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Appunti anno 25/26.., Appunti di Linguistica

Sono appunti fatte a lezione quindi fatte sul momento.

Tipologia: Appunti

2025/2026

Caricato il 18/06/2026

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LINGUISTICA 3 OTTOBRE
La differenza tra Fono e Fonema
Fono: È un suono (un segmento fonico) prodotto dall'apparato fonatorio. Un fono
ha un'esistenza concreta e fisica. L'alfabeto IPA (International Phonetic Alphabet)
serve per trascrivere i foni di qualsiasi lingua.
Fonema: È la più piccola unità sonora di una lingua che ha valore distintivo. Se
sostituito con un altro fonema, cambia il significato di una parola. Ad esempio, in
"cane" e "pane", i fonemi /k/ e /p/ si oppongono, formando una coppia minima. Il
fonema è un'unità astratta, non va confuso con la lettera (il grafema) che lo
rappresenta.
Allofono: È una variante di un fonema che non ne cambia il significato. È un fono
che non ha valore distintivo, come la "r" moscia che è un allofono del fonema /r/
dell'italiano standard.
I parametri per descrivere i foni
Per classificare un fono, si usano tre parametri fondamentali:
1. Modo di articolazione: Come l'aria esce dalla bocca (ad esempio, occlusiva,
fricativa, nasale).
2. Luogo di articolazione: Dove avviene l'ostruzione dell'aria (ad esempio,
bilabiale, dentale, velare).
3. Presenza o assenza di sonorità: Se le corde vocali vibrano o meno durante la
produzione del suono (suono sonoro o sordo).
Tipi di consonanti in italiano
Occlusive: L'aria viene bloccata completamente e poi rilasciata. Esempi: [p]
(sorda), [b] (sonora), [t] (sorda), [d] (sonora), [k] (sorda), [g] (sonora).
Fricative: L'aria passa attraverso un canale stretto, creando un sibilo. Esempi:
[f], [v], [s], [z], [ʃ] (come in
sciame
).
Affricate: Sono un'unica unità fonetica che inizia con un'occlusiva e finisce con
una fricativa. Esempi: [ts] (come in
pazzo
), [dz] (come in
pranzo
), [ʧ] (come in
ciao
), [ʤ] (come in
gioco
).
Nasali: L'aria esce dal naso. Sono tutte sonore. Esempi: [m], [n], [ɲ] (come in
gnomo
), [ŋ] (allofono della n prima di c o g).
Laterali: L'aria esce dai lati della lingua. Esempi: [l], [ʎ] (come in
aglio
).
Vibranti: L'apice della lingua vibra contro gli alveoli. Esempio: [r].
Approssimanti: La lingua si avvicina al palato senza toccarlo completamente.
Esempi: [j] (semivocale, come in
aiuto
), [w] (semivocale, come in
uomo
).
La trascrizione fonetica
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LINGUISTICA 3 OTTOBRE

La differenza tra Fono e FonemaFono : È un suono (un segmento fonico) prodotto dall'apparato fonatorio. Un fono ha un'esistenza concreta e fisica. L'alfabeto IPA (International Phonetic Alphabet) serve per trascrivere i foni di qualsiasi lingua.  Fonema : È la più piccola unità sonora di una lingua che ha valore distintivo. Se sostituito con un altro fonema, cambia il significato di una parola. Ad esempio, in "cane" e "pane", i fonemi /k/ e /p/ si oppongono, formando una coppia minima. Il fonema è un'unità astratta, non va confuso con la lettera (il grafema) che lo rappresenta.  Allofono : È una variante di un fonema che non ne cambia il significato. È un fono che non ha valore distintivo, come la "r" moscia che è un allofono del fonema /r/ dell'italiano standard. I parametri per descrivere i foni Per classificare un fono, si usano tre parametri fondamentali:

  1. Modo di articolazione : Come l'aria esce dalla bocca (ad esempio, occlusiva, fricativa, nasale).
  2. Luogo di articolazione : Dove avviene l'ostruzione dell'aria (ad esempio, bilabiale, dentale, velare).
  3. Presenza o assenza di sonorità : Se le corde vocali vibrano o meno durante la produzione del suono (suono sonoro o sordo ). Tipi di consonanti in italianoOcclusive : L'aria viene bloccata completamente e poi rilasciata. Esempi: [p] (sorda), [b] (sonora), [t] (sorda), [d] (sonora), [k] (sorda), [g] (sonora).  Fricative : L'aria passa attraverso un canale stretto, creando un sibilo. Esempi:

[f], [v], [s], [z], [ʃ] (come in sciame).

Affricate : Sono un'unica unità fonetica che inizia con un'occlusiva e finisce con

una fricativa. Esempi: [ts] (come in pazzo), [dz] (come in pranzo), [ʧ] (come in

ciao), [ʤ] (come in gioco).

Nasali : L'aria esce dal naso. Sono tutte sonore. Esempi: [m], [n], [ɲ] (come in

gnomo), [ŋ] (allofono della n prima di c o g).

 Laterali : L'aria esce dai lati della lingua. Esempi: [l], [ʎ] (come in aglio).

Vibranti : L'apice della lingua vibra contro gli alveoli. Esempio: [r].  Approssimanti : La lingua si avvicina al palato senza toccarlo completamente.

Esempi: [j] (semivocale, come in aiuto), [w] (semivocale, come in uomo).

La trascrizione fonetica

La trascrizione fonetica permette di rappresentare i suoni di una parola in modo univoco, usando i simboli dell'IPA.  L' accento tonico si segna con ['] prima della sillaba accentata.  Le consonanti geminate (le "doppie") si indicano con [:] o, in alcuni casi, raddoppiando il simbolo.  Gli affricati si trascrivono con un unico simbolo (es. [ʧ], [ʤ], [ts], [dz]). Esempi di trascrizione corretta:Scuola -> ['skwɔ.la]  Vento -> ['ven.to]  Cavallo -> [ka'val.lo]  Cuore -> ['kwɔ.re]  Precedente -> [pre.ʧe'dɛn.te]  Altalena -> [al.ta'le.na]  Linguistica -> [liŋ'gwis.ti.ka]  Lavagna -> [la'vaɲ.ɲa]  Quadro -> ['kwa.dro]  Aiuto -> [a'ju.to]  Aereo -> [a'ɛ.rɛ.o]

Le parole sono la minima parte di elementi che sono ancora segni linguistici. L’ ordine dei morfemi in una determinata lingua è fisso e molto rigido. Inoltre, i confini delle parole corrispondono a punti di pausa nel parlato: pause brevissime, ma percepibili tra parola e parola. Morfema La parola è un’unità che ha significato. Queste unità sono i morfemi. I morfemi sono unità di prima analisi e di prima articolazione. Il morfema è la più piccola unità della morfologia. È un’unità che ha significato e significante ed è un’unità astratta.

Esempio : dentiera → suddivisibile in tre unità:

 dent- = “organo che permette la masticazione” → morfema lessicale.

 -ier- = morfema che permette di creare parole che denotano uno strumento

relativo al morfema precedente.

 -a = morfema grammaticale che indica genere femminile singolare.

Come riconoscere un morfema Il morfema non è una sillaba. Per riconoscere se un segmento è un morfema si usa la prova di commutazione : si confronta la parola con altre parole simili, che abbiano forme simili alla parola di partenza. Esempi :

 dentiera → dentista : “ier” e “ist” sono morfemi diversi.

 dentiera → pulsantiera : la parte “iera” è la stessa, ma la radice lessicale ( dent /

pulsant) cambia.

Un morfo è la rappresentazione concreta di un morfema. Un morfo diventa morfema quando acquisisce significato. Allomorfi : quando un morfema ha una forma leggermente diversa ma il significato è lo stesso di quello di base.

Esempi: mangiabile, leggibile, solubile. In tutti i casi “-bile” esprime il significato di

potenzialità , anche se la forma varia leggermente. Supplettivismo Il supplettivismo è una forma estrema di allomorfia. Si verifica quando un morfema ha una forma molto diversa da quella di base, ma il significato rimane lo stesso.

Esempio con il verbo essere : sono, siamo, sarò, erano, ero, fui, furono.

La forma cambia, ma il significato rimane quello del verbo essere.

Questo fenomeno non riguarda solo i verbi: si può trovare anche in coppie come

partenopeo e napoletano.

Classificazione dei morfemi Ci sono molti tipi di morfemi. Le classificazioni più usate (specie per le lingue europee) si basano su tre criteri principali, che a volte si intersecano: funzione , posizione , statuto.

1. Funzione

 Morfemi lessicali : servono per ancorarsi alla realtà esistente (es. dent- in

dentiera). Sono una classe aperta.

 Morfemi grammaticali : veicolano informazioni grammaticali (es. -a in dentiera,

che indica femminile singolare). Sono una classe chiusa.

Esempio : latt-eri-a

 latt- → morfema lessicale (radice)

 -eri- e -a → morfemi grammaticali derivazionali. I derivazionali servono per creare

nuove parole (es. da “latte” a “latteria”).

 Dopo i morfemi derivazionali ci sono i morfemi flessivi , come -a / -e in dentiera /

dentiere, che non creano parole nuove ma forme diverse della stessa parola.

2. PosizioneMorfemi affissi → hanno una posizione chiara rispetto al morfema lessicale di base:

o Prefissi : prima della radice ( in-utile).

o Suffissi : dopo la radice ( ag-evol-mente).

o Transfissi : particolari affissi che si incastrano all’interno della radice

lessicale. Tipici delle lingue semitiche (es. arabo k-i-t-a-b “libro” / k-u-t-u-b

“libri”). o Infissi : affissi inseriti all’interno della radice. Non esistono in italiano, ma

sono presenti in lingue come il tagalog ( b-um-asa), dove -um- identifica

l’agente. o Circonfissi : morfemi formati da due parti che devono essere attaccate contemporaneamente prima e dopo la radice lessicale.  Morfemi dalla posizione non individuabile :

  1. Morfema zero → quando una distinzione grammaticale non è

rappresentata nel significante. Esempio: una città / tre città.

  1. Morfo sostitutivo → quando un fono si sostituisce a un altro. Esempio:

inglese foot / feet.

3. Statuto

sinonimi.

In italiano ci sono due prefissoidi auto, con significati diversi.

Esempio :

sociologia = studio della società → “socio-” sta assumendo un significato nuovo, distinto

da “società”. Costituenti neoclassici Sono nuove parole prese dalle lingue classiche. Scomposizione in morfemi – Esempi

 allarme → allarm-e (radice + morfema flessivo).

 oggi → parola monomorfemica #oggi#.

 morbidi → #morbid-i#.

 credevamo → #cred-e-vamo# :

o cred = radice,

o e = vocale tematica,

o vamo = morfema flessivo (persona + numero).

 riconsiderazione → #ri-consider-a-zion-e#:

o ri- = morfema derivazionale prefissale,

o consider- = radice lessicale,

o a = vocale tematica,

o zion = morfema derivazionale suffissale.

 inanimato → #in-animat-o#.

 appropriatamente → #ap-propri-at-amente#:

o amente è un unico morfema derivazionale suffissale (non si separa in ment

+ e).

o propri- è la radice lessicale.

o Non c’è vocale tematica.

 cristallizzare → #cristall-izz-are# :

o cristall- = radice,

o -izz- = suffisso derivazionale verbale,

o -are = vocale tematica + flessione verbale.

 troneggiavano → #tron-eggi-a-vano# :

o tron- = radice,

o -eggi- = suffisso derivazionale verbale,

o -a- = vocale tematica,

o -vano = morfema flessivo.

Composizione La composizione è un altro meccanismo per creare nuove parole. Nella derivazione, si parte da un morfema lessicale di base a cui si aggiungono morfemi derivazionali; nella composizione, invece, si uniscono due morfemi lessicali. In italiano la maggior parte delle parole composte sono sostantivi. Se però si uniscono due aggettivi, il risultato sarà un aggettivo. Polirematiche Le polirematiche sono espressioni composte da due o più parole, il cui significato complessivo non coincide con la somma dei significati delle singole parole.

Esempi: gatto delle nevi, essere al verde.

Hanno una struttura molto cristallizzata: le singole parti non si possono modificare liberamente con aggettivi. Binomi coordinati Due parole che ricorrono nella stessa posizione e con la stessa sequenza fissa.

Esempio: sale e pepe (non pepe e sale), gratta e vinci.

Le unità lessicali bimembri possono essere più modificabili. Esempio: centro

trapianti, lista nozze. Possono comparire già al plurale o al singolare.

Queste unità morfologiche sono espressioni formate da più parole, spesso con struttura fissa, e sono molto convenienti per trasmettere significati complessi. Testa del composto Nelle parole composte, una parola può essere più importante dell’altra: questa è l’ elemento di testa. L’elemento di testa fornisce:  la classe lessicale del composto,  le informazioni semantiche principali. Esempi :

 capostazione : testa = capo (perché “capostazione” è un tipo di “capo”).

La testa sintattica, morfologica e semantica è capo.

 cassaforte : testa = parola a sinistra ( cassa).

In inglese, invece, la testa si trova a destra (es. blackboard è un tipo di board).

Composto bahuvrihi= bahu è molto, vrihi è riso, significa molto riso ma in sanscrito intende la persona ricca, che possiede molto riso. I composti bahuvrihi sono esocentrici e sono possessivi. Il ricco per essere tale deve avere tanto riso. Senzatetto è un bahuvrihi, perché è una persona che non possiede il tetto. Pettirosso, uccello che ha il petto rosso. Le classificazioni si possono intersecare. Conversione La conversione è quel meccanismo per il quale cambia la classe lessicale senza usare materiale morfologico, questo si usa molto in inglese. To run > correre run>corsa Posso creare verbi semplicemente mettendo il marcatore dell’infinito (to). In italiano lo usiamo con l’avverbio bene e lo sostantiviamo con IL Bene, da averbio a nome. Parole macedonia Parola che posso creare unendo parti di parola, anche parti a caso di altre parole. Smog = smoke + fog Raddoppiamento e reduplicazione Processi morfologici in cui viene ripetuta l’intera base lessicale o copiata in parte (morfemi della base). In indonesiano: bambino > anak; bambini > anak-anak Parasintesi La usiamo tutti i giorni. Consiste nell’aggiunta simultanea un prefisso e un suffisso ad un particolare morfema lessicale di base. Gran parte dei verbi italiani sono creati mediante parasintesi

Ingrandire, ingiallire, abbottonare

Per creare il verbo a partire da giallo non esiste ingiallo, quindi metto prefisso e suffisso

e creo ingiallire

Acronimi Parole create dalle lettere iniziali di una certa espressione ma possono avere due modi di leggere, come sequenza di lettere o usando i nomi delle lettere Flessione Morfemi flessivi ci permettono di creare forme diverse della stessa parola Flessione, ambito della morfologia che crea un valore di una certa categoria di una parola, valore plurale di un sostantivo, la I crea il valore plurale della parola tavolo Categorie lessicali sono i tipi di parola Le categorie grammaticali sono dei fenomeni che rendono pertinente una certa caratteristica in una classe lessicale. Il valore plurale dei verbi non esiste, lo hanno i nomi, sostantivi, aggettivi.

Il tempo è una categoria grammaticale posseduta dagli aggettivi? No, è un valore posseduta dalla classe lessicale dei verbi. In italiano abbiamo : il numero, il genere, caso, accordo, gradi dell’aggettivo. I verbi hanno il modo, il tempo, la persona, diatesi e l’aspetto. Categoria del nome Abbiamo il numero, il genere, la definitezza. In tedesco c’è anche il caso, marcato sui sostantivi, in base alla funzione di quella parola nella frase avrò diversi casi. Ci sono molte lingue che hanno più valori della categoria del numero, dove esiste il duale, triale ecc. Morfema che definisce qualcosa per tre o per due. In Sloveno ancora c’è il duale che è il numero a quando ci si riferisce a due oggetti, due persone. Caso È presente nel tedesco, codifica della funzione sintattica che un referente ricopre in una frase Genere In linguistica è una caratteristica grammaticale, ci permette di descrivere qualcosa che esiste. Noi italiano siamo abitusti a descrivere linguisticamente ciò che ci circonda secondo il maschile e femminile. Ci sono altre lingue che hanno il neutro, come il tedesco e l’inglese. Questi sono i valori per le lingue che abbiamo intorno a noi, ma la maggior parte delle lingue del mondo non distingue persone oggetti tramite maschile, femminile, neutro, ma tramite un criterio di animatezza.Ciò che è animato è di genere animato, se non ti muovi sei inanimato. Io do il valore di maschile o femminile a quegli essere animati naturale maschile o femminile. Gatat per gatto feminna, gatto per il gatto maschio, Recluta, come nome, è un nome femminile ma si può riferire sia a maschio che a femmina. Ci sono suffissi derivazionali che definiscono il genere: tore come calciatore, presentatore, trice mi da il femminile. In inglese se abbiamo un essere umano maschile o femminile applico i pronomi per definire quella persona, come He/She, uso il genere naturale. Invece per gli oggetti inanimati uso It, tranne le navi che sono femmine. Il tedesco invece ragazza è neutro, mentre forchetta è maschile, Il cinese non ha il genere, Accordo e reggenza Se voglio usare un aggettivo dopo forchetta io uso un aggettivo femminile,

Varietà di lingua, Insieme di forme linguistiche ai vari livelli di analisi che hanno la stessa o analoga distribuzione sociale, cioè che cooccorrono (tendono a presentarsi insieme) in concomitanza con certe caratteristiche della società, dei suoi membri, e delle situazioni in cui questi si trovano ad agire. Tre esempi, articolo costituzione, sms, poesia. La sociolinguistica è quella branca che studia queste variabili che mi permettono di avere varietà di lingua diversa. Ogni lingua ha varietà di lingua diversa. Nei parlanti settentrionali cambia il suono e il luogo di provenienz adi chi parla, e quetsa è già una variabile. L’italiano cambia in base al luogo di origine della persona. A livello morfologico : Ho visto giovanni e gli ho detto, ho visto maria e le ho detto. Ho visto giovanni e ci ho detto, ho visto maria e ci ho detto. Ci usato come pronome usato da chi ha scarsa istruzione. Anche questa è una variabile, chi non riesce ad accedere a certi tipi di istruzione. Già si usa nelle azioni pasate, ancora nelle azioni future. Spesso però ancora si usa anche nel passato. Uso marcato di luogo nel ord est dell’Italia Correlazioni tra (insiemi di) fatti linguistici e fattori sociali – diatopía : variazione linguistica che si ha attraverso lo spazio geografico di provenienza o residenza dei parlanti; – diastratía : variazione attraverso gli strati sociali e i gruppi di parlanti all’interno di una società; – diafasía : variazione attraverso le situazioni comunicative in cui possono essere coinvolti i parlanti; cambia se si parla con un prof o con gli amici – diamesía : variazione attraverso il mezzo orale o scritto della comunicazione. Geosinonimo, due parole per lo stesso concetto.

31 ottobre 2025 MORFOLOGIA La tipologia è una branca della linguistica, si preoccupa di studiare cosa c’è di comune e quindi di evidenziare cosa c’è nelle lingue del mondo. Studia le lingue del pianeta a prescindere dalla genealogia, e dice cosa c’è di comune nelle lingue. C’è un tratto comune? Queste lingue hanno la vocale A? La tipologia vede le caratteristiche comuni della lingua del pianeta per cercare di esplorare i limiti della variabilità interlinguistica. Vede anche perché ci sono caratteristiche attestate e non e cerca di dare spiegazione. perché un tratto linguistico è più presente in una lingua. La maggior parte delle lingue mette il soggetto prima del verbo. Il 97% delle lingue. La tipologia enuncia gli Universali Linguistici , carattertiche del linguaggio umano che sono quasi universali o universali. Alcuni universali sono assoluti, caratteristiche che sono presenti in tutte le lingue del pianeta: tutte le lingue hanno vocali e consontanit, oppure tutte le lungue hanno delle sillabe con struttra consontante/vocale, in tutte le lingue ci sono dei modi per dinstinguere nomi e verbi, tutte le lingue del pianeta hanno frasi interrogative. UNIVERSALI IMPLICAZIONALI Se una lingua ha il genere, allora ha anche il numero, non ci sono lingue che smentiscono questa regola. Possono esserci delle gerarchie. Termini di colore Fondamento cognitivo delle categorie liguistiche: tanto p maggiore il fondamento cognitivo di una categoria, tanto più è basica questa categoria. Esempio: genere e numero L’infante impara presto la differenza tra se e il mondo altro, e poi inizia a acategorizzaeb il mondo altro, singolarità o pluralità delle cose. Il numero categorizza singolarità La tipologia classifica tramite caratteristiche frequenti, ma questo dipende dal fenomeno. Fenomeni di morfologia La tipologia morfologica studierà come sono le lingue del pianeta in base alla struttura della parola nelle lingue del mondo. Miller studiava le lingue avanzate, come latino o sanscrito, a lingue primitive. Una lingua non appartiene ad un solo tipo linguistico. La suddivisione in lingue isolanti, polisintetiche, lingue agglutinanti, lingue flessivo- fusive

Il signifcato denotativo, descrive in maniera oggettiva il significato di un segno linguistico, e coincide con il significato linguistico Il significato connotativo è legato alla sfera individuale dei parlanti. Es. gatto-felino-micio Significato lessicale : è quello posseduto da termini che riferiscono alla realtà e a oggetti concreti. (rivedi morfemi lessicali e grammaticale) Lessema è l’unità di base della semantica Omonimia: due parole uguali, si scrivono nello stesso modo ma sono due forme diverse parto e parto, parto gemellare – parto per la francia Omofonia : si ha omofonia quando due lessemi hanno la stessa pronuncia. L’italiano è una lingua in cui ci sono lessemi enantiosemici, come il verbo tirare. In italiano tirare, vuol dire sia gettare qualcosa lontano, che tirare la corda, avvicinare, prendere qualcosa e tirarla verso chi parla. Parole che il significante è lo stesso ma il significato è uno l’opposto dell’altro Sinonimia : quando una parola è sinonimo dell’altra, parole con lessemi e significanti diversi ma significati similii. Tipo papa/pontefice. Iponimi/iperonimi : iponimia, un lessema entra nel significato più ampio di un altro termine. La tigre è di felino. Felino è l’iperonimo di tigre Meronimo : parte di un tutto Ci possono essre dei lessemi che vengono usati solo con lessemi specifici. Raffermo si usa quasi solo per pane. Tra pane e raffermo c’è questa solidarietà semantica. Collocazione : i due lessemi possono variare un pochino di forma. Il concorso si può indire o bandire, ma noi non bandiamo un libro, il libro si pubblica. Antinomia : quando due lessemi hanno due significati opposti/contrari. x è antonimo di y se x implica che non è y. Posso avere due lessemi complementari: vivo-morto, quando un lessema è la negazione di un altro lessema. Tra i poli di vivo e morto non c’è niente in mezzo. Ci sono lessemi con un significato Inverso. Quando due lessemi hanno un significato relazionale ed esprimono una stessa relazione ma da due punti di vista diversi, come moglie e marito Spostamento di significato Per parlare delle gambe del tavolo uso una metafora, uso una somiglianza nell’uso, gamba del corpo e gamba del tavolo. Metonimia : parole che hanno un significato concettualmente vicino all’altro lessema. “Oggi leggerò Manzoni”, non legge Manzoni in persona, legge un libro dì. Metafora e metonimia sono alla base della linguistica cognitiva. i fenomeni linguistici vanno mesi in relazione con le altre facoltà linguistiche. Si avvala anche di altre discipline come la psicologia o la logica. Secondo il paradigma cognitivo, il

significato è il risultato di un processo cognitivo che l’essere umano fa prima nella testa e poi lo fa a parole. Significato risultato di un processo cognitivo in cui si usano tutti i sensi. Uno dei capisaldi della linguistica è che tra ciò che ci circonda, che vediamo ed esperiamo, si lega con le strutture con le nostre facolta cognitive. Es, Non vedo il problema, il problema è qualcosa che si può vedere? L’essere umano cerca di rendere conosbilie le cose atratte dandogli sostanza, tipo i problemi. Io vedo il prbolema lo vedo se lo contestualizzo come oggetto, Categoria Quando noi creiamo le categorie, fino alla metà del 900, c’era la teoria di Aristotele, ed è la teoria che tutt’oggi caratterizza gli approcci strututralisti. Le categoria sono un insieme di oggetti o di caratteristiche che sono comuni. Per definire la categoria di elettrodomestici, aristotele avrebbe detto che lì ci stanno oggetti che vengono usati in casa e che hanno bisongo di elettricità. Le categorie hanno confini netti, se io uso un oggetto eletrico ma viene usato fuori casa, quello non è un elettrodomestico. L’oliva però che è frutto di un albero, non la mettiamo nella categoria della frutta, nonostante cresca sugli alberi. Questo per il metodo aristotelico ma negli anni 50, dopo, ci sono stati degli studiosi che hanno un po’ invertito questa cosa. Berlin e Kay, hanno visto che ci sono molte lingue e in quets elingue ci sono nomi di colore che non ci sono in altre lingue e quindi hanno fatto uno studio. Hanno visto che lo spettro dei colori non viene percipito nell stesso modo da tutti. Hanno scoperto che i colori che stanno al centro dello spetro che le lingue chiamano con la parola verde ad esempio. Sono i punti focali che son ochiamati con quel termine di colore. Il punto focale è lo stesso, ma hanno scoperto che magari all’itnerno della categoria verde io ho il verde perfetto, ma ho anche degli altri tipo di verde. Questo studio ha dimostrato che ogni categoria di verde ha un centro, le categorie hanno un centro e una periferia, ci sono membri di verde che sono più verdi. Il punto focale lo chiamiamo proptotipo, il prototipo è il centro di una categoria, elemento che ha su di sé tutte le caratteristiche che definiscono la categoria. Il prototipo di una categoria è però soggettivo PRAGMATICA LINGUISTICA Pragmatica studia gli usi concreti della lingua, parte della linguistica che tiene conti anche di fatti extra linguistici. L’atto linguistico locutivo o locutorio, è l’atto di creazione di una frase, di un testo, di una parola. Noi però gli appunti gli scriviamo per uno scopo, per un motivo. Atto illocutivo, è l’atto che contiene anche l’intenzione di chi parla Perlocutivo : noi vogliamo che gli appunti abbiano un effetto su di noi quando andiamo a studiare, quindi l’effetto è l’atto perlocutivo.

Critica alla modularità della mente Strettamente collegato al punto precedente è la critica alla visione "modulare" della mente. La LC rifiuta l'idea che la mente sia composta da compartimenti stagni (moduli) che governano facoltà diverse in modo indipendente. La mente è vista piuttosto come un sistema unitario e interconnesso. Le moderne tecniche di neuroimaging supportano questa tesi, mostrando come il cervello operi attraverso una connettività distribuita. Non esiste un "organo del linguaggio" isolato; le aree linguistiche lavorano in costante sinergia con altre aree, come la corteccia prefrontale, responsabile delle funzioni esecutive e della pianificazione. È la cooperazione tra queste diverse aree, e non la loro segregazione, a permettere la complessità della comunicazione umana. L'acquisizione del linguaggio : Esperienza vs Innatismo Infine, la lezione si è concentrata sull'origine del linguaggio, scardinando l'idea che esso sia qualcosa di innato nell'individuo o determinato da un dispositivo genetico pre- installato. Secondo la LC, il ruolo cruciale è svolto dalle interazioni sociali e dal contesto d'uso in cui l'individuo cresce. Sul piano biologico, questo meccanismo di apprendimento basato sull'esperienza è reso possibile dalla plasticità neurale e dal sistema dei neuroni specchio (situati nella corteccia premotoria e parietale). Questi neuroni ci permettono di apprendere per imitazione, osservando le azioni e i suoni prodotti dagli altri, e modellando le nostre connessioni cerebrali in risposta agli stimoli ambientali. Il linguaggio, dunque, non è un software che possediamo alla nascita, ma un'abilità che emerge dinamicamente dall'uso e dalla socialità. Linguistica cognitiva, un nuovo paradigma Il linguaggio non è un qualcosa che è nato all’interno dell’individuo. Chomsky è convinto che se mettessimo un bambino da solo a vivere nella foresta, questo bambino svilupperebbe ugualmente un linguaggio, una specie di linguaggio perché questo è un meccanismo innato che si sviluppa con la crescita dell’individuo. Gli individui che non interagiscono con altri individui e non categorizzano l’ambiente circostante, non sviluppano il linguaggio. La teoria di Chomsky è così smentita. Categorizzazione Assunto fondamentale della linguistica cognitiva e dell’essere umano quanto essere categorizzante. L’umano crea mentalmente delle categorie per acquisire ed entrare in contatto con gli oggetti e gli eventi con cui engtra in contatto. La categorizzazione è un aspetto cognitivo fondamentale alla sopravvivenza. È un aspetto inconscio. Questo processo è stato descritto per la prima volta da Barsalou nel 1992. Avviene in cinque fasi. Anche noi stessi tendiamo a seguire questi unti: 1. Cerchiamo di descrivere l’oggetto che abbiamo in mano. Per questo i bambini toccano l’oggetto. Devono descrivere questo nuovo oggetto. 2. Il nuovo oggetto cerca di rappresentarlo con qualcosa che già conosce. Formare una descrizione strutturale di una data entità; Ricercare delle rappresentazioni di categoria simili alla descrizione strutturale;

  1. Selezionare la rappresentazione di categoria più simile;
  2. Trarre delle conseguenze riguardo l’entità in oggetto;
  1. Immagazzinare le nuove informazioni circa la categorizzazione dell’entità. Come sono rappresentate le catoegrie? Modello classico che ha origine con Aristotele. Tutti i imembri della categoria apaprtengono con lo stesso grado alla categoria stessa, perché se tutti hanno gli stessi tratti vuol dire che appartengono alla stessa categoria. Definisce una categoria in base ai tratti che la compongono
  2. i tratti sono necessari e sufficienti
  3. i tratti sono binari (si possiede o non si possiede quel tratto = si entra o non si entra in quella categoria)
  4. no gradi di appartenenza
  5. confini netti della categoria
  6. confini netti dei membri della categoria (no casi di ambiguità) Conseguenze in linguistica dell’approccio classico alle categorie: fonologia (cfr. Taylor

 A volte non si riesce a definire una categoria valida per tutti i membri. a volte non è possibile dare una definizione adeguata di categoria con tratti necessari e sufficienti. A volte la definizione di categoria è valida solo in un dominio e non in un altro (problema culturale della categorizzazione). Vedi esempio dell’inps che indica madre solo chi ha più due figli o più.  Non uguaglianza dello status dei membri. La sedia su cui ci sediamo dal dentista è diversa dalla sedia in cui ci sediamo in aula.  Non sempre una categoria è ben delimitata e separata dalle altre (problema della vaghezza dei confini di e fra categorie). Si può quindi adottare un modello a prototipo, intuito da Wittgenstein, ha formulato che la teoria aristotelica non funzioni molto bene. Labov nei suoi studi vedeva le somiglianze di famiglie fino ad arrivare a Eleanor Rosch, anni 70 anni della linguistica. Rosch conia il concetto di prototipo e dice che le categorie sono costruite attorno ad un membro che è quello saliente dell’intera categoria: miglior rappresentante della categoria. Molto probabile però che ognuno di noi abbia un membro di categoria diverso dagli altri. Le categorie non sono rigide. Se i imembri non sono tutti uguali, partendo sdal prototipo, dal centro man mano che ci si sposta dal centro si hanno membri con tratti più o meno simili al prototipo. Barsalou : recupera la nozione di prototipo di rosch, per lui però il prototipo non è astratto nella mente, è il prototipo di una categoria che ci costruiamo nella mente e che è una sorta di somma di tutti i prototipi con cui siamo venuti in contatto. Frame : una rappresentazione mentale strutturata di una determinata area dell’esperienza umana. Venerdì è un frame della settimana. Non si pu parare del venerdì ignorando il fatto che fa parte di una scansione temporale fatta dall’auomo. Per Fillmore sono concetti legati che per comprenderne uno devi comprendere anche gli altri. Langacker (1987) : nocca – dito – mano Lakoff (1987) : venerdì