Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


ANALISI DETTAGLIATA AUREA MEDIOCRITAS ORAZIO, Prove d'esame di Latino

Analisi dettagliata, figure retoriche, valori alla base del componimento. Voto dato in un Liceo Classico: 9.

Tipologia: Prove d'esame

2020/2021

Caricato il 26/06/2021

diana-orsi
diana-orsi 🇮🇹

4.4

(36)

29 documenti

1 / 2

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
AUREA MEDIOCRITAS
1. La prima sequenza comprende la prima e la seconda strofa( v.1-8) all’interno delle quali
viene espresso il medesimo concetto: il segreto per vivere in maniera appagante è la
moderazione,tra l'ottimo e il pessimo, tra il massimo e il minimo, viene esaltato il rifiuto di
ogni eccesso e si invita a rispettare il "giusto mezzo".
La seconda sequenza si può trovare dal v.9 al 16 dove vengono evidenziati i rischi a cui
viene esposta la grandezza della natura. Infatti il pino viene colpito dai venti violenti e
agitati, le torri più alte cadono al suolo distruggendosi ed le cime dei monti vengono
ripetutamente colpite dai fulmini con la conseguente distruzione di tutto ciò che su di
esse si trova.
La terza sequenza comprende i vv 17-24. In quest’ultima sequenza vengono evidenziati i
rischi che comporta l’eccesso, l’essere troppo in alto. Giove, secondo la tradizione mitica
scaglia fulmini e tempeste in modo imprevedibile, egli rappresenta l’incostanza e la
mutevolezza della sorte, alla quale nessuno può sottrarsi. Solo chi persevera nell’Aurea
mediocritas, non soccombe di fronte ad essa . Anche con Apollo ritroviamo le stesse
caratteristiche di Giove: entrambe le divinità alternano bontà e cattiveria. Negli ultimi versi
troviamo ,infine, una sintesi dei due temi principali dell’ode: diffidare dall’eccessiva altezza
ed essere sempre in grado di porsi di fronte alla sorte in modo adeguato, buona o cattiva
che sia.
2. Nella prima strofa le immagini della costa, della tempesta e delle alte onde del mare
vengono utilizzate per dimostrare metaforicamente che l’eccesso è da evitare: sia il
troppo coraggio che la troppa accortezza sono fonte di pericolo. In mare, come nella
vita, è necessario assumere un comportamento e un atteggiamento di equilibrio.
La stessa metafora viene ripresa nella sesta strofa , possiamo trovarla, quindi, al termine
del componimento.Per questo motivo si può affermare che l’ode possiede una struttura
circolare e ad anello. La morale è comunque sempre la stessa: l’equilibrio risiede nella
moderazione.
3. L’aggettivo tutus v.6 ha funzione predicativa. Infatti è un complemento predicativo del
soggetto.
4. Invidenda è un gerundivo femminile in caso ablativo singolare che deriva dal verbo
invideo, invidĕs, invidi, invisum, invidēre.
5. Il participio presente tacentem (v.18) in caso accusativo, genere femminile singolare è i
un complemento oggetto concordato con musam.
6. Rebus angustis: ablativo plurale che svolge la funzione di ablativo assoluto.
Viene utilizzato per dare l’impressione della strettezza e dell’incapacità di muoversi che
si prova nei momenti di dolore
7. Al verso 7 obsoleti tecti rappresenta una sineddoche che tradotta non letteralmente
significa: tetto diroccato.
pf2

Anteprima parziale del testo

Scarica ANALISI DETTAGLIATA AUREA MEDIOCRITAS ORAZIO e più Prove d'esame in PDF di Latino solo su Docsity!

AUREA MEDIOCRITAS

1.La prima sequenza comprende la prima e la seconda strofa( v.1-8) all’interno delle quali viene espresso il medesimo concetto: il segreto per vivere in maniera appagante è la moderazione,tra l'ottimo e il pessimo, tra il massimo e il minimo, viene esaltato il rifiuto di ogni eccesso e si invita a rispettare il "giusto mezzo". La seconda sequenza si può trovare dal v.9 al 16 dove vengono evidenziati i rischi a cui viene esposta la grandezza della natura. Infatti il pino viene colpito dai venti violenti e agitati, le torri più alte cadono al suolo distruggendosi ed le cime dei monti vengono ripetutamente colpite dai fulmini con la conseguente distruzione di tutto ciò che su di esse si trova. La terza sequenza comprende i vv 17-24. In quest’ultima sequenza vengono evidenziati i rischi che comporta l’eccesso, l’essere troppo in alto. Giove, secondo la tradizione mitica scaglia fulmini e tempeste in modo imprevedibile, egli rappresenta l’incostanza e la mutevolezza della sorte, alla quale nessuno può sottrarsi. Solo chi persevera nell’Aurea mediocritas, non soccombe di fronte ad essa. Anche con Apollo ritroviamo le stesse caratteristiche di Giove: entrambe le divinità alternano bontà e cattiveria. Negli ultimi versi troviamo ,infine, una sintesi dei due temi principali dell’ode: diffidare dall’eccessiva altezza ed essere sempre in grado di porsi di fronte alla sorte in modo adeguato, buona o cattiva che sia.

  1. Nella prima strofa le immagini della costa, della tempesta e delle alte onde del mare vengono utilizzate per dimostrare metaforicamente che l’eccesso è da evitare: sia il troppo coraggio che la troppa accortezza sono fonte di pericolo. In mare, come nella vita, è necessario assumere un comportamento e un atteggiamento di equilibrio. La stessa metafora viene ripresa nella sesta strofa , possiamo trovarla, quindi, al termine del componimento.Per questo motivo si può affermare che l’ode possiede una struttura circolare e ad anello. La morale è comunque sempre la stessa: l’equilibrio risiede nella moderazione.
  2. L’aggettivo tutus v.6 ha funzione predicativa. Infatti è un complemento predicativo del soggetto.
  3. Invidenda è un gerundivo femminile in caso ablativo singolare che deriva dal verbo invideo, invidĕs, invidi, invisum, invidēre.
  4. Il participio presente tacentem (v.18) in caso accusativo, genere femminile singolare è i un complemento oggetto concordato con musam.
  5. Rebus angustis: ablativo plurale che svolge la funzione di ablativo assoluto. Viene utilizzato per dare l’impressione della strettezza e dell’incapacità di muoversi che si prova nei momenti di dolore
  6. Al verso 7 obsoleti tecti rappresenta una sineddoche che tradotta non letteralmente significa: tetto diroccato.

8. Nella terza strofa ‘ ingens pinus ’, ‘ celsae turres ’ e ‘ summos montis ’ costituiscono il climax ascendente. Esso viene utilizzato per dichiarare a quali rischi viene esposta la grandezza in natura. Il pino viene colpito dai venti violenti e agitati, le torri più alte cadono al suolo distruggendosi ed infine le cime dei monti vengono ripetutamente colpite dai fulmini con la conseguente distruzione di tutto ciò che su di esse si trova. 9.La figure retoriche che riconosco nella locuzione ‘ Sperat infestis , metuit secundis’ (v.13) sono: un chiasmo ,un ossimoro e l’utilizzo dell'asindeto. Il poeta dispone le parole secondo un ordine pensato, vuole trasmettere il fatto che l’uomo ricco di saggezza desidera sempre una sorte differente nelle situazioni più ostili mentre teme in quelle più liete e gioiose. Questo comportamento viene giustificato dalla consapevolezza dell’uomo stesso per quanto riguarda le imminenti avversità e le molteplici difficoltà che possono presentarsi dietro l’angolo. Egli preferisce non adagiarsi troppo quando le cose sembrano andare per il meglio rimanendo comunque pronto e accorto.

  1. Nella penultima strofa sono presenti numerosi avverbi di tempo come: nunc, olim, quondam e semper. Essi contribuiscono a dare un senso di importanza e serietà alla poesia. Nunc sottolinea il fatto che le cose ora non stanno proseguendo per il meglio, olim ribadisce la speranza che esse,in futuro, si potranno sistemare, quondam e semper vengono , infine, utilizzati per spiegare il mito di Apollo. Il primo espone l’azione di Apollo: egli grazie all’utilizzo di una catena risvegliò la poesia mentre il secondo chiarisce il concetto che egli non sempre tende l’arco.
  2. Il termine latino ‘mediocritas’ possiede diversi significati in italiano. Esso può significare: moderazione, misura, giusto mezzo, temperanza, pochezza, insufficienza, mediocrità, scarsa abilità e scarse capacità. Queste parole vengono utilizzate per descrivere chi dimostra o ha capacità limitate e chi non eccelle e non possiede i requisiti necessari per realizzare certi compiti. Una persona che si permette di rimanere nella mediocrità semplicemente non raggiunge il suo massimo potenziale, poiché non fa sforzi che vadano al di là della propria zona di comfort. Un articolo della repubblica spiega come è stata descritta per la prima volta la parola ‘mediocrità’ da Jean de La Bruyère nel ‘700. Egli descrive le caratteristiche di una persona mediocre. Parla di un uomo che ha scarsi meriti e non possiede abilità particolari ma riesce a farsi strada tra i potenti grazie alla conoscenza di intrighi e pettegolezzi. Nell’800 ,invece, il mediocre riscontra nuove pretese: non è solo in cerca di favoritismi e compiacenze ma tenta di essere il protagonista del mondo politico e culturale. Essere mediocre non è simbolo di mancanza di qualità ma di volontà ad uniformarsi ad uno standard sociale, quindi aderire al conformismo