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IL RISORGIMENTO (CAP. 10)
-CHE COS’E’ IL RISORGIMENTO
Il Risorgimento nasce e si sviluppa tra il 1815 e il 1861, e sono date simbolo
dell’Europa romantica, infatti il 1815 segna la caduta di Napoleone e l'inizio della
Restaurazione, invece il 17 marzo del 1861 si celebra l'unità nazionale.
Nell’arco temporale che va dal 1815 al 1861 l’italia è investita da questa nuova
corrente politica, sociale e culturale, che è come un terremoto nazionale in quanto
l'Italia era frammentata ma anche intrisa degli ideali romantici, che sono ideali che
hanno puntato fin da subito al suolo natio, all'appartenenza ad una nazione, che è
l'insieme degli usi, costumi, cultura, lingua…, la nazionalità è un concetto che
racchiude e ricorda tanto i mores latini.
Chi compone al Risorgimento è la figura di Giuseppe Mazzini, una figura un po’
complessa, convinto della necessità di operare una rivoluzione visti i moti fallimentari
del 20 e del 30, infatti il Risorgimento nasce a cavallo di questi moti fallimentari,
quindi M. era convinto che bisognasse rivedere l'ordinamento dei moti.
E’ nativo di Genova ed era sempre stato interessato alla politica, aveva fatto parte
alla carboneria e a causa di questa partecipazione era finito in carcere ed esiliato
come esule in Francia; qui maturò l'idea di fondare una sorta di movimento politico
che chiama Giovine Italia nel 1831, e aveva degli obiettivi programmatici, un proprio
programma d'azione fondato sulla necessità di fondare una nazione unita e che
avesse soprattutto un indirizzo repubblicano democratico. Per ottenere un’ Italia così
bisognava educare alla politica, quindi istruire tutti, così che capissero le criticità
dell'italia e le eventuali risoluzioni; per farlo qui era necessario utilizzare la
propaganda, che è un modo per diffondere delle idee, per creare le premesse per far
sorgere la curiosità, così da partecipare a questa nuova azione positiva.
L'idea di fondo era quella di creare una Nazione, ma per farlo l’impresa era ardua
perché per farlo bisogna omologare il popolo e l'Italia era frammentata e per
riconoscerci come nazione bisogna risolvere il problema della lingua infatti in
Piemonte si parlava il francese, in Trentino il tedesco, al sud lo spagnolo; poi c’era la
questione legata agli usi e ai costumi diversi che dividevano la popolazione ed era
un concetto difficile da realizzare. Altro elemento di coesione era la religione perché
è da sempre stato un elemento collante tra i popoli, e c'è un altro aspetto che M.
aveva individuato, ovvero che la religione era anche motivo di attrito, quindi una sola
religione più unione, e la missione di M. era anche religiosa, quindi raggiungimento
di un traguardo spirituale, quindi incarna l'uomo romantico, ha degli ideali romantici,
quello di unire le coscienze, quindi trascende quello che è la mera materialità.
Quindi bisognava appropriarsi di quello che viene chiamato principio di
autodeterminazione del popolo: principio in base al quale tutti i popoli hanno il
diritto di scegliere il proprio sistema di governo e devono essere liberi dalla
dominazione di altri Stati. E divenuto uno dei fondamenti del diritto internazionale
dopo l'inserimento nella Carta atlantica (1941) e nello Statuto delle Nazioni Unite
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IL RISORGIMENTO (CAP. 10)

- CHE COS’E’ IL RISORGIMENTO

Il Risorgimento nasce e si sviluppa tra il 1815 e il 1861, e sono date simbolo dell’Europa romantica, infatti il 1815 segna la caduta di Napoleone e l'inizio della Restaurazione, invece il 17 marzo del 1861 si celebra l'unità nazionale. Nell’arco temporale che va dal 1815 al 1861 l’italia è investita da questa nuova corrente politica, sociale e culturale, che è come un terremoto nazionale in quanto l'Italia era frammentata ma anche intrisa degli ideali romantici, che sono ideali che hanno puntato fin da subito al suolo natio, all'appartenenza ad una nazione, che è l'insieme degli usi, costumi, cultura, lingua…, la nazionalità è un concetto che racchiude e ricorda tanto i mores latini. Chi compone al Risorgimento è la figura di Giuseppe Mazzini, una figura un po’ complessa, convinto della necessità di operare una rivoluzione visti i moti fallimentari del 20 e del 30, infatti il Risorgimento nasce a cavallo di questi moti fallimentari, quindi M. era convinto che bisognasse rivedere l'ordinamento dei moti. E’ nativo di Genova ed era sempre stato interessato alla politica, aveva fatto parte alla carboneria e a causa di questa partecipazione era finito in carcere ed esiliato come esule in Francia; qui maturò l'idea di fondare una sorta di movimento politico che chiama Giovine Italia nel 1831, e aveva degli obiettivi programmatici, un proprio programma d'azione fondato sulla necessità di fondare una nazione unita e che avesse soprattutto un indirizzo repubblicano democratico. Per ottenere un’ Italia così bisognava educare alla politica, quindi istruire tutti, così che capissero le criticità dell'italia e le eventuali risoluzioni; per farlo qui era necessario utilizzare la propaganda, che è un modo per diffondere delle idee, per creare le premesse per far sorgere la curiosità, così da partecipare a questa nuova azione positiva. L'idea di fondo era quella di creare una Nazione, ma per farlo l’impresa era ardua perché per farlo bisogna omologare il popolo e l'Italia era frammentata e per riconoscerci come nazione bisogna risolvere il problema della lingua infatti in Piemonte si parlava il francese, in Trentino il tedesco, al sud lo spagnolo; poi c’era la questione legata agli usi e ai costumi diversi che dividevano la popolazione ed era un concetto difficile da realizzare. Altro elemento di coesione era la religione perché è da sempre stato un elemento collante tra i popoli, e c'è un altro aspetto che M. aveva individuato, ovvero che la religione era anche motivo di attrito, quindi una sola religione più unione, e la missione di M. era anche religiosa, quindi raggiungimento di un traguardo spirituale, quindi incarna l'uomo romantico, ha degli ideali romantici, quello di unire le coscienze, quindi trascende quello che è la mera materialità. Quindi bisognava appropriarsi di quello che viene chiamato principio di autodeterminazione del popolo : principio in base al quale tutti i popoli hanno il diritto di scegliere il proprio sistema di governo e devono essere liberi dalla dominazione di altri Stati. E divenuto uno dei fondamenti del diritto internazionale dopo l'inserimento nella Carta atlantica (1941) e nello Statuto delle Nazioni Unite

(1945); quindi il principio non era di ispirazione solo per l'Italia ma anche per quei popoli europei che stavano attraversando un periodo simile, tanto che la Giovine Italia si trasforma in Giovine Europa, quindi M. si trasferisce a Londra lontano dai tumulti italiani e da lì comincia a coordinare l'azione delle sue creature e realizzare il suo progetto.

  • IL PROGRAMMA POLITICO DI MAZZINI Innanzitutto bisognava organizzare delle insurrezione per bande, i banditi erano coloro che si organizzavano in gruppi ed erano istruiti all'intento della Giovine Italia, quindi persone consapevoli dell'azione rivoltosa compiuta, e solo in un secondo momento sarebbe dovuta intervenire l'insurrezione popolare; ma M. non tenne conto che la semplice propaganda era insufficiente ad istruire il popolo e a spiegare ai contadini e soprattutto a convincerli che era necessaria quell'azione e quindi molti retrocedevano o facevano fallire volontariamente l’azione rivoltosa. Il primo dei moti mazziniani scoppiò nel Regno di Sardegna, visto con una certa speranza da parte degli italiani quando Carlo Alberto aveva concesso lo statuto, da quel momento in poi i Savoia avevano iniziato una politica reazionaria e di chiusura; quindi scoppia il primo moto tenuto da Gioberti e Ruffini, ma come scoppia viene subito represso nel sangue, e Ruffini per evitare di cadere progioniero ed essere costretto a rileveare i nomi dei suoi compagni si suicidò (principio romantico: il suicidio visto come la liberazione dell’ uomo, atteggiamento invece criticato nel 900’ perchè considerato un atto di codardia) Una seconda rivolta viene guidata da Giuseppe Garibaldi che la fa scoppiare a Genova, ma anche questa rivolta finisce male e Garibaldi è costretto a fuggire in Sud America; nel 1848 e la volta dei fratelli Bandiera , che erano dei sottufficiali dell'esercito austriaco e decidono di usare la loro posizione per minare dall'interno lo straniero, così sbarcano in Calabria, e qui avrebbero dovuto far scoppiare una forte rivolta in tutto il sud italia ma il popolo intimorito decide di boicottare la rivolta rivolgendosi contro i fratelli che furono imprigionati, processati e uccisi a Cosenza. Questi moti fecero sorgere nella politica l’idea che il Risorgimento non per forza doveva andare a braccetto con la violenza, ma si poteva ottenere un’unità territoriale anche senza usare la violenza, con diplomazia; di questo avviso era la compagine liberale e moderata che vedeva possibile la nascita di una monarchia costituzionale, cioè una monarchia limitata da una carta costituzionale: tutti gli stati sarebbero stati autonomi ma avrebbero dovuto far capo ad una sede centrale (in contrapposizione con i democratici che appoggiavano la repubblica). Gioberti, capo del neoguelfismo riteneva che il coordinamento spettasse alla chiesa, perché si era dimostrata nel corso dei secoli un’ istituzione molto solida, e quindi l'unica, secondo i neoguelfi , in grado di promuovere la solidità territoriale; c'era però chi era contro il neoguelfismo e pensava che la chiesa non fosse idonea alla guida di una nazione, come Cesare Balbo (federalista) , un piemontese che strizzava l'occhio ai Savoia, casata in grado, secondo lui, di avere le spalle talmente larghe da mettersi questa grande responsabilità, e fa presente questa teoria nell'opera “ Speranze d'Italia ”, dove indica i Savoia come possibili artifici di questo

determinante al potere legislativo e a quello giudiziario, andando ben oltre i limiti di un "potere neutro". In tale contesto istituzionale tutti gli altri poteri e tutti gli altri organi erano collocati in una posizione subalterna o, quanto meno, inferiore a quella del sovrano. Al Parlamento, diviso in due rami, il Senato vitalizio di nomina regia e la Camera dei deputati elettiva, spettava di esercitare con il Re il potere legislativo (art. 3), di approvare i bilanci e i tributi (art. 10), di organizzare le province e i comuni (art. 74), di regolare la leva militare (art. 75). Le disposizioni sul Governo (artt. 65-67) si limitano a parlare di "ministri" senza dare alcuna disciplina specifica per l'organo collegiale da essi formato. Nella prassi, infatti, venne instaurandosi un rapporto di fiducia tra Governo e Parlamento: il Ministero poteva rimanere in carica solo se confermato dal voto delle assemblee legislative, mentre il sovrano nella scelta dei suoi ministri si adeguava alla volontà delle Camere e, in particolare, di quella elettiva. Questa prassi si consolidò e si codificò con una certa gradualità. Lo Statuto albertino fu, tra tutte le Carte emanate, la più importante, e rese il Regno di Sardegna un paese politicamente avanzato, infatti gli altri paesi cominciano a guardare il regno di Sardegna con una certa ammirazione e questo è il motivo per cui inizia a diffondersi l’idea che solo i Savoia potessero procedere all’unità d’Italia. Esso garantiva l'uguaglianza dei cittadini innanzi alla legge (sebbene solo il 2% dei cittadini godesse a pieno dei diritti di cittadinanza attiva, quest'ultima legata al diritto di voto e, dunque, al censo), promuoveva la tolleranza religiosa e la libertà di opinione, stampa e associazione.

- LA RIVOLTA DEL LOMBARDO-VENETO E LE CINQUE GIORNATE DI

MILANO

Il 18 marzo del marzo 1848 l'ondata delle rivoluzioni colpi anche Vienna: qui il re Federico Guglielmo IV assistette alla nascita di una Assemblea nazionale tedesca divisa, al suo interno, in due filoni politici, quello del pangermanesimo, che voleva riunire tutti i popoli di lingua tedesca in un'unica grande nazione, e quello della piccola Germania, che invece voleva che la Germania rimanesse una nazione singola. A seguito di tale rivoluzione, che metteva in crisi la monarchia in Austria, cadde il potere del principe von Metternich (che aveva partecipato alla Restaurazione) e tale notizia spinse il Lombardo-Veneto, che si trovava sotto la dominazione austriaca, ad insorgere contro l'Austria proclamando la nascita della Repubblica di Venezia il 22 marzo 1848, e vennero richiamati tutti gli esuli che erano stati costretti a lasciare Venezia e il Lombardo Veneto in seguito agli altri moti rivoluzionari, in particolare quelli del 30’, chiedendo la liberazione dei patrioti democratici Niccolò Tommaseo e Daniele Manin. Dopo l'insurrezione vittoriosa di Venezia, tra il 18 e il 22 marzo toccò alla città di Milano, dove il maresciallo Radetzky dovette affrontare i rivoltosi milanesi i quali ingaggiarono una vera e propria battaglia di popolo attraverso la costruzione di barricate.

Dopo cinque giorni di aspri combattimenti gli austriaci furono costretti a capitolare e a ritirarsi entro il Quadrilatero, un territorio compreso tra Peschiera, Mantova, Legnago e Verona.

- LA PRIMA GUERRA D’INDIPENDENZA

Gli eventi che si erano susseguiti a Venezia e Milano avevano messo in luce la grave crisi che attraversava l'impero Austro-Ungarico e convinse Carlo Alberto di Savoia che i tempi fossero maturi per far sì che i Savoia diventassero non più sovrani del Regno di Sardegna, ma sovrani d’Italia, così dichiara guerra all’Austria il 23 marzo 1848. Quando si aprirono le ostilità, l'esercito di Carlo Alberto poteva contare su un esercito numeroso tanto quanto quello asburgico, grazie all'invio di corpi di spedizione da Roma e Napoli ai quali si aggiungevano volontari provenienti dalla Toscana e dal Lombardo Veneto. Nonostante le forze In campo e l'entusiasmo alla base delle operazioni fossero dalla parte del Regno sabaudo, Carlo Alberto temporeggiò troppo rispetto all'azione militare e a quella politica, tanto da meritare il soprannome di Re Tentenna: trascorsero ben tre settimane prima che l'esercito sabaudo fece le prime mosse, un tempo troppo lungo che fece vanificare l'iniziale vantaggio che Carlo Alberto aveva su Radetzky. Le prime vere battaglie si registrarono a Curtatone e Montanara, a favore degli asburgici, e a Goito che vide la vittoria italiana tuttavia non decisiva. Qui a Goito morirà il nipote di Camillo Benso conte di Cavour, nipote a cui lui era molto affezionato e la storia narra che quando morì prese la sua uniforme e la conservò nella sua stanza per tutta la vita, e scrisse un memoriale che recitava “ che non si dica che i nobili non hanno partecipato all’unità d’Italia, perché la nobiltà manda a morire i suoi più giovani rappresentati proprio per tale causa.

- LA SCONFITTA DEI PIEMONTESI E LA REPUBBLICA ROMANA DEL

L'atteggiamento attendista di Carlo Alberto fece ritirare l'appoggio militare di Pio IX, di Leopoldo Secondo e di Ferdinando II di Borbone. La fase sabauda della prima guerra di indipendenza però, vide l'annessione dei territori via via liberati dagli Asburgo, come Milano, Venezia, Parma e Modena. Però Radetzky passa all'attacco infliggendo a Carlo Alberto, una cocente sconfitta a Custoza (Verona), in seguito alla quale Carlo Alberto, lasciato ormai sola ad affrontare il nemico, decise per la ritirata e la firma dell'armistizio che ristabilì le frontiere originarie. Nel frattempo se il fallimento della politica sabauda aveva riportato in Sicilia Ferdinando II riprendere in mano il potere, altrove, lo spirito democratico riprese il nuovo slancio. A Venezia la Repubblica continuò la sua resistenza antiaustriaca, in Toscana Leopoldo II concesse un governo democratico guidato da Guerrazzi Montanelli, e a Roma, l'assassinio del Primo Ministro (Pellegrino Rossi) convinse Pio IX a fuggire a Gaeta e a godere della protezione di FerdinandoII, scelta imitata

compiere, minacciando i sudditi che se le votazioni non avessero dato la maggioranza ai moderati, lo Statuto albertino rischiava di essere abrogato. Raggiunto il risultato sperato (firmare e mettere una pietra sulla questione legata alla prima guerra di indipendenza), il re diede avvio ad una serie di riforme che vede come nodo centrale l'approvazione, nel 1850, delle leggi Siccardi (prendono il nome dal ministro che le ha proposto in parlamento): esse, di fatto, abolivano tutti i privilegi politici e fiscali di cui aveva goduto (non partecipavano alle tasse, non aderivano al servizio di leva, venivano giudicati dal foro ecclesiastico, cioè un tribunale a parte) fino a quel momento, la Chiesa, privilegi che avevano finito per ostacolare il progresso e l’economia del Piemonte. Le leggi scatenarono una dura opposizione da parte degli ambienti clericali ma incontrò anche il sostegno di persone autorevoli, destinate a diventare centrali nella storia del Risorgimento italiano, come quella di Camillo Benso conte di Cavour. Camillo Benso conte di Cavour fu nominato primo ministro nel 1852, quando aveva poco più di quarant'anni, ma la sua biografia era già molto ricca: nato da una famiglia aristocratica egli seppe coniugare i privilegi dei suoi natali con l'ingegno di cui era dotato. Frequentò l'accademia militare appassionandosi alla matematica e alla scienza, viaggio molto, in modo particolare in Inghilterra, dove riuscì a carpire tutti i segreti dell'industrializzazione, che poi importò in Piemonte, e in Francia, dove si arricchì soprattutto da un punto di vista culturale, tant'è che la storia vuole che Camillo Benso sapeva parlare molto meglio il francese che l'italiano; aprì la sua mente ad altri interessi culturali, frequentò, da cattolico, gli ambienti calvinisti (che dicevano che “il buon credente è colui che lavora sodo”) apprezzandone il rigore, si interessò di agronomia (a lui si devono particolari vitigni piemontesi) e fondò un giornale, Il Risorgimento , in cui traspariva la sua inclinazione politica. Quando nel 1852 fu nominato primo ministro delle finanze e, successivamente, primo ministro, Cavour era un uomo già politicamente formato. Una delle sue prime azioni politiche fu il " connubio " con Urbano Rattazzi , esponente del fronte moderato (mentre Cavour era di destra): tale manovra serviva a Cavour per ottenere una più ampia maggioranza, all'interno del parlamento sabaudo, in modo da concretizzare la sua politica di riforma (nel periodo successivo all'unità d'Italia, Agostino Depretis farà la stessa manovra politica, che chiamerà trasformismo ). I primi investimenti furono rivolti a potenziare le infrastrutture nel Regno di Sardegna: strade, porti e, soprattutto, una rete ferroviaria che copriva una lunghezza di 802 chilometri; il suo obiettivo era quello di collegare il Piemonte con la Francia, la Germania, l’Austria e tutte quelle zone che erano ricche culturalmente e avanzate da un punto di vista del progresso, in quanto Cavour nei viaggi carpiva i segreti dei vari paesi e importava in Piemonte ciò che a quest'ultimo mancava. Nacque un'industria meccanica adibita alla costruzione di locomotive e, contestualmente, si adoperò per proporre delle riforme del sistema creditizio. Cavour non amava le insurrezioni, le lotte per bande, le rivolte, non apprezzava la violenza, un po' perché aveva visto che l'azione mazziniana non aveva portato a nulla, un po' perché proprio lui non amava la guerriglia e non credeva che la guerra potesse portare a qualcosa di buono, e allora la strategia che proponeva era quella

della diplomazia, cioè intavolare trattative, cercare di arrivare all'obiettivo per vie diplomatiche senza ingaggiare nessun tipo di guerra, e fu anche lungimirante nel capire che l'Italia da sola non sarebbe riuscita ad ottenere nulla, infatti contando solo sulle sue forze l'Italia non era stata in grado, durante la prima guerra di indipendenza, a portare assegno il suo obiettivo, e cioè, l'unificazione italiana. Così Cavour strizza l'occhio alla Francia… ↓ Sul campo politico l'idea di Cavour non abbandonò l'idea di un processo di unificazione nazionale e, a tal proposito decise di sfruttare quanto era accaduto nella vicina Francia: il presidente, Luigi Napoleone Bonaparte, a seguito di un colpo di stato, aveva accentrato tutti i poteri prendendo il nome di Napoleone III , trasformando così nuovamente la Francia da Repubblica a impero. Il nuovo imperatore decise di perseguire una politica aggressiva che prevedeva, tra l'altro, il desiderio di riconquistare il prestigio perso a seguito del Congresso di Vienna. Tra i suoi obiettivi c'era quello di ridimensionare il prestigio dell'Austria e, per farlo, sarebbe stato disposto anche a sostenere l'Italia nel suo processo risorgimentale. Quindi Cavour doveva inserirsi proprio in questa diatriba tra l'Austria e la Francia, in quanto l'Austria rappresentava anche per gli italiani una spina nel fianco, e doveva trovare il modo di ottenere un ruolo all’interno della politica europea e di convincere Napoleone III che anche la questione italiana era degna di essere affrontata in ambito politico e lo fece attraverso la guerra di Crimea.

- LA GUERRA DI CRIMEA

Era necessario, per Cavour, convincere i Francesi a fidarsi dei Savoia e, così, ad appoggiarli nella questione dell’unificazione territoriale. L’occasione fu la guerra di Crimea , combattuta nel 1855, che vedeva impegnati i Francesi e gli Inglesi contro l’impero russo, che desiderava approfittare del disgregamento dell’impero ottomano per acquisire un’importanza politica senza eguali. Cavour pensò bene di inviare un contingente in supporto all’esercito anglo-francese. La vittoria riportata a Sebastopoli ai danni dei russi permise al Piemonte sabaudo di partecipare alle trattative di pace a Parigi: finalmente la questione italiana diventava di interesse anglo-francese.

- MAZZINI E GARIBALDI

(Tra Mazzini e Garibaldi c’era una visione differente sul raggiungimento dell’unità d’Italia. Mazzini l’abbiamo conosciuto come uno di quelli che non si espone mai, Garibaldi invece era uno che si mette subito in prima linea (l’abbiamo conosciuto ad esempio quando c’era da difendere la repubblica romana); tra l’altro i biografi lo conoscono come un animatore di folle quindi si faceva voler bene dal popolo in qualche modo infatti tanti decisero di entrare nella delizia volontaria. Cosa non piacque a Mazzini? ad un certo punto Garibaldi chiese a Cavour di andare a far

divise. Anita lo seguì ovunque, anche in battaglia. Condivisero tutto: ideali e passioni, sconfitte e vittorie, prigionia e gloria. Nell'aprile del 1848, quando con una sessantina di seguaci fece ritorno in Italia, Anita lo seguì con i tre figli che nel frattempo avevano avuto.

- DAL FALLIMENTO DI MAZZINI AGLI ACCORDI DI PLOMBIÈRES

Mazzini vista la strategia politica diplomatica di Cavour decise bene di riaccendere il focolare delle insurrezioni. Dopo la Prima Guerra d’Indipendenza, alcuni mazziniani, decisi a continuare la lotta contro la dominazione asburgica, organizzarono una serie di azioni cospirative nei pressi di Mantova, in una villetta nota come località Belfiore. Tuttavia, furono arrestati e giustiziati, passando per la storia del Risorgimento come i Martiri di Belfiore. Nel 1857 fu poi la volta di Carlo Pisacane, che organizzò una spedizione lungo la costa campana, a Sapri, per insorgere contro i Borbone. La spedizione fallì tragicamente a causa della sollevazione popolare e degli attacchi dell’esercito borbonico. La letteratura italiana ha immortalato l’evento nella poesia “La spigolatrice di Sapri”, con i celebri versi “Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti.” Nella poesia, la “spigolatrice” (una figura femminile che raccoglie le spighe di grano avanzate dopo la mietitura) osserva da lontano quello che succede a Carlo Pisacane e ai suoi. Questi moti non solo aumentarono il numero di vittime, ma rischiavano di mettere a rischio l’azione diplomatica di Cavour, in quanto questi fallimenti facevano sembrare che l’Italia era fuori controllo. 1859 Fu proprio un mazziniano a sbloccare la situazione: il 14 gennaio 1858, Felice Orsini, un seguace di Mazzini, tentò di assassinare Napoleone III a Parigi mentre si recava a teatro. L’attentato fallì, e Orsini, arrestato, dichiarò di aver agito per la causa italiana. Sebbene l’atto fosse condannato sia da Napoleone che da Cavour, portò l’Italia al centro della diplomazia internazionale. Di lì a poco, furono siglati gli accordi di Plombières, nei quali la Francia promise sostegno militare all’Italia, a condizione che fosse l’Austria a dichiarare per prima guerra. A questo punto, per Cavour e per l’Italia, divenne indispensabile trovare il pretesto per provocare il conflitto.

- LA SECONDA GUERRA D’INDIPENDENZA

Cosa succede subito dopo gli accordi di Plombières? Nel 1859 Vittorio Emanuele II fece sapere di non essere insensibile al grido di dolore che da più parti d’Italia si levava verso i Savoia; Cavour non pose obiezione all’arruolamento di volontari del Lombardo-Veneto, formalmente sudditi d’Austria, nell’esercito sardo. Tutte queste azioni ebbero l’effetto sperato: Vienna dichiarò guerra.

Le prime battaglie di Montebello e Magenta diedero ragione all’esercito franco-piemontese ma furono quelle di Solferino e San martino ad essere decise. Napoleone III, impressionato dal numero di vittime, decise di ritirarsi e interrompere la guerra senza informare il suo alleato. Firmò unilateralmente un armistizio, senza convocare né Cavour né Vittorio Emanuele II. Napoleone III e Francesco Giuseppe si incontrarono a Villafranca dove firmarono l’armistizio che prevedeva la cessione della Lombardia da parte dell’Austria alla Francia mentre il Veneto continuava ad essere degli Asburgo. Cavour, alla notizia dell'armistizio, andò su tutte le furie. Vittorio Emanuele II cercò di tenere a bada il suo primo ministro, ma questa situazione non piacque a Cavour, che decise di dimettersi dal suo ruolo in segno di protesta.

- LA SPEDIZIONE DEI MILLE E IL REGNO D’ITALIA

Dopo l’armistizio di Villafranca, tutti i territori che erano stati interessati dalle battaglie durante la seconda guerra d’indipendenza, chiesero di essere annessi al Piemonte di Vittorio Emanuele II per far parte del Regno dei Savoia. Da una parte L’Inghilterra e la Francia erano spaventate perché si stava profilando sotto i loro occhi un’unificazione territoriale che avrebbe potuto compromettere gli equilibri dell’Europa (l’Italia si stava in qualche modo fortificando) però non vollero intromettersi perché nessuno delle due volevano ingaggiare una guerra contro l’Italia. Nemmeno Vittorio Emanuele II sembrava aver preso una decisione sul da farsi e, a uscire dall’impasse ci pensò Cavour che, ritornato in Piemonte, riprese il suo ruolo di primo ministro ed indisse dei plebisciti in base ai quali furono le stesse popolazioni a decidere se essere favorevoli all’annessione oppure no. Nonostante gli accordi di Plombières fossero stati disattesi dai francesi, il Piemonte decise ugualmente di cedere a Napoleone III sia Nizza che la Savoia in modo da conquistare il suo beneplacito su eventuali azioni future. 1860- Cosa succede? Tra il 1860 e il 1861 nel Regno delle due Sicilie, l’atteggiamento reazionario di Francesco II acuì la tensione con il popolo che, capeggiato dal mazziniano Francesco Crispi , organizzò un piano di rivolta che prevedeva l’intervento dei volontari guidati da Giuseppe Garibaldi. Quest’ultimo aveva mal digerito la scelta di Cavour di cedere Nizza e Savoia inoltre, durante la seconda guerra d’indipendenza, aveva contribuito notevolmente a tenere impegnati gli austriaci attraverso azioni di guerriglia dei suo “Cacciatori delle Alpi”, milizia volontaria che era riuscita ad ottenere grandi risultati fin quando non dovette arrestarsi per via dell’armistizio. Fu per questa serie di motivi che Garibaldi, ormai maturo, organizzò una delle più grandi spedizioni patriottiche del tempo: la Spedizione dei Mille (una grande spedizione che aveva come fulcro proprio il Sud Italia).

completamento dell'unità territoriale, il Lazio, il Trentino, il Veneto e il Friuli Venezia Giulia. Tanto era stato fatto ma tanto ancora doveva esser fatto per unificare tutta l’Italia.