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Agazzi e claparede, Appunti di Pedagogia

Appunti dettagliati sulle Agazzi e Claparede

Tipologia: Appunti

2015/2016

Caricato il 13/06/2016

Bianca97
Bianca97 🇮🇹

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Rosa Agazzi (1866-1951) e Carolina Agazzi (1870-1954)
L'esperienza didattica delle due giovanissime sorelle, ROSA e CAROLINA AGAZZI, inizia in una borgata bresciana: Carolina
aveva in consegna un asilo di180 bambini, ospitati in una stalla Rosa al piano superiore, era alle prese con 73 alunni della
scuola elementare, tra i 6-12 anni. L'ambiente non era né sufficientemente ampio, né sufficientemente areato, i banchi
antiquati, il materiale didattico inesistente - la popolazione scolastica troppo numerosa, disordinata, sporca.
Frequentarono presto un corso per "maestre giardiniere" e vennero destinate ad asili diversi, dove iniziarono a sostituire agli
esercizi tradizionali di tipo froebeliano gli ESERCIZI DI VITA PRATICA tipici del loro metodo, abituando anche i bambini alla
pulizia e all'ordine. Cominciarono a fare uso dei CONTRASSEGNI personali, perché ogni bambino mettesse le proprie cose a
posto presero a fare uso delle CIANFRUSAGLIE come materiale didattico, iniziarono esercizi di lingua parlata per sostituire
l'italiano alle espressioni dialettali nei bambini. Nel 1895 le Agazzi vennero inviate a MOMPIANO ed ospitate in una ex-
sacrestia che aveva però il pregio di un ampio terreno. Qui nell'esperienza di ogni giorno, venne maturando il metodo
“FARE DA SE”, si confermò l'uso dei contrassegni, figurine oggetti geometrici che riproducevano oggetti reali per i più piccini,
e per i più grandi fare esercizi di nomenclatura, di giardinaggio e si fece il primo allevamento di animali domestici.
Le sorelle Agazzi si preoccuparono di spronare le mamme a far sì che nella famiglia il bambino continuasse a seguire
l'indirizzo dell'asilo, ponendo così l'accento sul problema della collaborazione tra scuola e famiglia e si preoccuparono anche
di sottolineare la necessità di avere a disposizione locali sufficientemente ampi, personale per l'assistenza, buone condizioni
igieniche, un appezzamento di terreno per gli esperimenti di giardinaggio, uno strumento che servisse all'accompagnamento
del canto. Il nome "SCUOLA MATERNA", voluto dalle Agazzi, sottintende l'ispirazione all'ambiente familiare, ma ad un
ambiente familiare modello, ordinato, pulito, dove ci si vuole bene e ci si aiuta scambievolmente esso è la scuola perché vi si
imparano tante cose, si fanno le pulizie, si prepara la tavola, si coltiva un piccolo orto, si fanno giochi e belle conversazioni, i
imparano graziosi lavoretti, si canta e si prega tutti insieme. "Materno" quindi è l'atteggiamento affettivo della maestra e di
tutto un indirizzo familiare naturale, prevalgono gli esercizi di vita pratica e le attività di carattere estetico (disegno spontaneo,
canto, esercizi ritmici, lavoretti ornamentali).
Il MATERIALE DIDATTICO è il più vario e il più impensato, basandosi sull'osservazione del fatto che il bambino ama
raccogliere nelle sue tasche, come piccoli tesori, oggetti insignificanti (bottoni, cocci, sassolini colorati, pezzi di corda, ecc.
Le Agazzi costruiscono il MUSEO DELLE CIANFRUSAGLIE, in cui si trova ogni sorta di oggetti, che vengono ordinati
secondo criteri di forma, dimensione, colore, materiale, funzione, ecc., diventando materiale didattico per giochi di:
riconoscimento sensoriale, somiglianza/dissomiglianza, forme geometriche, esercizio linguistico, l’esercizio in cui il bambino
acquista abilità e coordinamento motorio altri ancora, come le figurine appositamente classificate, permettono esercizi di
nomenclatura e di esatta pronuncia (ai bambini piace riconoscere gli oggetti).
Le Agazzi, tornano insistentemente sull'uso del GIARDINO che ha molteplici scopi , occupare piacevolmente il bambino in un
lavoro utile e all'aria aperta, dare loro la soddisfazione di veder nascere un fiore o un frutto, opera del loro impegno, istruirli sul
ciclo delle stagioni e la vita della natura, educare il senso della proprietà e della responsabilità.
L'educazione agazziana è rivolta a tutti gli aspetti della personalità:
EDUCAZIONE DEL SENTIMENTO a tale scopo servono le riflessioni suggerite dalla maestra nei momenti opportuni, poesiole
e racconti che hanno per protagonisti la mamma, il babbo, la vita di Gesù, piccoli atti di cortesia.
EDUCAZIONE MORALE è anzitutto curata con l'apprendimento di buone abitudini di ordine e di pulizia e ancora con racconti
e scenette educative, con l'esempio della maestra con la disapprovazione palese di azioni scorrette.
EDUCAZIONE RELIGIOSA si realizza mediante la conversazione sulle feste religiose dell'anno per mezzo di brevi preghiere
insegnate con cura e recitate con sentimento all'inizio della giornata e prima di mettersi a tavola, preparando il presepio,
ricordando qualche episodio dei Vangeli, facendo riflettere il bambino sulla natura opera del Creatore.
EDUCAZIONE FISICA è curata con la pratica delle norme igieniche, esercizi ritmici, il gioco all'aperto, il gioco d'imitazione.
Come si può evincere, il metodo delle Agazzi nasce esclusivamente dalla pratica quotidiana, ma è talmente ricco di buon
senso da mantenere ancor oggi notevole influsso, nonostante le mutate condizioni contestuali.
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Rosa Agazzi (1866-1951) e Carolina Agazzi (1870-1954)

L'esperienza didattica delle due giovanissime sorelle, ROSA e CAROLINA AGAZZI, inizia in una borgata bresciana: Carolina aveva in consegna un asilo di180 bambini, ospitati in una stalla Rosa al piano superiore, era alle prese con 73 alunni della scuola elementare, tra i 6-12 anni. L'ambiente non era né sufficientemente ampio, né sufficientemente areato, i banchi antiquati, il materiale didattico inesistente - la popolazione scolastica troppo numerosa, disordinata, sporca.

Frequentarono presto un corso per "maestre giardiniere" e vennero destinate ad asili diversi, dove iniziarono a sostituire agli esercizi tradizionali di tipo froebeliano gli ESERCIZI DI VITA PRATICA tipici del loro metodo, abituando anche i bambini alla pulizia e all'ordine. Cominciarono a fare uso dei CONTRASSEGNI personali, perché ogni bambino mettesse le proprie cose a posto presero a fare uso delle CIANFRUSAGLIE come materiale didattico, iniziarono esercizi di lingua parlata per sostituire l'italiano alle espressioni dialettali nei bambini. Nel 1895 le Agazzi vennero inviate a MOMPIANO ed ospitate in una ex- sacrestia che aveva però il pregio di un ampio terreno. Qui nell'esperienza di ogni giorno, venne maturando il metodo

“FARE DA SE”, si confermò l'uso dei contrassegni, figurine oggetti geometrici che riproducevano oggetti reali per i più piccini, e per i più grandi fare esercizi di nomenclatura, di giardinaggio e si fece il primo allevamento di animali domestici.

Le sorelle Agazzi si preoccuparono di spronare le mamme a far sì che nella famiglia il bambino continuasse a seguire l'indirizzo dell'asilo, ponendo così l'accento sul problema della collaborazione tra scuola e famiglia e si preoccuparono anche di sottolineare la necessità di avere a disposizione locali sufficientemente ampi, personale per l'assistenza, buone condizioni igieniche, un appezzamento di terreno per gli esperimenti di giardinaggio, uno strumento che servisse all'accompagnamento del canto. Il nome "SCUOLA MATERNA", voluto dalle Agazzi, sottintende l'ispirazione all'ambiente familiare, ma ad un ambiente familiare modello, ordinato, pulito, dove ci si vuole bene e ci si aiuta scambievolmente esso è la scuola perché vi si imparano tante cose, si fanno le pulizie, si prepara la tavola, si coltiva un piccolo orto, si fanno giochi e belle conversazioni, i imparano graziosi lavoretti, si canta e si prega tutti insieme. "Materno" quindi è l'atteggiamento affettivo della maestra e di tutto un indirizzo familiare naturale, prevalgono gli esercizi di vita pratica e le attività di carattere estetico (disegno spontaneo, canto, esercizi ritmici, lavoretti ornamentali).

Il MATERIALE DIDATTICO è il più vario e il più impensato, basandosi sull'osservazione del fatto che il bambino ama raccogliere nelle sue tasche, come piccoli tesori, oggetti insignificanti (bottoni, cocci, sassolini colorati, pezzi di corda, ecc.

Le Agazzi costruiscono il MUSEO DELLE CIANFRUSAGLIE, in cui si trova ogni sorta di oggetti, che vengono ordinati secondo criteri di forma, dimensione, colore, materiale, funzione, ecc., diventando materiale didattico per giochi di: riconoscimento sensoriale, somiglianza/dissomiglianza, forme geometriche, esercizio linguistico, l’esercizio in cui il bambino acquista abilità e coordinamento motorio altri ancora, come le figurine appositamente classificate, permettono esercizi di nomenclatura e di esatta pronuncia (ai bambini piace riconoscere gli oggetti).

Le Agazzi, tornano insistentemente sull'uso del GIARDINO che ha molteplici scopi , occupare piacevolmente il bambino in un lavoro utile e all'aria aperta, dare loro la soddisfazione di veder nascere un fiore o un frutto, opera del loro impegno, istruirli sul ciclo delle stagioni e la vita della natura, educare il senso della proprietà e della responsabilità.

L'educazione agazziana è rivolta a tutti gli aspetti della personalità:

EDUCAZIONE DEL SENTIMENTO a tale scopo servono le riflessioni suggerite dalla maestra nei momenti opportuni, poesiole e racconti che hanno per protagonisti la mamma, il babbo, la vita di Gesù, piccoli atti di cortesia.

EDUCAZIONE MORALE è anzitutto curata con l'apprendimento di buone abitudini di ordine e di pulizia e ancora con racconti e scenette educative, con l'esempio della maestra con la disapprovazione palese di azioni scorrette.

EDUCAZIONE RELIGIOSA si realizza mediante la conversazione sulle feste religiose dell'anno per mezzo di brevi preghiere insegnate con cura e recitate con sentimento all'inizio della giornata e prima di mettersi a tavola, preparando il presepio, ricordando qualche episodio dei Vangeli, facendo riflettere il bambino sulla natura opera del Creatore.

EDUCAZIONE FISICA è curata con la pratica delle norme igieniche, esercizi ritmici, il gioco all'aperto, il gioco d'imitazione. Come si può evincere, il metodo delle Agazzi nasce esclusivamente dalla pratica quotidiana, ma è talmente ricco di buon senso da mantenere ancor oggi notevole influsso, nonostante le mutate condizioni contestuali.

Edouard Claparède (1873-1940) Edouard Claparède nacque a Ginevra il 24 marzo 1873. Conseguì la laurea in medicina nel 1897, interessandosi in modo particolare alla psicologia sperimentale. L'interesse per il problema del recupero dei bambini con ritardo mentale lo portò ad occuparsi di psicologia dell'educazione, convinto che essa fosse un elemento decisivo per il rinnovamento della scuola e della didattica tradizionali. Dopo aver conosciuto a Bruxelles la scuola dell'Ermitage di Ovide Decroly, fondò, nel 1912, a Ginevra il famoso Istituto Superiore di scienze dell'educazione intitolato a J.J. Rousseau, allo scopo di migliorare la formazione Pedagogica e Psicologica degli insegnanti, nel quale lavoreranno anche A. Ferrière e J. Piaget. Morì, sempre a Ginevra, nel

  1. Egli è riconosciuto come il fondatore del Funzionalismo pedagogico, che si affianca a quello psicologico. La pedagogia, secondo Claparède, non è ancora scienza ed è ancora dominata dal "principio di autorità", cioè dal riferimento alla tradizione e non all’esperienza come banco di prova della validità delle teorie. Scrive polemicamente: "Aprite un trattato di pedagogia (...) Ciò che soprattutto colpisce è che quasi mai l'autore si basa su dei fatti, ma sempre su delle opinioni; si enumerano le dottrine di Rousseau, di Herbart, di Spencer, di questo e di quello (...) ma mai ci si preoccupa di sapere se questi vari scrittori hanno fondato le loro opinioni su dei fatti, e se questi fatti sono stati osservati in modo sufficientemente rigoroso". La pedagogia tradizionale, dunque, è generica (cioè utilizza concetti vaghi, privi di definizione rigorosa, che è invece richiesta nelle scienze), verbalistica (i trattati di pedagogia sono tendenzialmente retorici, enunciano alti principi senza preoccuparsi di come effettivamente interpretarli e concretizzarli) e dogmatica (basata, come già detto, sul principio di autorità, su quanto affermato dagli autori classici). Scrive Claparède: "(...) sembra che il pedagogista sia convinto di possedere una specie di intuito innato che gli conferisce l'onniscienza e l'infallibilità. Questo stato d'animo, certamente non porta alla ricerca, poiché solo il dubbio induce ad organizzare esperienze. Ed é per questo che pedante, che una volta significava 'insegnante', è diventato, sfortunatamente, un termine dispregiativo che si applica a chi non sa avere dei dubbi". La pedagogia, dunque, deve diventare scienza autonoma ed effettiva, sganciandosi dalla filosofia. Perché ciò accada, è necessaria una vera e propria "rivoluzione copernicana" , analoga a quella che, nei secoli XVI e XVII, ha portato astronomia e fisica a diventare scienza autonome e rigorose, sganciate da teologia e filosofia. Perché la pedagogia diventi scienza occorre che si fondi sul metodo sperimentale, quello stesso adottato dalle scienze della natura e fondato su fatti precisi, quantificabili, misurabili e pubblicamente controllabili, attraverso degli esperimenti. Scrive Claparède: "Come risolvere i problemi che si presentano l'educatore? Con l'intuizione? Con discussioni teoriche? No, certamente. Soltanto studio dei fatti, l'esperienza, potrà condurre alla soluzione desiderata… La pedagogia deve fondarsi sulla conoscenza del fanciullo, come l'orticoltura si fonda sulla conoscenza delle piante". La conoscenza scientifica del bambino parte dalla prospettiva funzionalista. Così come in psicologia James ha sottolineato che non dobbiamo domandarci “che cosa” sono i vari aspetti della psiche (sensazione, percezione, memoria, linguaggio, intelligenza…), ma “quale funzione hanno” nella vita dell’uomo che, come ogni essere vivente, deve far fronte a problemi adattivi, similmente in pedagogia non bisogna partire dalla domanda “cosa sono” apprendimento ed educazione, ma “quale funzione hanno” nella crescita dei bambini. Per capire la specificità della prospettiva funzionalista dobbiamo riferirci al quadro teorico dell’ evoluzionismo ottocentesco. C. Darwin aveva elaborato la teoria dell’evoluzione delle specie viventi mediante la selezione naturale, basata su questi fondamenti: ogni organismo vivente deve far fronte ai problemi adattivi dell’ambiente e gli organismi più adatti tendono a vivere di più, a riprodursi di più e quindi a diffondere le loro caratteristiche, nel corso delle generazioni, all’intera specie (in particolare, gli individui che casualmente sono portatori di variazioni adattivamente favorevoli in una specie diffondono, attraverso questo meccanismo, queste variazioni alla specie intera); così la “lotta per la sopravvivenza” determina una graduale selezione delle caratteristiche adattivamente più favorevoli all’interno di ciascuna specie. Nella specie umana sono state selezionate le caratteristiche che permettono l’apprendimento e l’acquisizione di quelle capacità essenziali per l’adattamento alla vita sociale. Ciò significa che la specie umana ha sviluppato la curiosità ed il bisogno di imparare come strumenti adattivi che le hanno permesso di affermarsi rispetto alle altre specie viventi. Curiosità e bisogno di apprendere, dunque, sono per l’uomo (ed in particolare per il bambino) naturali, ed hanno la funzione di far acquisire tutti gli strumenti cognitivi necessari per adattarsi all’ambiente naturale e sociale. La pedagogia funzionale parte da queste premesse e ne ricava il seguente principio: nella scuola bisogna far leva su questa naturale curiosità e desiderio di apprendere, cioè la scuola deve essere intrinsecamente interessante. La scuola tradizionale, purtroppo, va in direzione contraria, e punta sulla disciplina, sull’imposizione, sull’apprendimento forzato e quindi poco solido e duraturo. Questo errore della scuola tradizionale nasce da un’erronea concezione dei bambini, visti semplicemente come adulti incompleti, imperfetti. Questo pregiudizio, che ha ostacolato la nascita della psicologia dell’età evolutiva, è chiamato da Claparede “teleiomorfismo”. Scrive: "Bisogna persuadersi che il fanciullo non è, come si crede spesso, un uomo in miniatura: la sua mentalità è diversa dalla nostra non solo per quantica; ma, anche, per qualità, non è soltanto più limitata, è diversa". Bisogna, al contrario, partire dalla convinzione che ogni fase dello sviluppo della persona è autonoma e perfetta in sé, per cui "non bisogna cercare se il bambino possiede o non possiede certe facoltà dell'adulto, ma il bambino deve essere interpretato in termini suoi propri… Bisogna persuadersi che il fanciullo non è, come si crede spesso, un uomo in miniatura;la sua mentalità è diversa dalla nostra non solo per quantità, ma anche per qualità; non è soltanto minore, è un'altra… Si è fanciulli non perché non abbiamo esperienza, ma perché sentiamo naturalmente il bisogno di farcela:non perché non siamo adulti, ma perché ci sentiamo trascinati a fare tutto ciò che è necessario per diventare adulti”. Ogni fase dello sviluppo dell’essere umano è, dunque, perfetta in se stessa, non va letta partendo dalle fasi successive, ed ogni fase è essenziale perché l’essere umano sviluppi tutte quelle capacità che lo rendono adatto alle necessità dell’ambiente naturale e sociale. La natura ha predisposto per l'uomo un lungo periodo evolutivo dalla nascita alla maturità; se è vero che “vi sono animali in fondo alla scala zoologica che nascono adulti, senza essere, diciamo, bambini”, tale non è il caso delle specie superiori, e soprattutto dell'uomo, per il quale la natura ha protetto, sviluppato e prolungato l'infanzia. Bisogna, dunque, “ammettere che per questo privilegio la fanciullezza debba essere utile per l'individuo o la specie”. L’infanzia non è, dunque, periodo di semplice debolezza, paragonabile alla senilità, che è una “fase di deterioramento”; al contrario, “il fanciullo è fanciullo perché

c) Stadio della produzione:

  1. periodo del lavoro. I vari interessi subordinati a un interesse superiore (sia questo un ideale o il semplice interesse della conservazione personale) per il quale non sono che mezzi rispetto fine. Età adulta. Circa il primo periodo (interessi percettivi) Claparède avanza la tesi, poi divenuta famosa (cfr.Decroly),della percezione sincretica. “Il fanciullo, da principio, non si interessa evidentemente che ad un oggetto nel suo insieme, come massa colorata o meno estesa, più o meno contorta, che per essere presa e considerata richiede alcuni movimenti delle braccia o del capo: non si cura dei particolari… Per il fanciullo il tutto non è un composto di parti, ma un complesso, per cui andare dal semplice al complesso significa andare dal tutto alla parte”. Il metodo, dunque, in tale periodo, come ha ben intuito Decroly, deve essere globale. Circa il secondo periodo (interessi del linguaggio o glossici) Claparède osserva quanto sia letteralmente famelico di parole il fanciullo di due-tre anni: da principio egli raccoglie vocaboli, con una vera “passione glossica”; poi comincia a servirsi di sostantivi per designare oggetti concreti, poi di verbi, di aggettivi; per ultimo di numeri e di pronomi. Per questo bisognerebbe insegnare le lingue straniere nei primi anni di scuola, come la materna, mediante la conversazione. Circa il terzo periodo (interessi intellettuali generali), Claparède condanna l'atteggiamento di chi considera sciocche le domande dei fanciulli. L'età dei perché segna il risveglio dell'intelligenza. “La curiosità infantile non è vizio, ma una virtù”. Ogni vero apprendimento deve essere una risposta, che fanciullo “accoglierà più avidamente quanto più è stato guidato a porsi la domanda da se stesso… Fra le domande del fanciullo prevalgono quelle sull'utilità e l'uso delle cose” Claparède presenta l'intelligenza come adattamento mediante tentativi (tatonnement). Nel quarto periodo, dopo i sette anni, gli interessi speciali si manifestano in forme più obbiettive, rivelando la consapevolezza dei rapporti fra mezzo e fine; cominciano in questo periodo a diventare significative anche le differenze tra i due sessi. Il quinto periodo (interessi sociali ed etici) segna un cambiamento di orientamento e la comparsa di nuove attitudini. Con la crisi della pubertà, il fanciullo sviluppa il senso delle relazioni sociali, cerca la stima delle persone, ne subisce l'ascendente; contemporaneamente prende coscienza di se stesso, della sua personalità, della sua responsabilità; diviene insofferente di vincoli e di proibizioni, vuol conquistarsi il suo mondo; è questo un periodo di ideali etici, estetici, religiosi. Nell'opera fondamentale "La scuola su misura", del 1921, Claparède affrontò il problema dell'insegnamento individualizzato. Gli studi di psicologia ci mettono di fronte con sempre maggiore evidenza alla realtà delle differenze individuali. Gli alunni sono profondamente diversi fra di loro per il diverso tipo di motivazione allo studio, per diversità di interessi, di attitudini, di capacità cognitive, di capacità di apprendimento, di ritmo di apprendimento. La scuola tradizionale, però, per la rigidità della sua organizzazione, non sa tenere conto di tali differenze. La sua azione educativa è rivolta ad un astratto alunno medio, che nella realtà non esiste e che Claparède definisce "una mostruosità psicologica". Bisogna dunque riformarla profondamente, promuovendo una effettiva "scuola su misura", attraverso alcuni provvedimenti pratici di modifica del organizzazione del lavoro scolastico. Quattro sono le principali vie che tale riforma può percorrere:
  2. Le classi omogenee. Si tratta di: a) dividere ciascuna classe in una classe forte per i più intelligenti ed in una classe debole per quelli con maggiori difficoltà; b) differenziare nelle due classi sia il programma, sia gli obiettivi, i metodi di insegnamento.
  3. Le classi mobili. Si tratta di permettere ad un alunno di seguire, per le diverse materie, lezioni di grado dive a seconda delle sue attitudini e delle sue capacità: Ad es. un alunno bravo in matematica e debole in latino potrebbe seguire le lezioni di matematica del terzo anno e le lezioni di latino del secondo anno.
  4. Le sezioni parallele. Si tratta di creare all'interno dei diversi ordini di scuola ulteriori indirizzi che possano far corrispondere ancor meglio il tipo di scuola alle attitudini individuali.
  5. Il sistema delle opzioni. Si tratta di: a) dividere l'orario scolastico in due parti nettamente distinte: una parte obbligatoria e uguale per tutti ed una parte opzionale, scelta cioè dagli alunni; b) diminuire in modo consistente il numero delle ore settimanali di lezione delle materie obbligatorie uguali per tutti; c) predisporre, per la parte di programma obbligatorio, un programma minimo che tocca gli aspetti essenziali e fondamentali delle discipline comuni; d) ampliare la parte del programma opzionale, dando in questo modo agli alunni possibilità di approfondire a piacimento con lavori monografici le discipline e 0 argomenti verso i quali hanno più interesse e maggiori attitudini.