Umberto Eco - Come si fa una tesi di Laurea - Introduzione fino a pagina 129, Tesi di laurea di Critica Letteraria. Università per stranieri di Siena
sballata
sballata

Umberto Eco - Come si fa una tesi di Laurea - Introduzione fino a pagina 129, Tesi di laurea di Critica Letteraria. Università per stranieri di Siena

DOC (5 MB)
20 pagine
50Numero di download
1000+Numero di visite
100%su 11 votiNumero di voti
5Numero di commenti
Descrizione
Come si fa una tesi. Fino a pagina 129
50 punti
Punti download necessari per scaricare
questo documento
Scarica il documento
Anteprima3 pagine / 20
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 20 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 20 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 20 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 20 totali
Scarica il documento

Umberto Eco

Come si fa una tesi di laurea

INTRODUZIONE

L’università di un tempo era definita d’elitè, perché andavano solo i figli dei laureati. L’università era concepita per essere seguita con calma, le lezioni erano prestigiose conferenze, gli studenti più interessati si appartavano con i professori, le lezioni erano concentrate solo un un massimo di 10 15 persone, accade ancora oggi in molte università americane, che un corso non supera mai le 20 persone (che pagano caro il diritto di “usare” l’insegnante quanto vogliono per discutere con lui”). In università come Oxford c’ un professore chiamato TUTOR che si occupa della tesi di ricerca di un numero ristretto di persone. IN Italia se si aveva una situazione del genere questo libro era inutile, visto che l’Italia può essere definita come università di massa, ci sono studenti di tutte le classi, provenienti da diversi vari di studi, Nelle facoltà italiane, certi corsi hanno migliaia di iscritti, tanto che il professore ne conoscerà bene solo una terntina che seguono con maggiore attenzione, e frequenza, con l’aiuto dei suoi collaboratori( borsisti, contrattisti ecc) riesci a farne lavorare almeno un centinaio. Tra questi iscritti ci sono anche figli di famiglie benestanti, che si possono permettere viaggi di istruzione, visitano paesi stranieri. Poi ci sono gli altri studenti che lavora e che prima o poi dovranno concludere il proprio studio con una tesi. Studenti che devono scegliere un esame e calcolare quanto possono spendere, Studenti che qualche volta vanno a lezione ma che trovano l’aula piena, che vorrebbero parlare con il prof ma c’è una fila e che hanno premura xchè non possono aspettare oltre. Studenti a cui nessuno mai ha detto come consultare i libri in biblioteca, ignorano come si prende una tessera per il prestito.

Cap. 1 Cos’è una testi di laurea e a cosa serve

1. Perché si deve fare una tesi e cos’è

Una tesi di laurea è un elaborato dattiloscritto, di una lunghezza che va dai 100 alle 400 cartelle, di cui uno studente ne tratta un argomento affrontano un problema che concerne l’indirizzo di studi in cui si vuole laureare. La tesi secondo la legge italiana è indispensabile per laurearsi, quando lo studente ha sostenuto tutti gli esami deve presentare la tesi davanti ad una commissione di laurea che ascolta il resoconto del relatore (colui con cui si fa la tesi) e il controrelatori chi ha delle obbiezioni al candidato; ne nasce cosi una discussione alla quale si prende parte anche gli altri membri della commissione. Il giudizio avviene sulla qualità dell’elaborato scritto e sulla capacità di sostenere le opinioni espresse per iscrizione, in più si calcola la media complessiva dei voti ottenuti negli esami, e la

commissione ne assegna un voto che può andare da un voto di 66 a 110, lode e dignità di stampa. Questa è la regola che si ha in tutte le facoltà umanistiche. Perché l’università italiana richiede come condizione per la laurea una tesi? Ma si badi bene nella maggioranza delle università stranieri, in alcune ci sono vari livelli di laurea che possono essere raggiunti senza tesi; in altri ci è un primo livello, che non da diritto al titolo di “ dottore” ma che si ha solo con una serie di esami in più. Ma di solito la tesi vera e propria è riservata al Dottorato, al quale si aderisce coloro che vogliono perfezionarsi e specializzarsi come ricercatori scientifici che da ora in poi chiameremo con PhD (Philosophy Doctor, usato nelle materie umanistiche, in quelle mediche si usa la sigla MD Medicine Doctor). Al PhD si oppone qualcosa di simile alla nostra laurea che chiameremo Licenza. La Licenza avvia all’esercizio della professione Il PhD avviàa l’attività accademica cioè intraprendere la carriera universitaria.

Nelle università di questo tipo la tesi è sempre tesi di PhD, tesi dottorale e costituisce un lavoro originale di ricerca, col quale il candidato deve dimostrare di essere uno studioso e di fare passi in avanti nella disciplina a cui si dedica. Che non si può fare soltanto a 22 anni ma più in là con l’età perchè si tratta di una ricerca ORIGINALE , in cui bisogna sapere certo cosa è stato detto ma bisogna “scoprire” qualche che gli altri non hanno ancora detto, quando si parla di “scoperta” si pensa non ad una scoperta rivoluzionaria ma ad un risultato che può essere il nuovo modo di leggere e capire un testo classico, una riorganizzazione delle idee. La tesi italiana è dello stesso tipo? Non è cosi, perché viene elaborata tra i 22 e 24 anni, mentre ancora si danno esami all’università e non può rappresentare la conclusione di un lungo lavoro di ricerca e studio. Dunque ci possono essere tesi su base di PhD, oppure quelle di Compilazione. Una tesi di ricerca è sempre più lunga e faticosa e impegnativa. Una tesi di compilazione può essere anche lunga e faticosa ma di solito viene fatta con minor tempo e con minor rischio E non significa che chi fa una tesi di compilazione non può fare quella di ricerca. La compilazione può costituire un atto di serietà da parte del giovane .

Quindi la scelta tra la tesi di compilazione e di ricerca è legata alla maturità e alla capacità di lavoro del candidato. Anche se spesso candidata ad un fattore economico, perché lo studente lavoratore ha meno tempo, meno energia da dedicare a lunghe ricerche che comporta l’acquista di libri rari e costosi, viaggi presso centri o biblioteche straniere

1.2 Chi è interessato al libro Il libro si rivolge a chi ha la possibilità di dedicare alcune ore della giornata allo studio, vuole preparare una tesi che gli dia una certa soddisfazione intellettuale e che gli serva anche dopo la laurea.

1.4 Quattro regole ovvie Per la scelta dell’argomento sono 4 le regole da seguire

1) Che l’argomento risponda agli interessi del candidato (sia collegato al tipo di esami dati, alle sue letture, al suo mondo politico, culturale o religioso.

2) Che le fonti a cui ricorrere sia reperibili cioè a portata materiale del candidato 3) Che le fonti a cui ricorrere siano maneggiabili vale a dire a portata culturale del candidato 4) Che il quadro metodologico della ricerca sia alla portata dell’esperienza del candidato.

CAP. 2 LA SCELTA DELL’ARGOMENTO 2.1 Tesi monografica o tesi panoramica? La prima cosa che lo studente vuole è fare una tesi che parli di molte cose. Bisogna ricordare che una tesi di laurea Una tesi troppo panoramica costituisce un atto di superbia, per dire che Dante è un cattivo poeta bisogna dirlo dopo almeno 300 pagine di serrate analisi dei testi danteschi. Con una tesi panoramica sulla letteratura di un quarantennio lo studente si espone a tutte le contestazioni possibili. Come può resistere il docente in commissione alla tentazione di far sapere che egli conosce un autore minore che lo studente non ha citato.

Una monografia è la trattazione di un solo argomento e come tale si oppone a una “storia di” a un manuale a una enciclopedia. per cui è monografico anche un argomento se parliamo di un argomento come Il tema del “mondo alla rovescia” negli scrittori medievali. Si esaminano tanti scrittori ma solo dal punto di vista di un tema specifico, e che per farlo bene occorre avere presente tutti gli scrittori che hanno trattato l’argomento anche quelli minori, quelli che nessuno ricorda, con questo stile possiamo parlare di tesi monografico-panoramiche. Ed è molto difficile perché richiede una infinità di letture. Per fare le tesi panoramica non significa affatto perdere d’occhio il panorama, fare una tesi sulla narrativa di Fenoglio, significa avere presente lo sfondo del realismo italiano, andare a fare controlli sui narratori americani che Fenoglio leggeva e traduceva. Solo inserendo o l’autore in un panorama lo si capisce e lo si spiega. Ma un conto è usare il panorama come sfondo, un conto e fare un quadro panoramico. Come ritrasse un gentiluomo sullo sfondo di una campagna come un fiume, un conto dipingere campi, valli e fiumi. Deve cambiare la tecnica deve cambiare in termini fotografici. Partendo da un autore singolo il panorama può essere anche un po’ sfocato incompleto. Perciò in conclusione il principio fondamentale è: più si restringe il campo meglio si lavora e più si va sul sicuro. Una tesi monografica è preferibile a una tesi panoramica, meglio che la tesi assomiglia di più a un saggio.

Che a una storia o a una enciclopedia

2.2 Tesi storia o tesi teorica?

Una tesi teorica è una tesi che si propone di affrontare un problema astratto che può essere già stato o meno oggetto di altre riflessioni: natura della volontà umana, il concetto di libertà, la nozione di ruolo sociale, l’esistenza di Dio, il codice genetico. Questi temi possono dare origine a due soluzione: La prima porta a fare la tesi chiamata panoramica. Si tratta il concetto di ruolo sociale, ma in una serie di autori.

La seconda soluzione che parla del problema di Dio e la definizione della libertà, porta a delle tesi brevissime, senza apprezza perché un ragazzo di 22 anni ho è un genio che ha capito tutto, o sta facendo delle ipotesi senza ombra di ironia. . Ma bisogna ricordare che se lo studente sia cosciente di aver capito un problema importante, siccome nulla nasce dal nulla, egli avrà elaborato i suoi pensieri sotto l’influenza di qualche altro autore, . Trasformi cosi la sua tesi da tesi teoria in tesi storiografica, , se ha delle idee originali esse emergeranno anche nel confronto con le idee dell’autore trattato.

2.3 Argomenti antichi o argomento contemporanei? Per quanto riguarda l’autore contemporaneo è più difficile da studiare, perché si fa una tesi ripetendo semplicemente quello che hanno detto altri critici. Mente se si vuole fare qualcosa di nuovo ci si accorge che l’autore antico esistono delle griglie interpretative su cui si può dare la propria opinione, anche se l’autore antico impone una lettura più faticosa, una ricerca bibliografica più attenta, ma se si intende la tesi come l’occasione per imparare a costruire una ricerca, è la scelta giusta.

Certo non ci sono regole precise: un bravo ricercatore può condurre un’analisi storica o stilistica su un autore contemporaneo con la stessa penetrazione e precisione con cui si lavora su uno antico. Anche se bisogna lavorare su un contemporaneo come se fosse un antico e su un antico come se fosse un contemporaneo.

2.4 Quanto tempo ci vuole per fare una tesi?

Diciamo subito non più di 3 anni non meno di 6 mesi. Se in tre anni di lavoro non si è riusciti a circoscrivere l’argomento e a trovare la documentazione necessaria, questo significa tre cose:

1) si è scelta una tesi sbagliata superore alle nostre forze 2) si è degli incontentabili che vorrebbero dire tutto e si continua a lavorare sulla tesi per altri 20anni, mentre uno studioso abile deve essere

capace di fissarsi dei limiti e a produrre qualcosa di definitivo entro quei limiti. 3) È iniziata la nevrosi della tesi, la si lascia, la si riprende e ci si sente irrealizzati si entra in uno stato di dispersione e non ci si laureerà più.

Non meno di sei mesi, certo solo uno studioso che ha alle spalle anni e anni di letture di schede di appunti, che invece lo studente deve formare dal niente.

L’ideale per scegliere la tesi (col rispettivo relatore) è verso la fine del secondo anno di università. Che si è già familiarizzati con le varie materie, e si conosce l’argomento. Si ha un buon anno di tempo per capire che l’idea era sbagliata e cambiare argomento o relatore è più semplice. Dunque scegliendo la tesi verso la fine del secondo anno si hanno tre estati da dedicare alla ricerca, e se si può dedicare a viaggi di studio, si possono scegliere i programmi degli esami finalizzandoli alla tesi.

Una buona tesi deve essere discussa passo passo con il relatore, scrivere una tesi è un esercizio di comunicazione,.

Una tesi fatta di fretta corre il rischio di non piacere al relatore, perciò si troverà in sede di discussione, la commissione pronta per attaccare lo studente, che sarà una sconfitta per lo studente.

I requisiti della tesi da sei mesi sono: 1. L’argomento deve essere circoscritto 2. L’argomento deve essere possibilmente contemporaneo, oppure deve essere un argomento marginale su cui è stato scritto pochissimo 3. I documenti di ogni genere debbono essere disponibili in un’ area ristretto e facilmente consultabili.

2.5 E’ necessario conoscere le lingue straniere? Conoscere le lingue non è fondamentale, ma è auspicabile che se si da una tesi di un autore francese, la stessa tesi fosse scritta in francese, in molte università stranieri si fa cosi, ed è giusto cosi. Di solito quando non si conosce una lingua è l’occasione per iniziare a studiarla, ma se nel caso esista un solo libro in tedesco e non si sa, si può risolvere il problema facendosi leggere dei capitoli più importanti da qualcuno. Il problema principale è: bisogna scegliere una tesi che non implichi la conoscenza di lingue che non so o non sono disposto ad imparare. E certe volte si sceglie una tesi senza conoscere i rischi a cui si va incontro.

Perciò ci sono dei casi imprescindibili: 1) non si può fare una tesi su un autore straniero se questo autore non viene letto in originale. Se si fa una tesi su Kant o Freud perché non sempre ci sono tutte le opere tradotte, e le traduzioni non sempre rendono giustizia al pensiero di un autore, mentre fare una tesi significa proprio riscoprire il suo pensiero originale proprio là dove è stato falsato da traduzioni o divulgazioni di bario genere. Fare una tesi vuole dire andare al di là delle formule diffuse. 2) Non si può fare una tesi su un argomento se le opere più importanti su di esso sono scritte in una lingua che non conosciamo. 3) Non si può fare una tesi su un autore o su un argomento leggendo solo le opere scritte nelle lingue che conosciamo.

Perciò prima di stabilire l’argomento di una tesi bisogna avere l’accortezza di dare una prima occhiata alla bibliografia esistente per sincerarsi che non ci siano notevoli difficoltà linguistiche.

In ogni caso se non si sanno le lingue straniere e non si può cogliere l’occasione di cominciare ad impararle, la soluzione più ragionevole è la tesi su un argomento specificamente italiano in cui i rimandi a letteratura straniera sono eliminabili o risolvibili ricorrendo a testi tradotti.

2.6 Testi “scientifica” o tesi politica? Dopo la contestazione studentesca del 1968 è invalsa l’opinione che non si debbano fare tesi di argomenti “culturali”

2.6.1 Cos’è la scientificità? Una ricerca è scientifica quando risponde ai seguenti requisiti:

1. La ricerca verte su di un oggetto riconoscibile e definito in modo tale che sia riconoscibile anche dagli altri. Il termine oggetto non ha necessariamente un significato fisico. La radice quadrata è un oggetto anche se mai nessuna l’ha vista. La classe sociale è un oggetto di ricerca, anche se qualcuno potrebbe dire che si conoscono solo individui o medie statistiche e non classi vere e proprie. Definire l’oggetto significa definire le condizioni alle quali possiamo parlarne in base ad alcune regole che noi porremo o altri hanno posto prima di noi. Ad esempio il CENTAURO. Abbiamo 3 alternative di cui possiamo parlare. Che sono : Centauri che vengono presentati nella mitologia classica e cosi il nostro soggetto diventa riconoscibile e individuabile, perché abbiamo a che fare con testi (verbali o visivi). In secondo luogo possiamo stabilire di condurre un indagine ipotetica sulle caratteristiche che dovrebbero avere una creature vivente in un mondo possibile. In terzo luogo possiamo decidere di avere delle prove per dimostrare che i centauri esistono davvero e in questo discorso dovremmo produrre delle prove che sono scheletri, resti ossei, fotografie ..

2. La ricerca deve dire su questo oggetto cose che non sono già state dette oppure rivedere con un’ottica diversa le cose che sono già state dette.

3. la ricerca deve essere utile agli altri, Utile è un articolo che presenti una nuova scoperta sul comportamento delle particelle elementari. Presentare una scoperta di una lettera inedita di Leopardi e la trascrive per intero. Un lavoro è scientifico se aggiunge qualcosa a quello che la comunità sapeva già e se tutti i lavori futuri sullo stesso argomento dovranno, tenerne conto.

4. la ricerca deve fornire gli elementi per la verifica e per la falsifica delle ipotesi che presenta. Dunque per dimostrare che esistono i centauri deve fare 4 cose precise. 1- produrre delle prove, 2- dire come ho proceduto per trovare il reperto, 3- dire come si dovrebbe procedere per trovarne altri, 4- dire possibilmente quale tipo di osso, il giorno che fosse trovato.

In questo modo non solo si è fornito le prove, ma sarà utile per continuare a cercare o per confermare o per metterla in questione.

Fino a pagina 42 Solo cosi si può fornire ad altri la possibilità di fare nuove indagini e di mostrare che i rilievi da me esaminati erano errati. Se la mia tesi è servita per stimolare qualcuno ed ho ottenuto qualcosa di utile. Non abbiamo l’opposizione tra tesi scientifica e tesi politica.

2.6.2 Argomenti storico- teorici o esperienze “calde”? Ci si chiede è più utile fare una tesi di erudizione o una tesi legata a esperinze pratiche, a impegni sociali diretti? IN altre parole è più utile fare una tesi in cui si parli di autori celebri o di testi antichi. Si possono coltivare interessi politici, ad esempio sindacali, anche facendo una buona tesi storica sui movimenti operai.

Si corre il rischio che quando si fa una tesi, lo si faccia con superficialità specialmente per quelle politiche per due motivi: 1- Perché in una tesi storica o filologica esistono dei metodi tradizionali di indagine a cui il ricercatore non si può sottrarre, mentre per lavori su

fenomeni sociali in evoluzione molte volte il metodo deve essere inventato.

2- Perché molta metodologia della ricerca sociale “all’americana” ha feticizzato i metodi statistico quantitativi, producendo enormi ricerche che non servono alla comprensione dei fenomeni reali e di conseguenza molti giovani politicizzati professano un atteggiamento di diffidenza nei confronti di questa sociologia,.

Per evitare di trovarsi in una situazione del genere non si deve buttarsi in un lavoro di ricerca sociale se non si è seguito almeno l’attività di un gruppo già maturo,impadronendosi di alcuni metodi di raccolta e analisi dei dati, non pretendendo di fare una serie di analisi in preve tempo, quando sono lunghi e costosi.

2.6.3 Come trasformare un soggetto d’attualità in tema scientifico.

Scegliendo un argomento per il quale non sembrano esistere precedenti di ricerca. Che è il fenomeno delle stazioni radio indipendenti.

Sappiamo che nelle grandi città sono nate decine di stazioni. Che sono di natura politica o commerciale, che hanno problemi legali ma che la legislazione è ambigua e in evoluzione. Dunque bisognerà definire con l’esattezza l’ambito geografico e temporale. Potrà essere soltanto Le radio libere dal 1975 al 1976, ma l’indagine dovrà essere completa. Se si esaminerà solo le radio milanesi quelle devono essere e tutte. Altrimenti sarà un indagine incompleta, perché magari si trascureranno le radio più importanti quanto a programmi a indice di ascolto, composizione culturale dei suoi amatori, o collocazione ( centro, periferia, quartiere). Se si decide di lavorare su un campione nazionale di 30 radio, bisognerà stabilire dei criteri di scelta e che per ogni 5 radio politiche 3 siano commerciali. Perché sarà fatta su l’immagine che si vuole. Si potrebbe anche decidere di rinunciare ad un indagine e creare un progetto di radio libera ideale. Ma in questo caso bisogna avere un progetto con un organico e realistico, e non può non tenere conto delle linee di tendenza del fenomeno reale, per cui in tale caso una indagine preliminare sulle radio è indispensabile. Per di più bisognerà mettere in chiaro i criteri e tener conto che con il termine “radio libere” si intendono anche altre radio. Bisognerà descrivere la struttura di una radio libera sotto l’aspetto organizzativo, economico, giuridico. Se in alcune di esse lavorano dei professionisti a tempo pieno, e se in altre lavorano dei militanti a rotazione. Bisognerà vedere se hanno caratteristiche comuni, e invece il termine radio libera copre una serie molto difforme di esperienze diverse.

Ma i dati ufficiali si ottengono da delle fonti che sono 3: 1) Gli atti ufficiali 2) Le dichiarazioni degli interessati 3) E i protocolli d’ascolto.

Dati ufficiali: sono sempre i più sicuri, ma per le radio indipendenti esiste ben poco. Di regola c’è una registrazione presso le autorità di pubblica sicurezza. Poi ci dovrebbe essere un notaio l’atto costitutivo della società ma non è detto che ci sia. Bisogna ricordare che dei dati ufficiali fanno parte il nome, la banda di trasmissione e le ore di attività.

Le dichiarazioni degli interessati: qui si interrogano i responsabili delle radio. Quello che dicono costituisce dato obiettivo perché quello che hanno detto loro e purchè i criteri di raccolta delle interviste siano omogenei. SI tratterà di elaborare un questionario in modo che tutti rispondano a tutti gli argomenti che si ritengono importanti, e che il rifiuto di rispondere su un certo problema sia registrato.

Se il direttore dice” noi non abbiamo finalità politiche e non siamo finanziati da nessuno questo significa la verità.

Protocolli di ascolto: e’ l’aspetto della tesi in cui si può segnare la differenza tra il lavoro serio e il lavoro dilettantesco. Conoscere l’attività di una radio indipendente significa averla seguita per alcuni giorni, ora per ora, elaborando una sorta di “radio-corriere”, da cui risulti cosa trasmettono e quando, di che lunghezza sono le rubriche, quanta musica c’è e quanto parlato, chi partecipa ai dibattiti, se ci sono e su quali argomenti. Esistono dei modelli di protocolli d’ascolto della radio e della televisione elaborati per alcuni anni dall’ARCI di Bologna dove gli adetti all’ascolto hanno proceduto a cronometrare la lunghezza delle notizie, la ricorrenza di certi termini ecc…. Una volta fatta questa indagine si può sapere se una notizia è stata riportata in più radio, per quanto tempo, ecc..

Quindi per concludere: tesi scientifica o tesi politica? Falsa questione. E’ scientifico fare una tesi sulla dottrina delle idee in Platone e sulla politica di Lotta Continua dal 1974 al 1976. Se si sceglie la seconda tesi è sicuramente più difficile della prima e richiede maggiore maturità scientifica, perchè non si avranno biblioteche su cui appoggiarsi ma una biblioteca da istruire.

2.7 Come evitare di farsi sfruttare dal relatore. Se lo studente scegliere l’argomento in base ai propri interessi, e talora si riceve il suggerimento dal professore a cui chiede la tesi. I professori per suggerire gli argomenti possono seguire due diversi criteri: - Indicare un argomento che essi conoscono benissimo e su cui potranno facilmente seguire l’allievo o indicare un argomento che essi non conoscono abbastanza su cui vorrebbero sapere di più.

Il secondo è quello più onesto e generoso. Il docente ritiene che seguendo quella tesi egli stesso sarà portato ad allargare i propri orizzonti perché se dovrà giudicare il candidato dovrà aiutarlo durante il lavoro., questa scelta viene fatta soprattutto perché si fida del candidato.. Ci sono docenti che si rifiutano di dare la una tesi su campi già troppo battuti. Il docente può usare i laureandi anche come una buona base di ricerche, per un lavoro di équipe, basti pensare un economista interessato alla situazione dell’industria in un dato periodo, darà delle tesi che riguardano questi settori.

. E può essere che ci siano dei candidati che potranno sperare di una pubblicazione anche se parziali dei risultati da lui trovati. Ci sono alcuni inconvenienti possibili:

1. Il docente usa il candidato che invece non ha alcuna interesse verso l’argomento. Lo studente diventa cosi come un portatore d’acqua che raccoglie materiali e poi altri interpreteranno. E può capitare che la sua sia stata una tesi modesta, e che il docente elaborerà la ricerca definitiva, ne usi magari qualche dato, senza però citare lo studente.

2. Il docente è disonesto, fa lavorare gli studenti, li laurea e usa il loro lavoro come se il fosse suo.

Cap. 3 La ricerca del materiale

3.1 La reperibilità delle fonti 3.1.1. Quali sono le fonti di un lavoro scientifico. Una tesi studia un oggetto avvalendosi di determinati strumenti.

Pag. 58

E’ molto importante definire subito l’oggetto vero della tesi perché bisognerà porsi da subito il problema di dove reperire le fonti. Di solito si accetta l’argomento se si sa che si è in grado di accedere alle fonti, e si deve sapere dove sono reperibili, se sono facilmente accessibili, se si è in grado di maneggiarle.

3.1.2 Fonti di prima e di seconda mano. Quando si lavora sui libri, una fonte di prima mano è una edizione originale o una edizione critica dell’opera in questione.

Una traduzione non è una fonte: è una protesi, un mezzo per raggiungere in modo limitato qualche cosa che si trova al di fuori della mia portata. Una antologia non è una fonte: è uno spezzatino di fonte , può essere utile come primo approccio, ma fare una tesi di un autore significa scommettere che io ci vedrò cose che altri non hanno visto, e una antologia mi da solo quello che ci ha visto un altro. I resoconti fatti da altri autori, sia pure integrati da ampissime citazioni, non sono una fonte: sono al massimo fonti di seconda mano.

Ci sono vari modi in cui una fonte è di seconda mano.

I discorsi pubblicati dall’Unità costituiscono fonte di seconda mano. Nessuno mi dice che il redattore non abbia fatto dei tagli o commesso errori. Fonte di prima mano saranno invece gli atti parlamentari. Se invece si riesce a trovare il testo scritto direttamente da Togliatti si avrebbe una fonte di primissima mano.

Se si vuole studiare la dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti l’unica fonte di prima mano è il documento autentico. Ma si può considerare anche di prima mano una fotocopia.

Dunque si comprende che il concetto di “prima” e “seconda mano” dipende dall’angolatura che si da alla tesi.

Se la tesi vuole discutere le edizioni critiche esistenti bisogna risalire agli originali.

Bisogna dire che le fondi devono essere sempre di prima mano.

3.2 La ricerca bibliografica 3.2.1. Come usa la biblioteca Come si fa una ricerca preliminare in biblioteca? Se si ha già a disposizione una bibliografia sicura. Farsi una bibliografia significa cercare quello di cui non si conosce ancora l’esistenza. Il buon ricercatore è colui che è capace di entrare in una biblioteca senza avere la minima idea su di un argomento e uscirne sapendone un po’ di più.

Il catalogo: per cercare quello di cui ancora si ignora l’esistenza, la biblioteca offre alcune facilitazioni. Il catalogo alfabetico per autori serve a chi sa già cosa vuole. Per chi non lo sa ancora c’è il catalogo per soggetti. E lì che una buona biblioteca mi dice tutto quello che si può trovare nelle sue sale.

Il catalogo per soggetti vuole sapere essere interrogato. Se si vuole cercare Impero Romano si avrà un risultato, O Roma, o storia romana,. In molte biblioteche ci sono due cataloghi per autori, e due cataloghi per soggetti, e cioè quello vecchio che si arresta sino a una certa data, e quello nuovo che in via di completamento e un giorno includerà quello vecchio. In certe biblioteche poi ci sono cataloghi separati, che riguardano fondi particolari. In altre ancora ci sono cataloghi separati per libri e riviste.

Il catalogo per autori è sempre più sicuro di quello per soggetti, perché la compilazione non dipende dall’interpretazione del bibliotecario, che invece gioca nel catalogo per soggetti. Se il catalogo non da le informazioni che si cercano, bisognerà cominciare da una base più elementare, in ogni biblioteca c’è una sezione o una sala detta Cons. ovvero “consultazione” che raccoglie le enciclopedie, le storie generali, i repertori bibliografici. Se cerco qualcosa sull’impero romano d’occidente si dovrà vedere cosa trovo in materia di storia romana.

I repertori bibliografici: sono i più sicuri per chi ha già le idee chiare sul proprio argomento. Per certe discipline esistono manuali celebri su cui si trovano tutte le informazioni bibliografiche necessarie. Per altre si ha la pubblicazione continuamente aggiornata dei repertori o addirittura di riviste dedicate alla sola bibliografia di quella materia. Per altre ancora ci sono riviste che portano in ogni numero una appendice informativa sulle pubblicazioni più recenti.

Il bibliotecario: bisogna superare la timidezza e spesso il bibliotecario vi dà consigli sicuri facendovi guadagnare molto tempo. Ma bisogna ricordarsi che soprattutto in una biblioteca piccola, il bibliotecario è felice di poter aiutare perché può dimostrare due cose: la qualità della sua memoria e della sua erudizione e la ricchezza della sua biblioteca.

Bisogna si ascoltare i suoi consigli, ma è ovvio che bisogna cercare anche le altre cose per conto proprio. Perché il bibliotecario non è un esperto universale e inoltre non sa quello che si sta cercando.

Consultazioni interbliblioteca , cataloghi computerizzati e prestito da altre biblioteche: molte biblioteche pubblicano dei repertori aggiornati delle loro acquisizioni: pertanto in certe biblioteche e per certe discipline è possibile

Consultare cataloghi che informano su ciò che si trova in altre biblioteche italiane e straniere. Ci sono biblioteche specializzate e collegate via computer , dove l’operatore comunica alla macchina il titolo del libro che si sta cercando e compare il libro che si cercava. La ricerca può essere fatta per nomi di autori, titoli di libri, argomento, collana, editore, anno di pubblicazione ecc….. Se quel libro è utile, la biblioteca può chiedere il prestito interbibliotecario, nazionale o internazionale. Anche se dipende poi dalla biblioteca concedere il libro, visto che alcune lo danno solo se è presente una doppia copia.

3.2.2 Come affrontare la bibliografia: lo schedario

Per farsi una bibliografia, bisogna vedere molti libri. E in molte biblioteche ne danno solo 1 o 2 in prestito. Cosi nelle prime sedute nella sala di consultazione, quando si trova un capitolo interessante bisogna copiare tutto e compilare la bibliografia. E se ci sono delle annotazioni di annotarle e consultare la bibliografia. Il sistema più comodo è quello di un piccolo contenitore con schedine: man mano che si individua un libro si dedica una scheda apposita se si scopre che il libro esiste in una data biblioteca si segna la collocazione. Alla fine si avrà una immagine chiara di ciò che si è trovato e cosa bisognerà cercare.

Lo schedario di lettura comprese schede dedicate ai libri (o articoli) che sono stati effettivamente letti, su queste schede si riportano giudizi, citazioni, sunti, tutto ciò che potrà essere utile nel momento della stesura, e per la redazione della bibliografia finale.

Lo schedarietto bibliografico deve registrare tutti i libri che dovreste cercare, non solo quelli che sono stati trovati e letto. Si può anche avere uno schedarietto bibliografico di 10mila titoli e uno schedario di lettura di 10 titoli. Anche se questa situazione sembra un lavoro di una tesi iniziata bene ma finita male.

3.2.3 La citazione bibliografia

I libri: Ecco un esempio di citazione bibliografica sbagliata:

Wilson J., “Philosophy and religion”, Oxford, 1961.

La citazione è sbagliata per le seguenti ragioni: 1) Da solo l’iniziale del nome proprio dell’autore. L’iniziale non basta, perché di una persona si vuole sapere sempre nome e cognome, perché

poi ci possono essere due autori con lo stesso cognome e la stessa iniziale. 2) Comunque si dia il titolo di un libro non bisogna mai darlo tra virgolette perché è abitudine pressoché universale dare tra virgolette o i titoli

delle riviste o i titoli degli articoli di rivista. In ogni caso nel titolo in questione è meglio mettere Religion con la R maiuscola, perché i titoli angolassoni mettono in maiuscolo nomi aggettivi e verbi, tranne articoli, particelle, preposizioni e avverbi.

3) è brutto dire dove un libro è stato pubblicato e non dire da CH. Se abbiamo l’interesse di acquistare un libro e si legge solo Milano 1975, senza specificare l’editore come fa il librario ad aiutare?

4) In ogni caso in questo caso citazione “Oxford” è sbagliato, questo libro non è edito a Oxford. E’ edito come si dice sul frontespizio dalla Oxford University Press, ma questa casa editrice ha sede a Londra. Ed è stato stampato a Glasgow, ma si mette sempre il luogo di edizione, non il luogo di stampa( tranne che per i libri antichi, dove i due luoghi coincidevano perché si tratta di stampatori-editori-librai).

Se ci si limita al solo frontespizio si può incorrere in errori patetici, come colore che, di libri pubblicati dalla Yale Univeristy Press, mettono come luoghi di pubblicazione Yale Harvard. I quali non sono nomi di località, ma nomi propri di quelle celebri università. Altra cosa è buon uso citare sempre la città di edizione in lingua originale. E dunque Paris e non Parigi, Berlin e non Berlino.

5) Quanto alla data non vi è andata bene per caso. Non sempre la data segnata sul frontespizio è la data vera del libro. Può essere quella dell’ultima edizione. Solo nella pagina del copyright si trova la data della prima edizione.

Poniamo il caso che una citazione come questa:

Searle J. Speech Acts, Cambridgne, 1974

A parte le altre inesattezze, controllando il copyright si scopre che la prima edizione è del 1969 Dunque bisogna stabilire se Searle ha parlato degli speech acts prima o dopo altri autori, e quindi la data della prima edizione è fondamentale. Se si legge la prefazione del libro si scopre che la sua tesi fondamentale è stata presentata come dissertazione di PhD a Oxford nel 1959 (10 anni prima) e che nel frattempo varie parti del libro sono apparse su varie riviste filosofiche..

Nessuno penserebbe mai di citare in questo modo

Manzoni, Alesando, I promessi sposi, Molfetta, 1976.

Solo perchè ha tra le mani una edizione recente pubblicata a Molfetta. Ora quando si lavora su un autore, non bisogna diffondere delle idee sbagliate sul suo lavoro.

Ora che ci sono 5 modi di citare correttamente i due libri anche se ci sono altri criteri.

3.2.5 Ma si devono leggere dei libri? E in che ordine? La stesura di una tesi come abbiamo già visto può essere anche una tesi sperimentale in cui si registrano delle ricerche sul campo, condotte osservando per mesi e mesi il comportamento di una coppia di topi in un labirinto. Su questo tipo di tesi entrando a contatto con altri ricercatori, studiosi, si può evitare di leggere dei libri. Anche se per tesi del genere esperimento va inquadrato in una discussione della letteratura scientifica precedente e quindi si ha a che fare coi libri. Cosi come le tesi in sociologia per la quale il candidato passi molto tempo in contatto con situazioni reali anche qui avrà bisogno di libri, se non altro per capire come sono già state fatte delle ricerche analoghe.

Ci sono tesi che si fanno sfogliando giornali o atti parlamentari, ma anche queste richiedono una letteratura. E ci sono tesi che si fanno solo parlando di libri, come sono in genere le tesi di letteratura, filosofia, diritto canonico. Ci si chiede se bisogna affrontare immediatamente i testi o passare prima attraverso la letteratura critica? La domanda può sembrare prima di senso per due ragioni:

a- perché la decisione dipende dalla situazione dello studente che può conoscere già bene il proprio autore e decidere di approfondirlo o avvicinarsi per la prima volta a un autore difficile e a prima vista incomprensibile.

b- Che senza la critica preliminare il testo può risultare illeggibile, ma senza la conoscenza del testo è difficile valutare la letteratura critica. Ma la cosa più sensata da fare è abbordare subito due o 3 testi critici tra i più generali, cosi da avere un idea su cui ci si debba muovere. cercando di capire cosa dice, controllare il resto della letteratura critica. E ritornare a esaminare l’autore alla luce delle nuove idee acquisite. Anche se ci sono i soggetti monocronici e soggetti policronici. I monocronici lavorano bene solo se cominciano e finiscono una cosa per volta. Non possono leggere ascoltando la musica, non possono interrompere un romanzo per leggerne un altro, altrimenti perdono il filo. I policronici sono tutto l’inverso, lavorano bene solo se conducono avanti più interessi alla volta, e si dedicano a una cosa sola, si annoiano.

I monocronici sono più metodici ma spesso hanno poca fantasi I policronici sembrano più creativi ma spesso sono pasticcioni e volubili. Basta andare a cercare tra la biografia dei grandi, si troveranno sia policronici sia monocronici.

Cap. 4 Il Piano di lavoro e la schedatura

4.1 L’indice come ipotesi di lavoro. Una delle prime cose da fare per cominciare a lavorare su una tesi di laurea è scrivere il titolo, la introduzione e l’indice finale. Cosi per la tesi bisogna proporre un Piano di Lavoro. Che assumerà la forma di un indice provvisorio. Meglio se questo sarà un sommario, dove per ogni capitolo sarà presente un riassunto. Una tesi è come una partita a scacchi fatta di tante mosse. Il piano di lavoro comprende il titolo, l’indice e la introduzione. Un buon titolo è già un progetto.

E’ chiaro che sia l’introduzione e indice saranno riscritti di continuo man mano che il lavoro procede. Indice e introduzione finale saranno diversi da quello scritto all’inizio. Se cosi non fosse significherebbe che tutta la ricerca fatta non ha dato nessuna idea nuova.

L’introduzione serve anche a stabilire quale sarà il Centro e quale la Periferia della tesi.

Per decidere quale sarà il centro (o fuoco) della tesi bisognerà sapere qualcosa sul materiali di cui disporrete. Ecco perciò il titolo “Segreto” l’introduzione fittizia e l’indice sono tra le prime cosa da fare ma non sono la prima. L’indice stabilisce già quale sarà la suddivisione logica della tesi in capitoli e paragrafi e sottoparagrafi.

Le schede tematiche: riguarda una tesi che sia di storia. Se il lavoro procede elencando i vari modi in cui vari problemi sono stati affrontati da vari autori lo schedario tematico è l’ideale. Se si è deciso di organizzare la tesi in modo diverso e cioè a medaglioni: un capitolo introduttivo sul tema e poi un capitolo per ciascuno degli autori principali, o addirittura una serie di capitoli dedicati ciascuno a un romanzo-modello, bisognerà avere uno schedario per autori. Dunque si ha a disposizione degli schedari che sono:

1) schede di lettura di libri o articoli 2) schede tematiche 3) schede per autore 4) schede per citazioni 5) schede di lavoro

Ma si devono fare tutte queste schede? La risposta è no.

L’unica cosa che si può suggerire è che uno dato schedario sia completo e unificato.

ottimo
Non riesco a scaricare :(
File utilissimo
utilissimo
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 20 totali
Scarica il documento