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AGAMENNONE - ESCHILO, Schemi e mappe concettuali di Storia del Teatro e dello Spettacolo

RIASSUNTO DETTAGLIATO DELLA TRAGEDIA AGAMENNONE DI ESCHILO

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2023/2024

Caricato il 03/09/2024

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andrea-pini-9 🇮🇹

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AGAMANENNONE – ESCHILO
ORESTEA (458)
Trilogia su una parte della saga degli Atridi:
1) Agamennone
2) Coefore
3) Eumenidi
4) Prometeo [dramma satiresco]
Albero genealogico:
Agamennone è re di Argo;
La moglie di Agamennone è Clitemnestra, che però ha il suo amante in Egisto;
Figli di Agamennone e Clitemnestra sono: Oreste, Ifigenia, Elettra, Crisotemi;
La concubina di Agamennone è Cassandra, figlia di Ecuba e sorella di Ettore;
colui che cresce Oreste dopo il suo allontanamento da Argo voluto dalla madre è Strofio, re
di Crisa, e il padre di Pilade;
Oreste secondo il mito è di Micene o di Sparta, ma qua non vengono menzionate per il
legame antispartano che Atene aveva con Argo.
Unica trilogia tragica ad esserci pervenuta per intero, l’Orestea mette in scena la maledizione che
pesa sulla famiglia degli Atridi che viene trasmessa da diverse generazioni una sorta di malattia
dell’animo, la Hybris, la tracotanza, l’arroganza dei potenti.
ANTEFATTI
Sviluppatasi nella figura di Tantalo, re della Lidia (o della Frigia), primo marito di Clitemnestra, con
diverse azioni empie:
come il furto dell’ambrosia, era il ricchissimo re di Sipilo e figlio di Zeus e per questo era
ammesso alla mensa degli Dei, ma un giorno ne approfittò per rubare il nettare e
l'ambrosia che davano l'immortalità (nettare degli dèi),
l’uccisione del figlio Pelope, mette alla prova la preveggenza divina, imbandisce agli dèi un
banchetto con le carni del figlio; ma gli dèi se ne accorgono (tutti tranne Demetra, che ad-
denta una spalla), e ridonano la vita a Pelope.
così la Hybris ha contaminato tutta la linea di discendenza della Casa Degli Atridi, teatro di azioni
terribili nel corso dei secoli, è la vera protagonista, e per estensione rappresenta tutto il regno di
Argo, quindi non si parla più di un edificio, bensì del ghenos (gens=generare), del clan.
Pelope ha due figli, Tieste e Atreo, spostato con Erope che era segretamente innamorata del
fratello, che quando scopre del tradimento di sua moglie lo invita Tieste ad un banchetto, ma
cucina la carne dei suoi figli tranne di Egisto, che sarà l'amante di Clitemnestra e avrà un motivo in
più per vendicarsi di Agamennone (discendente con Menelao di Atreo).
Gli antefatti erano già noti a tutti gli spettatori, eccetto alcune innovazioni: il trono di Argo
condiviso da Agamennone (re Micene) e Menelao (re di Sparta), questo per creare una coerenza e
giustificare le azioni di Agamennone, il quale resta a Troia per molti anni e sacrifica la figlia Ifigenia.
È un modo per avvicinarlo al pubblico, per creare Sympateia, infatti in questa prima tragedia
Agamennone è il preferito dal pubblico, in contrapposizione a Clitemnestra, la moglie, avida di
vendetta e di potere, una donna descritta ricorrendo al termine Androboulon (donna con pensieri
e decisioni da uomo) che in un pubblico a maggioranza maschile tende ad orientare fin da subito il
PUNTO di vista: si tratta di un personaggio terribile.
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AGAMANENNONE – ESCHILO

ORESTEA (458)

Trilogia su una parte della saga degli Atridi : _1) Agamennone

  1. Coefore
  2. Eumenidi_
  3. Prometeo [dramma satiresco] Albero genealogico :
  • Agamennone è re di Argo;
  • La moglie di Agamennone è Clitemnestra , che però ha il suo amante in Egisto ;
  • Figli di Agamennone e Clitemnestra sono: Oreste, Ifigenia, Elettra, Crisotemi ;
  • La concubina di Agamennone è Cassandra , figlia di Ecuba e sorella di Ettore;
  • colui che cresce Oreste dopo il suo allontanamento da Argo voluto dalla madre è Strofio , re di Crisa, e il padre di Pilade;
  • Oreste secondo il mito è di Micene o di Sparta, ma qua non vengono menzionate per il legame antispartano che Atene aveva con Argo. Unica trilogia tragica ad esserci pervenuta per intero, l’Orestea mette in scena la maledizione che pesa sulla famiglia degli Atridi che viene trasmessa da diverse generazioni una sorta di malattia dell’animo, la Hybris , la tracotanza, l’arroganza dei potenti. ANTEFATTI Sviluppatasi nella figura di Tantalo , re della Lidia (o della Frigia), primo marito di Clitemnestra, con diverse azioni empie:
  • come il furto dell’ambrosia , era il ricchissimo re di Sipilo e figlio di Zeus e per questo era ammesso alla mensa degli Dei, ma un giorno ne approfittò per rubare il nettare e l'ambrosia che davano l'immortalità (nettare degli dèi),
  • l’ uccisione del figlio Pelope , mette alla prova la preveggenza divina, imbandisce agli dèi un banchetto con le carni del figlio; ma gli dèi se ne accorgono (tutti tranne Demetra , che ad- denta una spalla), e ridonano la vita a Pelope. così la Hybris ha contaminato tutta la linea di discendenza della Casa Degli Atridi , teatro di azioni terribili nel corso dei secoli, è la vera protagonista, e per estensione rappresenta tutto il regno di Argo, quindi non si parla più di un edificio, bensì del ghenos (gens=generare), del clan. Pelope ha due figli, Tieste e Atreo , spostato con Erope che era segretamente innamorata del fratello, che quando scopre del tradimento di sua moglie lo invita Tieste ad un banchetto, ma cucina la carne dei suoi figli tranne di Egisto , che sarà l'amante di Clitemnestra e avrà un motivo in più per vendicarsi di Agamennone (discendente con Menelao di Atreo). Gli antefatti erano già noti a tutti gli spettatori, eccetto alcune innovazioni: il trono di Argo condiviso da Agamennone (re Micene) e Menelao (re di Sparta), questo per creare una coerenza e giustificare le azioni di Agamennone, il quale resta a Troia per molti anni e sacrifica la figlia Ifigenia. È un modo per avvicinarlo al pubblico, per creare Sympateia , infatti in questa prima tragedia Agamennone è il preferito dal pubblico, in contrapposizione a Clitemnestra, la moglie, avida di vendetta e di potere, una donna descritta ricorrendo al termine Androboulon (donna con pensieri e decisioni da uomo) che in un pubblico a maggioranza maschile tende ad orientare fin da subito il PUNTO di vista: si tratta di un personaggio terribile.

TRAMA

Agamennone , figlio di Atreo, è costretto a immolare la giovane figlia Ifgenia alla Dea Artemide, per consentire alle navi achee di lasciare il porto di Aulide in cui sono bloccate per mancanza di vento. L’indovino Calcante interrogato sul motivo che trattiene le navi nel porto, risponde che la dea è arrabbiata con il re e che solo il sacrificio della figlia avrebbe mandato venti favorevoli verso Troia. Incitato dai capi greci, si assoggetta al volere divino, ma Clitmnestra , nei dieci anni in cui il marito combatte a Troia, cova la vendetta e diventa amante del cugino di Agamennone, Egisto , motivato a vendicare sul re la morte dei suoi fratelli e del padre Tieste. TEMPO La vicenda non può durare più di un giorno e quindi i tempi devono essere irrealisticamente tagliati ad esempio Agamennone torna da troia in 800 versi, come se ci mettesse poche ore. Nel teatro moderno il clima di attesa sarebbe stato troppo breve, ma nella percezione del pubblico di V secolo questa necessità non c’è, anche perchè non sarebbe rappresentabile. SPAZIO Tutto si deve svolgere in un luogo unico, quello permesso dalla scenografia, in questo caso le scene si svolgono ad Argo davanti o nella casa degli Atridi, spesso quindi le azioni non vengono compiute e viste, ma solo raccontate sulla scena. AZIONE Agiscono sempre gli stessi attori, nello stesso spazio e tempo, ma anche se Eschilo continua a usare i dialoghi tra il coro e un attore, fu lui (ce lo dice Aristotele) a usare per primo e secondo attore e per la prima volta dialoghi (non dirado in forma di contrasto) tra due attori. L’innovazione ovviamente non poteva non avere una rilevanza enorme, rispetto alle altre tragedie di Eschilo le tre tragedie dell’Orestea presentano una complessità eccezionale dal punto di vista dell’articolazione delle sequenze dialogiche. AGAMENNONE Agamennone pecca di hybris, ribadisce la giustizia della sua vendetta nei confronti di Troia ed esagera perché nella sua celebrazione supera la misura umana Accetta onori divini, camminando sul tappeto di porpora e non ha imparato nulla dall'uccisione sacrificale della figlia, Cassandra, in delirio, anticipa l'assassinio ma le sue parole vengono comprese dal coro solo dopo il loro avverarsi, i corpi del re e della sua concubina si vedono sullo sfondo, nel palazzo. CLITMENESTRA Tipico del grande personaggio femminile: Clitemnestra è una “ donna uomo ”, vuole il potere e continuare a regnare su Argo, è una “ donna con libertà amorosa ” ma non è un discorso morale o etico solitamente gli amanti sono nascosti sotto un velo di correttezza sessuale mentre Clitemnestra non nasconde Egisto, ma lo prende come controparte nella famiglia regnante e la città lo sa. Ha creatività e intelligenza tecnica (invenzione del sistema dei fuochi) ed è una donna che esce dal gineceo (parte più interna della casa greca, riservata alle donne) diventa un personaggio anomalo. È un rovesciamento che si rispecchia sul suo compagno, Egisto è vile e inetto, viene chiamato “femminuccia” ed è la “donna” della coppia, non si vendicherà dello zio Agamennone e non prende il potere.

Agamennone fa chiamare la figlia Ifigenia (corrispondenza tra la lepre pregna e una vergine) con l’inganno per poi sacrificarla, un atto empio, disumano, “senza banchetto” (ogni sacrificio si concludeva con il consumo delle carni davanti al tempio) però non potrà essere concluso e sarà anche causa di disordine all’interno della famiglia. L'uccisione di Ifigenia è giudicata da Agamennone (nel monologo portato dal coro) come un atto giusto , ma doloroso mentre il coro lo giudica come empio, impuro, sacrilego (no giudizio univoco). Viene fatto riferimento dal coro a Clitemnestra con “non teme il marito”, una velata allusione all’assassinio di Agamennone e poi l’ ira diventa soggetto, che governa questa casa e ha il potere su di essa con una memoria e con un obiettivo: la vendetta. Non si sa se Clitemnestra sia in scena, ma nel caso lo fosse essendo colpevole di avere l’animo forte di un uomo , è difficile che la sua prima comparsa sia muta, non avrebbe la forza che il suo personaggio merita e potrebbe anche distrarre il pubblico. Il coro cita anche Zeus , garante della giustizia che insegna agli uomini tramite una norma universale: dalla sofferenza nasce l’esperienza, la saggezza ( Pathei Mathos ), ma Agamennone impara troppo tardi, ovvero quando viene ucciso quindi è il pubblico che ne trae insegnamento tramite il coinvolgimento patendo le sofferenze dei personaggi e ne ricavandone l’esperienza. La posizione di eroe tragico di Agamennone lo porta verso il “ superamento della soglia ” ovvero il compimento di un atto empio, è il suo destino e il coro come un narratore serve al pubblico per capire il contesto, le parole e le emozioni dei personaggi che non vengono rappresentati. Successivamente il coro descrive la morte di Ifigenia , (quasi dieci anni prima), che non può essere rappresentato e il racconto viene interrotto nel momento più orrido: “ ciò che seguì non lo vidi e non lo narro ”. Il pubblico non si schiera ma comprende la scelta dell’eroe tragico e ha una sorta di compatimento verso Agamennone, il quale è come obbligato nel compimento di questo atto orribile poiché soggetto alla trappola della necessità , come una macchina infernale che imprigiona l’uomo, ne determina le scelte e lo spinge a sbagliare, infatti Eschilo utilizza hamartia (errore senza colpa), ben diversa da aitia , che invece è la colpa vera e propria. Gli spettatori a questo punto provano una serie di emozioni:

  • Phobos : paura per la morte di una bambina e come questo si ripercuoterà su Agamennone;
  • Eleos : compassione per Agamennone che ha dovuto compiere questo atto;
  • Sympatheia : comprensione , immedesimazione e quindi anche un patimento comune PRIMO EPISODIO Clitemnestra informa il coro della caduta di Troia quella notte stessa, ma non viene creduta poiché pare impossibile che la notizia possa essere giunta in città così in fretta, lei spiega loro che grazie ad una serie di segnali luminosi tra Troia e Argo ha potuto avere la notizia in poco tempo. Inizia così una parte dialogica detta sticomitia , nella quale il dialogo è incalzante, le battute brevi e Clitemnestra sfida gli anziani del coro , già in previsione dello scontro dopo l’uxoricidio (omicidio del coniuge) perché il coro in questo dibattito è dubbioso, non si fida, e il corifeo sembra incredulo di fronte ad una buona nuova. Durante il dialogo botta e risposta, il coro accusa Clitemnestra di parlare come un uomo non c’è moderazione in quello che Clitemnestra sta per fare, contraddicendo l’elemento alla base della politica ateniese, la saggezza e le sue parole sono ambigue e insinuano il dubbio nel coro.

PRIMO STASIMO

Inno a Zeus lodato come colui che punisce chi infrange la giustizia, vengono rievocati il ratto di Elena e i morti della guerra di Troia, tuttavia il coro dubita della notizia del ritorno di Agamennone e che l’esito della spedizione vittoriosa sia vera. SECONDO EPISODIO I versi che precedono l’entrata in scena dell’araldo sono colmi di allusioni e prevedono “la tempesta” di avvenimenti, infatti vediamo termini come

  • hybris ,
  • Dike (lettera maiuscola: in questo caso si parla della giustizia come dea),
  • ata (follia, da Ate che vuol dire “non vedere”). Mettendo in contrapposizione il termine Dike (legato al demos , ovvero il popolo) che viene esaltato dalla contrapposizione con la hybris e l’ ate (legato al ghenos , ovvero la stirpe). In questi versi viene presagito il destino di Agamennone , ma hanno anche un significato universale della tragedia greca ovvero che esiste una categoria di persone, i potenti , che fanno vanto del proprio ghenos ( stirpe ) e hanno continuamente la tentazione alla dismisura e “ superare la soglia ” ( hybris ) che porta oltre il limite umano, fino a ritorcersi contro sé stessi. Tutti i comportamenti che vediamo in questi versi sono di eccesso e di un modello che non c’è nella polis e nella democrazia di Atene, hanno quindi una forte contrapposizione tra logica del casato e la nuova logica della polis dove gli uomini agiscono in modo equilibrato infatti questo contrasto vuole suscitare l’attenzione del pubblico, ha una funzione didattica e stabilizzante. Entra in scena l’araldo , le sue parole sono concitate, con la funzione di scuotere il pubblico e in una quarantina di versi riesce a esprimere a pieno l’affanno dopo la corsa e allo stesso tempo a dare tutte le informazioni essenziali, colmando l’attesa di dieci anni, annunciando il ritorno di Agamennone e la caduta di Troia, ma anche della scomparsa di Menelao. Il ritmo assume un tono di solennità e di gioia, il coro esulta ed Eschilo vuole che il pubblico sia coinvolto pienamente così da renderlo più partecipe nel tragico momento. Dopo i versi solenni viene introdotto il termine algos e nostos , definendo così la nostalgia (termine e sentimento che non esistevano nella Grecia di V sec) come dolore del pensiero, quasi piacevole, di coloro che stanno lontano da casa. Il coro chiede quindi che ne è stato di Menelao , e l’araldo risponde che ha fatto naufragio; gli viene chiesto di spiegare come è successo, ed egli dice che non sta bene raccontare notizie funeste in un giorno lieto: eppure spiega che una terribile tempesta li ha assaliti, risparmiando apparentemente solo la loro nave, e lasciando a galla relitti e cadaveri, se Menelao è sopravvissuto, lo si potrà sapere solo nel tempo. L’araldo infatti non prosegue nella sua solennità ma si sposta verso una sfera di quotidianità dei soldati per prolungare il tempo di attesa, per aumentare la suspense. SECONDO STASIMO Il coro fa una riflessione su Elena (che può voler dire anche la distruttrice), ma è anche colpa di Paride che tradì il sacro vincolo dell’ospitalità fuggendo con la sposa venendo paragonato ad un leoncino allevato in casa, che una volta cresciuto, è causa di rovina per chi lo ha ospitato. Infine ragiona sul Dike , ossia la giustizia, che non onora i potenti ma i puri e il crimine da origine solo a crimini, ma la giustizia fa risaltare ovunque un uomo degno. TERZO EPISODIO

Il suo silenzio è atipico e per questo incombeva sul pubblico, valendo più delle parole per trasmettere la sua presenza funesta (spesso chi è posseduto dal demone della profezia era inattivo), e infatti Cassandra aveva ricevuto da Apollo il dono di prevedere il futuro ma senza che nessuno le credesse mai. Clitemnestra le rivolge la parola, intimandole di scendere dal carro e di smettere di comportarsi in maniera altezzosa, il coro, invece, impietosito, cerca di persuaderla con dolcezza e Cassandra si rivolge lamentosa alla statua di Apollo. Dopo essere stata chiamata da Clitemnestra, si avvicina alla casa e c’è un urlo nefasto lancinante, di terrore, che ripete due volte, un’invocazione al dio Apollo (“distruttore”) che rappresenta il verso cruciale del sentimento di phobos che accompagna il pubblico fin dall’inizio, infatti la morte di Agamennone non è vista solo alla fine ma viene profetizzata ancora prima che accada. Il coro giunge alla conclusione che Cassandra stia elaborando una profezia , la concubina ha una visione della casa, è gravida di sangue, un’immagine cruda e nefasta che era sempre stata avvertirà ma nessuno ne aveva mai parlato apertamente (forma liberatoria di una tensione trascinata e accresciuta fin dai primi versi). Segue un dialogo lirico - epirrematico (dialogo tra coro e attore in cui il coro usa versi lirici e l’attore versi recitativi) tra il Cassandra e il coro che cerca di convincerla a non entrare perché l’attore usa versi cantati mentre il coro trimetri giambici. La donna maledice le nozze di Paride, chiede al coro di essere testimone, parla di avvenimenti verificatosi in quella stessa casa al tempo di Atreo , anche questi fatti di sangue, racconta di come, ottenuto il dono della profezia da Apollo , lo rifiutò, ed egli fece sì che nessuno dei suoi concittadini credesse più alle sue parole: ma il coro le trova veritiere. Racconta del terribile banchetto di Tieste con le carni dei figli, spiegando poi l’inganno ordito ai danni del suo padrone, Agamennone; egli è tornato dalla battaglia, ma Egisto , paragonato ad un leone sornione, apparentemente fedele, trama contro di lui assieme a Clitennestra, e sarà lei ad ucciderla, assassinando il marito con l’ulteriore scusa di essere indignata dalla presenza di Cassandra con lui. Ma la sua morte e quella di Agamennone saranno vendicate, in quanto Oreste tornerà presto, rendendosi matricida , per vendicare il sangue del padre, infine accettando il suo destino entra nella reggia. QUINTO EPISODIO Il coro sente provenire da dentro la casa le grida di Agamennone colpito a morte , e si interroga su cosa fare, finché non esce Clitemnestra mostrando i cadaveri del marito e di Cassandra (non faceva uso dell’ ekkyklema ), e dichiara trionfalmente di aver portato giustizia, vendicando la morte di Ifigenia e l’oltraggio di Agamennone che aveva portato in casa Cassandra come amante. Clitennestra è fuori di sé per l’esaltazione : ha finalmente realizzato il suo intento, conseguito la propria vittoria; due volte ha colpito Agamennone per ucciderlo, il terzo colpo gliel’ha inflitto già morto come se fosse stato la vittima di un sacrificio, in omaggio a Zeus. Non vuole nascondere ciò che ha fatto, ne è orgogliosa, non aspettava altro allora il coro le rivolge parole di disprezzo, ma lei risponde che il suo parere non conta; i fatti testimoniano che suo marito è morto, e nulla vi porrà rimedio. La vicenda si spiega con l’intento di sfidare il coro nel rivendicare la giustezza del suo operato: la motivazione risiede nella natura di Clitemnestra, che dimostra la sua forza in quanto è in grado di rimanere nella casa dove ha compiuto il delitto.

Gli anziani del coro piangono gli eredi di Tantalo, si disperano e maledicono l’assassina, che ribatte sprezzante dicendo che non ascolterà giudizi criticando a sua volta il coro, insultando suo marito ormai morto ricordando che la colpa è del demone della vendetta che vive nella casa di Atreo. ESODO Egisto lancia esclamazioni di gioia; finalmente la giustizia si è compiuta, suo padre Tieste fu espulso, assieme a lui ancora in fasce, dalla reggia di Micene dal fratello regnante Atreo, padre di Agamennone e Menelao; tornato supplicando pietà fu accolto, ma Atreo gli fece mangiare a sua insaputa le carni dei suoi stessi figli, e quando egli lo seppe lanciò una terribile maledizione sulla casa: ecco la vendetta avverata. Egli, Egisto, ha predisposto per l’assassinio, ha ordito la morte di Agamennone, per vendicarsi dello zio Atreo, anche la morte gli sembra piacevole, dopo aver visto il cadavere del suo nemico. Il coro lo chiama empio , lo avvisa che verrà linciato dalla folla ; ma egli ribatte, sprezzante, che dei vecchi non hanno l’autorità per alzare la voce contro di lui, e che egli provvederà a fargli cambiare idea con le catene e la fame. Il coro lo chiama donnicciola , lo insulta; non ha neanche avuto il coraggio di colpire il proprio nemico, ha delegato una donna, non potrà mai avere il temperamento giusto per regnare perché è solo un vigliacco! Egisto incollerito estrae la spada, e sta per scontrarsi con il coro, quando interviene Clitennestra ; non ha senso macchiarsi di altro sangue ora, meglio prendere le decisioni con più calma. Egisto ed il coro si scambiano reciproche minacce ; egli avrà tempo per dargli il fatto suo, Oreste prima o poi tornerà, ribattono gli anziani, ma Egisto sprezzante gli fa presente che la speranza sarà il cibo degli esuli. Il coro lo ingiuria, egli si gonfia come un gallo davanti alla donna, ma l’ultima a parlare è Clitennestra; non ha senso ascoltare il ringhiare dei vecchi, ora il potere è nelle loro mani, e saranno loro a prendere ogni decisione e infine entrano nella reggia fianco a fianco.