Kierkegaard opere e vita, Grafiken und Mindmaps von Italienisch

descrizione della vita e delle opere di Kierkegaard

Art: Grafiken und Mindmaps

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KIERKEGAARD
Siamo in un contesto filosofico an/ Hegeliano.
Kierkegaard è un pensatore unico nel suo genere e nel contesto dell'O;ocento poiché cambia
terminologia e prospe?va. La sua filosofia e la matrice dell'esistenzialismo. Kierkegaard nasce il 5
maggio 1813 A Copenaghen, da una famiglia benestante dove il padre era un predicatore
protestante e un commerciante, lui era il se?mo di 7 gli na/ tu? in seconde nozze.
La sua vita familiare e importante per la sua crescita, no scemo con un'educazione rigida basata su
religioni pie/sta (fana/ci del protestantesimo calvinista).
Il padre era un uomo rigido che da un'educazione religiosa quasi militari, con lui avrà un rapporto
“confli;uale” anche se in realtà subisce i comportamen/ del padre che vanno a determinare even/
precisi della sua vita. Gli muoiono 5 fratelli di conseguenza si crea una pesantezza che lo
accompagnerà nella sua vita.
Nel 1831 si scrive alla facoltà di teologia perché il padre lo convince a seguire le sue orme, però
non termina gli studi.
Conosce regina Olsen, figlia di un burocrate, donna che ammira per tu;a la vita, un
corteggiamento che dura due anni alla fine dei quali la chiede in sposa per poi abbandonarla prima
del matrimonio --> è un INCOMPIUTO.
l'essere incompiuto è un tra;o della sua vita ed un elemento portante per la costruzione del suo
pensiero.
Nel 1838 muore il padre che gli lascia l'eredità e Kierkegaard inizia a vivere di rendita.
Il 1840, l'anno del fidanzamento, gli porta inquietudine che lo porta ad essere incompiuto per via
dell'immagine che il padre gli ha dato di Dio, lui sos/ene di avere una fra;ura dentro, è un
malinconico e lui si riconosce così. (ESISTENZA INCOMPIUTA) pubblica vari scri? con pseudonimi.
il 1841 si laurea con la tesi “sul conce;o di ironia con costante riferimento a Socrate”, qui ci dice
che lui ragiona su l'ironia di Socrate che diventa il suo modello. Dopo laurea va a Berlino dove
segue le lezioni di shelling (filosofo di este/ca), qui avviene il suo breve periodo idealista, ne
rimane però deluso e torna a Copenaghen dove si ri/ra a vita privata vivendo di rendita. Muore nel
1855 a 42 anni.
Kierkegaard era un uomo polemico ed aveva due nemici che lo facevano adirare:
-STAMPA DANESE --> perché si sente deriso e umiliato sopra;u;o dal giornale sa/rico “Il
Corsaro”
-CHIESA DANESE --> per via del rapporto pessimo della chiesa ufficiale luterana poiché la
considera traditrice dell’istanza religiosa
UNA FILOSOFIA DELL’ESISTENZA
Il singolo per lui è il sogge;o empirico concreto individuale, su questo gira tu;a la stru;ura del suo
pensiero perché lo considera come sogge;o unico portatore delle responsabilità dell’esistenza. Il
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KIERKEGAARD

Siamo in un contesto filosofico an/ Hegeliano. Kierkegaard è un pensatore unico nel suo genere e nel contesto dell'O;ocento poiché cambia terminologia e prospe?va. La sua filosofia e la matrice dell'esistenzialismo. Kierkegaard nasce il 5 maggio 1813 A Copenaghen, da una famiglia benestante dove il padre era un predicatore protestante e un commerciante, lui era il se?mo di 7 figli na/ tu? in seconde nozze. La sua vita familiare e importante per la sua crescita, no scemo con un'educazione rigida basata su religioni pie/sta (fana/ci del protestantesimo calvinista). Il padre era un uomo rigido che da un'educazione religiosa quasi militari, con lui avrà un rapporto “confli;uale” anche se in realtà subisce i comportamen/ del padre che vanno a determinare even/ precisi della sua vita. Gli muoiono 5 fratelli di conseguenza si crea una pesantezza che lo accompagnerà nella sua vita. Nel 1831 si scrive alla facoltà di teologia perché il padre lo convince a seguire le sue orme, però non termina gli studi. Conosce regina Olsen, figlia di un burocrate, donna che ammira per tu;a la vita, un corteggiamento che dura due anni alla fine dei quali la chiede in sposa per poi abbandonarla prima del matrimonio --> è un INCOMPIUTO. l'essere incompiuto è un tra;o della sua vita ed un elemento portante per la costruzione del suo pensiero. Nel 1838 muore il padre che gli lascia l'eredità e Kierkegaard inizia a vivere di rendita. Il 1840, l'anno del fidanzamento, gli porta inquietudine che lo porta ad essere incompiuto per via dell'immagine che il padre gli ha dato di Dio, lui sos/ene di avere una fra;ura dentro, è un malinconico e lui si riconosce così. (ESISTENZA INCOMPIUTA) pubblica vari scri? con pseudonimi. il 1841 si laurea con la tesi “sul conce;o di ironia con costante riferimento a Socrate”, qui ci dice che lui ragiona su l'ironia di Socrate che diventa il suo modello. Dopo laurea va a Berlino dove segue le lezioni di shelling (filosofo di este/ca), qui avviene il suo breve periodo idealista, ne rimane però deluso e torna a Copenaghen dove si ri/ra a vita privata vivendo di rendita. Muore nel 1855 a 42 anni. Kierkegaard era un uomo polemico ed aveva due nemici che lo facevano adirare:

  • STAMPA DANESE --> perché si sente deriso e umiliato sopra;u;o dal giornale sa/rico “Il Corsaro”
  • (^) CHIESA DANESE --> per via del rapporto pessimo della chiesa ufficiale luterana poiché la considera traditrice dell’istanza religiosa

UNA FILOSOFIA DELL’ESISTENZA

Il singolo per lui è il sogge;o empirico concreto individuale, su questo gira tu;a la stru;ura del suo pensiero perché lo considera come sogge;o unico portatore delle responsabilità dell’esistenza. Il

suo rapporto con Dio (filosoficamente infinito ed eterno ed è un parametro per valutare esistenza) fa realizzare o fallire. Il sogge;o della sua filosofia è il «singolo», mentre l’ogge;o è «l’esistenza».

PENSIERI COME ABITAZIONE

Vivere e scrivere sono la stessa cosa, poiché egli è convinto che chi scrive debba iden/ficarsi profondamente con il contenuto che intende trasme;ere. U/lizza pseudonimi per creare maschere, crea però una con/nuità tra uno pseudonimo e l’altro, una sorta di “teatro delle maschere”. Pubblica molte delle sue opere più importan/ so;o vari pseudonimi: Victor Heremita, Johannes de Silen/o, Constan/n Constan/us, Inter et Inter, An/-Climacus, Johannes Climacus, Vigilius Haufniensis, Hilarius il Rilegatore, H. H. Indica il suo rifiuto di presentarsi come “pensatore ufficiale”, il desiderio di apparire come un “tes/mone della verità”; dall’altro, il suo desiderio di esprimere le molteplici possibilità che egli percepiva compresen/ nella sua personalità e l’adesione a un criterio di “comunicazione indire;a” della verità, a;raverso la “tes/monianza” e non la “dimostrazione”. Kierkegaard presenta l’ironia come la capacità dell’esistenza di porsi al di là delle sue forme storiche per descriverne ed analizzarne i comportamen/ e per descrivere sé stessa nella propria essenza. Forse più che di pseudonimi bisognerebbe parlare di eteronimi. La funzione dello pseudonimo è celare l’iden/tà dell’autore, mentre l’eteronimo deve essere inteso come un alter-ego, una diversa personalità che l’autore assume nel raccontare una storia. L’eteronimo non serve a proteggere l’anonimato dell’autore ma gli perme;e di assumere iden/tà differen/ senza doversi iden/ficare con alcuna di esse.

PRINCIPALI OPERE PUBBLICATE CON PSEUDONOMI

ORDINE TEMATICO DELLA OPERE

CICLO ESTETICO CICLO FILOSOFICO CICLO RELIGIOSO

LA POSSIBILITÀ

Alle categorie delle necessità sos/tuisce quelle delle possibilità, alla totalità il singolo, alla sintesi rassicurante l’aut-aut impegna/vo. La storia è regolata da necessità, da singola esistenza, che si muove nell’ambito delle categorie della possibilità che implica una scelta pra/ca che riguarda la propria vita e non le teorie filosofiche. Questo elemento espone l’uomo e non lo fa vivere bene perché ha un volto nega/vo, cioè l’incertezza. Kierkegaard ci presenta delle possibilità esistenziali, 3 percorsi che descrivono 3 diverse /pologie di singolarità, 3 forme dell’esistenza:

  1. STADIO ESTETICO o VITA ESTETICA --> “diario del sedu;ore”
  2. STADIO ETICO o VITA ETICA --> “aut-aut”
  3. STADIO RELIGIOSO o VITA RELIGIOSA --> “/more e tremore” Descrive queste possibilità come indipenden/, il passaggio dall’una all’altra impegna il singolo con un a;o libero di scelta, è un salto, devi essere o l’uno o l’altro.
  1. VITA ESTETICA : ha il baratro più grande, il simbolo è il dongiovanni È la vita esteriorizzata, l’esteta cerca qualcosa che lo appaghi, vuole cogliere l’a?mo, vive il presente senza pensare al futuro. Quindi è una vita che viene colta nell’a?mo e finisce nell’a?mo, vive di esperienza e la sua vita finisce nell’esperienza stessa, seguita poi dalla con/nua ricerca di tale esperienza. Il piacere è un contesto che / allontana momentaneamente dalla mancanza. Per l’esteta il culmine del piacere è la seduzione, la conquista è quindi un accrescimento dell’ego. L'esteta è alla con/nua ricerca dell’emozione che la conquista gli procura. La noia subentra nel momento in cui l’esperienza finisce e la si va a ricercare. L'esteta penetra in un circolo vizioso che non lo me;e in conta;o con l’interiorità. La vita este/ca è il ripetersi dell’iden/co nel diverso, le esperienze non vanno a definire ma si disperdono. CARATTERI DEL PENSIERO SOGGETTIVO: CARATTERI DEL PENSIERO OGGETTIVO: •Concretezza (non abbandona il terreno dell’esistenza) •Interesse (la verità è per il sogge;o) •Passione (ne va dell’esistenza del sogge;o) •Incertezza (un rischio, nessuna garanzia per il sogge;o) •Biforcazione (una diale?ca esclusiva del /po: aut … aut) Sul piano dell’esistenza (indagata dal pensiero sogge?vo) la contraddizione fra realtà parziali non si risolve, ma impone una scelta fra alterna/ve inconciliabili. •Astra;ezza (la verità è un ogge;o tra gli altri) •Disinteresse (la verità non tocca il sogge;o) •Indifferenza (una verità ogge?va vale l’altra) •Certezza (la verità ogge?va è inconfutabile, ma vuota) •Linearità (una diale?ca concilia/va del /po: et … et) Il pensiero ogge?vo supera la contraddizione nella sintesi (diale?ca hegeliana)

Ci sono 2 modi di seduzione:

  • SEDUTTORE PSICHICO --> obie?vo non è tanto quello di possedere una donna fisicamente, quanto quello di possederla psichicamente. Il suo godimento è fru;o d ' u n egoismo raffinato e so?le in quanto consiste nel condurre la donna scelta ad uno stato di soggiogamento totale, senza essere a sua volta soggiogato in quest'opera di seduzione. Conquistare l’immaginario della donna, senza possederla m a i realmente, un gioco autoreferenziale
  • SEDUTTORE SENSUALE La seduzione è sia controllo che potere, se controlli la mente controlli tu;o.

DA DISPERAZIONE A SCELTA

L'esteta non decide mai di essere, portando così sé stesso all’angoscia. Questa mancanza di iden/tà si traduce in una perdita di senso e la noia si trasforma in disperazione. L'unica alterna/va a questo stato di disperazione è la scelta. Soltanto scegliendo una possibilità di vita, l’essere umano può evitare la disperazione, poiché in questo modo conferisce un senso alla propria esistenza. La scelta cos/tuisce un salto verso una dimensione diversa: quella dell’autodeterminazione, dell’impegno e della responsabilità. VITA ESTETICA --> cara;erizzata da egoismo, esteriorizzazione ed esercizio di potere.

  1. VITA ETICA : Simbolo magistrato/giudice Lo stadio e/co è il senso del dovere, simbolo della vita e/ca è il magistrato. Questo si sposa, s i crea una famiglia e si assume le sue responsabilità, tes/moniando il senso del dovere, la v i a per esprimere questo è il lavoro che è una con/nuità nella sua vita. Il magistrato difende il matrimonio e coglie gli aspe? spirituali e roman/ci di esso. Per lui il ve ro amore è una scelta quo/diana che l’altro fa. La libertà della vita e/ca è diversa da quella della vita este/ca. infa? l’uomo veramente libero è quello e/co, perché è un a;o di coerenza, la capacità e la possibilità di autodeterminarsi. Passa a;raverso l’a;o del singolo. Il magistrato rappresenta il proto/po del borghese, incarna l’e/cità perché è inserito e integrato in tu;e le categorie di Hegel (famiglia, società civile e stato). Questo rischia però l’omologazione e l'annientamento di sé. Infa? la scelta di un determinato percorso di vita è soltanto apparentemente auten/ca; in realtà mol/ non fanno che ada;arsi alle pra/che della colle?vità. L'individuo avverte costantemente la tentazione del peccato, cioè il desiderio di sfuggire a queste imposizioni riconoscendosi incapace di vera e/cità. Anche qui si apre l’abisso della disperazione, l’uomo volendo essere e/co è costre;o a riconoscere i propri limi/ di creatura finita e a provare senso di colpa per la sua inadeguatezza. “La mala?a mortale” --> troviamo la disperazione, cioè un sen/mento che si prova nel confrontarsi con sé stesso. L'uomo può decidere di non acce;arsi come l’esteta o di acce;are la propria condizione come fa l’uomo e/co. Via d’uscita da questa condizione è la scelta di un diverso /po di esistenza: quella religiosa.