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CRONOLOGIA DELLA VITA E DELLE OPERE 1798 Nasce la sera del 29 giugno a Recanati, nella Mar- ca pontificia meridionale, primogenito del conte Mo- naldo Leopardi (1776-1847) e di Adelaide dei mar- chesi Antici (1778-1857). Il 30 giugno & battezzato nella parrocchia di Monte Morello con i nomi di Gia- como Taldegardo Francesco Saverio Pietro. Nella chiesa antistante palazzo Leopardi & a tutt’oggi espo- sto il certificato di battesimo. La citta natale, dalla quale Giacomo non si allontanera prima del 1822, sara sempre oggetto di un rapporto conflittuale: da una parte insostituibile ispiratrice di immagini poeti- che, dall’altra «natio borgo selvaggio». 1799-1804 11 12 luglio 1799 nasce il fratello Carlo, il 6 ottobre dell’anno successivo la sorella Paolina, en- trambi molto vicini a Giacomo. Studiano insieme pri- ma sotto l’attenta guida del padre e poi del gesuita Giuseppe Torres, gia precettore di Monaldo, offrendo saggi annuali dei loro progressi nelle varie discipline. U 19 febbraio 1803 nasce Luigi, sopravvissuto solo pochi giorni. La sua morte suscita disperazione nel piccolo Giacomo, come annota Monaldo nel Diario di famiglia. Lo stesso nome viene imposto al fratello nato l’anno seguente. Nel frattempo, tl di aN - ziario provocato dalla poco avveduta gestione econo- mica di Monaldo, pidrineli i iti contabilita domestica, determina il passaggio del- a 24 OPERETTE MORAL! Vamministrazione patrimoniale nelle mani della pit rigorosa € austera Adelaide. 1805-1808 Nell’intento di rinnovare la tradizione del- V Accademia de’ Diseguali, attiva a Recanati nel XV secolo, nel 1805jMonaldo jistituiscemelyproprio palaz- . Lanno seguente giunge a Recanati Giuseppe Antonio Vogel, prete alsaziano ri- fugiatosi prima in Svizzera e poi in Italia, una delle fi- gure importanti nella formazione di Giacomo. Nel 1807 il precettore padre Torres viene sostituito dall’abate Sebastiano Sanchini (dal quale Giacomo si emancipera gia nel 1812) e dal pedagogo don Vincen- zo Diotallevi. Il percorso di formazione dei ragazzi Leopardi prosegue ancora nel solco della tradizione {ERASE ESTE Nello stesso anno nasce il fra- tello Francesco Saverio, che morira nel 1809. 1809-1812 Prima fase della formazione leopardiana. Nel 1809 ha inizio il periodo di «studio matto e dispe- ratissimo» nella ricca biblioteca paterna (sulla quale Giacomo esprimera non poche riserve, lamentando Vassenza di numerosi classici antichi). I sette anni che seguono comprometteranno irrimediabilmente la sa- lute fisica del giovane. Molto intensa si presenta, da subito, l’attivita tradut- toria. i grammi (1812). Contemporaneamente, Giacomo si cimenta in pr Originali, primo in assoluto OF2WEMBOY. Tra le varie sperimentazioni rientra an- che il genere drammatico: a questi anni risalgono le due sole trapedie portate a termine dall’autore, La ove 26 OPERETTE MORALI Marsilio Ficino e ne fa omaggio al padre, che vi anno- ta: «Oggi 31 Agosto 1814 questo suo lavoro mi dond Giacomo mio primogenito figlio, che non ha avuto maestro di lingua greca, ed é in eta di anni 16, mesi due. e giorni due». Sul principio dell’anno seguente scrive il Saggio so- pra gli errori popolari degli antichi, dal quale emerge la sua perfetta padronanza della lingua greca e di tut- te le fonti citate, evidentemente lette di prima mano. In quest’opera affiora inoltre un doppio sguardo sul- lerrore, considerato da una parte motivo di sdegno, dall’altra fonte di fascino. in cui emerge una posizione ancora legata all’ideolo- gia legittimista e antinapoleonica di Monaldo. Uassidua frequentazione dei poeti antichi del 1815 e dell’anno seguente produce lo spostamento del fuoco d’attenzione «dall’erudizione al bello». La traduzio- ne degli /dilli di Mosco, la prima delle tre version della Batracomiomachia e gli altri lavori sono da ora preceduti o accompagnati da discorsi che offrono 1n- teressanti elementi di teoria della traduzione. 816 EV’anno della cosiddetta «conversione letterarla>, dedicato alle traduzioni degli antichi e ai volgariz22- menti: tra gennaio e aprile Leopardi elabora i! a scorso sopra la vita e le opere di M. Cornelio F ran ne,mentre viene pubblicato sullo «Spettatore Hales NO € straniero» dell’editore milanese Anton enue to Stella il discorso Della fama di Orazio presse & antichi. Si infittisce anche la produzione diversi oF nali: in primayera nascono La dimenticanzd, COMPS himento scherzoso sulla falsariga di alcune pecs CRONOLOGIA DELLA VITA E DELLE OPERE 27 puerili, ¢ probabilmente anche un testo di tono oppo- sto, Le rimembranze, idillio funebre in cui prende for- ma il tragico tema del mai pid e della morte come la- cerazione affettiva. La conoscenza della poesia antica e la nuova vena creativa si fondono nella stesura a maggio dell’/nno a Nettuno e delle due Anacreontiche adespote, che Leo- pardi spaccia per traduzioni di originali greci rinve- nuti in codici antichi. In estate esce sullo «Spettatore» in due puntate (30 giugno, 15 luglio) il Saggio di traduzione dell’Odissea, e intanto l’autore si cimenta nella traduzione del II li- bro dell’Eneide, consegnata a Stella alla fine di ago- sto. Nella premessa viene descritto il forte coinvolgi- mento emotivo suscitato dal testo. Immerso nello studio dei classici, gli giunge l’eco del- la polemica letteraria innescata dalla pubblicazione sul primo numero della «Biblioteca Italiana» del di- scorso di Mme de Staél Sulla maniera e lutilita delle traduzioni, nella versione di Pietro Giordani. Prova a intervenire nel dibattito in difesa del versante classi- cista, scrivendo il 18 luglio la Lettera ai Sigg. Compi- © latori della Biblioteca italiana in risposta a quella di Mad. la baronessa di Staél Holstein ai medesimi. La rivista decide di non pubblicarla. II 30 luglio, a pochi giorni di distanza dalla risposta alla Staél, Leopardi abbozza un nuovo progetto drammatico, la tragedia in cinque atti (non tre come i precedenti lavori teatrali) Maria Antonietta, destinata a rimanere incompiuta. Rispetto alle due prove pue- rili, ancora impostate secondo le regole del teatro ge- suitico, la nuova opera mostra tratti di modernita nel- la caratterizzazione dei personaggi e nell’emergere della figura femminile come perno del patetico. Al novembre-dicembre risale la composizione «in undici giorni» della cantica Appressamento della CRONOLOGIA DELLA VITA E DELLE OPERE 29 glio polemico i] bibliotecario della Barberiniana di Roma Guglielmo Manzi (stampati in Versi, 1826), menire lo «Spettatore» pubblica il saggio linguistico Sopra due voci italiane. Dall'11 al 14 dicembre Geltrude Cassi Lazzari, venti- seienne cugina pesarese di Monaldo, soggiorna con il marito a palazzo Leopardi. Giacomo se ne innamora ed Qilajsuarprimayesperienzajin talisenso, ripercorsa nel Diario del primo amore attraverso la registrazio- ne degli effetti prodotti su di lui da un sentimento del tutto nuovo. Ne nasce anche |’Elegia I, composta tra il 15 e il 16 dicembre, e che comparira nella citata rac- colta dei Versi (poi nell’ed. Piatti del 1831 con il titolo Il primo amore). 1818 Lette nello «Spettatore» le Osservazioni del cava- lier Lodovico di Breme sulla poesia moderna, a gen- naio Leopardi alcuneiriflessioni che confluiranno nel Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica, dal versante di un Classicismo sui generis che apprezza il patetico nei classici (tra gli appunti anche il primo cenno a un nuovo progetto drammatico, |’ Erminia). 11 27 marzo Leopardi spedisce a Stella la prima parte del Discor- so, con la promessa della seconda parte. Il testo ri- marra inedito fino al 1906. Allestate risale probabilmente la composizione del- l’Elegia II, poi inserita nei Versi, 1826. i, che si reca a fargli visita a Recanati andando verso Roma per la via della Mar- Ca, anziché per quella consueta di Toscana. Per la pri- casa per accompagnare |’amico in una breve gita a Macerata, Tra settembre e ottobre compone le due «canzoni pa- 30) OPERETTE MORALI triottiche» All'Italia e Sopra il monumento di Dante che si preparava in Firenze, per le quali si pud indica- re come comune abbozzo in prosa lo scritto prepara- torio Argomento di una canzone sullo stato presente dell Italia, steso probabilmente tra il luglio e il set- tembre. I manoscritti delle canzoni verranno spediti lo stesso ottobre a Giordani, ma le carte non arrive- ranno mai a destinazione, probabilmente intercettate dagli organi di polizia. Alla fine di novembre Leopar- di invia i due testi all’abate Cancellieri per farli pub- blicare a Roma, dove all’inizio dell’anno seguente escono presso Bourlié, a spese dell’autore e con la da- ta 1818. 1819 Tra gennaio e marzo compone le canzoni Per una donna inferma di malattia lunga e mortale e Nella morte di una donna fatta trucidare col suo portato dal corruttore per mano ed arte di un chirurgo, ispirate a eventi reali. Entrambe le liriche non ottengono lo sperato accesso alla stampa e im/seguito/saranno «ri- In primavera Leopardi é colto dai primi sintomi di una malattia agli occhi che a fasi alterne gli impedira di leggere e di studiare. Rimuncia ad abbracciare la carrieraecclesiastica, nonostante le insistenze dei pa- rent, e depone la veste da abatino. Questa fase di ri- piegamento interiore, con la tensione al patetico che Ja caratterizza, é testimoniata dagli appunti per i Ri- cordi d ‘infanzia e di adolescenza del marzo-maggio, stesi nell’ipotesi di un romanzo autobiogratico. In es- si anche un cenno a Teresa Fattorini, figlia del coc- chiere di casa Leopardi, morta di tisi i 30 settembre dell’anno precedente, Lo stato di prostrazione in cui Giacomo si trascina da mesi (pil tardi ne parlera nei termini di una conver- sione ulteriore, dal bello al vero) a luglio sfocia nel 32. OVERETTE MORALI La sera del di di festa) e probabilmente alla fine del 1820-1821 Vidillio Z/ sogno. 1821-1822 Soggiogato nell’animo e ubbidiente alla for- tuna (a Giordani, 5 gennaio 1821), Leopardi spera in un incarico come «scrittore di lingua latina» alla Bi- blioteca Vaticana, per il quale sollecita Mai, Perticari, Giordani, i quali nulla pero possono fare, perché il posto risulta gia promesso. Tra i progetti letterari vi & un abbozzo di alcuni Jnni cristiani. A giugno compone il Dialogo Galantuomo e Mondo, mentre tra l’estate e l’'autunno dovrebbe collocarsi Pultimo degli idilli, La vita solitaria. Risalgono a questo biennio le cosiddette «Canzoni del ' , Sei in tutto: tra ottobre e novembre Nelle nozze della sorella Paolina; con data 30 novembre A un vincitore nel pallone (entrambe sviluppano, in mi- sura diversa, l’abbozzo Dell’educare la gioventit ita- liana); a dicembre Bruto minore, «opera di venti gior- ni» nella quale compare il tema dell’ apostasia della virtl, in parte inaugurato nel Dialogo Galantuomo e Mondo (tornera nel marzo dell’anno successivo nella Comparazione delle sentenze di Bruto minore e di Teofrasto vicini a morte, e in tutt? rodia tarda della Batracomiom del 1822 vede la luce Alla Prim antiche, «opera di undici giorni»; gio l’'Ultimo canto di Saffo, e infi Patriarchi, «opera di diciassette g 11 29 ottobre comincia a scrivere mento in stile trecentesco, il Ma del monte Sinai e dell’eremo di Ammonio Monaco, La falsific dicembre a Roma, dove Giacomo si & stabilito da po- chi giorni presso lo zio Carlo Antici, nel Palazzo An- tici-Mattei dell’attuale via Caetani, altra forma nella pa- achia). Nel gennaio avera, o delle favole tra il 13 e il 19 mag- ne a luglio Inno ai iorni». un finto volgarizza- rtirio de’ santi padri Raitu composto da azione é ultimata il 1 CRONOLOGIA DELLA VITA DELLE OPERE 33 Ottenuto finalmente il permesso di allontanarsi da Reeanati, cra partito il 17 novembre, portando con sé libri (tra cui il primo tomo del Don Quijote), mano- scritti di lavori in corso d’opera e lo Zibaldone. giormowromano sara tuttavia fonte di una profonda delusione, da un lato perché, come confessa a Gior- dani, il suo ingresso nella ‘civile conversazione’ € av- venuto forse «troppo tardi» (lettera del 4 agosto 1823); e dall’altro perché l’ambiente culturalese lette- , per il dominio pressoché esclusivo dell’erudi- zione e dell’antiquaria in una societa dedita esclusi- vamente all’intrattenimento e all’ozio. A Roma ha perd modo di conoscere esponenti di prim’ordine della cultura italiana ed europea, come Angelo Mai, gia bibliotecario dell’Ambrosiana e ora custode del- la Vaticana; lo storico danese Barthold Georg Niebhur, ambasciatore del re di Prussia; il teologo e storico Christian Karl von Bunsen, segretario del- l’ambasciata prussiana;l’erudito e letterato belga An- dré Jacopssen, il grecista tedesco Friedrich Wilhelm Tiersch. Le piil vive impressioni vengono condivise con il fratello Carlo, destinatario privilegiato delle lettere di questi mesi. 1823 J 15 febbraio Leopardi si reca alla $0 sul Gianicolo, un ‘pellegrinaggio’ che gli provoca l’emozione pit intensa del soggiorno romano, riferita a Carlo i] 20 febbraio: «fui a visitare il sepolcro del Tasso e ci piansi. Questo é il primo e Punico piacere che ho provato in Roma». II 3 maggio, profondamen- te deluso, fa In autunno compone la canzone > Alla sua donna é tra- duce la Satira di Simonide sopra le donne, Ha inizio da ora un che, fatta eccezione per lepistola metrica Al conte Carlo Pepoli del 1826, du- CRONOLOGIA DELLA VITA E DELLE OPERE 35 Muova la stampa, A Milan@yiunge il 30 luglio e da subito non vi sitrova a suo agi. Ha modo tuttavia, come sperato, di instaurare rapporti di lavoro con gli editoti milanesi, Stella per primo, con il quale pattui- see UN assegno mensile per varie collaborazioni che durera fino alla fine del 1828, IL 13 agosto sul «Caffe di Petronio» di Bologna, diret- to da Brighenti, compare anonimo // sogno. In questo mese Leopardi incontra a Milano Vincenzo Monti. A settembre, nell’ambito della collaborazione con Stella, scrive i due Manifesti e la Notizia bibliografica per un’edizione di tutte le opere di Cicerone, alla quale lavorera per diversi mesi. II giorno 26 riparte alla vol- ta di Bologna, dove giunge il 29 e prende alloggio in casa Badini, all’ingresso del teatro del Corso, in strada Santo Stefano. Nelautunno si dedica alla composizione di una nuo- va operetta morale, il Frammento apocrifo di Strato- ne da Lampsaco; a novembre appare sul «Nuovo Ri- coglitore» la Satira di Simonide sopra le donne, men- tre il 9 dicembre conclude la traduzione del Manuale di Epitteto e intraprende il lavoro di commento alle Rime di Petrarca, commissionatogli da Stella e accet- tato con scarso entusiasmo. 1826 Al principio dell’anno Bunsen comunica a Leo- pardi l’impossibilita di trovargli un’occupazione a , perché la sua i ificio. Gli prospetta la soluzione di un incarico di letteratura italiana a Bonn o a Berlino, che Giacomo deve rinviare per motivi di salute. Sul fascicolo di gennaio dell’«Antologia» esce un pri- mo saggio delle Operette morali per interessamento di Giordani, il quale sceglie e ordina i tre dialoghi proposti (Dialogo di Timandro e di Eleandro, Dialo- 36 OPERETTE MORALI go di Cristoforo Colombo e di Pietro Gutierrez, Dia- logo di Torquato Tasso e del suo Genio familiare) ¢ sctive una prefazione che Vicusseux decide di non mandare in stampa per evitare l’intervento della Censura granducale. I] Direttore torna peraltro, in quell’occasione, a proporre al poeta una collabora- zione fissa al suo giornale, nelle vesti di un «hermite des apennins, che dal fondo del suo romitorio criti- cherebbe la stessa Antologia, flagellerebbe i nostri pessimi costumi, 1 nostri metodi di educazione e di pubblica istruzione, tutto cid in fine che si puo flagel- lare quando si scrive sotto il peso di una doppia cen- sura civile ed ecclesiastica», e a questo «romito degli Appennini» avrebbe risposto un «romito dell’ Arno» (1° marzo 1826). Per la seconda volta, Leopardi decli- na |’invito. Compone l’epistola Al conte Carlo Pepoli, letta pub- blicamente il 28 marzo, giorno di Pasqua, alla bolo- gnese Accademia dei Felsinei, con scarso successo. Tra aprile ¢ maggio ineontrajlajeontessa Teresa Cay lavuto indietro da Firenze il manoscritto delle Ope- rette morali, il 12 maggio lo consegna al rappresenta- te dell’editore Stella a Bologna. A giugno escono le Rime di Petrarca «con l’interpretazione composta dal conte Giacomo Leopardi». A luglio, presso la stamperia delle Muse, viene pub- blicato il volume dei Versi, contenente i sei idilli, PE- pistola al Pepoli, la Guerra dei topi e delle rane; la Sa- tira di Simonide contro le donne. In agosto si reca a Ravenna, ospite del marchese An- tonio Cavalli, Il 3 novembre lascia Bologna per tor nare a Recanati, dove arriva il 12. 1827 A febbraio, mentre é immerso nella corres 01" delle bozze delle Operette, esce per i tipi di Stella Ia 38 OPERETTE MORALI nerdi di Carnevale», la composizione dello Scherzo, ll 25 febbraio scrive all’amico Papadopoli di aver «veduto il romanzo del Manzoni, il quale, non ostan- te molti difetti, mi piace assai, ed @ certamente opera di un grande ingegno». Lo stesso giorno alla sorella Paolina, destinataria privilegiata delle lettere pisane: « la vo a passeggiare quan- do voglio sognare a occhi aperti. Vi assicuro che in materia d'immaginazioni, mi pare di/€sser tornato al i ico». Si apre la nuova, intensa stagione della poesia leopardiana, nella quale ve- dranno la luce i cosiddetti i A Pisa compone II Risorgimento (7-13 aprile) ¢ A Sil- via (19-20 aprile), Il 4 maggio muore per tisi il fratello Luigi; il 9 giugno Leopardi torna a Firenze. 11 10 novembre, terminato lassegno di Stella, é costret- to a ripartire alla volta di Recanati; viaggia in compa- gnia di Vincenzo Gioberti, conosciuto in ottobre al Ga- binetto Vieusseux. Il 17 dicembre, in una lettera a Pa- Padopoli, sfoga la sua amarezza per l’impossibilita di affrancarsi economicamente dalla famiglia e lasciare Recanati. 1629 Riprende la stesura dei HlOvi Canti: il Passero soli- ‘ario (mancano pero riscontri per una datazione pre- cisa); Le ricordanze (26 agosto-12 settembre); La quiete dopo la tempesta (17-20 settembre); II sabato del villaggio (20-29 settembre), il Canto notturno ai un pastore errante dell’ Asia, cominciato il 22 ottobre © compiuto il 9 aprile successivo. 1830 19 febbraio l’ Accademia della Crusca ay i Premio quinquennale di mille scudi alla Storia d i" lia dal 1789 al 1814 di Carlo Botta. Le Operette mor CRONOLOGIA DELLA VITA E DELLE OPERE 39 Ji vicevono un solo voto, quasi con certezza quello di Gino Capponi. 1123 marzo Pictro Colletta scrive a Leopardi a nome degh aamici di Toscana», mettendogli a disposizione un prestito di 18 francesconi al mese, somma che gli potra consentire di tornare a vivere a Firenze. II 2 aprile Leopardi risponde accettando l’offerta ¢ il 30 i . Tra il3e il9 ologna, il 10 arriva a Firenze, dove alloggia dapprima alla Locanda della Fontana, in se- guito, dal 10 giugno, in Borgo degli Albizi e dalla fine dell’estate in via del Fosso, dalle sorelle Busdraghi. Tramite Alessandro Poerio, i, moglie del naturalista e professore di botani- ca Antonio Targioni Tozzetti. E lei |’Aspasia ispiratri- ce dei cinque «canti dell’amore fiorentino». A luglio viene diffuso i] manifesto dell’edizione dei Canti per raccogliere sottoscrizioni all’impresa del ti- pografo Guglielmo Piatti. A settembre nasce il soda- lizio con Antonio Ranieri; in ottobre Vieusseux gli presenta lo svizzero Louis de Sinner, al quale Leopar- di affida i propri manoscritti filologici, nella speranza che possa trovar loro un editore oltralpe. 7831 Sono in corso i motinell’Italiarcentrale; nei rap- porti degli informatori della polizia granducale, é se- gnalato il nome di Leopardi tra i frequentatori dei circoli liberali. Il 20 marzo il Pubblico Consiglio di Recanati lo nomina Deputato rappresentante nel- !Assemblea Nazionale di Bologna, ma il ritorno de- gli austriaci annulla il mandato. Ad aprile, presso l’editore Piatti, deiyCanti, con la celebre lettera dedicatoria «Agli amici SUOi di Toscana». Ira la primavera e l’estate scrive forse il Pensiero do- minante, il primo dei canti ispirati all’amore fiorentino. maggio sosta a B CRONOLOGIA DELLA VITA FE DELLE OPERE 41 fe. E probabilmente della fine del °32 0 dell’inverno del °33 il Consalvo. Comincia la raccolta dei CXI Pen- sieri, che saranno pubblicati postumi nel 1845. 1833 Siti ista. Forse in pri- mavera abbozza inno Ad Arimane e scrive Ajsestes- so, che i i illusi . Il 2 settembre, in compagnia di Ranieri, lascia definiti- vamente Firenze. I due amici sostano a Roma, dove si trattengono fino al 30 settembre, e i il 2 ottobre. Stabiliscono la loro prima dimora nella Strada Nuova S. M. Ognibene 35, sotto la certosa di S. Martino. 1834 Esce per Piatti la Tra la primavera e l’estate compone probabil- mente l’iltima poesia)dedicata all’amore fiorentino, 1835 Risale al 1835 la famosa visita alla scuola del Puo- ti, di cui é allievo il giovanissimo De Sanctis, che anni dopo raccontera quell’incontro. A maggio Leopardi si trasferisce con Ranieri in Via Capodimonte. In settembre esce presso l’editore Saverio Starita la fiuova edizione dei Canti, arricchita del «ciclo di Aspasia», delle due canzoni «sepolcrali» (Sopra un bassorilievo antico sepolcrale, dove una giovane mor- ta é rappresentata in atto di partire, accomiatandosi dai suoi e Sopra il ritratto di una bella donna scolpito nel monumento sepolcrale della medesima) e della Palinodia al marchese Gino Capponi. Il governo bor- bonico di li a poco sequestrera il volume. 1836 Esce presso Starita la terzayedizionedelle;Operet- temorali, con data 1835. I] primo volume ¢ sequestra- 42.) OPERETTE MORALI to per ordine del governo borbonico, il secondo é bloccato dalla Censura prima della stampa. Risponde agli attacchi poco velati del giornale «II Progresso delle Scienze, delle Lettere e delle Arti» con la satira J nuovi credenti, che polemizza contro lo spiritualismo degli intellettuali napoletani. i che dilaga nella citta, in aprile Leopardi, Ranieri e la sorella di que- st’ultimo, Paolina, sijtrasferisconoja Torreidel\Greco, nella villa Ferrigni, alle pendici del Vesuvio. Qui Leo- pardi compone gli ultimi due canti, Layginestra, o il fiore del deserto e Il tramonto della luna e termina i Paralipomeni. 1837 1116 febbraio i due amici fanno ritornova Napoli; le condizioni di salute di Leopardi non sono affatto buo- ne ed é continuamente costretto a letto dalla febbre. I] 14 giugno, nel pomeriggio, Gi , assistito da Ranieri che riesce a farlo tumulare nella chiesa di San Vitale, fuori la grot- ta di Posillipo, risparmiando pietosamente alle sue spoglie i] destino della fossa comune riservato a tutti coloro che morirono a Napoli durante I’ epidemia di colera. «... in quei luoghi ameni, dove il dolore cess, egli riposa le ossa poco lungi dal Sannazaro e da Vit- gilio» (Sainte-Beuve).