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Antropologia Filosofica: Il Riso e il Pianto di Helmuth Plessner, Appunti di Antropologia Filosofica

Appunti di antropologia filosofica plessner parte 1

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 09/01/2019

Marta12345678910
Marta12345678910 🇮🇹

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Lezione 12.1 Antropologia filosofica!
Plessner
Il riso e il pianto (opera)
Plessner riparte da Bergson, dagli elementi antropologici sulla riflessione sul riso in cui Bergson si
era soermato, il suo intento non è mettere in luce Bergson, ma è mostrare una continuità e
discontinuità alle tesi di Bergson. Il testo è diviso in due parti (per la maggiore il riso). Il tema
fondamentale è legato alla dimensione espressiva del riso e del pianto e le forme espressive
dell’uomo.!
I principi
Comprendere il riso e il piano come forme di espressione, l’analisi di esse non è estetica, ma della
teoria della natura umana. Come va concepito che il fatto che il vivente, che dispone di un
linguaggio e che dimostra dalla mimica di essere imparentato con l’animale, un essere duplice
(apertura) e intermedio, possa ridere o piangere?!
Avvenimenti umani
Comprendere il riso e il pianto come fenomeni, si tratta di comprendere che sono accadimenti
umani che si manifestano nella vita dell’uomo, del comportamento dell’uomo e dell’uomo verso il
mondo. Un modo per relazionarsi. A Plessner interessa cogliere la capacità di ridere dell’essere
umano, le esperienze.
Equivocità del riso e del pianto
Necessario ripartire da un’indagine che ha segnato una tappa importante: la riflessione di
Bergson. Il riso e il pianto sono forme espressive di cui solo l’uomo dispone e nelle quali l’uomo
sperimenta e fa conoscere una certa perdita di controllo di se stesso. Chi ride o piange perde un
preciso senso di controllo e per un momento ha chiuso con l’elaborazione oggettiva della
situazione. Ambiguità da un lato riso e pianto sono fenomeni propriamente umani, ma dall’altro
mette da parte la parte propriamente umana della riflessività.!
Continuità e discontinuità
Dichiara la sua volontà di mettersi in relazione con un pensiero come quello di Bergson e
dimostrare la sua originalità. Il riso e il pianto sono dei processi sottratti alla volontà dell’uomo
(non sono completamente in nostro possesso). Rapporto tra comico e sociale: essendo
manifestazioni rumorose non passano inosservate nella vita sociale, forme di manifestazione
dell’uomo, modalità di condotta e dei tipi di comportamento e implica delle dicoltà, ma anche
delle possibilità di comprensione dell’umano. Le teorie che dimenticano questo dato a causa di
pregiudizi scientifici si avviano su una cattiva strada ed è sempre fallita a causa di questi
pregiudizi. !
Totalità !
Presa di distanza rispetto a Bergson. Plessner aerma che concepire il riso e il piano come forme
espressive significa concepire l’uomo come totalità, ovvero come unità unitaria e che non può
essere suddivisa in una classificazione. Opposizione alla filosofia moderna di stampo cartesiano e
l’aermazione dell’unitarietà dell’essere umano. Indagare l’essere umano a partire dalle sue
relazioni, come un’essere che si dispiega in una varietà di relazioni che intraprende con se stessi,
con gli altri e con il mondo. Il riso e il pianto sono forme di comportamento e espressive verso
tutto ciò che può toccare l’uomo. !
I. Cap rapporto dell’uomo con il suo corpo
Il riso e il pianto sono delle modalità espressive che ci consentono di comprendere che tipo di
rapporto l’essere umano instaura con il suo corpo. Sottolinea come il volto consente di realizzare
un rapporto che l’uomo instaura con la sua dimensione interiore e con la realtà esteriore. !
Corpo indipendente
Il corpo possiede una sorta di autonomia positiva rispetto all’essere umano, l’uomo precipita in
essi, si abbandona al riso, si lascia andare al pianto !
Risposta del corpo
Ha la capacità di rispondere e di andare oltre la capacità riflessiva dell’uomo e risponde con il suo
corpo in quanto corpo e si rivela un’essere esterno alla corporeità, che vive in tensione con la sua
esistenza fisica, ma aatto vincolata da essa !
Cooperare con il corpo
Posizione eccentrica
Il motivo da cui dipendono il riso e il pianto è la posizionalità eccentrica; è grazie a questa che
l’uomo può comprendere questa relazione con il corpo. !
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Lezione 12.1 Antropologia filosofica Plessner Il riso e il pianto (opera) Plessner riparte da Bergson, dagli elementi antropologici sulla riflessione sul riso in cui Bergson si era soffermato, il suo intento non è mettere in luce Bergson, ma è mostrare una continuità e discontinuità alle tesi di Bergson. Il testo è diviso in due parti (per la maggiore il riso). Il tema fondamentale è legato alla dimensione espressiva del riso e del pianto e le forme espressive dell’uomo. I principi Comprendere il riso e il piano come forme di espressione, l’analisi di esse non è estetica, ma della teoria della natura umana. Come va concepito che il fatto che il vivente, che dispone di un linguaggio e che dimostra dalla mimica di essere imparentato con l’animale, un essere duplice (apertura) e intermedio, possa ridere o piangere? Avvenimenti umani Comprendere il riso e il pianto come fenomeni, si tratta di comprendere che sono accadimenti umani che si manifestano nella vita dell’uomo, del comportamento dell’uomo e dell’uomo verso il mondo. Un modo per relazionarsi. A Plessner interessa cogliere la capacità di ridere dell’essere umano, le esperienze. Equivocità del riso e del pianto Necessario ripartire da un’indagine che ha segnato una tappa importante: la riflessione di Bergson. Il riso e il pianto sono forme espressive di cui solo l’uomo dispone e nelle quali l’uomo sperimenta e fa conoscere una certa perdita di controllo di se stesso. Chi ride o piange perde un preciso senso di controllo e per un momento ha chiuso con l’elaborazione oggettiva della situazione. Ambiguità da un lato riso e pianto sono fenomeni propriamente umani, ma dall’altro mette da parte la parte propriamente umana della riflessività. Continuità e discontinuità Dichiara la sua volontà di mettersi in relazione con un pensiero come quello di Bergson e dimostrare la sua originalità. Il riso e il pianto sono dei processi sottratti alla volontà dell’uomo (non sono completamente in nostro possesso). Rapporto tra comico e sociale: essendo manifestazioni rumorose non passano inosservate nella vita sociale, forme di manifestazione dell’uomo, modalità di condotta e dei tipi di comportamento e implica delle difficoltà, ma anche delle possibilità di comprensione dell’umano. Le teorie che dimenticano questo dato a causa di pregiudizi scientifici si avviano su una cattiva strada ed è sempre fallita a causa di questi pregiudizi. Totalità Presa di distanza rispetto a Bergson. Plessner afferma che concepire il riso e il piano come forme espressive significa concepire l’uomo come totalità, ovvero come unità unitaria e che non può essere suddivisa in una classificazione. Opposizione alla filosofia moderna di stampo cartesiano e l’affermazione dell’unitarietà dell’essere umano. Indagare l’essere umano a partire dalle sue relazioni, come un’essere che si dispiega in una varietà di relazioni che intraprende con se stessi, con gli altri e con il mondo. Il riso e il pianto sono forme di comportamento e espressive verso tutto ciò che può toccare l’uomo.

I. Cap rapporto dell’uomo con il suo corpo

Il riso e il pianto sono delle modalità espressive che ci consentono di comprendere che tipo di rapporto l’essere umano instaura con il suo corpo. Sottolinea come il volto consente di realizzare un rapporto che l’uomo instaura con la sua dimensione interiore e con la realtà esteriore. Corpo indipendente Il corpo possiede una sorta di autonomia positiva rispetto all’essere umano, l’uomo precipita in essi, si abbandona al riso, si lascia andare al pianto Risposta del corpo Ha la capacità di rispondere e di andare oltre la capacità riflessiva dell’uomo e risponde con il suo corpo in quanto corpo e si rivela un’essere esterno alla corporeità, che vive in tensione con la sua esistenza fisica, ma affatto vincolata da essa Cooperare con il corpo Posizione eccentrica Il motivo da cui dipendono il riso e il pianto è la posizionalità eccentrica; è grazie a questa che l’uomo può comprendere questa relazione con il corpo.

Irriducibili della persona a cosa Nessun tipo di sapere e di scienza può ridurre l’essere umano a una cosa, proprio attraverso l’espressività Pluralità del sorriso Sorride la saggezza, la stupidità, la fierezza, modestia, superiorità e imbarazzo, il sorriso amichevole, scortese, riservato e beffardo, sorpresa, incomprensione, piacere sessuale, ma anche dolore e amarezza. Successo e sconfitta portano egualmente il suo sigillo I motivi del riso In alcuni casi possono essere identificati con il riso e altri con il momento scatenante: Gioia (non è certo che ciò per cui si gioisce rappresenti la base a partire da cui si ride) Solletico (una forma di riso esteriorizzata, superficiale, perché causato da una sollecitazione esterna, una realtà definibile e rappresentabile) Giubilo (un’espressione gestuale davanti alla felicità, trasportati dalla veemenza esuberante) Il gioco Rapporto fra riso e gioco. Il gioco serve per sottolineare come l’uomo è sempre in tensione, perché da un lato nasconde la realtà che gli si rivela attraverso le regole del gioco e serve per allontanarci della realtà e non farci pensare e dall’altra il gioco serve ad esercitarci sui meccanismi della realtà. Motivi del riso

  • Gioco
  • Comicità
  • Motto di spirito
  • Imbarazzo e disperazione
  • Momento scatenante Antiriduzionismo Attraverso questo motivo offre un contributo alla comprensione dell’essere umano. Riprende la comicità del volto osservando come le immagini espressive sono di per se aperte a una varietà di espressioni e ci sono anche alcune espressioni particolari che sono più nette rispetto ad altre. Accanto all’apertura ci sono delle modalità di espressione che rivelano una comprensione di un certo tipo, orientata. L’espressione mimica è varia e discutibile, ma si tratta comunque di un’espressione mimica. L’impossibilità di dedurre dall’esteriorità l’interiorità della persona e cogliere il dispiegarsi della dignità umana nel luogo che le è più proprio, la vita Intenzionalità e involontarietà Insostituibilità, immediatezza spontanea Queste caratteristiche conferiscono il carattere di vera espressione gestuale