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Riassunto di alcuni capitoli del libro Apprendimento e Formazione di Fraccaroli.
Tipologia: Dispense
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CAPITOLO 1 L’EVOLUZIONE DELLA PSICOLOGIA DELLA FORMAZIONE
▲ Lungo il secolo scorso si è sviluppata la psicologia della formazione i vari contesti come forze armate, industria(espansione dell’automazione), nel settore terziario E così via.La formazione era ancora studiata nel quadro dei processi psicologici generali , Facendo riferimento alle tematiche dell’apprendimento esaminate in ambito sperimentale senza considerare i contesti in cui questi processi si attivano,come gruppi e le organizzazioni di lavoro.
1930 A cavallo delle due guerre mondiali si riconosce la psicologia della formazione come studio autonomo , in particolare nell’ambito della psicologia industriale dove cresceva interesse per i problemi dell’addestramento nel campo della sicurezza del lavoro. Inizia così ad esserci anche una relativa letteratura. Fino al 1970 abbiamo una letteratura di carattere divulgativo, poco strutturata e rivolta contesto professionale piuttosto che la comunità scientifica. Pietre miliari della disciplina Punto di partenza : 1940 a questo punto il tema della formazione in ambito industriale si pone come oggetto di interesse per scienziati professionisti
il contributo di McGehee ( 1949) risente del periodo storico qui stato realizzato, ovvero l’immediato dopoguerra: In questo clima di”guerra fredda” una parte di contributi tratta di esperienze formative in ambito militare, focalizzandosi sui problemi emergenti; l’autore sottolinea la scarsa maturità del contesto formativo sul piano professionale poiché nonostante il numero crescente di interventi effettuato dalle organizzazioni, i processi formativi sono ancora affidati collaboratori esperti senza l’assistenza di professionisti del settore, Il che ostacola lo sviluppo di teorie sperimentazioni e metodi di intervento.L’analisi della letteratura condotta dall’autore confronta la produzione scientifica della psicologia della formazione con
quella divulgativa riferita la formazione in ambito industriale ( dal 1938 a 1948 ). McGehee segnala l’aumento di interesse su temi della formazione della formazione nella letteratura psicologica di questi periodi, anche se sottolinea che la problematica del training risulta ancora scarsamente considerata a causa di un deficit di dati attendibili nel campo della ricerca sui processi formativi.
L’autore si pone di dare risposta ad alcune domande:
Il “ programma di lavoro ” che introduce l’autore si riassume nell’esigenza di dare un consistente terreno scientifico agli studi del settore:
Contributo significativo è il lavoro di Lindahl (1945), il quale si dedica al problema dell’addestramento degli addetti al taglio di sottili dischi di tungsteno per apparecchiature elettriche l’autore applica un’analisi dettagliata dei movimenti sui soggetti esperti per definire uno standard operativo che prevede il coordinamento del corpo_. Il confronto tra la prestazione del neofita con la formazione ottimale viene adottato come metodo formativo_. A questo punto conduce una verifica sull’efficacia del proprio metodo su 19 neoassunti, rilevando come gli operatori riescono ad apprendere più facilmente utilizzando standard produttivi soddisfacenti. Questo esempio di ricerca È paradigmatico di una psicologia della formazione dello stato nascente caratterizzato da:
In questa fase Campbell (1971) descrive una psicologia della formazione non dotata di un corpus dicerie e metodi, ma che descrive soluzioni tecniche che seguono mode contemporanee come esperienze di T-Group o role playing. In questa prospettiva, il successo di una pratica formativa nelle organizzazioni sembra essere conseguito grazie alla sua capacità attrattiva e alla qualità del marketing,senza verifiche empiriche sugli esiti formativi E sull’impatto che hanno sull’esito organizzativo.
e intermedi permettono ai partecipanti di acquisire chiarezza su cosa ci si aspetta da loro per ridurre l’ambiguità della situazione, questo può favorire la motivazione ad apprendere e facilitare i processi di apprendimento. IV. Contributi di Bandura sul cambiamento comportamentale : in particolare le strategie di modellamento ( modeling ) E di rinforzo positivo possono essere utilizzate per stimolare nei soggetti in formazione l’acquisizione di comportamenti organizzativi ritenuti adeguati.
3.1. LA FORMAZIONE PSICOSOCIALE E I T-GROUP
Tipico di questa frase è lo sviluppo di un approccio psicosociale alla formazione; il movimento delle Human Relation che si stava diffondendo nel contesto scientifico aveva influenzato il mondo della formazione, ponendo al centro la dimensione gruppale dell’esperienza di lavoro e il ruolo dell’affettività e delle emozioni nei contesti organizzativi. È un abbraccio caratterizzato da una pluralità di scuole, movimenti culturali fasi evolutive e ideologie votate al cambiamento delle strutture sociali. Il cuore dell’ approccio psicosociale sottolinea come non è l’organizzazione, con la sua razionalità e le sue esigenze produttive, che detta il fabbisogno di formazione ma lo sviluppo individuale unita al cambiamento organizzativo che metto in discussione I modi in cui le persone interpretano la realtà, Controllano le dinamiche intrapsichiche e relazionali, gestiscono è regolano le emozioni. -Il ruolo del formatore È quello di facilitare processi relazionali comunicativi con le spiccate competenze psicologiche; -il limite di questo approccio sta nella mancanza di dati affidabili che mostra l’efficacia degli interventi che si ispirino ad esso: la forte centratura sulla dimensione clinica psicoanalitica apportato ad enfatizzare i processi di cambiamento che non sempre si sono tradotti in mutamento delle dinamiche organizzative.
I T Group, ovvero i Training group , sono gruppi informazione chiamati anche gruppi di diagnosi che costituiscono uno dei più significativi metodi formativi degli anni 70. Poggiano su dei presupposti valoriali e teorici riconducibili alla scuola delle Human Relation, alla psicologia sociale lewiniana E all’impostazione rogereriana della conduzione di gruppi.
Assiomi generali delle pratiche di t group:
Campbell e Dunette riportano gli esiti potenziali del T group:
paradosso di questi gruppi, ovvero Le abilità interpersonali che rappresentano l’obiettivo didattico dell’attività formativa costituiscono un prerequisito per poter partecipare con profitto a quest’attività formativa.
Si parla di raggiunta maturità perché con il lavoro di Tannebaum e Yukl del 1992 si fa un salto di qualità nelle conoscenze prodotte dagli studi psicologici sui processi formativi che riguarda l’attendibilità, la validità e il rigore scientifico delle conoscenze ma anche l’allargamento a prospettive teoriche multidisciplinari e aggiornate. Autori concentrano l’analisi di un quadriennio che va dal 1987 al 1991 ,non considerando la pubblicistica che proviene dal mondo professionale che In passato aveva dimostrato i propri limiti in termini di attendibilità, validità e strutturazione teorica. Elementi chiave sono:
La progettazione di interventi formativi ovvero i training design , ha risentito dell’influenza delle teorie cognitive che hanno contribuito a spiegare come le persone apprendono e acquisiscono
c. Meta cognizione: si intende i processi coinvolti nell’acquisizione di conoscenza: l’attenzione è rivolta alle attività di Self- Monitoring ,ovvero le capacità del soggetto di monitorare il proprio processo di apprendimento, di ricerca del feedback(per conoscere efficacia delle proprie strategie), agli si cognitivi( logiche di apprendimento utilizzate dal soggetto)
Tannebaum e Yukl introducono il tema del processo formativo , ovvero la sequenza di azioni che caratterizzano il percorso di realizzazione dell’attività formativa:
Per quanto riguarda l’analisi organizzativa , gli sviluppi recenti sottolineano il legame tra processi formativi strategie organizzative abbandonando la prospettiva di analisi centrata sui deficit di competenze, Affermando l’esigenza di individuare quelle attività coerenti con le strategie e gli obiettivi di sviluppo dell’organizzazione. La formazione è considerata un investimento in termini finanziari e di risorse umane,che contribuisce alla realizzazione delle strategie aziendali.
Si adotta quindi un tipo di analisi sempre più centrata su processi cognitivi e meno sul coordinamento motorio, lo sforzo fisico e comportamento osservabile; ad esempio la tecnica del think-aloud ( pensare ad alta voce) È utilizzata per raccogliere informazioni descrittive sul lavoro
cognitivo, favorisce la redazione di protocolli verbali che descrivono cosa il soggetto pensa, quali informazioni elaborate e quali problemi risolve prima di agire.
Sul piano dell’ analisi individuale, interesse si è focalizzato sullo studio di particolari gruppi di lavoratori come d’esempio nuovi membri dell’organizzazione o i lavoratori maturi, che esprimono esigenze differenti in termini di fabbisogno di competenze richieste diverse tra loro in termini di metodi di formazione.
Si punta l’attenzione su vari metodi formativi come le tecniche di simulazione, I giochi formativi, tecnologie computerizzate e alla formazione basata sulla Behaviour Modeling, role playing, business simulation,in-basket, esercizi di problem solving di gruppo) queste tecniche di simulazione di gioco non devono essere adottate in modo isolato ma devono essere inserite all’interno di disegno formativo articolato.
4.3. behavioural modeling : una metodologia centrata sul comportamento
La tecnica del modello comportamentale si ispira alla teoria dell’apprendimento sociale di bandura E Alcune ipotesi sull’apprendimento vicario ( le persone acquisiscono conoscenze dall’osservazione del comportamento di altri – modelli-); essa può essere definita come la tendenza degli individui di adattare I propri stili o atteggiamenti a quelli esibiti dai modelli di riferimento. In questo senso l’apprendimento avviene serie la presenza di alcuni componenti cognitive e motivazionali:
Nel campo della formazione questa impostazione teorica e tradotta nella tecnica del Behavioural Modeling ( BMT : behavioural modeling training ) con l’utilizzo di videoregistrazioni, simulazioni e role playing, in modo da acquisire nuovi siti azione attraverso la modificazione comportamentale, Considerando marginali la lezione teorica del cambiamento di atteggiamenti opinioni. Un esempio È riportato da Latham,Millaman e Miedema : il programma si articola in nove moduli centrati sulla formazione di abilità di gestione personale come orientare un assunto,motivare un lavoratori a bassa prestazione, ridurre l’assenteismo; ogni modulo È affrontato secondo uno standard formativo che comprende:
4.3MOTIVAZIONI, ATTEGGIAMENTI E SELF EFFIACY
Quanti studi hanno rilevato i fattori individuali che possono predire il successo di un’azione formativa, attraverso dei TRAINABILITY TEST cioè delle prove che indicano in che misura una persona può portare a termine con successo un percorso formativo, molto utilizzato nei test per selezionare i soggetti per le attività di training. Noe considera la trainability, c’è la capacità di trarre benefici dal corso di formazione, come funzione delle abilità pregresse, della volontà di acquisire nuove competenze e del tipo di contesto organizzativo che può almeno favorire la trasferibilità delle competenze. Per fattori motivazionali intendiamo il locus of control o la self efficacy; la motivazione ad apprendere, A trasferire abilità risulta sensibile al tipo di contesto organizzativo. Le persone con motivazioni più elevate all’inizio di attività formativa sono quelle che mostrano un migliore pattern di apprendimento, che agiscono in modo positivo alla formazione e utilizza efficacemente le abilità apprese. Gli studi sulla Self efficacy , Considerata una risorsa individuale che favorisce le persone nel conseguimento dei propri obiettivi o nell’esecuzione di compiti, riguarda anche la convinzione psicologica di essere in grado di fare qualcosa; questa convinzione È un importante predittore mi processi di apprendimento scolastico e formativo. Per la sua rilevanza e la sua malleabilità, Il costrutto è utilizzato non solo come creditore ma anche come possibile esito delle attività formative E come elemento fondamentale nel processo di Behaviour modeling. L’importanza di motivazioni, aspettative risorse individuali mette in evidenza come il TRAINEE sia società attiva all’interno del sistema.
4.4IL CONTESTO ORGANIZZATIVO
Nella fase di raggiunta maturità della psicologia della formazione si sottolinea l’importanza delle attività di training poiché sono viste come realtà permeabili, Influenzatoe da fattori pre e post training ; l’enfasi è posta sulle motivazioni, sulle risorse individuali, sulle modalità di percepire contesto organizzativo. Come si realizza una buona attività formativa: attraverso la consapevolezza circa aspetti quali la qualità delle risorse umane che vengono impiegate nel contesto formativo, il loro grado di implicazione nella formazione, le abilità pregresse, il livello di informazione ecc, che possono essere viste come uno strumento organizzativo di gestione delle risorse umane. Questo
Il saggio di Salas e Cannon- Bowers ricostruisce le tappe della psicologia della formazione, Dalla fase di stato nascente all’attuale assetto di disciplina autonoma. Questo contributo prendere esami gli studi e dalle 1982 al 2000,concentrandosi sui temi contemporanei. Questo lavoro è molto utile perché permette di formulare un bilancio recente su cosa è accaduto nel corso dei decenni precedenti; secondo gli autori il campo delle ricerche sulla formazione è cresciuto dal 1970 al 2000. I modelli teorici che spiegano le diverse problematiche dei processi formativi si sono sviluppati prendendo in esame il livello individuale, di piccolo gruppo organizzativo. Successivamente sono stati adottati e costruiti dei modelli descrittivi esplicativi del processo formativo grazie alla contaminazione di altre discipline come gli studi manageriali, l’intelligenza artificiale, gli studi organizzativi, le pedagogia, l’ergonomia.I cambiamenti sono stati molti:
Così secondo gli autori, la psicologia della formazione si è presentata come una scienza matura E dinamica. La sfida per il futuro è rappresentata dalla capacità di instaurare un costante e costruttivo rapporto di qualità tra professionisti del settore, centri di formazione e organizzazioni. Il limite È che è mancano dati empirici che confermino questa direzione, oltre al fatto che vi è difficoltà nello scambio di informazioni tra il sistema di produzione scientifica è quello della pratica professionale a causa dei canali di divulgazione non comuni.
Capitolo 2
I processi FORMATIVI puntano a far acquisire competenze indispensabili allo svolgimento di un compito. Si ritengono compiuti se contribuiscono a rendere i partecipanti COMPETENTI e in gradi mostrare una prestazione competente. Cosa si intende per competenze? Come avviene l’acquisizione di competenze? Rispondere non è facile, lo hanno fatto diversi modelli teorici. I MODELLI TRADIZIONALI, che considerano le competenze come un repertorio articolato di saperi necessari per svolgere una determinata mansione, non sono più sufficienti.
Oggi si richiedono:
Tutto ciò rende obsoleti i modelli formativi basati sull’acquisizione di schemi comportamentali, sull’automazione di movimenti, sulla trasmissione di competenze da eseguire in modo ripetitivo e isolato dal contesto. Assumono importanza:
Si va in una direzione sempre più complessa… e ciò implica che anche i modelli formativi si adeguino e vengano elaborate soluzioni operative per facilitare il più possibile e rendere efficace il percorso formativo.
Vi sono varie teorie per spiegare l’apprendimento. Di seguito il MODELLO COGNITIVO.
del transfer della generalizzazione). La conoscenza inerte viene conosciuta come interessante ma non è utilizzata, un po’ per veri ostacoli ma anche per blocchi mentali.
Un ulteriore processo che interviene nell’apprendimento è quello attentivo. L’ATTENZIONE viene indirizzata dalla MBT per selezionare e dare priorità a diversi tipi di dati. Più il compito è nuovo, sfidante e impegnativo per il soggetto tanto più dovrà erogare le proprie risorse attentive. Nel processo attentivo interviene anche una COMPONENTE MOTIVAZIONALE che permette di indirizzare lo sforzo, di immettere energia e di persistere nel raggiungimento degli obiettivi.
Nel processo formativo è fondamentale il trasferimento delle competenze , il TRASNFER , acquisite dal training al contesto di lavoro. Gli elementi critici rispetto al passaggio sono costituiti dalla capacità del soggetto di recuperare della MLT le info appropriate per eseguire un compito, attivarle, adattarle al contesto. Le competenze acquisite e depositate subiscono una ulteriore manipolazione cognitiva. Infatti il TRASNFER non è automatico e non è un recupero mnestico di conoscenze depositate. È necessaria la GENERALIZZAZIONE, che consiste nell’utilizzare una regola, uno schema, una procedura in un contesto diverso da quella in cui l’ha imparata, ovvero del training.
Le indicazioni sui processi cognitivi coinvolti nell’apprendimento hanno permesso di mettere in luce alcuni SNODI critici nella costruzione delle competenze nel loro trasferimento dalla formazione al lavoro, e conseguenti linee operative per la costruzione di ambienti formativi favorevoli all’apprendimento e al transfer. (Clark &Wittrock, 2000)
Il processo di apprendimento è strutturato von una sequenza che prevede l’intervento attivo dei formatori con ritiro graduale man mano che il soggetto progredisce e apprende. Gli ESPERTI costituiscono un modello e possono essere coaching. In generale si predilige l’apprendimento situato perché riduce le distanze ed esalta le similitudini tra contesto di apprendimento e quello della performance.
Gli studi sull’expertise, tentano di affrontare l’acquisizione e la natura delle competenze ricostruendo processi mentali complessi di soggetti implicati nello svolgimento di un compito articolato. Il loro pregio è proprio quello di analizzare i processi cognitivi attivati nello svolgimento di compiti complessi, dove sono in gioco numerosi processi cognitivi e non-cognitivi che intervengono nel determinare la prestazione competente.
Il soggetto esperto è colui che possiede un ampio bagaglio di conoscenze e di competenze procedurali in uno specifico ambito costruite attraverso l’esperienza e la formazione. tale bagaglio, associato a processi mentali specializzati, gli permette di esibire prestazioni di alto livello, sopra la media o eccezionali, in modo stabile e continuativo. Quindi 2 aspetti specifici caratterizzano l’expertise o soggetto esperto:
I novizi sembrano meno focalizzati nella definizione di obiettivi e rischiano una maggiore dispersione di energie.
Gli esperti e i Best performer non sono semplicemente coloro che hanno appreso di più e meglio, ma che possiedono:
Gli studi sugli expertise hanno avuto un’influenza nella costruzione di sistemi educativi in ambito formativo. Sono stati messi in discussione i vecchi modelli educativi centrati su obiettivi formativi di natura comportamentale e fondati su una logica prevalentemente addestrativa.
Analisi del fabbisogno formativo
Gli studi sull’expertise, e più in generale gli approcci cognitivi, hanno messa in evidenza come la prestazione esperta costituisca il prodotto di una elaborata attività mentale dell’individuo:
promuovono l’apprendimento di strutture di conoscenza complesse e incrementano l’abilità nell’automonitorare i processi di utilizzo della conoscenza;
Sin qui erano stati esaminati i processi di acquisizione delle competenze prettamente con modelli cognitivisti. Si cerca di superare questa visione per considerare l’interazione tra individuo e contesto.
MODELLO DINAMICO-COSTRUTTIVISTA LE BOTERF ritiene che le competenze siano essenzialmente dei saperi in uso che si esprimono nelle situazioni e rispetto ad obiettivi che le persone intendono perseguire in concreti contesti operativi. Pertanto, L’expertise non è un attributo di una persona ( ciò che sa fare in astratto) né l’insieme di richieste di uno specifico compito lavorativo (skills ma è costituita dall’insieme dinamico dell’interazione tra individuo lavoro e si manifesta nel momento in cui la persona seleziona quei saperi, abilità, atteggiamenti utili per conseguire un buon risultato in un dato contesto e momento. La competenza è l’interazione dinamica tra i processi di sense making e l’azione (decodifichiamo le nostre azioni sulla base di esperienze, contesto, cultura organizzativa, cercando di trasformare sense-making in azione dando una risposta operativa). Le parole chiave sono dunque:
Si è lontani dall’immagine di un esperto assoluto, un tuttologo, uno che è esperto in qualcosa solo perché lo fa da tanto…
HOFFMAN L’apprendimento è considerato come una dimensione della pratica sociale e non come un’acquisizione dei dati fattuali provenienti da un mondo esterno separato; è un processo basato dal pensiero pratico e deriva dalla progressiva e pian partecipazione ad una comunità di pratiche.
Secondo i modelli costruttivisti, le competenze emergono in tali situazioni ben caratterizzate contestualmente e che, per loro natura, sono molto variegate, specifiche ed hanno un carattere di unicità. Il soggetto può essere definito competente in relazione allo specifico contesto e all’ambiente relazionale in cui opera. La competenza può essere articolata nei seguenti punti:
L’apprendimento si connota come un processo collettivo di progressiva piena partecipazione ad una comunità di pratiche. Attraverso la frequentazione di un contesto sociale si procede con un continuo aggiornamento del proprio sapere professionale. Grazie alla condivisione di esperienze, allo scambio di dati e info, alla discussione anche informale sui modelli operativi, sulle modalità di interpretazione dei problemi, sulle soluzioni originali adottate, il lavoratore acquisirà e farà propria nuova conoscenza pratica. L’apprendimento è dunque situato e sociale.
Le implicazioni sul piano formativo sono numerose. Chiamano in causa i limiti del training basato sull’acquisizione di saperi dichiarativi, sulla separatezza tra contesto formativo e lavorativo, sull’apprendimento come esperienza individuale. Si mettono in discussione i tradizionali metodi. Il suggerimento è di creare condizioni più favorevoli per un apprendimento nei contesti di lavoro.
4.2 Competenze trasversali
L’ Expertise deriva dalla capacità di possedere e sviluppare le proprie competenze trasversali.
Nell’esecuzione di un compito l’individuo oltre ad utilizzare conoscenze e saperi specialistici mette in atto in maniera talvolta inconsapevole abilità e capacità che gli consentono di: