Teatro rinascimentale, Skripte von Theatergeschichte

Teatro rinascimentale e classico

Art: Skripte

2025/2026

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il teatro rinascimentale (primo cinquecento)
in questo periodo la società si cominciava a riorganizzare secondo altri modelli: il mercato si
riorganizzò e il peso della chiesa cedette grazie alla riforma protestante e la controriforma.
nacquero inoltre delle reti di corti principesche, le signorie, che si circondavano di artisti e di
intellettuali e che funzionarono come centro di diffusione di una nuova tipologia di teatro che si
rifaceva a quello antico (per esempio a Ferrara nel 1486 durante il carnevale si produssero sotto
conto della signoria degli Este i Menaechmi di Plauto). di questi tempi, quindi, la corte coglieva
l’opportunità di esibire una manifestazione ludica all’interno della quale si inseriva lo spettacolo
durante una ricorrenza festiva periodica o non periodica (matrimoni ecc.).
si dice quindi che il teatro del Rinascimento nacque “dentro la festa”, poiché era il segmento di una
celebrazione festiva più ampia che comprendeva anche banchetti, danze, tornei e il quale pubblico
erano di fatto gli invitati a corte.
per la prima parte del 500 la scena rinascimentale si sviluppò senza teatri ma in ambienti cortigiani e
aristocratici.
caratteristiche del teatro rinascimentale:
- subordinazione dei testi alla scena di cui si parlava decisamente di più, per esempio ci si
soffermava sugli “apparati” scenografici e sugli intermezzi tra un atto e l’altro della commedia.
- divisione tra attori e spettatori
- una durevole componente visiva che poneva l’attenzione dello spettatore sull’eccellenza
della costruzione inaspettata
- sintatticità e visione frontale, ovvero il pubblico vedeva da un unico punto di vista. al centro
si poneva il Principe e la sua corte mentre nei posti restanti gli altri
- divisione tra teatro nelle corti (classico) e teatro nelle città (medievale, sacro)
- funzione di status symbol del potere delle nuove classi dirigenti
- si riferisce a un’elite e non alla comunità come quello medievale
- la scenografia che unificava la pluralità dei luoghi in un posto solo (al contrario di quella
medievale) ed era costituita da uno spicchio di città dipinto alle spalle degli attori, sul fondo
del lato più corto della sala destinata all’evento. la città fu infatti molto importante per il
passaggio tra feudalesimo ed età mercantile ed era dipinta in maniera astratta e ideale, con
edifici generici in legno e stucco.
si adottò anche la prospettiva, simbolo del fatto che la città ha un unico centro di potere ovvero
quello del Principe, il quale deve vedere l’ordine della città che regge politicamente.
- assenza di professionismo non solo attoriale ma nello spettacolo in generale. vi era una
grande presenza di dilettanti che lavoravano per piacere personale e del Principe (es. l’autore
della scena della Calandria di Bernardo Dovizi da Bibbiena non faceva veramente lo
scenografo ma era un pittore addetto alla corte ducale). gli attori erano normali cortigiani tratti
dalla cerchia del signore, i musicisti pure. tutti gli addetti allo spettacolo erano familiari del
Cardinale, e quindi “proprietà del Principe” (come lo erano quindi anche le commedie scritte
da essi).
architettura
nel 1524 venne costruita la loggia Cornaro a Padova dall’architetto Giovan Maria Falconetto,
attento alla ricerca di un purismo classico: le arcate a tutto sesto ricordano la frons scaenae latina e
sono cinque, utilizzate per l’ingresso dei personaggi. in 3 fornici del porticato potevano anche
presentarsi delle case aristocratiche praticabili originariamente chiamate casette della Betìa di cui
abbiamo uno schizzo con la redazione incompleta dell’opera nel Codice Marciano; in alto sulla fronte
della loggia vi è una statua di Diana Cacciatrice che è un simbolo dei divertimenti campestri di Alvise
Cornaro, ossia colui che fece costruire l’edificio per le performances teatrali di Beolco.
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il teatro rinascimentale (primo cinquecento)

in questo periodo la società si cominciava a riorganizzare secondo altri modelli: il mercato si riorganizzò e il peso della chiesa cedette grazie alla riforma protestante e la controriforma.

nacquero inoltre delle reti di corti principesche, le signorie , che si circondavano di artisti e di intellettuali e che funzionarono come centro di diffusione di una nuova tipologia di teatro che si rifaceva a quello antico (per esempio a Ferrara nel 1486 durante il carnevale si produssero sotto conto della signoria degli Este i Menaechmi di Plauto ). di questi tempi, quindi, la corte coglieva l’opportunità di esibire una manifestazione ludica all’interno della quale si inseriva lo spettacolo durante una ricorrenza festiva periodica o non periodica (matrimoni ecc.). si dice quindi che il teatro del Rinascimento nacque “dentro la festa” , poiché era il segmento di una celebrazione festiva più ampia che comprendeva anche banchetti, danze, tornei e il quale pubblico erano di fatto gli invitati a corte.

per la prima parte del 500 la scena rinascimentale si sviluppò senza teatri ma in ambienti cortigiani e aristocratici.

caratteristiche del teatro rinascimentale:

- subordinazione dei testi alla scena di cui si parlava decisamente di più, per esempio ci si soffermava sugli “apparati” scenografici e sugli intermezzi tra un atto e l’altro della commedia. **_- divisione tra attori e spettatori

  • una durevole componente visiva_** che poneva l’attenzione dello spettatore sull’eccellenza della costruzione inaspettata - sintatticità e visione frontale , ovvero il pubblico vedeva da un unico punto di vista. al centro si poneva il Principe e la sua corte mentre nei posti restanti gli altri - divisione tra teatro nelle corti (classico) e teatro nelle città (medievale, sacro) **_- funzione di status symbol del potere delle nuove classi dirigenti
  • si riferisce a un’elite_** e non alla comunità come quello medievale - la scenografia che unificava la pluralità dei luoghi in un posto solo (al contrario di quella medievale) ed era costituita da uno spicchio di città dipinto alle spalle degli attori, sul fondo del lato più corto della sala destinata all’evento. la città fu infatti molto importante per il passaggio tra feudalesimo ed età mercantile ed era dipinta in maniera astratta e ideale , con edifici generici in legno e stucco. si adottò anche la prospettiva , simbolo del fatto che la città ha un unico centro di potere ovvero quello del Principe, il quale deve vedere l’ordine della città che regge politicamente.
  • assenza di professionismo non solo attoriale ma nello spettacolo in generale. vi era una grande presenza di dilettanti che lavoravano per piacere personale e del Principe (es. l’autore della scena della Calandria di Bernardo Dovizi da Bibbiena non faceva veramente lo scenografo ma era un pittore addetto alla corte ducale). gli attori erano normali cortigiani tratti dalla cerchia del signore, i musicisti pure. tutti gli addetti allo spettacolo erano familiari del Cardinale, e quindi “proprietà del Principe” (come lo erano quindi anche le commedie scritte da essi).

architettura

nel 1524 venne costruita la loggia Cornaro a Padova dall’architetto Giovan Maria Falconetto , attento alla ricerca di un purismo classico: le arcate a tutto sesto ricordano la frons scaenae latina e sono cinque, utilizzate per l’ingresso dei personaggi. in 3 fornici del porticato potevano anche presentarsi delle case aristocratiche praticabili originariamente chiamate casette della Betìa di cui abbiamo uno schizzo con la redazione incompleta dell’opera nel Codice Marciano ; in alto sulla fronte della loggia vi è una statua di Diana Cacciatrice che è un simbolo dei divertimenti campestri di Alvise Cornaro , ossia colui che fece costruire l’edificio per le performances teatrali di Beolco.

la scena veneta è comunque più arretrata rispetto alle altre poiché non presentava la scenografia classica dipinta in prospettiva, la quale fu un grande passo avanti verso l’autonomia dello spazio teatrale.

Sebastiano Serlio riscoprì infatti il trattato “De Architecturæ” di Vitruvio che descrive le costruzioni civili e culturali romane (foro, templi) e nel 1545 scrisse il Secondo Libro di Prospettiva che formalizza la costruzione di una scenografia bidimensionale sembrante però tridimensionale grazie all’integrazione di elementi in legno e in stucco che originarono un lieve rilievo. il saggio analizza inoltre come essa doveva essere costruita. le scene dovevano essere 3 1 - scena nobile, tragica rappresentata dai palazzi alti ed eleganti della parte migliore della città dove vivono i nobili. presentava elementi classici. 2 - scena comica rappresentata da palazzi e costruzioni in parte signorili e in parte più umili e “vicine” a noi 3 - scena satirica rappresentata da uno spazio aperto e naturale, agreste, boschereccia. gli attori recitavano nel proscenio poiché se avessero indietreggiato sarebbero risultati alti quanto i casamenti sul fondale.

grazie a questo studio i grandi architetti diedero il via alla costruzione dei due teatri più importanti del Rinascimento: ● Andrea Palladio iniziò a costruire il Teatro Olimpico di Vicenza dal 1580 ma poi esso venne terminato da un suo allievo cinque anni dopo. è un adattamento del teatro romano nella società rinascimentale: presenta una cávea semicircolare e l’orchestra è tagliata a metà. nonostante il teatro fosse una commissione dell’ Accademia Olimpica di Vicenza , un circolo di intellettuali che erano interessati a scoprire l’età classica, bisognava inventare uno spazio che rispondesse alle necessità di una nuova società. per questo il teatro 1 - è in uno spazio chiuso (il palazzo dell’accademia) in cui il tetto è dipinto come una volta celeste 2 - ha un soffitto a cassettoni 3 - ci sono degli spazi laterali di servizio a cui il pubblico accede 4 - la scena è volumetrica e in prospettiva con 3 fuochi ed è fissa. essa rappresenta la città di Tebe, ovvero la città ideale in quanto ambientazione dell’ Edipo Re

un problema importante era costituito dall’illuminazione formata da lampade con fiamme libere che esponevano l’edificio a un alto rischio incendio. nel Rinascimento furono costruite delle strutture per illuminare gli attori nel proscenio ovvero le ribalte.

● Vincenzo Scamozzi , allievo di Palladio, costruì il Teatro di Sabbioneta nel 1588 con un fuoco centrale. la cavea qui assume una forma allungata a U che nei teatri successivi si allungherà sempre di più per riflettere meglio le onde acustiche.

drammaturgia

la scena drammatica cortigiana (il cui “creatore” si dice fu Ludovico Ariosto ) era certo influenzata dai classici, e in particolare dalle commedie di Plauto e Terenzio, ma anche dal Decameron di Giovanni Boccaccio : esso era infatti pieno di situazioni comiche fondate sulla beffa, su intrecci e su trame erotiche e adulteri (che nella società romana non potevano venire trattati). un esempio fu la Calandria del Bibbiena il quale titolo allude già a un personaggio del Decameron (il Calandrino ) e la cui trama ad intreccio è ispirata ai Menaechmi di Plauto con alcune modifiche più sensibili ad una allusività sessuale più aperta.

accanto alle “alte” rappresentazioni delle commedie latine e italiane troviamo anche la apprezzatissima spettacolarità mimico-gestuale dei buffoni come Niccolò Campani detto Strascino , il più importante di una serie di figure che amavano scrivere e recitare dei testi teatrali del genere della commedia pastorale, regale e rusticana.