Monopoly Markets, Cheat Sheet of Economics

The characteristics of a monopoly market, where a single firm controls the production and sale of a product, and the demand is fragmented among numerous buyers. It also explains the formation of prices in a monopoly market and the strategy of price discrimination. The document highlights the disadvantages of a monopolistic regime.

Typology: Cheat Sheet

2021/2022

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3 I MERCATI NON CONCORRENZIALI
3.1 Il monopolio
Il mercato di monopolio presenta caratteristiche diametralmente opposte a quelle di concorrenza
perfetta. Però, al pari di questa, ha poche probabilità di verificarsi in pratica.
Definizione:
Nel monopolio l'offerta di un certo prodotto è concentrata internamente in una sola impresa,
mentre la domanda è frazionata fra numerosi compratori.
Le caratteristiche:
1. Una sola grande impresa = controlla la produzione e la vendita
2. Elevato numeri di compratori in competizione tra loro
3. Non esistono prodotti concorrenti
4. È esclusa anche la concorrenza potenziale
Queste condizioni sono talmente restrittive da rendere oggi molto rara la presenza di questo regime
nei mercati reali. Oggi sono frequenti i monopoli legali, istituiti in forza di legge.
Oltre al caso del monopolio dell'offerta può verificarsi anche quello del monopolio della domanda,
cioè il monopsonio, che si realizza quando una sola grande impresa richiede la totalità di un prodotto
e l'offerta proviene da numerose imprese piccole dimensioni.
Vari tipi di monopolio:
1. Monopoli naturali = derivanti dal possesso esclusivo di particolari risorse
2. Monopoli legali = creati da una legge che riserva in esclusiva la produzione e l'offerta di un
bene allo Stato o a un altro ente pubblico o privato (brevetti industriali)
3. Monopolio di fatto = quando tutta l'offerta è concentrata nelle mani di un'unica impresa, che
si è imposta sul mercato dopo aver eliminato le imprese rivali.
3.2 La formazione del prezzo nel monopolio
I costi che ci sono nell'impresa monopolistica non sono diversi da quella dell'impresa concorrenziale,
la differenza tra i ricavi è invece rilevante.
Nel regime della concorrenza perfetta le imprese considerano il prezzo come un dato
immodificabile: esso resta costante anche quando la singola impresa accresce il profitto. Non è così
invece, per impresa monopolistica: dato che, in questo caso, l'imprenditore controlla l'intera offerta
del bene.
Al monopolista si aprono perciò due alternative:
1. Determinare il prezzo di vendita del prodotto = i compratori stabiliscono la quantità
acquistata, in relazione alla legge di domanda
2. Determinare la quantità venduta = prezzo viene fissato dal mercato, dunque i compratori
Nella concorrenza perfetta, infatti, l'impresa è price taker (prende il prezzo = dato immodificabile);
nel monopolio, l'impresa è price maker (fa il prezzo = prezzo imposto al mercato) e sceglie la
combinazione del prezzo-quantità che massimizza il profitto. In altre parole il monopolista non può
controllare entrambe le variabili: prezzo e quantità venduta.
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3 I MERCATI NON CONCORRENZIALI

3.1 Il monopolio Il mercato di monopolio presenta caratteristiche diametralmente opposte a quelle di concorrenza perfetta. Però, al pari di questa, ha poche probabilità di verificarsi in pratica. Definizione: Nel monopolio l'offerta di un certo prodotto è concentrata internamente in una sola impresa, mentre la domanda è frazionata fra numerosi compratori. Le caratteristiche:

  1. Una sola grande impresa = controlla la produzione e la vendita
  2. Elevato numeri di compratori in competizione tra loro
  3. Non esistono prodotti concorrenti
  4. È esclusa anche la concorrenza potenziale Queste condizioni sono talmente restrittive da rendere oggi molto rara la presenza di questo regime nei mercati reali. Oggi sono frequenti i monopoli legali, istituiti in forza di legge. Oltre al caso del monopolio dell'offerta può verificarsi anche quello del monopolio della domanda, cioè il monopsonio, che si realizza quando una sola grande impresa richiede la totalità di un prodotto e l'offerta proviene da numerose imprese piccole dimensioni. Vari tipi di monopolio:
  5. Monopoli naturali = derivanti dal possesso esclusivo di particolari risorse
  6. Monopoli legali = creati da una legge che riserva in esclusiva la produzione e l'offerta di un bene allo Stato o a un altro ente pubblico o privato (brevetti industriali)
  7. Monopolio di fatto = quando tutta l'offerta è concentrata nelle mani di un'unica impresa, che si è imposta sul mercato dopo aver eliminato le imprese rivali. 3.2 La formazione del prezzo nel monopolio I costi che ci sono nell'impresa monopolistica non sono diversi da quella dell'impresa concorrenziale, la differenza tra i ricavi è invece rilevante. Nel regime della concorrenza perfetta le imprese considerano il prezzo come un dato immodificabile: esso resta costante anche quando la singola impresa accresce il profitto. Non è così invece, per impresa monopolistica: dato che, in questo caso, l'imprenditore controlla l'intera offerta del bene. Al monopolista si aprono perciò due alternative:
  8. Determinare il prezzo di vendita del prodotto = i compratori stabiliscono la quantità acquistata, in relazione alla legge di domanda
  9. Determinare la quantità venduta = prezzo viene fissato dal mercato, dunque i compratori Nella concorrenza perfetta, infatti, l'impresa è price taker (prende il prezzo = dato immodificabile); nel monopolio, l'impresa è price maker (fa il prezzo = prezzo imposto al mercato) e sceglie la combinazione del prezzo-quantità che massimizza il profitto. In altre parole il monopolista non può controllare entrambe le variabili: prezzo e quantità venduta.

È questo il punto di Cournot, dal nome dell'economista francese che diede formulazione matematica al problema monopolistica. Secondo Cournot l'equilibrio del monopolista coincide con il volume di produzione che comporta un ricavo marginale uguale al costo marginale (Cma = Rma). L'impresa è in equilibrio quando il costo marginale è uguale al ricavo marginale. Il ricavo marginale è costante e coincide con il prezzo quando è unico sul mercato (legge di Jevons). Nel monopolio, invece, il ricavo marginale è decrescente. La curva di domanda di mercato coincide con la curva del ricavo medio. Profitto = TS Costi totali = area OQSV Ricavo totale = area OQTP Profitto totale = OQTP-OQSV = VSTP 3.3 La discriminazione dei prezzi Il monopolista per aumentare il profitto globale può usare la strategia della discriminazione dei prezzi. Consiste nel suddividere in gruppi i consumatori a dipendenza della loro capacità di acquisto, così facendo per ogni gruppo viene applicato un prezzo differente (politica dei prezzi multipli). La rendita dei consumatori: La politica dei prezzi multipli si collega al concetto di rendita del consumatore, data dalla differenza fra il prezzo che i consumatori sono disposti a pagare per ottenere un certo bene e il prezzo effettivo del bene. Prezzo di mercato = OP area OQRP= spesa consumatore OQ= quantità di bene Usi sociali della discriminazione dei prezzi: non sempre la politica dei prezzi multipli ha lo scopo di aumentare il profitto del monopolista. Può essere attuata per offrire beni o servizi per consentire anche a chi ha un reddito basso. 3.4 Critiche al monopolio Nel regime monopolistico ci sono svantaggi:

L'oligopolista vuole aumentare il prezzo può temere che gli altri non lo seguano dunque un tale aumento del prezzo comporterebbe una riduzione della domanda. Il prezzo QK prevede una domanda elastica. Se immagina di diminuire il prezzo, temerà che gli altri concorrenti facciano lo stesso, dunque la domanda sarebbe più rigida. LKM è la curva di domanda ad angolo (o a gomito). Gli economisti qualificano questa curva di domanda come congetturale. FINE BOX Da quanto detto si è detto è evidente come non sia facile stabilire una regola generale per fissare l'equilibrio dell'impresa nel mercato oligopolistico 3.8 Strategie di vendita nell'oligopolio Vengono usate diverse strategie per migliorare il posizionamento nel mercato, si basano su due politiche:

  1. Politica dei prezzi (price competition): nel ridurre i prezzi, allo scopo di eliminare gli avversari: si possono praticare prezzi predatori, cioè inferiori ai costi dei concorrenti, per costringerli a uscire dal mercato. A volte addirittura i prezzi possono essere inferiori ai costi sopportati dall'impresa: l'impresa può subire perdite. Un caso particolare di questa politica è il dumping, che un'impresa esportatrice applica sui mercati esteri, vendendo a prezzi più bassi che sul mercato.
  2. Politiche non basate sui prezzi (non price competition): fra esse la più importante è la pubblicità, anche se è frequente il ricorso ad altre strategie promozionali, come la creazione di reti di assistenza al cliente, la concessione di premi ai consumatori più fedeli (es. gadget). Il ruolo della pubblicità nell'oligopolio: la pubblicità gioca un ruolo essenziale nei mercati oligopolistici, essendo lo strumento principale utilizzato dalle imprese per differenziare prodotti in gran parte simili e aumentare la rigidità della domanda. La pubblicità può far leva sulle caratteristiche effettive del prodotto, oppure solo su aspetti esteriori, o ancora creando bisogni che si basano su fattori emotivi. Pro e contro la pubblicità: bisogna distinguere una pubblicità informativa da una pubblicità aggressiva. La pubblicità secondo i suoi sostenitori consente di fare due benefici: una maggiore informazione e un aumento delle vendite. Secondo i suoi detrattori la pubblicità limita la sovranità del consumatore, spingendolo ad acquistare beni non necessari dando così via al consumismo

(consumi indotti). Per proteggere i consumatori sono state create delle leggi che proibiscono la pubblicità aggressiva. 3.9 La concorrenza monopolistica La concorrenza monopolistica (o imperfetta) è la forma di mercato, oggi molto frequente, in cui molte imprese di piccole dimensioni producono beni che, pur differendo nella qualità, sono fra loro facilmente sostituibili. I beni offerti hanno agli occhi dei consumatori qualità diverse. Viene meno l'unicità di prezzo di mercato, in quanto il cliente è disposto a pagare di più un bene, se lo ritiene superiore agli altri. La superiorità del bene può essere solo presunta: il consumatore è disposto a pagare un prezzo più elevato se viene persuaso, magari da una massiccia campagna pubblicitaria. In generale, le differenze non riguardano tanto la qualità intrinseca del bene, quanto l'aspetto esteriore e le caratteristiche dell'offerta (presentazione prodotto, ubicazione azienda, ...). Oggi la stragrande maggioranza dei mercati soprattutto dei beni di consumo, è di concorrenza monopolistica. Dove opera la concorrenza monopolistica: questa forma di mercato è assai diffusa nelle piccole medie aziende commerciali. I casi tipici sono costituiti dai negozi che esercitano il commercio al minuto e dai pubblici esercizi, come ci rendiamo conto dalla nostra esperienza quotidiana. Questa forma di mercato è molto diffusa anche nel settore industriale, come nella moda; in questi settori è facile diversificare i prodotti e non esistono barriere all'entrata. Prezzo di equilibrio: la concorrenza monopolistica è una forma di mercato più complessa e multiforme della concorrenza perfetta. L'esistenza di diversi prezzi per lo stesso bene fa venir meno la regola dell'uguaglianza fra prezzo e costo marginale. L'equilibrio dell'imprenditore sia piuttosto simile a quella monopolista: anche il regime di concorrenza monopolistica, il massimo profitto per l'imprenditore si realizza quando il costo marginale è uguale al ricavo marginale. Valutazioni critiche: la concorrenza monopolistica ha gli stessi inconvenienti del monopolio: il consumatore è spinto ad acquistare i beni a prezzo superiore a quello di libera concorrenza, persuaso dall'impiego di tecniche, come la pubblicità. L'unione dei consumatori aiuta a distinguere i caratteri essenziali, senza lasciarsi ingannare, così da non condizionare le scelte dei consumatori. Autorità garante della concorrenza ha il compito di vietare la pubblicità ingannevole: possono rivolgersi le associazioni dei consumatori, le imprese concorrenti e i consumatori stessi perché ne sia vietata la continuazione e ne vengano eliminati gli effetti. La legge definisce “ingannevole” la pubblicità che “in qualunque modo, compresa la sua presentazione, induce ad errore, ...”. La legge vieta la pubblicità subliminale.