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Ricerca bullismo (psicologi dello sport e sharkfighters.it) Il fenomeno del bullismo si manifesta negli ambienti di aggregazione sociale, come le scuole, le realtà sportive e i gruppi di amicizie frequentate dai ragazzi durante il loro tempo libero. Esso si configura come abuso di potere perpetrato da uno o più soggetti nei confronti di un singolo o di una collettività coinvolgendo ragazzi di ogni età, genere ed estrazione sociale. Dalla parte del “bullo” questo fenomeno può essere spesso riconducibile a fallimenti e a frustrazioni legate alla vita privata; mentre per quanto riguarda la vittima, questo comportamento può essere rapportato a tratti tipici come passività, timidezza e fragilità, sempre dovuti a particolari situazioni sperimentate nella sfera di vita personale. Nell’ambiente sportivo il bullismo dovrebbe verificarsi in misura minore proprio perché ci sono delle regole sociali prestabilite a cui tutti devono sottostare per poter far parte del gruppo squadra e vivere così in maniera positiva l’attività fisica. Lo sport è un’agenzia educativa che può e deve offrire valori nobili come lo spirito di sacrificio, l’osservanza delle regole, la sportività, la tenacia, l’umiltà nel riconoscere i propri limiti e nel congratularsi con gli avversari per i risultati raggiunti, oltre a non arrendersi mai. Queste caratteristiche sono tutte qualità che educano nella vita di ogni giorno e che certamente insegnano una convivenza pacifica. Anche l’allenatore può agire da bullo qualora si comporti con eccessiva durezza nei confronti dei suoi allievi. E’ importante da parte dell’allenatore valutare sempre molto attentamente il modo in cui si relaziona con i ragazzi e soprattutto gli effetti di questo rapporto. L’imprinting da dare consiste nel fornire un buon esempio e rinforzare i ragazzi nei comportamenti positivi: per esempio essere in grado di garantire un contesto sicuro e rispettoso per i ragazzi, stabilire una comunicazione efficace e aperta al dialogo, rendersi disponibile per ascoltare i ragazzi qualora ne avessero bisogno. La presenza di uno psicologo dello sport, con cui l’allenatore e la squadra abbiano una continua interazione, oltre a risultare assolutamente fondamentale per estirpare alla radice il sorgere di fenomeni come il bullismo, diventa indispensabile per supportarli ed assisterli nel raggiungimento degli obiettivi prefissati. Il bullismo nello sport si manifesta quando si ricerca la prestazione a tutti i costi, esaltando solo l’attività sportiva orientata al risultato agonistico e arrivando a giustificare ogni mezzo utilizzato (anche illecito) pur di conquistare la vittoria. Ma questo non è ciò che lo sport vuole insegnare. La competitività in se non è affatto da condannare. Lo è invece il suo eccesso, una delle componenti che, ponendo il bullo a suo agio in un clima di tolleranza verso la sopraffazione, potrebbe favorire il nascere di episodi di bullismo. Quando la competizione è percepita come confronto positivo con se stessi e con gli altri, intesi come atleti con cui confrontarsi e misurare le proprie prestazioni, allora essa diventa un potente strumento capace di educare. Lo sport, in questo senso, può e deve assumere un ruolo rilevante nella vita dei giovani. Si parla sempre di bullismo a scuola o di cyber bullismo, ma poco di bullismo nello sport. Eppure forme di esclusione, discriminazione, fisica e verbale, ci sono anche in ambito sportivo. violenza fisica o verbale, ma anche forme più subdole di discriminazione verso un compagno più bravo, meno bravo o comunque "diverso". Sono situazioni che possono far soffrire, minare l'autostima, fino a indurre il giovane atleta preso di mira ad abbandonare la pratica sportiva. DCA nello sport (lanzapersonaltrainer.it) I disturbi del comportamento alimentare (DCA) rappresentano una costellazione di anomalie per quanto riguarda le abitudini alimentari, il controllo del peso e la visione distorta del corpo, nello sport sono molto più frequenti di quanto si possa immaginare.
Le statistiche, nella maggior parte dei casi, indicano che questi disturbi sono molto più diffusi negli atleti rispetto ai non atleti comprendendo sia il mondo femminile sia quello maschile. l’ossessione per l’aumento della massa muscolare; l’ortoressia nervosa , ricerca ossessiva di cibi sani; la triade femminile muscolare caratterizzata da disturbi alimentari, disfunzioni mestruali, osteoporosi. In questi disturbi l’autostima dipende dalla forma fisica, giudicata non soddisfacente, dal rapporto con il cibo e l’attività fisica. La perfezione fisica diventa sempre più importante a discapito della salute ed integrità fisica. In questi disturbi l’autostima dipende dalla forma fisica, giudicata non soddisfacente, dal rapporto con il cibo e l’attività fisica. La perfezione fisica diventa sempre più importante a discapito della salute ed integrità fisica. Chi pratica sport a livello agonistico risulta maggiormente a rischio di cadere nella trappola dei disturbi del comportamento alimentare. Infatti, obiettivo dell’agonismo è esprimere al meglio le proprie risorse e potenzialità concependo la vittoria come conseguenza di un’ottima prestazione e forma fisica. L’attività sportiva diviene fattore predisponente per l’insorgenza dei DCA nel momento in cui va ad interagire con specifiche caratteristiche psichiche che sembrano connotare l’assetto emotivo tanto di atleti di alto livello quanto quello dei pazienti affetti da DCA. Viviamo in una società individualista che però pubblicizza l’uguaglianza e l’omogeneizzazione attraverso un ideale di forma fisica. Ma i fattori determinanti un DCA possono essere vari e personalizzabili da persona a persona. Una corretta alimentazione nel mondo dello sportivo è di particolare importanza non solo per la forza fisica necessaria per lo svolgimento dell’attività ma anche per la prestazione durante l’orario di allenamento e, soprattutto, durante le gare. Ma quando uno schema alimentare corretto viene applicato in modo disfunzionale e inflessibile per mantenere un’immagine corporea perfetta, siamo di fronte ad un problema da non sottovalutare. Oltre ai disturbi alimentari più conosciuti, come l’anoressia e la bulimia. Dati recenti hanno mostrato una prevalenza generale di disturbi alimentari nei ballerini del 16%, individuando nei danzatori la possibilità di sviluppare un DCA tre volte maggiore di un coetaneo non danzatore (Arcelus et al., 2014).