Feshbach: Modello Multidimensionale dell'Empatia, Study notes of Cognitive Psychology

Il concetto di empatia secondo il modello multidimensionale di feshbach. L'autore descrive come l'empatia si compone di capacità cognitive e emotive, e come essa può essere utilizzata in modi positivi o negativi. Vengono presentate tre componenti specifiche dell'empatia: la capacità di decodificare gli stati emozionali di altre persone, la capacità di assumere la loro prospettiva e la capacità di rispondere affettivamente. Il documento anche discute il ruolo di martin hoffman nell'evoluzione della teoria dell'empatia di feshbach.

Typology: Study notes

2018/2019

Uploaded on 05/22/2019

lucaciaramella02
lucaciaramella02 🇨🇭

4.3

(7)

32 documents

1 / 7

Toggle sidebar

This page cannot be seen from the preview

Don't miss anything!

bg1
L’INCONTRO CON L’ALIENITÀ: COMPRENSIONE ED
EMPATIA
COS’È LA MASCHERA?
Può essere tan aspe, tante cose, tan vol in uno solo. Spesso nel corso dei secoli è stata collegata ad
elemen negavi. La maschera è ciò che si fa vedere agli altri, ciò che si vuole veicolare di sé a coloro che ci
stanno aorno.
MA DAVVERO LA MASCHERA CELA? NON È FORSE UNO SVELARE PROGRESSIVO? SI PUÒ ESSERE
SENZA UNA MASCHERA, SENZA UNA PELLE?
La condizione di Senza maschera rischieremmo di essere aggressivi, violen, egois, impulsivi no
all’autolesionismo… L’Io è il grande tessitore di maschere. La maschera dice molte cose, a dispeo di quello che
pensiamo di solito, racconta tante cose e aiuta a capire la persona, a guardare il tanto decantato volto, a
comprendere le inclinazioni, le paure e i desideri di un soggeo...la maschera aiuta a capire la persona
insomma.
Bisogna stare aen alle maschere che ci stanno dentro. Una grande maschera che ha araversato la
volgarizzazione della psicologia (e non solo) è il conceo di empaa che viene denito, con formula ssa (e
rigida) come “capacità di meersi nei panni dell’altro”, “capacità di prendere il suo posto”. E giù tu a
declamare questa qualità come elemento essenziale della relazione con l’altro.
Empaa non è la capacità di meersi nei panni dell’altro o di prendere il suo posto (questa è una visione di
onnipotenza e di presunzione).
P.RICOEUR sosteneva che così facendo si lascia l’altro nudo, ci si prende i suoi ves�� e li si indossa. Si rischia di
assumere il suo male.
Nel ruolo di operatori di cura si è chiama a meersi vicini all’interlocutore che manterrà i suoi panni ed il suo
posto ma ci aiuterà a vedere, se lo vorrà, cosa si vede da quel posto e con quei panni consentendoci di
accompagnarlo senza maschere nel suo percorso.
Il discorso dell’empaa non è solo radicato nella psicologia, ma c’è un aspeo legato al nostro funzionamento
celebrale (sistema di neuroni specchio, i quali immediatamente simulano nel nostro cervello quello che sta
succedendo nell’altro, prima ancora che noi lo capiamo emovamente e cognivamente).
FESHBACH - MODELLO MULDIMENSIONALE DI EMPATIA (1987)
L’empaa coniuga dentro di sé elemen:
Cognivi (comprensione, devo saper assumere la prospeva dell’altro, in modo che questa prospeva
mi dia la dimensione del suo vissuto. Devo saper decodicare il suo vissuto cognivo, essere capace di
leggerlo).
Emovi/ Aevi (a livello del “cuore”, senre la dimensione emova dell’altro e rispondere in modo
coerente al suo vissuto emovo
Per esercitare le capacità empache sono necessari entrambe le componen. Empaa può essere ulizzata sia
in modo posivo che negavo.
L’ empaa composta da tre componen che coincidono con altreante abilità che svolgendo un‘azione
integrata, possono generare comportamen empaci: due fanno parte delle abilità cognive, e una fa parte
dell’abilità emova.
1. La capacità di decodicare gli sta emovi vissu da altre persone (abilità cognive)
Consiste nel saper ulizzare indici rilevan per riconoscere ed echeare le emozioni provate dagli altri
Prerequisito dell’empaa
2. La capacità di assumere il ruolo e la prospeva di un altro (abilità cognive)
Consiste nel comprendere che gli altri, in quanto diversa da sé, possono vedere e interpretare le
situazioni in un modo diverso dal proprio
Prerequisito dell’empaa
pf3
pf4
pf5

Partial preview of the text

Download Feshbach: Modello Multidimensionale dell'Empatia and more Study notes Cognitive Psychology in PDF only on Docsity!

L’INCONTRO CON L’ALIENITÀ: COMPRENSIONE ED

EMPATIA

COS’È LA MASCHERA?

Può essere tan� aspe�, tante cose, tan� vol� in uno solo. Spesso nel corso dei secoli è stata collegata ad elemen� nega�vi. La maschera è ciò che si fa vedere agli altri, ciò che si vuole veicolare di sé a coloro che ci stanno a�orno.

MA DAVVERO LA MASCHERA CELA? NON È FORSE UNO SVELARE PROGRESSIVO? SI PUÒ ESSERE

SENZA UNA MASCHERA, SENZA UNA PELLE?

La condizione di Senza maschera rischieremmo di essere aggressivi, violen�, egois�, impulsivi fino all’autolesionismo… L’Io è il grande tessitore di maschere. La maschera dice molte cose, a dispe�o di quello che pensiamo di solito, racconta tante cose e aiuta a capire la persona, a guardare il tanto decantato volto, a comprendere le inclinazioni, le paure e i desideri di un sogge�o...la maschera aiuta a capire la persona insomma.

Bisogna stare a�en� alle maschere che ci stanno dentro. Una grande maschera che ha a�raversato la volgarizzazione della psicologia (e non solo) è il conce�o di empa�a che viene definito, con formula fissa (e rigida) come “capacità di me�ersi nei panni dell’altro”, “capacità di prendere il suo posto”. E giù tu� a declamare questa qualità come elemento essenziale della relazione con l’altro. Empa�a non è la capacità di me�ersi nei panni dell’altro o di prendere il suo posto (questa è una visione di onnipotenza e di presunzione).

P.RICOEUR sosteneva che così facendo si lascia l’altro nudo, ci si prende i suoi ves�� e li si indossa. Si rischia di

assumere il suo male.

Nel ruolo di operatori di cura si è chiama� a me�ersi vicini all’interlocutore che manterrà i suoi panni ed il suo posto ma ci aiuterà a vedere, se lo vorrà, cosa si vede da quel posto e con quei panni consentendoci di accompagnarlo senza maschere nel suo percorso.

Il discorso dell’empa�a non è solo radicato nella psicologia, ma c’è un aspe�o legato al nostro funzionamento celebrale (sistema di neuroni specchio , i quali immediatamente simulano nel nostro cervello quello che sta succedendo nell’altro, prima ancora che noi lo capiamo emo�vamente e cogni�vamente).

FESHBACH - MODELLO MULDIMENSIONALE DI EMPATIA (1987)

L’empa�a coniuga dentro di sé elemen�:

  • Cogni�vi (comprensione, devo saper assumere la prospe�va dell’altro, in modo che questa prospe�va mi dia la dimensione del suo vissuto. Devo saper decodificare il suo vissuto cogni�vo, essere capace di leggerlo).
  • Emo�vi/ Affe�vi (a livello del “cuore”, sen�re la dimensione emo�va dell’altro e rispondere in modo coerente al suo vissuto emo�vo

Per esercitare le capacità empa�che sono necessari entrambe le componen�. Empa�a può essere u�lizzata sia in modo posi�vo che nega�vo.

L’ empa�a composta da tre componen� che coincidono con altre�ante abilità che svolgendo un‘azione integrata, possono generare comportamen� empa�ci: due fanno parte delle abilità cogni�ve, e una fa parte dell’abilità emo�va.

  1. La capacità di decodificare gli sta� emo�vi vissu� da altre persone (abilità cogni�ve)
  • Consiste nel saper u�lizzare indici rilevan� per riconoscere ed e�che�are le emozioni provate dagli altri
  • Prerequisito dell’empa�a
  1. La capacità di assumere il ruolo e la prospe�va di un altro (abilità cogni�ve)
  • Consiste nel comprendere che gli altri, in quanto diversa da sé, possono vedere e interpretare le situazioni in un modo diverso dal proprio
  • Prerequisito dell’empa�a
  1. La capacità di rispondere affe�vamente alle emozioni provate da un’altra persona (abilità emo�va)
  • Consiste nella capacità di saper condividere in modo vicario lo stato d’animo degli altri
  • (^) Il sale dell’empa�a

Solo soltanto se si prova dentro di sé l’emozione che l’altro vive si può compiutamente parlare di esperienza empa�ca.

NECCESITÀ DI DECENTRAMENTO:

Per andare vicino all’altro e vedere la sua prospe�va devo spostarmi da dove mi trovo, bisogna decentrarsi.

Vi è il decentramento cogni�vo (mi aiuto a far capire da lui cosa si vede dove sta) e il decentramento emo�vo (se l’altro porta delle tema�che molto sco�an� per me emo�vamente, corro il rischio di non seguire l’altro, perché se sono troppo coinvolto considererò solo quello che sta a cuore a me, rischio così di diventare egocentrico). La capacità di decodificare i suoi processi emo�vi avviene in un lasso di tempo ampio. Dobbiamo mol�plicare i tempi di sguardo per capire per davvero quello che vede l’altro. La decodifica avviene per tempo, non una volta per tu�e. Non c’è per forza stabilità della situazione dell’utente (prima può essere contento e poi tris�…).

Non neutralità dello sguardo:

  • Vediamo in rapporto a dove s�amo,al quando guardiamo e alla nostra angoscia

Tre variabili che definiscono la vulnerabilità complessiva:

  1. La natura del suolo
  2. La forza con cui è stata ge�ata
  3. Il materiale di cui è composto

LA BAMBOLA SPEZZATA - MANCIAUX

Facendo cadere una bambola, essa si romperà più o meno facilmente a seconda di tre variabili:

  • La natura del suolo rappresenta l’ambiente, quindi su quale superfice cade la bambola. A dipendenza del tipo di evento che si riscontra ci possono essere suoli cosiddetti “duri” che di conseguenza possono “spezzare” la persona, ad esempio un lutto per una persona cara. Ma non per forza il suolo “duro” può abbattere la persona, dipende solo dal soggetto stesso e dalla propria struttura. (es. lutto)
  • La forza con cui viene gettata (rappresenta l’intensità del trauma e la durata dell’evento). La similitudine è sempre legata alla forza e alla struttura del soggetto, ma anche all’immediatezza della caduta. Se rimaniamo collegati all’esempio del lutto, esso può essere immediato, spontaneo oppure conosciuto. Conosciuto nel senso che il soggetto “si può preparare” all’evento che sta per accadere. Questo anche in riferimento a sé stessi.
  • Il materiale di cui è composta (rappresenta la resistenza dell’individuo ai traumi). La metafora del materiale con cui è composta la bambola si concentra nello specifico sulla struttura della persona, di come ognuno affronta il colpo subito cadendo a terra.

Personalmente credo che la metafora della bambola spezzata sia più veritiera nel senso che mette in evidenza le diversità umane, nessuno è uguale a nessun altro. È quindi importante vedere che il materiale da cui siamo composti è ciò che ci permette o di superare il trauma o mutarlo in patologia. Nel lavoro sociale è importante riuscire a riconoscere questi tre aspetti di “rottura” in quanto saremo chiamati a lavorare con la sofferenza e quindi con persone che probabilmente si sono rotte per causa di uno o di tutti questi tre aspetti: ambiente, forza del trauma e propria resistenza. Infatti, l’intervento educativo potrebbe variare in base alla causa della rottura (si pensi ad esempio ad una persona che crolla poiché l’ambiente è sfavorevole). Queste

tre variabili sono da considerare un unico elemento che interagiscono tra loro. Ad esempio : bambina con disabilità o bambino sono fatti di porcellana o di vetro, dovuto al loro minor sviluppo cognitivo, incapacità di chiedere aiuto o di elaborare il trauma. Il problema può esserci quando noi vediamo la persona come responsabile e quindi il nostro “pavimento” si indurisce..

MIX Noa, Corinne, JJ

Operatorio formale (a par�re dai 12 anni) Organizzazione sistema�ca delle conoscenze e pensiero ipote�co-dedu�vo. L’adolescente inizia a fare delle ipotesi astra�e. (es. pendolo: Piaget ha chiesto come far cambiare l’oscillazione del pendolo=cambiare lunghezza…)

MARTIN HOFFMAN Dice che non esiste soltanto un’empa�a, l’empa�a di quando si nasce è diversa di quella di quando si è adolescen� e adul� (me�e l’empa�a in un’o�ca evolu�va). Parliamo di empa�e, di stadi diversi dello sviluppo ema�co lungo tu�o l’arco della vita.

Il terzo elemento aggiunto da Hoffmann^ a Feshback all’empa�a è che ha una componente^ mo�vazionale^ (oltre a quella cogni�va ed emo�va), ovvero siamo mo�va� e dispos� a fare in modo che il male degli altri si riduca. Siamo generosi ma anche interessa� alla riduzione di questo male perché fa male anche a me.

L’empa�a si manifesta fin dai primi giorni di vita, nelle prime manifestazioni empa�che la componente affe�va ha il ruolo di maggior rilevanza di quella cogni�va, procedendo nello sviluppo la componente cogni�va acquisterà un’importanza crescente e si compenetrera’ sempre più con quella affe�va perme�endo lo sviluppo di forme sempre più evolute di empa�a

5 IPOTETICHE FORME O MANIFESTAZIONI DEL SENTIMENTO EMPATICO

1. DISTRESS EMPATICO GLOBALE

  • (^) Hoffman dice che si è empa�ci da subito, si reagisce in modo generalizzato, non c’è un modo specializzato di rispondere.
  • presente dalla nascita, il suo sviluppo grazie alla relazione madre-bambino e mancata differenziazione tra sé e l’altro. In questa tappa i processi cognitivi e affettivi sono caratterizzati da: nessuna mediazione cognitiva, reazione automatica e involontaria agli stimoli);

2. DISTRESS EMPATICO EGOCENTRICO

  • a�orno al 1° anno di vita,
  • In questa fase i bambini mimano le emozioni provate dall‘altro
  • , il bambino inizia a differenziare le possibili risposte al male dell'altro sulla base delle sue esperienze
  • Talvolta me�ono in a�o comportamen� che potrebbero apparire tenta�vi di aiuto ma che di fa�o sono finalizza� ad a�enuare il proprio stato di angoscia.
  • Questa empa�a:
  • è egocentrica perché è centrata sul proprio vissuto emo�vo

3. DISTRESS EMPATICO QUASI – EGOCENTRICO

  • Tra il 3° e il 4° anno si fa più chiara la dis�nzione tra i propri sta� interni e quelli degli altri
  • Inizio di condo�e tese a confortare l‘altro (abbracciandolo, accarezzandolo...)
  • Ma l‘egocentrismo permane nella scelta di u�lizzare, per dare conforto, gli ogge� che sono significa�vi per se stessi

4. VERA EMPATIA PER LO STATO D’ANIMO DI UN ALTRO

  • Intorno ai due anni: consapevolezza che gli atri hanno sta� interni (pensieri, sen�men�) diversi dai propri
  • Bambino riesce ad empa�zzare con i sen�men� e i desideri dell‘altro in modo più profondo ed il suo aiuto risulterà più efficace
  • Verso i 6 anni si sviluppa una maggiore competenza linguis�ca consente di interagire più appropriatamente coi significa� simbolici e si consolida la capacità di decentramento

EMPATIA EGOCENTRICA EMPATIA NON EGOCENTRICA 1-2 anno 2 -6 anno Il bambino offre all’altro bambino che piange il proprio orse�o per consolarlo

Il bambino cerca l’orse�o del bambino che piange glielo offre per consolarlo

5. DISTRESS EMPATICO OLTRE LA SITUAZIONE

  • A par�re dai 9 anni, avendo sviluppato un senso di sé stabile e coerente, realizzano sempre più compiutamente che anche gli altri individui hanno una propria iden�tà e quest‘ul�ma influenza i loro comportamen� nelle diverse situazioni

16 MIX Noa, Corinne, JJ

  • Da questo momento in poi… la conoscenza della vita degli altri e delle loro esperienze passate inizia a d’influenzare le risposte empa�che

Un bambino, mentre si sente molto felice, si accorge di un suo compagno che é triste perché escluso dal gioco, il bimbo sarà empatico se, anziché rimanere in uno stato d‘animo felice, si dispiacerà per l‘amico o proverà rabbia per l‘ingiustizia che questi ha subitostato d’animo piu consono al vissuto dell’altro che al proprio

CONCLUSIONE PER HOFFMAN:

L‘empa�a diventa un‘abilità che evolve, che cambia forma, che si differenzia progressivamente, perdendo la dimensione monoli�ca che la Feshbach e gli autori preceden� le avevano a�ribuito, per la prima volta l‘empa�a é inserita in un‘o�ca di sviluppo.

VARIABILE PEZZOLI:

La variabile che cambia tutto è il tempo e può compromettere l'intervento educativo, pur avendo tutte e tre le componenti dell'empatia. Quando manca il tempo non si vedono le necessità e i bisogni dell'altro. Pur essendo esperti di empatia, se non si ha tempo non si vede la richiesta d'aiuto, specialmente se è in codici a noi lontani e non comprensibili.

Tempo: disponibilità di fare spazio all’altro dentro di noi (se siamo di fre�a non ascolteremo mai l’altro). Il tempo può non fare entrare in relazione. Se manca non si vedono i bisogni, le necessità, le sofferenze.

La parabola del buon samaritano:

Esperimento di persone in formazioni come curan� a cui è stato de�o di una riunione all’ul�mo a cui dovevano presenziare (lieve ritardo, grave ritardo, in tempo). Gli sono state date le informazioni in diversi momen� (quelli che sono arriva� in tempo hanno ricevuto l’info il giorno prima e così via). Per strada è stata messa una persona senzate�o che chiedeva ai passan� aiuto. L’esperimento ha dimostrato che quelli che erano in ritardo non sono accorsi in soccorso alla persona, mentre quelli che avevano “più tempo” si sono ferma�, indipendentemente dal fa�o che fossero tu� curan� e quindi professionalmente indo� a fermarsi.

COSA MOBILITA NEI PRIMATI L’EMPATIA?

ETOLOGIA = DISCIPLINA BIOLOGICA , fondata da Konrad Lorenz che studia le abitudini e i costumi degli animali , e l'adattamento delle piante all'ambiente. Ha permesso una maggiore comprensione dell'empatia. L'empatia non è una caratteristica della sola specie umana. L'empatia appartiene all'uomo, ma anche ad alcune specie animali. Come regredendo nella vita di un

uomo l'empatia è più generalizzata, allo stesso modo regredendo a livello filogenetico (processo di ramificazione delle linee di discendenza nell'evoluzione della vita) l'empatia è più arcaica nelle specie.

Secondo gli etologi le dimensioni sono:

  • La famigliarità (più mi è famigliare, più io interagirò) problema se siamo troppo vicino all’altro non possiamo essergli d’aiuto (fratello, amico) perché c’è il rischiodi creare confusione tra vissuto proprio e altrui
  • Percezione di similarità , più mi sento simile all’altro più sarò propenso a dargli re�a (paradigma del venditore). Quando incontro qualcuno molto diverso da me, la mia risorse emo�va non sca�erà subito e avrò bisogno di un supporto cogni�vo. C’è dunque un alto grado di empa�a quando osserviamo persone appartenen� alla nostra stessa cultura, un minor grado di empa�a quando le persone provengono da un background culturale diverso.
  • Esperienze passate : si crea immediatamente un avvicinamento all’esperienza dell’altro perché ho vissuto qualcosa di simile.
  • Apprendimento : ci sono delle specie che insegnano l’empa�a, l’a�enzione e sensibilità verso l’altro sono date da un’educazione (specie umana).
  • Salienza dei segnali: importanza dei segnali d’aiuto che l’altro ci manda.

NEURONI SPECCHIO:

quando noi vediamo che l‘altro sta facendo qualcosa, in lui alcuni neuroni si sono a�va� e gli stessi neuroni si a�vano in noi. Lo stesso succede quando l’altro prova determinate emozioni (questo ci perme�e di capire la situazione dell’altro, prima ancora di averla capita cogni�vamente).