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Vita, opere e pensiero di Alessandro Manzoni
Tipologia: Appunti
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L’educazione in collegio: Alessandro Manzoni nasce il 7 Marzo 1785 a Milano da Giulia Beccaria, figlia dell’illuminista Cesare Beccaria. I genitori si separano e il poeta passa l’infanzia in collegio , che lascia in lui un ricordo del tutto negativo, ma lo avviano alla conoscenza di autori moderni come Alfieri e Parini e alla lettura dei pensatori francesi illuministi. Parigi, il matrimonio e la conversione: Nel 1805 si trasferisce a Parigi dove la madre viveva con Carlo Imbonati. Il compagno però muore improvvisamente prima dell’arrivo del giovane in Francia, che ne onora la memoria con un componimento intitolato “In morte di Carlo Imbonati”. Tornato a Milano Manzoni conosce Enrichetta Blondel, con la quale si sposerà e avrà dei figli. In questi anni il poeta si riavvicina alla fede cattolica e matura la sua conversione religiosa , considerata una trasformazione interiore. Un’intensa stagione poetica: La conversione religiosa coincide con un distacco definitivo dalla poesia neoclassica. Compone gli “Inni Sacri” : dodici componimenti dedicati ai principali momenti della liturgia e della storia cristiana , di cui solo cinque compiuti. Negli anni più tumultuosi della storia europea, Manzoni si dedica anche alla tematica civile. Nel 1821 produce due odi civili : “Marzo 1821” e “Il cinque Maggio” , nelle quali coniuga la riflessione politica alla meditazione sull’esistenza di Dio nella storia. Scrive anche delle tragedie : con “Il conte di Carmagnola” comincia la grande meditazione sulla storia , sentita tragicamente come luogo di malvagità e dolore , in cui la giustizia è ingiusta e la lealtà diventa tradimento. In “ Lettera al signor Chauvet sull’unità di tempo e di luogo nella tragedia” , il poeta si rivolge al critico francese Victor Chauvet spiegandogli le ragioni che lo portarono ad aderire al Romanticismo , allontanandosi dal classicismo. La tragedia “Adelchi” è invece una riflessione sul ruolo del soggetto collettivo nella storia , dove Manzoni esprime la sua visione pessimistica della storia e della politica, considerate due realtà dalle quali non può nascere altro se non soprusi e sofferenze. La lunga composizione del romanzo: Dall’Aprile del 1821 al Settembre del 1823 , Manzoni si dedica alla stesura dei “Promessi sposi”, inizialmente intitolato “Fermo e Lucia”, cui prima edizione del romanzo viene pubblicata nel 1827 (“ ventisettana ”). Ma Manzoni, nonostante l’immediato successo, non è soddisfatto della veste linguistica dell’opera, per cui decide di compiere un viaggio in Toscana con la famiglia per studiare dal vivo il fiorentino parlato dalle persone colte. Dolo lunghi studi e un’attenta revisione, tra il 1840 e il 1842 viene pubblicata a dispense la seconda edizione del romanzo (“ quarantana ”). I “Promessi sposi” viene considerato uno spartiacque nella poetica del poeta e nella storia della letteratura italiana: dopo la conversione al cattolicesimo e l’adesione al Romanticismo, Manzoni individua nuovi contenuti e ricorre a nuove forme espressive. Insieme all’edizione definitiva dell’opera, Manzoni, pubblica anche la “Storia della colonna infame” : un saggio nel quale l’autore affronta il tema della giustizia, rifacendosi ad un processo risalente al periodo della peste a Milano, in cui gli “untori” vennero accusati sulla base di pregiudizi e superstizioni di aver diffuso intenzionalmente il contagio.
La fine della stagione creativa e i lutti familiari: La vita familiare dello scrittore si fa sempre più cupa : la moglie muore, già malata da anni; la primogenita Giulia scompare, lasciando una figlia di un anno; successivamente tre delle sue figlie muoiono e i figli Enrico e Filippo sono una fonte continua di dispiaceri. Lo slancio creativo, inoltre, si esaurisce con la prima stesura dei Promessi Sposi, nel 1827. Inizia a comporre degli inni religiosi in forma poetica (“Il Natale del 1833 ” e “Ognissanti”), ma restano incompleti. Il nuovo matrimonio e l’amicizia con Rosmini: Nel 1837 Manzoni si sposa con Teresa Borri. Ospite sul Lago Maggiore del figlio di Teresa, il poeta conosce il sacerdote e filosofo Antonio Rosmini. Grazie all’amicizia con Rosmini si apre una nuova fase di riflessione e scrittura , che lo portano a comporre il trattato “ Dell’invenzione ” nel 1850 , centrato su un’idea fondamentale della poetica manzoniana: il poeta non crea ma “inventa”, cioè scopre la poesia che è già nella realtà. Nello stesso anno esce “ Del romanzo storico ”: un saggio in cui Manzoni riflette sul romanzo storico e che si conclude con la negazione del valore didattico di questo genere. Una visione organica e problematica: Il pensiero di Manzoni è sorretto sa una visione unitaria e organica, ma anche problematica. La fede cristiana e la centralità del Vero determinano un saldo legame tra pensiero e poetica , in un’incessante meditazione in cui politica e religione, impostazioni teoriche ed elaborazioni poetiche si intrecciano e si alimentano a vicenda. La conversione avvia l’esperienza di un cristianesimo vissuto con intensità e rigore tali da improntare anche le posizioni letterarie. Manzoni elabora una visione complessiva in cui la riflessione storica si concilia con la fede , stabilendo come cardine la Grazia. Il pensiero manzoniano segue da una parte l’evoluzione del suo pensiero, che come abbiamo visto affronta numerosi cambiamenti nella sua vita, e dall’altra le influenze letterarie degli ambienti in cui dapprima si forma, in tenera età, e poi vive. Illuminismo: La prima parte del suo pensiero è analitica , illuminista. Ciò è dovuto alla sua forte formazione classica , che riceve durante gli studi d’infanzia. Ciononostante, sebbene critichi chi non analizza la storia e gli avvenimenti con scienza e razionalità, ha una forte disillusione verso la capacità umana di cavarsela da solo : l’uomo non può badare da solo a sé , e da solo non riuscirebbe a risolvere tutto ciò che scatena. Questo è un abbozzo di visione religiosa , bisognosa di un intervento divino per risollevare le sorti umane. Interesse per la Storia: Nonostante abbia una visione negativa della storia umana , egli ne è comunque fortemente attratto. Per lui non è importante lo studio della storia di guerre e dei forti , ma cosa accede alle popolazioni misere , alle loro condizioni. Manzoni, al tempo sostenitore giacobino (libertario e anticlericale), valuta questa visione grazie alla conoscenza di Francesco Lomonaco e di Vincenzo Cuoco (esuli della Repubblica partenopea), i quali risvegliano nel poeta l’interesse per lo stoicismo di Gianbattista Vico , che individua nel divenire storico un senso unitario. Un altro incontro importante è quello con gli idéologues francesi : da loro approfondisce il gusto dell’ analisi storica connessa all’intransigenza morale , e matura l’interesse verso le problematiche del Romanticismo. La conversione mette definitivamente in discussione i principi illuministi , ritenuti inadeguati per rispondere alle domande esistenziali della vicenda umana e della storia.