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VITA E OPERE DI ALESSANDRO MANZONI
Tipologia: Appunti
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I critici credono che il libro vecchio sia una storia completamente a pare in cui i protagonisti sono Fermo e Lucia.
La struttura è ad albero, in cui vi è un filone centrale e dei rami che si innestano in esso.
Alessandro Manzoni conclude l’opera nel ’23 e nello stesso anno la riprende intitolandola “Gli Sposi Promessi”. Il primo volume dell’opera è pubblicato nel ’24, il secondo nel ’25 e il terzo nel ’27. Egli divide la narrazione in 6 nuclei narrativi che si intrecciano. I personaggi sono più delineati e descritti anche dal punto di vista psicologico. Egli nella stesura dell’opera pervenutaci impiegò 12 anni, apportando le seguenti modifiche: elimina il dialetto milanese, utilizzando inizialmente il Toscano del vocabolario della Crusca, il quale però risulta molto artificioso, dunque decide di adottare il Toscano parlato, in modo che possa leggerla anche il cittadino medio. L’opera uscirà nel ’40 in 108 fascicoli.
Renzo Tramaglino, il giovane che vuole sposarsi, onesto, lavoratore, ma imprudente e pronto a ribellarsi alle ingiustizie: alla fine capirà che bisogna accettare la volontà di Dio;
Lucia Mondella, la giovane promessa in sposa a Renzo, mite ma determinata, decisa a portare avanti il suo ideale religioso a ogni costo, alla fine anche lei si adatterà al compromesso e a vivere la vita reale,;
Don Abbondio, il sacerdote che dovrebbe sposare i due giovani, codardo, arrogante con i più deboli, servile con i potenti, rappresenta un modello negativo secondo la quale la religione è asservita al potere;
Don Rodrigo; il signore del luogo, ricco e potente che ostacola il matrimonio di Lucia e Renzo, vive nell'illegalità e usa la violenza per raggiungere i suoi scopi, è destinato a una fine ignobile;
L'Innominato, figura misteriosa di uomo potentissimo e malvagio che si converte alla fede e ritrova la salvezza;
La Monaca di Monza, personaggio in parte ispirato a una donna realmente esistita, suora del monastero in cui trova rifugio Lucia. Gertrude è una donna dalla psicologia contorta e malata, che non saputo trovare conforto nella fede e ha imboccato la via sbagliata che la porta a procurare il male a se stessa e agli altri;
Padre Cristoforo, il frate cappuccino che aiuta i due giovani sfortunati, rappresenta un modello ideale di religioso, umile, pronto a sacrificarsi per gli altri, ma anche coraggioso con i prevaricatori.
È uno dei 5 inni sacri di Manzoni e viene elaborato in 3 stesure. Fino ad allora l’autore si dedicava a poemi neoclassici, ad esempio “L’Urania”, considerando, però, quei versi fittizi e privi di senso, infatti, decide di dedicarsi alla creazione di un’epica collettiva, dunque accessibile a tutti. In questi poemi, linguaggio non risulta completamente popolare, poiché implica alcuni termini teologici che devono inevitabilmente essere quelli, altrimenti cambierebbero completamente il significato. L’unica opera di Manzoni che ha sia equilibrio fisico che stilistico è “La Pentecoste”, nel quale il tema di sfondo è evangelico ed è appunto ‘l’uguaglianza tra tutti gli uomini’, base illuminista che lui coglie fortemente. Un altro tema molto importante è ‘la condanna agli oppressori’, poiché in quanto uomini uguali non esiste che qualcuno opprima un altro uomo. L’opera è suddivisa in 3 parti:
Secondo Manzoni, la letteratura integra la storia, cioè invenzione (letteratura) e fatti reali (storia). Secondo il suo parere, la storia non è capace di esplicitare sentimenti, per questo motivo gli integra la letteratura, senza togliere però importanza alla storia.
L’autore è molto fiducioso nel Romanticismo, infatti, nella Lettera a Cesare D’Azzeglio spiega cosa c’è di buono in questo periodo:
**- UTILE COME SCOPO
“ 5 MAGGIO” viene composta in onore della morte del grande Napoleone. Nella creazione, prende dalle Odi Civili i temi epici, dagli Inni sacri prende il linguaggio e l’importanza religiosa e biblica. Ma ciò non crea squilibrio nell’opera tra epicità o religiosità, poiché Manzoni riesce ad equilibrare le due cose, come avevamo già visto nella Pentecoste. Non appena l’autore seppe della morte di Napoleone, scrisse ‘a caldo’ un commento in 4 giorni, e lo propose alla censura austriaca , la quale però non gli permise di pubblicarlo, dunque fu uno scritto che circolò a mano e solo dopo qualche anno fu pubblicato in Piemonte senza l’autorizzazione di Manzoni. Dopo due mesi dalla pubblicazione, avvenne il riconoscimento da parte dell’autore e diventò così celebre da raggiungere la Germania ed essere tradotto in tedesco. Manzoni in quanto liberale non era un grande stimatore di Napoleone, ma la sua morte lo scosse, così da scrivere un commento conclusivo della vita di egli con chiave religiosa.
Anche nelle tragedie Manzoni adotta delle caratteristiche presenti nel romanticismo. Nella prefazione del “Conte di Carmagnola” egli adotta 3 novità:
- UNITA’ TEMPO-LUOGO, mentre per Aristotele la vicenda non doveva durare più di 24 ore e doveva svolgersi in un solo luogo, per Manzoni affinché una tragedia possa risultare vero simile, non necessariamente deve svolgersi in 24 ore e può svolgersi in diversi luoghi.
Queste novità erano già presenti in Shakespeare, in quanto rompe l’unità tempo-luogo di Aristotele, e introduce la tragedia moderna al quale Manzoni si ispirò.
L'atto III è dedicato alla guerra fra Franchi e Longobardi.
Di nuovo l'autore si rivolge agli Italiani di allora per esortarli a non farsi illusioni e a prendere in mano il proprio destino senza contare sull'aiuto straniero.
Il coro si divide in due parti: la descrizione (v.1-130) del conflitto tra Franchi e Longobardi e del comportamento pacifico di una popolazione, quella latina, che non è un popolo ma un "volgo disperso"; e l'esortazione ai Latini (v.31-66) a non aspettarsi la liberazione dai Franchi ( è implicitamente agli Italiani ad affidarsi alle proprie forze per realizzare l'unità d'Italia).
PARAFRASI:
Dalle corti ricoperte di muschio, dalle piazze in rovina, dai boschi, dalle fucine rumorose e infuocate, dai campi bagnati dal sudore dei servi, un popolo sparso di scatto si risveglia e tende l'orecchio, alza la testa scosso da un nuovo crescente rumore.
Dagli sguardi perplessi, dai volti paurosi traspare la fiera virtù degli avi, come un raggio di sole tra le nuvole:
negli sguardi e nei volti confusi e dubbiosi si mescolano e si scontrano le sofferenze subite con il debole orgoglio del tempo passato.
Si raduna avida si disperde paurosa per strade tortuose con passo incerto, e fra timore e desiderio ora avanza, ora si ferma e scruta e guarda scoraggiata e confusa la folla sparsa dei signori crudeli che fugge dalle spade e non si ferma.
Anche nell’ Adelchi , c’è una visione pessimista