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Quando è giovane Bernini, disputa se è migliore la Scultura o la Pittura. La risposta la dà Galileo: non sta tanto nell'arte in sé la risposta, ma nell'illusione che esse creano. La pittura è in fondo un chiaroscuro, e può essere percepita come pittura. Quindi rapporto non definito. Inoltre, dice Galileo, se la scultura vuole raggiungere lo stesso rango della pittura, deve rappresentare qualcosa che sia lontano dai suoi materiali. Queste parole influenzeranno sempre Bernini.
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Bernini Quando è giovane Bernini, disputa se è migliore la Scultura o la Pittura. La risposta la dà Galileo: non sta tanto nell'arte in sé la risposta, ma nell'illusione che esse creano. La pittura è in fondo un chiaroscuro, e può essere percepita come pittura. Quindi rapporto non definito. Inoltre, dice Galileo, se la scultura vuole raggiungere lo stesso rango della pittura, deve rappresentare qualcosa che sia lontano dai suoi materiali. Queste parole influenzeranno sempre Bernini. Bernini è impressionato dai quadri nella chiesa di Santa Maria del Popolo. La crocifissione di Pietro, La vocazione di Paolo, L'assunzione di Annibale Carracci. Un modo nuovo di dipingere, i corpi che escono fuori dalla tela. Una pittura fatta di volumi. Per Bernini il naturalismo Caravaggesco è fondamentale. Se prendiamo il San Lorenzo Martire, dove rappresenta il fuoco (al tempo di Vasari si diceva non si potesse con la scultura). La posa è quella dell'Adamo di Michelangelo. ANIMA DANNATA E ANIMA BEATA: sono dei busti. Ancora non si è cimentato nelle figure intere. Anno 1619, Palazzo di Spagna, Roma. Nella dannata sembra riprendere Isacco di Caravaggio. Quello spetta a chi pecca. Incredibile naturalismo, sembra gridare, come Caravaggeschi. Nella beata chiaramente ci sono riferimenti o influenze di Carracci. Dove sta la novità? Non si rivolge ad uno spettatore. Guarda il cielo, guarda Dio. C'è quasi impossibilità di raggiungerla per noi umani, che ancora dobbiamo guadagnarci il paradiso. IL RATTO DI PROSERPINA: segna un momento di svolta per Bernini. GALLERIA BORGHESE, 1621-22. L'azione è congelata nel suo momento drammatico, e questo ci riporta a Caravaggio. Plutone si è appena materializzato, e sta per rapire Proserpina. La porta negli inferi, sotto terra. Lei invece alza un braccio, un'ultima speranza. È quindi una sfida tecnica, tanto marmo sprecato, ma anche un mettersi a confronto con il RATTO DELLA SABINA, di Giambologna a Firenze. Il problema, la sfida per Bernini in quest'opera, ma in tutta la sua carriera, è la STATICA DEI CORPI. Qui egli rappresenta un corpo che ne regge un altro, sotto sforzo. L'altro corpo non tocca terra, è quasi troppo leggero, rapito con troppa facilità. E prova a divincolarsi, occupando uno spazio enorme, in quanto allungato. Rispetto a Giambologna qui vediamo che Gianlorenzo fa affondare le mani di Plutone nella carne, nella coscia e nel fianco di Proserpina. La pelle è morbida, calda. Ci fa dimenticare dello stupro. Sensuale. A chi si ispira? A Rubens probabilmente. Alla morbidezza dei suoi corpi, alla loro sontuosità. Probabilmente ha visto la Susanna e i Vecchioni di Rubens, facente parte della collezione Borghese, committente di Bernini per Plutone, rappresentante una storia analoga. Quindi la sfida che si è posta Bernini è quella di tradurre tale morbidezza nel marmo. Infine: perché la COMMITTENZA?
Scipione Borghese la donò al suo successore come cardinal nipote, Ludovico Ludovisi. L'opera infatti fu scolpita tra 1621 e 1622. Subito portata in villa Ludovisi. Perché? Era un ammonimento, un avvertimento: una volta avuto il potere, non spadroneggiare, non abusare di esso. Perché il tempo dei cardinali nipoti è breve. La morte del papa è sempre dietro l'angolo, può emergere come emerge Plutone dal nulla, a rapire. E sarebbe morto anche Papa Gregorio, e lui avrebbe perso la carica. Nell'opera c'è una terza parte, quella del cane a tre teste Cerbero. Ha un ruolo funzionale, regge l'opera. Ripreso da Caravaggio, nella distilleria del cardinal Dal Monte. L'allora cardinale Maffeo Barberini scrive un'epigrafe: l'opera si trovava nel giardino della villa Ludovisi. Scrive: " tu che stai in giardino a cogliere viole, guarda come io vengo crudelmente rapita". Dialogo con l'ambiente. Purtroppo non abbiamo modo di vederla nell'ambiente a cui era stata destinata. C'era un arco, con sopra un busto di Papa Paolo, appena morto. Sembra quasi la porta degli inferi, nella quale torna Plutone con Proserpina per sempre, secondo le metamorfosi di Ovidio. E Bernini ci mostra l'attimo più forte, quello culminante. DAVID: lo mette inevitabilmente a confronto con Michelangelo, Donatello, Verrocchio. Bernini non lo scolpisce nel momento prima della battaglia come Michelangelo. Nemmeno dopo la vittoria, come Verrocchio e Donatello. Bensì nel momento dell'azione, della battaglia. Lo "fotografa". David è in posa d'attacco, stringe gli occhi e guarda lontano, a Golia, e si morde il labbro. Poeticamente Bernini mette la cetra a terra. Non è il tempo del David cantore, ma del gladiatore. Prende infatti una fionda, che sta caricando. Incredibile la corda tirata. Pensata come tante altre opere per essere messa davanti al muro. Infatti dietro ha un pezzo non lavorato. E sembrava uscire dal muro. Noi siamo Golia. Noi facciamo parte dell'azione. Come Caravaggio era Golia. MARIA BARBERINI: Morta a 22 anni di parto, nipote del papa. Per immortalarla commissione a Bernini. Il quale, grazie anche a Finelli, suo migliore allievo, crea un busto incredibile dal punto di vista dei dettagli. Pizzo, bottoni, vestito, capelli. E poi un leggero sorriso, che ricorda la Gioconda. Dietro a ciò nasconde la sua sventura. transverberazione di santa teresa d'avila: Cappella Cornaro, Santa Maria della Vittoria, Roma. L'angelo trafigge con la freccia infuocata Santa Teresa. Lei sta sollevandosi da terra, il piede penzola. Era una carmelitana scalza. L'angelo la prende per il vestito. Ha un sorriso furbo, un ghigno al limite del benevolo. Lei sta per morire, con la freccia di Dio che tra poco le entrerà in cuore. Crea un po' di scandalo la posa della santa, non seduta ma distesa. Allusioni sessuali. Gioco di luci fondamentali, con bronzo d'oro dietro, e luce dall'alto. Grande intensità del panneggio.