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Analisi dettagliata, figure retoriche, valori alla base del componimento. Voto dato in un Liceo Classico: 9.
Tipologia: Prove d'esame
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1.La prima sequenza comprende la prima e la seconda strofa( v.1-8) all’interno delle quali viene espresso il medesimo concetto: il segreto per vivere in maniera appagante è la moderazione,tra l'ottimo e il pessimo, tra il massimo e il minimo, viene esaltato il rifiuto di ogni eccesso e si invita a rispettare il "giusto mezzo". La seconda sequenza si può trovare dal v.9 al 16 dove vengono evidenziati i rischi a cui viene esposta la grandezza della natura. Infatti il pino viene colpito dai venti violenti e agitati, le torri più alte cadono al suolo distruggendosi ed le cime dei monti vengono ripetutamente colpite dai fulmini con la conseguente distruzione di tutto ciò che su di esse si trova. La terza sequenza comprende i vv 17-24. In quest’ultima sequenza vengono evidenziati i rischi che comporta l’eccesso, l’essere troppo in alto. Giove, secondo la tradizione mitica scaglia fulmini e tempeste in modo imprevedibile, egli rappresenta l’incostanza e la mutevolezza della sorte, alla quale nessuno può sottrarsi. Solo chi persevera nell’Aurea mediocritas, non soccombe di fronte ad essa. Anche con Apollo ritroviamo le stesse caratteristiche di Giove: entrambe le divinità alternano bontà e cattiveria. Negli ultimi versi troviamo ,infine, una sintesi dei due temi principali dell’ode: diffidare dall’eccessiva altezza ed essere sempre in grado di porsi di fronte alla sorte in modo adeguato, buona o cattiva che sia.
8. Nella terza strofa ‘ ingens pinus ’, ‘ celsae turres ’ e ‘ summos montis ’ costituiscono il climax ascendente. Esso viene utilizzato per dichiarare a quali rischi viene esposta la grandezza in natura. Il pino viene colpito dai venti violenti e agitati, le torri più alte cadono al suolo distruggendosi ed infine le cime dei monti vengono ripetutamente colpite dai fulmini con la conseguente distruzione di tutto ciò che su di esse si trova. 9.La figure retoriche che riconosco nella locuzione ‘ Sperat infestis , metuit secundis’ (v.13) sono: un chiasmo ,un ossimoro e l’utilizzo dell'asindeto. Il poeta dispone le parole secondo un ordine pensato, vuole trasmettere il fatto che l’uomo ricco di saggezza desidera sempre una sorte differente nelle situazioni più ostili mentre teme in quelle più liete e gioiose. Questo comportamento viene giustificato dalla consapevolezza dell’uomo stesso per quanto riguarda le imminenti avversità e le molteplici difficoltà che possono presentarsi dietro l’angolo. Egli preferisce non adagiarsi troppo quando le cose sembrano andare per il meglio rimanendo comunque pronto e accorto.