UniHelp - GECO (domande frequenti), Domande di esame di Finanza. Università degli Studi di Napoli Federico II
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Domande frequenti delle ultime prove dell'esame Gestione e controllo dei rischi nell'intermediazione finanziaria (GECO) con la prof. Cocozza Rosa. UniHelp
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Gestione e Controllo del rischio

GESTIONE E CONTROLLO DEL RISCHIO 0

UniHelp – riassunti e appunti Federico II

Gestione e Controllo del rischio Domande frequenti agli esami

Gestione e controllo del rischio PROF. ROSA COCOZZA – 10 CFU

GESTIONE E CONTROLLO DEL RISCHIO 1

Gestione e controllo del rischio nell’intermediazione finanziaria (I

parte)

1. Allen e Santomero La differenza tra la teoria classica e quella di AS è che gli intermediari nella teoria classica svolgevano le loro attività per ridurre le asimmetrie di mercato e evitare i costi annessi. Oggi giorno, invece, per AS, gli intermediari svolgono la funzione di risk management e continuano, come sempre, ad accompagare i propri clienti sul mercato. 2. Definizioni rendimento atteso-rischio di un portafoglio titoli. in una logica di portafoglio, il concetto di rendimento-rischio si deve intendere come il miglior risultato ottenibile, a rischio basso, richiamando il concetto di media-varianza nella teoria di Markowitz. Sempre nel l'ottima di portafoglio, il rischio presenta nel complesso un minore rischio in conseguenza della diversificazione, tenendo conto anche della correlazione. 3. CAPM e APT Il capital asset pricing model è un modello di equilibrio dei mercati che consente di individuare una precisa relazione fra rendimento e rischio attesi per tutte le attività rischiose, misurata da un solo fattore detto beta, il quale misura quanto il valore del titolo si muova in sintonia con il mercato. APT è un modello di equilibrio che spiega il rendimento è il rischio di un titolo sulla base di meccanismi di riequilibrio del mercato basato sull'arbitraggio. L'APT ipotizza che i rendimenti dei titoli azionari siano sensibili ad alcuni fattori comuni (crescita del PIL per esempio) 4. Delta normal Il metodo delta-normal presuppone che tutti i rendimenti delle attività sono distribuiti normalmente. Poiché il rendimento del portafoglio è una combinazione lineare di variabili normali, è anche normalmente distribuito. Questo metodo consiste nel calcolare dai dati storici le varianze e le correlazioni dei fattori di rischio. Il VaR quindi può essere calcolato come un multiplo della deviazione standard. Alternativamente, si potevano utilizzare come fattori di rischio che variazione logaritmiche dei prezzi delle attività finanziarie presenti nel portafoglio della banca, imponendo che esse fossero normali, tale approccio sta ad indicare che i prezzi delle attività in portafoglio seguano una distribuzione lognormale: asset-normal. 5. Che cosa sono i costi di partecipazione e che relazione hanno con quelli di transizione. La somma dei costi per apprendere come funziona efficacemente il mercato ed i costi per parteciparvi giorno dopo giorno per controllare continua,ente le informazioni, danno origine si costi di partecipazione. I costi di transazione includono i costi di negoziazione, costi per raccogliere informazioni necessarie e prendere una appropriata posizione di copertura e costi di agenzia per trovare una controparte. L'avanzata di internet non è di per sè sufficiente a rendere meno problematici questi costi di partecipazione. 6. I parametri di riferimento per le attività finanziarie. Gli investitori considerano solo due parametri: rendimento e rischio. Esse sono di tipo previsionale e rappresentano una stima del futuro (Fare richiamo a domanda n 1). 7. Relazione tra CML e SML La SML, al contrario della CML che è valida solo per portafogli efficienti, esprime il rapporto di equilibrio rischio-rendimenti di un titolo o portafoglio qualsiasi. Nella CML, essendo perfettamente diversificati, il rischio totale coincide con il rischio sistematico. Nel caso della SML è necessario individuare il rischio sistematico del singolo titolo identificato nel coefficiente beta del titolo, che misura il rapporto tra il titolo singolo e il resto del mercato. 8. "L'integrazione dei mercati ha permesso maggiore diversificazione". Commenta l'affermazione.

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Gli utenti del mercato sono i primi beneficiari dell'integrazione finanziaria. Essi beneficiano direttamente dei minori costi di intermediazione risultati dalla cresciuta concorrenza, di più ampi strumenti finanziari, nonché di maggiori opportunità di diversificazione del portafoglio. Inoltre, si può modificare la natura dei rischi cui sono confrontati il sistema finanziario e il resto dell'economia. 9. Il rendimento atteso di un titolo rischioso nell'APT. Il rendimento di un titolo azionario è espresso in funzione dei rendimenti di una serie di fattori di rischio che possono essere il PIL o il prezzo del petrolio. Dunque, il rendimento è espresso come funzione lineare di una serie di fattori, più una componente specifica di rischio, la sensibilità del rendimento atteso rispetto alle variazione di cui sopra è nota come factor loading. 10. Differenze tra diversificazione naive e diversificazione di Markowitz. La diversificazione naive si base nell'inserire in portafoglio n titoli in modo da ridurre il rischio specifico; la diversificazione alla Markowitz si basa sul famoso lavoro del Portfolio Selection. In quest'ultimo si inseriscono nel portafoglio titoli scarsamente correlati in modo da minimizzare la varianza complessiva di portafoglio ed ottenere un'allocazione efficiente (cioè un portafoglio che a parità di rendimento offre dinamiche di rischio inferiori). 11. Swap sui tassi. La posizione short a quali rischi espone? Uno Swap è un contratto mediante il quale le due controparti si impegnano a scambiarsi per una certa scadenza, flussi periodici di interessi calcolati in modo differente con riferimento a un certo capitale nozionale (notional). Il più noto è l'interest rate swap, in cui le due controparti si scambiano flussi di interesse calcolati applicando a un capitale di riferimento un tasso di interesse fisso stabilito nel contratto da un lato, è un tasso di interesse variabile rilevato sul mercato alle date di scambio dei flussi dell'altro. La posizione short assume rischi più elevati di una long, in quanto potrei perdere più del 100% del mio capitale impiegato nell'operazione, qualora un titolo acquistato short iniziasse a muoversi verso l'alto. 12. Raroc È una misura di redditività del capitale, per analizzare la performance finanziaria corretta per il rischio e costo del capitale impiegato per finanziarie quella attività. È dato dal rapporto fra una misura di utile e una misura di capitale. In un ottica ex ante è dato dal rapporto dell'utile atteso e il capitale allocato, sulla quale è possibile stimare la redditività del capitale assegnato alle diverse aree di affari. In in ottica ex post è calcolato come rapporto tra utile effettivamente conseguito e il maggiore tra capitale allocato e assorbito. 13. L'aumento del patrimonio bancario porta a risultati positivi o negativi? È ovvio che i requisiti patrimoniali indetti dalle autorità comportano migliorie in termini controllo dei rischi, ma non sempre comportano maggiori rendimenti, anzi, in diversi casi comportano anche delle limitazioni e dei vincoli sotto cui assoggettarsi. (Risposta molto sintetica) 14. Frontiera efficiente. Per frontiera efficiente indichiamo un qualsiasi insieme di portafogli che soddisfano un criterio di razionalità di investimento basato sul principio di media-varianza, secondo il quale l'investitore medio è disposto ad investire su attività che comportano la massimizzazione del proprio rendimento è la minimizzazione del rischio annesso. Per frontiera efficiente, dunque, indichiamo il luogo dei portafogli caratterizzati da varianza minima e rendimento atteso elevato. 15. Problemi di stima del VaR La dimensione delle perdite: il VaR è una misura di rischio di tipo probabilistico che assume valori diversi in

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corrispondenza di differenti livelli di confidenza. Ciò che conta è la probabilità che la perdita effettiva ecceda il VaR. Se ciò accade, il modello non fornisce alcuna informazione circa la dimensione di tale eccedenza. La mancata subadditività: il rischio di un portafoglio non deve risultare superiore alla somma dei rischi delle singole posizioni. È possibile che il VaR non rispetti tale requisito (problema che non si verifica mai se il VaR è calcolato in modo parametrico). Questo, infine, significa che la diversificazione non riduce necessariamente il rischio. 16. Beta inferiore e superiore a uno. Titoli aggressivi: valore di beta maggiore a 1, tali titoli sono soggetti a variazione dei rendimenti più che proporzionali rispetto al rendimento dell'indice di mercato. Titoli difensivi: caratterizzati da un valore di beta compreso tra zero e uno. Il rendimento di tali titoli varia sempre nella stessa direzione del rendimento dell'indice di mercato, ma palesando variazioni meno che proporzionali rispetto a quelli dell'indice. 17. Portafoglio e frontiera efficiente con e senza risk free. Nel caso di una frontiera efficiente con possibilità di investire e chiedere a prestito ad un tasso risk free, avremo il CAPM con le relative implicazioni. Nel caso eliminiamo l'ipotesi di investire e prendere a prestito a un medesimo tasso risk free, allora in questo caso ci troveremo nell'ottima del CAPM zero-beta, per cui non è più possibile ricavare la CML e vi sarebbero in questo caso, graficamente, due rette tangenti diverse da considerare: una con intercetta apri al l'investimento risk free, l'altra con un intercetta superiore è pari al tasso a cui è possibile ottenere finanziamenti. In questo modo,m potremmo costruire le combinazioni efficienti di portafogli rischiosi e indebitamento. 18. Come deve essere il portafoglio di equilibrio zero beta e perché? Il rendimento atteso sarà dato da: rendimento del portafoglio zero beta più beta che moltiplica la differenza tra il rendimento atteso di mercato e il rendimento atteso di zero beta. L'intercetta della SML sarà più elevata rispetto al normale e la sua inclinazione minore. Il rendimento atteso di portafoglio zero beta è costruito in modo tale che il suo rendimento abbia correlazione nulla rispetto al rendimento del portafoglio di mercato (e quindi avrà beta uguale a zero). 19. Definire il beta e la sua rilevanza. Il coefficiente beta rappresenta la misura del solo rischio sistematico del titolo o del portafoglio stesso. Risulta dal prodotto di una misura del rischio totale p, dato dal rapporto della dev del titolo è la dev del mercato, e il coefficiente di correlazione. In altri termini, misura la variazione che un titolo assume rispetto alle variazioni del mercato. 20. Quando si può applicare il VaR parametrico? Il VaR parametrico è applicato quando si ipotizza che la distribuzione dei rendimenti dei fattori di rischio del mercato sia una distribuzione normale; inoltre, il movimento del valore del portafoglio sia una combinazione lineare dei movimenti dei titoli che lo compongono.

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Gestione e controllo del rischio nell’intermediazione finanziaria (II

parte)

1. Rischio legato alle azioni. Il rischio legato alle azioni è il rischio di prezzo: si manifesta quando, a parità di tutte le altre condizioni, il valore di mercato degli strumenti in portafoglio è sensibile all'andamento dei mercati azionari. 2. Come ci si copre dal rischio sulle azioni? Un investitore con orizzonte temporale di medio/lungo periodo può coprire il proprio portafoglio azionario dalle fluttuazioni dei mercati assumendo una posizione ribassista/rialzista attraverso contratti futures. Tutto ciò, tenendo conto del beta, che, come sappiamo, è l'indicatore di rischio dei titoli azionari. Il gestore tenderà ad avere un beta superiore ad 1 (titoli aggressivi) nel caso di aspettative di rialzo del mercato, e beta inferiore a 1 nel caso opposto. 3. Quali sono le strategie che si possono perseguire in termini di ottimizzazione del portafoglio attivo e passivo in caso di rialzo dei tassi, specificando le variabili obiettivo che si possono prendere in considerazione? Un duration gap nullo rende la banca immune dalle variazione dei tassi di mercato in rialzo e in ribasso, nel senso che le stesse variazioni non hanno alcun effetto sul valore di mercato del suo patrimonio. 4. Descrivere il rischio di mercato e le modalità di misurazione. Il rischio di mercato è la probabilità di ottenere dalle operazioni di negoziazione in strumenti finanziari un rendimento diverso da quello atteso. In particolare rappresenta la perdita di una posizione o di un portafoglio di titoli, in seguito alle variazioni delle variabili di mercato, che possono essere: rischio di interesse, di cambio, azionario e commodity. La modalità di misurazione è descritta dal VaR che identifica i diversi fattori di rischio del mercato consentendo di aggregare e confrontare tali parametri. 5. Problemi di stima del VaR La dimensione delle perdite: il VaR è una misura di rischio di tipo probabilistico che assume valori diversi in corrispondenza di differenti livelli di confidenza. Ciò che conta è la probabilità che la perdita effettiva ecceda il VaR. Se ciò accade, il modello non fornisce alcuna informazione circa la dimensione di tale eccedenza. La mancata subadditività: il rischio di un portafoglio non deve risultare superiore alla somma dei rischi delle singole posizioni. È possibile che il VaR non rispetti tale requisito (problema che non si verifica mai se il VaR è calcolato in modo parametrico). Questo, infine, significa che la diversificazione non riduce necessariamente il rischio. 6. Cos'è un future? A quali rischi si espone la vendita di un future short position? Un future è un contratto mediante il quale due controparti stabiliscono di scambiarsi una determinata quantità sottostante a una specifica data futura ad un prezzo prefissato al momento della stipula del contratto. I rischi annessi al future short position sono quelli di un rialzo del prezzo dell'attività sottostante in maniera sproporzionata. Questo significa che un movimento dei prezzi di mercato del sottostante relativamente piccolo avrà un impatto proporzionalmente più elevato sul margine che, nel caso di movimento sfavorevole rispetto al segno della posizione dell'investitore, potrà andare pressochè interamente perduto. 7. Si illustri la strategia di copertura del rischio di prezzo nell'ipotesi di detenzione di un portafoglio che replichi l'Sp.Mib Nel caso di titoli obbligazionario, per cui la variazione del prezzo è causata dai tassi di interesse, è sufficiente

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costruire un portafoglio in grado di seguire l'andamento del benchmark assicurandosi che la MDp sia sempre in linea con quella del benchmark. 8. Rischio operativo: variabili previste in Basilea 2. Il rischio operativo è definito come le perdite derivanti l'inadeguatezza o la disfunzione di procedure, risorse umane e sistemi interni, oppure eventi esogeni. Le variabili previste dal Basilea 2 sono: indicatore di base, a cui si applica il 15% al valore degli ultimi 3 anni del MID; approccio standard, applicando un coefficiente beta diverso per ogni business line; approccio avanzato, che prevede metodologie interne alla banca. 9. Qual è l'indicatore di rischiosità di un portafoglio? il VaR, in quanto tiene in considerazione la correlazione tra i diversi strumenti finanziari e la probabilità che si realizzino determinati scenari di rendimento. Il VaR è definito come la misura della massima perdita “potenziale” (cioè non certa) che un portafoglio può subire con una certa probabilità su un determinato orizzonte temporale. 10. Individua due strategie di copertura. I contratti di opzione sono contratti particolari che consentono di soddisfare le esigenze del risparmiatore piu' avverso al rischio. Permettono infatti di prendere posizioni al ribasso o al rialzo, limitando il rischio assunto ma non i profitti potenziali. Una copertura lunga/corta mediante futures è appropriata quando si sa di dover acquistare/vendere un’attività in futuro e si vuole bloccare il prezzo di acquisto/vendita. 11. Cos'è il daily earning at risk e dove trova la sua applicazione? L'earning at risk risk è una metodologia per la misura del capitale a rischio, basata sulla volatilità degli utili invece che sulla volatilità del lavoro di mercato degli attivi, procedendo secondo un approccio storico o parametrico. Trova sua larga applicazione nella problematica dell'allocazione del capitale. 12. Quali sono gli indicatori di performance corretti per il rischio è le modalità con la quale possono essere utilizzati nella selezione delle attività di investimento? Gli indicatori sono l'indice di Sharpe, l'indice di Treynor, l'indice di Sortino, l'information ratio. I primi tre vengono calcolati in base al rendimento in eccesso rispetto al rendimento del tasso risk free, rapportato a differenti misure: deviazione standard, beta, downside risk. Information ratio invece si differenzia perché fa riferimento al rendimento e a rischio relativi rispetto al benchmark. 13. Si descriva una struttura di hedging del rischio di prezzo nell'ipotesi di detenzione di un portafoglio obbligazionario. Un'operazione di hedging si realizza solitamente mediante l'acquisto o la cessione di uno o più contratti il cui valore sia legato alla stessa fonte di rischio che condiziona il valore della posizione da coprire. Tali contratti vengono definiti strumenti derivati perche’ sono dei titoli il cui prezzo è basato sul valore di mercato di altri beni. Tra tali strumenti quelli piu’ adoperati per le pratiche di copertura sono i future e le opzioni. 14. L'ampliamento dei coefficienti patrimoniali riduce l'esposizione al rischio degli intermediari finanziari? Le metodologie utilizzate da Basilea 2 sono anche nel ridurre l'esposizione al rischio, pari al 100% dell'esposizione corrente, più 75% di eventuali margini disponibili su linee di credito non prontamente revocabili. 15. Differenza tra trading book e banking book e rischio annesso. Il banking book, è una delle due categorie in cui rientrano le attività degli enti finanziari. Le attività che non sono contenute nel banking book vengono riferite al portafoglio di negoziazione, generalmente denominato trading book. In particolare, il banking book consiste in un portafoglio di proprietà in cui sono detenute partecipazioni di natura strategica o verso controparti con le quali vi è una relazione di lungo periodo.

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Il rischio del banking book è quello di non poter far fronte agli impegni di pagamento in maniera tempestiva. Il rischio del trading book è inerente al fatto che i nuovi ordine di acquisto o di vendita esercito o una variazione negativa di prezzi. 16. CreditMetrics Metodologia per il calcolo del value at risk (VAR) connesso ad esposizioni di natura creditizia. Tale modello rientra fra i più diffusi sistemi di credit risk management, volti a definire una composizione del portafoglio prestiti coerente con la combinazione rischio-rendimento atteso desiderata dall’intermediario e quindi con una più efficiente allocazione del capitale. Il valore a rischio di credito, in particolare, varia al variare della qualità associata ai crediti presenti in portafoglio, generando spostamenti dei singoli crediti (migrations), fra le tre principali classi individuate (il dissesto finanziario, l’up-grading ossia il miglioramento del rating associato al credito e il down-grading ovvero il peggioramento della qualità associata al singolo prestito). 17. Loss given default (LGD) è una misura del rischio di recupero, una delle componenti del rischio di credito identificata dall'accordo di Basilea II ed utilizzata per il calcolo del Capitale di vigilanza. Esso si riferisce alla percentuale di credito che, in caso di insolvenza, non è possibile recuperare, ed è espresso come la differenza tra il valore del credito al momento del default ed il valore del credito recuperato, al netto dei costi legali e amministrativi sostenuti per il recupero e del costo finanziario del tempo intercorso tra il verificarsi dello stato di default e il recupero effettivo. 18. Rischio di cambio e qual è l'indicatore che meglio lo rappresenta? Il rischio di cambio è un tipo di rischio di mercato relativo alla possibilità che variazioni dei tassi di cambio tra due valute portino ad una perdita del potere d'acquisto della moneta detenuta e alla conseguente perdita di valore dei crediti. L'indicatore che meglio lo rappresenta è il VaR, calcolato assumendo tre posizioni differenti sensibili w tre fattori diversi di mercato: tasso di cambio, tassi di interesse delle due valute. 19. Come cambia il ruolo da Basilea 1 a Basilea 2 Basilea 2 integra e supera Basilea 1 in quanto per la prima volta vengono considerati anche il rischio operativo, il rischio di mercato e il rischio di credito. Inoltre, si dà rafforzamento alla disciplina esercitata dal mercato dei capitali, che può punire le banche troppo rischiose attraverso, per esempio, un aumento del costo del debito. 20. Coefficienti patrimoniali e vigilanza prudenziale La vigilanza prudenziale è basata sull’assunto che il conformarsi a un certo standard di capitale e a certi coefficienti di bilancio può diminuire il rischio e i costi di insolvenza. Gli strumenti della vigilanza prudenziale sono principalmente le regole sul patrimonio di vigilanza, sul coefficiente di solvibilità (per il rischio di credito), sui requisiti patrimoniali sui rischi di mercato. 21. Immunizzazione Tecnica di copertura che permette di rendere il valore di un portafoglio insensibile rispetto a variazioni di determinati fattori di rischio. Per conseguire un rendimento certo su un dato orizzonte temporale, bisognerebbe detenere il titolo (holding period) per lo stesso ammontare di tempo corrispondente alla duration modificata, spiegato dal duplice effetto della variazione dei tassi di interesse che produce sul valore di un titolo obbligazionario e sul reinvestimento dei flussi da esso prodotti. 22. Ruolo delle autorità di vigilanza Le autorità di vigilanza, nel secondo pilastro, sono chiamate a monitorare costantemente l'adeguatezza dei livelli di capitalizzazione rispetto ai rischi e a valutare la coerenza delle politiche gestionali messe in campo dalle banche per rispettare i principi della normativa.

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23. Metodo standardizzato e metodo basato sul rating interno. Nel metodo avanzato le banche possono utilizzare direttamente le proprie stime, oltre che di PD, anche di perdita in caso di default (LGD), il fattore di conversione creditizia CCF o la maturity (M); nel metodo di base, solo la probabilità di default (PD). Tra i benefici per le banche relativi all’applicazione di tali metodologie in alternativa allo standard approach vi sono il maggior sfruttamento del vantaggio informativo delle banche, il perfezionamento delle tecniche di gestione del rischio che risultano da precise responsabilità poste in capo al management, la possibilità per i vertici aziendali di gestire in modo più informato la politica creditizia delle banche. 24. ROE e RAROC IL ROE è un indice di redditività del capitale proprio, ed indica i risultati economici dell'azienda. Il RAROC è un indice che rappresenta una misura di performance ottenuta dal rapporto tra il rendimento atteso da un'attività aggiustato per i rischi e il capitale impiegato per finanziare l'attività stessa. 25. Rischio liquidità e il suo indicatore. Si definisce rischio di liquidità il rischio che la banca non riesca a far fronte ai propri impegni di pagamento quando essi giungono a scadenza (funding liquidity risk). Normalmente la banca è in grado di fronteggiare le proprie uscite di cassa mediante i flussi in entrata, le attività prontamente liquidabili e la propria capacità di ottenere credito. Per quanto riguarda in particolare le attività prontamente liquidabili, può accadere che sui mercati si manifestino tensioni che ne rendano difficoltosa (o addirittura impossibile) la vendita o l’utilizzo come garanzia in cambio di fondi; da questo punto di vista, il rischio di liquidità della banca è strettamente legato alle condizioni di liquidità del mercato (market liquidity risk). Indicatore: è possibile misurarlo attraverso la cash capital position, basate su grandezze patrimoniali; oppure suddividere lungo un maturity ladder i flussi di cassa futuri, per verificare l'adeguatezza degli introiti attesi rispetto alle prevedibili uscite di cassa. 26. Matrice di transizione Tabella utilizzata dalle principali agenzie di rating internazionali per verificare le variazioni di rating (rating migration), ossia la frequenza con cui le imprese delle diverse classi migrano verso altre, o rimangono in quella di partenza. 27. Expected default frequency Frequenza di default attesa, ovvero PD. 28. Il rialzo dei tassi è conveniente e per una banca? No, la banca detiene attività sensibili di breve periodo e passività sensibili di lungo periodo, per cui modificare al rialzo i tassi di interesse, comporta per la banca variazioni in termini di costi. 29. Il rischio di interesse Le variazioni dei tassi di interesse esercitano i propri effetti sui risultati economici in 2 modi: per effetto delle variazioni che subiscono i flussi di interessi attivi e passivi, per effetto delle variazioni che subiscono i valori di mercato di attività e delle passività. 30. Rischio di tasso di interesse metodo reddituale Il modello del repricing gap è un modello reddituale, opposto all'approccio patrimoniale del duration gap, calcola il gap come differenza fra attività e passività sensibili entro un certo orizzonte temporale. Una politica di immunizzazione prevede che i gap marginali di ogni periodo siano nulli. Il modello soffre di alcuni limiti: ipotesi di variazioni uniformi dei tassi attivi e passivi, trattamento delle poste a vista, mancata considerazione degli effetti di variazione dei tassi sui valori di mercato. Il tutto si risolve con il gap standardizzato, che tiene in considerazione della diversa sensibilità dell'atto o è del passivo. 31. Duration gap Modello di tipo patrimoniale o approccio dei valori di mercato: ΔVME=−(DMA −LEV��DMP)��VMA��Δi data da

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tre elementi che sono il valore di mercato dell'arrivo, la dimensione della variazione dei tassi di interesse, la differenza fra duration modificata dell'arrivo è quella del passivo, corretta per la leva finanziaria (LAGD leverage adjusted duration gap). 32. Problemi rating interno Rischio di cattura regolamentare: le autorità dopo aver condiviso con la banca i suoi modelli, richiedendo cambiamenti e approvandone in modo formale la struttura finale, potrebbero essere meno libere di segnalare in futuro gli errori di strumenti che esse stesse hanno concorso a disegnare. Inoltre, l'altro limite è legato al fattore di sicurezza F pari al 3%: se l'approccio conduce a stime del requisito patrimoniale superiori a quelle previste dal l'approccio standard, viene a mancare un forte incentivo per la sua adozione da parte delle banche. 33. Rischio di credito È la possibilità che una variazione inattesa del merito creditizio di una controparte generi una corrispondente variazione inattesa del valore della relativa esposizione creditizia. La perdita attesa è data dall'EAD, LGD e PD. Il rischio di credito può avere varie tipologie: insolvenza, migrazione, spread, recupero, esposizione, Paese. 34. Rating validation Contingency table divide le imprese accettabili da quelle a rischio di default creando una matrice di 4 fattori da cui si può ricavare la sensitivity (percentuale di imprese insolventi correttamente di ticpficate); specificity (imprese sane correttamente identificate); errore Alfa (imprese insolventi identificate sane); errore beta (imprese sane classificate insolventi) Curva ROC Curva AUROC Indice di Gini 35. PortfolioManager Integra il CreditMetrics ma lo supera: i default vengono spiegati sulla base di un modello economico e non solo sull'esperienza passata. 36. CreditPortfolioView Le matrici di transizione utilizzate nel modello di CreditMetrics dovrebbero essere corrette a seconda della fase corrente del ciclo economico. Durante le fasi di crescita, è possibile trovare con più frequenza migrazioni verso classi migliori; verso fasi di decrescita, il contrario. 37. Cretitrisk+ Approccio attuariale secondo cui le variabili fondamentali sono la frequenza e il pagamento del sinistro in riferimento alle compagnie assicurative. Descrive la distribuzione di probabilità del numero di insolvenze future ricorrendo alla Poisson e, in caso di insolvenza, la banca accusa una perdita pari al valore dell'esposizione diminuito dell'importo recuperato. 38. VaR marginale Esso è calcolato come differenza fra il VaR complessivo del portafoglio e il VaR del portafoglio ricalcolato escludendo l'esposizione in questione. Indica in che misura quel l'esposizione contribuisce ad accrescere il rischio del portafoglio nel momento in cui viene aggiunta alle esposizioni già esistenti. Se l'esposizione è scarsamente correlata alle precedenti allora il suo VaR marginale sarà probabilmente molto contenuto. Se non diversifica bene il portafoglio invece sarà consistente. 39. Rischio operativo Le variabili per calcolare il VaR sul rischio operativo sono principalmente la gravità e la frequenza dei singoli eventi di rischio, che se combinate fra loro, si può ottenere una distribuzione delle perdite su un certo orizzonte temporale.

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