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Tipologia: Appunti
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La religione più rigorosa: il digiuno mortale Jainismo viene da Jina che significa “conquistatori”. Si tratta di uomini santi che vissero in un’epoca imprecisa. Secondo i jainisti, questo stadio di “uomini santi” precede immediatamente il nirvana. VARDHAMANA: IL FONDATORE DEL JAINISMO L’ultimo Jina si chiamava Vardhamana e si meritò l’appellativo di Mahavira, “grande uomo” (capo spirituale). Nacque nel 549 a.C. e, come Siddharta (563-483 a.C.), contribuì a modificare la sensibilità collettiva e l’aspetto rituale indiano. In particolare, come il Buddha, condannò l’inutile crudeltà dei sacrifici animali voluti nei Testi Veda. I Brahmani avevano tra i loro compiti quello di uccidere gli animali come sacrificio agli dei e distribuire la loro carne durante i riti. Si sacrificano capre (molto comune), mucche, tori e montoni. L’asvamedha era il sacrifico più costoso visto che si sacrificano i cavalli e quindi veniva fatto solo in occasioni speciali. IL PIÙ TOTALE RISPETTO DI OGNI FORMA DI VITA Il fondamento del Jainismo sta nel più totale rispetto di ogni forma di vita creata. Qualsiasi essere, cosa o oggetto contiene un’anima “prigioniera” della materialità. Non solo uomini e gli esseri viventi posseggono un’anima, ma anche le pietre, laghi, fiumi, tutto vive e tutto ha un’impronta divina. IL KARMA Solo il genere umano , però, è sottoposto alla legge karmica e, se commette errori nella vita, dovrà scontarli nella successiva. Secondo i Jainisti anche gli Dei sono soggetti alla legge karmica e quindi lo stato di Dei è preceduto da quello di “uomini santi”. LO SCOPO DELL’ANIMA È LIBERARSI DAL SUO INVOLUCRO Lo scopo dell’anima è liberarsi dal suo involucro , ovvero il corpo = carne materiale che contiene la nostra anima, e raggiungere la salvezza nel Nirvana che è un luogo di pace assoluto. NIENTE PUÒ ESSERE UCCISO “Nessuna cosa che respira, nessuna cosa che esiste può essere uccisa, trattata con violenza, insultata, torturata o respinta. Questa è la pura legge, immutabile ed eterna, proclamata dai saggi che conoscono il mondo, per chi riflette e per chi non riflette”. Libro della Buona Condotta 1, L’ALIMENTAZIONE JAIN A tavola vige il più stretto vegetarianesimo che diventa, in pratica, veganesimo (visto che molti jain considerano un alimento “violento” anche il latte e le uova). Qui non è consentita la carne, in nessuna forma. Neppure una quantità minima. Mentre l’alimentazione buddhista non condanna totalmente il consumo di carne, segue quella che viene chiamata la “La via di Mezzo” e invita alla moderazione, quindi evita ogni estremismo. Buddha invitò i fedeli, in caso si volessero cibare di carne a seguire il principio del non vedo, non sento e non sospetto. Siddharta lo permise a patto che l’animale non fosse stato ucciso con il preciso ed unico scopo di nutrire gli uomini.
“Chi uccide esseri viventi o li uccide per mezzo di altri o acconsente che un altro li uccida commette peccati sempre maggiori”. LE PROFESSIONI I Jain inoltre rifiutano i lavori che non rispettano la dottrina della non violenza, su tutti il macellaio e il militare. Ma non possono nemmeno allevare il bestiame o fare gli agricoltori (perché ucciderebbero numerosi vermi, insetti ed altri esseri nel farlo). L’attività tipica del fedele Jain è quindi quella del commerciante , che permette di guadagnare una buona ricchezza e di costruire templi di culto molto belli, sono economicamente forti come religione. Sulle porte del tempio si legge: “ La non violenza è la religione più sublime”. Nel tempio si prega per la natura e l’universo. I templi sorgono soprattutto nelle province di Bombay e Madras e qui sorgono anche gli Ospedali per Animali dove si curano e nutrono il maggior numero di esseri viventi. IL CULTO Il culto consiste nell’osservare le prediche dei monaci e di offrire in omaggio fiori, frutta e dolci. Il voto principale del monaco jain è proprio quello del rispetto di ogni forma di vita. Il monaco riceve: una ciotola per l’elemosina una scopa per spazzare la via mentre cammina e non uccidere le formiche una mascherina di garza con cui coprirsi naso e bocca per evitare di inspirare e quindi uccidere mosche e zanzare. MASCHERINE PER NON INSPIRARE GLI INSETTI Marvin Harris racconta che i sacerdoti “Camminano per vie e assistenti preceduti da assistenti che servendosi di fasci di ginestrone scopano via insetti e ragni che potrebbero venire calpestati accidentalmente. Sono soliti inoltre coprirsi la bocca e il naso con mascherine di garza per non inspirare e quindi uccidere, mosche e zanzare e non bevono acqua senza filtrarla. GLI OSPEDALI PER ANIMALI Il rispetto per la vita degli animali è così totale che i Jain allestiscono gli ospedali per animali. Se ne trovano molti nelle province di Bombay e di Madras. Qui gli animali possono invecchiare e finire la loro vita tra cure e affetto. Troviamo un amore totale per gli animali e per tutti gli esseri viventi. Nulla va lasciato alla morte, tutto va aiutato. Dispongono di numerosi ricoveri per cani, gatti, ratti, uccelli e bovini malati e in stato di abbandono. Sull’esempio dei jainisti, gli induisti hanno costruito ospedali-case di riposo per vacche, chiamate goshala , per proteggerle e curarle quando malate o in tarda età. Gandhi soprannominò la vacca “The best companion”, e per molti è un pet, un animale da amare come noi faremmo con un gatto o un cane. Gandhi arrivò a dire “L’induismo vivrà finché ci saranno indù che proteggono le vacche”. Al monaco si proibisce di uscire dopo il tramonto per evitare il rischio di uccidere qualche essere vivente sfuggito alla sua attenzione a causa dell’oscurità. PARADOSSI? IL DIGIUNO MORTALE La religione Jain è rispettosa in modo totale della vita in ogni sua forma, tanto che una delle scelte più apprezzate è la rinuncia del cibo fino alla morte.