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Antropologia - Meloni, Dispense di Antropologia

Si parla della casa, dei beni in comune e degli oggetti.

Tipologia: Dispense

2018/2019

Caricato il 26/06/2019

omazzantix92asip
omazzantix92asip 🇮🇹

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Il Concetto di Casa: un tipo di spazio – Marì Douglass ‘90
La casa è uno spazio in cui le persone costituiscono una rappresentazione di se attraverso gli oggetti: nel modo in cui vengo usati
si può venire a conoscenza di un mondo culturale che rappresentano i gusti dell’epoca.
I ricordi si fissano attraverso una incorporazione in un oggetto.
Per evitare l’absolescenza, ovvero la morte sociale di un oggetto, si utilizza il restauro come processo di riappropriazione oppure
sviluppando da un altro lato, una cultura ecologista, contribuendo al risparmio delle risorse sul pianeta (riciclo).
La casa è un’infrastruttura in cui i servizi sono in equilibrio e un’insieme di molteplici funzioni.
La casa è una comunità embrionale che si costruisce nell’ambiente domestico.
All’interno di essa descriviamo azioni che si ripetono quotidianamente come apparecchiare la tavola per la colazione, per la sera.
Tra la casa e coloro che ci abitano si crea un patto di solidarietà, magia che non siamo in grado di spiegare analiticamente e
scientificamente, che ha la capacità di influenzare le nostre azioni.
Abito: struttura il nostro modo di essere
Abitacolo: spazio vissuto di dimensioni ridotte dove si cerca di mettere tutto
Abitus: capacità di immersione sociale
Abitare: è il risultato dell’interazione tra habitat e habitus (ambiente e corpo)
il bisogno primario dell’uomo fu la caverna, e anche il primo luogo abitativo per ripararsi dagli agenti atmosferici e dagli animali,
trovandosi a vivere con altri e altre rispettandosi.
La casa è legata con gli stili di vita, plasmandosi con la cultura:
- Yunta: in Mongolia è una abitazione dei nomadi con le tende, montabili e smontabili con facilità.
E’ possibile vivere in case non cementose;
- Trulli: in Puglia hanno pareti spesse con un tetto a forma di cono, cercando di adattarsi all’ambiente circostante;
- Tepi: copertura indiana utilizzata oggi per celebrazioni americane o come presepe;
- Igloo: in Alaska che possono essere dotate di porte;
- In Namibia sono fatte di legna, foglia e sterco perché è resistente e facilmente reperibile.
Suzanne Lancier: Suggerisce che l’arte si caratterizza per il fatto di ricostruire analogicamente e in una cornice limitata altre
dimensioni di esperienza. Per alcuni i suoi lavori sembrano troppo meccanici: partendo dalla musica, passando per le arti
pittoriche a arrivando alla scultura. Per lei l’arte è lo spazio comunicativo che opera attraverso dimensioni specializzate delle
comuni dimensioni dell’esperienza. Usa termini: virtuale, apparente e sembianze di per indicare il rapporto tra la dimensione
artistica e quella conosciuta.
Parla di pensiero presentazionale, il pensiero più aperto, libero e dinamico.
Esso include il produttore e il recettore dei segni in un’unica interazione.
Il tempo virtuale è concepito come indipendente e autonomo, ogni brano musicale proietta il suo modello temporale,autonomo.
I quadri ci proiettano uno spazio virtuale, provocando una proiezione autonoma di profondità e distanza.
Lo spazio può essere virtuale e fisico. I mass media nella sfera domestica, trasformano la casa in una struttura porosa.
I social network hanno reso l’intimità domestica pubblica.
Le azioni dentro la casa diventano tutte regolari, e se si vuole cambiare qualcosa non si cambia la cucina nel bagno.
E’ uno spazio in cui si condensa passato, presente e futuro (soprattutto passato).
La casa regolarizza azioni: a seconda dell’ora del giorno, sappiamo che possiamo stare in un luogo per lungo tempo.
Chiunque monopolizzi uno spazio è soggetto a feroci critiche, mosse in nome del bene collettivo.
Non è normale stare un’ora in bagno, quando tutti la mattina devono usarlo. Si deve andare incontro alle esigenze altrui.
La casa è realizzazione di idee, proietta nel mondo quello che stiamo facendo.
La casa stabilisce i suoi ritmi temporali e si predispone in risposta alle pressioni esterne: alla memoria di inverni freddi si traduce
in accumolo di provviste, finestre a doppi vetri e coperte; predisponendo tempo, spazio e risorse (il pensiero di Elster)
Lo spazio deve essere razionale e differenziato per chi ci vive.
Bisogna descrivere lo spazio come l’entusiasmo di un bambino che vede tante cose belle e buone, e questo arricchisce la casa.
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Il Concetto di Casa: un tipo di spazio – Marì Douglass ‘

La casa è uno spazio in cui le persone costituiscono una rappresentazione di se attraverso gli oggetti: nel modo in cui vengo usati si può venire a conoscenza di un mondo culturale che rappresentano i gusti dell’epoca. I ricordi si fissano attraverso una incorporazione in un oggetto. Per evitare l’absolescenza, ovvero la morte sociale di un oggetto, si utilizza il restauro come processo di riappropriazione oppure sviluppando da un altro lato, una cultura ecologista, contribuendo al risparmio delle risorse sul pianeta (riciclo). La casa è un’infrastruttura in cui i servizi sono in equilibrio e un’insieme di molteplici funzioni. La casa è una comunità embrionale che si costruisce nell’ambiente domestico. All’interno di essa descriviamo azioni che si ripetono quotidianamente come apparecchiare la tavola per la colazione, per la sera. Tra la casa e coloro che ci abitano si crea un patto di solidarietà, magia che non siamo in grado di spiegare analiticamente e scientificamente, che ha la capacità di influenzare le nostre azioni. Abito: struttura il nostro modo di essere Abitacolo: spazio vissuto di dimensioni ridotte dove si cerca di mettere tutto Abitus: capacità di immersione sociale Abitare: è il risultato dell’interazione tra habitat e habitus (ambiente e corpo) il bisogno primario dell’uomo fu la caverna, e anche il primo luogo abitativo per ripararsi dagli agenti atmosferici e dagli animali, trovandosi a vivere con altri e altre rispettandosi. La casa è legata con gli stili di vita, plasmandosi con la cultura:

  • Yunta: in Mongolia è una abitazione dei nomadi con le tende, montabili e smontabili con facilità. E’ possibile vivere in case non cementose;
  • Trulli: in Puglia hanno pareti spesse con un tetto a forma di cono, cercando di adattarsi all’ambiente circostante;
  • Tepi: copertura indiana utilizzata oggi per celebrazioni americane o come presepe;
  • Igloo: in Alaska che possono essere dotate di porte;
  • In Namibia sono fatte di legna, foglia e sterco perché è resistente e facilmente reperibile. Suzanne Lancier: Suggerisce che l’arte si caratterizza per il fatto di ricostruire analogicamente e in una cornice limitata altre dimensioni di esperienza. Per alcuni i suoi lavori sembrano troppo meccanici: partendo dalla musica, passando per le arti pittoriche a arrivando alla scultura. Per lei l’arte è lo spazio comunicativo che opera attraverso dimensioni specializzate delle comuni dimensioni dell’esperienza. Usa termini: virtuale, apparente e sembianze di per indicare il rapporto tra la dimensione artistica e quella conosciuta. Parla di pensiero presentazionale, il pensiero più aperto, libero e dinamico. Esso include il produttore e il recettore dei segni in un’unica interazione. Il tempo virtuale è concepito come indipendente e autonomo, ogni brano musicale proietta il suo modello temporale,autonomo. I quadri ci proiettano uno spazio virtuale, provocando una proiezione autonoma di profondità e distanza. Lo spazio può essere virtuale e fisico. I mass media nella sfera domestica, trasformano la casa in una struttura porosa. I social network hanno reso l’intimità domestica pubblica. Le azioni dentro la casa diventano tutte regolari, e se si vuole cambiare qualcosa non si cambia la cucina nel bagno. E’ uno spazio in cui si condensa passato, presente e futuro (soprattutto passato). La casa regolarizza azioni: a seconda dell’ora del giorno, sappiamo che possiamo stare in un luogo per lungo tempo. Chiunque monopolizzi uno spazio è soggetto a feroci critiche, mosse in nome del bene collettivo. Non è normale stare un’ora in bagno, quando tutti la mattina devono usarlo. Si deve andare incontro alle esigenze altrui. La casa è realizzazione di idee, proietta nel mondo quello che stiamo facendo. La casa stabilisce i suoi ritmi temporali e si predispone in risposta alle pressioni esterne: alla memoria di inverni freddi si traduce in accumolo di provviste, finestre a doppi vetri e coperte; predisponendo tempo, spazio e risorse (il pensiero di Elster) Lo spazio deve essere razionale e differenziato per chi ci vive. Bisogna descrivere lo spazio come l’entusiasmo di un bambino che vede tante cose belle e buone, e questo arricchisce la casa.

Il dilemma dei beni comuni

La madre è un mediatore tra le persone e la casa. Non mangiare mai prima di cena nella dispensa perché si fa un danno agli altri. Bisogna rispettare gli altri ed avere cura della casa e degli altri. Anche quando facciamo la spesa, inconsapevolmente dividiamo tutti i vari prodotti secondo regole precise, che però non esistono effettivamente, ma incorporiamo dentro di noi gli spazi (economizzare) e ci permette di agire in autonomia e immediatezza. Tutte le persone all’interno della casa vogliono risorse. Queste richieste non devono essere solo per se stessi, ma per tutti. Vincono le risorse che si basano sul principio di equità come fare un abbonamento del quale usufruiranno tutti. Equità anche nelle porzioni della paghetta settimanale per evitare di fare sorgere imparzialità e equità. Attraverso il budget la collettività tiene sotto controllo ogni decisione da autorizzare. Per questo si dice che la casa ha un modello di giustizia distributiva. Con il lavoro coordinato si concentrano tutte le funzioni in uno stesso spazio. Tutelare i beni comuni come tenere la macchina pulita. Le cose più preziose stanno negli scaffali più alti fuori portata perché richiesti meno, mentre la roba quotidiana sta a portata di mano. Albergo: si paga tutto ciò che si fa, tutti i comfort. Consente quindi di comprare la privacy, un’offesa per i principi della casa. Nella casa quando manca lo spazio, la privacy è molto elevata. Non ti stai adattando alle regole che ci sono in famiglia? Questa casa non è un albergo, se non ti stanno bene vai lì. Principio di reciprocità: quando qualcuno ti dona qualcosa, ti senti in dovere di ricambiare. Chi ha donato sente il bisogno di dover ricevere. C’è chi dona senza dover ricevere nulla in cambio. Il rituale del pasto: ci sono delle regole non scritte che sono profondamente strutturali. Tutti devono essere fisicamente presenti per iniziare a servire. Intorno alla tavola ciascuno sa dove sedersi, non ci si può alzare prima se prima non finiscano tutti. Quando si è a tavola e si mangia, il coltello nelle altre culture (cinese e pakistane) il coltello si usa in cucina perché considerato pericoloso. Nella cultura cinese il tavolo è rotondo apposta per non far lottare le persone a sedersi capotavola. Le portate vengono servite tutte insieme. Le regole e le azioni vengono dettate dallo spazio stesso della casa, azioni che diventano abitudini, regole, stando attenti tipo al lavello vicino al piano di cottura. Struttura tirannica: La casa è una struttura tirannnica che regola le azioni. Per questo a volte i figli non vedano l’ora di lasciare casa, ma una volta che avranno la casa propria agiranno proprio allo stesso modo perché è l’unico modo in cui sanno di mantenere l’economia domestica. Siamo abituati a quello. Uscire in modo irregolare, senza salutare, senza dire per quanto tempo uscire, sono visti come spoliazione del bene comune. L’orario dei pasti non può essere facilmente cambiato per un ospite, sconvolgerebbe tanti sottosistemi. Esercita la casa la tirannia sui gusti e censura il linguaggio. Prevede luoghi e tempi per differenti toni di voce. Non acconsente urla (troppo dominanti) e ne i sussurri (troppo segreti). In casa non ci sarà mai un quadro preferito, ma un anonimo paesaggio che non dispiace a nessuno (evitare il disgusto) Sistema di vigilanza: quando si andrà a vivere da soli ci saranno sempre quei periodi dell’anno in cui si sentirà il bisogno di ricomporre il nucleo familiare. Sistema di consultazione: nelle famiglie che funzionano c’è sempre il desiderio di soddisfare i bisogno di tutti. Se bisogna festeggiare un compleanno si coinvolge tutta la famiglia pur di soddisfare quel bisogno. La casa agisce in base alle regole che ci sono, diventa coercizione anonima (obbligo a fare o non fare una cosa) La casa è facilmente sovvertibile e sopravvive solo quando risponde ai bisogni dei suoi membri. Etnografia del pasto: durante un pasto non bisogna limitarsi ad aspetti soggettivi, bisogna essere curiosi, chiede il perché. Cercare di riflettere sulle cose che osserviamo, osservare le differenze che ciascuno prende. Notare gli argomenti che si intraprendono.

Non necessariamente la tradizione viene dal passato, sono i figli che formano i padri e non viceversa. I figli creano le tradizioni ma non è sicuro che quello che viene tramandato è quello che realmente si faceva. L’antropologia fa un’analisi dell’ambiente naturale e diventa una lente, un paio di occhiali a vedere meglio il mondo Analizzare un testo: Attraverso due metodi: Analisi semiotica: gradi di significazione che parla a tutti (come la sofferenza) Analisi socio-antropologica: dice che non è sufficiiente e bisogna risalire al contesto Metodologia di ricerca: La ricerca è svolta tramite l’osservazione partecipante, cioè osservare il contesto naturale delle azioni. Metodo qualitativo: si basa sulla qualità dell’interlocutore (quando si intervista), un rapporto più diretto. Metodo quantitativo: si basa sulle percentuali. Disciplina di campo: è un contesto naturale di indagine, Etnografia Vs Teoria. L’approccio Etnografico serve per risolvere i problemi sul campo. E’ un resoconto di quello che abbiamo trovato e non di quello che cercavamo, quando si fa una ricerca le nostre idee si scontrano con i dati reali. Le nostre idee sono dati empirici. Ricerca sul campo: Se si dovesse progettare una casa giapponese dobbiamo conoscere i significati culturali che ci sono dietro, dietro gli spazi, così possiamo progettare con più facilità perché noi non conosciamo i modi di vivere delle altre culture, dobbiamo conoscere i significati culturali. L’antropologia non si limita al partecipante osservatore, ma all’osservazione partecipante per conoscere i significati culturali. Ex: L’antropologia entra entra realmente nella piazza di Brera dell’elefante, non si limita a vederla solo da lontano ma entra dentro cercando di conoscere i dettagli, la storia, le persone. Dobbiamo guadagnarci la fiducia degli altri che analizziamo. L’antropologi va in un contesto che non conosce, dal quale impara e cerca di capire quel contesto. E’ motivo di rappresentazione non funzionale tipo il mobile con 7 cassetti, in camera da letto la testata del letto, il centrino sotto gli oggetti. Possono anche non esserci nella nostra casa. Si rivelano solo motivi di rappresentazione che non sono funzionali, possono non esserci ma che sono rappresentazioni di se stessi. Sono cose che vedo nelle case degli altri che voglio anche io. Empatia: essere coinvolti nello stato d’animo dell’altro. Nell’osservazione partecipante c’è un modo di osservare in maniera scientifica qualcosa che siamo abituati a vedere quotidianamente, con distacco. L’osservazione partecipante dell’antropologo non rimane soltanto a osservare cosa succede, ma a venire coinvolto emotivamente, a creare empatia con la persona con cui parla, coinvolgendosi nello stato d’animo dell’altro. Tentare di capire come funziona il mondo dell’altro. Potendosi confrontare si valorizzano le differenze. Ognuno di noi pensa che ciò che fa nella propria cultura sia giusto e quello degli altri no. Ma in realtà tutte le culture sono giuste. Essa è alla base dell’indagine antropologica. (Malinowski) Exotopia: è opposta all’empatia, non ci si mette mai nei panni dell’altro. Si rimane soltanto con la domanda “Ma tu perché fai questo? Io non lo capisco, per me non ha nessun senso.” Non ci importa nulla, non si crea empatia. Un antropologo non lo farebbe mai perché non si metterebbe nei panni dell’altro e non lo scoprirebbe. Ex: la pasta scotta dei francesi e la nostra al dente. Si proverà a spiegare che nella nostra cultura si cuoce la pasta al dente, non è che i francesi non hanno gusto, senza denigrare, senza prenderli in giro, ma apprezzando le diversità. Meglio fare delle domande aperte perché appunto se si parte da una domanda precisa l’interlocutore non si allontana dall’oggetto della nostra domanda. In questo modo lo facciamo parlare e possiamo scoprire di più. Intervista semistrutturata: riportare l’interlocutore dentro un set di domande preciso. Se l’interlocutore fa riferimento ad altro si possono domande di altro tipo per scoprire cose non preventivate su cui non avevamo riflettuto. Intervista strutturata: sono solo domande precise Shadowing: è una tipologia sperimentale in cui l’interlocutore è informato. Consiste nel pedinare le persone e rilevare gli atteggiamenti incorporati, di cui non ci rendiamo conto per poi discuterli assieme. Ex: vedere come la gente pulisce la casa. Andare a capire realmente il senso di una cosa e cercare di capire perché lo fanno.

Etnografia: Etnologia è lo studio delle diverse culture, tramite dati raccolti dall’etnografia. E’ un’indagine di tipo qualitativo dove l’interazione è importante, la costruzione di una comunità nella rete. Si basa su analisi di blog per capire attraverso l’interazione sociale le persone, per capire cosa può tornarci utile per il progetto. Donald Norman: parla di emotional desig. Le cose che ci piacciono di più siamo in grado di utilizzarle più in fretta rispetto a quelle che ci piacciono meno. Mariuccia Salvati: il design produce stili di vita, valori acquisiti da tutti, un culto riconosciuto dalla comunità. Parla del pianoforte che era uno strumento di intrattenimento, ora è stato ereditato e non ha quel lusso e le funzioni di prima. Malinowski:

  • Osservava i fenomeni nei loro contesti di origine;
  • Unica permanenza sul campo;
  • Contatto diretto con la popolazione osservata
  • Immersione nella cultura dell’altro;
  • Comprensione del punto di vista del nativo. Pamuk: scrittore turco, ha una opposizione al solotto, opposizione all’Italia fascista e della borghesia (loro stanza principale). Nel colore porpora e rosso, non c’era molta luce e quindi poco igiene. Parla degli oggetti inutili usati come soprammobili, il centrino. Fernand Braudel: la casa è unione tra esigenze primarie (beni necessari) e effimere necessità (la rappresentanza dell’individuo stesso) rendendo tramite il proprio gusto gli spazi più gradevoli esteticamente. La casa è un contenitore storico: tramite l’arredamento di una casa borghese si può comprendere la cultura e la tradizione di quella classe sociale. Sviluppa la nozione di civiltà materiale. Moles: nel 1970 comprende la complessa relazione tra uomo e le cose nei processi di consumo e costruzione degli ambienti domestici. Dedicandosi allo studio del Kitch. Esso è banalità, quotidianità, serializzazione, investimento affettivo verso un oggetto di uso quotidiano. Roland Barthes: sviluppa la nozione di transitività dell’oggetto. L’oggetto serve:
  • All’uomo per agire sul mondo;
  • Per essere nel mondo in maniera attiva;
  • E’ un mediatore tra azione e uomo
  • Può trasformare il mondo sociale. Pierre Bourdieu: mostra come gli oggetti costituiscono le persone, e come allo stesso modo le persone costituiscono gli oggetti. Afferma che gli oggetti servono per esprimere le differenze delle classi sociali, servono alla costruzione di un habitus. Trava la propria origine nell’analisi della casa cabila. Secondo Bordieu il mondo materiale determina il pensiero. Il pensiero determina gli oggetti e l’oggettivazione delle pratiche sociali. Annette Weiner: ha mostrato come il dono non implichi sempre la reciprocità. Si arriva a non ricambiare per rompere delle relazioni o creare legami di dipendenza attraverso indebitamento. Igor Kopytoff: considera cose e persone come sostanze mutevoli. Gli oggetto messi nell’ambiente domestico cambiano la loro biografia, tanto da essere inalienabili e le persone non possono più separarsene Marcel Proust: considera come gli oggetti costruiscano la memoria a tal punto da impedire spesso di dimenticare. Questi oggetti provocano delle reminescenze che partecipano nella memoria involontaria prosciugando il passato. Questi oggetti possono essere tratti in diversi modi: Nascondendoli, portarli fuori, buttarli o metterli in soffitta. Donald Winnicot: parla di oggetto transizionale: permette di mostrare la dualità dell’oggetto nel proprio rapporto con la memoria.