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Anfitrione. Nel mito e in Plauto
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Nacque a Sarsina, in Umbria e morì nel 184 a.C. Della sua vita si sa poco. Era un uomo libero. A Plauto sono state assegnate 130 palliate. Varrone, nel de comoediis Plautinis, ne identificò 23 autentiche. Il nome di Plauto è un dato incerto. Maccius non è un nome gentilizio ma deriva da Maccus , personaggio dell’atellana. Platus invece probabilmente deriva da plotus e vuol dire «dai piedi piatti». Delle commedie Varroniane solo la Vidularia non è completa. Sono tutte di ambientazione greca tranne la Rudens, ambientata a Cirene. L’ Amphitruo è l’unica commedia a tema mitologico.
Il mito di Anfitrione.. Nell’arte Ercole strozza i serpenti sotto lo sguardo di Giove e Alcmena, Giorgio Vasari, 1556-57, Firenze, Palazzo Vecchio Il parto di Alcmena. Incisione di Virgis Solis per Le metamorfosi di Ovidio
La trama dell’Amphitruo Giove invaghitosi della bella Alcmena prende le sembianze di suo marito Anfitrione, va a Tebe e passa una notte con questa. In quest’operazione Giove si fa aiutare da Mercurio che prende le sembianze di Sosia, schiavo di Anfitrione. La tragicommedia inizia con Sosia che torna a casa di Anfitrione ma lì trova un altro Sosia, cioè Mercurio, così trai due inizieranno una serie di equivoci. Sosia torna dal padrone che crede di essere stato ingannato da questo e quindi decide di tornare lui stesso a casa. Nel frattempo Giove saluta Alcmena dicendo di dover tornare nell’accampamento ma dopo poco arriva Anfitrione e Alcmena senza capire più nulla accoglie aggressivamente il marito. Alcmena racconta tutto al marito che infuriato l’accusa di adulterio e va via di casa. Giove, capito il problema, si rivela ad Alcmena. Più tardi, quando Anfitrione è tornato, Giove accoglie Anfitrione e prima si prende gioco di lui poi gli spiega tutto i due vengono interrotti dal parto di Alcmena. Infatti Alcmena ha partorito, uno dei due è divino e riesce a strangolare due serpenti piovuti dal cielo. Giove riconosce il bambino come suo figlio e dice che diventerà un grande eroe. La commedia si conclude con un lieto fine: Anfitrione perdona sua moglie e i due si ricongiungono
Il metateatro nell’Amphitruo Il metateatro consiste nella rottura dell’illusione scenica quindi con metateatro s’intende il “teatro nel teatro” cioè una serie di procedimenti presenti in tragedia, commedia, melodramma ecc., grazie ai quali il teatro “si mette in scena”, rappresenta se stesso o parla di se stesso. Plauto lo introduce nel teatro latino attingendo a una tradizione risalente all’Atellana che comportava da parte degli attori la ricerca di un contatto diretto con il pubblico, fatto di ammiccamenti, strizzatine d’occhi, lazzi e motteggi, anche improvvisati. Anche l’amphitruo è un’opera di metateatro infatti i personaggi interagiscono con il pubblico e Mercurio è il prologante che informa gli spettatori della trama dell’opera, mentre a Giove è affidato il compito di commediante durante l’epilogo. Concludendo il pubblico rimaneva esterrefatto per molteplici motivi: la presenza di figure diverse dai tipi (il lenone, lo schiavo, la cortigiana ecc) che erano di stampo mitologico, i simillimi e tutti gli equivoci che si venivano creando e la rottura dell’illusione scenica.
L’Amphitruo.. Nell’arte Manoscritto medievale dell’amphitruo di Plauto L’Anfitrione, Eugene Louis Lami, Museo Eugene Louis Lami, 1850 circa