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Vita e opere sintetizzate di Plessner
Tipologia: Sintesi del corso
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Per comprendere l’uomo Plessner non si pone più nella dicotomia tra anima e corpo, res cogitans e extensa. Egli considera l’uomo come una struttura, che deve essere considerato nel rapporto con l’ambiente che lo circonda. Il rapporto tra organismo e ambiente costituisce la base su cui fondare l’antropologia. L’identità umana si riconosce sia nella sua dimensione fisica che nella dimensione psichica. Grazie alla posizione eccentrica, l’uomo è in grado di rapportarsi sia alla sfera corporale che a quella interiore. L’uomo può considerare il suo corpo come oggetto fisico, o come centro delle sensazioni, azioni ecc. per l’uomo trovarsi in una posizione eccentrica vuol dire decentrarsi, perdere la propria centralità nei confronti elle cose e delle persone che lo circondano, fino a divenire cosa tra le cose del mondo. Solo vedendosi da fuori l’uomo può vedere sé e la propria posizione nel mondo. La necessità di essere un corpo in senso psichico, e di avere un corpo, determina la frattura dell’uomo. l’uomo per Plessner è mediazione tra interno ed esterno. Dunque l’uomo è in continua trasformazione, che fa si che l’uomo viva in una condizione di forte inquietudine, incertezza ecc.
Plessner stabilisce che la posizionalità si possa distinguere nei tre livelli: vegetale, animale, umano. Per le piante vi è un’assoluta incapacità di distinzione tra mondo interno e mondo esterno. Manca un organo centrale che dia consapevolezza al soggetto. L’animale invece è un organismo autonomo che reagisce all’ambiente secondo i propri impulsi. egli agisce direttamente nel mondo esterno. L’animale è dotato di coscienza in quanto è in grado di distinguersi dal resto del mondo. L’animale ha un ambiente in cui agire ecc, ma non ha maturato la coscienza di tutto ciò. Questo è il limite
dell’animale. Il grado umano rappresenta il più alto livello di realizzazione della legge posizionale. L’uomo riesce a distanziarsi da sé e raggiunge il punto di maggiore riflessività di tutto il sistema vivente: l’autocoscienza. L’uomo può riflettere e prendere distanza da sé, e questo lo differenzia dall’animale. L’uomo grazie all’autoriflessione è in grado di trascendere il centro biologico della propria vita ed acquisire una posizione eccentrica. La vita dell’uomo infrange la centralità. L’uomo sperimenta la sua centralità, ma si pone anche fuori di essa. Mentre con l’animale si attua il passaggio da dividuum a individuum, con l’uomo si arriva a parlare di persona: intendendo colui che è nel corpo ma che è anche fuori del corpo per comprendersi. La persona rappresenta la rappresentazione dell’eccentricità. Posso rivolgermi al mio corpo da fuori, ma sono anche corpo da dentro. Si crea una distinzione tra corpo vivo (Leib) e corpo oggetto (Korper).
In che modo può vivere l’uomo? l’opposizione tra eccentricità e vitalità costituisce un intralcio al modo di vivere umano. Plessner si basa su tre leggi: artificialità naturale per cui l’uomo non vive in immediato contatto con l’ambiente che lo circonda, ma ha bisogno di conoscere le cose artificiali. L’uomo deve condurre la propria vita trasformando le cose naturali in artificiali. L’uomo cerca così di compensare la sua instabilità. L’uomo ha bisogno di mezzi artificiali con cui agire e che fungano da mediatori tra individuo e realtà naturale. La seconda legge è l’immediatezza mediata che sottolinea la caratteristica dell’uomo di vivere, da un lato come organismo animale nell’immediatezza della natura, dall’altro come essere eccentrico nella mediazione culturale. Da un lato l’uomo vorrebbe vivere nel mondo immediatamente come animale, ma dall’altro si rende conto che ciò non è sufficiente e gli serve qualcosa per strutturare il mondo umano. La terza legge è quella del luogo utopico, in base alla quale l’uomo viene a trovarsi sempre al di là di quello che gli si presenta di fronte. Da ciò deriverebbe l’insicurezza dell’uomo. l’uomo è diviso tra il mondo interno e quello esterno. La concezione dell’uomo che viene sviluppata da Plessner poggia su una struttura dialettica: l’uomo realizza sé (sintesi) attraverso una mediazione (antitesi) a partire dalla propria biologicità (tesi). L’uomo per realizzarsi ha bisogno di superare la propria immediatezza datagli in quanto animale, per ricomporla con le dovute anche conoscenze culturali. L’uomo nell’attualizzarsi decide di negarsi come essere naturale e di trasformarsi in uno artificiale.
Plessner ritiene che per comprendere l’uomo non si devono cercare gli elementi a propri su cui si fonda il carattere eccentrico. Ma si approfondiscono alcuni comportamenti espressivi come il gesto,
il linguaggio, il riso. L’espressione, la gestualità ecc derivano dal contatto dell’uomo con l’ambiente. Solo l’uomo è in grado di apprendere dall’esperienza passata. Il linguaggio aiuta l’uomo a conquistare la sua posizione eccentrica.
Per Plessner l’uomo si realizza attraverso la capacità anche di ridere e di piangere. Queste sono espressioni emotive tipiche solo dell’essere umano.
Plessner è uno dei fondatori della moderna antropologia. L’uomo per Plessner è un essere parlante. Contemporaneamente egli rimane legato in mille modi ad un’azione fisica. L’uomo usa il suo corpo come strumento. L’uomo è eccentrico perché riesce a comprendersi e a conoscersi dall’esterno. L’uomo si conosce non solo rispetto a sé ma anche rispetto all’altro. il corpo si presenta come uno strumento utile all’uomo da utilizzare dal di fuori. L’uomo coglie le sue insufficienze. L’uomo è imprigionato da norme: l’apertura verso il mondo si realizza solo in un ambiente creato artificialmente e chiuso in un insieme coerente, dominato da leggi. La posizione dell’uomo è eccentrica nel senso che per un verso il mondo e il corpo si rendono controllabili, dall’altro invece mantengono la loro separatezza. L’uomo non riesce facilmente a mediare tra queste due posizioni. L’animale, differentemente dall’uomo, non si vive come io. Il suo essere corpo non si separa dall’avere un corpo.