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Algoritmi + social network, Schemi e mappe concettuali di Sociologia Della Comunicazione

L'utilizzo degli algoritmi e dei social network

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2021/2022

Caricato il 10/01/2023

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alberto-santonocito 🇮🇹

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SOCIOLOGIA DEL GIORNALISMO LEZIONE 6
Algoritmi + dati = social network
Il focus riguarderà gli intermediari di conoscenza, che possono essere tecnologici e
umani (giornalisti, media, algoritmi).
Per comprendere la funzione dell’algoritmo interviene il concetto chiave di
reintermediazione. I social network funzionano sulla base delle dinamiche sociali che
regolano il comportamento in gruppo.
Fino a qualche anno fa si riteneva che l’algoritmo fosse un fattore di
disintermediazione. Il live facebook di un comizio non è disintermediazione, ma in
realtà i social non disintermediano il rapporto, lo re intermediano. Quando un
soggetto politico usa i social network di mezzo c’è sempre un fattore algoritmico.
L’algoritmo è un potente reintermediario di comunicazione, i fattori reint. sono due:
- Il primo è l’algoritmo: anche all’interno di uno stesso network non tutti vedono
tutto, perché l’algoritmo decide quale segmento viene toccato da un certo tipo
di contenuto (il 15/16% della base). Soprattutto decide chi non lo vedrà.
- Le dinamiche sociali: la community è centrale e deve essere attiva, perché il
miglior reintermediario sono le persone che mi seguono.
I dati che vengono trattati dall’algoritmo sono dati di comportamento riflessi.
L’abbondanza comunicativa e il sovraccarico di informazione: l’individuo come
gatekeeper di se stesso. Secondo Kean il flusso comunicativo oggi è sovrabbondante.
Ciascuno di noi vive una situazione di saturazione informativa, che pone in una
condizione in cui ci si chiede se è il caso di alzare o abbassare il cancello delle
informazioni. Come controllo il flusso di informazioni che ho intorno.
La razionalità di un soggetto è limitata alle informazioni disponibili, dai limiti
cognitivi soggettivi e dall’ammontare finito di tempo a disposizione.
Il tempo è cruciale nella capacità di auto controllo rispetto al flusso informativo.
L’attore sociale sui social network
Nell’analisi dell’agire sociale del soggetto sulle piattaforme social si deve considerare
che le piattaforme sono infrastrutture del comportamento, quindi non lo determinano,
però lo vincolano: proprio come un edificio, una ferrovia, un ponte (per es.
like/dislike). Le piattaforme non sono media, quindi oppongono alla media logic una
logica di network che è la stessa dei gruppi primari e secondari offline. Segue dunque
l’analisi delle 3 principali dinamiche sociali che regolano il comportamento sui
social: self promotion (narcisismo), conformismo, autoreferenzialità.
Self promotion
I palcoscenici sociali sono il luogo dove veniamo riconosciuti ed essendo attori
sociali abbiamo necessità di essere riconosciuti. Le persone stanno sui social network
per avere più riconoscimento sociale possibile. Si attende dagli altri la conferma della
propria autostima. Combinazione di sé e management dell’io (come scelgo di
presentarmi), presentazione di sé come autopromozione – modalità storytelling.
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SOCIOLOGIA DEL GIORNALISMO LEZIONE 6

Algoritmi + dati = social network Il focus riguarderà gli intermediari di conoscenza, che possono essere tecnologici e umani (giornalisti, media, algoritmi). Per comprendere la funzione dell’algoritmo interviene il concetto chiave di reintermediazione. I social network funzionano sulla base delle dinamiche sociali che regolano il comportamento in gruppo. Fino a qualche anno fa si riteneva che l’algoritmo fosse un fattore di disintermediazione. Il live facebook di un comizio non è disintermediazione, ma in realtà i social non disintermediano il rapporto, lo re intermediano. Quando un soggetto politico usa i social network di mezzo c’è sempre un fattore algoritmico. L’algoritmo è un potente reintermediario di comunicazione, i fattori reint. sono due:

  • Il primo è l’algoritmo: anche all’interno di uno stesso network non tutti vedono tutto, perché l’algoritmo decide quale segmento viene toccato da un certo tipo di contenuto (il 15/16% della base). Soprattutto decide chi non lo vedrà.
  • Le dinamiche sociali: la community è centrale e deve essere attiva, perché il miglior reintermediario sono le persone che mi seguono. I dati che vengono trattati dall’algoritmo sono dati di comportamento riflessi. L’abbondanza comunicativa e il sovraccarico di informazione: l’individuo come gatekeeper di se stesso. Secondo Kean il flusso comunicativo oggi è sovrabbondante. Ciascuno di noi vive una situazione di saturazione informativa, che pone in una condizione in cui ci si chiede se è il caso di alzare o abbassare il cancello delle informazioni. Come controllo il flusso di informazioni che ho intorno. La razionalità di un soggetto è limitata alle informazioni disponibili, dai limiti cognitivi soggettivi e dall’ammontare finito di tempo a disposizione. Il tempo è cruciale nella capacità di auto controllo rispetto al flusso informativo. L’attore sociale sui social network Nell’analisi dell’agire sociale del soggetto sulle piattaforme social si deve considerare che le piattaforme sono infrastrutture del comportamento, quindi non lo determinano, però lo vincolano: proprio come un edificio, una ferrovia, un ponte (per es. like/dislike). Le piattaforme non sono media, quindi oppongono alla media logic una logica di network che è la stessa dei gruppi primari e secondari offline. Segue dunque l’analisi delle 3 principali dinamiche sociali che regolano il comportamento sui social: self promotion (narcisismo), conformismo, autoreferenzialità. Self promotion I palcoscenici sociali sono il luogo dove veniamo riconosciuti ed essendo attori sociali abbiamo necessità di essere riconosciuti. Le persone stanno sui social network per avere più riconoscimento sociale possibile. Si attende dagli altri la conferma della propria autostima. Combinazione di sé e management dell’io (come scelgo di presentarmi), presentazione di sé come autopromozione – modalità storytelling.

Il conformismo Teoria dell’equilibrio: dentro una cerchia un individuo tende a minimizzare il conflitto per massimizzare l’armonia. Sui social è così Divertirsi significa essere d’accordo dunque ci si associa. La religione del positivo la troviamo all’interno dell’appartenenza social in modalità straordinaria. L’autopromozione richiede un intenzionale auto inganno, compreso il costante tentativo di reprimere o tenere lontane le possibilità spiacevoli. Ormai molti studi matematici confermano la teoria dell’equilibrio di Haider negli ambienti sociali. Autoreferenzialità Ogni gruppo è autoreferenziale nei confronti di se stesso. Le cerchie amicali si costruiscono sulla base di omogeneità interna, quindi la discussione tende ad avere luogo in camere di risonanza, nelle quali individui accomunati da opinioni tendenzialmente vicine evitano i dibattiti con i loro avversari, coscientemente o meno (eco chambers). Le persone si associano sul principio di omofilia: sull’appartenenza a gruppi di diversa dimensione (cerchie relazionali). Non ci si associa solo per un’omofilia di valore (stessa squadra tifata) ma anche per omofilia di status. All’interno dei gruppi si formano “élite” più attive e presenti di altre e si costituiscono leadership. Tali élite sviluppano linguaggi specifici e codici esclusivi. L’autoreferenzialità di un gruppo non è legata ai social, è un meccanismo sociale. La campagna digitale del “vincisalvini” è stato un concorso che aveva 3 obiettivi di comunicazione digitale. Il data mining per il microtargeting, massimizzare il potenziale engagement online, attivare “la leadership molecolare” sul campo, creando una reintermediazione personale del messaggio comunicativo. Per “leadership molecolare” si intende una leadership diffusa, fisicamente presente e attiva sul territorio, capace di attrarre e mobilitare le risorse presenti nella società, di far lavorare insieme gli individui valorizzandone ogni singola qualità, favorendo il riconoscimento reciproco e anzi la sinergia delle diversità per generare idee, progetti, iniziative inedite. Tali leader molecolari hanno il compito di essere delle hub, dei centri della comunicazione interpersonale come strategia di comunicazione politica digitale, perché rappresenta prossimità e fiducia. Tali leader sono dei leader d’opinione che filtrano il messaggio politico che arriva ai soggetti influenzati, in virtù della loro posizione di leader orizzontali (allo stesso livello), mantenendo lo schema della leadership verticale. Per la comunicazione social valgono varie teorie sociologiche:

  • Teoria in group/out group: l’identificazione in un gruppo di appartenenza è favorita dalla presenza o dall’invenzione di nemici esterni.
  • Teoria della socievolezza: è la forma più pura dell’interindividualità e suppone 3 condizioni: esclusione di tutto ciò che per la personalità ha importanza oggettiva, ma che non è però in comune con gli altri; avere se stessa come unico scopo; elaborazione e trasformazione in forma ludica e leggera della vita. La socievolezza può darsi solo nella neutralizzazione, sia pur momentanea, delle differenze e contrasti individuali.