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Appunti lezioni archivistica, anno 2021/22
Tipologia: Appunti
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Esame: in presenza, 5 concetti+ jolly ( ogni concetto da 0 a 6 punti), orale Letture: Maria Barbara Bertini, Che cos’è un archivio Giorgetta Bonfiglio Dosio, Primi passi nel mondo degli archivi, temi e testi per la formazione archivistica di primo livello Elio Lodolini, Archivistica, principi e problemi Paola Carucci /Maria Guercio, Manuale di archivistica Per cercare i libri: Catalogo OPAC veneziano Catalogo della Regione del Veneto Archivistica: disciplina che gestisce un patrimonio documentario di estrema rilevanza sia per l’antichità che per la quantità/ Attività atta a custodire documenti e pratiche generate da parte dell’amministrazione. Si parla di una disciplina perché l’archivistica si vede come una disciplina scientifica, con una metodologia su come fare le cose. Si parla di gestire e di custodire un patrimonio che è stato generato da un soggetto produttore. Gli archivi servono per: L’amministrazione: scambio e stoccaggio d’informazioni. Funzione culturale dell’archivio Testimonianza giuridica e fonte Storia dell’archivistica. La gestione dei documenti: Età classica Medioevo Età moderna La nascita nel ‘700 dell’archivistica come disciplina “anche” scientifica L’unità archivistica nazionale: tendenze e modelli di sviluppo. Tipologia di archivi: Archivi pubblici- archivi privati: a seconda del soggetto produttore Archivi antichi-archivi moderni: a seconda del criterio temporale Archivi correnti- archivi storici: a seconda del criterio di utilità immediata
Archivi ibridi: metà cartacei e metà digitali. Documento: ogni rappresentazione in qualsiasi formato del contenuto di atti, fatti, stati, dati giuridicamente rilevanti. Ogni documenti nasce a seguito di un intento; al momento della nascita viene già classificato. Il ciclo vitale, la fasi del ciclo vitale e le finalità dell’archivio. Nasce in un archivio corrente dove ha una funzionalità immediata. Quando viene meno a questa funzionalità passa in un archivio di deposito: può ancora servire, ma non serve in modo corrente. Nell’archivio di deposito si fa lo scarto: classificazione di serie archivistica che rimangono e di quelle che non sono più utili. Ultima tappa è l’archivio storico: valorizzazione e consultazione, il loro valore è storico.
Lo scarto: selezione su base scientifica di quelle serie archivistiche che sono considerate non più utili Gestione degli archivi: Tutela e valorizzazione Archivi chiusi e lontani o archivi aperti e vicini? Ottimizzazione degli interventi Tecnologia e archivi storici.
A cosa servono gli archivi? Reperire documenti Conservare la memoria Dare fiducia al contenuto dei documenti E quindi: Protocollazione dei documenti: ogni documenti deve avere un numero di protocollo Seriazione dei documenti: raggruppamento dei documenti Inventariazione dei documenti: ogni documento ha un numero di protocollo, ma bisogna essere sicuri che non sia stato prelevato niente da tale documento Archivistica e mestiere dell’archivista Articolazione dell’archivio e della disciplina archivistica Il concetto di archivio e gli ambiti di studio dell’archivistica sono complessi L’archivistica è un disciplina multidimensionale che si modella sulle molteplici forme e finalità che ciò che chiamiamo archivio può assumere Definizione di archivio: Complesso di documenti prodotti o acquisiti durante lo svolgimento delle propria attività da magistrature, organi e uffici dello stato, enti pubblici e istituzioni private da famiglie e persone Dietro un archivio esiste sempre un soggetto produttore Heinrich August Erhard: “una raccolta di notizie scritte, formatesi nel corso di un’attività amministrativa, intrinsecamente complete, che servono quali testimonianze di situazioni storiche”. I tedeschi sono i primi ad interessarsi Ezio Sebastini: “ una raccolta ordinata di documenti a scopo di amministrazione nel senso più lato, esistente o esistito, e che perciò possono emanare sia da una magistratura, sia da un ufficio pubblico o privato”. Gli archivisti olandesi Muller, Feith, Fruin: “un archivio è la totalità dei documenti, scritti, disegnati e stampati, ricevuti o spediti in via ufficiale da un ufficio o da un suo funzionario, se ed in quanto questi documenti sono destinati a rimanere presso l’ufficio o i suoi funzionari. Un archivio è un tutto organico” Eugenio Casanova: “L’archivio è la raccolta ordinata degli atti di un ente o individuo, costituitasi durante lo svolgimento della sua attività e conservata per il conseguimento degli scopi politici, giuridici e culturali di quell’ente o individuo” Giorgio Cencetti: i singoli componenti di un archivio “non solo provengono da un medesimo individuo, aggregato familiare o ente ma poiché costituiscono niente altro che uno dei mezzi usati dall’ente o
Archivio di deposito = selezione e scarto Archivio storico = conservazione e valorizzazione
L’evoluzione della professione. Una società stipulata per sei mesi a Piacenza nel gennaio del 1925 tra quattro notai dell’ufficio della ragione. Nel corso del ‘300 il monopolio notarile sugli officia si è allentato, e gli officiali si stabilizzano nella loro carica, ne rivendicano la trasmissibilità, la consegnano ai fogli o la alienano. Avvertito dapprima come un ripiego o un’integrazione- più o meno cospicua- del lavoro onorifico ed ambito svolto per conto dello Stato, il servizio prestato a privati tende a divenire la principale occupazione del notaio nel corso del ‘ La figura del notaio nel corso del Medioevo scivola tra privato e pubblico, ciò che anche oggi succede. Nel Medioevo i primi notai, quelli che si sviluppano in tempi romani, cominciano a capire che devono darsi da fare per proporre tale servizio; il problema è che da un lato c’è la pubblica amministrazione, dall’altro i privati. I notai iniziano ad essere notati con l’apertura delle università. Il problema era come nominare i documenti; i notai sviluppano negli anni dei formulari: ci sono vari documenti redatti già come moduli, il notaio deve soltanto compilarlo. L’archivio comunale: con la rinascita delle città nell’XI secolo e la ripresa delle attività artigianali i nuovi ceti urbani si riunirono per liberarsi dai vincoli feudali e dall’autorità imperiale, creando una nuova realtà politica, il Comune il governo del Comune era basato su un Consiglio generale cittadino che eleggeva dei magistrati, detti consoli, incaricati dalla reggenza. All’interno di questo organi collegiale le deliberazioni la situazione cambia con la nascita delle Signorie, in cui una famiglia prende il potere della città Si deve fare una distinzione tra il primo periodo comunale, quello consolare, il periodo podestarile della fine del XII e inizio XIII secolo. nel primo periodo, esiste l’esclusività della scelta notarile per la produzione di atti comunali accompagnata da un’assenza o estrema rarità di esplicite e coerenti definizioni formulari Nel registro non serve firmare perché è del notaio, però nelle copie si Il registro notarile più antico in Francia, del “judex notarius” Giraud Amalric, 1248, Marsiglia, cartaceo Materia scrittoria e tipo di archiviazione. Il documento medievale privilegiò, per gli atti sciolti, essenzialmente la pergamena, così come per quelli rilegati in forma dii registro Interessanti sono i riferimenti, spesso anche numerosi, alla conservazione deo documenti prodotti e/o ricevuti, riferimenti che si trovano anche nelle disposizioni statuaria comunali. Per Todi si ha il Registrum vetus Per Perugia esiste un codice membranaceo di 64 carte che si intitola: Inventarium Scripturarum Comunis. Carattere lapidario romano (capitale quadrata lapidaria) Maiuscolo corsiva, scrittura a mano in Antica Roma (III-VII d.C) L’onciale latina (IV-VIII sec.) discendente dalla maiuscola corsiva. Usata a scopi ornamentali Semonciale (III-VIII sec) discendente dalla maiuscolo romana. A partire dal V secolo con l’arrivo in Irlanda si sviluppa in scrittura insulare
La minuscola carolina (VIII-IX sec): prima scrittura cancelleresca. Caratteri semi-corsivi Scrittura beneventana (VIII- XIII sec) Scrittura cancelleresca (XVI sec.) occupa meno spazio, più veloce. Si iniziano a scrivere 2 colonne su un foglio, diventa più semplice trovare le informazioni. Ottimale per la pubblica amministrazione. Unità di informazione: inizia con una lettera maiuscola di colore acceso rispetto alle altre lettere. Fraktur: inventata dalla cancelleria boema di Massimiliano Archivi della Chiesa gli studioso propongono la storia degli archivi della S. Sede suddivisa in 4 grandi periodi: Periodo di persecuzione ( sec. I-III) Periodo Costantiniano (IV-1198) Innocenziano (da Innocenzo III a Paolo V 1611) Paolino o Moderno Sulle prime due epoche non si hanno notizie sicure. Si può ipotizzare che già forse nel primo secolo, con la formazione e lo sviluppo delle strutture delle comunità cristiane, si ebbe l’esigenza di conservare i testi delle memorie dei martiri e delle loro Passiones, le matricole del clero, la prima amministrazione patrimoniale ecc… Un’idea di cosa contenessero tali archivi, ci è fornita da Eusebio di Cesare nella sua Historia Ecclesiastica Liber canonum: raccolta norme pontificie Liber pontificalis Liber diurmus: formulario Codex Carolinus: copie che Carlo Magno fece estrarre dai documenti della S.Sede Privilegium Othonis Gesta Municipalia: raccolta quotidiana di eventi
I notai quando dovevano redigere i documenti inserivano luogo e data, elementi essenziali per l’autenticità dei testi. I documenti sono una copia del registro. I registri dei notai si consultano in caso ci fossero dubbi sull’autenticità dei documenti. Archivi statali: dopo la caduta dell’impero romano ogni territorio diventa autonomo o zone che per vari motivi si uniscono sotto territori che erano dell’impero romano. La cancelleria reale francese appare in una forma rudimentale nel periodo merovingio. In particolare, ha continuato di usare lo stesso formato delle istituzioni diplomatiche del tardo impero romano. La cancelleria era composta da quattro ufficiali, chiamati “referendari”, incaricati alla conservazione del sigillo del re. I documenti da loro rilasciati erano dei formulari, usando il formulario di Marcolfo come esempio. Inoltre avevano adottato una propria calligrafia, assai complessa, e il loro grado di conoscenza del latino era molto basso. Un formulario è una compilazione di esempi di atti codificati, una specie di manuale per i redattori di cartulari diplomatici o altri atti amministrativi. Si suppone che servissero anche all’ars dictaminis, all’insegnamento del diritto, insieme alla compilazione allo stile e alla retorica Sigillo del re: senza il sigillo del re nessun documento ha importanza di fede.
Questi man mano venivano superati dalle lettere reali, fino al XII secolo quando si usa ormai solamente le lettere reali. Le lettere reali o Lettere patenti: sono provvedimenti aventi forza di legge emanati da un sovrano senza l'approvazione di nessun Consiglio. Esse corrispondono a decreti emanati dal governo, ma non necessitano di una conversione in legge ed entrano immediatamente in vigore. Possono anche sancire provvedimenti amministrativi e in questo caso hanno valore di ordinanza. Il termine patenti si riferisce alla validità erga omnes dei provvedimenti, in contrapposizione alle lettere chiuse ( litterae clausae ) che avevano natura privata. Dal periodo carolingio si trattava di solito di una nomina, un privilegio, revisione di una condanna, etc LA CANCELLERIA Nel periodo capetingio il cancelliere continuò ad essere l’arcivescovo di Reims. Il controllo dei re di questa dinastia, anche se incluse l’Ile de France, risultò assai debole. Di conseguenza, la cancelleria non preparava più delle lettere ed altri documenti, ma si limitava di autenticare documenti preparati dai richiedenti. I primi Capetingi valutavano la loro autorità secondo il numero di testimoni che avrebbe firmato i loro documenti. Ma nel corso del Medioevo, il sigillo del re è stato considerato sufficiente per autenticare un documento. Autorità del cancelliere risiedeva nel suo potere di dispensare privilegi ed altri documenti. I re vedevano lo consideravano allora come minaccia al proprio potere ed esitavano prima di procedere alla loro nomina. Filippo II aveva eliminato la carica nel 1185 e la cancelleria è rimasta senza capo fino a inizio Trecento. L’impiegato più alto in rango, di solito non un ecclesiastico, conservava il sigillo reale. I documenti risalenti a quel periodo sono stati rilasciati " cancellaria vacante ". Un cambiamento nelle pratiche cancelleresche europee è legato all’insediamento definitivo dei re, finora nomadi con la loro corte tra i feudi dei loro vassalli. In assenza di locali destinati all’archiviazione e alla conservazione dei documenti, l’uso dei registri sarebbe stato impraticabile, perché ingombranti durante il viaggio, Cosi, per quanto riguardo la cancelleria capetingia francese abbiamo ben poco. Il 5 luglio 1194 Filippo Augusto perde la battaglia di Fréteval contro Riccardo cuor di leone. Il re francese perde oltre al sigillo reale anche l’archivio. Nel 1204 il re nomina Gauthier de Nemours, il grande ciambellano, responsabile alla ricostituzione e organizzazione dell’archivio reale. Alla morte di quest’ultimo, nel 1220, il compito passa al responsabile del sigillo Guérin. Il primo registro risale già al 1205, ma è solamente nel 1231 che si parla di un deposito permanente di documenti nel Palais Royal a Parigi, in un edificio annesso alla Sainte Chapelle, dove rimarrà fino al 1783 col nome Il Trésor des chartes (il Tesoro dei documenti). Verso 1300-1302, con il regno di saint Louis (San Luigi), i registri della Cancelleria contengono atti reali sigillati con ceralacca verde e depositati al primo piano della sagrestia della Sainte Chapelle accanto alla Biblioteca reale. Questi registri resteranno lì fino alla demolizione del Tesoro dei documenti nel 1776, dopo l’incendio del palazzo reale. Nel Trecento la cancelleria era composta da notai e segretari, nominato dal cancelliere. Il loro compito era la composizione dei lettere del re e altri documenti. L’ufficiale più importante dopo il cancelliere era l’ audencier , che presiedeva la cerimonia del sigillo del documento da parte del cancelliere. I Capetingi usavano una scrittura minuscola. La cancelleria passava dall’uso de latino al francese nel Duecento Il primo guardiano d’archivio nominato nel 1307 da Filippo il Bello è stato Pierre d'Étampes , che compilò nel 1318 un inventario d’archivio, il primo conosciuto in Francia, e lo dedicò al re. D'Étampes aveva il compito di conservare tutte le lettere del re, i decreti, cartulari e privilegi nel palazzo reale a Parigi. Inoltre, doveva sorvegliare l’archivio e ordinarlo. L’inventario è diviso in 17 parti secondo materia o destinatario. Gli archivi ai tempi di Filippo il Bello et suoi tre figli sono oggi il terzo dei documenti conservati nel Tesoro. Il metodo di conservazione consisteva nel mettere i documenti in cassette speciali, chiamate « layettes », un tipo simile alle « buste ». I Guardiani del Tesoro quindi erano responsabili dei registri e privilegi, ma anche agivano da segretari dei documenti e decreti e tesorieri. Provenivano dai ranghi di consiglieri o cancellieri del re, oppure erano notai o impiegati alla Camera dei conti o al Parlamento. Il più celebre dopo d'Étampes
è stato Gérard de Montaigu , incaricato da Carlo V per riorganizzare il deposito, ha diviso le « buste » dai registri (decreti reali e registri cronologici della cancelleria). E’ stato anche il primo a portare il titolo di Tesoriere dei documenti e notaio reale. Infatti dal 1582 , con la nomina di Pierre Dupuy e fino alla Rivoluzione i Guardiani dell’archivio portarono il titolo di Tesoriere dei documenti e Procuratore Generale del re al Parlamento, per facilitare il loro compito ad assemblare tutti i documenti necessari per la difesa dei diritti del re.