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Allenamento, Sintesi del corso di Educazione fisica

Le varie fasi dell'allenamento

Tipologia: Sintesi del corso

2015/2016

Caricato il 21/06/2016

giuliagalassi
giuliagalassi 🇮🇹

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L’ALLENAMENTO SPORTIVO
È un processo sistematico mediante il quale si determinano dei cambiamenti nell’organismo che permettono
a un atlta di migliorare il suo livello di prestazione. Il concetto cardine alla base dell’allenamento è la
supercompensazione, la capacità dell’organismo di reagire alla fatica indotta da ripetute esercitazioni
adattandosi e attrezzandosi per poterne sopportare di ulteriori.
Obiettivo dell’allenamento è il miglioramento delle capacità fisiche, delle capacità psichiche, delle capacità
e abilità coordinative, delle capacità cognitive.
L’OMEOSTASI
L’organismo umano cerca sempre di conservare una condizione di equilibrio interno stabile. È attraverso
l’omeostasi che un insieme di parametri interni come la temperatura, il rapporto fra sodio e potassio, la
glicemia, il battito cardiaco, possono rimanere costanti. L’allenamento altera l’omeostasi dell’organismo a
causa dello stress indotto da un carico di lavoro, ossia da un insieme di esercizi o attività fisiche.
AGGIUSTAMENTO E ADATTAMENTO
La reazione dell’organismo all’alterazione dell’omeostasi può essere di adattamento o di aggiustamento.
L’organismo risponde allo stimolo che altera il suo normale aquilibrio reagendo in maniera rapida con un
meccanismo temporaneo di aggiustamento. Quando le richieste superano un determinato livello a cui
l’organismo non è abituato e si ripetono nel tempo, si verificano degli adattamenti: lente ma durature
modificazioni fisiologiche che riguardano le strutture sollecitate.
LA SUPERCOMPENSAZIONE
L’organismo, sollecitato dalla seduta di allenamento, si affatica riduce la sua possibilità di prestazione.
Terminato l’allenamento inizia la fase di recupero: l’organismo attua una serie di adattamenti organici che
permettono migliori possibilità di prestazione. Grazie a questi adattamenti, l’efficienza fisica cresce
raggiungendo un livello superiore a quello di partenza. La differenza tra questi due livelli viene chiamata
supercompensazione ed è in questa fase che idealmente devono susseguirsi le sedute di allenamento.
IL CONCETTO DI CARICO ALLENANTE
Per ottenere adattamenti positivi della condizione è necessario applicare un sovraccarico di esercizio fisico: il
carico allenante. Per carico allenante s’intende l’insieme degli stimoli proposti a un atleta durante una seduta
di allenamento. Per risultare ottimali al processo di adattamento gli stimoli devono essere calibrati e
misurabili. Le caratteristiche più importanti del carico sono l’intensità e la quantità.
L’intensità rappresenta la grandezza dello stimolo.
La quantità rappresenta la somma degli stimoli di cui ci si è avvalsi in un allenamento ed è in stretta
relazione con l’intensità: tanto più intenso è uno stimolo, tanto minore sarà la quantità di lavoro che si potrà
realizzare e viceversa.
IL CARICO ESTERNO E IL CARICO INTERNO
Se un allenamento non supera un minimo livello d’intensità non induce fatica e così non stimola la reazione
di adattamento. Perché questa avvenga, occorre che ci sia un rapporto ottimale tra intensità dello stimolo e
quantità di esercitazioni che l’atleta svolge: tale rapporto viene definito carico esterno, ed è l’oggettivo
impegno che si richiede a un atleta durante un allenamento. Medesimi carichi di lavoro non inducono però
uguali reazioni in tutti i soggetti. Ciascuno ha una personale reazione organica all’allenamento, definita
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L’ALLENAMENTO SPORTIVO

È un processo sistematico mediante il quale si determinano dei cambiamenti nell’organismo che permettono a un atlta di migliorare il suo livello di prestazione. Il concetto cardine alla base dell’allenamento è la supercompensazione, la capacità dell’organismo di reagire alla fatica indotta da ripetute esercitazioni adattandosi e attrezzandosi per poterne sopportare di ulteriori. Obiettivo dell’allenamento è il miglioramento delle capacità fisiche, delle capacità psichiche, delle capacità e abilità coordinative, delle capacità cognitive. L’OMEOSTASI L’organismo umano cerca sempre di conservare una condizione di equilibrio interno stabile. È attraverso l’omeostasi che un insieme di parametri interni come la temperatura, il rapporto fra sodio e potassio, la glicemia, il battito cardiaco, possono rimanere costanti. L’allenamento altera l’omeostasi dell’organismo a causa dello stress indotto da un carico di lavoro, ossia da un insieme di esercizi o attività fisiche. AGGIUSTAMENTO E ADATTAMENTO La reazione dell’organismo all’alterazione dell’omeostasi può essere di adattamento o di aggiustamento. L’organismo risponde allo stimolo che altera il suo normale aquilibrio reagendo in maniera rapida con un meccanismo temporaneo di aggiustamento. Quando le richieste superano un determinato livello a cui l’organismo non è abituato e si ripetono nel tempo, si verificano degli adattamenti: lente ma durature modificazioni fisiologiche che riguardano le strutture sollecitate. LA SUPERCOMPENSAZIONE L’organismo, sollecitato dalla seduta di allenamento, si affatica riduce la sua possibilità di prestazione. Terminato l’allenamento inizia la fase di recupero: l’organismo attua una serie di adattamenti organici che permettono migliori possibilità di prestazione. Grazie a questi adattamenti, l’efficienza fisica cresce raggiungendo un livello superiore a quello di partenza. La differenza tra questi due livelli viene chiamata supercompensazione ed è in questa fase che idealmente devono susseguirsi le sedute di allenamento. IL CONCETTO DI CARICO ALLENANTE Per ottenere adattamenti positivi della condizione è necessario applicare un sovraccarico di esercizio fisico: il carico allenante. Per carico allenante s’intende l’insieme degli stimoli proposti a un atleta durante una seduta di allenamento. Per risultare ottimali al processo di adattamento gli stimoli devono essere calibrati e misurabili. Le caratteristiche più importanti del carico sono l’intensità e la quantità. L’intensità rappresenta la grandezza dello stimolo. La quantità rappresenta la somma degli stimoli di cui ci si è avvalsi in un allenamento ed è in stretta relazione con l’intensità: tanto più intenso è uno stimolo, tanto minore sarà la quantità di lavoro che si potrà realizzare e viceversa. IL CARICO ESTERNO E IL CARICO INTERNO Se un allenamento non supera un minimo livello d’intensità non induce fatica e così non stimola la reazione di adattamento. Perché questa avvenga, occorre che ci sia un rapporto ottimale tra intensità dello stimolo e quantità di esercitazioni che l’atleta svolge: tale rapporto viene definito carico esterno, ed è l’oggettivo impegno che si richiede a un atleta durante un allenamento. Medesimi carichi di lavoro non inducono però uguali reazioni in tutti i soggetti. Ciascuno ha una personale reazione organica all’allenamento, definita

carico interno. Obiettivo delle sedute di allenamento è individuare il carico interno ottimale per l’atleta, che significa trovare il corretto equilibrio tra intensità e quantità degli stimoli. IL RECUPERO E LA RIGENERAZIONE A ogni periodo di lavoro eve seguire un tempo di non attività o di attività a bassa intensità: il recupero. Le pause possono essere inserite tra i singoli esercizi, le sedute, i momenti di allenamento. Se troppo brevi non consentiranno di recuperare la fatica e quindi le esercitazioni successive non raggiungeranno la necessaria intensità; se troppo prolungate non indurranno gli adattamenti ricercati. La rigenerazione è la risposta di adattamento allo stato di fatica che avviene durante la fase di recupero e porta a un superiore livello di prestazione. Per realizzare una rigenerazione ottimale si usano mezzi pedagocici, mezzi fisici, mezzi farmacologici, mezzi psicologici. I PRINCIPI E LE FASI DI ALLENAMENTO L’allenamento deve essere organizzato sulla base dei principi:

  • (^) Specificità: solo stimoli specifici producono effetti sull’organismo funzionali all’attività svolta.
  • Intensità: solo stimoli allenanti che superano una certa soglia rappresentano sollcitazioni funzionali sufficienti a indurre modificazioni organiche.
  • Individualizzazione: il carico di allenamento dev’essere individualizzato, cioè appropriato al livello di esperienza, allenamento e disponibilità psicologica del soggetto.
  • Continuità: è necessario non interrompere il processo di allenamento.
  • Progressività: per incrementare la capacità di prestazione occorre incrementare sistematicamente lo stimolo allenante.
  • Ciclicità: tutte le esercitazioni devono essere ciclicamente ripetute e ogni volta che si ripresenta lo stesso esercizio esso va eseguito a un’intensità gradualmente superiore.
  • (^) Varietà: il costante aumento del carico non è più sufficiente per produrre adattamenti. È necessario introdurre variazioni; variare le attività evita il pericolo di assuefazione, situazione per cui non si producono più adattamenti positivi.
  • Ordine: se in un allenamento occorre stimolare diverse capacità motorie, per prime si stimolano la rapidità e la coordinazione, quindi la forza e solo per ultima la resistenza.
  • Alternanza: bisogna conoscere i diversi tempi necessari per la rigenerazione dei sistemi biologici e alternare le stimolazioni in modo che dopo un allenamento di resistenza che ha esaurito le riserve energetiche di glicogeno, se ne programmi uno che stimoli un processo di adattnto differente.
  • Tempi di recupero
  • Inattività: in caso di inattività, le capacità di prestazione velocemente acquisite si perderanno altrettanto rapidamente.
  • Programmazione: il processo di allenamento necessita di un’attenta programmazione con alternanza di momenti di carico e scarico.

LE FASI DELLA SEDUTA DI ALLENAMENTO

  • Di richiamare alla mente gli schemi motori che saranno utilizzati nell’attività;
  • Di prevenire gli infortuni riducendo i rischi di traumi alle articolazioni che, riscaldati, sono maggiormente estensibili ed elastici.

I TIPI D RISCALDAMENTO Il riscaldamento generale attivo è la parte del riscaldamento indicata per tutte le attività. I suoi obiettivi consistono nll’aumentare il livello della capacità generale di lavoro e nel creare le condizioni per passare al lavoro principale o al riscaldamento specifico. Questa parte comprende:

  • Azioni di marcia e corsa;
  • Semplici esercizi di mobilità attiva, che servono a lubrificare le articolazioni;
  • Esercizi di allungamento e di scioltezza muscolare;
  • Esercizi di ginnastica generale semplici e complessi che interessano i gruppi muscolari non utilizzati durante la corsa.

Il riscaldamento specifico attivo ha come obiettivo principale quello di preparare il sistema nervoso centrale e l’apparato neuromuscolare alla realizzazione di quegli esercizi che formano la parte principale della lezione o dell’allenamento. Un riscaldamento passivo può essere ottenuto attraverso l’uso dei messi esterni al corpo umano (saune, docce calde, ecc).

LA DURATA DEL RISCALDAMENTO Può avere una durata di 10-45 minuti. È sempre in relazione con diversi fattori:

  • (^) Età: con l’aumentare dell’età del praticante, il riscaldamento diventa più lungo.
  • Momento della giornata: le capacità di prestazione aumentano durante la giornata.
  • Condizioni climatiche o meteorologiche: il caldo contribuisce ad abbreviare il riscaldamento.
  • Durata: il riscaldamento è tanto più lungo quanto più breve e veloce è la disciplina praticata.
  • Livello di preparazione: se troppo intenso può provocare affaticamento con possibile peggioramento della prestazione.