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Adhd disturbi e strategie , Tesi di laurea di Didattica Pedagogica

Tesi alunni adhd. Disturbi e strategie utili alunno adhd

Tipologia: Tesi di laurea

2017/2018

Caricato il 23/03/2018

carmelina-piciullo
carmelina-piciullo 🇮🇹

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Università degli Studi di Messina
Facoltà Scienze della Formazione
Master di 1 livello in “ Tecniche di Riabilitazione
Psicologica”
Il Disturbo da Deficit di Attenzione/
Iperattività
Tesi:
Dott.ssa Simona LEONARDI………………………………………Relatore:
………………………………………………… prof. ssa Pina Filippello
Anno Accademico 2006/2007
INDICE
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Università degli Studi di Messina

Facoltà Scienze della Formazione

Master di 1 livello in “ Tecniche di Riabilitazione

Psicologica”

Il Disturbo da Deficit di Attenzione/

Iperattività

Tesi: Dott.ssa Simona LEONARDI………………………………………Relatore: ………………………………………………… prof. ssa Pina Filippello

Anno Accademico 2006/

INDICE

1.3 Diagnosi del disturbo da deficit di attenzione e iperattività…p.

  • Introduzione…………………………………………...p.
  • 1.Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività…. p.
    1. Definizione………………………………………………….p.
  • 1.2 Clinica del disturbo da deficit di attenzione e iperattività…..p.
  • iperattività…………………………………………….p. 2. Eziopatogenesi del disturbo da deficit di attenzione e
  • originariamente un deficit di inibizione? ……………………….p. 2.1 Funzioni Esecutive in ragazzi con ADHD:
  • 2.2 Selezione procedure per il normale controllo del gruppo…...p.
  • 2.3 Compiti……………………………………………………...p.
  • 2.3.1 Inibizione di una risposta prepotente…………………………………p.
  • 2.3.2 Stop paradigm………………………………………………………...p..
  • 2.3.3 Inibizione di un risposta comportamentale…………………………...p.
  • 2.3.4 Eseguire un compito………………………………………………….p.
  • 2.3.5 Controllo di interferenza……………………………………………...p.
  • 2.3.6 Flanker Task…………………………………………………………..p
  • 2.3.7 Test della torre di Londra ……………………………………………p.
  • 2.3.8 Set shifting............................................................................................p.
  • 2.3.9 Wisconsin Card Sortine Test................................................................p.
  • 2.3.10 Working memory................................................................................p.
  • 2.3.11 Self Ordered Pointing Task p.
  • 2.3.12 Fluenza verbale ……………………………………………………..p.
  • 2.3.13 Test per il controllo orale dell’associazione di parole……………….p.
  • 2.3.15 Corsi block tappino test………………………………………………p.
    1. Presentazione del caso……………………………..p.

Introduzione

Il disturbo da deficit di Attenzione con Iperattività (ADHD) è un disturbo la cui prevalenza sta crescendo molto negli ultimi anni e di cui le cause, purtroppo, ancora non sono state del tutto accertate. Nel presente lavoro, diviso essenzialmente in due parti, viene descritto il complesso meccanismo del disturbo e le sue cause. Nella prima parte viene spiegato che cos’è l’ADHD, dandone una definizione e cercando di spiegarne anche l’eziopatogenesi. Nella seconda parte del lavoro, invece, è riportato un caso clinico che ho seguito durante la mia esperienza di tirocinio e viene descritta un’ ipotesi d’intervento. Nella mia esperienza di tirocinio, infatti, ho avuto modo di rendermi conto che il percorso che porta alla diagnosi di ADHD è molto lungo e complesso, ci vogliono diversi incontri tra i vari terapisti che seguono il bambino e la famiglia per cercare di capire l’origine del disturbo ed escludere che i problemi manifestati dal bambino non siano di altra natura; la cosa più importante, in questi casi, è la precocità della diagnosi, molto spesso, infatti, i disturbi manifestati

dal bambino, vengono presi dalla famiglia, soprattutto nei bambini molto piccoli, per eccessiva vivacità. Una diagnosi precoce, quindi, è importante non solo per la famiglia e il bambino, ma anche per l’attuazione di un intervento efficace da parte dei terapisti, in modo da migliorare così la qualità della vita del bambino e permettergli di svolgere una vita “normale”. I motivi che mi hanno portato a scegliere questo argomento sono sicuramente la curiosità e il grande interesse che nutro per questa tematica e, quindi, la volontà di poterla approfondire anche se in piccola parte, per poter così arricchire la mia conoscenza e cultura sull’argomento.

possibile formulare la diagnosi già durante la vita intrauterina, attraverso la spiccata ipercinesia del feto, descritta dalla madre. Il disturbo può presentarsi con differenti manifestazioni cliniche, dall’età prescolare all’età adulta, coinvolge e può compromettere numerose tappe dello sviluppo e dell’integrazione sociale del bambino, potendo predisporlo ad altra patologia psichiatrica e/o disagio sociale, nelle successive età della vita. Sulla base di evidenze neuropsicologiche, genetiche e neuro- radiologiche è oggi giustificata la definizione psicopatologica dell’ADHD quale disturbo neurobiologico, che si manifesta come alterazione nell’elaborazione delle risposte agli stimoli ambientali. L’espressione sintomatologia è spesso in relazione alla qualità dell’integrazione scolastica e familiare. La diagnosi di ADHD deve basarsi sulla classificazione del DSM-IV per una valutazione accurata del bambino, condotta da operatori della salute mentale dell’età evolutiva con specifiche competenze sulla diagnosi e terapia dell’ADHD e sugli altri disturbi che possono minarne i sintomi (diagnosi differenziale) o che possono associarsi ad esso (comorbilità). Tale valutazione deve sempre coinvolgere oltre al bambino, i genitori e gli insegnanti, attraverso i quali devono

essere raccolte informazioni sul comportamento e la compromissione funzionale del bambino e tenere in considerazione anche sia i fattori culturali che l’ambiente di vita. A tal fine, è particolarmente utile, l’uso di strumenti quali questionari e le interviste diagnostiche; opportunamente standardizzati e validati, possibilmente su campioni italiani. Infatti, circa i due terzi dei bambini con ADHD presentano anche sintomi di altri disturbi che possono essere associati a situazioni sociali e ambientali disagiate; è, quindi, auspicabile una gestione multidisciplinare che, come per altre patologie complesse, si attenga a un protocollo diagnostico e terapeutico comune e condiviso. L’ADHD deve essere considerato come una malattia cronica con picco di prevalenza in età scolare. Lo scopo principale degli interventi terapeutici svolti dagli operatori dell’età evolutiva deve essere quello di migliorare il benessere globale (la salute) del bambino. In particolare, gli interventi terapeutici devono tendere a:

  1. migliorare le relazioni interpersonali con genitori, fratelli, insegnanti e coetanei;
  2. diminuire i comportamenti dirompenti e inadeguati;

La disattenzione: E’ caratterizzata dall’incapacità di mantenere l’attenzione per tempi medio - lunghi, su un determinato compito e di resistere all’azione di distrattori. Il disturbo in genere raggiunge il picco massimo intorno ai tre anni, e in molti casi il comportamento ipercinetico si associa ad altri disturbi, soprattutto a quelli del linguaggio e dell’apprendimento.

3. Diagnosi del disturbo da deficit di attenzione e iperattività

La diagnosi del disturbo da deficit di attenzione e iperattività viene effettuata in genere attraverso la semplice osservazione delle attività del bambino, in quanto non esistono indagini strumentali e/o di laboratorio specifiche. Gli elementi caratterizzanti il disturbo sono rappresentati (costituiti) dal modo in cui il bambino:

  1. entra nella stanza (irruente);
  2. investe lo spazio (caotico);
  3. si rapporta all’oggetto (frenetico);
  4. aderisce alle consegne proposte dall’operatore (superficiale);
  1. si impegna nel compito (discontinuo);
  2. resiste alle distrazioni (inadeguato); Per quel che riguarda l’attenzione, essa viene in genere valutata in base al comportamento generale tenuto dal bambino durante la somministrazione dei vari reattivi. Possono in caso essere utilizzati dei test specifici; fra essi il più utilizzato è il Continuous Performance Test , somministrato tramite il computer. Il test consiste nel presentare al bambino una sequenza di stimoli (singole lettere o figure), in rapida successione; fra essi, viene precedentemente stabilito uno stimolo bersaglio (target); il bambino deve prestare attenzione e premere un tasto quando sul monitor compare lo stimolo (target). Gli errori più frequentemente commessi sono gli errori di omissione (mancata pressione del tasto alla comparsa del target) e errori di commissione (pressione di un tasto per uno stimolo che non è un target); quindi possiamo dedurre che il numero di errori di omissione fornisce un’indicazione sulle capacità di mantenere l’attenzione, mentre il numero di errori di commissione è in relazione con l’impulsività.

2. Eziopatogenesi del disturbo da deficit di

attenzione e iperattività

Quali siano le ragioni dell’insorgenza del disturbo da deficit di attenzione e iperattività, rimane una delle questioni più intricate e irrisolte della psichiatria e della psicologia dell’infanzia. Fino al 1902 non si avevano notizie circa le origini di tale disturbo, nel corso del tempo, però, sono stati proposti diversi modelli interpretativi. Fu di Gorge Still nel 1902 la prima descrizione del disturbo, egli pubblicò su Lancet qualche osservazione su un gruppo di bambini che presentavano “ un deficit nel controllo morale ed una successiva vivacità e distruttività “. All’inizio del secolo scorso, i comportamenti distruttivi, iperattivi e impulsivi, associati ad un carente sviluppo del controllo della disattenzione, erano ancora attribuiti ad un carente sviluppo del controllo morale; mentre negli anni ’20, diversi autori notarono che queste manifestazioni comportamentali erano legate a disturbi

organici dell’encefalo. In particolare, la frequente associazione del comportamento ipercinetico con segni neurologici definiti minori, indusse ad ipotizzare l’esistenza di un Danno Cerebrale Minimo. Tale ipotesi, prevedeva l’esistenza di una “lesione” di lieve entità che, conseguentemente, si esprimeva con sintomi minori, quali sfumature assimetrie di lato, vivacità dei riflessi profondi e/o lievi disturbi della coordinazione motoria grossolana e fine. La difficoltà trovate nel documentare tale “lesione” unitamente alla scarsa corrispondenza danno-funzionale, indusse a preferire al termine Danno quello di Disfunzione Cerebrale Minima. Successivamente, il concetto di Disfunzione Cerebrale Minima è stato abbandonato, in quanto non supportato da evidenze clinico- strumentali. Intorno agli anni ’70, invece, si è cercato di ricondurre il comportamento ipercinetico ad un primitivo disturbo dell’attenzione. Secondo questa teoria la mancata capacità del bambino di mantenere l’attenzione per tempi prolungati, determinava la liberazione di un’attività motoria fuori controllo. Progressivamente, si è visto che questa prospettiva era valida solo per alcuni casi, ma non lo era altrettanto per i casi, in cui il

ipotizzato la presenza di possibili complicazioni durante la gravidanza o il parto, giustificati dalla spiccata ipercinesia del feto, descritta da alcune donne durante la gestazione.

2.1 Funzioni Esecutive in ragazzi con ADHD: originariamente un deficit di inibizione?

Questo studio è indirizzato a esaminare se ragazzi con ADHD dimostrano un deficit nella risposta inibitoria e deficit in altre funzioni esecutive o alternativamente dimostrare, un deficit solamente nella risposta di inibizione; indagando quale ruolo è stato associato a fattori come età e performance su compiti di gioco nella ADHD e studiando l’associazione tra le tre differenti forme di inibizione. I ragazzi con ADHD vengono confrontati con ragazzi normali su cinque domande di funzioni esecutive:

  1. Inibizione (inibizione di una risposta prepotente, inibizione di risposte inspiegabili e controllo interferenze);
  2. Pianificazione;
  3. Set-shifting;
  4. working memory;
  5. fluenza verbale.

I ragazzi con ADHD mostrano deficit nel controllo delle interferenze, inibizione di una risposta insensata, pianificazione e padronanza della scrittura. Dopo aver controllato l’età e il Q.I, alla fine le correlazioni tra le differenti misure di inibizioni sono generalmente poche e le correlazioni tra i domini di inibizione non sono altro che correlazioni tra domini di inibizione stessi. I bambini con deficit di Attenzione/ Iperattività (ADHD) possono soffrire di sintomi di disattenzione o dimostrazioni iperattivive comprendenti impulsività o soffrire a causa di una combinazione di questi fattori. I bambini con ADHD sono convinti di avere problemi nelle funzioni esecutive; l’idea che la corteccia frontale si sia involuta nella ADHD trova supporto nella struttura e nella funzione delle ricerche neuronali. Barkely sviluppò un modello predicendo che i bambini con ADHD manifestano deficit in tre forme di risposate di inibizione:

  1. inibizione di una risposta prepotente , una risposta che è o è stata preceduta e associata con rinforzo;
  2. (^) inibizione di risposte inspiegabili , che portano ad un ritardo nella decisione di risposte continue;

Sono state usate quattro procedure di selezione; nel primo stadio i parenti di tutti i bambini in età compresa tra i 6-12 anni ricevono informazioni sui tipi di consenso. Nel secondo stadio gli insegnanti completano il DBD e l’analisi del DSM-IV. Al terzo stadio viene somministrata la WISC-R a quattro bambini; tutti i 31 bambini hanno un punteggio di Q.I di 70 o piu alto e entrano così nella selezione finale. Nello stadio finale tutte le ragazze sono escluse dal normale controllo del gruppo perché tutti i bambini con ADHD sono, tranne uno, maschi. La media invece del Q.I dei bambini nel controllo normale del gruppo è di 104.7.

2.3 Compiti

2.3.1 Inibizione di una risposta prepotente

2.3.2 Stop paradigm

Lo stop paradigm include due tipi di prove: le risposte esecutive e le risposte di inibizione. Le risposte esecutive consistono nel presentare aeroplani al bambino per circa 1000 secondi al centro dello schermo del computer. Ai soggetti viene richiesto di premere il pulsante risposta, che corrisponde alla direzione che l’aeroplano indica. L’intervallo tra le prove è di 3000 secondi. Le risposte di inibizione,

invece, consistono in una prova esecutiva e in un segnale di stop, emesso attraverso una cuffia di ascolto, il segnale di stop; viene generalmente emesso subito dopo gli aeroplani. Ai bambini viene detto di non schiacciare entrambi i bottoni quando sentono il suono; l’intervallo di tempo tra l’inizio e la fine del segnale varia. Più lungo è il ritardo, più duro è inibire la risposta. Lo Stop Paradigm tiene in considerazione entrambe le dimensioni sia le risposte esecutive che le risposte di inibizione.

2.3.3 Inibizione di un risposta comportamentale

Compito: tracciando un cerchio Questo compito richiede ai soggetti di tracciare con il loro dito indice un largo cerchio. Wallace, Newman e Bachorowski hanno scoperto che i soggetti impulsivi tracciavano il cerchio più rapidamente del normale, quando le istruzioni che venivano date loro erano di tracciarlo lentamente. Il cerchio ha un diametro di 50.80 cm, è disegnato su un cartone quadrato e ha una piccola linea che indica il punto d’inizio e una che indica il punto di fine del tracciato. Il compito somministrato includeva due condizioni:

  • istruzioni neutrali;