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BANTI
L’ E TA’ CONTEMPORANE A
DALLA GRANDE GUERRA AD OGGI
1. La Grande Guerra
1.1 Giorni d’estate – 1.2 La brutalità della guerra
Nell agosto del 1914, quando la notizia di una guerra che avrebbe interessato gran parte del mondo
occidentale si diffuse, venne accolta in un clima festoso e con grande entusiasmo. Nessuno si sarebbe
immaginato uno scontro di tale efferatezza. L’idea che si faceva della guerra era ancora quello dello
scontro cavalleresco; questo revival medievale faceva pensare ai soldati come a paladini avvolti da
lucenti armature, una fantasticheria che la propaganda bellica cercò spesso di sfruttare con la massima
efficienza. Tutto ciò si sposava perfettamente con il concetto di mascolinità sviluppatosi negli anni
dell’ottocento, costruita intorno all’immagine dell’uomo combattente, da cui presero ispirazioni i
movimenti nazional-patriottici che inneggiavano allo scontro.
La visione cavalleresca venne presto smorzata dalla crudità dei fatti. Lo scontro sin dagli albori si
presentò come una catastrofe enorme, che vide in primis l’ingresso in campo di nuove tecnologie
belliche, come la mitragliatrice, i gas asfissianti, aerei da combattimento.
La quotidianità della ferocia portò alla brutalizzazione della mentalità europea, una terribile
assuefazione alla violenza ormai percepita come normalità. Nel quadro della generale brutalizzazione
imposta dalla guerra un evento avvenuto in Anatolia spicca particolarmente: Sin dal 1914 l’Impero
Ottomano entrò in guerra a fianco di Germania e Austria-Ungheria, con la speranza di sottrarre alla
Russia l’area Caucasica. Nel maggio del 1915 il governo ottomano, temendo che gli indipendentisti
armeni potessero aiutare le truppe russe, decise di trasferire le popolazioni armene in Siria.
L’operazione fu affidata alle truppe speciali, che la misero in atto con una violenza indescrivibile.
Alla fine del trasferimento, circa il 20% della popolazione arrivò a destinazione, rivelandosi un vero
e proprio genocidio pianificato dal governo dei giovani turchi.
1.3 Disagi e ribellioni
In Europa ci fu un coinvolgimento diretto di tutta la popolazione nei vari aspetti conseguenziali alla
guerra: paesi occupati dalle truppe nemiche, giovani al fronte, donne che si trovarono a svolgere
lavori coatti prima affidati esclusivamente agli uomini. Gli stati iniziarono a regolare la produzione e
la divisione di prodotti alimentari, gran parte dei quali furono destinati ad alimentare i soldati al
fronte; ciò portò ad un innalzamento esponenziale del prezzi dei prodotti alimentari. Nello stesso
tempo, le industrie belliche ebbero delle spinte notevolissime.
Il peggioramento delle condizioni economiche fece del 1917 un anno importante per le sorti della
guerra e particolarmente inquieto, perché un po’ ovunque scoppiarono rivolte, insubordinazioni e
scioperi: Al fronte il ricorso a tecniche di attacco che costavano grandi quantità di vita era diventato
insopportabile; a casa il rincaro dei prezzi mise molte famiglie in difficoltà.
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BANTI

L’ETA’ CONTEMPORANEA

DALLA GRANDE GUERRA AD OGGI

1. La Grande Guerra

1.1 Giorni d’estate – 1.2 La brutalità della guerra Nell agosto del 1914, quando la notizia di una guerra che avrebbe interessato gran parte del mondo occidentale si diffuse, venne accolta in un clima festoso e con grande entusiasmo. Nessuno si sarebbe immaginato uno scontro di tale efferatezza. L’idea che si faceva della guerra era ancora quello dello scontro cavalleresco; questo revival medievale faceva pensare ai soldati come a paladini avvolti da lucenti armature, una fantasticheria che la propaganda bellica cercò spesso di sfruttare con la massima efficienza. Tutto ciò si sposava perfettamente con il concetto di mascolinità sviluppatosi negli anni dell’ottocento, costruita intorno all’immagine dell’uomo combattente, da cui presero ispirazioni i movimenti nazional-patriottici che inneggiavano allo scontro. La visione cavalleresca venne presto smorzata dalla crudità dei fatti. Lo scontro sin dagli albori si presentò come una catastrofe enorme, che vide in primis l’ingresso in campo di nuove tecnologie belliche, come la mitragliatrice, i gas asfissianti, aerei da combattimento. La quotidianità della ferocia portò alla brutalizzazione della mentalità europea, una terribile assuefazione alla violenza ormai percepita come normalità. Nel quadro della generale brutalizzazione imposta dalla guerra un evento avvenuto in Anatolia spicca particolarmente: Sin dal 1914 l’Impero Ottomano entrò in guerra a fianco di Germania e Austria-Ungheria, con la speranza di sottrarre alla Russia l’area Caucasica. Nel maggio del 1915 il governo ottomano, temendo che gli indipendentisti armeni potessero aiutare le truppe russe, decise di trasferire le popolazioni armene in Siria. L’operazione fu affidata alle truppe speciali, che la misero in atto con una violenza indescrivibile. Alla fine del trasferimento, circa il 20% della popolazione arrivò a destinazione, rivelandosi un vero e proprio genocidio pianificato dal governo dei giovani turchi. 1.3 Disagi e ribellioni In Europa ci fu un coinvolgimento diretto di tutta la popolazione nei vari aspetti conseguenziali alla guerra: paesi occupati dalle truppe nemiche, giovani al fronte, donne che si trovarono a svolgere lavori coatti prima affidati esclusivamente agli uomini. Gli stati iniziarono a regolare la produzione e la divisione di prodotti alimentari, gran parte dei quali furono destinati ad alimentare i soldati al fronte; ciò portò ad un innalzamento esponenziale del prezzi dei prodotti alimentari. Nello stesso tempo, le industrie belliche ebbero delle spinte notevolissime. Il peggioramento delle condizioni economiche fece del 1917 un anno importante per le sorti della guerra e particolarmente inquieto, perché un po’ ovunque scoppiarono rivolte, insubordinazioni e scioperi: Al fronte il ricorso a tecniche di attacco che costavano grandi quantità di vita era diventato insopportabile; a casa il rincaro dei prezzi mise molte famiglie in difficoltà.

1.4 Le prime fasi della guerra (1914-15) La guerra del 1914 si mosse su due schieramenti:

  1. Le potenze dell’Intesa (Francia, Regno Unito e Russia, alleate alla Serbia)
  2. Gli Imperi Centrali (Germania, Austria-Ungheria e Impero Ottomano) A ovest, l’esercito tedesco occupò il Belgio per attaccare la Francia. Il senso della manovra risiedeva nel fatto che la Francia, contando sulla neutralità del Belgio, non rafforzò quella frontiera. A oriente i russi inizialmente sembrarono riuscire a sfondare le linee tedesche e quelle austro- ungariche ma i tedeschi bloccarono l’offensiva russa e spinsero il fronte verso la polonia, entro i confini della Russia. A sud i russi conquistarono il territorio austro-ungarico della Galizia ma non riuscirono ad andare oltre. A questo punto l’ipotesi di una guerra lampo svanì radicalmente; la guerra passò dall’essere una guerra in movimento ad una guerra di posizione, con i fronti stabiliti per lunghissimo tempo. Nel corso del 1915 ci fu l’ingresso nel panorama bellico della Bulgaria e dell’Italia. 1.5 L’Italia dalla neutralità all’intervento (1914-15) Allo scoppio della guerra l’Italia, nonostante avesse firmato il trattato di Triplice Alleanza con Austria-Ungheria e Germania, optò per la neutralità. La ragione ufficiale era che la Triplice Alleanza aveva un carattere difensivo e non offensivo. Ma dato che fu l’Austria-Ungheria a fare la prima mossa attaccando la Serbia, il governo italiano non si sentì obbligato a intervenire. Sostanzialmente i motivi però erano altri:
  3. L’Italia non era sicura che a conclusione della guerra l’Australia avrebbe ceduto le terre irredente (Trento e Trieste).
  4. L’esercito non era pronto.
  5. La conformazione fisica dell’Italia l’avrebbe esposta immediatamente agli attacchi della marina nemica. In Italia si formarono due schieramenti, uno a favore della neutralità e uno a favore dell’intervento:
  6. Neutralisti:
  • Liberali
  • Socialisti
  • Una parte del mondo cattolico
  1. Area Interventista:
  • Interventisti democratici, per i quali l’Italia avrebbe dovuto schierarsi con l’Intesa per difendere i valori della democrazia

austro-ungarico occupò gran parte del Veneto finché l’esercito italiano non riuscì a riorganizzarsi sul fiume Piave, dove fermarono l’avanzata. Nel 1918 gli austro-tedeschi cercarono di chiudere definitivamente la partita: l’esercito tedesco mise in atto un offensiva contro l’esercito francese, le forze austriache tentarono una massiccia offensiva contro la linea del Piave. Sia il fronte francese che quello italiano ressero. L’arrivo del soldati statunitensi si rivelò un aiuto decisivo. Nell’agosto del 1918 il comando militare anglo-franco-statunitense lanciò una grande controffensiva sul fronte occidentale. I tedeschi arretrarono e nei primi di settembre la Germania avviò le trattative di armistizio. Nello stesso momento i francesi costrinsero alla resa i bulgari e gli inglesi piegarono gli ottomani. L’esercito italiano con un offensiva travolse completamente gli austro-tedeschi nella battaglia di Vittorio Veneto: sbaragliando le frontiere, i soldati italiani riescono ad avanzare e nel Trentino si spingono ben oltre le linee precedenti alla disfatta di caporetto. Nel novembre del 1918 a Berlino scoppiò una rivoluzione che costrinse l’imperatore Guglielmo III a fuggire, mentre venne proclamata la Repubblica. 1.8 Le conseguenze geopolitiche della guerra La conferenza di pace si apre a Versailles il 18 gennaio del 1919, quando già l’assetto internazionale era condizionato da quattro eventi collegati direttamente alla guerra:

  1. Crollo dell’impero russo e istituzione della repubblica socialista.
  2. Crollo dell’impero tedesco, la Germania diventa una repubblica democratica.
  3. Crollo dell’impero austro-ungarico.
  4. La ribellione di tutta l’area araba porta instabilità nell’impero ottomano. La fine della guerra porta radicali cambiamenti anche all’assetto geopolitico dell’Europa e del Medio Oriente:
  • La Germania restituisce l’Alsazia e la Lorena alla Francia; Parte della Slesia, della Posnania e della Pomerania vengono cedute al nuovo stato di Polonia; La città di Danzica viene proclamata città libera; Le colonie tedesche vengono spartite tra Regno Unito, Francia e Giappone.
  • Dalla vecchia struttura dell’impero austro-ungarico nascono le repubbliche Austria e Ungheria; parte dei territori vengono riuniti alla Serbia e al Montenegro e vanno a formare il regno di Jugoslavia; Un’altra parte va ad ampliare il regno di Romania; Si forma la repubblica di Cecoslovacchia dall’unione di Boemia, Moravia e Slovacchia.
  • La repubblica socialista di Russia non viene riconosciuta.
  • Indipendenza di Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania.
  • Costituzione dello Stato Libero d’Irlanda, autonomo dal Regno Unito.
  • Completo smembramento dell’impero ottomano; formazione della repubblica di Turchia.
  • Palestina, Transgiordania, Iraq e Kuwait sono affidati al Regno Unito.
  • Siria e Libano vanno sotto al controllo francese. 1.8.9 La Società delle Nazioni Nel 1920 nacque, dall’idea del presidente degli USA Wilson, la Società delle Nazioni: Gli stati aderenti a questa società si impegnano a rispettare l’integrità territoriale e indipendenza politica degli altri stati membri. La società vieta il ricordo alla guerra per la risoluzione di contenziosi internazionali e prevede al suo posto il ricorso all’arbitrato internazionale. Al momento di ratificare la decisione, il senato statunitense rifiutò l’adesione degli Stati Uniti. Così facendo, i rappresentanti statunitensi privarono la Società delle Nazioni del supporto dello stato che tutti riconobbero come il vero protagonista della vittoria finale dell’Intesa.

2. La Russia Rivoluzionaria

2.1 Due rivoluzioni, una a febbraio l’altra a ottobre Dall’inizio del 1917 la Russia fu il palco per diverse manifestazioni, che andavano dalla commemorazione della domenica di sangue che fece scoppiare la rivoluzione nel 1905, a manifestazioni per l’emancipazione della donna, contro i capitalisti, contro il governo e contro lo Zar. Le tensioni arrivarono al punto che lo Zar Nicola II dovette abdicare a favore di suo fratello, il granduca Michele, il quale rifiutò dando fine alla scena politica della dinastia Romanov. Nei giorni seguenti venne nominato un governo provvisorio presieduto dal principe Georgy L’vov; il nuovo governo aveva il compito di rinnovare gli assetti istituzionali e di prendere decisioni intorno alla guerra. Alla fine fu deciso che la Russia avrebbe continuato a combattere. Il malcontento suscitato da questa decisione fu raccolto dai sovietà comitati di operai e di soldati che si erano già formati nel corso della rivoluzione del 1905, che auspicavano che la guerra finisse il prima possibile. I soviet di Pietrogrado erano guidati dai dirigenti socialisti menscevichi (minoritari), mentre i bolscevichi, nonostante fossero maggioritari, ebbero una debole influenza. Nelle campagne intanto le case signorili vennero assalite, le proprietà terriere confiscate, le merci prodotte trattenute nei magazzini per far fronte alle esigenze alimentari delle comunità contadine. Il governo tedesco decise di mettere a disposizione un treno speciale per il trasporto di merci a patto che Lenin (in esilio dal 1907) potesse far ritorno a Pietrogrado. La mossa del governo tedesco aveva un senso: Lenin era notoriamente a favore dell’uscita della Russia dalla guerra, quindi la speranza della Germania era che Lenin, con la sua influenza, potesse creare le condizioni per l’uscita della Russia dal conflitto, il che avrebbe permesso alla Germania di trasferire buona parte delle truppe impegnate sul fronte orientale di spostarsi ad occidente. Giunto a Pietrogrado, Lenin pubblicò le tesi d’aprile , discorso in cui erano contenute le sue posizioni:

  • Rovesciamento del governo provvisorio e trasferimento del potere ai soviet.
  • Uscita della Russia dalla guerra Il ministro del governo di L’vov, Aleksandr Kerenskij, pensava che il governo per poter imporsi aveva bisogno della vittoria militare. Il problema era che l’esercito non era più in condizioni di compiere azioni militari efficaci.
  • Il voto degli operai e delle operai vale più di quello dei contadini Tutti i partiti, a eccezione di quello comunista, furono messi a tacere e i dirigenti e i militanti perseguitati ed arrestati. Nel 1919 venne fondata la Terza Internazionale, organismo volto a favorire la diffusione della Rivoluzione comunista nel resto dell’Europa. Nel 1921, Lenin elaborò la Nep (Nuova politica economica) in cui fu prevista l’abolizione della requisizione dei grani. Al suo posto, i contadini erano tenuti a pagare un imposta fissa, cedendo una quota della produzione agli organi statali. Il sistema ravvivò gli scambi e rifornì i mercati urbani di beni alimentari. All’interno del partito comunista si alzarono voci che protestarono contro il nuovo indirizzo del governo, ritenuto favorevole nei confronti delle classi rurali. Il 21 gennaio 1924 Lenin morì. Nel 1927 Stalin si impose su ogni opposizione come il principale dirigente del partito, e quindi dell’Unione Sovietica. 2.4 Donne nuove, famiglie nuove Le donne in Russia acquisirono il diritto di voto del 1917 e lo conservarono anche dopo la rivoluzione. Nello stesso anno vennero autorizzate una grande quantità di leggi che sancivano:
  • Divorzio consenziente
  • Uguaglianza assoluta tra uomini e donne
  • Matrimonio come rituale civile, da svolgersi davanti a funzionari dello stato
  • Nelle zone musulmane vengono aboliti: poligamia, il matrimonio delle bambine e l’uso del velo coranico.
  • Istruzione obbligatoria fino ai quindici anni, incentrata soprattutto all’insegnamento della dottrina marxista 2.5 Paura e consenso L’autorità comunista riuscì a imporsi grazie all’intimidazione e all’uso della violenza ma non solo. Il sistema comunista offrì vantaggi economici e sociali immediati agli operai e ai contadini e una partecipazione attiva alla vita politica rispetto al periodo zarista.

3. Il dopoguerra dell’Occidente

3.1 Le trasformazioni economiche del primo dopoguerra

Per i governi europei lo sforzo economico per finanziare la guerra fu enorme. In Germania i governi tedeschi avevano basato tutta la loro azione su una ingente produzione di cartamoneta, il che non fece altro che accelerare il processo di svalutazione del marco e il conseguente aumento dei prezzi. La fine della guerra determinò anche una dislocazione della manodopera: l’industria pesante che si era sviluppata intorno alla produzione di armamenti, doveva riconvertire la produzione nel nuovo contesto di pace. Ciò portò ad una diminuzione della produzione e di un aumento della disoccupazione. Si unì anche il problema dei soldati, che di rientro dalla guerra avevano bisogno di essere reintegrati nell’ambito lavorativo. La soluzione adottata dalla maggioranza degli stati fu di riassegnare agli uomini quelle mansioni che in periodo di guerra furono sostenute della donne. Alla fine della guerra, gli stati europei oltre che sommersi dall’inflazione, si trovavano a dover fronteggiare una concorrenza sui mercati internazionali. Gli Stati Uniti cominciarono a emergere come la potenza che ha ottenuto il massimo dei benefici economici dalla guerra. 3.2 Le ripartizioni di guerra e le relazioni economiche internazionali La chiave ella ripresa economica sta nel modo in cui venne risolto il nodo delle riparazioni di guerra che gli stati vincitori chiesero alla Germania: a conclusione delle trattative di pace, venne stabilita la cifra che la Germania dovette pagare agli stati vincitori. Una cifra così alta che lo stato tedesco non riuscì a pagare con le sue risorse. Peraltro, i governi francese e britannico erano inflessibili sul punto delle riparazioni, dato che contavano di impiegare queste nuove risorse per far fronte ai debiti contratti con gli Stati Uniti. Alla fine, dopo diverse trattative, gli USA concessero un prestito alla Germania, dando via ad una circolazione finanziaria triangolare: Finanziamenti USA alla Germaniaàpermettono il pagamento delle riparazioni a Francia e Regno Unitoà Pagano interessi e debito a USA cheà Concedono finanziamenti alla Germania 3.3 I consumi culturali e gli stili in genere Tutti questi disagi economici erano in netto contrasto con la visione positivista che caratterizzò i giovani negli anni ’20: Chi si era salvato dalla guerra ora voleva divertisti. L’incontenibile desiderio di novità si impossessò di molti, specie delle ragazze. La moda femminile era in piena trasformazione. Sulla scena apparvero nuove mode e l’uso del make-up non era solo riservato ad attrici e prostitute, ora era alla portata e all’uso di tutte. Dall’altra parte, i modelli di mascolinità si rifanno all’uomo rude ma romantico, capace di trattare le donne con passionalità ma anche con delicatezza. Gli interpreti più fascinosi delle mode del momento provenivano dagli Stati Uniti. Mentre si invertono le relazioni economiche tra Stati Uniti ed Europa, s’inverte anche il flusso dei modelli culturali, che non vanno più dall’Europa agli USA, ma viceversa. A promuovere fatalmente questa inversione dei flussi fu il cinema. 3.2 La prosperità statunitense Nel 1920 le donne statunitensi conquistarono il loro diritto di voto sul piano federale.

A Berlino a gennaio scattò un tentativo di rivoluzione guidato dai capi della Lega di Spartaco, un gruppo di socialisti di estrema sinistra. La loro idea era di costruire una repubblica dei soviet, simile a quella che si era formata nella Russia bolscevica. La loro intenzione venne subito repressa dal governo socialdemocratico. 3.8 La Repubblica di Weimar Dopo la repressione del tentativo spartachista, il presidente provvisorio Friederich Ebert, convocò le elezioni per i rappresentanti all’Assemblea Costituente. All’Assemblea fu confermato Ebert come presidente e si proseguì alla stesura della Costituzione. La costituzione prevedeva che la repubblica tedesca conservasse la struttura federale che già caratterizzava l’Impero, che fosse dotata di un Parlamento eletto e un presidente eletto direttamente dal corpo elettorale. Siccome l’Assemblea Costituente si era riunita nella città di Weimar, è conosciuta come Repubblica di Weimar. I problemi che dovevano essere fronteggiati dalla repubblica erano di due tipi:

  1. Risanare il sistema economico e di adempiere al pagamento delle riparazioni di guerra.
  2. Contrastare le aree di opinione pubblica che manifestavano una netta contrarietà alla Repubblica parlamentare. Quella che si afferma maggiormente è l’opinione pubblica nazionalista di estrema destra, composta da membri del ceto medio e da esponenti dell’alta borghesia. Costoro criticavano aspramente le istituzioni della repubblica, perché ritenevano che essa fosse nata a causa di un tradimento politico. In questo panorama assistiamo alla repentina ascesa di Adolf Hitler. Dopo essere rientrato dalla guerra, a Monaco nel 1919 si unì ai militanti del Partito dei lavoratori tedeschi, partito con un orientamento nazionalista e antisemita, favorevole a una politica sociale per i lavoratori. Nel 1920 il partito cambia nome e assume quello di Partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi. Nel 1921 Hitler riuscì a imporsi come Furer del partito. Nel frattempo il partito riceve sempre più consensi e finanziamenti da parte di industriali che apprezzano l’atteggiamento nazionalista e antirepubblicano. Nel 1923 fa irruzione in una birreria di Monaco dove era in corso una manifestazione nazionalista a cui parteciparono il capo del governo bavarese, il comandante dell’esercito e il capo della polizia. Lì Hitler proclamò la caduta del governo di Berlino e tentò di arrestare le tre autorità che però riuscirono a scappare. Nello scontro Hitler venne arrestato e condannato a 5 anni di carcere, di cui però scontò solo 9 mesi. Uscito di prigione riprese le fila della sua azione politica, riorganizzando il partito.

4. Il fascismo al potere

4.1 Il quadro politico italiano nell’immediato primo dopoguerra Dopo il 1918 l’Italia affrontò una forte inflazione da contenere. Si trovò ad affrontare questa questione nel mezzo di un vero e proprio terremoto politico, favorito dall’introduzione di due nuove leggi elettorali che prevedevano il suffragio universale maschile e la rappresentanza proporzionale con scrutino di listaàciò significa che alle elezioni si presentano liste di candidati divisi per partito, a

ciascuno dei quali tocca un numero di rappresentanti in grosso modo simile al numero di voti ottenuto. Il partito liberale era convinto che con questa legge avrebbe avuto la maggioranza ma invece altre due formazioni politiche dominarono la situazione:

  1. Il Partito Popolare Italiano (Ppi), guidato da don Luigi Sturzo, a cui aderirono i sostenitori della democrazia cristiana e i cattolici moderati.
  2. Il Partito Socialista Italiano (Psi), che aveva raccolto con maggiore convinzione il messaggio russo; i delegati mossero per il partito quattro importanti risoluzioni: - La rivoluzione sovietica viene dichiarata ufficialmente il modello di azione del Psi - Di conseguenza il partito decide di aderire alla Terza Internazionale - Tra gli obiettivi c’è la demolizione dello Stato borghese, a realizzazione della dittatura del proletariato e la costruzione di un nuovo ordine comunista. 4.2 Le aree di crisi nel biennio 1919- 20 La prima area di crisi risiede nel fatto che secondo i gruppi nazionalisti italiani, il governo che ha condotto le trattative di pace non ha fatto abbastanza per difendere gli interessi italiani e non è riuscito a far rispettare il trattato di Londra, in quanto la Dalmazia venne assegnata alla Jugoslavia e la città di Fiume rimase nella reggenza dell’Intesa. Così nel 1919 Gabriele D’Annunzio si recò a Ronchi, nei pressi di Fiume, dove era di stanza un battaglione dell’esercito italiano. Alla testa di questa forza armata, marciò su Fiume costringendo il contingente interalleato ad allontanarsi. D’Annunzio costituì una reggenza della città, di cui si pose come capo. Nei mesi successivi i governi liberali cercarono di ostacolare in tutti i modi l’iniziativa dannunziana che avrebbe rischiato di provocare un incidente internazionale. Giolitti diede l’ordine di attaccare il governo irregolare di D’Annunzio, affinché la città venisse liberata e continuasse a vivere secondo le norme fissate dal trattato. Un’altra area di crisi fu quella che interessò le fabbriche e le campagne. La presenza di un partito socialista, incoraggiò i sindacati operai e contadini ad assumere posizioni radicali, che sfociarono in scioperi. La conflittualità agraria si concentrò soprattutto nella Valle Padana e nell’Italia centrale. Le leghe sindacali cercarono di ottenere l’imponibile di manodopera, ovvero l’obbligo dei proprietari di assumere un numero fisso di braccianti in base alle indicazioni concordate con i rappresentanti sindacali. Alla fine di numerosi scioperi, i proprietari dovettero piegarsi alla volontà dei sindacati. Intanto nelle campagne dell’Italia meridionale furono numerosi i casi di occupazione di terre incolte compiute dai contadini senza terra. Nell’area industriale invece il momento più drammatico fu segnato dal contenzioso che contrappose la Fiom (Federazione italiana operai metallurgici) che chiedeva aumenti dei salari, e gli imprenditori che invece si opponevano. Le trattative tra sindacati e proprietari andarono avanti fino a quando fu raggiunto un accordo che segnava la vittoria dei lavoratori. Nel frattempo, nello Psi ci fu una spaccatura che portò alla creazione del Partito comunista d’Italia (Pcd’I). 4.3 La nascita del fascismo

nuova legge si celebrarono nel 1924, dove la coalizione fascista trionfò. Il segretario del Psu, Giacomo Matteotti, denunciò le violenze e le intimidazioni che caratterizzarono le elezioni e ne chiese l’annullamento. Dieci giorni più tardi fu rapito e ucciso da un gruppo di fascisti. A questo punto, l’opposizione decise di ritirarsi, sperando in un intervento del Re, il quale decise di non fare niente. Il fascismo si fa Stato (1925-29) Ne conseguì quindi che i partiti all’opposizione vennero sempre più oppressi, al punto che i loro organi di stampa vennero chiusi e i dirigenti vennero messi in condizioni di non poter più svolgere un attività politica degna. A questa prima serie di misure radicali, seguì l’approvazione di una serie di leggi che intervennero sui punti delicati ed essenziali dell’architettura costituzionale, le leggi fascistissime:

  • Si ristabilisce la regola secondo cui il governo è responsabile colo nei confronti del re e non ha bisogno di alcun voto parlamentare di fiducia
  • Abolizione delle istituzioni elettive preposte dall’autogoverno locale
  • Reintroduzione della pena di morte per chi attenti alla vita dei regnanti o del capo del governo
  • Si dichiarano decaduti tutti i deputati dell’opposizione Con la legge del 1928 si ebbe definitivo perfezionamento del fascismo come regime a partito unico. Questa legge riformò ancora una volta il sistema elettorale: la nuova normativa prevedeva l’esistenza di un'unica lista nazionale, compilata dal Gran Consiglio del fascismo. Il completamento del ciclo di costruzione del regime monopartitico si ebbe in fine attraverso l’accordo con la chiesta cattolica (Patti Lateranensi). L’accordo prevedeva che lo Stato italiani pagasse al Vaticano un’indennità come risarcimento per la perdita del potere temporale, che stabilisse il cattolicesimo come religione di stato, si riconoscesse il valore del matrimonio religioso e l’insegnamento della dottrina religiosa; in cambio il papa riconobbe formalmente lo Stato italiano e accettò di esercitare la sua sovranità solo sul territorio dello Stato della Città del Vaticano. 4.7 Miti e rituali fascisti Il fascismo riuscì a imporsi grazie all’aiuto sistematico della violenza. Tuttavia, i suoi dirigenti, e Mussolini soprattutto, riuscirono al dare al Partito fascista una propria mitologia e una propria simbologia. Per i fascisti e i loro seguaci, il partito era l’unico che facesse rivivere un profondo sentimento nazionale e di conseguenza, tutti gli altri partiti erano da considerarsi “antinazione”. Nella mitografia fascista il nesso con la guerra era importantissimo, perché fu la guerra che propiziò la scelta interventista di Mussolini e la sua conseguente uscita dal partito socialista.

Il fascismo usufruì dell’invenzione di nuove feste a tema nazionalistico e filofascista per coinvolgere il maggior numero di persone possibile al nuovo circuito politico.

5. Civiltà in trasformazione

5.1 Il fardello dell’Occidente Fardello dell’uomo bianco: il peso che gravava sulle spalle dell’uomo europeo, il quale aveva il compito morale che spettava ai colonizzatori, di civilizzare popolazioni arretrate. Col passere degli anni, agli occhi dei colonizzati il “fardello dell’Occidente” acquisì un senso diverso: i colonizzatori stessi erano il fardello, che opprimevano i colonizzati. L’esperienza della guerra offrì anche modelli politici a paesi lontano dall’Europa: il fascismo e il comunismo erano esempi che solleticavano l’interessi di molti intellettuali e politici non occidentali. Secondo questo filone, possiamo trovare un’altra locuzione nel concetto di “fardello dell’Occidente”. È un accezione che indica la persistente influenza che i modelli politici e culturali occidentali esercitavano su paesi extraoccidentali. Queste nuove politiche europee venivano rielaborate in forma autonoma, ibridandole però con tradizioni politiche, filosofiche e religiose locali, dando vita a culture politiche nuove. 5.2 La Cina contesa La Cina cominciò a uscire dalla grave situazione di conflittualità interna che si era creata dopo la proclamazione della Repubblica cinese solo quando ne 1923 il Partito nazionalista cinese ricostruì a Canton un governo nazionale. Questo governo ricevé l’appoggio del partito comunista cinese, fondato da intellettuali marxisti tra i quali anche Mao Tse-tung. Intorno al governo nazionalisti di Canton si formò un esercito volontario, pronto a combattere contro gli eserciti dei signori della guerra e contro i giapponesi. Alla morte del governatore, il nuovo governo nazionale lanciò la spedizione contro il nord, con lo scopo di sconfiggere le fazioni militari dei signori della guerra e riunire la Cina del nord-ovest alla Cina del sud. La spedizione ebbe successo e i signori della guerra accettarono di allearsi con i nazionalisti per formare un nuovo governo nazionalista che proclamò la riunificazione della Cina. Il governo nazionalista, per finanziare l’esercito, tassò pesantemente le attività commerciali e produttive. Nelle campagne del nord e dell’ovest i proprietari terrieri e le comunità contadine si dedicarono ad attività di brigantaggio sulle principali vie di comunicazioni. Nelle aree meridionali della Cina, i gruppi comunisti trovarono un notevole sostegno tra i contadini sottoposti a condizioni di sfruttamento tremende da parte dei proprietari. Mao Tse-tung, che nel frattempo divenne il principale dirigente comunista cinese, ritenne di dover rovesciare l’impostazione teorica marxista, identificando la campagna e i contadini come i luoghi e i protagonisti per una possibile rivoluzione comunista cinese. Così i contadini delle aree dove operavano i comunisti furono incoraggiati a espropriare le terre dei grandi proprietari. A questo punto il governo cinese si trovò tra due fuochi: da una parte c’era la minaccia dell’armata giapponese che risaliva dalla Manciuria; dall’altra, le lotte comuniste avrebbero potuto compromettere il già precario sistema politico cinese. Il governo decise di dare la priorità alla lotta contro i comunisti. L’esercito sferrò cinque attacchi contro i comunisti, ma Mao Tse-tung riuscì a mettere in salvo un nucleo significativo del suo partito, giunse a Yenan dove fortificò la città. Dalla

avesse manifestato politiche antigovernative (Leggi eccezionali). È in questa occasione che emerse la figura di Gandhi. Gandhi elaborò una teoria politica, alla cui base c’era l’idea che un’azione politica di massa potesse essere condotta senza ricorrere alla violenza. Nel 1918 si impegnò per la difesa di alcune regioni dell’India settentrionale, un’azione che ampliò la sua popolarità. Nel 1919 invitò gli indiani a protestare contro le leggi eccezionali. L’appello di Gandhi ebbe successo ma ad Amritsar un reparto britannico, nel tentativo di disperdere la folla che si era riunita in piazza, uccise 400 manifestanti indiani. Il massacro gioca a sfavore dell’autorità britannica, accrescendo la popolarità di Gandhi. Nel 1922, dei manifestanti indiani rinchiusero un gruppo di poliziotti dentro la stazione di polizia e le diedero fuoco, uccidendoli. Per questo motivo Gandhi proclamò la revoca della campagna. Gandhi fu arrestato per attività antigovernative e condannato a sei anni di carcere. Nel 1930 egli organizzò la “marcia del sale”. La produzione di sale era posta sotto un rigido monopolio statale gestito dal governo coloniale britannico. Gandhi arrivò lungo le spiagge e raccolse dei granelli di sale, e in tutto il paese un’enorme quantità di persone lo imitò. Il viceré propose allora a Gandhi di sospendere la manifestazione e in cambio gli offrì la possibilità di andare a Londra a parlare col presidente del consiglio. Gandhi accettò ma una volta giunto lì non ottenne nulla. Al suo ritorno fu arrestato e incarcerato, ma nonostante ciò gli atti di insubordinazione si moltiplicarono in tutto il paese. Di fronte a questa serie di eventi, il governo britannico decise di introdurre una Costituzione per l’India, che attribuì maggiore autonomia ai governi locali. 5.5 Il mondo islamico Per un lunghissimo periodo l’Impero ottomano aveva costituito il più grande stato islamico al mondo. Al suo interno c’erano le città sante della Mecca e di Medina, dove ci si recava in pellegrinaggio da ogni parte del mondo islamico, anche esterno all’impero ottomano. La fine della guerra portò con se anche la fine dell’Impero. Ciò che rimase era un islam suddiviso in molte entità statali, gran parte delle quali sotto il controllo diretto delle potenze occidentali:

  • L’area del Maghreb era sotto il controllo francese
  • La Libia sotto il controllo italiano
  • Siria, Transgiordania, Palestina e Iraq divennero aree territoriali poste sotto il controllo di Gran Bretagna e Francia Gli unici importanti stati dell’area islamica rimasti autonomi erano l’Arabia Saudita, la Turchia e la Persia.

6. La crisi economica e le democrazie occidentali

Negli anni venti gli stati uniti ebbero una grande crescita della produzione industriale, soprattutto nella produzione di beni a consumo durevole (cioè che venivano acquistati una volte e poi duravano per diversi anni), come automobili e frigoriferi. Ciò significa che il mercato in questo settore ebbe una sostituzione delle merci piuttosto basso, saturandosi in fretta. Di conseguenza il tasso di crescita

delle imprese in questi settori rallentò e questo rallentamento si ripercosse sull’economia. Le dinamiche della produzione e dei valori azionari si divaricarono: se da una parte il mercato andava saturando, dall’altro il mercato borsistico continuava a salire. A questo punto, chi aveva investito comprando le azioni delle industrie, iniziò a svenderle (crisi di Wall Street). Ciò portò alla caduta delle azioni, che si ripercosse sulle banche: i prestiti che avevano concesso risultavano ora di un valore superiore al suo portafoglio, che dopo la crisi di Wall Street era drasticamente svalutato. Le banche iniziarono a dichiarare fallimento, tutti i risparmiatori e gli investitori iniziarono ad affollare gli sportelli delle banche, reclamando i loro soldi. Le imprese statunitensi a quel punto erano con le spalle al muro, sia per la flessione della domanda, sia perché la crisi bancaria non permetteva di pagare gli stipendi e di mandare avanti le produzioni. Fu così che ebbe inizio la grande depressione. La crisi coinvolse anche i paesi europei, dovuto soprattutto allo stretto collegamento tra il sistema finanziario statunitense e quello tedesco. Le banche statunitensi smisero di investire in titoli tedeschi e chiesero la restituzione dei soldi prestatià le banche tedesche andarono in crisi perché non erano in grado di pagare il debitoà la crisi delle banche si ripercosse a sua volta sulle imprese tedescheà aumento della disoccupazioneà diminuzione delle retribuzionià crollo della domandaà discesa dei prezzi. Dalla Germania, la crisi si trasmise all’economia britannica, francese e italiana. Per fronteggiare la crisi diversi governi svalutarono le monete. La svalutazione servì a far costare meno i prodotti del paese che ha svalutato, quando essi venivano esportati all’estero. Tutti i governi, di conseguenza, reagirono alzando le tariffe doganali e quindi annullando l’impatto delle manovre di svalutazione monetaria. Risultato finale: il commercio internazionale crollò. Per salvare l’economia statunitense, il presidente Roosvelt ideò il New Deal, che si muoveva in quattro principali direzioni:

  1. Riordino del sistema bancario, con l’attribuzione alla banca federale di maggiori poteri per monitorare e sanzionare le banche che seguivano politiche creditizie troppo pericolose
  2. Ampliamento e attuazione di programmi di primo intervento per il sostegno a gruppi sociali in difficoltà
  3. Assunzione di un programma di lavori pubblici
  4. Riorganizzazione delle relazioni tra imprenditori e forza lavoro Queste manovre portarono ad una riduzione significativa dei livelli di disoccupazione, rilanciarono le attività produttive e stimolarono la ripresa dei prezzi e dei salari. Roosvelt costruì il suo consenso anche attraverso l’uso delle fireside chats (conversazioni davanti al caminetto), trasmissioni radiofoniche rivolte a tutta la nazione, con le quali cercava di spiegare gli indirizzi e gli effetti delle sue azioni governative. 6.4 Le democrazie europee (Regno Unito e Francia) Anche il Regno Unito e la Francia ne risentirono della crisi. Nel Regno Unito, nel 1929 il partito conservatore subì un deciso ridimensionamento, mentre il partito laburista incrementò i suoi voti, salendo al governo. Il nuovo governo si trovò subito difronte all’emergenza della crisi economica, che affrontò con tagli alla spasa pubblica, aumento della pressione fiscale sui redditi e prelievi sugli stipendi dei dipendenti pubblici. Nonostante ciò,
  1. La capacità di tradurre la sua aggressività verbale in concreti attacchi fisici a coloro che ssi indentificano come nemici del popolo tedesco Ma chi erano questi nemici? Comunisti ed ebrei, i quali – secondo i nazisti – erano i responsabili della disoccupazione, della miseria e della sofferenza del popolo tedesco. Le aggressioni nei confronti dei comunisti, dei socialdemocratici e degli ebrei compiute dalle associazioni peramilitari naziste erano largamente tollerate dalle autorità della polizia, e questo non fece altro che renderle più micidiali. Gran parte degli iscritti al partito nazionalsocialista era composta da giovani che per effetto delle trasformazioni demografiche, rappresentavano la maggioranza della popolazione tedesca. A causa di una crisi del governo, il presidente della repubblica diede l’incarico di Primo Ministro a Hitler, ovvero al capo di quello che era diventato il partito di maggioranza. In una notte del 1933 la sede del parlamento venne data alle fiamme. La responsabilità venne attribuita ai comunisti e subito dopo Hitler, approfittando della situazione, sospese i diritti costituzionali (stampa, associazione, espressione) e ordinò alla polizia di arrestare migliaia di dirigenti e militanti comunisti. Alle elezioni del 1933 i nazisti ottennero un risultato trionfale che li mise in condizione di governare da soli. Ma Hitler non voleva governare in un contesto parlamentare, così presentò un decreto che gli concesse pieni poteri. Così nacque il Terzo Reich. 7.2 Le strutture del regime nazista Nei primi mesi di attività, il governo nazista mise in atto la Gleichschaltung (coordinamento), una serie di leggi e di iniziative che disegnarono la struttura complessiva del nuovo Terzo Reich. Essa si moveva in 5 direzioni principali:
  2. Repressione delle opposizioni e costruzione di un sistema a partito unicoà Hitler ordinò lo scioglimento della Spd e dei sindacati socialisti. Emanò un decreto col quale la Nsdap venne proclamata l’unico partito legalmente ammesso.
  3. Riassetto dei poteri istituzionalià I governi dei diversi stati che facevano della Repubblica di Weimar una federazione vennero posti sotto il diretto controllo del governo.
  4. Ridefinizione degli equilibri interni al partito nazistaà Le SS (squadre di protezione) emersero come il principale braccio operativo del nazismo. Ad esse venne affidato il controllo della Gestapo (polizia segreta di stato) e del servizio segreto.
  5. Costruzione di un sistema associativo totalitarioà Istruzione dei ragazzi e delle ragazzi rigidamente militare + nascita di organizzazioni lavorative per coloro che avevano superato i 18 anni.
  6. Definizione dei rapporti con le chieseà La chiesa luterana diede subito sostegno al regime nazista. Nel 1933 venne firmato un concordato con la chiesa cattolica. 7.3 L’edificazione della Volksgemeinschaft (comunità nazionale) Il governo Hitleriano attuò una politica economica che ottenne straordinari risultati. I punti essenziali erano due:
  7. Attuazione di un vasto piano di lavori pubblici
  1. L’impiego di larghe quote pubbliche per il rilancio dell’industria bellica, le cui produzioni venivano acquistate dal Reich per armare l’esercito tedesco Ma per poter attuare questa politica economica era necessario interrompere i pagamenti per le riparazioni della grande guerra. I soldi così risparmiati venivano utilizzare per il risanamento dell’economia tedesca. Ne risultò che: la disoccupazione venne completamente assorbita, i salari e i prezzi in ripresa e la produzione industriale in rapida crescita. Ma l’obiettivo del governo era di mantenere queste condizioni solo temporaneamente, poiché la vera finalità era quella di prepararsi per la guerra. Infatti, la conquista di nuovi territori avrebbe offerto nuove risorse e nuove occasioni di impiego ai membri della Volksgemeinschaft. Per poter realizzare questa imponente operazione espansionistica, la società nazista aveva bisogno di una popolazione numerosa e sana. Così il regime avviò una politica demografica che si muoveva in due direzioni:
  2. Incoraggiava la natalità nelle coppie sane di pura razza ariana
  3. Misure antinatalistiche applicate a quegli individui ritenuti incapaci di assicurare un’adeguata riproduzione della comunità nazionale. Ciò portò all’uccisione di migliaia di persone, anche di razza ariana, affette da malattie, vecchie o handicappate, e all’attuazioni di legislazioni razziali, che proibivano i rapporti tra ariani ed ebrei. Proprio queste leggi razziali erano fondamentali per l’attuazione e l’istituzione di una perfetta Volksgemeinschaft. Queste leggi decretavano l’esclusione degli ebrei (ritenuti ormai membri dello stato senza diritti) dalle amministrazioni pubbliche, dalle strutture sanitarie e la cancellazione degli avvocati ebrei dall’ordine degli avvocati. 7.4 Il fascismo italiano negli anni Trenta Anche in Italia la crisi del ’29 si fece sentire con una brusca diminuzione delle esportazioni, una diminuzione della produzione e l’aumento della disoccupazione. Il regime di Mussolini affrontò la crisi con la stessa soluzione intrapresa dagli Stati Uniti e dalla Germania, affidandosi ai lavori pubblici. Per salvare le banche, il regime creò l’istituto mobiliare italiano, che finanziava a breve termine le imprese industriali. I risultati furono abbastanza positivi e la ripresa indusse il regime fascista a tentare un’ulteriore doppia innovazione:
  • L’autarchia, che incoraggiava i consumatori ad avvalersi di risorse e prodotti italiani.
  • E quella corporativa, volta a organizzare la società sui principi enunciati nella carta del lavoro, per rendere più armoniche le relazioni di lavoro, eliminando definitivamente i contrasti di classe e sindacati. Nonostante l’Italia fosse ancora un paese agricolo e poco sviluppato, l’ideologia coltivata da Mussolini spingeva vero il sogno di un’espansione militare dell’Italia. Anche per Mussolini, alla base era necessaria una grande crescita demografica. Così avviò una politica natalista, che incoraggiava le donne al ruolo materno e le scoraggiava dall’intraprendere carriere professionali e attività lavorative. Alla fine degli anni ’20, per incentivare la natalità, si ridussero le tasse per gli uomini a capo di famiglie numerose. Nonostante la scarsa crescita del tasso di natalità, Mussolini reputò che i risultati erano più che sufficienti per decidere di attaccare l’Etiopia.