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ricerca sugli effetti del divorzio sull'adolescente, come cambiano le dinamiche all'interno del nucleo familiare e nel gruppo dei pari
Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche
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lo psicologo statunitense Urie Bronfenbrenner autore della teoria ecologica, posiziona il nucleo familiare nel microsistema di ogni individuo. Questo sistema comprende tutte le relazioni più prossime a quest’ultimo e sono responsabili della sua educazione, del suo equilibrio, della sua stabilità e benessere e del suo sviluppo. Secondo la definizione quindi, il microsistema comprende: la famiglia e la sua quotidianità, il gruppo dei pari, la scuola e relazioni prossime e frequenti. La famiglia è il primo ambiente sociale che ogni essere umano sperimenta, è proprio al suo interno che ogni individuo sviluppa la sua personalità, la sua capacità di instaurare legami e relazioni e le risorse psicologiche necessarie per affrontare l’ambiente esterno. É per questo che un evento traumatico a livello familiare, quale può essere un divorzio, provoca una frattura nell’intero sistema sia a livello di insieme sia a livello individuale di ognuno dei suoi componenti. Se all’interno della famiglia ci sono dei figli adolescenti e eventuali fratelli, la domanda che sorge spontanea è come questa frattura si traduce all’interno delle relazioni intrafamiliari e come influisce nella creazione di nuovi legami con i pari dell’adolescente. Prima di un divorzio, una famiglia funzionale è luogo di inclusione e comprensione, un porto sicuro in cui i figli devono essere capiti, considerati e protetti da una rete di relazioni solide che prepara e accompagna l’adolescente verso l’indipendenza, la stessa rete che metaforicamente deve essere di salvataggio, nei momenti di difficoltà tipici del periodo. Il divorzio provoca una grossa perdita di fiducia da parte dei figli che non si sentono più parte di un nucleo indissolubile, perché tutti questi presupposti considerati certezze, vengono meno. Spesso vi è infatti un allontanamento da parte di uno dei genitori o addirittura una perdita temporanea, o nei casi gravi permanente, di ogni contatto con colui o colei che lascia casa. Di conseguenza la qualità dell’intervento genitoriale si abbassa, prevalentemente a causa dei conflitti all’interno della coppia, che generano frustrazione e quindi un clima peggiore. Il monitoraggio dei figli si riduce, la sensibilità e l’abilità di provvedere a calore e affetto diminuiscono e costringono i figli a sopperire autonomamente a date mancanze; l’adolescente agisce di conseguenza in base alle risorse che possiede, che non sempre sono adatte e sufficienti al loro sviluppo emotivo e sociale nell’ambiente esterno, esponendolo quindi a eventuali rischi. Durante il divorzio, il carico emotivo negativo dei figli aumenta: rabbia, shock, senso di colpa, preoccupazione e incertezza per il futuro causano
stress e diminuiscono il benessere psicologico dell’adolescente, favorendo così l’internalizzazione di problemi come minore autostima e minor soddisfazione nella vita. Comunemente si ritiene che la presenza di fratelli in una situazione difficile come questa, possano essere solamente un fattore protettivo, ma purtroppo la favola “dell’unione che fa la forza” non sempre è quella con un lieto fine garantito. Secondo la teoria della distinzione binaria di Dunn e Plomin, i fratelli provenienti da una famiglia, fanno parte di uno stesso ambiente condiviso, in cui l’aspetto comune è l’invarianza dell’esperienza, cioè genetica, eventi, dinamiche e circostanze interne alla famiglia. Per queste ragioni vengono spesso considerati simili. A sfatare questo mito è l’analisi dell’ambiente non condiviso dai fratelli, cioè la specificità dell’esperienza di ciascun figlio che comprende il rapporto singolo con ciascun genitore, il rapporto con i singoli fratelli, con quello dei pari e con l’ambiente. Secondo gli studi è proprio l’ambiente non condiviso e la codifica autonoma di ogni esperienza, a influenzare maggiormente lo sviluppo individuale, rispetto alla genetica all’ambiente condiviso. Tra fratelli vi è inoltre una discrepanza nella gestione del dolore a causa dello Sleeper effect. Questo si verifica dopo il divorzio nel lungo termine e consiste in un periodo in cui non si ha percezione vera e propria del dolore, ma esso persiste silente nell’individuo. Il disagio emotivo emerge dunque improvvisamente e spesso in concomitanza di tappe fondamentali dello sviluppo, come può essere l’adolescenza. Non è detto quindi che i fratelli possano comprendersi e sostenersi a pieno durante e dopo l’esperienza traumatica condivisa, poiché presentano differenze a livello di tempistiche, caratteristiche individuali e risorse. Il divorzio genera un cambiamento nel microsistema dell’adolescente, quindi nello sviluppo, che è la variabile centrale del suo benessere. Ciò compromette a fondo il senso di appartenenza, che il soggetto andrà a cercare altrove. L’adolescente è quindi propenso a diminuire il tempo speso in ambito familiare e ad alimentare le relazioni con i pari col fine di alleviare lo stress, distrarlo dall’insoddisfazione dei suoi bisogni affettivi e ricercare un’appartenenza perduta per evitare il senso di smarrimento e solitudine. Rapporti pari conclus.