domande per la rilevazione della frequenza di diritto commerciale, Exercícios de Direito comercial. Università degli Studi di Genova
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domande per la rilevazione della frequenza di diritto commerciale, Exercícios de Direito comercial. Università degli Studi di Genova

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Dispense di diritto commerciale. Esercitazioni: domande per la rilevazione della frequenza di diritto commerciale (prof. Siri). Appunti di diritto commerciale.
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domande x rilevazione frequenza

1. Rilevazione n.01 lezione 23.09.2011

E’ imprenditore il proprietario di un’immobile quando lo utilizzi per svolgervi in proprio l’attività alberghiera?* Si, il proprietario di un’immobile quando lo utilizzi per svolgervi in proprio l’attività alberghiera è un imprenditore perchè offre un servizio ed è presente l'attività organizzata. E' necessario che questa attività sia inoltre abituale e non occasionale.

E’ attività imprenditoriale quella svolta da un ente pubblico che orienti la produzione di beni o l’erogazione di un servizio praticando prezzi che consentano di coprire i costi?* Si, l'attività svolta da un ente pubblico che orienti la produzione di beni o l’erogazione di un servizio praticando prezzi che consentano di coprire i costi è un'attività imprenditoriale perchè un'attività imprenditoriale, tra i vari requisiti richiesti, deve anche essere svolta con modalità tali da consentire almeno astrattamente la copertura dei

costi attraverso i ricavi.

E’ professionale l’attività di costruzione di un singolo immobile su un terreno precedentemente acquistato per poi rivendere le singole unità abitative?* Si, l’attività di costruzione di un singolo immobile su un terreno precedentemente acquistato per poi rivendere le singole unità abitative può essere considerata professionale anche se consiste in un unico affare. E' necessario però che l'attività sia complessa ed impieghi un apparato produttivo idoneo a escludere il

carattere dell'occasionalità.

È imprenditore chi costruisce un singolo immobile non destinato alla rivendita? * No, chi costruisce un singolo immobile non destinato alla rivendita non è imprenditore. Infatti, non è imprenditoriale l'attività che non viene almeno

parzialmente o potenzialmente destinata al mercato.

E’ imprenditore il musicista che organizza i propri concerti e commercializza le esibizioni?* Si, il musicista che organizza i propri concerti e commercializza le proprie esibizioni è un imprenditore perchè non svolge un'attività caratterista.

E’ imprenditore il medico che presta la sua attività in una casa di cura?* No, il medico che presta la sua attività in una casa di cura non è un imprenditore perchè svolge un'attività caratterista, e ciò indipendentemente

dall'eventuale organizzazione di fattori produttivi complessi.

2. Rilevazione n.02 lezioni 26.09-07.10.2011

Quale è l’eccezione allo statuto generale dell’imprenditore a cui il piccolo imprenditore è sottoposto? Il piccolo imprenditore è sottoposto allo statuto generale dell'imprenditore. Tuttavia è esonerato (anche se esercita attività commerciale) dalla tenuta delle scritture contabili e dall'assoggettamento alle

procedure concorsuali. Inoltre è soggetto all'iscrizione al registro delle imprese ma di regola con funzioni di pubblicità notizia.

L’impresa familiare Alfa, gestita da Tizio, viene dichiarata fallita. Quali soggetti della famiglia saranno esposti al fallimento? Se l'impresa familiare Alfa, gestita da Tizio, viene dichiarata fallita, l'unico soggetto esposto al fallimento sarà solamente Tizio. La legge prevede infatti che solo quest'ultimo, in quanto imprenditore, sarà responsabile con il proprio patrimonio dell'adempimento delle obbligazioni assunte dall'impresa, e solo questi sarà soggetto a fallimento in

caso di insolvenza. Quindi il fallimento dell'imprenditore non comporta il fallimento dei familiari partecipanti all'impresa.

L’impresa sociale Alfa produce in un determinato esercizio un avanzo dei ricavi sui costi. Come può impiegare tali utili? Se l'impresa sociale Alfa produce in un determinato esercizio un avanzo dei ricavi sui costi ha l’obbligo di reinvestire gli utili o gli avanzi di gestione nello svolgimento dell’attività istituzionale oppure per incrementare il patrimonio; ha inoltre il divieto di ridistribuire, anche in modo indiretto, utili e avanzi di gestione ad amministratori, soci, collaboratori o dipendenti, al fine di garantire il carattere non speculativo

della partecipazione all’attività dell’impresa.

Cosa accade quando non vi è spendita del nome dell’imprenditore? Quando non vi è la spendita del nome, i creditori dell'imprenditore occulto possono rivalersi sul prestanome e farlo anche dichiarare fallito, ma generalmente il suo patrimonio è irrisorio e quindi insufficiente a garantire il loro ristoro economico.

L'iscrizione nel registro delle imprese è condizione necessaria e sufficiente per l'acquisito della qualità di imprenditore commerciale? No, l'iscrizione nel registro delle imprese è condizione necessaria ma non sufficiente per l'acquisito della qualità di imprenditore commerciale. La qualità di imprenditore si acquista invece con l'effettivo inizio dell'attività d'impresa, non essendo sufficiente

l'iscrizione in albi o registri o nello stesso registro delle imprese.

L'inabilitato autorizzato alla continuazione dell'attività, deve compiere tutti gli atti d'impresa con il curatore?* No, l'inabilitato autorizzato alla continuazione dell'attività, non deve compiere tutti gli atti d'impresa con il curatore. L'inabilitato, infatti, esercita l'attività d'impresa personalmente, sia pur con l'assistenza del curatore per porre in essere gli atti di straordinaria

amministrazione.

3. Rilevazione n.03 lezioni 10.10-17.10.2011

L’ente pubblico Alfa, che esercita attività commerciale in via accessoria deve essere iscritto nel registro delle imprese? No, restano fuori dalla previsione dell'art 2201 c.c. gli enti pubblici che esercitano attività commerciali in via solo accessoria rispetto ad altra attività, di natura non economica, che ne costituiscono l'oggetto principale. è il caso dello Stato e degli altri Enti pubblici territoriali: le attività commerciali esercitate da questi enti, infatti, per quanto vaste e molteplici, si presentano come attività accessorie rispetto ai loro compiti istituzionali.

A quali effetti porta la tenuta irregolare delle scritture contabili? Le scritture contabili, se falsamente compilate o dolosamente distrutte, costituisono uno sppecifico illecito. Inoltre l'imprenditore che non tiene regolarmente le scritture contabili non può utilizzarle come mezzo di prova a suo favore. Infine in caso di fallimento, l'impreditore è assoggettato alle sanzioni penali per i

reati di bancarotta semplice o fraudolenta.

L’institore Tizio, nell’adempimento di atti pertinenti all’esercizio dell’impresa a

cui è preposto, omette di far conoscere al terzo che tratta per il preponente. Chi resterà obbligato per gli atti di Tizio? Se l'institore Tizio, nell’adempimento di atti pertinenti all’esercizio dell’impresa a cui è preposto, omette di far conoscere al terzo che tratta per conto del preponente, egli stesso resterà obbligato per gli atti posti in essere. E' questo il principio

della contemplatio domini. Il divieto di concorrenza a carico dell'alienante può essere pattiziamente esteso ad attività non direttamente concorrenziali con quella ceduta? Si, il divieto di concorrenza a carico dell'alienante può essere pattiziamente esteso ad attività non direttamente concorrenziali con quella ceduta, a patto che esso non giunga ad impedire ogni attività professionale all'alienante. Una clausola di non concorrenza ha durata non superiore cinque anni e può, in caso di eccessivo danno

procurato all'alienante, essere ridotta dal giudice in ogni momento. La disciplina di cui all'art. 2558 c.c. è derogabile dalle parti? Si. L’art. 2558 c.c. prevede che, in mancanza di una diversa pattuizione, al trasferimento dell’azienda si accompagna la successione dell’acquirente nei contratti, non ancora eseguiti o in corso di esecuzione, stipulati per l’esercizio dell’azienda stessa. La deroga alla disciplina generale in materia di cessione del contratto di cui all’art. 1406 c.c., che richiede per la cessione il consenso del contraente ceduto, trova un correttivo nella possibilità, riconosciuta a quest'ultimo, di esercitare il diritto di recesso dal contratto entro 3 mesi dalla notizia del trasferimento laddove risulti una giusta causa. Il recesso comporta solo il mancato trasferimento del contratto all'acquirente e la sua permanenza in capo all'alienante, ma non il suo scioglimento. Restano altresì in capo all'alienante i contratti aventi carattere personale, che l’art. 2258 c.c. esclude espressamente dalla successione.

Se l'usufruttuario acquista nuovi beni da immettere nell'azienda, chi spetta la relativa proprietà su di essi? Se l'usufruttuario acquista nuovi beni da immettere nell'azienda, la relativa proprietà su di essi spetta al nudo proprietario; all'usufruttuario restano solamente i diritti di godimento e i poteri di disposizione. Al termine dell'usufrutto l'azienda risulterà quindi composta, in tutto o in parte, da beni diversi da quelli originari: sarà quindi necessario redigere un inventario, confrontarlo con quello redatto all'inizio dell'usufrutto e regolare la differenza fra le due consistenze in denaro, sulla base dei valori correnti al termine dell'usufrutto.

4. Rilevazione n.04 lezioni 21.10.2011 Mario Rossi e Giovanna Verdi sono sposati e gestiscono l’impresa con ditta Mario Rossi. A seguito del loro divorzio può Giovanna Verdi continuare a gestire l’impresa con il cognome del marito?* Si, a seguito del loro divorzio Giovanna Verdi può continuare a gestire l’impresa con il cognome del marito. La legge infatti stabilisce che l'imprenditore non è tnuto a modificare la ditta

patronimica qualora intervengano mutamenti nel suo nome civile.

E’ possibile registrare come marchi profumi ed aromi?* Si, nonostante i segni invisibili (profumi, aromi, suoni ecc..)presentino maggiori difficoltà di rappresentazione grafica, a causa della loro intrinseca natura immateriale, la Corte di Giustizia delle Comunità Europee ha ritenuto che possa essere registrato come marchio un segno che di per sé non è suscettibile di essere percepito visivamente, a condizione che possa essere oggetto di una rappresentazione grafica che sia chiara, precisa, di per sé completa, facilmente accessibile, intellegibile, durevole ed oggettiva. Con riferimento ai segni olfattivi (profumi e aromi), in alcuni casi la Corte ha ritenuto sufficiente la descrizione del profumo mediante l'uso di espressioni che permettano agli interessati di ottenere un'idea immediata ed inequivocabile del segno distintivo che costituisce

l'oggetto dal marchio.

L'imprenditore Alfa, titolare di un marchio di fatto, ha notorietà locale limitata alla Liguria. Può Alfa impedire all'imprenditore Beta, operante soltanto in Campania, la registrazione del proprio marchio, identico a quello di Alfa?* No, l'imprenditore Alfa non può impedire all'imprenditore Beta la registrazione dello stesso marchio. La legge infatti riserva modesta protezione al titolare di un marchio non registrato con notorietà locale. L'imprenditore Alfa non potrà impedite che il concorrente registri validamente lo stesso marchio e in talo caso potrà solo continuare a usare il proprio marchio nei limiti della diffusione locale. Ciò significa che l'imprenditore Afa non potrà espandere i propri prodotti fuori dall'ambito territoriale precedentemente praticato e su di lui incomberà

l'onere di provare l'estensione del preuso.

Tizio scrive un romanzo sul suo computer personale in attesa di spedirlo a possibili editori. La sua opera è tutelata dal diritto d'autore o è invece necessaria la diffusione?* Si, se Tizio scrive un romanzo sul suo computer personale in attesa di spedirlo a possibili editori, la sua opera è tutelata dal diritto d'autore. La leggge infatti stablisce che fatto costitutivo del diritto d'autore è la creazione d'opera (art 2576 c.c.). Non è necessario che l'opera sia stata divulgata tra il pubblico; è sufficiente che l'opera sia stata estrinsecata.

A chi spetta il diritto d'autore in caso di opera in collaborazione?* In caso di opera in collaborazione il diritto d'autore spetta a ciascun coautore: infatti, si instaura fra essi un regime di comunione, regolato dalle norme generali in caso tema di comunione. Ogni autore può regoloare automonamente il diritto morale, mentre è necessario il consenso di tutti i coautori per pubblicare o modificare l'opera già pubblicata. Accordo sostituibile dall'autorizazione del tribunale in

caso di ingiustificato rifiuto di uno dei coautori.

Tizio, imprenditore individuale, è titolare di un'azienda informatica che produce particolari strumenti elettronici, ovviamente oggetto di brevetto. Può Tizio decidere di trasferire la sua azienda a Caio, senza però cedergli anche tali preziosi brevetti?* Si, Tizio può decidere di trasferire la sua azienda a Caio, senza però cedergli anche i brevetti. Il brevetto infatti è liberamente trasferibile sia fra vivi sia mortis causa, indipendentemente dal trasferimento dell'azienda (art 2589 c.c.). Sul brevetto possono inoltre essere costituiti diritti reali di godimento o di garanzia e lo stesso può anche formare oggetto di esecuzione forzata e di espropriazione per pubblica utilità: ciò indica che il

brevetto è un bene autonomo e separato dall'azienda.

5. Rilevazione n.05 lezioni 24.10-28.10.2011 1) Quale è la nozione individuata dalla giurisprudenza comunitaria del concetto di impresa? Secondo la giurisprudenza comunitaria, a differenza della normativa italiana, nell'ampia nozione di impresa rientrano anche i soggetti esercenti

professioni intellettuali. 2) Un atto di concorrenza sleale deve essere idoneo a danneggiare i consumatori? No, un'atto di concorrenza sleale non necessariamente deve essere idoneo a danneggiare i consumatori. Gli interessi dei consumatori sono tutelati solo indirettamente. Necessario e al contempo sufficiente perchè un'atto si configuri come atto di concorrenza sleale è l'idoneità dello stesso a danneggiare i concorrenti; l'atto resta tale anche se non arreca alcun pregiudizio ai

consumatori e pure se essi ne traggono un vantaggio. 3) È atto di concorrenza sleale la falsa attribuzione ai propri prodotti di pregi non appartenenti ad alcun concorrente? Si, fra gli atti contrari al parametro della correttezza professionale rientra la pubblicità menzognera, ovvero la falsa attribuzione ai propri prodotti di pregi o qualità in realtà non appartenenti nè al bene pubblicizzato nè a quelli dei concorrenti. Tale atto, idoneo a trarre in inganno i consumatori, falsandone gli elementi di giudizio, crea un danno potenziale a tutti i concorrenti del settore: per questo motivo la falsa

attribuzione ai propri prodotti di pregi (anche se non appartenenti ad alcun

concorrente) è considerata atto di concorrenza sleale. 4) Al consorziato receduto o escluso spetta la liquidazione della propria quota di partecipazione al fondo patrimoniale consortile? Dipende. Secondo parte della dottrina al consorziato receduto o escluso spetta la liquidazione della propria quota di partecipazione al fondo patrimoniale consortile. Altra parte della dottrina, invece, in base a un'indicazione in senso contrario provienente dall'art 2609 c.c. sostiene che la quota di partecipazione del consorziato receduto o escluso si accresce proporzionalmente a quella degli altri consorziati.

5) Le maggioranze previste dalla legge per l'assunzione delle delibere e le modificazioni del contratto sono inderogabili? No, le maggioranze previste dalla legge per l'assunzione delle delibere e le modificazioni del contratto sono inderogabili. Infatti sia la disciplina relativa all'assunzione delle delibere, sia quella relativa alle modifcazioni del contratto hanno carattere dispositivo, in quanto è fatta salva la possibilità delle parti di disporre diversamente nel

contratto. 6) Può essere nominato amministratore di un GEIE una persona giuridica? Si, in base all’art. 5, d.lgs. n. 240/1991, in materia di Geie (Gruppo Europeo di Interesse Economico), stabilisce espressamente che «può essere nominato amministratore anche una persona giuridica, la quale esercita le relative funzioni

attraverso un rappresentante da essa designato». Tale rappresentante deve necessariamente essere una persona fisica.

Rilevazione n.06 lezioni 31.10-11.11.2011 1) Tizio, socio della Alfa s.n.c., nonostante i richiami degli altri soci, si rifiuta ingiustificatamente di eseguire il proprio conferimento. Gli altri soci possono agire nei suoi confronti invocando la risoluzione del contratto per inadempimento? Si, i soci della Alfa s.n.c possono invocare la risoluzione del contratto per inadempimento nei confronti di Tizio, socio che nonostante i richiami degli altri soci, si rifiuta ingiustificatamente di eseguire il proprio conferimento. Infatti l'art l'art 2286 c.c. include la mancata escussione dei conferimenti promessi tra le cause di esclusione facoltativa dei soci quando essi commettono gravi inadempienze degli obblighi derivanti dalla legge o dal contratto

sociale. 2) Tizio e Caio si accordano per l'acquisto “in pianta” di una partita di agrumi, la raccolta personale e la vendita della stessa. La loro può essere qualificata come società occasionale e quindi “senza impresa”? Si, se Tizio e Caio si accordano per l'acquisto “in pianta” di una partita di agrumi, la raccolta personale e la vendita della stessa, la loro può essere qualificata come società occasionale e quindi “senza impresa". Infatti l’art. 2247 del codice civile richiede che l’attività delle società abbia carattere produttivo, ma non fa cenno alcuno al requisito della professionalità. E’ legittimo quindi ritenere che l’esercizio in comune di un’attività economica non professionale sia sufficiente per dar vita ad una società, anche se nel contempo non dà vita ad un’impresa per difetto del requisito della professionalità. Nel caso esaminato, non si ha infatti, nè società nè impresa poichè due persone realizzano insieme un affare che

si risolve nel compimento di più atti non coordinati da un disegno unitario. 3) Quali conseguenze ha il mancato rispetto delle forme previste dall’art. 2251 c.c. per i conferimenti? L'art 2251 c.c. stabiliscce che nella società semplice il contratto non é soggetto a forme speciali, salvo quelle richieste dalla natura dei beni conferiti. In caso di mancato rispetto di tale articolo la legge prevede soluzioni diverse in base alle varie ipotesi possibili. La forma scritta a pena di nullità è necessaria quando il conferimento ha per oggetto beni immobili o diritti reali immobiliari, anche per il semplice godimento a tempo indeterminato o per un tempo eccedente i 9 anni. La forma scritta è richiesta solo per la validità del conferimento immobiliare, non per la validità del contratto di società; in mancanza perciò sarà nullo solo conferente. Nullità della società potrà aversi solo se la partecipazione di quel socio aveva carattere essenziale. Se invece il conferimento non è indispensabile per lo svolgimento dell'attività sociale,

l'applicazione del principio di conservazione del contratto consente di interpretare la volontà delle parti nel senso che l'immobile è stato conferito a titolo di godimento infranovennale, massima durata compatibile con la mancanza

della forma scritta. 4)La disciplina dell'art. 2332 c.c. prevista per le società di capitali può trovare applicazione in caso di nullità dell'intero contratto di società di persone? Si, la disciplina dell'art. 2332 c.c. prevista per le società di capitali può trovare applicazione in caso di nullità dell'intero contratto di società di persone. Infatti le cause di invalidità di una società che ha iniziato la propria attività legittimano l'eliminazione della stessa per il futuro, ma non rendono produttiva di effetti nè tra le parti nè tra i terzi l'attività svolta prima dell'accertamento giudiziale di invalidità. Tale principio può ritenersi valido per tutti i gruppi associativi con attività esterna in quanto espressione dell'autonomo rilievo giuridico dell'attività svolta e non invece in quanto espressione di caratteri propri ed esclusivi delle sole società dotate di

personalità giuridica. 5) Il socio Tizio da tempo si serve dei beni immobili della società Alfa s.n.c. per scopi estranei all'oggetto sociale della stessa. Che cosa rischia e quali conseguenze può andare incontro? Tizio può essere escluso dalla società in quanto il sistematico utilizzo di beni della società Alfa s.n.c. per scopi estranei all'oggetto sociale della stessa può essere configurato come grave

inadempienza degli obblighi che derivano dalla legge e dal contratto sociale. 6) Può essere esclusa la responsabilità personale e illimitata di tutti i soci di una società di persone? Si, i soci possono derogare al principio della responsabilità personale, illimitata e solidale con uno specifico accordo che preveda invece la responsabilità limitata; in questo caso essi rispondono dei debiti sociali solo

nei limiti della loro quota di partecipazione(non riguarda i soci amministratori).

Rilevazione n.07 esercitazione 11.11.2011 1) Tizio è un associato in partecipazione ad ALFA snc. La società è in fase di liquidazione. Tizio chiede rivendica il diritto alla quota di liquidazione. Il candidato prenda posizione sulla richiesta di Tizio motivando la soluzione proposta. No, Tizio, associato in partecipazione ad ALFA snc, società in fase di liquidazione, non ha diritto ad ottenere la propria quota di liquidazione. Questo perchè la legge stabilisce che l'associante riconosce all'associato un diritto alla partecipazione agli utili dell'impresa ottenuti attraverso la realizzazione di determinati affari ma non ha diritto alla liquidazione della sua quota sociale in caso di uscita dall'associazione. In altre parole l'associato non è un socio e non entra nell'impresa: è quindi ragionevole riconoscergli un diritto alla partecipazione agli utili ottenuti ma non un diritto alla liquidazione della

propria quota di partecipazione. 2) Tizio, Caio e Sempronio gestiscono insieme un negozio in locali affittati da Caio. E’ invece Sempronio a occuparsi dei fornitori. Tizio, Caio e Sempronio si alternano nella gestione con una cassa comune. C'è una società anche senza accordo scritto? Si, la società esiste anche senza accordo scritto. Infatti per costituire una società è sufficiente qualunque mezzo di prova prevista dal nostro ordinamento giuridico, ivi comprese le presunzioni semplici. L'accertamento circa l'esistenza o meno di una società avviene attraverso una rigorosa valutazione del complesso delle circostanze idonee a rivelare l'esercizio o meno in comune di un'attività imprenditoriale, come ad esempio la gestione di una cassa comune. Quindi, nel caso esaminato, il contratto in base al quale Tizio, Caio e Sempronio gestiscono insieme l'esecizio commerciale descritto si perfeziona non attraverso un atto scritto ma attraverso lo svolgimento di atti concludenti: per tale motivo esiste tra di loro un rapporto di natura societaria e questa attività può essere

configurata come società di fatto. 3) Risponde il socio, che entri a far parte di una s.n.c. già costituita, del pagamento di un’obbligazione sociale anteriore, ove tale obbligazione non

risulti dalle scritture contabili e dai documenti esibiti al momento dell'acquisto della quota?* No. Nonostante il codice civile all'art 2269 asserisce che "chi entra a far parte di una società già costituita risponde con gli altri soci per le obbligazioni sociali anteriori all`acquisto della qualità di socio", nel caso esaminato non è possibile chiedere al nuovo entrato il pagamento di un'obbligazione anteriore alla sua entrata in società. Questo perchè gli altri soci, dolosamente o colposamente, non lo hanno messo a conoscenza dell'esistenza di alcuni rapporti obbligatori assunti precedentemente,i quali avrebbero potuto mettere in discussione la sua decisione di diventare socio. Per tale motivo non appare ragionevole estendere all'ultimo entrato la responsabilità derivante dall'assunzione di obbligazioni delle quali egli non è stato messo a conoscenza. Tuttavia parte della dottrina ritiene lecito estendere anche all'ultimo entrato la responsabilità per obbligazioni precedentemente contratte dalla società, fatta salva la possibilità riservata al nuovo entrato di agire contro gli altri soci al

fine di ottenere il risarcimento del danno.

Rilevazione n.08 lezioni 07.11-14.11.2011 1) L'atto estraneo all'oggetto sociale posto in essere da Tizio, amministratore della s.n.c. irregolare Alfa, è opponibile ai terzi?* Si, in base all'art 2384bis c.c. se l’amministratore di una s.n.c.irregolare compie un atto estraneo all’oggetto sociale, detto atto è valido nei confronti di terzi a meno che la società non provi la malafede di questi ultimi. Quindi l'estraneita' all'oggetto sociale degli atti compiuti dagli amministratori in nome della societa' non puo'

essere opposta ai terzi in buona fede. 2) Dall’art. 2301 c.c. si può desumere un obbligo di collaborazione del socio nello svolgimento dell’attività sociale? No, in base all'orientamento prevalente della dottrina non è possibile desumere un obbligo di collaborazione del socio nello svolgimento dell’attività sociale. Infatti il divieto posto all'art 2301 c.c. non impedisce al socio nè lo svolgimento di altra attività d'impresa, nè lo svolgimento della medesima attività della società quando, in relazione alle

circostanze, debba escludersi l'esistenza di un rapporto concorrenziale. 3) La disciplina del recesso prevista per le società a tempo indeterminato vale anche nelle società la cui durata è superiore alla normale durata della vita umana?*Si, in base ai recenti orientamenti della dottrina e della giurisprudenza (es: sentenza del Tribunale di Milano del 13/11/1989), è possibile affermare che la disciplina del recesso prevista per le società a tempo indeterminato vale anche nelle società la cui durata è superiore alla normale

durata della vita umana. 4) L'istituto dell'esclusione può trovare applicazione nel caso di società composta da due soli soci?* No, l'istituto dell'esclusione non può trovare applicazione nel caso di società composta da due soli soci. Il codice civile all'art 2287, infatti, afferma che in tal caso l'esclusione di uno di essi è pronunciata direttamente dal tribunale su domanda dell'altro e diventa operante nel momento in cui la relativa sentenza sia passata in giudicato. Al fine di evitare lungaggini del giudizio di opposizione, l'atto costitutivo può prevedere la cosiddetta clausola compromissoria, ovvero può stabilire che le questioni

relative all'esclusione siano deferite alla decisione di arbitri. 5) La liquidazione della quota del socio è un debito della società o un debito personale dei soci? * La liquidazione della quota del socio è un debito della società. L'orientamento delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (desumibile dalla sentenza n°291/2000) ha stabilito che la società è l'unico soggetto passivamente legittimato, senza che vi sia la necessità di evocare in giudizio anche gli altri soci. Ciò non significa tuttavia mancanza del titolo di responsabilità dei soci rimasti, potendo costoro essere chiamati in giudizio nel caso in cui essi siano solidalmente e illimitatamente responsabili per le obbligazioni sociali. Pertanto la somma relativa alla quota di liquidazione deve essere prelevata dal patrimonio della società, procedendo se necessario alla riduzione del capitale sociale, poichè si tratta di un debito della società e non

di un debito personale dei soci.

6) Gli atti compiuti dagli amministratori in violazione del limite posto dall'art. 2279 c.c. sono imputabili alla società? * No, gli atti compiuti dagli amministratori in violazione del limite posto dall'art. 2279 c.c. non sono imputabili alla società. Gli amministratori che violano tale divieto rispondono personalmente e solidalmente per gli affari intrapresi. La società non resta per contro vincolata da tali operazioni, a meno che i terzi ignorassero lo stato di liquidazione e la nomina dei liquidatori, perchè non iscritta nel registro delle

imprese o non portata a loro conoscenza con mezzi idonei. 7) I soci accomandanti concorrono all'approvazione del bilancio sociale o tale attività costituisce violazione del divieto di immistione nell'amministrazione? *Per quanto riguarda i poteri di controllo, il codice civile all'art 2320, 3° comma, stabilisce che "i soci accomandanti possono prestare la loro opera sotto la direzione degli amministratori e, se l’atto costitutivo lo consente, dare autorizzazioni e pareri per determinate operazioni e compiere atti di ispezione e di sorveglianza". Per tale motivo appare corretto affermare che i soci accomandanti hanno diritto di concorrere all'approvazione del bilancio d'esercizio

senza che ciò implichi violazione del divieto di immistione. 8) A quale categoria di soci si applica nelle s.a.s. il divieto di concorrenza di cui all'art. 2301 c.c.? *Per la società in accomandita semplice è previsto che nessun socio accomandatario può svolgere un’attività concorrente con quella della società di cui fa parte, né può partecipare in qualità di socio accomandatario o amministratore nella società in nome colletivo in un’altra società concorrente. L’attività concorrenziale potrà essere svolta, solo se c’è il consenso scritto

degli altri soci accomandatari.

Rilevazione n.09 esercitazioni 18-11-2011

1) Il diritto del socio di una società in nome collettivo alla distribuzione degli utili risultanti dal bilancio annuale sorge con l’approvazione del bilancio o è necessaria una successiva delibera di ripartizione?* L'approvazione del rendiconto o del bilancio è condizione sufficiente perchè ciascun socio di una s.n.c. possa pretendere l'assegnazione della propria parte di utili. Infatti l'art 2262 c.c. afferma che, salvo patto contrario, ciascun socio ha diritto di percepire la propria parte di utili dopo l'approvazione del rendiconto. La distribuzione degli utili è quindi un'operazione automatica, conseguente

all'approvazione del bilancio. 2) Tizio e Caio, eredi di Sempronio, sono creditori della società Alfa snc per la liquidazione della quota di Sempronio o sono creditori degli altri soci?*In giurisprudenza si sono formati due diversi orientamenti relativi al caso in questione. Secondo un primo filone la società di persone deve essere considerata come la somma di tutti i soci (i quali sono quindi responsabili direttamente nei confronti dei creditori); secondo un altro filone la società di persone deve invece essere considerata un'entità distinta dai soci (in tal caso la prima obbligata sarebbe quindi la società e solo in seconda battuta i soci). Le sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno avvallato il secondo orientamento: tale affermazione è desumibile dalla sentenza n°291/2000 nella quale si afferma che la società è l'unico soggetto passivamente legittimato, senza che vi sia la necessità di evocare in giudizio anche gli altri soci. Ciò non significa tuttavia mancanza del titolo di responsabilità dei soci rimasti, potendo costoro essere chiamati in giudizio nel caso in cui essi siano solidalmente e illimitatamente responsabili per le obbligazioni sociali. Alla luce di tale orientamento, nel caso esaminato, il diritto degli eredi di Sempronio deve considerarsi come credito nei confronti della società (e non direttamente dei soci) e quindi l'obbligo di liquidare la quota del socio defunto a favore degli eredi Tizio e Caio grava in prima battuta sulla socetà "Alfa s.n.c."; per tale motivo la somma relativa alla quota di liquidazione deve essere prelevata dal patrimonio della società, procedendo se necessario alla riduzione del capitale sociale, poichè si tratta di un debito

della società e non di un debito personale dei soci.

3)La liquidazione di una società di persone – nella fattispecie “Alfa s.n.c” – comporta la nascita di un nuovo soggetto “Alfa s.n.c in liquidazione”, diverso rispetto alla società “Alfa s.n.c.”, ovvero vi è continuità tra le due?* La giurisprudenza ritiene che la messa in liquidazione di una società non determina alcun mutamento della persona giuridica nè la sostituzione di un soggetto di diritto con un altro. La messa in liquidazione comporta solamente la modifica dell'oggetto sociale. Nel caso esaminato si deve quindi ritenere che esista piena continuità tra "Alfa s.n.c." e "Alfa s.n.c. in liquidazione". Gli atti compiuti prima della messa in liquidazione della società, pertanto, continuano a produrre effetti e ad essere giuridicamente vincolanti nei confronti della società, dei soci e dei terzi. Inoltre sarebbe da ritenere illogica la creazione di una nuova società poichè lo scopo ultimo della liquidazione è la cancellazione di un soggetto giuridico e non la creazione di nuove entità. In altre parole "Alfa s.n.c." e "Alfa s.n.c. in liquidazione" devono essere considerate lo stesso soggetto giuridico in due differenti fasi della sua esistenza.

4) Tizio, accomandante di Alfa sas, ha sottratto indebitamente del denaro dalle casse di Alfa. Ha compiuto un atto di amministrazione? Può essere dichiarato fallito?* No, la sottrazione indebita di denaro dalle casse di "Alfa s.a.s." non può essere considerata nè atto di ordinaria amministrazione, nè atto di straordinaria amministrazione. In relazione a quanto stabilito dal codice civile all'art 2320 non è quindi riscontrabile una violazione del divieto di immistione e per tale motivo il socio accomandante non è esposto alle conseguenze previste per i soci accomandatari, tra le quali la sottoposizione al fallimento. Tuttavia Tizio, oltre a risarcire il danno, potrà essere escluso dalla società in quanto la sottrazione indebita di denaro dalle casse sociali può essere configurato come grave inadempienza degli obblighi che derivano dalla legge e dal contratto sociale.

Rilevazione n.10 lezioni 21.11-25.11.2011 1) Quale è la differenza fra insolvenza e inadempimento * Inadempimento e insolvenza non sono sinonimi. L'insolvenza riguarda la situazione patrimoniale, economica e finanziaria del debitore, intesa come situazione di impotenza patrimoniale e funzionale, non transitoria ed irreversibile; l'inadempimento invece consiste nell'incapacità di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni ed è uno dei possibili indici di insolvenza.

2) Il pactum de non petendo, intervenuto tra il debitore e tutti i creditori, in quanto diretto a spostare nel tempo la scadenza delle obbligazioni, è rilevante nella prospettiva dell’esclusione dello stato di insolvenza? Si, il pactum de non petendo, intervenuto tra il debitore e tutti i creditori, in quanto diretto a spostare nel tempo la scadenza delle obbligazioni, è rilevante nella prospettiva dell’esclusione dello stato di insolvenza. Con la locuzione di pactum de non petendo si intende la pattuizione in forza della quale il creditore si obbliga a non richiedere al debitore l'adempimento, prima di un certo periodo di tempo, del proprio credito. Il pactum, quindi, paralizza e impedisce fino al sopraggiungere del nuovo termine le azioni esecutive per il recupero forzoso dei crediti da parte

di tutti i creditori che vi hanno aderito. 3) Cosa accade se nell’anno antecedente la domanda di fallimento l’imprenditore commerciale ha trasferito la sede principale in altro circondario di tribunale? Se nell’anno antecedente la domanda di fallimento l’imprenditore commerciale ha trasferito la sede principale in un altro circondario di tribunale, tale atto non ha rilevanza ai fini della competenza per la dichiarazione di fallimento. Si vuole infatti impedire che il trasferimento dalla sede serva sia da espediente all'imprenditore in crisi per ostacolare o ritardare la dichiarazione di fallimento, sia per evitare allo stesso di "scegliere" un tribunale

maggiormente gradito. 4) Cosa succede se prima della dichiarazione di fallimento è stata iniziata da un creditore l’espropriazione di uno o più beni del debitore?* Se prima della dichiarazione di fallimento è stata iniziata da un creditore l'espropriazione di uno o più beni del fallito, il curatore si sostituisce nella procedura al

creditore istante. In caso di ingiustificato ritardo da parte del curatore, il creditore procedente, il fallito e ogni altro interessato possono reclamare (in base all'art. 36 della legge fallimentare) al giudice delegato. Se era in corso il procedimento di distribuzione del prezzo, il procedimento deve essere integrato con l'intervento del curatore. Il curatore deve tenere un conto speciale delle vendite dei singoli immobili e dei frutti percepiti sui medesimi dalla data della dichiarazione di fallimento. La somma ricavata dalla vendita dei frutti è

distribuita col prezzo degli immobili relativi. 5) Il diritto del creditore Tizio di far valere la compensazione è subordinato all’ammissione del suo credito al passivo del fallimento del suo debitore Caio? No, è opinione consolidata che il diritto del creditore di far valere la compensazione non è subordinata all'ammissione del suo credito al passivo del fallimento, consentendo al creditore non insinuato al passivo di opporre la compensazione, in via di eccezione, nel giudizio promosso dal curatore per ottenere la condanna al pagamento del credito del fallito. La compensazione è ammessa anche quando i crediti non sono ancora scaduti; è però necessario che

entrambi siano anteriori alla dichiarazione di fallimento. 6) Cosa succede se prima della dichiarazione di fallimento è stata iniziata da un creditore l’espropriazione di uno o più beni del debitore * Se prima della dichiarazione di fallimento è stata iniziata da un creditore l'espropriazione di uno o più beni del fallito, il curatore si sostituisce nella procedura al creditore istante. In caso di ingiustificato ritardo da parte del curatore, il creditore procedente, il fallito e ogni altro interessato possono reclamare (in base all'art. 36 della legge fallimentare) al giudice delegato. Se era in corso il procedimento di distribuzione del prezzo, il procedimento deve essere integrato con l'intervento del curatore.

7) Quali rimedi dispone il terzo Caio proprietario di beni rivendicati non acquisiti all’attivo della procedura perché il fallito Tizio ne aveva perso il possesso prima dell’apposizione dei sigilli? *In base all'art 79 della legge fallimentare se le cose delle quali il fallito Tizio deve la restituzione non si trovano più in suo possesso il giorno della dichiarazione di fallimento e il curatore non può riprenderle, l'avente diritto Caio può far valere nel passivo il credito per il valore che la cosa aveva alla data della dichiarazione del

fallimento. 8) In che modo il curatore può cedere i crediti fututri derivanti dall'esercizio dell'azione di responsabilità contro gli organi della società fallita?* L’art. 106 l.fall. stabilisce che il curatore può cedere i crediti anche futuri ed i crediti fiscali, pure se contestati. il curatore dovrà porre attenzione al rischio connesso all’operazione di cessione dei crediti, specie nel caso in cui essa sia effettuata in blocco, con riferimento a tutti i crediti dell’impresa fallita, rischio che si traduce nella probabilità di una diminuzione del ricavo rispetto ad una riscossione diretta, diminuzione che è però compensata dalla possibilità di immediato incasso del corrispettivo. In definitiva l’acquirente si accolla il rischio dell’esazione dei crediti e a fronte di tale accollo provvederà a “scontare” il credito in misura più o meno rilevante. Va sottolineato che la cessione in massa dei crediti dovrà essere prevista nel programma di liquidazione, a mente dell’art. 104 ter, comma 2, lett. d) ed e), le quali prevedono che il curatore nel programma specifichi le possibilità di cessione unitaria di beni e rapporti giuridici individuabili in blocco e indichi le condizioni della vendita

dei singoli cespiti 9) Per quali debiti opera di regola l'esdebitazione?* L'esdebitazione opera di regola su tutti i debiti anteriori all'apertura del fallimento, anche quelli per i quali non è stata presentata domanda di insinuazione al passivo. Rispetto ai creditori che non hanno partecipato al fallimento, però, l'effetto liberatorio si produce solo per l'eccedenza rispetto alla percentuale attribuita dal fallimento ai creditori concorrenti di pari grado. Alcune tipologie di debito sono tuttavia escluse dall'esdebitazione, e precisamente: -gli obblighi di mantenimento e alimentari e comunque le obbligazioni derivanti da rapporti estranei all'esercizio dell'impresa; -i debiti per il risarcimento dei danni da fatto illecito

extracontrattuale nonché le sanzioni penali ed amministrative di carattere

pecuniario che non siano accessorie a debiti estinti. 10) Quali vantaggi ha l'assuntore del concordato? * All'assuntore del concordato, come corrispettivo dell'accollo, viene di regola ceduto tutto l'attivo fallimentare. All'assuntore possono inoltre essere cedute le azioni di pertinenza

del fallito, la cui proposizione è stata già autorizzata dal giudice delegato. 11) I creditori privilegiati possono votare la proposta di concordato fallimentare?* No, i creditori privilegiati non possono votare la proposta di concordato fallimentare se ad essi si offre l'integrale pagamento dei loro crediti (a meno che non rinuncino al privilegio); invece, i creditori privilegiati di cui la proposta di concordato prevede la soddisfazione non integrale sono equiparati ai creditori chirografari (e possono quindi votare) per la parte residua del loro

credito. 12) In quale caso la risoluzione del concordato fallimentare non può essere pronunciata?* La risoluzione del concordato fallimentare non può essere pronunciata quando gli obblighi del concordato sono stati assunti da un terzo, con liberazione immeditata del fallito; in tal caso i creditori potranno agire solo

contro l'assuntore, procurandone il fallimento se ne ricorrono i presupposti.

Rilevazione n.11 lezioni 28.11-02.12.2011 1) L'effetto del concordato preventivo su Tizio, socio a responsabilità illimitata della società Alfa, è, salvo patto contrario, la liberazione nei confronti dei creditori sociali per la parte eccedente la percentuale concordataria. E' tuttavia discusso se tale disposizione si applichi anche quando i soci abbiano prestato specifiche garanzie personali a favore della società, ovvero se in tal caso trovi applicazione il primo comma dell'art.184, con la conseguenza che i soci restano ugualmente obbligati per l'intero. 2) Gli istituti che non sono applicabili al concordato preventivo rispetto a quello fallimentare sono: - concordato remissorio: pagamento immediato di una percentuale di credito; - concordato misto: pagamento in percentuale e dilazionato. 3) Il concordato preventivo con cessione dei beni ai creditori non comporta di regola il trasferimento della proprietà dei beni ai creditori ma solo il conferimento ai creditori stessi di un mandato irrevocabile in rem propriam a liquidare i beni del debitore e a ripartirne il ricavato tra essi. 4) Il concordato preventivoè una procedura concorsuale attraverso la quale l'imprenditore ricerca un accordo con i suoi creditori per non essere dichiarato fallito o comunque per cercare di superare la crisi in cui versa l'impresa. Il piano di risanamento invece consegue l'effetto di esentare da revocatoria gli atti, i pagamenti e le garanzie posti in esecuzione dei crediti senza bisogno di preventivo accordo dei creditori, senza bisogno di essere pubblicato nel registro delle imprese e senza essere sottoposto al preventivo controllo omologatorio del Tribunale. 5)Gli accordi di ristrutturazione non sono nè accordi giudiziali nè accordi di massa; hanno l'effetto di esentare da revocatoria gli atti i pagamenti e le garanzie posti in esecuzione dei creditori. I piani di risanamento conseguono lo stesso effetto di esentare da revocatoria gli atti i pagamenti e le garanzie posti in esecuzione dei crediti ma senza bisogno di preventivo accordo dei creditorii, senza bisogno di essere pubblicati nel registro delle imprese e senza essere sottoposti al preventivo controllo omologatorio del Tribunale.

6) La percentuale di creditori necessaria affinché l’accordo di ristrutturazione sia valido è fissata al 60%. 7) Nella liquidazione coatta amministrativa solo se è stato accertato lo stato di insolvenza è consentito promuovere l’azione revocatoria fallimentare per reintegrare il patrimonio dell'imprenditore. 8)Si, la liquidazione coatta amministrativa può concludersi con un concordato (artt 214-215 modificati dal d.lgs 169/2007). La procedura di concordato presenta però notevoli differenze rispetto alconcordato fallimentare e si caratterizza per il fatto che non è richiesta alcuna approvazione da parte dei creditori: la proposta è infatti approvata direttamente dal Tribuale, sentito il parere dell'autorità di vigilanza (i creditori possono far valere le loro ragioni solo mediante opposizione presentata al Tribunale prima dell'approvazione. Contro il decreto del Tribunale i creditori possono proporre reclamo alla Corte d'Appello). 9) Gli effetti della sentenza che accerta lo stato di insolvenza di un’impresa in amministrazione straordinaria sono diversi da quelli della dichiarazione di fallimento. Coincidono infatti, salvo qualche adattamento, con quelli propri dell'ammissione al concordato preventivo. L'imprenditore insolvente conserva perciò l'amministrazione dei propri beni e l'esercizio dell'impresa che continua, seppur sotto la vigilanza del commissario giudiziale. Il Tribunale può però affidare la gestione dell'impresa al commissario giudiziale con la stessa sentenza dichiarativa dello stato di insolvenza o con successivo decreto (solo in tal caso l'imprenditore perde l'amministrazione e la disponibilità di tutto il suo patrimonio). Nel contempo i creditori non possono iniziare o proseguire azioni esecutive individuali, nè possono acquisire diritti di prelazione salvo autorizzazione del giudice delegato. Ogni credito deve essere accertato secondo le norme che regolano la formazione dello stato di passivo nel fallimento. Inoltre con l'autorizzazione del giudice delegato, l'imprenditore può pagare i debiti anteriori alla dichiarazione dello stato di insolvenza. Infine è espressamente stabilito che i crediti sorti per la continuazione dell'esercizio dell'impresa e la gestione del patrimonio del debitore sono considerati crediti della massa e vanno quindi soddisfatti in prededuzione. 10) In un’impresa in amministrazione straordinaria non sono possibili azioni revocatorie nel programma di ristrutturazione perchè recano pregiudizio ai creditori. 11)L'autorità che dispone l’ammissione all’amministrazione straordinaria speciale è il Ministro dello sviluppo economico. 12)Le attività che il commissario di un’impresa in amministrazione straordinaria speciale può attuare anche prima dell’approvazione del programma di ristrutturazione sono: -pagamento dei debiti anteriori all'apertura della procedura con l'autorizzazione del giudice delegato, quando ciò sia necessario per evitare un grave pregiudizio all'attività d'impresa o alla consistenza patrimoniale dell'impresa stessa; - compiere le operazioni necessarie per la salvaguardia della continuità aziendale delle altre imprese del gruppo, con l'autorizzazione del Ministero per gli atti superiori ai 250.000 euro; - ottenere che queste ultime vengano ammessse a d amministrazione straordinaria con la procedura accelerata del d.l. 347/2003, qualora le stesse versino in stato d'insolvenza e sussistano prospettive di recupero o risulti

comunque opportuna la gestione unitaria dell'insolvenza nell'ambito del gruppo.

Rilevazione n.12 esercitazione 02.12.2011

1) Nella s.n.c. il fallimento della società produce anche il fallimento dei soci illimitatamente responsabili, sebbene alla società e non ai soci competa la qualifica di imprenditore commerciale. Il fallimento dei soci consegue automaticamente alla dichiarazione di fallimento della società senza la necessità di accertare la loro personale insolvenza. I soci illimitatamente responsabili falliscono quindi anche se hanno cessato di far parte della società. Sono però necessarie 2 condizioni: - il fallimento può essere dichiarato solo se è trascorso almento 1 anno dal momento in cui sono state formalizzate le pratiche necessarie per rendere note ai terzi tali fatti; - lo stato di insolvenza della società deve attenere, in tutto o in parte, a debiti esistenti alla data della cessazione della responsabilità illimitata del socio. Pertanto, nel caso concreto Tizio può essere assoggettato al fallimento al pari degli altri soci illimitatamente responsabili solo se, oltre al primo requisito (verificato) è presente anche la seconda condizione richiesta dalla legge.

2) Dipende. I beni le somme nel frattempo destinate al fondo patrimoniale non possono essere aggrediti in relazione ai debiti contratti dai coniugi per scopi estranei ai bisogni della famiglia , se il creditore conosceva tale estraneità

(art 170 legge fallimentare). 3) Si, l'accordo di ristrutturazione che prevede il pagamento a percentuale di tutti i creditori, che accettino o meno l’accordo, è omologabile. L'imprenditore è infatti libero di pattuire con i creditori aderenti le modalità più opportune di ristrutturazione dei debiti (dilazione, pagamenti in percentuale, rateizzazione dei pagamenti ecc..) nè è vincolato all'integrale pagamento dei creditori privilegiati o a rispettare l'ordine dei privilegi. E' però richiesto che all'accordo aderiscano i creditori che rappresentano almeno il 60% dei crediti. Dopo la stipulazione dell'accordo il debitore deve chiedere l'omologazione del Tribunale, corredando il ricorso con la stessa documentazione richiesta per l'ammissione al concordato preventivo. 4) Nel caso esaminato prevale il creditore. La fase dell’accertamento al passivo serve ad individuare i singoli creditori ammessi al concorso, cioè a partecipare, in ragione dei propri crediti ed alla pari (salvo le cause di prelazione ) al riparto dei beni del debitore fallito. Questa fase ha inizio con le domande di insinuazione al passivo che i creditori e tutti coloro i quali vantino diritti su beni in possesso del fallito debbono presentare entro 30 giorni prima dell’udienza fissata per la verifica dello stato passivo fallimentare. Le domande sono esaminate dal curatore il quale, dopo aver preparato elenchi separati dei creditori e dei terzi che vantino diritti, deposita il progetto di stato passivo in cancelleria. All’udienza di verifica, il giudice decide su ogni domanda, accogliendola o respingendola, o dichiarandola inammissibile. La definitività dello stato passivo non pregiudica i creditori negligenti poiché costoro, se non hanno presentato domanda di insinuazione al passivo nei termini sopradetti, possono presentare domanda tardiva, fino a 12 mesi successivi al deposito del provvedimento del giudice con cui costui ha reso esecutivo lo stato passivo. Decorso tale termine e comunque fino a quando non siano esaurite tutte le ripartizioni dell’attivo le domande tardive sono inammissibili a meno che il creditore non provi che il ritardo non è dipeso da sua colpa. Tuttavia i creditori tardivi (a meno che non abbiano un diritto di pegno, ipoteca, oppure un privilegio) possono partecipare solo alla divisione di quanto rimarrà dopo che si saranno soddisfatti i creditori che hanno fatto tempestivamente domanda di recupero del credito (30 giorni prima dell’udienza di verifica). I creditori invece che hanno un diritto di pegno, ipoteca, oppure un privilegio hanno comunque diritto a prendere le quote che gli spettino.

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