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Tesi alunni adhd. Disturbi e strategie utili alunno adhd
Tipologia: Tesi di laurea
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Tesi: Dott.ssa Simona LEONARDI………………………………………Relatore: ………………………………………………… prof. ssa Pina Filippello
Introduzione
Il disturbo da deficit di Attenzione con Iperattività (ADHD) è un disturbo la cui prevalenza sta crescendo molto negli ultimi anni e di cui le cause, purtroppo, ancora non sono state del tutto accertate. Nel presente lavoro, diviso essenzialmente in due parti, viene descritto il complesso meccanismo del disturbo e le sue cause. Nella prima parte viene spiegato che cos’è l’ADHD, dandone una definizione e cercando di spiegarne anche l’eziopatogenesi. Nella seconda parte del lavoro, invece, è riportato un caso clinico che ho seguito durante la mia esperienza di tirocinio e viene descritta un’ ipotesi d’intervento. Nella mia esperienza di tirocinio, infatti, ho avuto modo di rendermi conto che il percorso che porta alla diagnosi di ADHD è molto lungo e complesso, ci vogliono diversi incontri tra i vari terapisti che seguono il bambino e la famiglia per cercare di capire l’origine del disturbo ed escludere che i problemi manifestati dal bambino non siano di altra natura; la cosa più importante, in questi casi, è la precocità della diagnosi, molto spesso, infatti, i disturbi manifestati
dal bambino, vengono presi dalla famiglia, soprattutto nei bambini molto piccoli, per eccessiva vivacità. Una diagnosi precoce, quindi, è importante non solo per la famiglia e il bambino, ma anche per l’attuazione di un intervento efficace da parte dei terapisti, in modo da migliorare così la qualità della vita del bambino e permettergli di svolgere una vita “normale”. I motivi che mi hanno portato a scegliere questo argomento sono sicuramente la curiosità e il grande interesse che nutro per questa tematica e, quindi, la volontà di poterla approfondire anche se in piccola parte, per poter così arricchire la mia conoscenza e cultura sull’argomento.
possibile formulare la diagnosi già durante la vita intrauterina, attraverso la spiccata ipercinesia del feto, descritta dalla madre. Il disturbo può presentarsi con differenti manifestazioni cliniche, dall’età prescolare all’età adulta, coinvolge e può compromettere numerose tappe dello sviluppo e dell’integrazione sociale del bambino, potendo predisporlo ad altra patologia psichiatrica e/o disagio sociale, nelle successive età della vita. Sulla base di evidenze neuropsicologiche, genetiche e neuro- radiologiche è oggi giustificata la definizione psicopatologica dell’ADHD quale disturbo neurobiologico, che si manifesta come alterazione nell’elaborazione delle risposte agli stimoli ambientali. L’espressione sintomatologia è spesso in relazione alla qualità dell’integrazione scolastica e familiare. La diagnosi di ADHD deve basarsi sulla classificazione del DSM-IV per una valutazione accurata del bambino, condotta da operatori della salute mentale dell’età evolutiva con specifiche competenze sulla diagnosi e terapia dell’ADHD e sugli altri disturbi che possono minarne i sintomi (diagnosi differenziale) o che possono associarsi ad esso (comorbilità). Tale valutazione deve sempre coinvolgere oltre al bambino, i genitori e gli insegnanti, attraverso i quali devono
essere raccolte informazioni sul comportamento e la compromissione funzionale del bambino e tenere in considerazione anche sia i fattori culturali che l’ambiente di vita. A tal fine, è particolarmente utile, l’uso di strumenti quali questionari e le interviste diagnostiche; opportunamente standardizzati e validati, possibilmente su campioni italiani. Infatti, circa i due terzi dei bambini con ADHD presentano anche sintomi di altri disturbi che possono essere associati a situazioni sociali e ambientali disagiate; è, quindi, auspicabile una gestione multidisciplinare che, come per altre patologie complesse, si attenga a un protocollo diagnostico e terapeutico comune e condiviso. L’ADHD deve essere considerato come una malattia cronica con picco di prevalenza in età scolare. Lo scopo principale degli interventi terapeutici svolti dagli operatori dell’età evolutiva deve essere quello di migliorare il benessere globale (la salute) del bambino. In particolare, gli interventi terapeutici devono tendere a:
La disattenzione: E’ caratterizzata dall’incapacità di mantenere l’attenzione per tempi medio - lunghi, su un determinato compito e di resistere all’azione di distrattori. Il disturbo in genere raggiunge il picco massimo intorno ai tre anni, e in molti casi il comportamento ipercinetico si associa ad altri disturbi, soprattutto a quelli del linguaggio e dell’apprendimento.
3. Diagnosi del disturbo da deficit di attenzione e iperattività
La diagnosi del disturbo da deficit di attenzione e iperattività viene effettuata in genere attraverso la semplice osservazione delle attività del bambino, in quanto non esistono indagini strumentali e/o di laboratorio specifiche. Gli elementi caratterizzanti il disturbo sono rappresentati (costituiti) dal modo in cui il bambino:
2. Eziopatogenesi del disturbo da deficit di
attenzione e iperattività
Quali siano le ragioni dell’insorgenza del disturbo da deficit di attenzione e iperattività, rimane una delle questioni più intricate e irrisolte della psichiatria e della psicologia dell’infanzia. Fino al 1902 non si avevano notizie circa le origini di tale disturbo, nel corso del tempo, però, sono stati proposti diversi modelli interpretativi. Fu di Gorge Still nel 1902 la prima descrizione del disturbo, egli pubblicò su Lancet qualche osservazione su un gruppo di bambini che presentavano “ un deficit nel controllo morale ed una successiva vivacità e distruttività “. All’inizio del secolo scorso, i comportamenti distruttivi, iperattivi e impulsivi, associati ad un carente sviluppo del controllo della disattenzione, erano ancora attribuiti ad un carente sviluppo del controllo morale; mentre negli anni ’20, diversi autori notarono che queste manifestazioni comportamentali erano legate a disturbi
organici dell’encefalo. In particolare, la frequente associazione del comportamento ipercinetico con segni neurologici definiti minori, indusse ad ipotizzare l’esistenza di un Danno Cerebrale Minimo. Tale ipotesi, prevedeva l’esistenza di una “lesione” di lieve entità che, conseguentemente, si esprimeva con sintomi minori, quali sfumature assimetrie di lato, vivacità dei riflessi profondi e/o lievi disturbi della coordinazione motoria grossolana e fine. La difficoltà trovate nel documentare tale “lesione” unitamente alla scarsa corrispondenza danno-funzionale, indusse a preferire al termine Danno quello di Disfunzione Cerebrale Minima. Successivamente, il concetto di Disfunzione Cerebrale Minima è stato abbandonato, in quanto non supportato da evidenze clinico- strumentali. Intorno agli anni ’70, invece, si è cercato di ricondurre il comportamento ipercinetico ad un primitivo disturbo dell’attenzione. Secondo questa teoria la mancata capacità del bambino di mantenere l’attenzione per tempi prolungati, determinava la liberazione di un’attività motoria fuori controllo. Progressivamente, si è visto che questa prospettiva era valida solo per alcuni casi, ma non lo era altrettanto per i casi, in cui il
ipotizzato la presenza di possibili complicazioni durante la gravidanza o il parto, giustificati dalla spiccata ipercinesia del feto, descritta da alcune donne durante la gestazione.
2.1 Funzioni Esecutive in ragazzi con ADHD: originariamente un deficit di inibizione?
Questo studio è indirizzato a esaminare se ragazzi con ADHD dimostrano un deficit nella risposta inibitoria e deficit in altre funzioni esecutive o alternativamente dimostrare, un deficit solamente nella risposta di inibizione; indagando quale ruolo è stato associato a fattori come età e performance su compiti di gioco nella ADHD e studiando l’associazione tra le tre differenti forme di inibizione. I ragazzi con ADHD vengono confrontati con ragazzi normali su cinque domande di funzioni esecutive:
I ragazzi con ADHD mostrano deficit nel controllo delle interferenze, inibizione di una risposta insensata, pianificazione e padronanza della scrittura. Dopo aver controllato l’età e il Q.I, alla fine le correlazioni tra le differenti misure di inibizioni sono generalmente poche e le correlazioni tra i domini di inibizione non sono altro che correlazioni tra domini di inibizione stessi. I bambini con deficit di Attenzione/ Iperattività (ADHD) possono soffrire di sintomi di disattenzione o dimostrazioni iperattivive comprendenti impulsività o soffrire a causa di una combinazione di questi fattori. I bambini con ADHD sono convinti di avere problemi nelle funzioni esecutive; l’idea che la corteccia frontale si sia involuta nella ADHD trova supporto nella struttura e nella funzione delle ricerche neuronali. Barkely sviluppò un modello predicendo che i bambini con ADHD manifestano deficit in tre forme di risposate di inibizione:
Sono state usate quattro procedure di selezione; nel primo stadio i parenti di tutti i bambini in età compresa tra i 6-12 anni ricevono informazioni sui tipi di consenso. Nel secondo stadio gli insegnanti completano il DBD e l’analisi del DSM-IV. Al terzo stadio viene somministrata la WISC-R a quattro bambini; tutti i 31 bambini hanno un punteggio di Q.I di 70 o piu alto e entrano così nella selezione finale. Nello stadio finale tutte le ragazze sono escluse dal normale controllo del gruppo perché tutti i bambini con ADHD sono, tranne uno, maschi. La media invece del Q.I dei bambini nel controllo normale del gruppo è di 104.7.
2.3 Compiti
Lo stop paradigm include due tipi di prove: le risposte esecutive e le risposte di inibizione. Le risposte esecutive consistono nel presentare aeroplani al bambino per circa 1000 secondi al centro dello schermo del computer. Ai soggetti viene richiesto di premere il pulsante risposta, che corrisponde alla direzione che l’aeroplano indica. L’intervallo tra le prove è di 3000 secondi. Le risposte di inibizione,
invece, consistono in una prova esecutiva e in un segnale di stop, emesso attraverso una cuffia di ascolto, il segnale di stop; viene generalmente emesso subito dopo gli aeroplani. Ai bambini viene detto di non schiacciare entrambi i bottoni quando sentono il suono; l’intervallo di tempo tra l’inizio e la fine del segnale varia. Più lungo è il ritardo, più duro è inibire la risposta. Lo Stop Paradigm tiene in considerazione entrambe le dimensioni sia le risposte esecutive che le risposte di inibizione.
Compito: tracciando un cerchio Questo compito richiede ai soggetti di tracciare con il loro dito indice un largo cerchio. Wallace, Newman e Bachorowski hanno scoperto che i soggetti impulsivi tracciavano il cerchio più rapidamente del normale, quando le istruzioni che venivano date loro erano di tracciarlo lentamente. Il cerchio ha un diametro di 50.80 cm, è disegnato su un cartone quadrato e ha una piccola linea che indica il punto d’inizio e una che indica il punto di fine del tracciato. Il compito somministrato includeva due condizioni: