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alimentazione e malattie correlate ( colesterolo, diabete, obesità)
Tipologia: Appunti
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Le abitudini alimentari, l’attività fisica e la componente genetica sono fattori importanti per comprendere lo stato di salute di un soggetto e la probabilità che determinate malattie si possano manifestare nel corso della vita. La“ terapia alimentare” è assolutamente un atto medico. Obesità L’obesità è una condizione patologica caratterizzata da un enorme accumulo di grasso nell’organismo. Il soggetto obeso viene definito tale quando supera del 20% il pro- prio peso ideale, mentre si parla genericamente di sovrappeso per valori inferiori(compresidisolitotrail10- 20%). Si considera più precisamente, come detto in precedenza, l’indice di massa corporea (iMC)o BodyMass Index (BMI), che deriva dal rapporto fra il peso corporeo in chili e la statura in metri al quadrato. Le cause dell’obesità sono diverse, e nascono dalla combinazione di numerosi elementi. In alcuni soggetti l’obesità è dovuta a un metabolismo di base ridotto; in questo caso si parla di obesità da deficit termogenetico. Molto comuni sono le obesità derivate da anomalie del com- portamento alimentare, che possono essere determinate sia da disturbi psicologici ,sia da condizioni socio-economiche e familiari (super-alimentazione nelle abitudini alimentari). L’obesità può assumere configurazioni assai diverse, percui possiamo distinguere: ○ l’obesità di tipo androide (che predilige gli uomini),con grasso localizzato prevalentemente in sede addominale e viscerale; ○ l’obesità di tipo ginoide (che predilige le donne), con grasso localizzato per lo più a livello delle cosce e dei glutei. L’accumulo di lipidi, infatti, può interessare anche alcuni organi come il fegato, il cuore, il pancreas, provocando gravi danni alla loro funzionalità. I sintomi che l’obeso riscontra più frequente- mente sono: diminuita forza fisica, disturbi cardiovascolari, predisposizione all’ipertensione arteriosa, dolori articolari, artrosi, diabete mellito, gotta, arteriosclerosi, tromboembolie, scompenso cardiaco e predisposizione verso alcune malattie tumorali. Circa l’80% degli adulti a cui viene diagnosticato il diabete è obeso. Perdere qualche chilo aiuta ad abbassare il livello di glicemia. i tessuti adiposi che comprimono i vasi sanguigni causano un’insufficienza circolatoria che negli arti inferiori si manifesta con le vene varicose. sono stati rilevati molti casi di infertilità maschile e femminile nelle persone in forte sovrappeso, il che fa supporre una relazione tra obesità e incapacità di riproduzione. Indicazioni dietetiche La prevenzione e la terapia dell’obesità consistono nell’adottare un programma dietetico ipocalorico ma bilanciato nella ripartizione dei nutrienti. Gli schemi dieto terapeutici andranno di
volta in volta individualizzati, considerando sempre un equilibrato apporto di tutti i nutrienti, nel rispetto dell’apporto calorico stabilito. È buona norma non proporsi traguardi esagerati da raggiungere in breve tempo; la perdita di peso, per esempio, non dovrebbe scendere sotto i 4 kg al mese. Il paziente dovrà farsi parte attiva nel programma dietetico, ed in particolare: non cambiare la dieta senza prima consultare il dietologo, non mangiare fuori dai pasti, non bere alcolici fuori dai pasti ma invece acqua secondo il bisogno.. Ricordiamo alcune regole generali da considerare nel trattamen- to dell’obesità: ○ non scendere al di sotto delle 1200 kcal/giornaliere e considerare che è bene non perdere più di 1 kg di peso alla settimana; ○ ridurre la quota di lipidi e zuccheri semplici; ○ aumentare il consumo di fibra e privilegiare cibi a basso valore calorico; ○ suddividere la razione alimentare in tre pasti alimentarienon mangiare fuori pasto; ○ non bere alcolici o limitarli fortemente; ○ attenersi scrupolosamente alle indicazioni del dietologo e consultarlo in caso di variazione della dieta. Aterosclerosi L’ aterosclerosi è una malattia degenerativa che colpisce i vasi sanguigni ed è caratterizzata dalla deposizione di sostanze lipidiche nella parete interna di vasi e arterie , con conseguente ispessimento e perdita di elasticità. Tale fenomeno è dovuto alla formazione delle placche di ateroma , costituite da colesterolo e trigliceridi che restringono il calibro del vaso. Formazione della placca di ateroma
Preferire il consumo di: ○ pesce azzurro, ricco di acidi grassi polinsaturi; ○ alimenti ricchi di fibra: verdura, frutta (ad eccezione di banane, fichi, uva, cachi e frutta disidratata); ○ condimenti di origine vegetale in modo moderato (olio di oliva e.v.). È importante ricordare il ruolo che viene svolto dagli acidi grassi essenziali ( A.G.E ), costituiti da acido linoleico, della serie Omega-6 ( -6) e acido -linolenico, della serie Omega-3 ( -3). Buone fonti sono l’olio di oliva, di girasole, di vinacciolo, di mais e di soia Omega-3 (derivati dall’acido linolenico) Buone fonti sono i semi di soia e l’olio di soia e di ravizzone, i pesci grassi come le sarde, gli sgombri e il salmone, olio di lino, olio di pesce, fibre solubili, cipolle crude, olio extravergine di oliva, succo d’arancia e con moderazione vino rosso, in quanto contiene resveratrolo. In sintesi, la dieta per la prevenzione dell’aterosclerosi consiste nel: ○ normalizzare il peso in presenza di sovrappeso o obesità; ○ ridurre il consumo di zuccheri semplici(i carboidrati devono essere al di sotto del 50% delle kcal totali); ○ limitare o eliminare l’assunzione di bevande alcoliche; ○ limitare gli acidi grassi saturi ed eliminare gli acidi grassi insaturi di tipo trans ; ○ preferire gli acidi grassi essenziali e l’acido oleico (olio di oliva e.v.); ○ preferire proteine vegetali e fibre solubili. Ipertensione Con il termine ipertensione si intende l’aumento della pressione sanguigna nelle arterie e nelle vene oltre i valori medi normali. La pressione arteriosa, detta anche comunemente “pressione”, è quindi prodotta dal cuore e varia da persona a persona in funzione dell’età, dello stato emotivo e dell’attività fisica. I valori considerati normali per la pressione dovrebbero oscillare tra i110e140 mm di mercurio per quanto riguarda la pressione massima (pressione sistoli- ca quando il cuore si contrae) e tra gli 80-90 mm di mercurio (Hg) per quanto interessa la pressione minima (pressione diastolica quando il cuore si rilassa). Indicazioni dietetiche È stato dimostrato che per l’iperteso il rischio di morire di ictus o infarto è doppio rispetto alla
popolazione normale. Le complicazioni dell’ipertensione sono: ○ ingrossamento del muscolo cardiaco; ○ ictus o infarto; ○ aterosclerosi; ○ danni renali; ○ danni oculari. La quantità di sodio consigliata in una dieta iposodica è di 2-3 grammi al giorno. Alimentazione nell ipertensione Evitare il consumo di: ○ alimenti ricchi di sale: snack, patatine, insaccati, formaggi salati, dadi da brodo, ecc. ○ superalcolici Ridurre il consumo di: ○ sale da tavola (preferire altri condimenti e spezie); ○ alcol (max. 2 bicchieri di vino al giorno per l’uomo e 1 per la donna); ○ caffè e tè; ○ dolci e bevande zuccherate; ○ carne rossa (non piùdi 3voltela settimana). Ipertensione e malattie correlate L’ ipertensione rappresenta un fattore di rischio per l ’insufficienza renale, l ’infarto, l ’ictus, ecc. L’ insufficienza renale è determinata dall’occlusione dei vasi renali con conseguente riduzione della capacità filtrante dei reni. Una insufficiente irrorazione sanguigna ad un organo o a parte di esso per una occlusione improvvisa può essere causa di: ○ infarto , se l’organo colpito è il cuore; ○ ictus , se viene interessato il cervello (con conseguenze neurologiche). Preferire il consumo di: ○ vegetali e frutta; ○ pesce ricco di Omega-3 (pesce azzurro, salmone, tonno); ○ pasta, pane e derivati a basso contenuto di sodio; ○ formaggi magri non salati; ○ carni bianche; ○ olio extravergine di oliva.
La pratica di una corretta alimenta- zione deve pertanto osservare: ○ un basso apporto di zuccheri semplici (che non superi il 5% delle calorie totali); ○ un apporto calorico complessivo proporzionale al peso; ○ un apporto elevato di fibra solubile; ○ grassi e proteine in funzione del- le condizioni metaboliche. Metabolismo glucidico Il fegato contribuisce insieme al pancreas alla regolazione della glicemia grazie all’azione di due ormoni, l’insulina e il glucagone prodotti dal pancreas : l’insulina ha il compito di abbassare il livello di glucosio nel sangue, mentre il glucagone ha il compito di farlo alzare. Il fegato (come anche il muscolo) rappresenta una riserva di glucosio, sotto forma di glicogeno , utilizzato dai tessuti quando quello del sangue non è sufficiente. Alimentazione nel diabete La dieta deve essere personalizzata: limitare sempre il consumo di alimenti ricchi di zuccheri semplici, controllare il livello glicemico ed il peso corporeo, non fumare) evitare il consumo di: ○ prodotti dolciari (cioccolato, gelato, marmellate, saccarosio, miele, ecc.); ○ primi piatti eccessivamente elaborati; ○ grissini, crackers, pizze; ○ bevande alcoliche e superalcolici; ○ bibite comuni ricche di zuccheri, succhi e spremute di frutta. (il miele può essere limitato esclusivamente nella prima colazione) Ridurre il consumo di: ○ carni grasse; ○ insaccati; ○ pesci grassi o in salamoia o sott’olio; ○ condimenti grassi; ○ formaggi grassi e semigrassi; ○ latte intero. Preferire il consumo di: ○ tutti i tipi di frutta, esclusa quella particolarmente ricca di zuccheri semplici; ○ cereali e derivati integrali; ○ carni bianche, magre sia di bovino che di maiale e agnello; ○ insaccati magri (es. bresaola); ○ legumi; ○ tutti i tipi di pesce magro; ○ latte e yogurt scremato o parzialmente scremato; ○ formaggi magri; ○ olio extravergine di oliva;
○ bevande senza zucchero; ○ dolcificanti non calorici Gotta Storicamente nota come “malattia dei ricchi ” in quanto ssi associava al consumo di molta carne(alimento dei ricchi). La gotta è una malattia del metabolismo purinico, caratterizzata da attacchi ricorrenti di artrite infiammatoria acuta con dolore, arrossamento e gonfiore delle articolazioni, causati dal deposito di cristalli di acido urico in presenza di iperuricemia. Le purine sono sostanze azotate che entrano nella composizione del DNA. Possono essere endogene (prodotte dal metabolismo corporeo)o esogene (derivate dalla degradazione degli alimenti). Il loro catabolismo dà origine all’acido urico, il cui aumento persistente nel plasma dà a sua volta origine alla gotta. La dieta di chi soffre di gotta deve essere a basso contenuto di purine (carni, frattaglie, latte, uova,formaggi) e di zuccheri semplici(inparticolare fruttosio, adazione iperuricemizzante), priva di alcolici e di bevande zuccherate,ricca di acqua oligominerale o minimamente mineralizzata per favorire l’espulsione di acido urico. Alimentazione e cancro Gli studiosi concordano nel ritenere che l’80-90%di tutti i tumori umani sia causato da fattori ambientali, tra cui primeggiano l’alimentazione ed il fumo da sigaretta. L’alimentazione svolge certamente un ruolo determinante nella formazione,ma anche nella prevenzione, di certi tipi di cancro_. Il tumore si manifesta a causa della crescita e diffusione fuori controllo di cellule anomale, le quali invadono e distruggono i tessuti circostanti incui si sviluppano e,attraverso un processo detto metastasi, si diffondono attraverso il sistema circolatorio e linfatico in altre parti dell’organismo,formando nuove cellule cancerose._ .Si ipotizza che vi siano almeno due fasi nello sviluppo di questa patologia: ○ una fase di attivazione ,in cui la cellula normale viene a contatto con una sostanza cancerogena e subisce le modificazioni citologiche che la rendono anomala ○ una fase di proliferazione , nella quale la cellula anomala si moltiplica dando luogo ai “tumori primari”. Fattori alimentari cancerogeni In generale il rischio di tumori maligni è correlato con il maggior apporto calorico e con il maggior consumo di grassi e di proteine di origine animalI. È comunque provato che i lipidi alimentari sono associati ai tumori del colon-retto, del fegato, del pancreas,della mammella e della prostata. Il consumo abituale ed eccessivo di bevande alcoliche porta ad un netto incre- mento di
○ buona presenza di cisteina, che svolge un utile ruolo protettivo cellulare; ○ ricchezza di indoli, sostanze efficaci contro il cancro alla mammella; ○ presenza di sulforafano, capace di eliminare dal corpo eventuali sostanze cancerogene. Radicali liberi Sono molecole dotate di forte reattività e dannose per la salute delle cellule. Possono infatti provocare danni irreversibili nei vari componenti cellulari e dello stesso DNA. Agiscono quindi come fattori cancerogeni. Vengono invece inattivati dagli antiossidanti presenti negli ortaggi e nella frutta. La fibra alimentare agisce positivamente nelle prevenzione dei tumori delcolon,in quanto favorisce il transito intestinale, ostacola l’assorbimento dei lipidi, riduce la secrezione di bile. L’alimentazione per prevenire il rischio da tumore ○ Ridurre l’apporto di acidi grassi saturi ed insaturi nei Paesi dove in media i lipidi costituiscono più del 30% della quota totale calorica giornaliera. ○ Consumare diete variate, contenenti diversi tipi di vegetali e frutta, specialmente ortaggi e/o tuberi nonché agrumi, stabilendo un’adeguata introduzione di vita- mine e minerali mediante il consumo di tali cibi anziché con la supplementazione farmacologica. ○ Consumare cibi ricchi di carboidrati complessi, come ad esempio amido (principale fonte di energia) e fibre alimentari (necessarie per regolarizzare il transito intestinale). ○ Mantenere un giusto peso corporeo. Se si vorrà ridurre l’apporto ener- getico, sarà necessario scegliere carboidrati complessi (cereali a grano intero, frutta, ortaggi), piuttosto che cibi grassi altamente calorici. ○ Mantenere un ridotto apporto di sale. Il risultato ottimale è rappresentato da un apporto salino inferiore a 5 g al giorno, in accordo con le raccoman- dazioni utilizzate nella prevenzione delle malattie cardio-vascolari. ○ Preferire i cibi freschi o modicamente trattati rispetto all’uso di cibi conservati, sottoposti a salatura o ad affumicatura. ○ Bere alcol con moderazione. Disturbi del comportamento alimentare, anoressia e bulimia I disturbi del comportamento alimentare (DCA) includono una serie di patologie caratterizzate da un’alterazione del comportamento alimentare e costituiscono una vera e propria emergenza
di salute mentale. Le adolescenti occidentali ricorrono alla stereotipo femminile proposto dal mondo della moda ,divulgato attraverso messaggi veicolati daimass-media e dalla pubblicità,nella continua ricerca dell’approvazione altrui. I disordini alimentari sono di natura psicologica e i pazienti che ne soffrono sono in genere depressi, ansiosi e hanno scarsa considerazione di sé. I DCA sono classificati come disturbi psichiatrici e per la loro cura è, quindi,necessario un supporto di professionisti medici esperti e psicologi, insieme ad un’adeguata assistenza nutrizionale. Le principali forme di malnutrizione correlate a disturbi del comportamento alimentare sono l’anoressia nervosa e la bulimia. Anoressia nervosa Una persona diventa anoressica quando,riducendo o interrompendo la propria consueta alimentazione,scende sottol’85% del peso normale per la propria età,sesso e altezza. L’anoressia nervosa è conseguente al rifiuto ad assumere cibo,determinato da una intensa paura di acquistare peso o diventare grassi, anche quando si è sottopeso. L’anoressia si manifesta in due modi: ○ con restrizioni, determinate dalla riduzione costante della quantità di alimenti ingeriti; ○ con abbuffate e successiva eliminazione,ad esempio tramite alimentazione compul- siva seguita da vomito autoindotto ,uso in appropriato di pillole lassativee diuretiche, iper-attività fisica per perdere peso. Anoressia deri- va da “anorexis” dove “ an ” = mancanza e “ orexis ”= appetito****. La malattia colpisce soprattutto le ragazze e le giovani donne (15-20anni) congrave deperimento,spesso accompagnato da stitichezza e da menorrea(interruzione del ciclo mestruale). Il soggetto anoressico è ossessionato dal pensiero del cibo, dei farmaci dietetici, delle calorie e dalla propriaimmagine.Nonsisentemaiabbastanza magro, sivedein sovrappesoesmettequasi completamente di mangiare per paura di ingrassare anche quando è notevolmente sottopeso. Bulimia Nervosa Una persona bulimica si abbuffa in modo moltodiverso da quello che avviene quando normalmente si mangia troppo. Le caratteristiche tipiche del comportamento bulimico sono: ○ ingestione di una quantità eccessiva di cibo, a volte per un totale di diverse migliaia di calorie, in un arco di tempo molto stretto, per esempio nel giro di due ore, e solitamente di nascosto da altri; bulimia deriva dal greco “boulimìa”, compostoda“ bous ”= bue e “ limòs ” = fame; cioè “ fame da bue ”. ○ la sensazione di non poter smettere di mangiare e di non poter controllare il proprio
aspetti come età,sesso ed alimentazione, ma anche processi metabolici più complessi del corpo. Tra questi il rilascio chimico-fisiologico dei nutrienti,l’azione degli enzimi della digestione,il trasporto attraverso le pareti dell’intestino nella circolazione sanguigna, l’immagazzinamento nel corpo , ecc La biodisponibilità è influenzata da fattori intrinseci o fisiologici (specieanimalee genotipo; età e sesso; microflora intestinale ed eventuali infezioni intestinali; stati fisiologici particolari quali crescita,gravidanza,allattamento;abitudini alimentari e stato di nutri- zione; stress ambientale e stato di salute) e da fattori estrinseci o alimentari (forma chimica del minerale: stato diossidazione,sale inorganico o chelato; solubilità del complesso minerale; presenza di chelanti negli alimenti; quantità relativa di altri minerali, con meccanismi di antagonismo competitivo e non) Alcol etilico e alcolemia L’alcol etilico (1g 7 kcal) viene assorbito per lo più nello stomaco(20%) e nel primo tratto dell’intestino tenue(80% circa).Nello stomaco il 10-20%di alcol viene subito trasformato dall’enzima ADH (aldeidedeidrogensi) in acetaldeide. Le donne posseggono costituzionalmente una quantità inferiore dell’enzima ADH; ciò causa una minore tolleranza all’alcol. La rimanente parte,tral’80 ed il 90%,transitando per duodeno e intestino, entra in circolo e viene trasportata negli organi maggiormente vascolarizzati (cervello, rene, fegato, cuore). L’organo maggiormente deputato ad eliminare l’etanolo è il fegato (90%).Qui altri tre enzimi,detti catalasi, aldeide-deidrogenasi (Aldh)e Meos (sistema di ossidazione microsomiale dell’etanolo), scompongono l’ alcol etilico in anidride carbonica e acqua. L’etanolo compare nel sangue dopo 5 minuti. L’ alcolemia , dopo una singola assunzione, raggiunge il picco in ½ ora – 2 ore. Tuttavia, la velocità di smaltimento dell’alcol dipende anche da altri fattori,come la quantità ingerita, l’età,ilsesso, ilpeso corporeo,lo stato di salute complessivo e l’efficienza del fegato. L’alcol è uno dei principali fattori di rischio per la salute dell’uomo e risulta essere la principale causa di cirrosi epatica e la terza causa di mortalità prematura in Europa,oltre adessere origine di 60 malattie e condizioni patologiche diverse, incluso il cancro (dati OMS) Malattie dell’apparato digerente Reflusso gastroesofageo Il reflusso gastroesofageo consiste nella risalita di materiale gastrico acido proveniente dallo stomaco verso l’esofago. Nell’esofago l’acidità è causa di irritazione con sintomi quali: bruciore, rigurgito di acido alla gola, vomito e nei casi gravi lesioni della mucosa
esofagea. Si tratta di una patologia abbastanza diffusa, che colpisce nelle diverse età senza distinzione di genere. Se non è grave si può curare modificando lo stile di vita: smettere di fumare, evitare di bere alcolici e alimenti irritanti per le mucose del tubo digerente. Nei casi gravi è necessaria una cura farmacologica sotto il controllo medico. Dispepsia La dispepsia è una sindrome che indica sostanzialmente una “cattiva digestione”, caratterizzata da un insieme di sintomi associati all’ingestione di cibo.In alcuni casi si manifesta con un senso di pienezza o dolore, in altri è riconducibilea bruciore,eruttazione, formazione eccessiva di gas intestinali e loro eliminazione. In Italia si stima che ¼ della popolazione adulta soffra di questo disturbo. Le raccomandazione dietetiche sono analoghe a quelle indicate per il reflusso gastroesofageo. Raccomandazioni dietetiche e stili di vita nei casi di gastrite ○ Evitare l’alcol ed il fumo. ○ Mangiare lentamente. ○ Evitare bevande gassate, tè, caffè, cacao. ○ Evitare i farmaci antinfiammatori. ○ Limitare il consumo di sostanze grasse. ○ Evitare cibi piccanti o speziati. ○ Evitare le condizioni di stress. Gastrite La gastrite è una patologia che consiste nell’infiammazione della mucosa che riveste internamente lo stomaco. La gastrite può essere acuta e cronica. La forma acuta è causata dall’abuso di alcol, fumo, sostanze irritanti per lo stomaco, nonché da stress e infezioni (di tipo batterico o virale). Si manifesta con una sintomatologia caratterizzata da vomito, nausea, assenza di appetito, dolori nella parte superiore dell’addome, ecc. La forma cronica è causata da una grande varietà di agenti irritanti, non tutti ben chiariti, e risulta assai diffusa in età avanzata. Si manifesta con un senso di malessere generale e disturbi nella digestione. La maggior parte delle gastriti è associata e sembra essere provocata da un batterio, l’Helico- bacter pylori, presente in oltre il 90% degli individui con gastrite. La gastrite se non adeguatamente curata, può evolversi in ulcera peptica. Ulcera peptica L’ulcera peptica consiste in una ferita della mucosa (parete interna) dello stomaco (ulcera gastrica) o del duodeno (ulcera duodenale). L’ulcera gastrica è meno frequente e di solito si associa a un quadro di gastrite cronica atrofica. L’ulcera duodenale è più frequente e interessa soprattutto il sesso maschile (rapporto uomo/donna: 3 a 1). Un fattore di primaria importanzanella genesi dell’ulcera peptica è l’infezione gastrica da Helicobacter pylori ; altri fattori di rischio sono la predisposizione familiare, i disordini dieteti- ci, lo stress, il fumo, l’eccesso di alcolici e di sale, alcuni farmaci. Una complicazione dell’ulcera peptica consiste nella perforazione della parete intestinale, con formazioni di emorragie e presenza di sangue nelle feci. La cura dell’ulcera peptica richiede soprattutto un trattamento farmacologico; la dieta, analoga alle raccomandazioni per la gastrite, svolge un ruolo marginale, di tipo coadiuvante e preventivo. Sindrome del colon irritabile La sindrome del colon irritabile, nota anche come colite spastica o
Stipsi La stipsi o stitichezza indica una diminuzione della frequenza delle evacuazioni, caratterizzata dal passaggio difficoltoso di feci dure e secche, rimaste a lungo nell’intestino. Dal punto di vista medico, si parla di stitichezza o stipsi quando la frequenza delle evacuazioni è inferiore a tre volte la settimana , e vengono eliminati meno di 35 g di feci per volta. Le cause di questa malattia, favorita dalla vita sedentaria, dalla dieta povera di fibra e dalla scarso apporto di liquidi, sono comunque molteplici. La stipsi cronica porta ad un disturbo più grave, la già menzionata diverticolosi. La stipsi si può alleviare e prevenire con un adeguato apporto di fibra e una regolare attività fisica, mentre si sconsiglia l’uso frequente di lassativi. Raccomandazioni dietetiche e stili di vita nei casi di stipsi ○ Praticare una regolare attività fisica. ○ Consumare almeno 2 litri di acqua al giorno. ○ Consumare alimenti ricchi di fibra insolubile, sce- gliendo preferibilmente prodotti biologici integrali. ○ Limitare il consumo di caffè, tè, alcol. ○ Consumare alimenti probiotici e prebiotici. ○ Consumare i pasti con regolarità. Raccomandazioni dietetiche e stili di vita nei casi di diarrea ○ Consumare soluzioni acquose per reidratare. ○ Limitare il consumo di zuccheri semplici. ○ Reintrodurre gradualmente i cibi (dieta liquida; d. leggera; d. proteica). ○ Consumare al bisogno alimenti probiotici. Diarrea La diarrea in genere è una patologia caratterizzata dall’emissione rapida e ripetuta di feci liquide o semiliquide (feci non ancora formate) per l’aumentata presenza di acqua. Si tratta di un disturbo che può avere molteplici cause e non si può banalmente ridurre ad errate scelte alimentari o a stress. Della sintomatologia si distingue in: diarrea ricorrente (con andamento ciclico ed episodi diarroici ravvicinati tra loro); diarrea acuta (durata inferiore alle tre settimane); diarrea cronica (durata superiore alle tre-quattro settimane). La forma acuta spesso è causata da infezioni virali, batteriche o di protozoi , mentre la forma cronica può essere dovuta a infezioni batteriche ma anche a malattie infiammatorie e tumorali. Nei casi di diarrea, la dieta migliore è quella che consente di combattere il problema della disidratazione causata dall’eccessiva eliminazione di acqua.Nelle forme lievi, è sufficiente una dieta liquida che assicuri all’organismo il giusto apporto idrico (1,5-2,5 litri), fornito essenzialmente da acqua a temperatura ambiente (evitare alcolici, caffè e bevande zuccherate, inclusi i succhi di frutta), tè deteinato, brodi vegetali.A questa dovrà seguire una dieta leggera a base di alimenti amidacei quali riso, patate, banane, per poi inserire gradualmente alimenti proteici (pollo, agnello) fino a completa guarigione (che avviene generalmente dopo 2-3 giorni). ○ Sospendere i cibi ricchi di fibra nelle fasi acute di diarrea. Meteorismo, flatulenza e aerofagia I gas intestinali (anidride carbonica, idrogeno e piccole quantità di metano, indolo, scatolo, ecc.) possono derivare dalla deglutizione di aria, o dall’azione fermentativa della flora microbica residente nel colon sulle sostanze non digerite nel tenue (soprattutto oligosaccaridi e oligopeptidi). I gas così formati possono provocare tre tipi di disturbi: ○ eccessiva eruttazione; ○ dolore e distensione addominale; ○ eccessiva flatulenza.
Con il termine meteorismo si indica un disturbo caratterizzato da gonfiore addominale, a causa dei gas accumulati Disturbi epatici Il fegato costituisce il più grande “laboratorio chimico” del nostro or- ganismo ed è la ghiandola più voluminosa del corpo: pesa circa 1,5 kg ed è localizzata sotto l’arcata costale destra. Nel fegato ogni giorno avvengono numerosissime reazioni chimiche che presiedono: , l’eliminazione di sostanze dannose come i pesticidi, gli additivi e gli agenti inquinantila produzione della bile, il metabolismo di glucidi, protidi e lipidi (sintesi degli amminoacidi, scomposizione delle proteine, conversione e immagazzinamento degli zuccheri), la sintesi di colestero- lo, lecitina ed enzimi vari. I disturbi epatici leggeri non vanno sottovalutati, poiché possono cronicizzarsi e dare luogo a degenerazioni cellulari, accumulo di grasso e tessuto cicatriziale. Questa ghiandola può essere colpita da varie patologie in grado di alterare la sua funzionalità , tra cui ricordiamo la già menzionata epatite → infiammazione cronica che determina una progressiva distruzione delle cellule epatiche (epatociti)e la cirrosi → alterazio- ne irreversibile e grave delle cellule epatiche. La prescrizione dietetica svolge un ruolo determinante, in quanto il fegato è in grado di rigenerarsi e una dieta bilanciata costituisce una garanzia per il suo buon funzionamento. La prima cosa da evitare assolutamente è l’alcol , il quale non solo svolge un’azione nociva per le cellule epatiche, ma induce il fegato ad accumulare le calorie in eccesso sotto forma di grasso. La “ dieta in bianco ”, caratterizzata solo da carboidrati raffinati (es. riso brillato cotto al vapore) oltre che poco appetibile, può compromettere, nel lungo tempo, lo stato di nutrizione del soggetto, perché priva questa ghiandola dell’apporto di altri macronutrienti (protidi e lipidi). Per questo motivo, oggi si raccomanda un consumo di macronutrienti equilibrato e bilanciato secondo le indicazioni LARN. Tra i micronutrienti ricordiamo le vitamine A, C, E e del complesso B , nonché la colina , che aiutano l’attività depurativa e disintossicante di que- sta ghiandola. Il magnesio, la vitamina B 6 ed i fermenti probiotici di tipo acidophilus possono prevenire l’accumulo e la formazione di ammoniaca. Il consumo di cibi ricchi di vitamina B 12 (carne, latte, formaggi, uova, lievito di birra) e K (spinaci, cavoli) possono aiutare ad alleviare i disturbi di fegato. Infine occorre sfatare la credenza che le uova facciano male al fegato: si possono consumare con moderazione, e solo chi soffre di calcoli alla cistifellea deve evitarle. Tra i lipidi è da preferire l’olio extravergine d’oliva per la sua attività epatoprotettrice. I grassi saturi in genere e i cibi fritti vengono spesso mal tollerati, pertanto va ridotto o eliminato il loro consumo, inoltre va limitato il sale nelle pietanze. Allergie ed intolleranze alimentari I termini allergia ed intolleranza alimentare sono spesso confusie /o usati impropriamente, per questo motivo è opportuno dare definizioni ed esemplificazioni in proposito: ○ l’allergia alimentare è una reazione avversa agli alimenti mediata dal sistema immunitario ;
Intolleranze alimentari In questo caso,come detto,la reazione avversa all’alimento non è mediata dal sistema immunitario. Si conoscono diverse forme di intolleranze alimentari;le più comuni hanno origine farmacologica e metabolica. L’intolleranza alimentare agisce in relazione alla quantità di alimenti non tollerati ingeriti e con un fenomeno di accumulo di cosiddette “tossine” nell’organismo ; tale fenomeno determina l’insorgere di sintomi spesso sovrapponibili a quelli delle allergie, ma che se ne differenziano in quanto non interessano il sistema immunitario. Gli eventi organici che accadono a seguito all’ingestione di cibi vengono generalmente definiti con il termine di“ reazioni avverse agli alimenti ”e comprendono tutti quegli effetti indesiderati che vengono determinati dall’assunzione di cibi, con additivi e/o contaminanti. Come intolleranze alimentari di tipo metabolico possiamo elencare numerose patologie, di tipo ereditario e non, in cui sono coinvolti diversi fattori. ○ Amminoacidopatie Sono patologie che derivano dalla carenza o assenza di enzimi coinvolti nel metabolismo di specifici amminoacidi. Tra le patologie più frequenti si possono ricordare:la fenilchetonuria , causata dall’intolleranza alla ; la tirosinemia , provocata dall’intolleranza alla tirosina ; la leucinosi o malattia delle urine a sciroppo d’acero, causata dall’intolleranza alla leucina , ecc. ○ Galattosemia È un’intolleranza al galattosio ,che come le precedenti può determinare gravi ritardi di sviluppo nei bambini. Le persone che soffrono di fenilchetonuria , che hanno cioè difficoltà nell’assimilare la fenilalanina , devono controllare l’assunzione di aspartame in quanto fonte di fenilalanina. ○ Intolleranza al lattosio Riguarda una elevata percentuale di soggetti in età adulta. L’intolleranzaal lattosio è l’incapacità presente in alcuni individui di digerire lo zucchero del latte,il lattosio appunto, con conseguenti sintomi gastrointestinali quali flatulenza, meteorismo, crampi e diarrea. Ciò è provocato da una carenza dell’enzima deputato alla sua idrolisi, la lattasi , che viene sintetizzata dalle ghiandole del digiuno. In mancanza parziale o totale di lattasi ,il lattosio non digerito passa all’intestino crasso, originando di conseguenza disturbi intestinali caratteristici ad opera della flora batterica L’intolleranza al lattosio può essere di tipo permanente (carenza totale di lattasi per cause congenite); oppure a carattere transitorio ,a causa di disturbi temporanei dell’intestino. Nelle forme primarie di intolleranza si sconsiglia l’uso di latte e latticini;men- (Il lattosio è un disaccaride (glucosio + galattosio) tre nelle forme secondarie si consiglia il consumo di latte in piccole dosi,in modo da aiutarel’organismo a riprendere la sintesi della lattasi. Intolleranza e allergia al latte L’attività della lattasi inizia a diminuire nella maggior parte delle persone intorno ai 2 anni di vita (riduzione geneticamente programmata), ma i sintomi di intolleranza al lattosio raramente si sviluppano prima dei 6 anni. Dall’altro lato, invece, l’allergia al latte è causata da un’anormale
reazione del sistema immunitario alle proteine presenti nel latte. ○ Celiachia Il morbo celiaco consiste in un’intolleranza permanente al glutine,responsabile di danni alla mucosa dell’intestino tenue. I sintomi scompaiono se dalla dieta vengono esclusi gli alimenti che contengono glutine. Il glutine è una proteina che si trova in alcuni cereali, in particolare frumento, segale, orzo. La celiachia si manifesta con un’atrofia dei villi intestinali, con conseguente malassorbimento dei nutrienti. Il ridotto assorbi- mento di acqua e nutrienti,provocato dal danno della mucosa intestinale, può essere causa di denutrizione, anche grave, specialmente negli adolescenti. Il morbo celiaco non èun’allergia. Alcune persone allergiche al frumento non sono intolleranti al glutine e dunque possono consumare segale e orzo. L’unico trattamento per evitare la comparsa dei sintomi del morbo ce- liaco è rappresentato da una dieta priva di alimenti che contengano glutine. Nella miscela di proteine che costituiscono il glutine è stata individuata una molecola specifica di 33 amminoacidi, detta 33-MER, che non può essere degradata dal sistema digestivo ma che, nelle persone malate di celiachia, scatena una risposta immunitaria contro lo stesso organismo. Il glutine è una sostanza lipoproteica che si origina dall’unione, in presenza di acqua, di due tipi di proteine, la gliadina e la glutenina , presenti principalmente nell’endosperma delle cariosside dei cereali quali fru- mento, farro, segale, kamut e orzo. Diagnosi di allergie e intolleranze Per le allergie i metodi diagnostici più comunemente utilizzati sono: i classici test cutanei (skin prick test) e la ricerca degli anticorpi specifici di classe IgE nel sangue mediante prove immunochimiche ( RAST, ELISA, CAP, FEIA ). Si può anche procedere con una dieta di esclusione (dieta limitata a pochi alimenti ipoallergenici), a cui far seguire l’introduzionedi nuovi alimenti uno alla volta. In questo modo si potrà evidenziare l’alimento coinvolto nella sintomatologia clinica. Una volta compiuti i necessari test non si può però ritenere di aver risolto totalmente il problema. Lo specialista,dopo aver escluso un’allergia alimentare,può diagnosticare un’intolleranza sulla base di un quadro clinico generale.Per diagnosticare la celiachia si ricorre ad un esame del sangue in cui vengono ricercati alcuni anticorpi. Se vengono trovati si passa ad una biopsia intestinale,per verificare l’eventuale presenza di atrofia dei villi. Allergeni ed etichette alimentari Il nuovo regolamento UE1169 del 2011 obbliga sia l’indicazione degli allergeni in etichetta che la loro segnalazione negli alimenti somministrati presso le strutture ristorative o venduti per asporto. Gli ingredienti allergenici,se non dichiarati,possono provocare reazioni violente nelle persone predisposte. Gli allergeni sono considerati responsabili di varie malattie croniche, come