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Abuso e maltrattamento infantile: tipologie e conseguenze, Appunti di Psicologia Forense

abuso e maltrattamento nell'infanzia

Tipologia: Appunti

2016/2017

Caricato il 14/11/2017

eleonora-zini
eleonora-zini 🇮🇹

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ABUSO E MALTRATTAMENTO
Tipologie e valutazione delle conseguenze sul comportamento del bambino
Definizione
Insieme di atti e carenze che turbano gravemente il bambino attentando alla sua integrità corporea
e al suo sviluppo fisico, affettivo, intellettivo e morale le cui manifestazioni sono:
Trascuratezza
Lesioni di ordine fisico
Lesioni di ordine psicologico
Lesioni di ordine sessuale
Da parte di un familiare o di altri che hanno cura del bambino. (IV Colloquio criminologico di
strasburgo del consiglio di Europa, 1981)
Danno o abuso fisico o mentale, trascuratezza o trattamento negligente, maltrattamento, diverse
forme di sfruttamento e abuso sessuale inteso come induzione o coercizione di un bambino/a in
attività sessuale illegale; lo sfruttamento nella prostituzione o in altre pratiche sessuali illegali, lo
sfruttamento in spettacoli e materiali pornografici, torture o ad altre forme di trattamento o punizioni
crudeli, inumane o degradanti, allo sfruttamento economico e al coinvolgimento in lavori rischiosi.
(Convenzione dei diritti dei minori, 1991, frutto del contributo di 43 Paesi e di enti come ONU,
UNICEF, OMS, UNESCO, Croce Rossa)
Maltrattamento
Qualsiasi tipo di maltrattamento determina in chi lo subisce differenti reazioni e più o meno gravi
conseguenze rispetto alla sua incolumità fisica e sicurezza personale, ma anche al suo equilibrio
emotivo, alla sua autostima e al suo sviluppo psicosociale.
Esistono infatti due forme diverse di maltrattamento, quello fisico e quello psicologico.
-Maltrattamento fisico
Si parla di maltrattamento fisico a danno dei minori nel caso in cui degli adulti, in particolare i
genitori o i familiari, esercitino intenzionalmente su di loro atti di violenza fisica.
Esso consiste nell’infliggere volontariamente dolore al bambino con lo scopo di punirlo, qualora
questi si comporti in un modo che viene considerato sconveniente o che è semplicemente
disapprovato dagli adulti, o di inibire il ripetersi di situazioni indesiderate.
La volontà di ferire il minore può essere soddisfatta provocandogli contusioni, bruciature, ferite alla
testa, fratture, ferite addominali o avvelenamento, tutti casi in cui viene necessariamente richiesto
un intervento medico.
Inoltre rientrano nel maltrattamento fisico non solo azioni direttamente lesive, ma anche
l’incapacità dei soggetti maltrattanti di proteggere i più deboli dall’esposizione ad eventuali rischi,
attentando quindi indirettamente alla sicurezza di questi ultimi.
Il maltrattamento fisico è il tipo di violenza più conosciuto e condannato dall’opinione pubblica
(assieme all’abuso sessuale), ma non perché sia il più frequente o il più dannoso, se non in quei
casi in cui viene messa a rischio l’incolumità fisica del bambino, ma perché quello maggiormente
riconoscibile e individuabile, in quanto manifesto.
Dalle numerose ricerche condotte sull’argomento emerge che gli episodi di violenza si scatenano
più facilmente nel caso in cui i bambini che li subiscono siano molto piccoli (0-3 anni), poiché è
stato ipotizzato che la loro nascita e le loro prime fasi di sviluppo rappresentino per i genitori uno di
momenti di crisi più intensi dell’esistenza (assieme all’uscita da casa e all’entrata nel mondo del
lavoro, al matrimonio, al divorzio, al pensionamento e alla vecchiaia), capace di disorganizzare le
difese e i sistemi adattivi consolidati con fatica fino a quel momento e di determinare vere e proprie
esplosioni aggressive che minano l’equilibrio familiare; inoltre, questa è l’età in cui il bambino
possiede poche o nulle capacità di reagire, di sottrarsi alla violenza o di denunciare l’abusante.
Sono stati indicati tra i fattori che scatenano l’episodio violento anche una gravidanza e un parto
difficili, una nascita prematura, la presenza di malformazioni congenite, danni cerebrali provocati al
momento del parto e handicap.
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ABUSO E MALTRATTAMENTO

Tipologie e valutazione delle conseguenze sul comportamento del bambino Definizione Insieme di atti e carenze che turbano gravemente il bambino attentando alla sua integrità corporea e al suo sviluppo fisico, affettivo, intellettivo e morale le cui manifestazioni sono:

  • Trascuratezza
  • Lesioni di ordine fisico
  • Lesioni di ordine psicologico
  • Lesioni di ordine sessuale Da parte di un familiare o di altri che hanno cura del bambino. (IV Colloquio criminologico di strasburgo del consiglio di Europa, 1981) Danno o abuso fisico o mentale, trascuratezza o trattamento negligente, maltrattamento, diverse forme di sfruttamento e abuso sessuale inteso come induzione o coercizione di un bambino/a in attività sessuale illegale; lo sfruttamento nella prostituzione o in altre pratiche sessuali illegali, lo sfruttamento in spettacoli e materiali pornografici, torture o ad altre forme di trattamento o punizioni crudeli, inumane o degradanti, allo sfruttamento economico e al coinvolgimento in lavori rischiosi. (Convenzione dei diritti dei minori, 1991, frutto del contributo di 43 Paesi e di enti come ONU, UNICEF, OMS, UNESCO, Croce Rossa) Maltrattamento Qualsiasi tipo di maltrattamento determina in chi lo subisce differenti reazioni e più o meno gravi conseguenze rispetto alla sua incolumità fisica e sicurezza personale, ma anche al suo equilibrio emotivo, alla sua autostima e al suo sviluppo psicosociale. Esistono infatti due forme diverse di maltrattamento, quello fisico e quello psicologico.

- Maltrattamento fisico

Si parla di maltrattamento fisico a danno dei minori nel caso in cui degli adulti, in particolare i genitori o i familiari, esercitino intenzionalmente su di loro atti di violenza fisica. Esso consiste nell’infliggere volontariamente dolore al bambino con lo scopo di punirlo, qualora questi si comporti in un modo che viene considerato sconveniente o che è semplicemente disapprovato dagli adulti, o di inibire il ripetersi di situazioni indesiderate. La volontà di ferire il minore può essere soddisfatta provocandogli contusioni, bruciature, ferite alla testa, fratture, ferite addominali o avvelenamento, tutti casi in cui viene necessariamente richiesto un intervento medico. Inoltre rientrano nel maltrattamento fisico non solo azioni direttamente lesive, ma anche l’incapacità dei soggetti maltrattanti di proteggere i più deboli dall’esposizione ad eventuali rischi, attentando quindi indirettamente alla sicurezza di questi ultimi. Il maltrattamento fisico è il tipo di violenza più conosciuto e condannato dall’opinione pubblica (assieme all’abuso sessuale), ma non perché sia il più frequente o il più dannoso, se non in quei casi in cui viene messa a rischio l’incolumità fisica del bambino, ma perché quello maggiormente riconoscibile e individuabile, in quanto manifesto. Dalle numerose ricerche condotte sull’argomento emerge che gli episodi di violenza si scatenano più facilmente nel caso in cui i bambini che li subiscono siano molto piccoli (0-3 anni) , poiché è stato ipotizzato che la loro nascita e le loro prime fasi di sviluppo rappresentino per i genitori uno di momenti di crisi più intensi dell’esistenza (assieme all’uscita da casa e all’entrata nel mondo del lavoro, al matrimonio, al divorzio, al pensionamento e alla vecchiaia), capace di disorganizzare le difese e i sistemi adattivi consolidati con fatica fino a quel momento e di determinare vere e proprie “ esplosioni aggressive ” che minano l’equilibrio familiare; inoltre, questa è l’età in cui il bambino possiede poche o nulle capacità di reagire, di sottrarsi alla violenza o di denunciare l’abusante. Sono stati indicati tra i fattori che scatenano l’episodio violento anche una gravidanza e un parto difficili, una nascita prematura, la presenza di malformazioni congenite, danni cerebrali provocati al momento del parto e handicap.

Infine, esiste il rischio che si verifichi la cosiddetta “ profezia che si autoavvera ”, intesa come la situazione in cui il maltrattamento può determinare degli schemi di comportamento nel bambino che aumentano la probabilità che egli sia vittima di ulteriori maltrattamenti, in quanto è possibile che il bambino, in conseguenza al maltrattamento subito, si renda antipatico, reattivo o estremamente passivo e sottomesso così da scatenare ulteriori reazioni nervose e violente.

- (^) Maltrattamento psicologico Il maltrattamento psicologico, definito spesso anche abuso emozionale, è la forma più nascosta e destabilizzante di maltrattamento, comprendente tutte quelle azioni che, agendo a livello di rapporto interpersonale, influiscono negativamente sullo sviluppo psicologico del minore. Esso costituisce un tipo di violenza molto più grave rispetto al maltrattamento fisico o all’abuso sessuale proprio perché subdolo e non immediatamente riconoscibile. Purtroppo, proprio a causa della sua difficile e tardiva identificazione, viene spesso data poca importanza al fenomeno, sottovalutando quindi le sue conseguenze psicopatologiche così profonde e distruttive da minare l’intera esistenza di un individuo. L’insorgenza del maltrattamento psicologico è generalmente molto precoce ed esso si protrae per periodi di tempo prolungati, nei quali il bambino è sottoposto, quasi sempre indirettamente, a pesanti stress psicologici ed emozionali da cui non è in grado di difendersi. Il bambino è continuamente terrorizzato, rimproverato o respinto, svalutato, denigrato, umiliato, sottoposto a indifferenza, isolato, corrotto o sfruttato, tutto questo sostanzialmente attraverso l’utilizzo di messaggi ambigui e paradossali, secondo cui cioè qualsiasi risposta risulterà in ogni caso scorretta. In questo modo il processo evolutivo subisce una profonda distorsione e il bambino incontra serie difficoltà nella strutturazione del proprio sé, sommato al fatto che, non riuscendo a decodificare il messaggio, non ha neanche la possibilità di organizzare difese di tipo oppositivo.

* Patologia delle cure

La patologia delle cure si verifica nei casi in cui esista un grave e persistente comportamento negligente nei confronti del bambino da parte della figura significativa, oppure il fallimento nel proteggerlo dall’esposizione a qualsiasi pericolo, come fame e freddo. Di conseguenza il minore può risultare vittima di carenze gravi, nutrizionali o affettive ; può presentare insuccessi in alcune aree dello sviluppo o trovarsi in condizioni abitative precarie a causa della noncuranza di coloro che, invece, dovrebbero prendersi cura di lui e proteggerlo. Questo tipo di violenza ha pesanti ripercussioni sulla salute fisica e mentale del bambino e viene anche definito “ violenza per omissione ” o, in modo però improprio e limitante, trascuratezza. Perché la patologia delle cure non si verifichi, il genitore dovrebbe prestare attenzione ai bisogni del figlio, adattando gli impegni personali alle sue esigenze, per evitare che la propria incapacità di instaurare una relazione significativa e affettiva con lui si rifletta negativamente sulla qualità della vita del bambino, sulle modalità con cui questi entrerà in rapporto con il mondo e sul suo stato fisico, mentale e comportamentale. Infine è utile precisare che gli atti riportati sopra sono quasi mai volontari e consapevoli, ma il risultato di un disagio sociale e psicologico, talvolta psicopatologico, che impedisce ai genitori di accogliere, comprendere e rispondere in modo adeguato ai bisogni del figlio. Esistono tre tipi di categorie cliniche che rientrano nella patologia delle cure: i ncuria , discuria e ipercuria.

- INCURIA Si parla di incuria (o di trascuratezza) quando le persone che, per legge, dovrebbero occuparsi del bambino ed essere per lui responsabili non provvedono adeguatamente ai suoi bisogni fisici e psichici in rapporto all’età e al momento evolutivo. Ne risultano delle cure carenti sul piano fisico , riguardanti la nutrizione, la persona e la salute; sul piano affettivo , talvolta fino all’abbandono; sul piano cognitivo , a causa delle insufficienti o inesistenti stimolazioni e alle frequenti e prolungate assenze da scuola, provocate dall’indolenza dei genitori. Rientrano quindi in questa forma di abuso anche quei casi in cui i genitori, pur occupandosi dei bisogni nutrizionali del figlio, non rispettano i suoi bisogni emotivi e di socializzazione , poiché, non “vedendo” i propri figli, non ne colgono le difficoltà di sviluppo, ostacolato anche dal fatto che il minore si sente responsabile del fallimento del rapporto con le proprie figure parentali. Infatti, soprattutto le madri, sono in genere distaccate, scarsamente coinvolte nella relazione , anaffettive, e presentano spesso tratti di tipo depressivo o patologie psichiatriche. Ne consegue che i bambini non crescono per malnutrizione, per stimolazione fisica estremamente carente, ma anche in risposta alla mancanza di affetto, considerazione e fiducia, in quanto, non crescendo, pensano di poter recuperare quelle attenzioni di cui sono stati privati e che hanno tanto desiderato. Tale situazione si evidenzia soprattutto nel momento dell’ inserimento scolastico , a causa del basso rendimento, nonostante un buon quoziente intellettivo. Inoltre, un bambino che fin da piccolo non abbia sperimentato un corretto contenimento affettivo e fisico e non sia seguito e protetto dai propri genitori, non svilupperà o avrà serie difficoltà a sviluppare la capacità di discriminare i pericoli ambiental i, a valutare adeguatamente il mondo esterno e risulterà quindi, più di altri, maggiormente esposto a incidenti domestici e ambientali e al rischio di un precoce tabagismo, uso di alcolici o di sostanze stupefacenti. Nel caso di minori vittime di incuria, è estremamente importante cercare di ricostruire il loro passato per poter progettare un futuro migliore, nonostante questa operazione risulti molto complessa, a causa della difficoltà incontrata dai genitori nel ricordare e descrivere la storia del figlio, soprattutto per quanto riguarda la sua nascita e le tappe evolutive più importanti.

- DISCURIA La discuria è caratterizzata da un distorta somministrazione delle cure , le quali, pur presenti (non si verifica quindi trascuratezza), risultano inadeguate al momento evolutivo, spesso perché il genitore è depresso e non ha le energie necessarie da investire nell’accudimento del figlio oppure perché presenta una qualche forma di psicopatologia; infatti il più delle volte i genitori non si rendono conto della violenza che stanno esercitando, ma pensano di agire per il meglio. Il bambino viene considerato dalla figura parentale come una proprietà su cui realizzare i propri scopi ed è ritenuto da questi “normale” solo nel caso in cui permetta il loro raggiungimento ed il suo comportamento coincida con le aspettative che in lui vengono riposte. Esistono tre tipi di comportamento possibili in questa forma di patologia delle cure:

  • (^) anacronismo delle cure : viene fornito un accudimento tipico di bambini più piccoli, che risulterebbe quindi corretto nel caso in cui il bambino si trovasse in uno stadio di sviluppo diverso. Es. Somministrare cibi frullati a un bambino di 6 anni.
  • (^) imposizione di ritmi di acquisizione precoci : vengono richieste prestazioni superiori all’età e alle possibilità del bambino, le cui esigenze non sono in sintonia con quelle dei genitori, incapaci a volte di vedere nel loro figlio un soggetto immaturo che ha bisogno di un adeguato e tutelato sviluppo per diventare adulto. Es. Pretendere precocemente autonomia nel controllo sfinterico (a 10 mesi), nella motricità, nei ritmi alimentari e nel rendimento scolastico (saper leggere e scrivere a 4 anni).
  • (^) aspettative irrazionali: vengono richieste ai figli prestazioni superiori alla norma e alle loro possibilità, con il risultato che essi saranno sempre carichi di impegni (sports, lezioni di pianoforte, impegni domestici...), sottoposti a un forte stress competitivo e avranno serie difficoltà a sviluppare una buona socializzazione con i coetanei; inoltre, se sono presenti anche difficoltà fisiche, il divario tra il bambino idealizzato dai genitori e quello reale sarà ancora più profondo. A causa di questa situazione, vengono favoriti nel bambino sentimenti di autosvalutazione , ostacolata la socializzazione e una corretta maturazione.

* Abuso sessuale

Per abuso sessuale si intende l’insieme di tutte quelle pratiche a sfondo sessuale o erotico , manifeste o latenti, a cui vengono sottoposti dei bambini che, a causa della loro immaturità e dipendenza dagli adulti, non sono consapevoli di ciò che subiscono e delle proprie azioni e che quindi non sono neanche in grado di scegliere. Rientrano in questo tipo di abuso: l’ incesto , la molestia , lo stupro , le attività pornografiche , la pedofilia e l’ esibizionismo. Perché si possa parlare di abuso, è necessario che esso sia attuato da un adulto significativamente maggiorenne oppure che sia compiuto attraverso l’uso della violenza o di coercizione. Generalmente gli abusanti sono delle persone mentalmente insicure, fragili e confuse , portatrici di disturbi dell’identità e della sfera sessuale, che non riescono a stabilire rapporti interpersonali sani, nei quali hanno paura di fallire o di sentirsi inferiori. Esistono tre diverse forme di abuso sessuale: intrafamiliare , extrafamiliare e sfruttamento sessuale.

  1. Abuso sessuale intrafamiliare Spesso succede che dei bambini ricevano “attenzioni particolari” proprio da chi sta loro più vicino. Se tali attenzioni riguardano la sfera sessuale e vengono prestate da soggetti legati ai bambini da vincoli di parentela che solitamente vivono con loro, si parla di abuso sessuale intrafamiliare. In genere si è soliti pensare che questo tipo di abuso venga perpetrato dai padri o dai conviventi della madre nei confronti delle figlie; in realtà esso può riguardare anche le madri o i padri con i figli maschi, le madri con le figlie femmine o i fratelli. Esso si protrae spesso per anni è può assumere diversi aspetti: Manifesto—> caratterizzato cioè dalla presenza di veri e propri rapporti sessuali, masturbazione o atti di libidine. Mascherato—> consistente in pratiche genitali inconsuete utilizzate dai genitori in modo erotizzato come lavaggi, ripetute ispezioni genitali, applicazioni di creme, tutti atti connotati da una forte intrusività sessuale. Si può trattare anche di un abuso assistito , in cui i bambini vengono fatti presenziare all’attività sessuale dei genitori, con loro precisa richiesta, oppure fatti assistere all’abuso sessuale di un genitore esibizionista sui fratelli. Il fine più o meno consapevole è quello di raggiungere una soddisfazione sessuale. Pseudo-abuso—> contrassegnato dalla presenza di abusi denunciati ma non concretamente avvenuti. Questo può succedere a causa dell’ errata convinzione di un genitore che il figlio sia stato abusato da qualcuno (soprattutto nel caso in cui l’accusatore sia stato a sua volta abusato da piccolo e proietti quindi sul figlio la propria esperienza precedentemente repressa perché troppo dolorosa); dell’ accusa di un coniuge nei confronti dell’altro (in genere quando uno dei due voglia indirizzare a proprio vantaggio una pratica di separazione); della dichiarazione falsa dell’abusato (atto eroico per ricevere conferma del proprio esistere o per fuggire da una situazione familiare insostenibile). 2. Abuso sessuale extrafamiliare L’abuso sessuale è extrafamiliare quando è portato avanti da persone estranee alla famiglia o parenti che non vivono nel nucleo familiare (zii, cugini, nonni). Esso riguarda indifferentemente maschi o femmine ed avviene solitamente in una condizione di trascuratezza emozionale , nella quale i bambini si sentono più portati ad accettare le “attenzioni” di un estraneo, per compensare il vuoto affettivo creato dai genitori. Rispetto a quella intrafamiliare, questa forma di abuso è più occasionale e spesso l’esperienza traumatica riemerge solo in età adulta , in quanto prevalgono nel bambino sentimenti di vergogna, imbarazzo e pudore; nel caso in cui, invece, egli denunci tempestivamente l’accaduto, rischia di subire ulteriori abusi emozionali e trascuratezza da parte dei suoi stessi genitori, nei quali è possibile che prevalga un sentimento di vendetta nei confronti dell’abusante, facendo passare in secondo piano i bisogni e le angosce del figlio.

3. Sfruttamento sessuale Sono casi di sfruttamento quelli riguardanti la prostituzione minorile, l’utilizzo di bambini per la produzione di materiali pornografici e il turismo sessuale (il rischio in questo caso è che coloro che hanno provato all’estero l’esperienza di rapporti sessuali con bambini, vogliano ripeterla con bambini del proprio paese d’origine).

CARATTERISTICHE FAMIGLIARI

IL PADRE ABUSANTE

APPROCCIO PSICODINAMICO

Il bambino vive all’interno di un gruppo famigliare, ed è importante conoscerlo nei vari ruoli delle figure che potrebbero abusare del bambino. Le forme di abuso si intrecciano e una non esclude l’altra. Individua le seguenti categorie:

  • (^) Carenza passiva-dipendente : la scelta di un minore come partner sessuale dipende da un livello di sessualità ancora infantile da parte dell’abusante, caratterizzato da elevata attività orale e da un vuoto emotivo dipendenti da carenze nel rapporto con la madre in età precoce. L’abuso è incestuoso. il bimbo è l’oggetto del mio desiderio perché colma il vuoto affettivo che sento, come se ci fosse una carenza affettiva nel padre che non riesce a stabilire una relazione significativa con l’adulto e quindi sceglie il bambino che lo aiuta a recuperare una parte di sé affettiva, lo rassicura, colma un vuoto,diventa oggetto del desiderio.
  • Padre^ endogamico :^ limita^ fortemente^ i^ rapporti^ della^ famiglia^ con^ l’esterno,^ la^ figlia^ è considerata un’alternativa alla moglie, o come amante e viene segregata in casa.. si limitano le uscite o vieto al figlio di accedere alla parrocchia, comunione, cresima.. perché magari gli scappa che fa qualche gioco con il papà, lo racchiudo tra le mure domestiche negandogli delle occasioni che potrebbero fargli scappare qualcosa
  • Padre^ razionalizzatore :^ giustifica^ l’incesto^ con^ spiegazioni^ razionali^ (amore^ per^ la^ figlia, punizioni). voi non capite io amo mia figlia, e se io la amo e lei mi ama quale il problema”, oppure perché dovevo punire mio figlio, così si ricorderà e non lo farà più. Gilgun (1994) propone un continuum sulla base della vicinanza (da nessun senso a profondo senso di vicinanza) esistente tra vittima ed abusante:
  • (^) vendicatore : infligge dolore fisico ed emotivo perché si vedinca di un torto subito dal figlio o dalla moglie; io ammazzo i figli così te la faccio pagare, visto che non hai voluto me io ti porto via anche i figli e li uccido). Ad esempio il padre ha tentato il suicidio prima della laurea del figlio per fargliela pagare.
  • (^) usurpatore : prende ciò che vuole;
  • (^) controllore : si aspetta ciò che vuole;
  • (^) conquistatore : usa la seduzione; mi aspetto che mio figlio si comporti in un certo modo, lo provoco, lo seduco così poi lo colpevolizzo se è successo quello che è successo.
  • (^) compagno di giochi : il sesso è caratterizzato ludicamente; (anche solo toccamenti nelle zone intime è abuso sessuale, o anche se mi spoglio davanti a lui).
  • (^) amante : vede il bambino come un partner adulto; diventa la mia piccola principessina che agisce come mia moglie
  • (^) anima gemella : confusione di identità tra sé ed il bambino Nelle famiglie ricostituite l’abuso aumenta perché non è il figlio biologico; il bambino ha il diritto di crescere in un nucleo normativo (lui si adatta e capirà la situazione, NO). Spesso accade che il pedofilo si infila in questa situazione, in famiglie con bambino piccolo così il padre si può approfittare di lui, anche in modo unico così che nessuno se ne accorga. Ci sono anche tattiche che inducono il bambino a stare in silenzio. Un padre che ha abusato della figlia per 8 anni, ormai è un trauma molto difficile da ripristinare, le disfunzioni saranno sempre presenti. Spesso il bambino nel gioco (circa sui 5 anni) non riesce a cogliere il male dell’azione e non parlerà del fatto, perché ricerca l’attenzione e il contatto corporeo, non ha il pensiero di un’erotizzazione e di una sessualizzazione. (se si parla di abuso per il 95% è dentro al contesto famigliare, il 5% è fuori; il 90% è il padre, il restante sono zii, nonni, madre).

ESEMPIO: Silvia è una bambina di cinque anni che ha subito un comportamento di abuso da

parte del penultimo compagno della madre, senza che questa se ne accorgesse. Si è trattato di atti di libidine ai quali l’uomo è arrivato in modo ludico, apparentemente senza esercitare imposizione. La bambina non ha mai fatto parola dell’accaduto. Dopo un anno dalla separazione, in occasione di un caso di pedofilia conclusosi con l’uccisione del bambino (ed al quale la televisione aveva dato ampio risalto) Silvia rivela alla mamma quanto subito, per paura di incorrere nella stessa fine del bambino.

  • Antonio, un padre abusante, sostiene che il motivo per cui la figlia non lo vuole vedere sia un “lavaggio del cervello” subito da quest’ultima da parte della madre.
  • Francesca è una giovane donna in carico ai servizi per la tutela dei minori. Dall’età di otto anni il padre ha iniziato ad abusare di lei con modalità violente, costringendola alle sue pretese con le percosse. Parimenti l’uomo, percuoteva la moglie e la costringeva a prostituirsi. Alla figlia era proibito qualsiasi contatto con l’esterno. Addirittura le è stato impedito di ricevere la prima comunione, per evitare che potesse confessare l’abuso. Soltanto grazie all’intervento di una zia, la ragazza è riuscita, all’età di sedici anni, a svelare la vicenda di abuso. I genitori sono stati entrambi condannati.
  • Antonella è una bambina di cinque anni che dice di giocare molto con il papà. Quando la madre è assente i due giocano alla visita del dottore finchè un giorno non vengono sorpresi dalla stessa, che rientrando in anticipo dal lavoro, li trova nella vasca da bagno mentre la bambina insapona le

parti intime del padre. Al giudice la bambina dirà che faceva il bagno con il padre ma che questi non si toglieva mai le mutande. APPROCCIO SISTEMICO La figura dell’abusante viene delineata tenendo conto delle dinamiche della sua famiglia di origine. Due sono gli elementi significativi: trasmissione intergenerazionale dell’abuso sessuale; appartenenza a famiglie disfunzionali o caotiche.

Famiglie disfunzionali o caotiche: mancano delle regole, dei confini (io sono il migliore amico di

mio figlio). Nell’esempio, i genitori non mostrano empatia dell’accaduto quindi significa che ciò era già nel suo bagaglio mentale, e infatti anche il padre aveva subito abusi negli anni della permanenza in istituto e, non essendo stato difeso dalla madre (“ma che dici, stai zitto”), per difendersi anche lui ha a sua volta abusato di altri ragazzini. Anche la madre era stata abusata; in una famiglia caotica disfunzionale non ce se ne rende conto, perché sembra la normalità. Laura a sua volta si esporrà a delle situazioni di questo tipo, con uomini abusanti.

  • Laura, una bambina di cinque anni dice alla mamma e al papà che lo zio le fa degli scherzi che non le piacciono e la risposta che ottiene è: “Digli di smettere”. Neanche la nonna sembra preoccuparsi. La madre, successivamente, sorprende il fratello del marito che si masturba davanti alla bambina, ed insieme al marito, convinti da un’anziana parente, decide di sporgere denuncia. Durante i colloqui emerge una situazione gravissima di abuso che si protraeva da circa due anni, ma i genitori non mostrano aggressività nei confronti dell’abusante, né empatia nei confronti della figlia. Gli operatori devono continuamente riportare l’attenzione su di lei e di fronte a questa scarsa sensibilità non possono non ipotizzare un trauma sessuale all’interno della coppia coniugale. Anche la madre di Laura ammette di essere stata oggetto di abuso sessuale da ragazza e di aver subito attenzioni di carattere sessuale dal cognato, per il quale, tra l’altro, sembra provare attrazione fisica. Il padre della bambina ammette infatti di essere stato oggetto di violenza sessuale negli anni di permanenza in istituto. La madre di costui, informata dal figlio dell’accaduto, lo minaccia per farlo tacere, cosicchè il ragazzo per sottrarsi all’abuso inizia a fiancheggiare la banda “abusante”, pur senza agire direttamente a sua volta l’abuso sessuale su terzi. Questo tipo di storia personale impedisce ai genitori di Laura di comprendere appieno la gravità della situazione di abuso subita dalla figlia.

LA MADRE ABUSANTE

Il 5% dei casi di abuso sono da parte della madre. La madre è molto attenta allo sviluppo biologico del bambino (dai 0 ai 4 anni gli incidenti accidentali sono la principale causa di morte). In coppie con bambini nella fase della deambulazione, le madri hanno alterata la percezione fisionomica degli oggetti e i genitori percepiscono più grandi gli oggetti potenzialmente pericolosi per il bambino, percettivamente vedono il mondo con gli occhi del bambino (è stato visto con test del disegno). Le madri, più dei padri, sono più protettive nei confronti dei bambini (ci sono condizioni emotive e fisiche che ci influenzano). Quando accade l’abuso è perché la madre a sua volta è stata abusata ed espone il figlio ad una forma di abuso perché non se ne rende conto; oppure la madre ha problematiche di tipo psicologico conclamate; oppure la madre vive con figlio di disabilità e lei tende ad abusare del figlio per garantirgli una forma di normalità, per far sì che lui possa soddisfare un suo bisogno biologico (soprattutto nella fase di pubertà).. è una grande sofferenza anche per il genitore che masturba il figlio ad esempio. Oppure la madre è psichiatrica (ad es. la madre vuole creare scene sessuali tra padre e figlio e la figlia deve guardare). La madre il più delle volte maltratta il figlio o cerca un padre violento. Se mi accorgo che la madre è protettiva perché magari ha denunciato l’accaduto allora il bambino può stare con la madre, altrimenti il bambino nell’attesa delle indagini andrà in una struttura. Le realtà esistenziali in cui troviamo le madri abusanti sono situazioni estremamente inquietanti e complesse. Le madri abusanti sono state esse stesse bambine abusate e non hanno sviluppato alcun senso di protezione nei confronti dei propri figli.

  • Andrea è un bambino che, attraverso un comportamento seriamente disturbato, palesa, in ambito scolastico, una situazione di sospetto abuso sessuale da parte di entrambi i genitori.

credibilità sociale che si era costruita intorno alla famiglia. Sono donne molto fragili emotivamente che dipendono dal marito dal punto di vista affettivo e non riescono a vedere il bisogno del figlio, che verrà quindi tolto dalla madre (anch’essa complice dell’abuso anche se è in uno stato di sofferenza psichica).

  • Madre ambivalente: La madre ambivalente è in parte consapevole dell’abuso e non lo nega quindi a se stessa. Contemporaneamente, però, non si offre come sostegno al figlio. La madre si aspetta che l’abuso si interrompa, senza la necessità, da parte sua, di schierarsi dalla parte del figlio o del marito. Non vado ad indagare perché non voglio sapere cose che mi imporrebbero di agire e inizio a pensare che il marito sta passando un momento difficile, ha perso il lavoro, una situazione passeggera che si bloccherà da sola..lei non si schiera da nessuna parte, non nega l’accaduto ma non vuole fare nulla. Qui è presente una minima traccia di capacità identificatoria con la sofferenza del minore. Si tratta però di un tenue filo da trattare con la massima precauzione. La strategia del molestatore dei bambini (non è il padre ma è il 5%: l’uomo cattivo). Ci da un’idea di come ci siano strategie di molestare i bambini e vengono condivise su internet. Primo elemento MANIPOLAZIONE: sanno inserirsi e conquistare la fiducia del bambino ma per accedere a lui bisogna prima accedere alla famiglia, quindi dei genitori. La preferenza del molestatore è esplicita verso le bambine, di solito non c’è. Si avvicinano al bambino “tu sei speciale” e le fa intuire che è un loro segreto, inizia il processo dell’intimità, e dicendole che anche i genitori lo sanno che per lui è una bambina speciale, lei si fida ancora di più; inoltre da attenzioni che sono importanti nello sviluppo del bambino. La bambina fingendo di essere responsabile non avrebbe parlato, la costringe indirettamente a non parlare (le cose che facciamo sono brutte, sporche, e il bimbo non sarà fiero di questo quindi non lo dirà, sapendo però che i genitori erano d’accordo). Dicendo davanti ai genitori “che brava bambina, lei è sempre brava con me” così lei crede che i genitori sono d’accordo e approvano, perché lui lo dice davanti ai genitori. I genitori dicendo “bene, siamo contenti” convincono la bambina che va bene così. E il bambino percepisce questo e non interviene per non dare dispiacere. Lui innesca il senso di colpa nel bambino, che si sente responsabile e se dice qualcosa è come se si addossasse la colpa “lui mi ha fatto così”, perché glielo hai permesso?. Aumenta il senso di colpa ricordandogli tutto quello che gli ha regalato, la rinforza con la “carota”, poi bastone, poi ancora le ricorda della carota. Il bambino si crede sempre responsabile di quello che accade “sei tu che mi hai fatto fare quel gioco, sei tu che mi hai chiamato..”. Gli da la responsabilità del silenzio altrimenti perde i regali che riceve, più aumenta il senso di responsabilità, più aumenta il senso di colpa. La strategia è quella di addossare il senso di responsabilità della relazione tanto che lei non riesce a parlare, nemmeno con i genitori. Una bambina che non ha nessuno che l’ascolti è più vulnerabile—> sono più manipolabili le situazioni di carenza affettiva. E’ molto subdolo perché si è sempre intrufolato nei contesti famigliari—> diventa un amico, anche grazie all’approvazione dei genitori. Siamo nello stadio pre-operatorio/operatorio concreto, quindi è necessario far capire loro le azioni giuste o meno, non tanto il “stai lontano dall’estraneo”, ma insegnargli come essere coscienti delle azioni. E’ anche importante non forzare il bambino a salutare l’adulto, l’estraneo, perché il suo approccio sarebbe quello di abbracciarlo o baciarlo. Il bambino si rende conto della reazione del genitore quando prova a parlare con lui, se l’adulto gli trasmette troppa ansia il bambino tenderà a non confidargli le cose; il bambino dice sempre che “è colpa sua” perché l’adulto ha sempre ragione e lui ha sempre torto, quindi bisogna rassicura molto il bambino, così che non si senta responsabile di quello che sta accadendo.. non ha gli strumenti cognitivi per fronteggiare la situazione. Il molestatore capisce la sensibilità e la vulnerabilità dei bambini, più è in una situazione di carenza affettiva più se ne approfitta. I bambini sono concreti quindi non basta dir loro delle cose, sorridergli ma l’abusatore gli da anche oggetti, lo fa giocare. L’abusatore conosce bene i segni indicatori dei bambini abusati (mal di stomaco, enuresi notturna, paura dell’abbraccio). Secondo l’approccio sistemico l’abuso è interrelazionale, ed è difficile spezzare lo schema di comportamento abbastanza forte —> viene rimesso in atto lo stesso schema. E’ stato condannato a 7 anni , non c’è troppa attenzione nella normativa, e queste bambine entreranno in uno schema di comportamento tale da non essere madri protettive, e se troveranno

un compagno che tenderà a giocare con la bambina non si allarma, pensa che sia lo schema normativo. Spesso loro stesse cercano compagni abusanti, sulle chat soprattutto, magari per recuperare una violenza subita, loro stessi non riescono ad abusare dei loro figli ma vogliono vedere l’uomo che abusa di una bambina o gli da il figlio così che “diventi una puttanella”. C’è un’eccitazione verso il bambino.

FRATELLI ABUSANTI

Ai fratelli viene riservata una posizione di spettatori, più o meno consapevoli, di quanto accade. Questo significa non attribuire loro un ruolo attivo nell’instaurarsi del fenomeno e nemmeno nelle conseguenze drammatiche che ne convengono. È emblematica la strategia di molti Tribunali dei Minori di non richiedere una valutazione psicologica degli eventuali fratelli, li considera come spettatori passivi , né complici né altro perché anche loro non sono consapevoli fino in fondo di ciò che accade. Se ad esempio c’è uno svelamento esplicito (la figlia maggiore denuncia), sia lei che gli altri fratelli sono portati in comunità e diventa un grande trauma, diventano anche loro vittime di questa situazione.

  • FRATELLI DELLA VITTIMA Spesso, in caso di assenza o incostanza emotiva da parte di uno o entrambi i genitori, nelle famiglie con più figli, succede che la sorella maggiore assuma la funzione vicariante di madre. In questi casi la ragazza tende a colmare le lacune educative dei genitori, fungendo da riferimento per i fratelli più piccoli. Qualora, però, la giovane diventasse l’oggetto di attenzioni morbose di un padre abusante, si troverebbe a vivere una situazione ambigua. Le attenzioni “particolari”, infatti, la mettono nella condizione di essere oggetto delle invidie dei fratelli, dunque questa, oltre a dover subire l’angoscia e la sofferenza derivanti dall’abuso da parte di un adulto significativo, si troverebbe in una condizione di isolamento rispetto ai fratelli. Nella mente della bambina nasce il pensiero “io sono disposta ad accettare queste attenzioni particolari anche per proteggere i miei fratelli, se io mi offro come vittima sacrificale a papà, allora evito che lui si approfitti anche degli altri” è una sorta di omertà. La gelosia fraterna è presente, lei si sente oggetto di rivalità e aggressività nonostante li stia proteggendo, e allo stesso tempo c’è anche un minimo di contentezza perché è la “privilegiata”. Se la primo genita si rende conto che il padre inizia ad abusare anche della sorellina, allora inizia a confidarsi con qualcuno perché si rende conto che il suo sacrificio non è servito a proteggerla, quindi denuncia la situazione. L’odio della sorella da parte dei fratelli aumenterà ancora di più, perché non capiscono la situazione, lei ha rotto il loro equilibrio famigliare, li ha portati in comunità, bisognerà quindi lavorare molto con loro per ripristinare il senso di colpa e il sacrificio. La famiglia non è più coesa, perché i fratelli di solito nelle difficoltà tendono ad aggregarsi e a supportarsi durante lo sviluppo, ma da adulti nonostante il bene che ci si vuole, si mantiene una certa distanza —> questo perché nel rivederli li riporterebbe nella stessa situazione emotiva dell’infanzia, si riparla dei genitori e si riaprono delle ferite. Quindi la solidarietà tra fratelli non aumenta, ma c’è una disgregazione del nucleo famigliare, un distacco. In altri casi, il fratello maggiore , invece, adempie alla funzione di far cessare l’abuso. Anche in questo caso il prezzo che il giovane si trova a dover pagare è oneroso. La coppia coniugale, abitualmente oppone resistenza contro il denunciante, che viene connotato come il “ribelle”che sconvolge l’equilibrio familiare. In una situazione di questo tipo, gli altri fratelli si schierano dalla parte dei genitori, contro il fratello che effettua la denuncia. Le reazioni degli altri figli al sospetto, o alla conoscenza effettiva, di una situazione di abuso nei confronti di un minore, possono essere molto diverse, e dipendono dalla relazione che ciascuno di essi ha con il genitore abusante. I sentimenti includono gelosia, timore di essere allontanati, senso di colpa. In caso di allontanamento di minori dal nucleo familiare , si ritiene consigliabile, ai fini di una maggiore tutela, un provvedimento che includa l’allontanamento di tutti i fratelli.

LA VALUTAZIONE DELLA VITTIMA

La lettura dei segnali che il bambino invia è un passo fondamentale dell’abuso e impone un’attenzione particolare perché non sempre sono chiari. A volte il bambino rivela direttamente quanto subito e, quindi, possiamo disporre di un segnale forte, più frequentemente questo non accade e abbiamo solo una serie di sintomi e di comportamenti “sospetti” e ambigui (è aggressivo, non mangia, ha incubi, ha paura dell’abbraccio di adulti), sono segnali di presunto o sospetto abuso sessuale. Sappiamo che ci sono fasi in cui il bambino confabula, la fantasia si mescola con la realtà ed è quindi difficile capire se è un abuso certo o presunto. I sintomi, indicatori comportamentali o fisici, sono importanti da capire.. vanno valutati oggettivamente e capire se il sintomo è associato ad altro. Il primo importante passo è considerare l’ipotesi di un abuso sessuale come possibile ragione del disagio che viene manifestato. Questo primo passo non è immediato poiché spesso anche fra gli operatori scattano comprensibili quanto fuorvianti resistenze. Il processo di valutazione si articola in varie fasi che prevedono l’interconnessione e la collaborazione di varie agenzie (servizi sociali, sanitari, magistratura) e l’apporto di varie professionalità (medici, psicologi, assistenti sociali, magistrati), ognuno dei quali possiede precise funzioni e responsabilità. Nella necessità di soddisfare le legittime esigenze di protezione della vittima, la valutazione si svolgerà e si articolerà all’interno della cornice della tutela del bambino indispensabile quando ci si trova di fronte al fallimento delle funzioni genitoriali e all’assenza di un genitore protettivo. Davanti ad un caso di abuso accertato o sospetto il lavoro di valutazione dello psicologo inizia dall’ accoglienza del paziente-bambino e fornendogli un ambiente di ascolto. Bisogna farsi carico del suo disagio, cercare di capire i segnali per aiutarlo a mettere ordine nel suo mondo doloroso e confuso.

SETTING DI ASCOLTO: è difficile per il bambino parlare perché si sente già accusato, sente che

la persona è prevenuta e lui è realmente confuso: non sa più distinguere cosa è giusto e cosa no, serve un grande supporto emotivo per il bambino. L’accoglienza e la disponibilità all’ascolto che caratterizzano la valutazione da parte dello psicologo non presuppongono un’adesione acritica dei suoi contenuti. D’altra parte le situazione che mettono in serio dubbio le dichiarazioni di un bambino e quindi la sua credibilità sono abbastanza circoscritte e ascrivibili a due categorie:

  1. Situazione personale del bambino che investe la sua personalità con caratteristiche psicopatologiche. Ad esempio potrebbe essere un bambino confabulatore, mitomane (lui è il supereroe che spaventa tutti ecc), carente di attenzioni, e bisogna essere consapevoli che le precedenti esperienze di racconto (con genitore, polizia, assistente sociale..) possono averlo indotto a suggestioni, false memorie, crede davvero di aver vissuto certe esperienze, magari ha anche disturbi psichici.
  2. Contesti relazional i in cui adulti significativi possono indurre nel bambino false memorie, fraintendimenti, interpretazioni di condotte sessuali di per sé indifferenti. Il dubbio non può essere sciolto se non al termine dell’iter valutativo. Il bambino ha diritto comunque ad essere ascoltato, seguito nel suo ragionamento, rispettato nell’espressione delle proprie emozioni, aiutato ad interpretarle senza prevaricazioni e senza suggestioni. ATTENZIONE ALL’ITER VALUTATIVO.
  3. MANCANZA DI CONSENSO: Ad esempio ad un bambino di 8 anni veniva chiesto al cugino di masturbarlo e lui rimase fissato a quel momento, perché aspettava il risultato.
  4. MANCANZA DI UGUAGLIANZA: asimmetria di relazione, differenze d’età, capacità corporee, ma soprattutto asimmetria di consapevolezze, quindi una delle parti prevale sempre e qui ci può essere situazione di abuso. Potere e controllo: “io sono il tuo babysitter e ho potere” e ti minaccio per costringere a fare delle cose, c’è sempre un rapporto di fiducia tra i due e il bimbo non si aspetta che l’altro usi il suo potere per costringerlo a fare certe cose. Sono situazioni che confluiscono nella percezione che abbiamo della persona, questo ci condiziona perché in età adulta siamo portate a scegliere persone che hanno una carica di potere, così che noi continuiamo ad avere il ruolo della vittima.
  5. COSTRIZIONE: Induzione indiretta, “non ti voglio più bene” è traumatico dirlo ad un bambino soprattutto se ha 4/5 anni. Ti minaccio da un lato e ti sostengo dall’altro.

Tutti elementi presi in considerazione al momento della valutazione, ovviamente devo anche valutare se quanto subito dal bambino è grave o no, perché questo incide sulla sua capacità di giudizio.. quali sono le variabili che rendono grave questo abuso? Tabella3—> è difficile capire fino a che punto quel comportamento è normativo o non lo è, quando bisogna davvero intervenire? è una cosa molto soggettiva, sia dal punto di vista dello psicologo che dal punto di vista del trauma che reca nel bambino. Intervento immediato—> con segnalazione alla polizia.

  1. Se i due bambini parlano di genitali o vogliono vederli, toccarli, è normale, se è nella reciprocità (diverso è essere costretti a fare qualcosa). Il bambino se arriva e da il bacio non è allarmante, loro sono abituati a farlo. I bambini che hanno forti curiosità non bisogna negargliele, se no lui si crea fantasie legate ad esempio alla scomparsa di persone o animali, al sesso, ecc. Ci sono bambini che non si pongono problemi nel mostrare i genitali all’adulto, questo deve preoccupare di più se si mostra davanti ai coetanei. Variabili che rendono più gravi le conseguenze dell’abuso sessuale :
  • ETA’ DELLA VITTIMA: più è elevata, più serie possono essere le conseguenze. Immaginiamo un adolescente rispetto ad un bambino di 7 anni, percepisce di più cosa si sta facendo, si esplora perché si hanno curiosità ma non si ha la possibilità di dire no quando è troppo, sa a cosa va incontro. Il bambino non sa valutare le cose, inizialmente è meno grave ma poi sarà molto traumatico dopo.
  • ETA’ DELL’ABUSANTE: più ampia è la differenza d’età tra i due, quindi più è anziano l’abusante, maggiori saranno le conseguenze dell’abuso subito. Il bambino percepisce la persona adulta come grande e che lo protegge, si fida di lui, è molto diversa la percezione del tempo per le persone specialmente per gli adolescenti.
  • SESSO DELL’ABUSANTE: i bambini vittime di uomini -> conseguenze più gravi.
  • RICORSO ALLA FORZA FISICA DURANTE L’ABUSO: un conto è un’esperienza di tipo ludico e giocoso, un contro è una costrizione reale.
  • FREQUENZA DELL’ABUSO: la ripetizione dell’abuso sul bambino rende le sue conseguenze certamente più gravi. Si scoprono frequenze di abuso che durano anni, anche stabili.
  • DURATA DELL’ABUSO: più l’abuso interessa un lungo periodo della vita della vittima, più gravi sono le conseguenze
  • SEVERITA’ DELL’ABUSO: più le azioni agite sono invasive o violente
  • RELAZIONE ESISTENTE TRA VITTIMA E ABUSANTE: più vicino e conosciuto è l’aggressore, più saranno gravi le conseguenze. Non si può sopportare che un padre, zio, cugino lo abbia fatto. Conseguenze gravi anche a livello giuridico.
  • NUMERO DI ABUSANTI: se la vittima è abusata da più persone, in alcuni casi anche insieme.
  • MULTIPROBABILITA’ FAMIGLIARE E QUALITA’ DEL SISTEMA SOCIALE DI SUPPORTO IN CUI E’ INSERITA LA VITTIMA: se la vittima appartiene a una famiglia multiproblematica, le conseguenze saranno più gravi. Un buon sistema sociale di supporto , in cui la vittima si sente ben accolto e integrato, riduce invece il peso delle conseguenze a breve, medio e lungo termine. FALSI POSITIVI: comportamenti di tipo sessualizzante che sono stati fraintesi, il bambino mette in atto un comportamento sessualizzato troppo precoci per la sua età, è normativo o no? Lo psicologo deve saperlo.

VALUTARE LA VITTIMA—> Percorso diagnostico

E’ costituito da 4 fattori che caratterizzano i vissuti e il comportamento di un bambino vittima di abuso

  1. SESSUALIZZAZIONE TRAUMATICA Si determina in quanto l’abusante impone un’esperienza sessuale non idonea all’età del bambino e quindi violenta al di là delle modalità impiegate; ricompensando inoltre il bambino per il suo comportamento sessuale (rinforzo fisico e verbale del comportamento, non adatto all’età, che il bambino mette in atto “che bravo che dai il bacino”), feticizza parti del suo corpo, provocando in questo modo una distorsione dell’esperienza sessuale e il bambino resta fissato su quella parte del corpo Il bambino, vive il traumatismo rispetto all’esperienza sessuale. Gli aspetti comportamentali, relativi alla sessualizzazione traumatica, riguardano la complessità con cui la piccola vittima ripropone atteggiamenti, comportamenti, linguaggio, conoscenze e interessi sessuali inappropriati all’età, con varie manifestazioni come masturbazione compulsiva e aggressività sessualizzata.
  • La rappresentazione di sé si esprime attraverso il feticcio (la vagina), la bimba ha una relazione traumatizzata con parti del sé del suo corpo.
  • (^) Il bimbo ha sempre rappresentazioni mentali di quegli oggetti, resta fissato lì.
  • (^) la bimba cerca nell’ambiente quelle parti traumatiche, perché le esperienze traumatiche sono da rivivere, finché non si riesce ad elaborarle, scaricarle. Ecco perché mettono in atto comportamenti sessualizzati e linguaggio inadatto perché sta reiterando. Non è semplice comprendere le fantasie dei bambini.
  1. TRADIMENTO Viene sperimentato nel momento in cui il bambino diviene consapevole di essere stato strumentalizzato da una persona da cui dipende psicologicamente e oggettivamente e nei confronti della quale nutre fiducia incondizionata. Si vive un forte senso di tradimento perché ci si sente usati, la fiducia incondizionata viene tradita e questo non è facile da vivere. Questo vissuto può essere esperito non solo nei confronti dell’abusante ma anche nei confronti della persona potenzialmente protettiva, si sente più tradito dalla madre che dal padre abusante.

C o m e l o v a l u t i? G l i

atteggiamenti comportamentali c o n n e s s i s i r i c o l l e g a n o a manifestazioni di depressione e forte dipendenza. Sarò molto seduttivo con l’adulto e cercherò altre persone che abusino di me allo stesso modo—> meccanismi psichici che si innescano.

  • tradimento—>

3. IMPOTENZA

E’ lo stato d’animo per cui il bambino percepisce l’impossibilità di controllare la sua vita, i suoi desideri e i suoi bisogni, che vengono contrastati e non vede la possibilità di modificare questa situazione. Il bambino è consapevole che non ha strategie per controllare quello che gli sta capitando. Sul piano del comportamento si manifesta attraverso una serie di segnali di forte disagio: ansia diffusa, fobie, incubi notturni, ipervigilanza, stato di dolore costante. Per il bambino è impossibile usare il linguaggio verbale per raccontare queste cose, bisogna saper cogliere altri linguaggi e ascoltarlo mentre disegna. Non raccontano nulla in modo esplicito, serve una preparazione clinica.

  1. STIGMATIZZAZIONE E’ rappresentata da una serie complessa di sentimenti e vissuti derivati dalla percezione di essere diversi (sporchi) proprio per l’esperienza che si vive, cui si accompagnano sentimenti di vergogna, biasimo, colpa, inculcati dall’abusante come mezzo di controllo contro possibili rivelazioni e rinforzati dalle reazioni esterne alla scoperta dell’abuso. Si traducono nei bambini in senso di colpa, vergogna, disistima, fino a comportamenti autodistruttivi. L’abusante convince il bambino che è lui che chiede queste cose, così che viva un imbarazzo/ senso di colpa che farà sì che lui non ne parli con nessuno. E’ un altro modo di comportarsi del bambino: non è aggressivo ma quasi non parla dalla vergogna, non è depressione ma difficoltà ad