Il romanzo e la novella in Francia - Appunti di letteratura, Notas de estudo de História. Giacomo Leopardi
msa
msa
Questo è un documento Store
messo in vendita da msa
e scaricabile solo a pagamento

Il romanzo e la novella in Francia - Appunti di letteratura, Notas de estudo de História. Giacomo Leopardi

4 páginas
42Número de visitas
Descrição
Appunti sul romanzo e la novella in Francia: Flaubert, Zola, Goncourt, Daudet, Maupassant. Riassunti di letteratura.
2.99
Prezzo del documento
Baixar o documento
Questo documento è messo in vendita dall'utente msa: potrai scaricarlo in formato digitale subito dopo averlo acquistato! Più dettagli
Pré-visualização1 página / 4
Esta é apenas uma pré-visualização
1 mostrado em 4 páginas
Baixar o documento
Esta é apenas uma pré-visualização
1 mostrado em 4 páginas
Baixar o documento
IL ROMANZO E LA NOVELLA IN FRANCIA.wps

IL ROMANZO E LA NOVELLA IN FRANCIA: FLAUBERT, ZOLA, GONCOURT, DAUDET MAUPASSANT.

Nella seconda metà del 1800 la Francia è il paese-guida sia nella narrativa che nella poesia. Nel romanzo la linea realista di Balzac e di Stendhal continua anche dopo il 1848, seppure in forme diverse, che ora privilegiano la descrizione e l’impersonalità. Precisione scientifica e amore per la perfezione stilistica costituiscono i tratti fondamentali della ricerca letteraria di Gustave Flaubert che fu l’autore di molte opere tra cui le più famose risultano essere “Madame Bovary”, “Salammbô” e “L’educazione sentimentale”. Gli ultimi sei anni della sua vita furono dedicati alla rielaborazione delle opere “Tre racconti” e “Bouvard et Pécuchet”.

Flaubert aveva dato il suo contributo alla teoria Realistica in una lettura del suo più grande capolavoro “Madame Bovary” in cui l’autore afferma di aver cercato di seguire con un “metodo impietoso, la precisione delle scienze naturali” e di conseguenza, di essere ispirato ad un ideale di impersonalità consistente in questo concetto: “Non bisogna scrivere di sé. L’artista deve essere nella sua opera come lo è stato Dio nella creazione del mondo, invisibile ed onnipotente; si deve sentire ovunque ma non si deve vedere.” In Flaubert la ricerca dell’impersonalità risponde ad un criterio rigorosamente stilistico, di freddezza e di chiarezza rappresentativa: per lui ideale supremo è l’Arte e non la scienza; ed è ciò che lo distingue dai Naturalisti. Nell’impersonalità flaubertiana c’e’ un’esigenza antiromantica; egli, formatosi in età romantica, deve castigaredentro di sé questo tipo di formazione, lo fa sia sul piano dei contenuti sia su quello della forma. Il contenuto non deve essere mai soggettivo né porre in primo piano l’elemento emotivo e passionale; la forma deve essere oggettiva e distaccata. La ricerca antiromantica ha in Flaubert una componente masochistica in quanto egli vuole colpire e distruggere una parte di sé e si può capire il motivo per il quale ha dichiarato che “Madame Bovary sono io”. Da un lato vuole annientare il carattere velleitario, fantastico e sognante del Romanticismo proiettandolo nella figura di Madame Bovary; dall’altro fustiga in lei una parte di sé. Nello stesso tempo, il personaggio della donna, che si sente soffocare nell’ opaca vita borghese di provincia, gli serve per criticare l’ambiente volgare della borghesia. Il libro narra la vita di Emma che ha sposato un mediocre medico di provincia, Carlo Bovary. Insoddisfatta della vita che la circonda, disgustata dai personaggi come il farmacista Homais (un democratico esaltatore del progresso) o come il prete reazionario del paese Bournisien, si innamora di un’anima gemella, un giovane sognatore Léon, che però dovrà partire presto e lasciare così il paese. A questo punto la donna cade nelle braccia di un ricco proprietario, Rodolphe, che la seduce nella scena dei comizi agricoli. Delusa dall’amante, cerca e trova di nuovo Léon che conduce una vita dispendiosa ed infine cade nelle mani di un usuraio. L’unica

soluzione che appare a Emma è il suicidio per veleno. Anche il marito, sconvolto dal dolore, morirà, mentre il romanzo si conclude con il trionfo del personaggio più odioso, il farmacista Homais che riceve la Legion d’onore. Dopo il romanzo “Salammbô”, ambientato nell’antica Cartagine durante la Rivolta dei mercenari del III secolo a.C in cui prevalgono aspetti esotici, un altro grande romanzo di Flaubert è “L’educationsentimental” che narra la storia del giovane Frédéric Moreau che va a vivere a Parigi negli anni della rivoluzione del 1848 e della sua delusione successiva, segnata dalla repressione antioperaia. Frédéric non partecipando attivamente alla rivolta, ne condivide gli ideali, sogna di raggiungere la felicità con l’amore e vive gli avvenimenti storici lasciandosi condurre da essi, senza imporsi nella vita che gli scorre davanti in modo frammentario e sconnesso. Alla fine non gli restano che i ricordi delle occasioni perdute. La pagina finale del romanzo vede Frédérice un amicorimpiangere nostalgicamente la giovinezza e le scelte di vita che non hanno avuto il coraggio di compiere. Dei “Tre racconti” merita di essere ricordato “Un cuore semplice”, rappresentazione della vita quotidiana di una domesticaaffezionata e fedele, ma ritratta impietosamente in tutti i suoi limiti. Romanzo geniale e incompiuto è “Bouvard e Pécuchet”, storia della superiorità borghese, ne sono protagonisti due impiegati che scioccamente vorrebbero accumulare tutto lo scibile (conoscenze) umano; ben presto però la satira passa a colpire la stupidità del mondo contemporaneo.

Fratelli de Goncourt. Il passaggio dal Realismo al Naturalismo è percepibile a partire da “Germinie Lacerteux”, dei fratelli Edmond e Jules de Goncourt, esteti raffinati e storici che scrissero vari romanzi a quattro mani. Con “Germinie Lacerteux” prende avvio un interesse specifico per le classi popolari, studiate con rigore scientifico e viste soprattutto nelle loro degenerazioni patologiche. Ill libro narra la storia vera della donna di servizio dei due autori che, mentre era irreprensibile (impeccabile, infallibile) nella vita abituale, conduceva di nascosto un’esistenza viziosa che verrà alla luce solo dopo la sua morte. La prefazione al romanzo ha carattere di “manifesto”. Eguale importanza avrà diversi anni dopo la prefazione che Edmond de Goncourt (nel frattempo suo fratello Jules era morto) scriverà per l’opera “I fratelli Zemganno”. Essa influenzerà profondamente Verga che ne riecheggerà qualche passaggio nella “Prefazione ai Malavoglia”. Edmond de Goncourt ne sostiene infatti che è necessario, per uno scrittore naturalista, imparare a rappresentare la vita partendo dalle classi più basse, perché queste sono “semplici e poco complicate”; solo in un secondo momento sarà possibile risalire alle più elevate, costruite da persone fatte di sfumature e quindi molto più complicate e di più difficile rappresentazione.

Zola. Due anni dopo “Germinie Lecertuex” uscirà il primo grande romanzo naturalista di Emile ZolaThérèse Raquin, storia di due amanti” ( cioè la

storia di Teresa, moglie di Camillo Raquin e di Lorenzo) che uccidono il marito di lei e poi arrivano ad accusarsi a vicenda davanti alla vecchia Raquin, madre di Camillo, che non può denunciarli in quanto sorda e ormai muta. Subito dopo, Zola scrisse “Il ciclo dei Rougon-Macquart”, un’opera di 20 volumi: esso testimonia “la storia naturale e sociale” di una famiglia sotto il Secondo Impero la quale diventa la rappresentazione dell’intera società francese. Il primo romanzo si intitola “La fortuna dei Rougon”, l’ultimo “Il dottor Pascal”. Altri volumi importanti de “Il ciclo dei Rougon-Macquart” furono: ”L’ammazzatoio”, ambientato nella Parigi operaia, che descrive la degradazione umana tra alcolismo e miseria, “Germinale” che descrive le lotte dei minatori, “Nanà” che rappresentazione della società borghese. Zola si rifà ai principi teorici elaborati da Taine, da Darwin e dal Positivismo, cercando di applicare al romanzo gli stessi criteri scientifici e “sperimentali” che il fisiologo Bernard aveva applicato in medicina; di qui il titolo del manifesto teorico di Zola “Il romanzo sperimentale” . Lo studio diretto dei luoghi, dei costumi, degli ambienti sociali è dunque fondamentale nella sua ricerca artistica. Zola tende ad una scrittura oggettiva ed impersonale e a “far parlare il popolo”. Egli è un esempio di intellettuale democratico; non nascondendo la simpatia che nutre nei confronti delle classi popolari e non esita ad esporsi in prima persona, come accadde nell’affare Dreyfus, quando lo scrittore scende in campo a difendere l’ufficiale ebreo dall’accusa di spionaggio dagli ambienti militaristi e reazionari; in seguito a questo episodio (pubblicò infatti unì saggio intitolato “J’accuse..!”, contro la magistratura francese) Zola viene condannato a scontare un anno di carcere. L’impegno progressista di Zola restò senza seguito in Italia, dove i suoi seguaci veristi, come Verga, erano invece dei proprietari terrieri conservatori. Sui veristi italiani lo scrittore francese esercitò una profonda influenza di tipo stilistico-formale e tematico. Questi aspetti, impressionarono favorevolmente il maggior critico italiano Francesco De Sanctis: fu infatti la pubblicazione de “l’Ammazzatoio” a determinare sia il consenso del critico sia la svolta verista di Verga e Capuana. Ne “L’ammazatoio” Zola si è imposto di rappresentare la lingua del popolo; questo si percepisce dalla narrazione che segue il punto di vista del protagonista, la lavandaia Gervaise Macquart: le strade di Parigi sono descritte dall’ottica della donna che le osserva dalla finestra, e non da quella dello scrittore; l’esempio viene seguito da Verga, il quale applicherà il metodo di Zola in modo ancora più rigoroso. La materia stessa del romanzo affascinò i veristi italiani per la sua novità. Per la prima volta le masse popolari diventano protagoniste, portando sulla scena la loro miseria, la loro disperazione, ma anche il loro modo di vedere il mondo. Il titolo “L’ammazzatoio”, allude all’osteria che con l’alcool

abbruttisce e uccide operai e popolani.

Daudet. Aderì al Naturalismo anche Daudet, spirito molto diverso da Zola, più garbato e fantastico, non privo di umorismo, particolarmente evidente nella sua opera intitolata “Tartarin de Tarascon”, allegra caricatura dei francesi meridionali e vanitosi.

Maupassant. Il maggior novelliere francese della seconda metà dell’ 1800 fu Guy de Maupassant, il quale esercitò una profonda influenza sulla produzione novellistica europea fra Otto e Novecento. Colpito da una malattia ereditaria trasmessagli dal padre, che lo condurrà alla follia e alla morte precoce, svolse un’intesa attività artistica scrivendo circa trecento novelle(riunite in una decina di raccolte da La casa di Teiller a La mano sinistra) e sei romanzi. Più giovane di Zola, si sentì allievo di Flaubert di ci riprese la lezione di stile e la scrittura sobria ed impersonale. L’arte maupassantiana fu pessimistica, ai limiti del nichilismo (atteggiamento volto a negare in modo definitivo e radicale l'esistenza di qualsiasi verità oggettiva), che sottolinea continuamente il limite dell’uomo. La filosofia di Maupassant esclude qualsiasi mito (anche quello del progresso) e qualsiasi fede. Tuttavia non è priva di momenti di abbandono ad una vena di indiretto moralismo che induce l’autore a riscattare i momenti più bassi dell’esistenza, in cui i personaggi mediocri mostrano un momento di dignità. E’ così ne “I due amici” in cui due pacifici, ingenui pescatori domenicali vengono sorpresidaiprussiani e fucilati poiché si rifiutano di rivelare la parola d’ordine. Maupassantdescrive non solo Parigi ma anche, e soprattutto, i paesaggi e i contadini della natia Normandia, rappresentando la loro avarizia e superstizione. I principali romanzi di Maupassant, tra i quali ricordiamo “Una vita”, “Bel- Ami”, “Pierre et Jean”, “Forte come la morte” e “Il nostro cuore”. In particolare:

“Bel-Ami”, storia di un cinico arrampicatore sociale nel mondo del giornalismo e dell’alta finanza,

“Pierre et Jean”, romanzo psicologico su due fratelli improvvisamente divisi da un’eredità e dalla scoperta della loro origine adulterina.

Até o momento nenhum comentário
Esta é apenas uma pré-visualização
1 mostrado em 4 páginas
Baixar o documento