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Le principali teorie pedagogiche del novecento, analizzando in dettaglio i contributi di figure chiave come le sorelle agazzi, maria montessori, édouard claparède e célestin freinet. Vengono esaminati i principi fondamentali di ciascun approccio, con un focus sulle metodologie didattiche innovative e sull'importanza dell'ambiente di apprendimento. Una panoramica completa delle diverse prospettive pedagogiche che hanno influenzato l'educazione contemporanea, evidenziando l'importanza della centralità del bambino e della sua spontaneità nel processo di apprendimento. Si discute anche il ruolo dell'educatore come guida e facilitatore, promuovendo un approccio attivo, sociale e cooperativo all'educazione.
Tipologia: Appunti
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Tra la fine dell’ottocento e i primi decenni del novecento , in Europa e negli Stati Uniti , vengono fondate le “scuole nuove” ovvero scuole sperimentali nate dalla volontà di rinnovare il sistema educativo per portarlo ad avere un approccio più scientifico alla pedagogia e avere un’organizzazione del sapere indirizzata a rispondere in modo diretto ai nuovi problemi sociali. Infatti, si sente sempre di più il bisogno di avere un’ educazione tecnico-scientifica e professionale , una scolarizzazione di massa , maggiore attenzione alle peculiarità dell’infanzia e all’educazione come nuova scienza emergente. Queste scuole sono nate per soddisfare le nuove esigenze della società nate dal nuovo contesto storico-sociale ; le innovazioni sono derivate principalmente dall’ esperienza concreta e nelle scuole sono ristrutturati spazi e strumenti scolastici , sono criticati i vecchi modelli educativi e la dimensione del fare viene messa al primo posto insieme all’importanza di avere un alunno attivo. Nel 1889 Reddie apre ad Abbotsholme la sua New School , la prima in Europa, istituendo una scuola-convitto (vs scuola tradizionale/pro esigenze e trasformazioni) per l’educazione delle classi elevate per formare persone ricche di cultura e con spirito di iniziativa. La didattica è anti-nozionistica , basata sull’ interesse dell’alunno (Herbart) , sull’esperienza e sul lavoro. Il motto è “ la libertà è l’obbedienza alla legge ”; la disciplina è rigida e considerata fondamentale per la formazione del carattere. Nel 1907 Powell teorizza una forma di associazione giovanile , i boy-scout. Lo scoutismo istituisce un percorso formativo esterno a quello scolastico in cui coniugano una pedagogia dell’avventura , un metodo educativo attivo e integrale e obiettivi formativi utili al singolo e alla comunità. Le sue caratteristiche principali sono: a. La fiducia nel ragazzo e la sua educazione individualizzata b. L' attenzione alla psicologia del ragazzo c. La vita comunitaria d. L'importanza del capo e. Il senso dell’avventura , del desiderio, della ricerca e esplorazione Si scopre la propria identità si impara la lealtà e il dovere verso il gruppo. C'è una diversa valorizzazione del tempo libero più che del curriculo. LA DIFFUSIONE DELLE SCUOLE NUOVE IN FRANCIA Demolins fonda la “ Società della scuola nuova ” e allestisce un istituto scolastico nel castello e nella tenuta di Des Roches e ne teorizza l’organizzazione ne “L’educazione nuova”. Man mano la suola cresce e arriva a comprendere le classi preparatorie con
un’utenza tra i 6 e i 20 anni da classi sociali elevate , per via delle rette molto costose. Gli studenti venivano suddivisi in famiglie che vivono in padiglioni separati con educatori preposti. L’attività ha l’obiettivo di interessare gli allievi , forgiare il loro carattere e arrivare ad un’ educazione completa. Si cerca inoltre di sviluppare il senso di responsabilità e gli alunni devono eleggere dei capitani per guidare il gruppo. Demolins è contrario ad un’educazione libertaria e ad approcci autoritari. Vengono insegnate tutte le materie con riferimenti alla realtà sociale ed economica. LA DIFFUSIONE DELLE SCUOLE NUOVE IN GERMANIA La tradizione romantica fa sì che si discostino dai modelli anglosassoni e francesi, ad esempio Lietz che, coerentemente con la mentalità dominante della società tedesca, propone un’ educazione di tipo autoritario. Invece Wyneken fonda la “libera comunità scolastica” in cui predomina il rispetto della cultura giovanile (bisogni e la visione del mondo dei giovani) teorizzato in “che cosa è la cultura giovanile” (1914). Innanzitutto bisogna fondare comunità scolastiche libere da controlli e condizionamenti esterni incentrate sull’ autogoverno degli studenti organizzati in gruppi di compagni e sull’ assemblea generale. L'esaltazione della natura e della cultura giovanile trova riscontro in Germania nella diffusione spontanea di numerosi movimenti giovanili basati sul culto della vita a diretto contatto con la natura, sul distacco dalla scuola e dalla tradizione classica, sul viaggio e sull’esperienza di gruppo. Fu diretto ispiratore dell’associazione dei Wandervogel. La centralità del vitalismo e del misticismo farà confluire nel nazionalsocialismo queste esperienze che utilizzeranno questo modello educativo per il loro Stato totalitario. LA DIFFUSIONE DELLE SCUOLE NUOVE IN ITALIA In Europa le scuole nuove sono principalmente indirizzate verso gli studi secondari , mentre in Italia sono formate per studi di istruzione primaria e infantile. In Italia, un paese rurale, religioso e contrassegnata da una cultura educativa in cui è centrale il ruolo della madre, Le sorelle Agazzi propongono la trasformazione dell'asilo infantile per renderlo "a misura di bambino" seguendo il modello di Frobel. A Mompiano a Brescia fondano la prima scuola materna per formare bambini , non scolari, seguendo gli insegnamenti del corso per maestre giardiniere che avevano seguito (suggerito dal preside Bresciano Pasowali ). L'istruzione proposta dalle sorelle Agazzi e gli ambienti educativi devono essere caratterizzati da un' atmosfera familiare ed affettiva con educatrici che svolgano il ruolo di madri accoglienti e affettuose. L' attività del bambino sta al centro della scuola; l'educatrice deve possedere particolari capacità di iniziativa, di promozione, di organizzazione, flessibilità e sensibilità. Deve esserci una continuità tra scuola e famiglia, infatti la docente deve essere capace di coordinare il lavoro e la vita dei bambini. L'attività educativa è intesa
essa non tiene conto delle sue difficoltà oppure le impegna separatamente. I programmi forniscono solo una cultura generale rinunciando alle attività pratiche e le competenze che danno. Le attività perciò dovranno rispettare le esigenze soggettivo- psicologica e oggettivo-sociali. Le prime si riferiscono ai bisogni dell'individuo e che Decroly divide in quattro tipologie principali:
meccanismi mentali del bambino e il loro funzionamento sgombrando il campo da false concezioni sulla natura del bambino e sulla sua educazione. Secondo la Montessori, il mondo è sempre meno a misura di bambino, poiché è abitato da adulti troppo affaccendati, distratti e tristemente assenti per assumere il compito di crescere i figli. Il suo progetto educativo parte quindi da una revisione profonda dello spazio e dell’attività scolastica. Questo perché la scuola è innanzitutto un ambiente di apprendimento che deve essere conformato alle esigenze dei bambini e alla loro crescita. Vengono perciò create le Case dei bambini ove gli spazi hanno una valenza educativa come il luogo di ubicazione degli istituti. I mobili sono a misura di bambino. Ne “La scoperta del bambino” 1971 , viene definita la Casa del bambino come una scuola di educazione ove i metodi sono ispirati ai razionali principi della pedagogia scientifica. Educando quindi, oltre che il bambino, anche la famiglia a offrire un ambiente adatto allo sviluppo del piccolo. Per la Montessori (rif. Itard, Seguin) i bambini hanno difficoltà a governare l’eccesso di stimoli che colpisce la loro mente assorbente. Per questo, l’educazione deve fornire contesti di esperienza che permettano al fanciullo di dare un ordine agli stimoli ed auto-gestirsi nella sua crescita libera. Al centro della pedagogia montessoriana vi sono inoltre materiali scientificamente studiati per la crescita sensoriale e cognitiva che rendono l’alunno capace di apprendere con ordine riducendo l’intervento dell’insegnante poiché sono appositamente preparati per esercitare le competenze specifiche. La scuola è la casa dei bambini e che consenta ai bambini il libero esercizio della loro attività. L’educazione deve inoltre controllare:
disponibile ad accogliere l’uomo in tutte le sue espressioni, valori e potenzialità. Occorre dunque un’educazione integrale che sviluppi il senso della libertà e della responsabilità. L’opera del maestro è quindi regolata in 4 norme fondamentali :
imposti dall’esterno, dall’ apprendimento significativo che nasce dall’esperienza e dai processi vitali dell’individuo portando ad una partecipazione globale della personalità, è automotivato (motivazione intrinseca), incide sul soggetto ed è autovalutato. Questa teoria dell’apprendimento si fonda sull’idea che la persona sia naturalmente motivata ad apprendere riuscendo a vincere le resistenze interne , essendo partecipe nel processo di apprendimento essendo coinvolto in tutte le sue dimensioni. Da qui nasce la pedagogia non direttiva cioè di un’educazione incentrata sulla spontaneità degli interessi del bambino, c’è però da sottolineare che non tiene conto di sentimenti o di significati personali , ma si rivolge solo alla dimensione cognitiva e/o mentale. Questa pedagogia non direttiva sente la necessità di ristrutturare il ruolo dell'insegnante. L'insegnante deve essere un facilitatore non deve imporre nulla, né fare lezione, né interrogare a meno che non gli venga richiesto dagli allievi. Quindi il docente deve costruire un clima iniziale per far maturare l'esperienza educativa presentando l'argomento e i materiali proponendo tecniche di studio dichiarando in cosa è più competente. vi è quindi un gruppo di apprendimento, in cui si è tutti alla pari, si può richiedere l'aiuto dell'insegnante per facilitare il raggiungimento del risultato perché lui può assumere il compito di essere un mezzo/strumento del gruppo del suo lavoro non valutando. FREIRE E LA PEDAGOGIA DEGLI OPPRESSI La sua critica si applica all' istruzione extrascolastica , inventa anche un metodo apposito per alfabetizzare i poveri brasiliani. Vi è infatti da parte sua la consapevolezza del legame tra oppressione politico-sociale e educazione conservatrice , facendo nascere quindi la pedagogia degli oppressi. Cerca quindi di convogliare marxismo e cristianesimo e si propone di rendere gli oppressi coscienti della loro condizione e di liberarsi. Il primo passo è la trasformazione del rapporto insegnante-alunno. Deve essere quindi abbandonata la pedagogia autoritaria di una narrazione a senso unico. Entrambi gli attori devono essere protagonisti attraverso il dialogo che è lo strumento di un rapporto paritetico , creando un rapporto educatore- educando e vice versa per ottenere la libertà di entrambi. La liberazione per gli oppressi deve rendersi possibile grazie al contatto che gli educatori stabiliscono con la realtà di miseria e oppressione, operando in essa, e quindi occorre che si arrivi nelle strade e nei villaggi rivolgendosi a bambini e adulti per offrire alfabetizzazione e culturale-politica. La scolarizzazione degli oppressi si esaurisce nel possesso degli strumenti per leggere, scrivere e fare i conti, ma deve giungere alla coscientizzazione acquisendo una capacità critica che può consentire solo il dialogo comunità. Può avvenire che gli adulti iniziano a leggere e scrivere tramite quadri-situazioni , immagini raffiguranti situazioni note legate ai bisogni. Vi è l'invito al dialogo e alla riflessione consapevole sulle strategie da utilizzare nei casi presentati. L'insegnamento della