Teatro rinascimentale e classico, Skripte von Theatergeschichte

Storia del teatro rinascimentale e classico

Art: Skripte

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il teatro classico greco-romano
l’etimologia del termine teatro deriva dal verbo greco theáomai che significa “guardare”. anche il
latino spectare significa lo stesso, perciò lo spettatore è colui che guarda con attenzione e
partecipazione interiore.
il teatro nacque a Micene ma delle sue origini non sappiamo molto, le prime testimonianze “ufficiali”
risalgono già a un tipo di teatro tardo posteriore al V secolo a.C., per esempio la presenza del teatro
Odeon di Atene e di quello di Siracusa.
il principale problema per quanto riguarda le nostre informazioni sul modo di fare teatro in Grecia e a
Roma è che le fonti che possediamo risalgono a molto più tardi (es. Aristotele parla degli spettacoli
greci ma dopo 2 secoli dopo essi).
per comprendere lo spettacolo sono utili:
- le statuette o gli oggetti scenici
- le testimonianze epigrafiche (= sappiamo che a Ercolano andavano in scena le commedie
di Aristotele ma grazie a un epigrafe sappiamo che erano in greco)
- le testimonianze letterarie
- l’iconografia
- la produzione drammatica
- le fonti iconografiche = un esempio è il Cratere attico di Pronomos (400 a.C.), un vaso
che è molto importante per capire il teatro come processo. ci racconta gli attori prima o dopo
l’essere diventati personaggi e lo capiamo dalla maschera che hanno in mano. un attore
impersona Ercole, un altro un vecchio, altri dei satiri.
il teatro occidentale nacque ad Atene nel V secolo a.C. con la tragedia (tragos = “canto del capro”),
un tipo di evento teatrale legato al culto del dio Dioniso (dio migrante, che celebra l’ebbrezza e vive
ai margini dell’ellade).
nonostante l’origine religiosa della tragedia, in cui all’inizio si presentavano rappresentazioni ispirate
al culto del dio del vino con storie raccontate dai sacerdoti, la figura di Dioniso andò sempre più a
perdersi nel tempo: nei 32 testi superstiti greci (probabilmente i migliori e i più recenti) non si vede
quasi mai, ma anzi molte volte si raccontano storie di personaggi eroici e uomini superiori.
un momento dedicato al teatro venne poi posto all’interno del calendario liturgico, divenne quindi
istituzione e non più rituale. da questo momento in poi il teatro cominciò a venire finanziato da dei
maggiorenti che si prendevano la responsabilità di pagare per tutto fatta eccezione per gli attori i quali
venivano pagati dallo stato.
questi momenti si chiamavano “Grandi Dionisie” e durante essi si faceva teatro dall’alba al tramonto
(durata canonica di una rappresentazione) con la sospensione delle attività produttive. la polis
partecipava tutta anche se il biglietto costava una discreta quantità di denaro: vi era un’assicurazione
statale, la theatricon, che permetteva di pagare a chi non si poteva permettere una tale somma.
durante queste feste venivano organizzati degli agoni drammatici ovvero delle competizioni tra
autori.
i tre principali tragediografi greci sono Eschilo, Sofocle e Euripide, i quali erano anche attori.
gli elementi caratterizzanti della tragedia greca sono:
- la struttura della scena, uguale a quella del teatro di Epidauro = il teatro doveva essere
immerso nella natura e appoggiato a una collina che veniva lavorata. la forma esterna si
chiama càvea e veniva utilizzata dagli spettatori che si sedevano su sedili in legno che poi
divennero di pietra. la càvea è formata da spicchi chiamati cunei.
a livello terra agisce il coro, in uno spazio circolare chiamato orchestra (orchéomai = “danzare”,
poiché il coro danza e canta); sul fondo dell’orchestra c’è la skené, l’edificio dove si cambiano gli
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il teatro classico greco-romano

l’etimologia del termine teatro deriva dal verbo greco theáomai che significa “guardare”. anche il latino spectare significa lo stesso, perciò lo spettatore è colui che guarda con attenzione e partecipazione interiore.

il teatro nacque a Micene ma delle sue origini non sappiamo molto, le prime testimonianze “ufficiali” risalgono già a un tipo di teatro tardo posteriore al V secolo a.C., per esempio la presenza del teatro Odeon di Atene e di quello di Siracusa. il principale problema per quanto riguarda le nostre informazioni sul modo di fare teatro in Grecia e a Roma è che le fonti che possediamo risalgono a molto più tardi (es. Aristotele parla degli spettacoli greci ma dopo 2 secoli dopo essi).

per comprendere lo spettacolo sono utili:

  • le statuette o gli oggetti scenici
  • le testimonianze epigrafiche (= sappiamo che a Ercolano andavano in scena le commedie di Aristotele ma grazie a un epigrafe sappiamo che erano in greco)
  • le testimonianze letterarie
  • l’ iconografia
  • la produzione drammatica
  • le fonti iconografiche = un esempio è il Cratere attico di Pronomos (400 a.C.), un vaso che è molto importante per capire il teatro come processo. ci racconta gli attori prima o dopo l’essere diventati personaggi e lo capiamo dalla maschera che hanno in mano. un attore impersona Ercole, un altro un vecchio, altri dei satiri.

il teatro occidentale nacque ad Atene nel V secolo a.C. con la tragedia ( tragos = “canto del capro” ), un tipo di evento teatrale legato al culto del dio Dioniso (dio migrante, che celebra l’ebbrezza e vive ai margini dell’ellade). nonostante l’origine religiosa della tragedia, in cui all’inizio si presentavano rappresentazioni ispirate al culto del dio del vino con storie raccontate dai sacerdoti, la figura di Dioniso andò sempre più a perdersi nel tempo: nei 32 testi superstiti greci (probabilmente i migliori e i più recenti) non si vede quasi mai, ma anzi molte volte si raccontano storie di personaggi eroici e uomini superiori.

un momento dedicato al teatro venne poi posto all’interno del calendario liturgico, divenne quindi istituzione e non più rituale. da questo momento in poi il teatro cominciò a venire finanziato da dei maggiorenti che si prendevano la responsabilità di pagare per tutto fatta eccezione per gli attori i quali venivano pagati dallo stato. questi momenti si chiamavano “ Grandi Dionisie ” e durante essi si faceva teatro dall’alba al tramonto (durata canonica di una rappresentazione) con la sospensione delle attività produttive. la polis partecipava tutta anche se il biglietto costava una discreta quantità di denaro: vi era un’assicurazione statale, la theatricon , che permetteva di pagare a chi non si poteva permettere una tale somma. durante queste feste venivano organizzati degli agoni drammatici ovvero delle competizioni tra autori.

i tre principali tragediografi greci sono Eschilo , Sofocle e Euripide , i quali erano anche attori. gli elementi caratterizzanti della tragedia greca sono:

- la struttura della scena, uguale a quella del teatro di Epidauro = il teatro doveva essere immerso nella natura e appoggiato a una collina che veniva lavorata. la forma esterna si chiama càvea e veniva utilizzata dagli spettatori che si sedevano su sedili in legno che poi divennero di pietra. la càvea è formata da spicchi chiamati cunei. a livello terra agisce il coro, in uno spazio circolare chiamato orchestra ( orchéomai = “danzare” , poiché il coro danza e canta) ; sul fondo dell’orchestra c’è la skené , l’edificio dove si cambiano gli

attori che funge anche come scenografia minima, con una porta centrale e talvolta due porte laterali. davanti a essa vi è il palco chiamato proscenio. in questo periodo gli attori operano allo stesso livello-terra del coro.

- l’ hypokrites (“colui che risponde”) ovvero l’attore, colui che risponde al coro e che, se consideriamo la lingua latina con “ipocrita”, mente e dice le parole di un altro. nel teatro greco recitano solo uomini. si attribuisce a Eschilo l’introduzione di un secondo attore e a Sofocle di un terzo. gli attori andavano in tournée e si spostavano sui carri l’archetipo dell’attore è Tespi - il coro , un personaggio collettivo composto da 15 coreuti che agiscono in contrapposizione all’attore, rappresenta la polis e canta (originariamente) in onore a Dioniso. ha un ampio spazio soprattutto nelle opere di Eschilo.

gli attori e i coreuti indossavano delle maschere che rendono maggiormente visibili i personaggi e enfatizzavano la mimica facciale ma peggiorano l’espansione della voce. esse avevano sicuramente un legame con l’origine religiosa del genere in quanto consentivano di diventare altro da sé e quindi avevano una funzione rituale evidente. gli attori potevano mettersi addosso più maschere alternandole e riempire i ruoli di più personaggi.

Aristotele nella sua Poetica definisce ciò che deve avere la tragedia perfetta, la quale deve innanzitutto identificare testo e teatro come due cose differenti (da qui in poi il testo sarà centrale) e deve seguire la teoria delle 3 unità : deve svolgersi in un luogo parlando di una sola storia in un periodo di tempo (l’unica che lo fa è l’ Edipo Re di Sofocle). inoltre essa deve generare catarsi , ovvero un sentimento di pietà e terrore che si prova assistendo alle tragedie di altri che dovrebbe purificare l’animo secondo i greci e liberarlo dalle passioni. precisamente, nel capitolo VI, il filosofo descrive gli elementi costitutivi del teatro: ● opsis (spettacolo) ● melopoiia (musica) ● lexis (linguaggio che sta al centro perché contiene il logos) ● dianoia (pensiero) ● ethos (carattere) ● mythos (composizione dei fatti)

la prima tragedia che abbiamo scoperto è I Persiani di Eschilo che parla di nemici, è un’opera di contemporaneità per i greci raccontata attraverso la tragedia degli sconfitti. la catarsi sta nel comprendere le ragioni che hanno portato il nemico a perdere e empatizzare con lui.

a Roma il teatro diventa laico. il genere più rappresentato era la commedia : un dramma scenico originato dalla tragedia che parla di uomini inferiori (persone normali) e fa divertire il pubblico. alla tragedia i romani ci sono arrivati per assimilazione in quanto la Grecia è confinante con l’Italia meridionale, ma hanno appreso anche da Osci e Sanniti un genere comico che si chiama atellana. principali commediografi prima dei latini erano Aristofane e Menandro (che furono grandi influenze per quest'ultimi). gli elementi caratterizzanti della commedia sono:

- l’ assenza del coro , motivo per cui l’orchestra diventa semicircolare.

  • la struttura della scena = a Roma il teatro veniva costruito ovunque e non immerso nella natura poiché i Romani avevano scoperto la volta a botte che i Greci non avevano. la frons scenae (skené) è infatti monumentale in quanto non bisognava vedere la natura circostante, lo spettatore deve stare attento a guardare quello che avviene.