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Principali teorie pedagogiche del Novecento: Agazzi, Montessori, Claparède, Freinet, Appunti di Scienze Umane

Le principali teorie pedagogiche del novecento, analizzando in dettaglio i contributi di figure chiave come le sorelle agazzi, maria montessori, édouard claparède e célestin freinet. Vengono esaminati i principi fondamentali di ciascun approccio, con un focus sulle metodologie didattiche innovative e sull'importanza dell'ambiente di apprendimento. Una panoramica completa delle diverse prospettive pedagogiche che hanno influenzato l'educazione contemporanea, evidenziando l'importanza della centralità del bambino e della sua spontaneità nel processo di apprendimento. Si discute anche il ruolo dell'educatore come guida e facilitatore, promuovendo un approccio attivo, sociale e cooperativo all'educazione.

Tipologia: Appunti

2024/2025

In vendita dal 25/10/2025

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L’ESORDIO DEL MOVIMENTO IN INGHILTERRA
Tra la fine dell’ottocento e i primi decenni del novecento, in Europa e negli Stati
Uniti, vengono fondate le “scuole nuove” ovvero scuole sperimentali nate dalla
volontà di rinnovare il sistema educativo per portarlo ad avere un approccio più
scientifico alla pedagogia e avere un’organizzazione del sapere indirizzata a
rispondere in modo diretto ai nuovi problemi sociali. Infatti, si sente sempre di più il
bisogno di avere un’educazione tecnico-scientifica e professionale, una
scolarizzazione di massa, maggiore attenzione alle peculiarità dell’infanzia e
all’educazione come nuova scienza emergente. Queste scuole sono nate per
soddisfare le nuove esigenze della società nate dal nuovo contesto storico-sociale;
le innovazioni sono derivate principalmente dall’esperienza concreta e nelle scuole
sono ristrutturati spazi e strumenti scolastici, sono criticati i vecchi modelli educativi
e la dimensione del fare viene messa al primo posto insieme all’importanza di avere
un alunno attivo.
Nel 1889 Reddie apre ad Abbotsholme la sua New School, la prima in Europa,
istituendo una scuola-convitto (vs scuola tradizionale/pro esigenze e trasformazioni)
per l’educazione delle classi elevate per formare persone ricche di cultura e con
spirito di iniziativa. La didattica è anti-nozionistica, basata sull’interesse dell’alunno
(Herbart), sull’esperienza e sul lavoro. Il motto è “la libertà è l’obbedienza alla
legge”; la disciplina è rigida e considerata fondamentale per la formazione del
carattere.
Nel 1907 Powell teorizza una forma di associazione giovanile, i boy-scout. Lo
scoutismo istituisce un percorso formativo esterno a quello scolastico in cui
coniugano una pedagogia dell’avventura, un metodo educativo attivo e integrale e
obiettivi formativi utili al singolo e alla comunità. Le sue caratteristiche principali
sono:
a. La fiducia nel ragazzo e la sua educazione individualizzata
b. L'attenzione alla psicologia del ragazzo
c. La vita comunitaria
d. L'importanza del capo
e. Il senso dell’avventura, del desiderio, della ricerca e esplorazione
Si scopre la propria identità si impara la lealtà e il dovere verso il gruppo. C'è una
diversa valorizzazione del tempo libero più che del curriculo.
LA DIFFUSIONE DELLE SCUOLE NUOVE IN FRANCIA
Demolins fonda la “Società della scuola nuova” e allestisce un istituto scolastico nel
castello e nella tenuta di Des Roches e ne teorizza l’organizzazione ne “L’educazione
nuova”. Man mano la suola cresce e arriva a comprendere le classi preparatorie con
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L’ESORDIO DEL MOVIMENTO IN INGHILTERRA

Tra la fine dell’ottocento e i primi decenni del novecento , in Europa e negli Stati Uniti , vengono fondate le “scuole nuove” ovvero scuole sperimentali nate dalla volontà di rinnovare il sistema educativo per portarlo ad avere un approccio più scientifico alla pedagogia e avere un’organizzazione del sapere indirizzata a rispondere in modo diretto ai nuovi problemi sociali. Infatti, si sente sempre di più il bisogno di avere un’ educazione tecnico-scientifica e professionale , una scolarizzazione di massa , maggiore attenzione alle peculiarità dell’infanzia e all’educazione come nuova scienza emergente. Queste scuole sono nate per soddisfare le nuove esigenze della società nate dal nuovo contesto storico-sociale ; le innovazioni sono derivate principalmente dall’ esperienza concreta e nelle scuole sono ristrutturati spazi e strumenti scolastici , sono criticati i vecchi modelli educativi e la dimensione del fare viene messa al primo posto insieme all’importanza di avere un alunno attivo. Nel 1889 Reddie apre ad Abbotsholme la sua New School , la prima in Europa, istituendo una scuola-convitto (vs scuola tradizionale/pro esigenze e trasformazioni) per l’educazione delle classi elevate per formare persone ricche di cultura e con spirito di iniziativa. La didattica è anti-nozionistica , basata sull’ interesse dell’alunno (Herbart) , sull’esperienza e sul lavoro. Il motto è “ la libertà è l’obbedienza alla legge ”; la disciplina è rigida e considerata fondamentale per la formazione del carattere. Nel 1907 Powell teorizza una forma di associazione giovanile , i boy-scout. Lo scoutismo istituisce un percorso formativo esterno a quello scolastico in cui coniugano una pedagogia dell’avventura , un metodo educativo attivo e integrale e obiettivi formativi utili al singolo e alla comunità. Le sue caratteristiche principali sono: a. La fiducia nel ragazzo e la sua educazione individualizzata b. L' attenzione alla psicologia del ragazzo c. La vita comunitaria d. L'importanza del capo e. Il senso dell’avventura , del desiderio, della ricerca e esplorazione Si scopre la propria identità si impara la lealtà e il dovere verso il gruppo. C'è una diversa valorizzazione del tempo libero più che del curriculo. LA DIFFUSIONE DELLE SCUOLE NUOVE IN FRANCIA Demolins fonda la “ Società della scuola nuova ” e allestisce un istituto scolastico nel castello e nella tenuta di Des Roches e ne teorizza l’organizzazione ne “L’educazione nuova”. Man mano la suola cresce e arriva a comprendere le classi preparatorie con

un’utenza tra i 6 e i 20 anni da classi sociali elevate , per via delle rette molto costose. Gli studenti venivano suddivisi in famiglie che vivono in padiglioni separati con educatori preposti. L’attività ha l’obiettivo di interessare gli allievi , forgiare il loro carattere e arrivare ad un’ educazione completa. Si cerca inoltre di sviluppare il senso di responsabilità e gli alunni devono eleggere dei capitani per guidare il gruppo. Demolins è contrario ad un’educazione libertaria e ad approcci autoritari. Vengono insegnate tutte le materie con riferimenti alla realtà sociale ed economica. LA DIFFUSIONE DELLE SCUOLE NUOVE IN GERMANIA La tradizione romantica fa sì che si discostino dai modelli anglosassoni e francesi, ad esempio Lietz che, coerentemente con la mentalità dominante della società tedesca, propone un’ educazione di tipo autoritario. Invece Wyneken fonda la “libera comunità scolastica” in cui predomina il rispetto della cultura giovanile (bisogni e la visione del mondo dei giovani) teorizzato in “che cosa è la cultura giovanile” (1914). Innanzitutto bisogna fondare comunità scolastiche libere da controlli e condizionamenti esterni incentrate sull’ autogoverno degli studenti organizzati in gruppi di compagni e sull’ assemblea generale. L'esaltazione della natura e della cultura giovanile trova riscontro in Germania nella diffusione spontanea di numerosi movimenti giovanili basati sul culto della vita a diretto contatto con la natura, sul distacco dalla scuola e dalla tradizione classica, sul viaggio e sull’esperienza di gruppo. Fu diretto ispiratore dell’associazione dei Wandervogel. La centralità del vitalismo e del misticismo farà confluire nel nazionalsocialismo queste esperienze che utilizzeranno questo modello educativo per il loro Stato totalitario. LA DIFFUSIONE DELLE SCUOLE NUOVE IN ITALIA In Europa le scuole nuove sono principalmente indirizzate verso gli studi secondari , mentre in Italia sono formate per studi di istruzione primaria e infantile. In Italia, un paese rurale, religioso e contrassegnata da una cultura educativa in cui è centrale il ruolo della madre, Le sorelle Agazzi propongono la trasformazione dell'asilo infantile per renderlo "a misura di bambino" seguendo il modello di Frobel. A Mompiano a Brescia fondano la prima scuola materna per formare bambini , non scolari, seguendo gli insegnamenti del corso per maestre giardiniere che avevano seguito (suggerito dal preside Bresciano Pasowali ). L'istruzione proposta dalle sorelle Agazzi e gli ambienti educativi devono essere caratterizzati da un' atmosfera familiare ed affettiva con educatrici che svolgano il ruolo di madri accoglienti e affettuose. L' attività del bambino sta al centro della scuola; l'educatrice deve possedere particolari capacità di iniziativa, di promozione, di organizzazione, flessibilità e sensibilità. Deve esserci una continuità tra scuola e famiglia, infatti la docente deve essere capace di coordinare il lavoro e la vita dei bambini. L'attività educativa è intesa

essa non tiene conto delle sue difficoltà oppure le impegna separatamente. I programmi forniscono solo una cultura generale rinunciando alle attività pratiche e le competenze che danno. Le attività perciò dovranno rispettare le esigenze soggettivo- psicologica e oggettivo-sociali. Le prime si riferiscono ai bisogni dell'individuo e che Decroly divide in quattro tipologie principali:

  • nutrirsi
  • lottare contro le intemperie
  • difendersi dai nemici
  • lavorare con gli altri
  • riposare
  • ricrearsi A questi bisogni corrispondono altri interessi specifici. Perciò Decroly propone di scegliere un argomento relativo a uno degli interessi fondamentali e di farne un centro di interesse evitando la frammentazione delle nozioni e tiene occupate le varie facoltà. L'unità della proposta didattica è garantita da un programma di idee associate , riprende e rilancia le scoperte realizzate con allievi di scuole speciali. L'insegnamento si basa su lezioni di cose svolte osservando le attività pratiche interne o esterne alla scuola. Successivamente i bambini potranno associare ciò che hanno osservato in uno spazio in un determinato momento. Potranno inoltre esprimere ciò che hanno imparato tramite realizzazioni artistiche, pratiche e linguistiche. I progressi di ciascuno vengono annotati su apposite schede personali permettendo di fornire stimoli e insegnamenti individualizzati. Per quanto riguarda le esigenze oggettive-sociali, l’ ambiente non è l’aula, ma la natura che circonda l’edificio , nuovo spazio per le occupazioni infantili. L’ambiente ideale è la campagna che permette di ripercorrere il cammino della specie umana partendo dalle proprie origini. L’ambiente costituisce il momento oggettivo-sociale dell’apprendimento: il programma promuove uno sviluppo integrale di tutte le facoltà dell’alunno e l’adattamento all’ambiente in cui vive. Vengono quindi privilegiati i contenuti concernenti l’ambiente naturale e l’ambiente sociale. Altro aspetto importante nella visione pedagogica di Decroly è la globalizzazione. L’ esperienza del bambino del mondo è prima di tutto globale e l’ attività globalizzatrice stessa orienta e agevola l’apprendimento di tutte le discipline. È quindi fondamentale che i contenuti vengano colti nella loro struttura complessiva , questo però può essere efficace solo se le conoscenze e le competenze acquisite vengono maturate in relazione ai centri di interesse. Perciò, il primo passo dell’educando è individuare i centri d’interesse per poi individuare le strutture globali ove l’allievo organizza la propria esperienza. MONTESSORI E LE CASE DEI BAMBINI Anche per Maria Montessori è fondamentale studiare la psicologia del bambino individuandone i processi fondamentali. Quindi occorre osservare e comprendere i

meccanismi mentali del bambino e il loro funzionamento sgombrando il campo da false concezioni sulla natura del bambino e sulla sua educazione. Secondo la Montessori, il mondo è sempre meno a misura di bambino, poiché è abitato da adulti troppo affaccendati, distratti e tristemente assenti per assumere il compito di crescere i figli. Il suo progetto educativo parte quindi da una revisione profonda dello spazio e dell’attività scolastica. Questo perché la scuola è innanzitutto un ambiente di apprendimento che deve essere conformato alle esigenze dei bambini e alla loro crescita. Vengono perciò create le Case dei bambini ove gli spazi hanno una valenza educativa come il luogo di ubicazione degli istituti. I mobili sono a misura di bambino. Ne “La scoperta del bambino” 1971 , viene definita la Casa del bambino come una scuola di educazione ove i metodi sono ispirati ai razionali principi della pedagogia scientifica. Educando quindi, oltre che il bambino, anche la famiglia a offrire un ambiente adatto allo sviluppo del piccolo. Per la Montessori (rif. Itard, Seguin) i bambini hanno difficoltà a governare l’eccesso di stimoli che colpisce la loro mente assorbente. Per questo, l’educazione deve fornire contesti di esperienza che permettano al fanciullo di dare un ordine agli stimoli ed auto-gestirsi nella sua crescita libera. Al centro della pedagogia montessoriana vi sono inoltre materiali scientificamente studiati per la crescita sensoriale e cognitiva che rendono l’alunno capace di apprendere con ordine riducendo l’intervento dell’insegnante poiché sono appositamente preparati per esercitare le competenze specifiche. La scuola è la casa dei bambini e che consenta ai bambini il libero esercizio della loro attività. L’educazione deve inoltre controllare:

  • L'utilizzo corretto del materiale
  • Sostenere l’attività spontanea
  • Predisporre e garantire le condizioni educative in cui si svolge l’apprendimento L'insegnante ha il compito di dirigere il lavoro dei bambini controllando che l’attività con il materiale strutturato si svolga secondo le regole stabilite e se l’alunno non rispetta le regole precedentemente imposte viene lasciato da solo a osservare i compagni mentre lavorano con ordine e in silenzio. La Montessori definisce l’insegnate direttrice poiché funge da guida per le attività svolte dal bambino in maniera spontanea. L'insegnate quindi non è protagonista nel processo di sviluppo, ma colei che padroneggia il materiale scientifico e cerca il più possibile di ritirarsi sullo sfondo assicurando però l’ ordine e la quiete. Deve essere in grado di scegliere il materiale adatto per ciascun bambino, tenendo conto delle diverse personalità che si trova difronte evitando la dispersione di energie positive e raddrizzando eventuali squilibri. Si chiede di rimuovere gli ostacoli nel processo di crescita e comprendere quando intervenire e quando ritirarsi. Per la Montessori è necessaria una nuova educazione per aiutare l'umanità a formarsi una nuova coscienza e realizzare un
  • legge dell'esercizio genetico-funzionale , per cui lo sviluppo procede attraverso l'esercizio delle funzioni, poiché l'esercizio di ogni funzione è la premessa per lo sviluppo delle altre
  • legge dell'adattamento funzionale , prevede che l'esercizio si produca solo in condizioni di bisogno ed interesse
  • legge dell'autonomia funzionale , per cui il bambino va considerato come un essere autonomo e in sé completo
  • legge dell'individualità , che stabilisce l'assoluta l'unicità di ogni individuo e quindi di ogni destinatario dell'azione educativa Ne “La psicologia del bambino e pedagogia sperimentale” Claparede afferma che i principi fondamentali della vera pedagogia consistono nel favorire nel fanciullo l’esercizio delle attività solo quando ne sente il bisogno lui stesso o quando l’educatore lo ha creato. Perciò, è richiesto uno sforzo da parte dell’allievo e da parte dell’educatore che deve suscitare un interesse che superi la repulsione dello sforzo. Questo obiettivo può essere compiuto soltanto rendendo il lavoro un’ attività da svolgere con gioia. L'attività del fanciullo infatti è sempre scaturita da un bisogno per cui l’allievo è disposto a impiegare le sue energie. La scuola quindi deve risvegliare tale bisogno per favorire l’apprendimento. Il maestro, d’altro canto, deve stimolare l’interesse ed essere capace di analizzare i bisogni del fanciullo ( rif. Montaigne e Rousseau). L'opera di stimolazione degli interessi deve essere realizzata in una scuola su misura che dovrebbe essere in grado di rispondere alla doppia esigenza che si trova alla base dell’ individualizzazione dell’insegnante. Infatti, per fare ciò, è necessario il rispetto per la diversità di ciascuno, che ha diritto di essere riconosciuta e valorizzata, e la selezione dei talenti, necessità sociale. Si possono quindi riprendere alcune soluzioni già esistenti come le classi parallele , classi mobili , sezioni parallele o il sistema delle opzioni (facendo in modo che il programma si adatti agli allievi). Un metodo adeguato tiene conto in primis della successione cronologica degli interessi e asseconda tale successione ; gli interessi possono essere:
    • Percettivi, il bambino percepisce globalmente la realtà
    • Linguistici, il bambino ha fame di parole
    • Intellettuali generali, si usa l’intelligenza per risolvere problemi
    • Speciali, che si diversificano in base al genere
    • Sociali o etici, quando si costruisce la propria identità in rapporto agli altri Caparede condivide l’idea di Dewey per cui l’educazione è vita e non preparazione alla vita, perciò la didattica deve trasformare gli scopi futuri in interessi presenti stimolando l’attività attraverso il gioco. L'educazione infatti è regolata da 3 principi :
    • I bisogni che fondano lo stimolo dell’autore
    • L'interesse momentaneo , ossia l’interesse più forte in un determinato momento
  • Il tatonnement ossia il tentativo e/o errori che ci fanno da guida per superare un disequilibrio iniziale dovuto ai bisogni FREINET: UN’EDUCAZIONE ATTIVA, SOCIALE E COOPERATIVA Freinet si occupa dell’ educazione popolare ispirandosi ad una politica marxista e socialista e ad una riscoperta dei valori popolari con le sue connotazioni creative da sostenere e diffondere. Lo stesso Freinet, infatti, critica la scuola di Ginevra per il suo carattere astratto, poiché gli studi sono svolti in laboratorio e sono troppo incentrati sulla sperimentazione psicologica. La scuola è priva di aule, libri di testo e programmi e l’apprendimento infantile viene chiamato tatonnement , da Freinet, perché l’apprendimento del bambino viene paragonato all’ acqua che scorre libera in cerca di un alveo in cui incanalarsi e che va a tentoni fino a quando non è finalmente indirizzata ad una meta. Il punto di partenza è il bisogno che viene seguito da attività spontanee , mentre il punto di arrivo sono le attività cooperative e organizzate che soddisfano i bisogni iniziali arricchendo senza però far perdere la creatività. Partendo da bisogni personali arriva a azioni cooperative in contrapposizione alla scuola pubblica. Tra gli alunni non vi devono essere conformisti o sottomessi, ma vige uno spirito critico autonomo. Gli insegnati possono proporre lezioni passeggiata nei dintorni delle scuole in cui si guarda la natura e i suoi elementi e interagire con chi lavorava in natura (agricoltore e fabbro). Vi sono inoltre due sistemi di riferimento:
  • La centralità della dimensione sociale , la scuola quindi deve educare alla socialità e attraverso la socialità
  • La cultura popolare è il punto di partenza socialità, pertanto l’opera educativa deve iniziare con essa ed i suoi valori Viene quindi proposta una scuola che rispetta l’ attività spontanea , favorisce la ricerca e la cooperazione superando ogni isolamento ed individualismo pur rispettando il carattere degli individui. Infatti mantenere il proprio retaggio personale e comunitario non impedisce di aprirsi alle esperienze altrui in uno spirito socializzante. La cooperazione deve essere presente da parte di tutti e tra tutti i membri della scuola per compiere obiettivi più ampi (internazionali) e per questo l’educazione popolare diventa sociale e motivo di riforma politica. La cooperazione deve esserci
  • Tra insegnanti
  • Tra allievi
  • Tra insegnanti e allievi
  • Tra scuole e scuole L'apprendimento viene svolto tramite laboratori pratici , corrispondenza tra scuole e portando avanti il giornalino scolastico. Piuttosto che il termine metodo educativo (astratto) si predilige tecniche educative che viene svolto tramite un testo libero (tema personale e/o collettivo che poteva sostituire il testo scolastico come ricerche, approfondimenti, esperimenti), il giornalino scolastico e il calcolo vivente

disponibile ad accogliere l’uomo in tutte le sue espressioni, valori e potenzialità. Occorre dunque un’educazione integrale che sviluppi il senso della libertà e della responsabilità. L’opera del maestro è quindi regolata in 4 norme fondamentali :

  • Incoraggiare e favorire quelle disposizioni fondamentali che permettono al bambino di sviluppare la vita dello spirito
  • Incentrare l’educazione sull’ intima profondità della personalità e del suo dinamismo spirituale
  • Assicurare e nutrire l’intera unità dell’uomo
  • Liberare l’intelligenza La scuola deve essere liberare perché il fine dell’educazione è la persona , il cui sviluppo spirituale deve essere liberato da ogni altro scopo che non è prioritario. La formazione liberare si prefigge di superare la distinzione tra scuola classica e del lavoro, ma ciò può avvenire creando un curriculo che preveda un corso di base , che fornisce una conoscenza universale in modo intuitivo ed emotivo, a cui segua un corso di orientamento , che orienta alle scelte di vita tramite una formazione umanistica e tecnica generale. Inoltre, Martin scrive sul significato educativo del lavoro che accosta la sua pedagogia all’attivismo proponendo di articolare la scuola in due centri:
  • Preparazione al lavoro manuale
  • Lavoro intellettuale In questo modo gli studenti possono assecondare le proprie preferenze. Invece, per quanto riguarda l’educazione morale , che viene accostata all’ educazione religiosa , si sostiene che lo Stato ha il dovere di educare i cittadini ai valori comuni su cui regge la convivenza che però devono essere filtrati in base al pensiero e al credo delle persone che costituiscono lo Stato. Quindi ogni Stato deve assicurare alle diverse comunità religiose che lo compongono la possibilità di avere uno spazio formativo nella scuola. L’allievo viene educato per diventare libero , però bisogna porlo di fronte a quella fede che potrà essere oggetto della sua scelta. ROGERS E LA PEDAGOGIA NON DIRETTIVA È personalmente coinvolto nel recupero di giovani disadattati e nel lavoro terapeutico individualizzato. Secondo Rogers ogni individuo possiede una personalità capace di autogovernarsi e nutre il desiderio di realizzarsi pienamente nel rapporto con il mondo e con sé stesso. Al centro di questo processo si trova il “Sé” che può autorealizzarsi agendo secondo i propri valori , ma è anche decisivo l’influsso dell’ ambiente sociale che può condizionarne lo sviluppo. Ogni bambino, infatti, può essere messo nelle condizioni di riconoscere con autenticità i propri desideri e le proprie motivazioni e agire in base ad essi. D’altro canto, può essere spinto ad accettare i desideri e le motivazioni altrui creando un “Falso Sé” ostacolando la propria autorealizzazione. In “Libertà nell’apprendimento” 1969, Rogers distingue l’apprendimento dal collo in su , fatto da contenuti privi di significato per l’individuo e

imposti dall’esterno, dall’ apprendimento significativo che nasce dall’esperienza e dai processi vitali dell’individuo portando ad una partecipazione globale della personalità, è automotivato (motivazione intrinseca), incide sul soggetto ed è autovalutato. Questa teoria dell’apprendimento si fonda sull’idea che la persona sia naturalmente motivata ad apprendere riuscendo a vincere le resistenze interne , essendo partecipe nel processo di apprendimento essendo coinvolto in tutte le sue dimensioni. Da qui nasce la pedagogia non direttiva cioè di un’educazione incentrata sulla spontaneità degli interessi del bambino, c’è però da sottolineare che non tiene conto di sentimenti o di significati personali , ma si rivolge solo alla dimensione cognitiva e/o mentale. Questa pedagogia non direttiva sente la necessità di ristrutturare il ruolo dell'insegnante. L'insegnante deve essere un facilitatore non deve imporre nulla, né fare lezione, né interrogare a meno che non gli venga richiesto dagli allievi. Quindi il docente deve costruire un clima iniziale per far maturare l'esperienza educativa presentando l'argomento e i materiali proponendo tecniche di studio dichiarando in cosa è più competente. vi è quindi un gruppo di apprendimento, in cui si è tutti alla pari, si può richiedere l'aiuto dell'insegnante per facilitare il raggiungimento del risultato perché lui può assumere il compito di essere un mezzo/strumento del gruppo del suo lavoro non valutando. FREIRE E LA PEDAGOGIA DEGLI OPPRESSI La sua critica si applica all' istruzione extrascolastica , inventa anche un metodo apposito per alfabetizzare i poveri brasiliani. Vi è infatti da parte sua la consapevolezza del legame tra oppressione politico-sociale e educazione conservatrice , facendo nascere quindi la pedagogia degli oppressi. Cerca quindi di convogliare marxismo e cristianesimo e si propone di rendere gli oppressi coscienti della loro condizione e di liberarsi. Il primo passo è la trasformazione del rapporto insegnante-alunno. Deve essere quindi abbandonata la pedagogia autoritaria di una narrazione a senso unico. Entrambi gli attori devono essere protagonisti attraverso il dialogo che è lo strumento di un rapporto paritetico , creando un rapporto educatore- educando e vice versa per ottenere la libertà di entrambi. La liberazione per gli oppressi deve rendersi possibile grazie al contatto che gli educatori stabiliscono con la realtà di miseria e oppressione, operando in essa, e quindi occorre che si arrivi nelle strade e nei villaggi rivolgendosi a bambini e adulti per offrire alfabetizzazione e culturale-politica. La scolarizzazione degli oppressi si esaurisce nel possesso degli strumenti per leggere, scrivere e fare i conti, ma deve giungere alla coscientizzazione acquisendo una capacità critica che può consentire solo il dialogo comunità. Può avvenire che gli adulti iniziano a leggere e scrivere tramite quadri-situazioni , immagini raffiguranti situazioni note legate ai bisogni. Vi è l'invito al dialogo e alla riflessione consapevole sulle strategie da utilizzare nei casi presentati. L'insegnamento della