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Art summary well done by me read it
Typology: Schemes and Mind Maps
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1.1 Giorni d’estate – 1.2 La brutalità della guerra Nell agosto del 1914, quando la notizia di una guerra che avrebbe interessato gran parte del mondo occidentale si diffuse, venne accolta in un clima festoso e con grande entusiasmo. Nessuno si sarebbe immaginato uno scontro di tale efferatezza. L’idea che si faceva della guerra era ancora quello dello scontro cavalleresco; questo revival medievale faceva pensare ai soldati come a paladini avvolti da lucenti armature, una fantasticheria che la propaganda bellica cercò spesso di sfruttare con la massima efficienza. Tutto ciò si sposava perfettamente con il concetto di mascolinità sviluppatosi negli anni dell’ottocento, costruita intorno all’immagine dell’uomo combattente, da cui presero ispirazioni i movimenti nazional-patriottici che inneggiavano allo scontro. La visione cavalleresca venne presto smorzata dalla crudità dei fatti. Lo scontro sin dagli albori si presentò come una catastrofe enorme, che vide in primis l’ingresso in campo di nuove tecnologie belliche, come la mitragliatrice, i gas asfissianti, aerei da combattimento. La quotidianità della ferocia portò alla brutalizzazione della mentalità europea, una terribile assuefazione alla violenza ormai percepita come normalità. Nel quadro della generale brutalizzazione imposta dalla guerra un evento avvenuto in Anatolia spicca particolarmente: Sin dal 1914 l’Impero Ottomano entrò in guerra a fianco di Germania e Austria-Ungheria, con la speranza di sottrarre alla Russia l’area Caucasica. Nel maggio del 1915 il governo ottomano, temendo che gli indipendentisti armeni potessero aiutare le truppe russe, decise di trasferire le popolazioni armene in Siria. L’operazione fu affidata alle truppe speciali, che la misero in atto con una violenza indescrivibile. Alla fine del trasferimento, circa il 20% della popolazione arrivò a destinazione, rivelandosi un vero e proprio genocidio pianificato dal governo dei giovani turchi. 1.3 Disagi e ribellioni In Europa ci fu un coinvolgimento diretto di tutta la popolazione nei vari aspetti conseguenziali alla guerra: paesi occupati dalle truppe nemiche, giovani al fronte, donne che si trovarono a svolgere lavori coatti prima affidati esclusivamente agli uomini. Gli stati iniziarono a regolare la produzione e la divisione di prodotti alimentari, gran parte dei quali furono destinati ad alimentare i soldati al fronte; ciò portò ad un innalzamento esponenziale del prezzi dei prodotti alimentari. Nello stesso tempo, le industrie belliche ebbero delle spinte notevolissime. Il peggioramento delle condizioni economiche fece del 1917 un anno importante per le sorti della guerra e particolarmente inquieto, perché un po’ ovunque scoppiarono rivolte, insubordinazioni e scioperi: Al fronte il ricorso a tecniche di attacco che costavano grandi quantità di vita era diventato insopportabile; a casa il rincaro dei prezzi mise molte famiglie in difficoltà.
1.4 Le prime fasi della guerra (1914-15) La guerra del 1914 si mosse su due schieramenti:
austro-ungarico occupò gran parte del Veneto finché l’esercito italiano non riuscì a riorganizzarsi sul fiume Piave, dove fermarono l’avanzata. Nel 1918 gli austro-tedeschi cercarono di chiudere definitivamente la partita: l’esercito tedesco mise in atto un offensiva contro l’esercito francese, le forze austriache tentarono una massiccia offensiva contro la linea del Piave. Sia il fronte francese che quello italiano ressero. L’arrivo del soldati statunitensi si rivelò un aiuto decisivo. Nell’agosto del 1918 il comando militare anglo-franco-statunitense lanciò una grande controffensiva sul fronte occidentale. I tedeschi arretrarono e nei primi di settembre la Germania avviò le trattative di armistizio. Nello stesso momento i francesi costrinsero alla resa i bulgari e gli inglesi piegarono gli ottomani. L’esercito italiano con un offensiva travolse completamente gli austro-tedeschi nella battaglia di Vittorio Veneto: sbaragliando le frontiere, i soldati italiani riescono ad avanzare e nel Trentino si spingono ben oltre le linee precedenti alla disfatta di caporetto. Nel novembre del 1918 a Berlino scoppiò una rivoluzione che costrinse l’imperatore Guglielmo III a fuggire, mentre venne proclamata la Repubblica. 1.8 Le conseguenze geopolitiche della guerra La conferenza di pace si apre a Versailles il 18 gennaio del 1919, quando già l’assetto internazionale era condizionato da quattro eventi collegati direttamente alla guerra:
2.1 Due rivoluzioni, una a febbraio l’altra a ottobre Dall’inizio del 1917 la Russia fu il palco per diverse manifestazioni, che andavano dalla commemorazione della domenica di sangue che fece scoppiare la rivoluzione nel 1905, a manifestazioni per l’emancipazione della donna, contro i capitalisti, contro il governo e contro lo Zar. Le tensioni arrivarono al punto che lo Zar Nicola II dovette abdicare a favore di suo fratello, il granduca Michele, il quale rifiutò dando fine alla scena politica della dinastia Romanov. Nei giorni seguenti venne nominato un governo provvisorio presieduto dal principe Georgy L’vov; il nuovo governo aveva il compito di rinnovare gli assetti istituzionali e di prendere decisioni intorno alla guerra. Alla fine fu deciso che la Russia avrebbe continuato a combattere. Il malcontento suscitato da questa decisione fu raccolto dai sovietà comitati di operai e di soldati che si erano già formati nel corso della rivoluzione del 1905, che auspicavano che la guerra finisse il prima possibile. I soviet di Pietrogrado erano guidati dai dirigenti socialisti menscevichi (minoritari), mentre i bolscevichi, nonostante fossero maggioritari, ebbero una debole influenza. Nelle campagne intanto le case signorili vennero assalite, le proprietà terriere confiscate, le merci prodotte trattenute nei magazzini per far fronte alle esigenze alimentari delle comunità contadine. Il governo tedesco decise di mettere a disposizione un treno speciale per il trasporto di merci a patto che Lenin (in esilio dal 1907) potesse far ritorno a Pietrogrado. La mossa del governo tedesco aveva un senso: Lenin era notoriamente a favore dell’uscita della Russia dalla guerra, quindi la speranza della Germania era che Lenin, con la sua influenza, potesse creare le condizioni per l’uscita della Russia dal conflitto, il che avrebbe permesso alla Germania di trasferire buona parte delle truppe impegnate sul fronte orientale di spostarsi ad occidente. Giunto a Pietrogrado, Lenin pubblicò le tesi d’aprile , discorso in cui erano contenute le sue posizioni:
3.1 Le trasformazioni economiche del primo dopoguerra
Per i governi europei lo sforzo economico per finanziare la guerra fu enorme. In Germania i governi tedeschi avevano basato tutta la loro azione su una ingente produzione di cartamoneta, il che non fece altro che accelerare il processo di svalutazione del marco e il conseguente aumento dei prezzi. La fine della guerra determinò anche una dislocazione della manodopera: l’industria pesante che si era sviluppata intorno alla produzione di armamenti, doveva riconvertire la produzione nel nuovo contesto di pace. Ciò portò ad una diminuzione della produzione e di un aumento della disoccupazione. Si unì anche il problema dei soldati, che di rientro dalla guerra avevano bisogno di essere reintegrati nell’ambito lavorativo. La soluzione adottata dalla maggioranza degli stati fu di riassegnare agli uomini quelle mansioni che in periodo di guerra furono sostenute della donne. Alla fine della guerra, gli stati europei oltre che sommersi dall’inflazione, si trovavano a dover fronteggiare una concorrenza sui mercati internazionali. Gli Stati Uniti cominciarono a emergere come la potenza che ha ottenuto il massimo dei benefici economici dalla guerra. 3.2 Le ripartizioni di guerra e le relazioni economiche internazionali La chiave ella ripresa economica sta nel modo in cui venne risolto il nodo delle riparazioni di guerra che gli stati vincitori chiesero alla Germania: a conclusione delle trattative di pace, venne stabilita la cifra che la Germania dovette pagare agli stati vincitori. Una cifra così alta che lo stato tedesco non riuscì a pagare con le sue risorse. Peraltro, i governi francese e britannico erano inflessibili sul punto delle riparazioni, dato che contavano di impiegare queste nuove risorse per far fronte ai debiti contratti con gli Stati Uniti. Alla fine, dopo diverse trattative, gli USA concessero un prestito alla Germania, dando via ad una circolazione finanziaria triangolare: Finanziamenti USA alla Germaniaàpermettono il pagamento delle riparazioni a Francia e Regno Unitoà Pagano interessi e debito a USA cheà Concedono finanziamenti alla Germania 3.3 I consumi culturali e gli stili in genere Tutti questi disagi economici erano in netto contrasto con la visione positivista che caratterizzò i giovani negli anni ’20: Chi si era salvato dalla guerra ora voleva divertisti. L’incontenibile desiderio di novità si impossessò di molti, specie delle ragazze. La moda femminile era in piena trasformazione. Sulla scena apparvero nuove mode e l’uso del make-up non era solo riservato ad attrici e prostitute, ora era alla portata e all’uso di tutte. Dall’altra parte, i modelli di mascolinità si rifanno all’uomo rude ma romantico, capace di trattare le donne con passionalità ma anche con delicatezza. Gli interpreti più fascinosi delle mode del momento provenivano dagli Stati Uniti. Mentre si invertono le relazioni economiche tra Stati Uniti ed Europa, s’inverte anche il flusso dei modelli culturali, che non vanno più dall’Europa agli USA, ma viceversa. A promuovere fatalmente questa inversione dei flussi fu il cinema. 3.2 La prosperità statunitense Nel 1920 le donne statunitensi conquistarono il loro diritto di voto sul piano federale.
A Berlino a gennaio scattò un tentativo di rivoluzione guidato dai capi della Lega di Spartaco, un gruppo di socialisti di estrema sinistra. La loro idea era di costruire una repubblica dei soviet, simile a quella che si era formata nella Russia bolscevica. La loro intenzione venne subito repressa dal governo socialdemocratico. 3.8 La Repubblica di Weimar Dopo la repressione del tentativo spartachista, il presidente provvisorio Friederich Ebert, convocò le elezioni per i rappresentanti all’Assemblea Costituente. All’Assemblea fu confermato Ebert come presidente e si proseguì alla stesura della Costituzione. La costituzione prevedeva che la repubblica tedesca conservasse la struttura federale che già caratterizzava l’Impero, che fosse dotata di un Parlamento eletto e un presidente eletto direttamente dal corpo elettorale. Siccome l’Assemblea Costituente si era riunita nella città di Weimar, è conosciuta come Repubblica di Weimar. I problemi che dovevano essere fronteggiati dalla repubblica erano di due tipi:
4.1 Il quadro politico italiano nell’immediato primo dopoguerra Dopo il 1918 l’Italia affrontò una forte inflazione da contenere. Si trovò ad affrontare questa questione nel mezzo di un vero e proprio terremoto politico, favorito dall’introduzione di due nuove leggi elettorali che prevedevano il suffragio universale maschile e la rappresentanza proporzionale con scrutino di listaàciò significa che alle elezioni si presentano liste di candidati divisi per partito, a
ciascuno dei quali tocca un numero di rappresentanti in grosso modo simile al numero di voti ottenuto. Il partito liberale era convinto che con questa legge avrebbe avuto la maggioranza ma invece altre due formazioni politiche dominarono la situazione:
nuova legge si celebrarono nel 1924, dove la coalizione fascista trionfò. Il segretario del Psu, Giacomo Matteotti, denunciò le violenze e le intimidazioni che caratterizzarono le elezioni e ne chiese l’annullamento. Dieci giorni più tardi fu rapito e ucciso da un gruppo di fascisti. A questo punto, l’opposizione decise di ritirarsi, sperando in un intervento del Re, il quale decise di non fare niente. Il fascismo si fa Stato (1925-29) Ne conseguì quindi che i partiti all’opposizione vennero sempre più oppressi, al punto che i loro organi di stampa vennero chiusi e i dirigenti vennero messi in condizioni di non poter più svolgere un attività politica degna. A questa prima serie di misure radicali, seguì l’approvazione di una serie di leggi che intervennero sui punti delicati ed essenziali dell’architettura costituzionale, le leggi fascistissime:
Il fascismo usufruì dell’invenzione di nuove feste a tema nazionalistico e filofascista per coinvolgere il maggior numero di persone possibile al nuovo circuito politico.
5.1 Il fardello dell’Occidente Fardello dell’uomo bianco: il peso che gravava sulle spalle dell’uomo europeo, il quale aveva il compito morale che spettava ai colonizzatori, di civilizzare popolazioni arretrate. Col passere degli anni, agli occhi dei colonizzati il “fardello dell’Occidente” acquisì un senso diverso: i colonizzatori stessi erano il fardello, che opprimevano i colonizzati. L’esperienza della guerra offrì anche modelli politici a paesi lontano dall’Europa: il fascismo e il comunismo erano esempi che solleticavano l’interessi di molti intellettuali e politici non occidentali. Secondo questo filone, possiamo trovare un’altra locuzione nel concetto di “fardello dell’Occidente”. È un accezione che indica la persistente influenza che i modelli politici e culturali occidentali esercitavano su paesi extraoccidentali. Queste nuove politiche europee venivano rielaborate in forma autonoma, ibridandole però con tradizioni politiche, filosofiche e religiose locali, dando vita a culture politiche nuove. 5.2 La Cina contesa La Cina cominciò a uscire dalla grave situazione di conflittualità interna che si era creata dopo la proclamazione della Repubblica cinese solo quando ne 1923 il Partito nazionalista cinese ricostruì a Canton un governo nazionale. Questo governo ricevé l’appoggio del partito comunista cinese, fondato da intellettuali marxisti tra i quali anche Mao Tse-tung. Intorno al governo nazionalisti di Canton si formò un esercito volontario, pronto a combattere contro gli eserciti dei signori della guerra e contro i giapponesi. Alla morte del governatore, il nuovo governo nazionale lanciò la spedizione contro il nord, con lo scopo di sconfiggere le fazioni militari dei signori della guerra e riunire la Cina del nord-ovest alla Cina del sud. La spedizione ebbe successo e i signori della guerra accettarono di allearsi con i nazionalisti per formare un nuovo governo nazionalista che proclamò la riunificazione della Cina. Il governo nazionalista, per finanziare l’esercito, tassò pesantemente le attività commerciali e produttive. Nelle campagne del nord e dell’ovest i proprietari terrieri e le comunità contadine si dedicarono ad attività di brigantaggio sulle principali vie di comunicazioni. Nelle aree meridionali della Cina, i gruppi comunisti trovarono un notevole sostegno tra i contadini sottoposti a condizioni di sfruttamento tremende da parte dei proprietari. Mao Tse-tung, che nel frattempo divenne il principale dirigente comunista cinese, ritenne di dover rovesciare l’impostazione teorica marxista, identificando la campagna e i contadini come i luoghi e i protagonisti per una possibile rivoluzione comunista cinese. Così i contadini delle aree dove operavano i comunisti furono incoraggiati a espropriare le terre dei grandi proprietari. A questo punto il governo cinese si trovò tra due fuochi: da una parte c’era la minaccia dell’armata giapponese che risaliva dalla Manciuria; dall’altra, le lotte comuniste avrebbero potuto compromettere il già precario sistema politico cinese. Il governo decise di dare la priorità alla lotta contro i comunisti. L’esercito sferrò cinque attacchi contro i comunisti, ma Mao Tse-tung riuscì a mettere in salvo un nucleo significativo del suo partito, giunse a Yenan dove fortificò la città. Dalla
avesse manifestato politiche antigovernative (Leggi eccezionali). È in questa occasione che emerse la figura di Gandhi. Gandhi elaborò una teoria politica, alla cui base c’era l’idea che un’azione politica di massa potesse essere condotta senza ricorrere alla violenza. Nel 1918 si impegnò per la difesa di alcune regioni dell’India settentrionale, un’azione che ampliò la sua popolarità. Nel 1919 invitò gli indiani a protestare contro le leggi eccezionali. L’appello di Gandhi ebbe successo ma ad Amritsar un reparto britannico, nel tentativo di disperdere la folla che si era riunita in piazza, uccise 400 manifestanti indiani. Il massacro gioca a sfavore dell’autorità britannica, accrescendo la popolarità di Gandhi. Nel 1922, dei manifestanti indiani rinchiusero un gruppo di poliziotti dentro la stazione di polizia e le diedero fuoco, uccidendoli. Per questo motivo Gandhi proclamò la revoca della campagna. Gandhi fu arrestato per attività antigovernative e condannato a sei anni di carcere. Nel 1930 egli organizzò la “marcia del sale”. La produzione di sale era posta sotto un rigido monopolio statale gestito dal governo coloniale britannico. Gandhi arrivò lungo le spiagge e raccolse dei granelli di sale, e in tutto il paese un’enorme quantità di persone lo imitò. Il viceré propose allora a Gandhi di sospendere la manifestazione e in cambio gli offrì la possibilità di andare a Londra a parlare col presidente del consiglio. Gandhi accettò ma una volta giunto lì non ottenne nulla. Al suo ritorno fu arrestato e incarcerato, ma nonostante ciò gli atti di insubordinazione si moltiplicarono in tutto il paese. Di fronte a questa serie di eventi, il governo britannico decise di introdurre una Costituzione per l’India, che attribuì maggiore autonomia ai governi locali. 5.5 Il mondo islamico Per un lunghissimo periodo l’Impero ottomano aveva costituito il più grande stato islamico al mondo. Al suo interno c’erano le città sante della Mecca e di Medina, dove ci si recava in pellegrinaggio da ogni parte del mondo islamico, anche esterno all’impero ottomano. La fine della guerra portò con se anche la fine dell’Impero. Ciò che rimase era un islam suddiviso in molte entità statali, gran parte delle quali sotto il controllo diretto delle potenze occidentali:
Negli anni venti gli stati uniti ebbero una grande crescita della produzione industriale, soprattutto nella produzione di beni a consumo durevole (cioè che venivano acquistati una volte e poi duravano per diversi anni), come automobili e frigoriferi. Ciò significa che il mercato in questo settore ebbe una sostituzione delle merci piuttosto basso, saturandosi in fretta. Di conseguenza il tasso di crescita
delle imprese in questi settori rallentò e questo rallentamento si ripercosse sull’economia. Le dinamiche della produzione e dei valori azionari si divaricarono: se da una parte il mercato andava saturando, dall’altro il mercato borsistico continuava a salire. A questo punto, chi aveva investito comprando le azioni delle industrie, iniziò a svenderle (crisi di Wall Street). Ciò portò alla caduta delle azioni, che si ripercosse sulle banche: i prestiti che avevano concesso risultavano ora di un valore superiore al suo portafoglio, che dopo la crisi di Wall Street era drasticamente svalutato. Le banche iniziarono a dichiarare fallimento, tutti i risparmiatori e gli investitori iniziarono ad affollare gli sportelli delle banche, reclamando i loro soldi. Le imprese statunitensi a quel punto erano con le spalle al muro, sia per la flessione della domanda, sia perché la crisi bancaria non permetteva di pagare gli stipendi e di mandare avanti le produzioni. Fu così che ebbe inizio la grande depressione. La crisi coinvolse anche i paesi europei, dovuto soprattutto allo stretto collegamento tra il sistema finanziario statunitense e quello tedesco. Le banche statunitensi smisero di investire in titoli tedeschi e chiesero la restituzione dei soldi prestatià le banche tedesche andarono in crisi perché non erano in grado di pagare il debitoà la crisi delle banche si ripercosse a sua volta sulle imprese tedescheà aumento della disoccupazioneà diminuzione delle retribuzionià crollo della domandaà discesa dei prezzi. Dalla Germania, la crisi si trasmise all’economia britannica, francese e italiana. Per fronteggiare la crisi diversi governi svalutarono le monete. La svalutazione servì a far costare meno i prodotti del paese che ha svalutato, quando essi venivano esportati all’estero. Tutti i governi, di conseguenza, reagirono alzando le tariffe doganali e quindi annullando l’impatto delle manovre di svalutazione monetaria. Risultato finale: il commercio internazionale crollò. Per salvare l’economia statunitense, il presidente Roosvelt ideò il New Deal, che si muoveva in quattro principali direzioni: