Valutazione neuropsicologica dell'adulto., Schemi riassuntivi di Neuroscienze. Università degli Studi di Pavia
Martamercandelli
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Valutazione neuropsicologica dell'adulto., Schemi riassuntivi di Neuroscienze. Università degli Studi di Pavia

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Riassunto del capitolo 1 e capitolo 2 del libro Valutazione neuropsicologica dell'adulto.
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Valutazione neuropsicologia dell'adulto

Neuropsicologia clinica e forense MANUALE DI VALUTAZIONE NEUROPSICOLOGICA DELL’ADULTO

Capitolo 1: Neuropsicologia e neuroscienze cognitive

Neuropsicologia -> disciplina: • studia la relazione tra danni cerebrali e funzioni cognitive superiori • partendo dalla condizione patologica, trae inferenze sulla funzione normale nel tentativo

di costruire dei modelli del funzionamento cognitivo che aiutino la comprensione e la gestione delle condizioni cliniche -> se la lesione di una particolare area cerebrale ha provocato un determinato deficit allora quella parte di cervello è coinvolta o è necessaria a sostenere la funzione normale.

Scopo: descrivere e definire i disordini conseguenti alla lesione cerebrale e indicare i percorsi diagnostici e i trattamenti terapeutici e riabilitativi.

Primi neurospicologici (diagrammisti) -> merito di avere intuito che i danni cerebrali possono aiutare a chiarire l’organizzazione del sistema cognitivo. Metodo classico (valutazione di singoli casi clinici) + nuovi approcci metodologici -> portano alla decisione di valutare gruppi di pazienti selezionati sulla base di determinati criteri di inclusione, stabiliti a priori. Questo permette di individuare e caratterizzare con maggiore oggettività e replicabili le principali sindromi neuropsicologiche e le più frequenti associazioni anatomofunzionali. Vantaggio approccio neuropsicologico per studio delle basi neurali del sistema cognitivo - > la lesione cerebrale, provocando conseguenze comportamentali controintuitive, può svelare aspetti e sottocomponenti del sistema che lo studio di cervelli e prestazioni normali non riesce a cogliere.

Disordini simili possono essere osservati per danni a regioni cerebrali diverse -> una data funzione non è localizzata in una singola area ma la regione danneggiata, è parte di un circuito costituito da diversi centri cortico-sottocorticali collegati tra loro da fasci di sostanza bianca. Funzione -> risulta dalla cooperazione di parti del cervello specifiche ma differenti.

Neuropsicologia e neuroscienza cognitiva Neuropsicologia -> è parte di un complesso di discipline indicate con l’espressione “neuroscienza cognitiva” (anni ’70, coniata da Cazzaniga e Miller): mirano a capire come il cervello lavora e come la sua struttura e il suo funzionamento influenzino il comportamento e diano origine alla mente. Scopo -> uguale a quello della neuropsicologia sperimentale: studiare e chiarire le basi neurali dei processi cognitivi.

Storia del rapporto tra neurospicologia e neuroscienza cognitiva

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- 1600 -> inizio neuroscienza cognitiva; Thomas Willis colse per primo il legame tra comportamento umano e strutture cerebrali seguendo i pazienti nel percorso di malattia e facendo autopsie.

- Dopo un secolo -> Franz Joseph Gall ipotizzò che: • determinate aree del cervello ospitano specifiche capacità cognitive • l’estensione delle aree cerebrali è modulata dall’uso che un soggetto fa di una specifica

capacità (più si utilizza una certa area per compiere un dato compito cognitivo, più quell’area s’ingrandisce)

• possibilità di prerogative dinamiche e di plasticità del cervello.

- Marie-Jean Pierre Flourens -> mise in crisi le osservazioni di Gall; non osservò la stessa relazione per funzioni cerebrali più “cognitive”. Concluse che queste funzioni sono distribuite nelle diverse aree cerebrali e che tutto il cervello partecipa alla loro realizzazione.

- John Hughlings Jackson -> localizzazionismo: nella corteccia motoria c’è una rappresentazione tipografica della periferia muscolare; i disturbi visuopercettivi sono più frequenti per lesioni dell’emisfero destro.

- 1861 -> Broca: descrive i risultati dell’autopsia di un paziente che, pur mantenendo una buona comprensione, non pronunciava più nessuna parola. Lesione da sifilide al piede della terza circonvoluzione frontale di sinistra -> Area di Broca o area 44. Il danno poteva essere messo in relazione non solo con uno specifico dominio cognitivo ma con uno specifico deficit all’interno di un dominio cognitivo. Nasce la neuropsicologia scientifica.

Metodi in neuropsicologia e neuroscienza cognitiva Neurospicologia cognitiva ha come sua parte integrante per lo studio del rapporto mente- cervello -> approccio clinico che trae inferenze sulla funzione normale. Assunzione principale: il sistema ha caratteristiche modulari -> ci sono aree discrete discrete del cervello che in modo esclusivo rappresentano le basi neurali di una specifica e limitata funzione cognitiva. Metodo delle dissociazioni per trarre inferenze -> poiché le capacità cognitive sarebbero rappresentate nel cervello in modo discreto, una lesione focale del cervello dovrebbe danneggiare una sottocomponente del sistema lasciando intatte le altre e producendo dissociazioni tra prestazioni che dipendono da diversi sistemi anatomo-funzionali. Metodo delle doppie dissociazioni -> ha permesso di stabilire alcune delle principali conoscenze sulla struttura del sistema cognitivo e sulle relazioni tra i suoi diversi nuclei funzionali.

Ancora oggi la neuropsicologia si avvale dello studio di gruppi di pazienti che vengono selezionati seguendo due approcci principali, la cui scelta dipende dalla domanda di ricerca che lo studioso si pone:

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1. Selezione del campione sulla base del danno anatomico -> sono ammessi alla ricerca tutti i pazienti che condividono le caratteristiche lesionali, a prescindere dai sintomi cognitivi e/o dai deficit sensomotori che presentano. Questo approccio risponde alla domanda generica sulle funzioni dell’area danneggiata e permette di trarre correlazioni anatomo-cliniche qualora si osservi un certo comportamento. Limite -> a volte è possibile osservare lo stesso comportamento anche quando un’altra area è danneggiata.

2. Selezione del campione sulla base del sintomo che si sviluppa dopo la lesione -> prescindendo dalla sede lesione, sono ammessi alla ricerca tutti i pazienti che presentano un preciso deficit cognitivo-comportamentale. Utile se si vogliono studiare le caratteristiche cognitive intrinseche del deficit, la sua conformazione e le eventuali compromissioni co-occorrenti. Limite -> non si possono trarre correlazioni anatomo-cliniche definitive poiché i casi negativi (non presentano il sintomo studiato ma la lesione corrisponde alle lesioni riscontrate quando il deficit è presente) non vengono inclusi nel campione oggetti di studio.

Tecniche di neuroimmagine strutturale -> permettono una precisa e netta definizione delle caratteristiche e dei confini topografici delle lesioni cerebrali. • Tomografia assiale computerizzata (TAC) • Risonanza magnetica (RM)

Tecniche di neuroimmagine funzionali -> identificano aree che sono poco funzionanti o silenti in seguito alla lesione; basandosi sul principio di attivazione cerebrale, hanno permesso di studiare la relazione anatomo-funzionale nei cervelli normali: • Tomografia a emissione di positroni (PET) • Risonanza magnetica funzionale (fMRI)

Stimolazione cerebrale -> consente di attivare/deattivare sistemi neuronali specifici e di vederne le conseguenze sia comportamentali che fisiologiche: • Stimolazione magnetica transcranica (TMS) • Stimolazione transcranica a corrente diretta (t-DCS).

Sia nella neuropsicologia sperimentale che nella neuropsicologia clinica, l’aspetto principale per la valutazione del paziente è la scelta del compito o del test da proporre. Contesti sperimentali -> richieste comportamentali variano in relazione al quesito teorico che ci si pone e i diversi pazienti sono sottoposti allo stesso paradigma. Neuropsicologia cognitiva -> la valutazione tende a definire e ad inquadrare i problemi cognitivo-comportamentali di un preciso paziente per contribuire alla diagnosi e per suggerire metodi di intervento.

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Capitolo 2 La valutazione neuropsicologica: aspetti metodologici ed etici Dal momento che la pratica professionale ha a che vedere con popolazioni fragili (minori, anziani e persone cognitivamente compromesse) è necessario identificare modalità operative adeguate ispirandosi a linee guida esistenti. Shane Bush -> modello etico-decisionale: la cui applicazione può assistere il neuropsicologo nei conflitti connessi alla pratica clinica, a garantire la miglior professionalità ed evitare comportamento non ispirati all’etica biomedica e psicologica.

Nelle linee guida pratiche per la conduzione dell’esame e della consulenza neuropsicologica dell’AACN si fa riferimento agli aspetti etici collegati:

•consenso informato •esame su richiesta di terzi •protezione della documentazione testistica •valutazione delle minoranze etniche e culturali.

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Prerequisiti: formazione e competenza professionale Le responsabilità professionali nel neuropsicologo sono: 1. Privilegiare la priorità dell’interesse del paziente; 2. Acquisire e mantenere un’adeguata competenza professionale; 3. Adottare elevati standard etici. Competenza professionale -> cardine; senza le conoscenze e le competenze necessarie per rispondere in modo appropriato alle richieste di prestazioni neuropsicologiche, gli altri requisiti appaiono irrilevanti.

L’esercizio della neuropsicologia richiede: • Solide basi scientifiche -> chi esercita la pratica deve dimostrare di aver fatto un percorso

formativo che documenti il possesso di adeguata cultura e professionalità in ambito neuropsicologico; deve avere maturato conoscenze teoriche, scientifiche e professionali nel campo dei disordini cognitivi ed emotivo-motivazionali associati a lesioni/disfunzioni del sistema nervoso nelle varie epoche di vita.

Rigorosa osservazione di regole metodologiche -> il neuropsicologo esperto deve sapere utilizzare metodologie d’intervento in linea con le migliori evidenze scientifiche. E’ metodologicamente corretta una procedura che rispetti una criteriologia scientifica ben definita e confrontabile, basata su principi verificabili di acquisizione, analisi e interpretazione di dati e fondata su tecniche ripetibili e controllabili.

Aderenza a principi etici -> obbligo di chiarire quali affermazioni contenute in una consulenza godono di copertura scientifica e quali no.

Competenza professionale -> il neuropsicologo esperto deve essere in grado di dimostrare la propria specifica competenza nel settore e di produrre una documentazione sulla sua specifica esperienza nel campo di applicazione.

Capacità clinica di valutazione globale del paziente -> comunicare le proprie qualifiche e credenziali in modo comprensibile e non fuorviante.

Condotta d’esame La valutazione neuropsicologica procede per fasi consequenziali: 1. Ricevimento della richiesta 2. Colloquio preliminare 3. Scelta del test più indicato 4. Valutazione propriamente detta 5. Siglatura 6. Refertazione.

La valutazione neuropsicologica ha come obiettivo la migliore prestazione ottenibile dal paziente; è quindi opportuno favorire la massima collaborazione e concentrazione da parte del paziente. Primo punto di attenzione -> setting d’esame: deve essere confortevole, luminoso, contenere il minore numero possibile di oggetti che possano fungere da fattori distraenti. Il paziente deve essere messo a proprio agio, seduto in modo confortevole, con fonti di luce che non creino difficoltà nella visione.

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Il paziente deve essere messo nelle migliori condizioni per rendere la sua prestazione ottimale.

Colloquio preliminare -> momento critico in cui è opportuno verificare le modalità di invio.

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