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Analisi concerto di Mozart K313- flauto e pianoforte. Corso di Analisi delle forme compositive
Tipologia: Tesine universitarie
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Il CONCERTO No.1 DI MOZART PER FLAUTO E ORCHESTRA Il concerto in sol maggiore per flauto e orchestra k313, composto da Mozart a Mannheim tra gennaio e febbraio del 1778, si compone di tre movimenti: allegro maestoso (sol maggiore), adagio non troppo (re maggiore), tempo di minuetto (sol maggiore). L’organico dell’orchestra è il classico dei concerti mozartiani: due oboi, due corni in sol e archi (violini primi e secondi, viole, violoncelli e contrabbassi). Il primo movimento del concerto, Allegro Maestoso, è in forma-sonata ed è così strutturato: doppia esposizione (la prima delle quali è affidata all’orchestra e la seconda al flauto solista), sviluppo e ripresa. Lo schema sintetico-analitico che utilizzeremo per l’analisi di questa forma sonata è il seguente:
Fig. 2 Primo tema (bb. 1 - 8) Fig. 3 Secondo tema (bb. 16 - 22) Fig. 4 Elaborazione in sol Maggiore (bb. 23 - 26) Osservando attentamente il primo tema, ed in particolare le bb.2- 3 e 6- 9 dei violini primi e b.3 e 7 degli oboi, notiamo la presenza di tre quartine di semicrome discendenti che sono sequenziali solo nelle battute 2-3 dei violini primi e che, invece, si presentano intervallate da momenti più “distesi” negli altri casi. (la successione di queste quartine verranno identificate come “elemento [b]”) Fig. 5 batt.2-3 vl, elemento b
Fig. 6 batt.6-9 vl Fig.7 batt. 3 e 7 oboi Inoltre, analizzando l’incipit del concerto possiamo notare una forte affinità con la sonata No.8 K 310 di Mozart sia per l’elemento [a] (figurazione ritmica della croma puntata e semicroma) presentato all’inizio, che per il primo movimento seconda battuta: le due crome, la prima delle quali nella sonata è scritta come appoggiatura, mentre nel concerto abbiamo due crome esplicitate. L’aspetto interessante è, però, la simmetria che ruota intorno a questo primo movimento della seconda battuta, che risulta essere una sorta di asse di simmetria tra l’insistenza sulla stessa altezza [a] e le quartine discendenti, in forte contraddizione con l’idea di insistenza, che vengono presentate dopo [b] Fig 8. Sonata No.8 K310; Mozart Fig. 9. Concerto No.1 K313; Mozart
Fig.11 elemento c A chiudere l’esposizione orchestrale c’è una coda virtuosistica affidata ai violini primi e secondi che eseguono all’unisono una parte virtuosistica che si poggia su un sincopato affidato alle viole (bb. 27 - 39 ) (quest’elemento, invece, verrà segnalato come [d]); l’esposizione si conclude con l’elemento [a]. Fig. 12 , elemento d Dal punto di vista armonico, il concerto si apre in Sol Maggiore e presenta qualche passaggio in Re Maggiore; questi vengono variati per dare movimento alla parte: Mozart utilizza il primo rivolto di dominante (b.2), cambia il ritmo (b.7) che da un ostinato di crome diventa un ripetersi di croma-pausa di croma.
L’entrata solenne del flauto solista (P) ripercorre esattamente l’esposizione orchestrale per le prime 6 battute (bb.31-36): troviamo, dunque, il ritmo puntato [a], il primo quarto di b. 32 che fa da asse di simmetria, le quartine discendenti di sedicesimi [b], le risposte dei fiati al solista, le quartine di ribattuti degli archi, che hanno qui la funzione di sostegno della voce solista. Fig.13 bb.31- 36 Successivamente, il flauto solista inizia a “giocare” con il materiale musicale e si concede qualche libertà; osserviamo ad esempio, in che modo vengono gestite le tre quartine di semicrome alle battute 36 - 41 : la prima delle tre quartine (dell’elemento [b]) viene ripetuta la prima volta (seguita da una minima e una semiminima) e, poi, ripresa, sottoforma di imitazione, dai primi violini; ma non solo: sempre la stessa quartina ritorna alle battute 38-39, per tre volte, in maniera non consecutiva (intervallata da quartine di semicrome che, sempre eseguite dal flauto solista, possono essere interpretate come una sorta di risposta) e, ancora, la ritroviamo frammentata nei primi due sedicesimi delle prime due quartine di battuta 41. Fig.14 bb. 37 - 41 Su quest’elemento [b] si fonda, dunque, il virtuoso secondo tema dell’esposizione solistica (bb. 38 -
A proposito, possiamo prendere ad esempio l’incipit dell’esposizione orchestrale e dell’esposizione solistica ed analizzare, nel particolare, la parte dei secondi violini. Fig.1 6 esposizione orchestrale Fig.1 7 esposizione solistica L’incipit orchestrale si colloca all’interno di un’atmosfera di ricerca e l’andamento sincopato del secondo violino pone l’ascolto in un clima di assestamento dei materiali musicali; mentre, nel momento in cui entra il flauto solista la parte affidata ai secondi violini si uniforma ai ribattuti degli archi ed è molto più incisiva rispetto all’inizio.
Il ponte modulante (bb.57-77) coincide con la ripresa delle scale per terze [c] in canone, da parte dell’orchestra, che avevamo già trovato all’inizio dell’esposizione orchestrale (bb. 12 - 14) e che qui vengono ripresentate in dialogo con il solista. Verso la fine della zona di transizione (bb.6 6 - 68) il flauto e l’orchestra espongono un nuovo tema ( 2 T), riprendendo materiali già utilizzati in precedenza: il trillo sulla croma con il punto seguito da una semicroma [a], i salti d’ottava, le appoggiature, i ribattuti degli archi, le terze ascendenti [c]. Fig.1 8 bb.6 6 - 68 Infine, così come alla fine dell’esposizione orchestrale dopo le scale per terze veniva presentato un nuovo tema (bb. 16 - 22 ) così qui (bb. 72 - 77 - 3 T) ritroviamo lo stesso tema, che si poggia sulla medesima scrittura orchestrale, nella tonalità di si minore (anziché mi minore) che porta ad un “tutti” orchestrale. Fig.1 9 bb. 72 - 77 2.2 ZONA SECONDARIA La zona secondaria (bb.78-90) presenta alla dominante due temi: il primo (bb.78-80), già presentato nell’esposizione orchestrale (bb. 23 - 26), si contraddistingue per l’evidente liricità, e viene, poi, ripetuto all’ottava superiore dal flauto solista (bb. 81 - 82) e, variato, a bb. 83 - 85 ; il secondo tema, invece, (bb. 86 - 87 ) viene esposto dal solista due volte: in particolare, la seconda volta il flauto aggiunge ribattuti di sedicesimi e note di passaggio (bb. 88 - 90).
La zona di conferma (bb.91-103), ripercorre l’inizio del concerto nella tonalità di Re Maggiore: troviamo dunque il ritmo marziale [a], il ritmo sincopato dei secondi violini, le quartine di sedicesimi discendenti che si ripetono per tre volte (due volte all’ottava bassa e una volta all’ottava superiore) [b] e la coda virtuosistica eseguita [d] all’unisono dai primi e secondi violini; la stessa che aveva caratterizzato anche la fine dell’esposizione orchestrale. Notiamo che il compositore in questa zona dona ai fiati una parte più “densa”: sembrano quasi raddoppiare e amplificare la parte affidata agli archi; è in questo modo, dunque, che gli elementi caratteristici di questo movimento, già ascoltati più volte, non risultano essere “stancanti” all’orecchio dell’ascoltatore che, in questo momento, si ritrova a riascoltarli in un’altra tonalità e con un’amplificazione sonora notevole. Significativo è, poi, il finale di questa zona di conferma: a b.103 il flauto, che durante questa zona di conferma non aveva ancora fatto il suo ingresso, sembra entrare spintonando per prendere il suo posto e, infatti, ripete l’ultima battuta della coda [d] e comincia, così, lo sviluppo in dialogo serrato con l’orchestra. SVILUPPO Lo sviluppo (bb.104- 14 8) si contraddistingue per il chiaro dialogo tra il flauto solista e l’orchestra: sembra quasi che si vogliano passare il testimone del virtuosismo strumentale. A b.107 abbiamo un nuovo tema, in re minore, rafforzato dall’entrata dei corni, che si poggia sulle crome dei violini. Al termine di questo tema, ritorna, ancora una volta l’elemento [d] e il flauto solista, così come ha fatto precedentemente, ripete l’ultima battuta dell’orchestra e prosegue con una serie di quartine di sedicesimi, al termine delle quali (b.118) ritroviamo la stessa idea tematica di b. presentata questa volta in un’altra tonalità (la minore).
Fig. 24 bb.107- 110 Fig. 25 bb.118- 121 A b.122, poi, notiamo una ripresa variata (senza abbellimenti) dell’incipit del terzo tema dell’esposizione solistica che ci porta verso una lunga progressione (bb.126-134) che si fonda su un disegno solistico particolarmente virtuoso e caratterizzato da trilli brillanti e salti di terza che seguono sia il senso ascendente che discendente.
Fig. 27 Batt. 135 e seguenti ZONA DI RIPRESA La zona di ripresa (b. 149 - 219) ha come obiettivo principale quello di riportare alla tonica tutto quello che precedentemente è stato esposto alla dominante. In questa zona ritroviamo: il primo tema dell’esposizione orchestrale, i primi tre temi dell’esposizione solistica (il primo dei viene leggermente variato), gli elementi [b], [d] e [c] (quest’ultimo presentato, come nella zona di transizione, come dialogo tra il flauto e l’orchestra), il secondo tema della zona di transizione, il secondo tema dell’esposizione orchestrale in mi minore, che questa volta viene eseguito all’ottava superiore dal flauto solista e il primo e secondo tema della zona secondaria nella tonalità di impianto. Da b.110 a b.215 abbiamo poi un “tutti” orchestrale che ripercorre l’iniziale esposizione orchestrale e che, infatti, si chiude, dopo la cadenza del solista con l’elemento [d] e il caratteristico elemento [a].