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DEPRESSIONE POST
PARTO
- (^) La maternità è solitamente considerata l’evento più naturale che ci sia
- (^) come tutti i periodi della vita che comportano grandi cambiamenti, anche la gravidanza tende a portare alla luce fragilità e problemi pregressi che possono generare instabilità emotiva e disturbi dell’umore.
- (^) se a questo aggiungiamo anche la generale mancanza di condivisione emotiva che caratterizza la società odierna possiamo meglio capire come alcune donne si possano ritrovare sole ed arrese di fronte alle nuove responsabilità che la maternità comporta.
- (^) I disturbi dell’umore non precocemente identificati possono danneggiare la relazione nascente tra madre e bambino e gli equilibri del nuovo nucleo familiare
- (^) Anche senza arrivare alle estreme conseguenze, infatti, la depressione post partum non curata adeguatamente può cronicizzare e inficiare in maniera significativa la qualità della vita della donna e della sua famiglia.
- (^) l’individuazione di particolari categorie di donne potenzialmente a rischio di sviluppare una depressione puerperale, come le donne immigrate, può aiutare a prevenire il problema
La diagnosi differenziale
- (^) la depressione post partum vada distinta dal “baby blues”, una forma di malinconia più lieve che può interessare la neo-mamma
- (^) Solitamente la malinconia che caratterizza il Baby Blues comincia dai due-tre giorni dopo il parto e perdura per circa due settimane
- (^) Il Baby Blues è caratterizzato da sintomi come stanchezza, sensazione di svuotamento, facilità al pianto, astenia, umore depresso, ansia, irritabilità, cefalea e ridotta capacità di concentrazione.
- (^) Nella maggior parte dei casi i sintomi si risolvono spontaneamente entro le due settimane, anche se uno studio europeo (9) ha dimostrato che il baby blues si associa ad un aumentato rischio di depressione maggiore e di disturbi d’ansia nei primi 3 mesi dopo il parto
- (^) psicosi post partum evenienza rara: si riscontra in circa lo 0,1%-0,2% delle donne. L’esordio è precoce, entro le prime 4 settimane dopo la nascita del bambino.
L’incidenza nella popolazione generale
oscilla tra il 10% e il 20%, percentuali che
sembrano lievemente inferiori nei paesi del
Nord Europa mentre raggiunge percentuali
fino al 30% nel Medio Oriente e del 50% nei
paesi asiatici, facendo intuire forse il peso di
variabili socio-economiche e culturali
coinvolte nella sua insorgenza.
fattori di rischio
(2001) o (^) eventi stressanti in gravidanza; o (^) scarsa autostima; o (^) scarso sostegno familiare e sociale; o (^) relazione di coppia conflittuale; o (^) episodi pregressi di depressione post partum; o (^) episodi pregressi di depressione maggiore; o (^) presenza di baby blues; o (^) manifestazioni pregresse di ansia o (^) gravidanza non programmata o (^) fattori socio-economici; (mancanza di lavoro, difficoltà economiche di vario tipo) o (^) stato civile; o (^) difficile temperamento del bambino; o (^) fattori ostetrici.
Vi sono evidenze che la
depressione della madre influisca
negativamente sul carattere e sullo
sviluppo cognitivo del bambino. Le
madri depresse di bambini in età
prescolare hanno percezioni e
interazioni più negative con i loro
figli.
sintomi principali: o (^) i sensi di colpa; o (^) il sentirsi inadeguate e/o incapaci come madri; o (^) pensieri intrusivi, sconvolgenti, che non si riesce a scacciare dalla mente; o (^) paura di far male a sé o al bambino. o (^) l’umore triste; o (^) la debolezza; o (^) la difficoltà a fare qualsiasi cosa; o (^) la mancanza di gioia anche nella cura del piccolo; o (^) l’ansia eccessiva per la salute del bambino; o (^) difficoltà di concentrazione
depressione post partum/ relazione madre-bambino
- (^) Alcuni studi hanno dimostrato che, a due mesi dal parto, le madri in depressione erano entrate meno in sintonia con i propri bambini e ciò può condurre alla costituzione di modelli persistenti di comportamento ritirato che possono comprometterne le esperienze e il successivo sviluppo cognitivo.
depressione post partum/ relazione di coppia
- (^) la coppia entra in una fase successiva del proprio ciclo vitale e diviene un sistema “permanente”: i partner, infatti, mantengono l’opportunità di separarsi e porre fine al loro rapporto, ma non possono smettere di essere genitori
- (^) necessaria una rielaborazione della vita a due