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Le varie fasi dell'allenamento
Tipologia: Sintesi del corso
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È un processo sistematico mediante il quale si determinano dei cambiamenti nell’organismo che permettono a un atlta di migliorare il suo livello di prestazione. Il concetto cardine alla base dell’allenamento è la supercompensazione, la capacità dell’organismo di reagire alla fatica indotta da ripetute esercitazioni adattandosi e attrezzandosi per poterne sopportare di ulteriori. Obiettivo dell’allenamento è il miglioramento delle capacità fisiche, delle capacità psichiche, delle capacità e abilità coordinative, delle capacità cognitive. L’OMEOSTASI L’organismo umano cerca sempre di conservare una condizione di equilibrio interno stabile. È attraverso l’omeostasi che un insieme di parametri interni come la temperatura, il rapporto fra sodio e potassio, la glicemia, il battito cardiaco, possono rimanere costanti. L’allenamento altera l’omeostasi dell’organismo a causa dello stress indotto da un carico di lavoro, ossia da un insieme di esercizi o attività fisiche. AGGIUSTAMENTO E ADATTAMENTO La reazione dell’organismo all’alterazione dell’omeostasi può essere di adattamento o di aggiustamento. L’organismo risponde allo stimolo che altera il suo normale aquilibrio reagendo in maniera rapida con un meccanismo temporaneo di aggiustamento. Quando le richieste superano un determinato livello a cui l’organismo non è abituato e si ripetono nel tempo, si verificano degli adattamenti: lente ma durature modificazioni fisiologiche che riguardano le strutture sollecitate. LA SUPERCOMPENSAZIONE L’organismo, sollecitato dalla seduta di allenamento, si affatica riduce la sua possibilità di prestazione. Terminato l’allenamento inizia la fase di recupero: l’organismo attua una serie di adattamenti organici che permettono migliori possibilità di prestazione. Grazie a questi adattamenti, l’efficienza fisica cresce raggiungendo un livello superiore a quello di partenza. La differenza tra questi due livelli viene chiamata supercompensazione ed è in questa fase che idealmente devono susseguirsi le sedute di allenamento. IL CONCETTO DI CARICO ALLENANTE Per ottenere adattamenti positivi della condizione è necessario applicare un sovraccarico di esercizio fisico: il carico allenante. Per carico allenante s’intende l’insieme degli stimoli proposti a un atleta durante una seduta di allenamento. Per risultare ottimali al processo di adattamento gli stimoli devono essere calibrati e misurabili. Le caratteristiche più importanti del carico sono l’intensità e la quantità. L’intensità rappresenta la grandezza dello stimolo. La quantità rappresenta la somma degli stimoli di cui ci si è avvalsi in un allenamento ed è in stretta relazione con l’intensità: tanto più intenso è uno stimolo, tanto minore sarà la quantità di lavoro che si potrà realizzare e viceversa. IL CARICO ESTERNO E IL CARICO INTERNO Se un allenamento non supera un minimo livello d’intensità non induce fatica e così non stimola la reazione di adattamento. Perché questa avvenga, occorre che ci sia un rapporto ottimale tra intensità dello stimolo e quantità di esercitazioni che l’atleta svolge: tale rapporto viene definito carico esterno, ed è l’oggettivo impegno che si richiede a un atleta durante un allenamento. Medesimi carichi di lavoro non inducono però uguali reazioni in tutti i soggetti. Ciascuno ha una personale reazione organica all’allenamento, definita
carico interno. Obiettivo delle sedute di allenamento è individuare il carico interno ottimale per l’atleta, che significa trovare il corretto equilibrio tra intensità e quantità degli stimoli. IL RECUPERO E LA RIGENERAZIONE A ogni periodo di lavoro eve seguire un tempo di non attività o di attività a bassa intensità: il recupero. Le pause possono essere inserite tra i singoli esercizi, le sedute, i momenti di allenamento. Se troppo brevi non consentiranno di recuperare la fatica e quindi le esercitazioni successive non raggiungeranno la necessaria intensità; se troppo prolungate non indurranno gli adattamenti ricercati. La rigenerazione è la risposta di adattamento allo stato di fatica che avviene durante la fase di recupero e porta a un superiore livello di prestazione. Per realizzare una rigenerazione ottimale si usano mezzi pedagocici, mezzi fisici, mezzi farmacologici, mezzi psicologici. I PRINCIPI E LE FASI DI ALLENAMENTO L’allenamento deve essere organizzato sulla base dei principi:
LE FASI DELLA SEDUTA DI ALLENAMENTO
I TIPI D RISCALDAMENTO Il riscaldamento generale attivo è la parte del riscaldamento indicata per tutte le attività. I suoi obiettivi consistono nll’aumentare il livello della capacità generale di lavoro e nel creare le condizioni per passare al lavoro principale o al riscaldamento specifico. Questa parte comprende:
Il riscaldamento specifico attivo ha come obiettivo principale quello di preparare il sistema nervoso centrale e l’apparato neuromuscolare alla realizzazione di quegli esercizi che formano la parte principale della lezione o dell’allenamento. Un riscaldamento passivo può essere ottenuto attraverso l’uso dei messi esterni al corpo umano (saune, docce calde, ecc).
LA DURATA DEL RISCALDAMENTO Può avere una durata di 10-45 minuti. È sempre in relazione con diversi fattori: