatomica

percepita, perché se fosse possibile ribaltare la situazione storica e sociale attribuendo tutto il potere

alle donne, probabilmente si verificherebbe da parte degli uomini una protesta analoga nei confronti

del femminile. Anche qui non verrebbe invidiato il femminile in quanto tale, ma solo nella misura in

cui esso detiene la supremazia.

Adler postula inoltre una motivazione di base, innata, di volta in volta definita come propensione

alla competizione, tendenza a prevalere e aspirazione alla superiorità.

L'aspirazione alla superiorità è definita da Adler in maniera ambivalente: da un lato come la causa

prima della distruttività umana, dall'altro come funzionale all'interesse sociale.

A proposito della psicoterapia si può affermare che nella visione adleriana non si trovano molti

concetti descriventi le dinamiche inconsce, transfert e controtransfert.

Adler muove dal principio che la nevrosi è una finzione che viene protratta per tutto il corso della

vita, e come tale deve essere trattata. Il lavoro psicoterapeutico consiste quindi nella ridefinizione

dell'intera personalità del paziente a livello emozionale, relazionale, percettivo e cognitivo.

Infatti, uno dei passi più importanti dell'opera adleriana riguarda la tesi dello stile individuale quale

elemento di differenziazione dal collettivo.

Esso si forma nella prima infanzia, a seguito del senso, soggettivo o oggettivo, della propria

inferiorità; si costituirà dunque un circolo nel quale lo stile di vita condiziona l'esperienza e da

questa viene rinforzato.

Adler incentra il suo interesse soprattutto sulla relazione terapeutica, non come riedizione dei

fondamenti rapporti con le figure genitoriali, ma come esperienza totalmente diversa, in cui

l'analista assume un ruolo nuovo e sconosciuto al paziente, una figura alternativa rispetto a quelle

che nel passato hanno generato una patologia nevrotica.

I terapeuti dei questa scuola sottolineano la necessità di esaminare attentamente la costellazione

familiare del soggetto, il quale fornisce un quadro utile a comprendere l'assetto psicologico del

paziente, nonché ricordi infantili, che possono parimenti offrire suggerimenti essenziali per la

comprensione del disturbo.

Il sentimento sociale rappresenta in definitiva il senso stesso della vita, e la nevrosi consiste proprio

nella perdita di tale interesse, riducendo l'individuo a vivere nell'isolamento narcisistico di una vita

svuotata di ogni progettualità.

Il compito del terapeuta, quindi, consiste anche nel ricostruire il contatto perduto con il sociale

risvegliando nel paziente il sentimento sociale che è stato ostacolato e inibito.

Adler può essere considerato il precursore di una concezione metapsicologica che recentemente è

stata fatta propria anche dalla psicoanalisi, cioè della teoria delle relazioni oggettuali, secondo la

quale il bambino sin dalla nascita cerca attivamente rapporto con gli altri.

Adler parla anche di amicizia, come prodotto del sentimento sociale, il quale costituisce una delle

dimensioni più significative della vita umana. L'intera sua idea del benessere umano passa

attraverso la necessità di instaurare rapporto positivi con gli altri; la felicità si articola quindi su tre

settori fondamentali della vita quotidiana: il rapporto di coppia, la situazione lavorativa è l'amicizia.

Per Adler sono necessarie queste tre condizioni essenziali per definire “felice” un essere umano.

Circa dieci anni prima della sua morte, propose il concetto di Sé Creativo. Con ciò egli pensava di

aver individuato il movente primo, il fattore fondamentale del comportamento umano.

Non è facile definire il concetto di Sé creativo: non è ben chiaro se si tratti di una struttura, cioè di

un'istanza psichica, oppure, come vogliono alcuni autori, di una funzione della mente umana.

Altri lo considerano un sistema soggettivo altamente personalizzato, che interpreta e rende

significativamente le esperienze dell'organismo.

Capitolo 20 Erich Fromm

La natura dell'uomo

Diversamente da Freud e Jung che avevano subordinato il ruolo delle influenze ambientali al potere

dei fattori endopsichici, Fromm inverte la relazione per evidenziare l'ampiezza del margine di

intervento dell’ambiente sull'organismo biologico.

Egli si differenzia dall'ambito strettamente psicologico per proporre una visione dell'uomo e della

società nel quale a considerazioni psicologiche e psichiatriche si fondono concetti mutuati dalla

sociologia e dalla biologia.

La sua antropologia presenta una visione dell'uomo come incastrato un una condizione oncologica,

in cui vive da un lato la sua condizione animale, con pulsioni e bisogni fisiologici, dall'altro si è

definitivamente allontanato dalla piattaforma biologica incamminandosi su una via che non ha

ritorno.

Fromm discute cinque bisogni umani, ai quali non manca di affiancare quelli fisiologici:

Bisogno di relazioni: in esso si rintraccia l'eredità dei primitivi legami istintivi degli animali;

Bisogni di trascendenza: rappresenta l'esigenza umana di elevarsi al di sopra del limite per dar vita a processi creativi;

Bisogno di radicamento: l'uomo aspira a far parte del mondo. Su tale necessità si incentra il sentimento di fratellanza, sottoposto al bisogno seguente;

Bisogno di d'identità: spinge l'uomo a individuarsi costruendo una propria fisionomia all'interno della società che lo circonda, e contemporaneamente egli è costretto dal bisogno

di radicamento a legarsi a un gruppo o a un'entità;

Bisogno di un sistema di orientamento: l'uomo necessita di uno schema di riferimento costante attraverso il quale esprimere il mondo.

Secondo Fromm questi bisogni differenziano l'uomo dall'animale; la loro espressione sarà tuttavia

condizionata dalla società circostante.

Alla luce di questi bisogni, Fromm ha evidenziato cinque tipologie fondamentali di carattere

osservabili nella società contemporanea: ricettività, sfruttamento, accumulazione, commercio e

produttività.

Ciascun individuo incarna una particolare combinazione tra oro, solo l'ultimo, però, conduce a una

modalità sana di rapportarsi al mondo esterno.

La società contemporanea

Nella sua opera Psicoanalisi della società contemporanea, Fromm prende in esame la società

occidentale.

Confrontando le caratteristiche relative agli omicidi e suicidi nei paesi industrializzati, egli giunge a

evidenziare come in un paese che presenta alti indici negli omicidi se ne riscontrino di altrettanto

nei suicidi, mentre in nazioni come l'Italia, che nel 1951 era ancora ritenuta una nazione

scarsamente industrializzata, si verificava un basso indice di entrambi.

Questi dati smentiscono la teoria psicoanalitica classica secondo la quale l'aggressività ha

fondamenti biologici, e negano che la differenza tra omicidio e suicidio si possa spiegare solo in

termini di orientamento, auto- o eterodiretto.

Si dovrebbe parlare non di adattamento dell'uomo alla società, ma di adattamento della società ai

bisogni obiettivi dell'uomo

Biofilia e necrofilia

Fromm ha studiato il comportamento aggressivo dell'uomo.

Egli espone la propria ipotesi di una contrapposizione dialettica tra biofilia e necrofilia.

Alla biofilia Fromm fa risalire i comportamenti che s'incentrano su una visione positiva della vita.

Al contrario, il necrofilo è rappresentato da quegli individui che amano la morte.

Non va dimenticato però che ci si trova di fronte a un modello: non si potrà mai osservare

direttamente la biofilia o la necrofilia di un essere umano.

Queste due caratteristiche costituiscono degli assunti teorici che ci permettono di costruire

un'ipotesi di lavoro; in questo caso, il modello è utile per definire, sin dall'infanzia di un individuo,

la sua propensione alla vita o piuttosto alla morte. La biofilia rappresenta l'aspetto caratteriale di un

individuo proteso verso un obiettivo, ed esprime attraverso la progettualità, una dimensione

irrinunciabile dell'essere uomo.

In ciascuno di noi, almeno parzialmente, coesistono entrambe queste tendenze.

Il fine principale della loro esistenza sembra essere quello di impedire la realizzazione dei progetti,

negare la speranza, definire qualsiasi situazione per ciò che essa non è.

I necrofili distruggono e disfano in modo del tutto gratuito.

Marx e Freud

Il confronto fra la teoria psicoanalitica freudiana e il pensiero marxista è stato uno degli argomenti

maggiormente affrontati di Fromm.

Essi hanno in comune il desiderio di liberare l'uomo.

Le loro teorizzazioni differiscono in:

– Marx parla di mutamento sociale/Freud si riferisce a trasformazioni individuali;

– Per Freud la natura delle forze operanti nell'inconscio hanno forze biologiche/per Marx hanno spinte storiche.

L'attenzione al pensiero di Marx permise a Fromm di non perdere di vista il carattere sociale di ogni

trasformazione; egli, perciò, auspica l'integrazione della psicoanalisi con il materialismo storico.

Fromm però rimprovera a Marx di avere sottovalutato la complessità delle passioni umane.

Egli afferma che il compito della psicoanalisi resta quello di lottare per la conquista della salute

mentale e sociale. Considerando che la radice di ogni nevrosi sta nel rapporto tra l'uomo e la

società, è essenziale la formulazione di una psicologia dei rapporti interpersonali.

Fromm quindi propone una società ideale, nella quale siano valorizzati la personalità individuale, il

pensiero creativo e il legame di fratellanza e solidarietà.

La visione della società ideale presenta un insieme nel quale si attuerebbero i principi marxiani di

trasformare l'alienazione in autorealizzazione. La psicoterapia, quindi, non può che fondare i suoi

obiettivi su tali concezioni umanitarie.

Nel suo libro Avere o Essere? eglipone in rilievo quanto l'uomo occidentale fondi la propria identità

sull'avere piuttosto che sull'essere.

Capitolo 23 Kurt Lewin

Lewin formulò una teoria psicologica servendosi di definizioni mutuate dalla matematica e dalla

geometria. Il linguaggio matematico e geometrico avrebbe lo scopo di formulare, per i processi

psicologici, delle definizioni più accurate di quanto sia possibile attraverso la semplice descrizione

verbale.

Concetti fondamentali: La Teoria del Campo

Lewin formulò la sua concezione con il proposito di applicare alla psicologia concetti matematici.

Egli proponeva di elaborare una rappresentazione adeguata, in termini geometrici, del

comportamento dell'uomo all'interno del suo ambiente, e la disciplina che meglio si addiceva a

questo proposito era la topologia.

La topologia è una particolare forma di geometria che non considera i rapporti numerici tra le

grandezze delle figure, ma esclusivamente certe loro caratteristiche fondamentali.

Egli contesta l'abuso delle parole e del pensiero discorsivo nella spiegazione dei processi mentali e

vorrebbe invece tentare una rappresentazione formale più adeguata in psicologia.

Per questo motivo egli preferisce sostituire al simbolo verbale il simbolo matematico.

Lewin definisce il campocome "la totalità di fatti coesistenti che sono concepiti come mutualmente

interdipendenti". Questa definizione pone l'accento sul fatto che una persona è inserita nel suo

ambiente e che bisogna quindi tener conto di tutti gli elementi che hanno influenza su di essa. Si

sposta in tal modo il punto di osservazione: l'oggetto non è più l'individuo ma il campo, che

comprende quest'ultimo più l totalità degli eventi ambientali che su di esso hanno influenza.

In primo luogo, nella costruzione della sua teoria del campo, Lewin comincia a rappresentare la

persona come un'unità strutturale isolata dal mondo. Nella prospettiva topologica qualunque figura

è adoperabile; l'importante è che si tratti di una figura chiusa. Per concezione, Lewin inizia a

raffigurarla come un circolo, denominato P.

Il contorno della figura è la frontiera dell'entità-persona dal resto del mondo.

La figura P e l'area maggiore, ovvero l'ambiente, sono in un rapporto di parte-tutto.

Per raffigurare l'ambiente circostante è necessaria un'altra figura che circondi la prima, ovvero

un'ellisse. L'importante è che i contorni delle due figure non abbiano nessun punto in comune e che

il circolo P della persona sia totalmente inserito nell'ellisse A, l'ambiente psicologico. L'insieme

delle due figure, P + A, è denominato S, spazio di vita.

Oggetto dello studio psicologico è quindi S. In esso sono contenuti "tutti i fatti possibili capaci di

determinare il comportamento di un individuo. Comprende tutto ciò che bisogna conoscere per

capire il comportamento concreto di un singolo essere umano in un dato ambiente psicologico e in

un momento dato".

In S sono inclusi fatti psicologici e fatti fisici.

Seguendo il concetto di campo una persona non può essere compresa a prescindere dal resto dell'ambiente. Ciascuna di queste frontiere ha delle proprietà di permeabilità.

Anche la frontiera S è permeabile, ed è in contatto con una totalità più vasta che Lewin definisce

fondo esterno dello spazio di vita, e anch'esso può influenzare o essere influenzato dallo spazio di

vita. Lewin propone, per lo studio dei fatti esterni che entrano nello spazio di vita di un individuo, la

denominazione di ecologia psicologica.

Analogamente, anche la persona ha una frontiera permeabile con il suo ambiente psicologico, che

Lewin esprime con le formule

P = f (A) A = f (P) C = f (S)

La persona

Lewin passa a considerare l'interno del circolo P, descrivendo in tal modo le varie regioni che

definiscono più accuratamente una persona al suo interno. Egli considera la persona come

eterogenea anziché omogenea, per cui suppone al suo interno una differenziazione in regioni.

La prima grande differenziazione è tra la regione percettivo-motore e quella interno-personale.

Lewin pensa che il sistema motorio è poco differenziato, e agisce in una sola unità; analogamente

anche il sistema percettivo è unitario: possiamo percepire una sola cosa per volta.

Nel sistema interno-personale esiste una maggiore differenziazione, che può essere rappresentata

disegnando diverse celle. Anche in questo caso le regioni hanno le medesime proprietà delle regioni

dell'ambiente psicologico: le frontiere possono essere più o meno permeabili. A questo proposito

Lewin specifica che durante il processo di sviluppo una persona articola via via sempre di più i

proprio sistema interno-personale.

Per determinare non soltanto quali locomozioni sono possibili, ma quale delle locomozioni possibili avrà luogo a un

momento dato, si deve ricorre al concetto di forza, definita da tre proprietà: 1) direzione, 2) intensità, e 3) punto di

applicazione. La prima e la seconda proprietà devono essere rappresentate per mezzo del concetto matematico di

vettore. Il punto di applicazione è indicato nella rappresentazione grafica dalla punta di una freccia. Dinamicamente,

la forza è correlata con le locomozioni psicobiologiche secondo una corrispondenza biunivoca. "La locomozione reale

deve avere luogo, in ogni caso, secondo la direzione e l'intensità della risultante delle forze che sono presenti a un dato

momento" e, per converso: "in ogni caso di locomozione è presente, nella direzione della locomozione stessa, la

risultante di un sistema di forze."

In questo senso la locomozione può essere sia fisica che psicologica. La scienza dei percorsi tra le

varie regioni è definita, secondo un termine coniato dallo stesso Lewin, odologia.

Le regioni, posseggono anche delle valenze: "La direzione che la valenza conferisce al

comportamento del bambino varia in modo notevolissimo, a seconda del contenuto dei bisogni.

Tuttavia, si possono distinguere due grandi gruppi di valenze, in base al tipo di comportamento

iniziale che esse provocano: le valenze positive (+), ovvero quelle che determinano un motivo di

avvicinamento; e quelle negative (-), ovvero quelle che provocano repulsione e ritirata".

Il segno + rappresenta una regione (quindi un oggetto, un'attività) desiderabile per il soggetto; in

caso contrario la regione viene designata con un segno -.

Non esiste limite al numero di regioni possibili in un certo spazio di vita.

Energia, tensioni, bisogni

Secondo Lewin per compiere un lavoro psicologico è necessaria una certa quota di energia

psichica, la quale entra in azione quando il sistema psichico, dopo essere incorso in uno stato di

disequilibrio, tenta di ritrovare un equilibrio. Quando Lewin prende in considerazioni le proprietà

dinamiche di una regione, la definisce sistema.

Lo squilibrio è prodotto da un accumulo di tensione in una parte del sistema, ovvero quando una

regione del sistema interno-personale assume uno stato diverso, più cari o di energia, rispetto alle

altre regioni.

La tensione viene equilibrata mediante un processo. Processi che livellano le tensioni possono

essere il pensare, il ricordare, il sentire, il percepire e l'agire.

Per equilibrio s'intende che al tensione è uguale in tutto il sistema oppure che un subsistema, dove

esiste un livello di tensione, è ben delimitato e isolato dagli altri sistemi interno-personali.

Per bisogno Lewin intende una condizione fisiologica o psicologica che causa un accumulo di

energia in una parte del sistema. Lewin comprende l'inutilità di redigere una lista dei bisogni, ma

specifica i meccanismi attraverso i quali una persone compie locomozioni all'interno del proprio

ambiente psicologico per soddisfarli. Inoltre, introduce il concetto di quasi bisogno, un bisogno di

natura secondaria acquisito successivamente.

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