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RIASSUNTO DETTAGLIATO DELLA TRAGEDIA AGAMENNONE DI ESCHILO
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Trilogia su una parte della saga degli Atridi : _1) Agamennone
Agamennone , figlio di Atreo, è costretto a immolare la giovane figlia Ifgenia alla Dea Artemide, per consentire alle navi achee di lasciare il porto di Aulide in cui sono bloccate per mancanza di vento. L’indovino Calcante interrogato sul motivo che trattiene le navi nel porto, risponde che la dea è arrabbiata con il re e che solo il sacrificio della figlia avrebbe mandato venti favorevoli verso Troia. Incitato dai capi greci, si assoggetta al volere divino, ma Clitmnestra , nei dieci anni in cui il marito combatte a Troia, cova la vendetta e diventa amante del cugino di Agamennone, Egisto , motivato a vendicare sul re la morte dei suoi fratelli e del padre Tieste. TEMPO La vicenda non può durare più di un giorno e quindi i tempi devono essere irrealisticamente tagliati ad esempio Agamennone torna da troia in 800 versi, come se ci mettesse poche ore. Nel teatro moderno il clima di attesa sarebbe stato troppo breve, ma nella percezione del pubblico di V secolo questa necessità non c’è, anche perchè non sarebbe rappresentabile. SPAZIO Tutto si deve svolgere in un luogo unico, quello permesso dalla scenografia, in questo caso le scene si svolgono ad Argo davanti o nella casa degli Atridi, spesso quindi le azioni non vengono compiute e viste, ma solo raccontate sulla scena. AZIONE Agiscono sempre gli stessi attori, nello stesso spazio e tempo, ma anche se Eschilo continua a usare i dialoghi tra il coro e un attore, fu lui (ce lo dice Aristotele) a usare per primo e secondo attore e per la prima volta dialoghi (non dirado in forma di contrasto) tra due attori. L’innovazione ovviamente non poteva non avere una rilevanza enorme, rispetto alle altre tragedie di Eschilo le tre tragedie dell’Orestea presentano una complessità eccezionale dal punto di vista dell’articolazione delle sequenze dialogiche. AGAMENNONE Agamennone pecca di hybris, ribadisce la giustizia della sua vendetta nei confronti di Troia ed esagera perché nella sua celebrazione supera la misura umana Accetta onori divini, camminando sul tappeto di porpora e non ha imparato nulla dall'uccisione sacrificale della figlia, Cassandra, in delirio, anticipa l'assassinio ma le sue parole vengono comprese dal coro solo dopo il loro avverarsi, i corpi del re e della sua concubina si vedono sullo sfondo, nel palazzo. CLITMENESTRA Tipico del grande personaggio femminile: Clitemnestra è una “ donna uomo ”, vuole il potere e continuare a regnare su Argo, è una “ donna con libertà amorosa ” ma non è un discorso morale o etico solitamente gli amanti sono nascosti sotto un velo di correttezza sessuale mentre Clitemnestra non nasconde Egisto, ma lo prende come controparte nella famiglia regnante e la città lo sa. Ha creatività e intelligenza tecnica (invenzione del sistema dei fuochi) ed è una donna che esce dal gineceo (parte più interna della casa greca, riservata alle donne) diventa un personaggio anomalo. È un rovesciamento che si rispecchia sul suo compagno, Egisto è vile e inetto, viene chiamato “femminuccia” ed è la “donna” della coppia, non si vendicherà dello zio Agamennone e non prende il potere.
Agamennone fa chiamare la figlia Ifigenia (corrispondenza tra la lepre pregna e una vergine) con l’inganno per poi sacrificarla, un atto empio, disumano, “senza banchetto” (ogni sacrificio si concludeva con il consumo delle carni davanti al tempio) però non potrà essere concluso e sarà anche causa di disordine all’interno della famiglia. L'uccisione di Ifigenia è giudicata da Agamennone (nel monologo portato dal coro) come un atto giusto , ma doloroso mentre il coro lo giudica come empio, impuro, sacrilego (no giudizio univoco). Viene fatto riferimento dal coro a Clitemnestra con “non teme il marito”, una velata allusione all’assassinio di Agamennone e poi l’ ira diventa soggetto, che governa questa casa e ha il potere su di essa con una memoria e con un obiettivo: la vendetta. Non si sa se Clitemnestra sia in scena, ma nel caso lo fosse essendo colpevole di avere l’animo forte di un uomo , è difficile che la sua prima comparsa sia muta, non avrebbe la forza che il suo personaggio merita e potrebbe anche distrarre il pubblico. Il coro cita anche Zeus , garante della giustizia che insegna agli uomini tramite una norma universale: dalla sofferenza nasce l’esperienza, la saggezza ( Pathei Mathos ), ma Agamennone impara troppo tardi, ovvero quando viene ucciso quindi è il pubblico che ne trae insegnamento tramite il coinvolgimento patendo le sofferenze dei personaggi e ne ricavandone l’esperienza. La posizione di eroe tragico di Agamennone lo porta verso il “ superamento della soglia ” ovvero il compimento di un atto empio, è il suo destino e il coro come un narratore serve al pubblico per capire il contesto, le parole e le emozioni dei personaggi che non vengono rappresentati. Successivamente il coro descrive la morte di Ifigenia , (quasi dieci anni prima), che non può essere rappresentato e il racconto viene interrotto nel momento più orrido: “ ciò che seguì non lo vidi e non lo narro ”. Il pubblico non si schiera ma comprende la scelta dell’eroe tragico e ha una sorta di compatimento verso Agamennone, il quale è come obbligato nel compimento di questo atto orribile poiché soggetto alla trappola della necessità , come una macchina infernale che imprigiona l’uomo, ne determina le scelte e lo spinge a sbagliare, infatti Eschilo utilizza hamartia (errore senza colpa), ben diversa da aitia , che invece è la colpa vera e propria. Gli spettatori a questo punto provano una serie di emozioni:
Inno a Zeus lodato come colui che punisce chi infrange la giustizia, vengono rievocati il ratto di Elena e i morti della guerra di Troia, tuttavia il coro dubita della notizia del ritorno di Agamennone e che l’esito della spedizione vittoriosa sia vera. SECONDO EPISODIO I versi che precedono l’entrata in scena dell’araldo sono colmi di allusioni e prevedono “la tempesta” di avvenimenti, infatti vediamo termini come
Il suo silenzio è atipico e per questo incombeva sul pubblico, valendo più delle parole per trasmettere la sua presenza funesta (spesso chi è posseduto dal demone della profezia era inattivo), e infatti Cassandra aveva ricevuto da Apollo il dono di prevedere il futuro ma senza che nessuno le credesse mai. Clitemnestra le rivolge la parola, intimandole di scendere dal carro e di smettere di comportarsi in maniera altezzosa, il coro, invece, impietosito, cerca di persuaderla con dolcezza e Cassandra si rivolge lamentosa alla statua di Apollo. Dopo essere stata chiamata da Clitemnestra, si avvicina alla casa e c’è un urlo nefasto lancinante, di terrore, che ripete due volte, un’invocazione al dio Apollo (“distruttore”) che rappresenta il verso cruciale del sentimento di phobos che accompagna il pubblico fin dall’inizio, infatti la morte di Agamennone non è vista solo alla fine ma viene profetizzata ancora prima che accada. Il coro giunge alla conclusione che Cassandra stia elaborando una profezia , la concubina ha una visione della casa, è gravida di sangue, un’immagine cruda e nefasta che era sempre stata avvertirà ma nessuno ne aveva mai parlato apertamente (forma liberatoria di una tensione trascinata e accresciuta fin dai primi versi). Segue un dialogo lirico - epirrematico (dialogo tra coro e attore in cui il coro usa versi lirici e l’attore versi recitativi) tra il Cassandra e il coro che cerca di convincerla a non entrare perché l’attore usa versi cantati mentre il coro trimetri giambici. La donna maledice le nozze di Paride, chiede al coro di essere testimone, parla di avvenimenti verificatosi in quella stessa casa al tempo di Atreo , anche questi fatti di sangue, racconta di come, ottenuto il dono della profezia da Apollo , lo rifiutò, ed egli fece sì che nessuno dei suoi concittadini credesse più alle sue parole: ma il coro le trova veritiere. Racconta del terribile banchetto di Tieste con le carni dei figli, spiegando poi l’inganno ordito ai danni del suo padrone, Agamennone; egli è tornato dalla battaglia, ma Egisto , paragonato ad un leone sornione, apparentemente fedele, trama contro di lui assieme a Clitennestra, e sarà lei ad ucciderla, assassinando il marito con l’ulteriore scusa di essere indignata dalla presenza di Cassandra con lui. Ma la sua morte e quella di Agamennone saranno vendicate, in quanto Oreste tornerà presto, rendendosi matricida , per vendicare il sangue del padre, infine accettando il suo destino entra nella reggia. QUINTO EPISODIO Il coro sente provenire da dentro la casa le grida di Agamennone colpito a morte , e si interroga su cosa fare, finché non esce Clitemnestra mostrando i cadaveri del marito e di Cassandra (non faceva uso dell’ ekkyklema ), e dichiara trionfalmente di aver portato giustizia, vendicando la morte di Ifigenia e l’oltraggio di Agamennone che aveva portato in casa Cassandra come amante. Clitennestra è fuori di sé per l’esaltazione : ha finalmente realizzato il suo intento, conseguito la propria vittoria; due volte ha colpito Agamennone per ucciderlo, il terzo colpo gliel’ha inflitto già morto come se fosse stato la vittima di un sacrificio, in omaggio a Zeus. Non vuole nascondere ciò che ha fatto, ne è orgogliosa, non aspettava altro allora il coro le rivolge parole di disprezzo, ma lei risponde che il suo parere non conta; i fatti testimoniano che suo marito è morto, e nulla vi porrà rimedio. La vicenda si spiega con l’intento di sfidare il coro nel rivendicare la giustezza del suo operato: la motivazione risiede nella natura di Clitemnestra, che dimostra la sua forza in quanto è in grado di rimanere nella casa dove ha compiuto il delitto.
Gli anziani del coro piangono gli eredi di Tantalo, si disperano e maledicono l’assassina, che ribatte sprezzante dicendo che non ascolterà giudizi criticando a sua volta il coro, insultando suo marito ormai morto ricordando che la colpa è del demone della vendetta che vive nella casa di Atreo. ESODO Egisto lancia esclamazioni di gioia; finalmente la giustizia si è compiuta, suo padre Tieste fu espulso, assieme a lui ancora in fasce, dalla reggia di Micene dal fratello regnante Atreo, padre di Agamennone e Menelao; tornato supplicando pietà fu accolto, ma Atreo gli fece mangiare a sua insaputa le carni dei suoi stessi figli, e quando egli lo seppe lanciò una terribile maledizione sulla casa: ecco la vendetta avverata. Egli, Egisto, ha predisposto per l’assassinio, ha ordito la morte di Agamennone, per vendicarsi dello zio Atreo, anche la morte gli sembra piacevole, dopo aver visto il cadavere del suo nemico. Il coro lo chiama empio , lo avvisa che verrà linciato dalla folla ; ma egli ribatte, sprezzante, che dei vecchi non hanno l’autorità per alzare la voce contro di lui, e che egli provvederà a fargli cambiare idea con le catene e la fame. Il coro lo chiama donnicciola , lo insulta; non ha neanche avuto il coraggio di colpire il proprio nemico, ha delegato una donna, non potrà mai avere il temperamento giusto per regnare perché è solo un vigliacco! Egisto incollerito estrae la spada, e sta per scontrarsi con il coro, quando interviene Clitennestra ; non ha senso macchiarsi di altro sangue ora, meglio prendere le decisioni con più calma. Egisto ed il coro si scambiano reciproche minacce ; egli avrà tempo per dargli il fatto suo, Oreste prima o poi tornerà, ribattono gli anziani, ma Egisto sprezzante gli fa presente che la speranza sarà il cibo degli esuli. Il coro lo ingiuria, egli si gonfia come un gallo davanti alla donna, ma l’ultima a parlare è Clitennestra; non ha senso ascoltare il ringhiare dei vecchi, ora il potere è nelle loro mani, e saranno loro a prendere ogni decisione e infine entrano nella reggia fianco a fianco.