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Riassunto della celebre opera di Truman Capote comprensivo di critica
Tipologia: Sintesi del corso
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A sangue freddo di Truman Capote (1966)
Herbert Clutter era uomo di tutto rispetto, che aveva fondato, da inizi modesti, una fattoria di successo e prospera nel Kansas occidentale. Impiegò ben 18 braccianti e, a quanto si dice, ex dipendenti lo ammirarono e lo rispettarono per il suo trattamento equo e per i suoi buoni stipendi. Anche i suoi quattro figli, tre ragazze e un ragazzo, erano ampiamente rispettati nella comunità. Le figlie più grandi, Eveanna e Beverly, erano uscite dalla casa dei genitori e avevano iniziato la loro vita da adulti. I due bambini più piccoli, Nancy, 16 e Kenyon, 15, erano studenti delle scuole superiori che vivevano in casa. Nancy era nota per essere una grande pasticcera e molte persone avrebbero mandato i loro figli a casa Clutter così Nancy potesse aiutarli ad infornare torte, biscotti, ecc. La moglie del signor Clutter, Bonnie, un membro del club di giardinaggio, era rimasta immobile a causa della depressione clinica e da disturbi fisici fin dalla nascita dei suoi figli, anche se questa caratteristica è stata contestata dai familiari sopravvissuti.
Due ex detenuti in libertà condizionale dal penitenziario dello stato del Kansas , Richard Eugene "Dick" Hickock e Perry Edward Smith , hanno commesso la rapina e gli omicidi nelle prime ore del mattino del 15 novembre 1959. Un ex compagno di cella di Hickock, Floyd Wells, aveva una volta lavorato come bracciante per il signor Clutter e aveva detto a Hickock di una cassaforte nella fattoria dove sosteneva che Herb Clutter tenesse grandi quantità di denaro. Hickock presto covò l'idea di rubare la cassaforte (che credeva contenesse fino a diecimila dollari), non lasciare testimoni e iniziare una nuova vita in Messico. Secondo Capote, Hickock ha descritto il suo piano come "un gioco da ragazzi, il punteggio perfetto". Hickock in seguito contattò Smith, un altro ex compagno di cella, per commettere il furto con lui. Le informazioni fornite da Wells alla fine si rivelarono comunque false, dal momento che Herb Clutter non teneva i contanti in mano, non aveva una cassaforte e faceva tutti i suoi affari con un assegno, per tenere meglio traccia delle transazioni.
Dopo aver guidato per oltre quattrocento miglia attraverso lo stato del Kansas , la sera del 14 novembre, Hickock e Smith arrivarono a Holcomb, trovarono la casa dei Clutter ed entrarono attraverso una porta aperta mentre la famiglia dormiva. Dopo aver scovato i Clutter e scoperto che non c'era sicurezza, legarono e imbavagliarono la famiglia e continuarono a cercare il denaro, ma non trovarono nient’altro di valore in casa. Ancora determinati a non lasciare testimoni, la coppia discusse brevemente cosa fare; Smith, notoriamente instabile e incline a violenti atti di rabbia, fese la gola di Herb Clutter e poi gli sparò alla testa. Capote scrisse che Smith ha raccontato più tardi: "Non volevo fare del male a quell'uomo, pensavo fosse un gentiluomo molto gentile, lo credevo fino al momento in cui gli ho tagliato la gola". Anche Kenyon, Nancy, e poi la signora Clutter furono uccisi, ciascuno con un singolo colpo di fucile alla testa. Hickock e Smith lasciarono la scena del crimine con una piccola radio portatile, un binocolo e meno di cinquanta dollari in contanti.
Più tardi Smith affermò nella sua confessione orale che Hickock uccise le due donne. Tuttavia, quando gli fu chiesto di firmare la sua confessione, Smith rifiutò. Secondo Capote, voleva accettare la responsabilità di tutte e quattro le uccisioni perché a detta sua era "dispiaciuto per la madre di Dick". Smith aggiunse poi: "È una persona davvero dolce". Hickock, tuttavia, rimase convinto del fatto che Smith avesse commesso tutte e quattro le uccisioni.
Sulla base di una soffiata di Wells il quale contattò la guardia carceraria dopo aver saputo degli omicidi, Hickock e Smith furono identificati come sospettati e arrestati a Las Vegas il 30 dicembre 1959, sei settimane dopo gli omicidi, per il furto di un'automobile. Dopo un lungo interrogatorio dei detective del Kansas Bureau of Investigation, entrambi gli uomini alla fine confessarono l’atroce delitto. Entrambi furono ricondotti in Kansas, dove furono processati entrambi per gli omicidi. Il loro processo ha avuto luogo dal 22 marzo al 29 marzo 1960 nel tribunale della contea di Finney a Garden City. Entrambi furono dichiarati al momento del processo incapaci di intendere e di volere, ma successivamente i medici locali rivalutarono la condizione dei accusati e li ritennero sani di mente. La giuria deliberò per soli 45 minuti prima di ritenere sia Hickock che Smith colpevoli di omicidio. La loro condanna comportava al momento la pena di morte.
Dopo cinque anni nel braccio della morte nel penitenziario dello Stato del Kansas (ora conosciuto come Lansing Correctional Facility) a Lansing, Smith e Hickock vennero giustiziati tramite impiccagione appena dopo la mezzanotte del 14 aprile 1965. Hickock fu giustiziato per primo e dichiarato morto alle 12:41 del mattino dopo essere rimasto appeso per circa 20 minuti. Smith seguì poco dopo e fu dichiarato morto alle 1:19. Il direttore del penitenziario Greg Seamon presiedette entrambe le esecuzioni a Lansing. La forca utilizzata per le loro esecuzioni ora fa parte delle collezioni della Kansas State Historical Society.
Hickock e Smith sono anche sospettati di coinvolgimento negli omicidi della famiglia Walker, menzionata nel libro, sebbene questa connessione non sia stata provata.
Analisi del testo
A sangue freddo è un romanzo dello scrittore statunitense Truman Capote, pubblicato in volume nel 1966 presso Random House, dopo essere uscito in puntate sul New Yorker tra settembre e ottobre del 1965.
Si tratta di un resoconto dettagliato del quadruplice omicidio della famiglia Clutter, ma anche un'impietosa radiografia del sogno americano vissuto in provincia e di un'inchiesta sulla condanna secondo le leggi degli Stati Uniti.
L'obiettivo di Capote era quello di raccontare i fatti effettivamente avvenuti, ma adottando gli espedienti narrativi tipici del romanzo di finzione, che Capote chiama non-fiction novel. Si tratta di un genere giornalistico, journalistic novel, che si sviluppa intrecciandosi con la capacità di scavare dentro i fatti, arrivando a catturare la vera notizia. Si tratta di una straordinaria commistione di letteratura e giornalismo: lo leggiamo come un'opera letteraria ma non possiamo dimenticare che è l'elaborazione estrema di una notizia giornalistica. Il libro è generalmente considerato (anche grazie all’abilità di Capote come self-promoter) uno dei capostipiti di un nuovo genere letterario, nominato non-fiction (termine coniato dallo stesso autore), più noto in Italia come giornalismo narrativo. In realtà esistono diversi illustri esempi del genere precedenti all’opera di Capote, a partire addirittura dall’opera The Storm (1704) dell’autore di Robinson Crusoe Daniel Defoe: nell’opera lo scrittore descrive una tempesta riportando il racconto dei testimoni. Un esempio famoso in Italia di giornalismo narrativo può essere considerato Gomorra di Roberto Saviano. Uno dei grandi meriti riconosciuti a Capote è quello di essere riuscito a costruire una narrazione incredibilmente cesellata e sapiente, in cui il vero protagonista dell’opera, l’autore stesso, non compare praticamente mai.
Il romanzo è una sapiente ricostruzione a posteriori, frutto di un lungo e paziente lavoro di raccolta di documenti e registrazioni ufficiali. Per raccontare un fatto attraverso pensieri, parole, emozioni di chi lo ha vissuto in prima persona è necessario passare giorni, talvolta mesi, con le persone delle quali si deve parlare e Capote era dotato di un'incredibile memoria visiva e orale (tanto che nei personaggi è percepibile anche lo stile delle voci). Questo genera nel lettore l'impressione di trovarsi di fronte alla pura realtà, alla nuda verità, come quella che può emergere dalle carte giudiziarie, come quella che si tocca con mano nella vita vissuta. È questo l'ambito del new journalism, che non si limita al visibile, ma si propone di perforare anche la sfera dell'invisibile e dell'immateriale. La visione puntuale delle dinamiche della vicenda è ottenuta grazie all'assidua frequentazione dei colpevoli, filtrata attraverso una così sapiente ed originale rielaborazione stilistica. La tecnica narrativa utilizzata è l'entrelacement o interallacciamento (utilizzata anche da Omero e Ariosto), cioè la narrazione è continuamente sospesa, in buchi narrativi, e quindi ripresa in più storie legate tra loro, che avvengono in contemporanea, dando al lettore la sensazione che i fatti avvengano intorno a sé, in un clima di suspense. Il narratore non si dichiara direttamente; scrive in terza persona; si cela dietro gli eventi, ne anticipa le conseguenze; assume più punti di vista interni, quelli di personaggi e testimoni. Più che di narratore onnisciente si può parlare di narratore onnipresente.
Holcomb fa parte del nuovo panorama della realtà urbana statunitense: le edge cities o città di margine. In queste città extraurbane la vita è piacevole; costruite per la cultura e le esigenze dei suoi abitanti, secondo gusti e possibilità economiche. Originariamente nacque per un processo di trasformazione della wilderness (territori selvaggi) e della prateria in centro abitato e terre coltivate da parte di pionieri. Dalle descrizioni di Capote ci si fa l'idea di una comunità socialmente e moralmente omogeneo.
Il signor Clutter può essere paragonato al padron 'Ntoni della nostra letteratura. È la figura del proprietario di terre e agricoltore indipendente, ostinato sostenitore della comunità (di cui era il cittadino più eminente), che esprimeva nel lavoro comune e nel senso dell'ospitalità e della compagnia. Era il capofamiglia e la sua famiglia era fondata sui valori del lavoro, dell'amore per la comunità e della religione Metodista. La sua cerchia di amici si limitava alla comunità della Prima Chiesa Metodista di Garden City e non frequentava gente che bevesse o fumasse. Non permette nemmeno alla figlia Nancy di sposare in futuro il fidanzato Bobby perché cattolico; non dorme nella stessa camera della moglie (in linea con il principio cristiano della procreazione). Le sue leggi erano le sue leggi.
Nancy Clutter personifica l'ideale femminile dell'autore, una donna che ha sempre fretta ma ha sempre tempo. La personalità della ragazza è espressa nella descrizione della sua cameretta: una ragazza di 16 anni semplice, buona, innamorata del suo fidanzato, che comincia ad affacciarsi al mondo delle signore (cura personale, trattamenti di bellezza), un po' civetta.
Altro personaggio importante è la comunità di Holcomb. Capote descrive lo sgomento di una piccola comunità alle prese con una sofferta notorietà e sconvolta dalla paura di un nemico interno, alla ricerca di un responsabile possibile tra le sue mura; lo sgomento per un delitto che colpisce in modo irrazionale, inspiegabile e assurdo proprio i membri più miti. Siamo di fronte all'ossessione americana per il male assoluto. Non può naturalmente mancare l'aspetto speculativo e del pettegolezzo nelle chiacchiere tra concittadini sul conto delle vittime.
In montaggio incrociato si presentano le figure dei due assassini e quelle dei detective, tra cui spicca la figura di Al Dewey, il quale può essere assunto quale il punto di vista privilegiato della narrazione. Dewey è il personaggio perfetto per la tragedia aristotelica: è l'eroe tormentato dalla ricerca delle cause del male fino a vedere compromesso l'equilibrio normale della sua esistenza.
In questo capitolo viene presentato Perry Smith, uno degli assassini, e viene presentato direttamente (attraverso i suoi spostamenti dopo il delitto) e indirettamente (attraverso documenti che vengono inseriti nel testo, lettere di amici e parenti). Perry, malinconica e triste figura di meticcio (la madre è Cherokee), rappresenta la grande e complessa sfera del disagio americano, di coloro che faticano ad integrarsi, dei relitti delle grandi guerre del Novecento.
Capote racconta una parte dell'America che non deve essere narrata: questa tematica sociale è strettamente connessa al clima del periodo in cui il libro è stato scritto, gli anni '60, anni di contestazione della cultura ufficiale (lotte sociali per i diritti civili di neri, poveri, ecc.…) e di denuncia della enorme fascia di disagio presente nella società americana. All'epoca uno dei problemi più scottanti negli Stati Uniti era quello della segregazione razziale: bianchi e neri erano diversi e pertanto non potevano stare insieme o, se stavano insieme, i neri dovevano comunque essere riverenti e portare rispetto ai bianchi. Nel testo troviamo tali atteggiamenti discriminatori nella figura di Dick, compagno di Perry. Più volte egli afferma che i lavori sottopagati sono per negri, o che la vita di un nero non vale nulla, quando Perry raccontò di aver ucciso un nero per divertimento, era solo un negro. Vicenda falsa, ma che Perry racconta per avere la stima di Dick;
forse perché l'omicidio lo eleva dalla sua condizione di rifiuto sociale e lo pone al di sopra di un negro, lui, che è indiano per metà.
La terza parte fornisce finalmente le risposte ai due grandi enigmi, il movente e la dinamica del delitto, ma attraverso la figura di Dewey il lettore è spinto a interrogarsi sulle ragioni più profonde di quella violenta irrazionale, brutale, pura biologia: com'è possibile che un uomo perda tutta la sua umanità davanti un altro uomo?
L'idea di fondo è che l'homo sapiens sia un soggetto fragile e consapevole della propria fragilità, aggressivo, e la sua aggressività è legata alla sua fragilità: per salvarsi e difendersi non può non aggredire l'ambiente e gli altri animali. Secondo la teoria della pseudo-speciazione, quando nell'ambito della specie umana si presentano diversità culturali profonde, può accadere che una parte di essa diventi fortemente aggressiva verso altri membri della medesima specie, distinti per motivi culturali o geografici, scambiandoli per membri di specie diverse. Da questo punto di vista diventerebbero spiegabili anche comportamenti del tutto disumani. La scena dell'arresto di Dick e Perry è molto teatrale. La gente, che li aveva definiti mostri, bestie, rimane sbigottita nel vedere che gli autori di quell'atrocità avevano forma umana. Si ha così una nuova coscienza della brutalità umana, resa più forte dalla scena simbolica della prima neve dell'anno che comincia a cadere, che segna il cambio di stagione tra l'autunno e l'inverno, come in The Dead di James Joyce. L'immagine della neve che cade può essere vista come un simbolo di morte, la morte che incombe sui due criminali, o come una sorta di purificazione universale, che elimina il male e che porta una nuova coscienza all'umanità.
Un altro personaggio importante è il denaro, nella sua concezione più moderna: il denaro non è mai abbastanza. È stata la sete dell'oro a portare i due malviventi a River Valley ed è stato il denaro il motivo di tutti i crimini commessi da loro, furto e omicidio. Ma non nel caso dei Clutter, i cui omicidi si sono consumati a causa di un attrito psicologico tra i due complici: un delitto immotivato e assurdo. Dick, oltre che per il denaro, ruba per il piacere di farlo, perché significa sottrarre agli altri qualcosa che lui non ha. Perry considera un furto anche l'omicidio, il furto della vita, e gli dà lo stesso peso, ma lo considera più raffinato: egli si considera un ladro di livello superiore.
In questa parte vi è la storia del processo e dell’esecuzione dei due colpevoli e assistiamo però ad un ironico rovesciamento della metafora che regge l'intera narrazione e che dà il titolo al testo. Al sangue freddo di Dick e Perry si contrappone quello non meno spietato di una società che, per delle leggi barbare, li vuole mettere e infine li metterà a morte. I cittadini giocano un ruolo etico nel romanzo. Il tribunale diventa un campo di battaglia in cui si scontrano la legge e i principi cristiani. Viene contestata la Bibbia in modo cavilloso nel suo sesto comandamento non uccidere, che dà pieno diritto allo Stato di mettere a morte gli assassini. La pena di morte è infatti vista come giustizia assoluta e garante di sicurezza per i cittadini. L'autore è contro la pena di morte e la critica perché bisogna sapere che il male è qualcosa di imprescindibile dal mondo e condannarlo, cercare di sopprimerlo, non risolve nulla. È sbagliato ignorarlo, far finta che non esista, perché la violenza a sangue freddo è l'annullamento del mondo.
Molto interessanti anche i brani sui documenti psichiatrici relativi ai due assassini, che costruiscono una sorta di verità alternativa che la morale comune non vuole, non sa e ha paura di accettare. Il romanzo di Capote diventa dunque un romanzo inchiesta e una perizia della condanna in America.
A sangue freddo conferì a Capote molti elogi della comunità letteraria. Eppure, nonostante la fatturazione del libro come un insieme di fatti, i critici misero in dubbio la sua veridicità, sostenendo che Capote avesse cambiato i fatti per adattarsi meglio alla storia, aggiunto scene che non avevano mai avuto luogo e prodotto dialoghi. Phillip K. Tompkins, scrivendo per Esquire nel 1996, notò delle discrepanze sui fatti dopo aver viaggiato in Kansas e avendo parlato con alcune delle stesse persone intervistate da Capote. In un'intervista telefonica con Tompkins, la signora Meier negò di aver sentito piangere Perry e di aver tenuto la sua mano come descritto da Capote. Nell’opera è specificato che Meier e Perry si sono avvicinati, ma disse a Tompkins di aver passato poco tempo con Perry e di non aver parlato molto con lui. Tompkins infine scrisse: “Capote ha, in breve, realizzato un'opera
d'arte. Ha raccontato molto bene una storia di terrore a modo suo. Ma, nonostante l’arguzia dei suoi sforzi auto-pubblicizzanti, ha commesso un errore sia tattico che morale che sarà per lui fatale nel breve periodo. Insistendo sul fatto che "ogni parola" del suo libro sia vera, si è reso vulnerabile a quei lettori che sono disposti a esaminare attentamente una pretesa così ampia.”
Jack Olsen, scrittore di fatti di cronaca nera, ha commentato anch’egli le presunte montature.
“L'ho riconosciuto come un'opera d'arte, ma conosco il falso quando lo vedo, [...] Capote ha completamente inventato citazioni e scene intere ... Il libro ha prodotto negli anni 60 qualcosa come 6 milioni di dollari e nessuno voleva discutere di qualcosa di sbagliato con una miniera d’oro come il settore dell'editoria.”
Le sue critiche furono citate su Esquire , alle quali Capote ha risposto, "Jack Olsen è solo geloso."
Olsen infine replicò, “Era vero, naturalmente, [...] ero geloso ... tutti quei soldi? Mi era stato assegnato il caso Clutter di Harper & Row finché non abbiamo scoperto che Capote e suo cugina, Harper Lee, erano già sul caso a Dodge City da sei mesi. [...] Quel libro ha fatto due cose. Ha reso la cronaca nera un genere commerciale interessante, di successo, ma ha anche dato inizio a un processo di smantellamento. Ho vuotato il sacco nel modo più debole. Avevo pubblicato solo un paio di libri in quel momento, ma dato che era un libro così ben scritto, nessuno voleva sentirne parlare.”
Alvin Dewey , l'investigatore capo rappresentato ne “ A sangue freddo” , in seguito disse che l'ultima scena, in cui visita le tombe dei Clutter, era tutta un’invenzione di Capote, mentre altri residenti del Kansas intervistati da Capote hanno affermato che loro o i loro parenti erano erroneamente citati o mal caratterizzati. Dewey disse anche che il resto del libro era effettivamente accurato. Ulteriori prove indicano che il libro non è "immacolato" come Capote aveva sempre affermato. Il libro descrive Dewey come il brillante investigatore che risolve il caso dell’omicidio dei Clutter, ma i file recuperati dal Kansas Bureau of Investigation mostrano che nel momento in cui Floyd Wells si fece avanti nominando Richard Hickock e Perry Smith come probabili sospetti, Dewey non agì immediatamente sulla base delle informazioni, come lo ritrae il libro, perché egli continuava a credere che gli omicidi fossero stati commessi da gente del posto che "nutriva rancore contro Herb Clutter".
A sangue freddo non ha mai smesso di affascinare e di porre quesiti tanto interessanti quanto inquietanti. Si tratta di un autentico (nuovo o meno) genere letterario, il giornalismo narrativo, o è piuttosto una morbosa descrizione di un macabro fatto di cronaca? Il libro è stato sin dalla sua pubblicazione ampiamente criticato: uno dei più feroci detrattori fu Tom Wolfe, che dichiarò come in A sangue freddo il lettore sia spinto ad andare avanti nella storia non dalla possibilità di scoprire gli assassini o il movente (elementi che già si conoscono), ma dalla promessa di sempre nuovi, macabri e sanguinosi dettagli. Non a caso Tom Wolfe usò il termine pornoviolenza. Più di recente un articolo del Wall Street Journal ha rivelato come alcuni elementi non marginali di A sangue freddo non siano stati affatto frutto dell’imparziale e metodica osservazione della realtà da parte dell’autore, ma delle autentiche mistificazioni. Basandosi su alcuni documenti del KBI, il giornalista sostiene che uno dei momenti cardine della vicenda venga raccontato in maniera falsa.
In A sangue freddo, quando l’ex compagno di cella di Dick, Floyd Wells, un ex lavoratore della fattoria dei Clutter, decide di testimoniare contro gli assassini (conosceva infatti i propositi omicidi di Dick,
maturati in galera), dando di fatto una svolta totale alle indagini, Capote racconta che Dewey abbia immediatamente agito di conseguenza. In realtà, pare che l’investigatore del KBI abbia atteso almeno cinque giorni prima di iniziare a indagare seriamente su Dick e Perry, dato che era assolutamente convinto che i colpevoli della strage fossero dei conoscenti della famiglia Clutter, e non due sconosciuti forestieri. Il Wall Street Journal spiega che Capote abbia alterato la verità per gratitudine e complicità nei confronti di Dewey, che gli aveva concesso totale libertà nelle ricerche per la stesura del libro. Pare inoltre che Capote avesse fatto pressioni sulla Columbia Pictures per offrire un ottimo pagamento alla moglie di Dewey come consulente per la trasposizione cinematografica dell’opera del 1967.
Il tormentato rapporto tra Perry e Capote, la loro mai chiarita empatia, lo sfruttamento del condannato a beneficio dei propositi dello scrittore vengono magistralmente raccontati in uno dei più acclamati film dello scorso decennio: Truman Capote – A sangue freddo (2005) di Bennett Miller. Nel film un bravissimo Philip Seymour Hoffman, premiato con l’Oscar per il miglior attore protagonista, veste i panni di Capote, mettendone a nudo tutti i tic e le manie, fotografando gli anni cruciali della sua vita dedicati alla scrittura del libro. Nella pellicola emerge chiaramente l’ossessione dello scrittore per la sua creatura, un’opera in grado di assorbire un’esistenza intera e di spingere il suo autore al limite estremo, disposto ad attendere la condanna a morte degli assassini pur di completare il libro. Ad un certo punto del film, il personaggio di Harper Lee, interpretato da Catherine Keener, domanda a Capote/Seymour Hoffman se si sia innamorato di Perry. La risposta sarà: «È come se fossimo cresciuti nella stessa casa. E un giorno lui è uscito dalla porta sul retro e io da quella davanti».